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TRIESTE – Entra nella fase della progettazione preliminare la velocizzazione della linea ferroviaria esistente Trieste-Venezia, con un investimento da 1,8 miliardi di euro condiviso dalle Regioni Friuli Venezia Giulia e Veneto che consentirà di ridurre a una sola ora la percorrenza della tratta, in attesa della realizzazione dell’Alta Velocità.

La notizia è emersa nel corso dell’incontro avvenuto a Roma tra l’amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato, Michele Mario Elia e la presidente del Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani. Sulla velocizzazione della Trieste-Venezia, è stato concordato di promuovere una riunione a breve, con la presenza anche del presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, che ha condiviso sin dall’inizio questo investimento.

«L’incontro – ha detto Serracchiani – è stato caratterizzato da un clima di sintonia attorno ai progetti di alcune infrastrutture ferroviarie che interessano certamente il Friuli VG ma che sono strategiche per il sistema-Paese». È stata definita imminente anche la presentazione al Cipe, per il co-finanziamento, del progetto per il potenziamento dello scalo ferroviario di Campo Marzio, un’infrastruttura al servizio del porto di Trieste.

 

Gazzettino – Rinfresco da 60mila euro bufera su Veneto Acque

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28

gen

2015

LA REGIONE CONTRO LA SUA PARTECIPATA

VENEZIA – Gli ex amministratori di Veneto Acque rischiano di dover restituire di tasca propria i 60mila euro spesi nel 2006 per un buffet. Trattasi del rinfresco organizzato il 25 febbraio 2006 a Fusina, presenti i ministri Pietro Lunardi e Altero Matteoli, il governatore Giancarlo Galan più altre 600 persone.

Dell’organizzazione dell’evento era stata incaricata la Bmc Brokers, società di San Marino presieduta da William Colombelli che sette anni dopo sarebbe finita al centro dell’operazione “Chalet” che portò in galera Piergiorgio Baita, lo stesso Colombelli e l’ex segretaria di Galan, Claudia Minutillo, che lavorava con Colombelli. Quell’inchiesta ha avuto uno strascico con la Corte dei conti: i magistrati contabili si sono chiesti come mai Veneto Acque – che è una società partecipata al 100% dalla Regione e che si occupa di acquedotti – ha contributo con 60mila euro per quel buffet, senza contare che la Regione ne aveva messi altri 25mila.

In Regione nei mesi scorsi è arrivata una richiesta di chiarimenti da parte della Corte dei Conti: spiegateci – hanno chiesto i magistrati – perché una vostra società ha pagato il rinfresco di un evento con cui non ha niente a che fare.

La Regione ha girato la domanda al collegio dei revisori dei conti di Veneto Acque. I cui vertici, revisori compresi, nel frattempo sono cambiati. Pier Alessandro Mazzoni, che era amministratore delegato e poi direttore generale, è andato in pensione, ma è a lui e agli altri componenti del Cda che sono stati chiesti lumi.

La spiegazione fornita è che l’allora assessore competente, Renato Chisso, aveva scritto a Veneto Acque chiedendo di attivarsi per questa iniziativa. E la spa ha provveduto. Ma il parere che i revisori dei conti di Veneto Acque hanno ora fornito a Palazzo Balbi è che la società dovrebbe partire con una azione di responsabilità nei confronti dei suoi ex amministratori.

E sarà questo il mandato che la Regione – stando alla delibera portata ieri in giunta dall’assessore alle società partecipate, Roberto Ciambetti – presenterà all’assemblea dei soci (cioè se stessa) venerdì. Alternative – è stato spiegato – non ce ne sono, visto quel che hanno detto i revisori dei conti. A Mazzoni & C. sarà dunque chiesto di restituire a Veneto Acque i 60mila euro del buffet.

(al.va.)

 

I primi provvedimenti dei commissari

VENEZIA – Lettera di licenziamento. Il Consorzio Venezia Nuova dà il benservito a Maria Teresa Brotto, per anni direttore tecnico e di fatto numero due del pool di imprese che sta costruendo il Mose.

Primi effetti della «cura» avviata dai due commissari Luigi Magistro e Francesco Ossola, nominati dal prefetto di Roma su disposizione del presidente dell’Autorità anticorruzione Raffaele Cantone.

Cancellata la struttura societaria del Consorzio, adesso le decisioni devono essere prese dai due commissari straordinari.

Magistro, ex ufficiale della Finanza e già direttore dell’Agenzia delle Entrate e della lotta all’evasione, sta spulciando in questi giorni migliaia di documenti.

L’indicazione è quella di interrompere i contratti con le persone che a vario titolo risultino coinvolte nell’inchiesta. Ma anche di «risparmiare» sulle spese legali e di rappresentanza.

Di questa seconda fattispecie fa parte il contratto di consulenza di Alfredo Biagini, avvocato del Consorzio, che ha seguito fin dall’inizio le vicende legate al Mose. Suoi i ricorsi e le memorie difensive – quasi sempre vincenti – presentate al Tar e al Consiglio di Stato. Ma la collaborazione tra Biagini e la nuova dirigenza del Cvn si è interrotta. Il tempo di concludere le cause aperte e poi Biagini tornerà al suo lavoro di libero professionista.

Scricchiola anche la consulenza con la società di Enrico Cisnetto. Contratto da oltre duecentomila euro rinnovato nel settembre scorso. Ma Magistro ha annunciato ai suoi collaboratori che «gli eventi saranno tagliati». Dunque il futuro per la società di Cisnetto si fa difficile. Spese ridotte – una strada per la verità imboccata già dal presidente Mauro Fabris prima di essere commissariato – ma soprattutto «trasparenza».

Sul sito del Consorzio saranno messi in tempo reale documenti e attività. Una volontà di «girare pagina» rispetto all’inchiesta e al recente passato. Intanto se ne va la Brotto, ingegnere padovano che aveva assunto nell’era Mazzacurati-Baita una posizione di rilievo. Presidente anche della Tethis e coordinatore del gruppo tecnico. Ha patteggiato la pena e adesso è stata licenziata. Le spetterà la liquidazione di legge, ma alla fine una cifra molto più bassa di quella ottenuta come buonuscita dall’ex presidente direttore Mazzacurati (sette milioni di euro).

La linea che Magistro ha illustrato nei giorni scorsi ai suoi collaboratori è molto chiara: «Chi ha patteggiato se ne deve andare, è un’ammissione di responsabilità». Per gli altri si dovrà attendere il processo.

Spese consulenze intanto sono al setaccio del nuovo amministratore, che si occupa della parte gestionale e finanziaria. Si sta preparando il bilancio, dopo la «cura dimagrante» degli ultimi mmesi. Ci sono da accantonare i 27 milioni di euro dovuti al fisco per chiudere le partite dopