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PORTO – Illustrate le conclusioni del gruppo di studio Venezia laguna porto

Per il gruppo di studio Venezia laguna porto, «con le sue 27 pagine di richieste d’integrazioni all’Autorità portuale, la Commissione Via ha interrotto di fatto, come da normativa, la procedura di valutazione del progetto canale Contorta. Che, nell’interesse della città, andrebbe ritirato». Le conclusioni degli esperti di area Pd sono state non solo approfondite ma raccolte in un dossier, diffuso ai presenti all’incontro organizzato ieri nella Scoletta dei Calegheri.

Ad accendere la miccia, Andreina Zitelli, con l’elencazione dei «motivi ostativi e tombali» al progetto: «l’insufficienza di un rilevante interesse pubblico, l’esclusione dal Piano morfologico della laguna e la necessità di adeguare il Piano regolatore portuale. E poi l’insufficienza degli studi, la richiesta di un monitoraggio preventivo di almeno un anno e l’opacità del quadro d’insieme. La Commissione Via non respinge il progetto, ma sembra chiedere al proponente se non sia il caso di ritirarlo».

Secondo Gianni Fabbri, «l’intervento è circoscritto e autonomo rispetto al contesto lagunare. Per i suoi effetti sulla velocità di propagazione di maree e correnti, i volumi di traffico nel primo tratto del canale dei Petroli, la necessità di scavarlo e le conseguenze sulla circolazione idraulica una volta che il Contorta avrà connesso le bocche di porto di Malamocco e di Lido». Francesco Pedrini, invece, ha criticato Ap e Vtp «che sostanzialmente vorrebbero mantenere lo status quo», Serena Ragno ha sottolineato «il ruolo civile della partecipazione democratica» e critiche non meno pesanti sono state mosse da Marco Zanetti, Giuseppe Tattara, Franco Migliorini, Alberto Bernstein, Antonio Rusconi e Giuseppe Cherubini.

Anche per il candidato alle primarie, Jacopo Molina «il Contorta è devastante: meglio approfondire le ipotesi fuori dalla laguna e Porto Marghera. Il crocierismo, comunque, non va perduto. E la Marittima potrebbe ospitare le navi più piccole». Mentre Nicola Pellicani ha declinato l’invito per altri impegni e Felice Casson, in un messaggio al vetriolo, ha parlato di «arroganza e presunzione di certi rappresentanti dei poteri forti» e di «necessità di dire all’Autorità portuale e al presidente Costa che le bugie sembrano avere le gambe corte».

 

«Per il bene della città, il progetto Contorta andrebbe ritirato, senza perdere altro tempo».

Andreina Zitelli, docente Iuav e coordinatrice del Gruppo di Studio «Venezia-Laguna-Porto» ha convocato per stamattina alle 10 alla Scoleta dei Calegheri una riunione pubblica sulla questione grandi navi.

«La verità sul Contorta» il titolo dell’iniziativa. «Dopo le 27 pagine che stroncano il progetto dell’Autorità portuale», dice Zitelli, già componente della commissione di Impatto ambientale, «è necessario fare alcune riflessioni da offrire alla politica».

Sono stati invitati anche i candidati alle primarie del centrosinistra. Jacopo Molina ha assicurato la sua presenza, Felice Casson, impegnato a Roma per l’elezione del Capo dello Stato, ha inviato un testo che sarà letto stamani, Nicola Pellicani ha declinato l’invito per altri impegni.

Una decina le relazioni in programma, tra cui quelle della stessa Zitelli e del professor Giambattista Fabbri, e poi Francesco Pedrini, Serena Ragno, Marco Zanetti, Giuseppe Tattara, Franco Migliorini, Alberto Bernstein, Antonio Rusconi, Giuseppe Cherubini, Federica Travagnin.

(a.v.)

 

Gazzettino – Le Grandi navi in laguna

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

31

gen

2015

A proposito di…

È una storia senza fine quella del passaggio delle Grandi Navi nella laguna veneta. Il Tar, con la sua sentenza, ha riaperto il traffico ai mostri del mare permettendo loro di passare davanti San Marco, ribaltando quanto stabilito precedentemente con la sentenza cautelativa. La storia continua e la città e i cittadini restano ancora in posizione di stallo, sottoposti al pericolo d’inquinamento che questi mostri producono: l’equivalente di quattordicimila automobili per ogni unità in arrivo. Perché essi non hanno investito un euro per installare filtranti “antiparticolato” capaci di abbattere le polveri ultrasottili che emettono (biossido di azoto, zolfo, monossido di carbonio e benzene).

Lo Stato potrebbe proibire il loro passaggio per semplici motivi di salute pubblica, sostiene l’associazione governativa tedesca Nabi, forte di oltre mezzo milione d’iscritti. E’ il peggior canco a cui la città verrà nuovamente sottoposta che privilegia lo sfuttamento della medesima.

Senza pensare alla salute del cittadino, al disfacimento di Venezia e dei suoi beni monumentali, alla corrosione dei sedimenti e manomissione della laguna, al rischio di eventuali incidenti nonché al dissesto fisico e ambientale.

Giovanni Pugliesi, presidente della sezione nazionale dell’Unesco commenta: «L’interesse pubblico è assolutamente prevalente e spero che il Consiglio di Stato faccia giustizia».

L’ordinanza del Tar (ora in discussione) è un atto amministrativo che rimette in gioco, ricorsi contro ricorsi, comma contro altro comma e che sprecherà altro tempo prezioso, altri soldi e intelligenze. Giochi inutili che fanno solo prolungare i tempi della tanto agognata alternativa che è dietro l’angolo (15 marzo prossimo). E’ un momento di dolore collettivo per la città unica, da non manipolare ulteriormente, città che lo Stato per legge, ha dichiarato essere di: “preminente interesse nazionale”.

Yvonne Girardello – Venezia

 

NOALE – Problemi nel primo pomeriggio di ieri per chi ha viaggiato sulla linea Venezia-Castelfranco-Bassano, a causa di un problema tecnico al passaggio a livello di via Casone a Cappelletta. L’episodio è avvenuto attorno alle 13.30 e i disagi si sono ripercossi per oltre due ore, con ritardi accumulati anche per oltre 30 minuti.

Interessati 16 treni, con due navette Mestre-Noale cancellate, sette che hanno visto il tragitto ridursi e altrettanti sono arrivati a destinazione fuori l’orario previsto. Penalizzati centinaia di utenti, specie quegli studenti di Noale, Salzano, Maerne e Spinea che dovevano rientrare a casa o andare all’università ma anche chi aveva il turno pomeridiano al lavoro oppure rientrare dagli uffici poco prima della sera.

Nella frazione di Noale sono giunti i tecnici di Rfi per riparare il guasto, impiegandoci pochi minuti, e anche gli uomini della polizia locale per regolare il traffico su gomma nel caso in cui avesse dovuto passare il convoglio. In questo caso, non ci sono stati particolari inconvenienti.

Diversa la situazione per i passeggeri che dovevano muoversi sulla linea a binario unico. Nello specifico, le navette che non sono nemmeno partite sono le numero 5784 (delle 14.22 da Mestre) e 5787 (delle 15.09 da Noale), mentre i regionali 5730, 5731, 5736, 5737, 5741, 5742, e 5746 anticipato il loro arrivo o sono partiti da un’altra stazione.

Altri treni, invece, hanno subito ritardi dai 20 agli oltre 30 minuti. In pratica i problemi si sono registrati fra le 13.30 e le 18, ora in cui il regionale 5746 sarebbe dovuto partire da Venezia Santa Lucia per raggiungere Bassano ma lo ha fatto dalla stazione di Castelfranco. Solo poco prima di sera la circolazione è tornata a essere regolare.

Alessandro Ragazzo

 

Forniamo alcune precisazioni per meglio comprendere la questione delle fermate dei treni a Preganziol, oggetto di un articolo del 18 gennaio. L’adozione dell’orario cadenzato prevede, sulle direttrici principali, e quindi anche sulla linea Venezia – Udine, l’alternanza di servizi veloci, che effettuano solo le fermate principali, e servizi regionali, che effettuano invece tutte le fermate. La frequenza con cui servire le singole stazioni, è stabilita dal committente del servizio, la Regione Veneto. Nel caso di Preganziol la decisione è stata di far fermare solo i servizi regionali, dando la fermata dei treni veloci a Mogliano dove si è sempre registrato un flusso di viaggiatori tre volte superiori rispetto a Preganziol.

Inoltre, l’eventuale fermata per i treni veloci comporterebbe, oltre che il rallentamento dei treni veloci che perdono la propria specificità penalizzando i viaggiatori provenienti da distanze maggiori, anche variazioni di orario con pesanti ripercussioni sui nodi di Treviso, Conegliano e Udine. In particolare, i Regionali Veloci per Conegliano sono impostati per garantire l’allacciamento con Belluno, con un tempo di interscambio adeguato che la fermata di Preganziol abbatterebbe. È sulla base di queste considerazioni, di natura anche tecnica, che il Committente ha operato le sue scelte. Oggi però ha avviato dei tavoli di confronto per valutare la possibilità di eventuali altre soluzioni e le loro ricadute.

Infine, le riduzioni di servizi a Preganziol il sabato, nei festivi e nel periodo estivo riflettono, come per tutto il Veneto, la filosofia del modello cadenzato, che in quei periodi prevede una diminuzione dei treni rispetto all’offerta feriale. Anche in relazione a questa scelta operata ci sono dei tavoli in corso. La decisione spetta, come sempre, alla Regione.

Ufficio Stampa Trenitalia – Veneto

 

VITTORIO VENETO – Una mail all’assessore: «Quel treno ci aspetti»

Treno per andare al lavoro soppresso, treno per tornare a casa idem. E i pendolari spazientiti scrivono “in diretta” all’assessore regionale chiedendole (vanamente) di bloccare il treno. Giornata nera quella di mercoledì per chi ha dovuto utilizzare le ferrovie Udine-Venezia e Belluno-Conegliano. Sulla tratta principale un problema tecnico nel capoluogo friulano ha innescato una serie di ritardi tra i treni del primo mattino, che hanno toccato punte di un’ora come nel caso del regionale 2807, uno dei più utilizzati dai pendolari che già in precedenza avevano dovuto registrare la cancellazione (tra Conegliano e Treviso) del convoglio 2853, il primo utile per chi arriva dal bellunese e dal vittoriese ed è diretto a Treviso o Venezia.

Qualche problema ha riguardato anche la linea che unisce montagna e pianura: in tarda mattinata il 5635 Belluno-Treviso è rimasto fermo con il motore acceso per 20 minuti in stazione a Vittorio. A metà giornata i guai non erano ancora finiti: il treno delle 17.31 per Sacile è stato cancellato. Ai pendolari diretti a Vittorio e Belluno hanno dovuto prendere il convoglio successivo per Conegliano, in partenza da Venenzia alle 17.45, per l’occasione con un quarto d’ora di ritardo. Tra la cancellazione e la partenza posticipata del treno successivo i pendolari, alcuni dei quali aderenti al comitato “Il treno dei desideri”, erano certi – come poi è avvenuto – di perdere la coincidenza per Vittorio e di dovere attendere quasi un’ora a Conegliano. Durante il viaggio hanno scritto un’e-mail alla Regione e per conoscenza all’assessore ai trasporti Elena Donazzan: «Non ci viene garantito che il treno delle 18.41 Conegliano-Belluno ci aspetti e pertanto dovremo usufruire di quello successivo, alle 19.41! Le sembra accettabile che il convoglio più utilizzato da chi studia e lavora a Venezia non sia per nulla garantito? Le chiediamo di chiamare con urgenza Trenitalia chiedendo di fare aspettare il treno delle 18.41 per Belluno sul quale contavamo di salire per rincasare dopo una giornata di lavoro».

Che ha invece riservato una lunga attesa a Conegliano. E ieri Trenitalia si è scusata con l’assessore Donazzan e con gli utenti, spiegando che il disservizio è stato causato da un fattore molto umano, un’indisposizione del capotreno legata a una svista organizzativa. E precisa che non accadrà più: in futuro per analoghe situazioni verrà assicurato il servizio di bus sostitutivo.

Luca Anzanello

 

Chioggia. Clamorosa iniziativa degli utenti che salgono sui bus per Venezia

«Si viaggia con il freddo in inverno e al caldo in estate, non ne possiamo più»

CHIOGGIA – Diffida all’Actv per i disagi degli ultimi mesi e per i disservizi degli ultimi 15 anni registrati sulla linea 80. I pendolari del gruppo facebook “Utenti scontenti Actv Sita” si sono rivolti ad uno studio legale di Padova per segnalare all’azienda di trasporti un elenco di disservizi che si ripetono da anni. In assenza di riscontri positivi potrebbe seguire un inasprimento della vertenza.

Da mesi i pendolari della linea 80 lamentano che il servizio di trasporto pubblico extraurbano non sia all’altezza dello standard di qualità promesso e del costo dell’abbonamento. Il malumore è aumentato a dicembre quando gli autisti hanno iniziato a protestare contro la decisione della Provincia di privatizzare la linea non dando più la disponibilità a fare straordinari e turni con saltati riposi. La diretta conseguenza è stata la mancanza all’improvviso di corse in partenza da Chioggia e da Venezia e il sovraffollamento di quelle successive.

Un disagio forte per chi, dopo magari otto ore di lavoro, si ritrovava al capolinea costretto a rimanere ancora fuori casa o per chi perdendo il normale pullman arrivava in ritardo al lavoro.

«È stata la classica goccia che ha fatto traboccare un vaso già pieno», spiega Alessandro Penzo, ideatore del gruppo “Utenti scontenti”, «abbiamo deciso di non subire più in silenzio. La diffida è una segnalazione ufficiale ad Actv per spiegare che i pendolari hanno dei diritti e che così le cose non vanno. Certo partiamo dai disagi degli ultimi due mesi che hanno costretto chi già aveva pagato l’abbonamento a organizzarsi per viaggiare con la propria auto per evitare di arrivare tardi al lavoro o di rimanere troppe ore fuori casa per una protesta, che per quanto sacrosanta, ha causato un’interruzione di pubblico servizio, ma andiamo poi indietro di 10-15 anni con un corposo elenco di disservizi».

La diffida, curata dall’avvocato Federico Alati di Padova, è stata inviata per conoscenza anche alla Procura della Repubblica. È firmata da Penzo come rappresentante dei pendolari di tutto il gruppo.

«Si viaggia col freddo in inverno», spiega Penzo, «e con il caldo d’estate. Giusto qualche giorno fa il pullman in partenza alle 7 aveva il riscaldamento rotto e si vedeva il fiato dei passeggeri quando respiravano. Spesso porte e finestrini non si chiudono bene. È capitato anche di avere il gas di scarico che entra nel pullman con fastidi per chi siede negli ultimi posti, senza contare quando si viaggia in 30-40 ammassati in piedi. Attendiamo riscontri e un cambio di rotta, altrimenti procedere per via legale».

Elisabetta B. Anzoletti

 

Lunga riunione ieri alla commissione di Impatto ambientale, poi il via all’iter. Cinque pontoni galleggianti e removibili

Via libera all’esame del quarto progetto alternativo per le grandi navi. Un incontro di tre ore, ieri mattina al ministero per l’Ambiente, e alla fine i progettisti dell’avamporto galleggiante al Lido hanno avuto l’ok dalla commissione per la Valutazione di Impatto ambientale: «Il progetto può andare all’esame ed essere pubblicato».

Una sorta di pre-esame, seguito dall’autorizzazione a protocollare. «Siamo molto soddisfatti, i tecnici del ministero ci hanno ascoltato e alla fine ci hanno… promosso», commenta soddisfatto Stefano Boato, docente Iuav e firmatario dell’ipotesi progettuale insieme a Maria Rosa Vittadini, Carlo Giacomini e ai paesaggisti Bristot e Stefani, «adesso comincia il confronto».

L’avamporto galleggiante, reealizzato grazie alla consulenza tecnica dell’ingegnere Vincenzo Di Tella – il progettista dell’alternativa al Mose delle paratoie a gravità – della società Principia e degli ingegneri Vielmo e Nicolosi, con il contributo di Giuseppe Tattara (impatti economici) e degli architetti Verlato e Zordan (per la nuova Stazione Marittima) è secondo i suoi proponenti «l’unico reversibile e rispettoso dei criteri indicati dalla Legge Speciale, cioè la gradualità, sperimentalità e reversibilità».

«Per realizzare il nuovo terminal», spiega Boato, «ci vorrà soltanto un anno dal giorno in cui verranno rilasciate le autorizzazioni. Il costo è di 140 milioni di euro, inferiore a quello di tutti gli altri progetti alternativi. Ma soprattutto, si potrà togliere in qualsiasi momento».

Niente cemento e niente sovrastrutture impattanti, dunque. Le banchine realizzate con sistemi galleggianti – già utilizzati in scala minore per darsene e porticcioli – potranno essere rimosse in soli sette giorni.

«Strada obbligata», hanno spiegato ieri i progettisti ai tecnici del ministero, «perché le navi diventano sempre più grandi e già oggi sono incompatibili con la laguna».

I giganti del mare si dovranno dunque fermare in… mare. «In questo modo», si legge nella relazione introduttiva al progetto, «non sarà necessario scavare nuovi canali né sbancare velme e barene».

La struttura è composta da cinque pontoni galleggianti e incernierati tra loro, collocati tra i moli foranei di Punta Sabbioni e San Nicolò, al Lido, davanti all’isola artificiale del Mose. Proprio alla centrale elettrica del Mose, potenziata fino a 40 Megawatt potrà allacciarsi la nuova Marittima, consentendo così di tenere spenti i motori durante la sosta delle navi e dunque di limitare l’inquinamento.

Il quarto progetto adesso comincia il suo iter e sarà inviato nei prosssimi giorni agli enti e al Porto per le osservazioni. Il Porto ha già espresso perplessità, soprattutto sul fatto che la Marittima sia spostata in mare. Bagagli e passeggeri, secondo i proponenti, sarebbero però raccolti in marittima e traspiortati al Lido con motonavi e zattere a bassa velocità.

Stessa idea già presentata con il progetto Venice Cruise 2.0 da Cesare De Piccoli e dalla società di ingegneria Duferco. Le strutture sono qui però fisse, e possono ospitare fino a cinque navi su una banchina lunga un chilometro lato Punta Sabbioni.

Il terzo progetto alternativo è quello di Marghera, presentato dallo studio D’Agostino: grandi Navi in Canale Industriale e canale Brentella, Marittima riservata a navi più piccole e yacht di lusso e case in social housing.

Quarto, ma forse il primo per il suo stato di avanzamento, è lo scavo del Contorta, unica soluzione sostenuta dal Porto ma non ancora approvata.

Alberto Vitucci

 

Le 27 pagine di contestazioni della commissione Via del ministero. Costa: «Risponderemo in tempo»

Un quadro progettuale «opaco». E una «mancanza di approfondimento grave» su molti aspetti. Eccole le osservazioni inviate dalla commissione Via del ministero per l’Ambiente all’Autorità portuale sul progetto di scavo del canale Contorta. Ventisette pagine firmate dal dirigente Sandro Campilong per il presidente, ingegner Guido Monteforte Specchi, che demoliscono l’intera relazione Sia presentata dal Porto a sostegno dell’ipotesi Contorta.

Per l’Autorità portuale si tratta di «poche osservazioni importanti, a cui si darà risposta».

Per i comitati la definitiva bocciatura del progetto, che con queste prescrizioni dovrebbe essere «completamente rifatto».

La risposta dovrà arrivare al ministero entro i 30 giorni previsti dalla legge, cioè il 20 febbraio.

Sono tante le contestazioni avanzate dal ministero. La prima è «la verifica della compatibilità dell’intervento con i Piani urbsitici (Ptrc, Prg) e con il Piano regolatore portuale.

Riguardo ai sedimenti e agli efetti che lo scavo avrebbe sulla laguna centrale, la commissione chiede di «realizzare una nuova e approfondita campagna di caratterizzazione dei sedimenti». Questo perché, scrivono i tecnici dell’Ambiente, «la caratterizzazione del proponente non coincide in alcun modo con le campagne già svolte in laguna». Obiezione già contenuta nel parere del Comune, che aveva sollevato perplessità sulla qualità dei fanghi da scavare. Milioni di metri cubi di materiale che dovrebbero servire per costruire nuove barene e velme. Ma cosa succederà a quel tratto di laguna una volta scavato il Contorta, che andrebbe portato da due a dieci metri e mezzo di profondità?- secondo il ministero è necessario avviare una attività di monitoraggio e di valutazione dell’impatto. Sull’equilibrio lagunare, ma anche sulla flora e la fauna, sui limiti di inquinamento e sui rumori prodotti dal cantiere.

«Insufficienti e contraddittori» vengono definiti gli studi presentati dal Porto sugli effetti del passaggio delle grandi navi in quel tratto di laguna. «I modelli vanno rifatti», si legge, «perché non c’è chiarezza sull’altezza delle velme e sulla loro efficacia e durata. L’impatto ambientale, concludono i tecnici del ministero, «è maggiore di quanto ipotizzato nello studio del proponente». I dati forniti dal Porto per sostenere l’ipotesi di scavo non soddisfano la commissione. Che adesso ha rinviato al mittente il progetto, chiedendo nuovi studi. «

Il progetto è sul binario morto», dice la docente Iuav Andreina Zitelli. Ma Costa non ha perso le speranze. «Ci girano i dubbi espressi nelle osservazioni, adesso risponderemo. E dobbiamo fare presto, perché il 16 marzo le società delle crociere presenteranno il loro programma per il 2015».

(a.v.)

 

SALVAGUARDIA – Intanto è confermato lo slittamento dei lavori del Mose al primo semestre del 2017

Consorzio, una diga agli sprechi

I commissari straordinari hanno deciso un giro di vite per le consulenze e il personale

Ora si tirerà la cinghia. Insomma, altro segno dei tempi. Le paratoie alle bocche di porto in alcuni casi sono già state sistemate, altre verranno messe, ma da ieri c’è un altro spartiacque decisivo: arrivano le sforbiciate ai costi generali e chissà – probabilmente – anche al personale impiegato. Ma c’è di più il “taglio” riguarderà anche le tanto discusse (negli anni) consulenze. Insomma, il Consorzio Venezia Nuova volta un’altra pagina della sua travagliata storia recente.

E nel frattempo si vedono le prime “cure” messe in atto dai due commissari straordinari Francesco Ossola e Luigi Magistro, recentemente nominati dal Prefetto di Roma su richiesta dell’Autorità nazionale anticorruzione di Raffaele Cantone. E le prime teste a cadere sono state quelle di Maria Teresa Brotto, già nota alle cronache per alcuni vicende giudiziarie legate alla vicenda “Sistema Mose” e l’avvocato Alfredo Biagini, ma non è escluso che altri dirigenti possano seguire nel breve, con un allontanamento dal Cvn.

Nel frattempo, ieri mattina, si è riunito il Comitato consultivo del Consorzio, peraltro appena nominato, insieme ai nuovi vertici dell’ente. Tre le priorità e una verifica (in sostanza una conferma) ovvero che le opere del Mose slitteranno al 2017, probabilmente al primo semestre di quell’anno, nonostante tutti gli sforzi anche della precedente gestione Fabris che puntava a consegnare l’opera entro il 2016.

Ma al di là di questo, la riunione ha affrontato la discussione sulle modifiche alla Convenzione con lo Stato in conseguenza di quanto accaduto nel giugno dell’anno scorso; la verifica sul cronoprogramma con lo slittamento dei tempi; gli interventi sulla riduzione dei costi (consulenze, personale, etc.) e infine la revisione contabile del bilancio 2014.

La riunione tra Cvn e Comitato consultivo è servita anche a mettere i puntini sulle “i” ovvero a chiarire le competenze di quest’organo che – come recita una nota del Consorzio – “non è organismo del Cvn ma, essendo stato istituito con disposizione prefettizia, svolge solo un’azione interlocutoria tra Consorzio e aziende. Il Comitato è stato invitato a fornire ogni elemento utile ai commissari per giungere in tempi brevissimi alla definizione delle linee guida che dovranno riguardare i profili esecutivi, finanziari e contabili delle attività in concessione». Della serie: bene l’azione del Comitato, ma chi comanda sono i commissari.

 

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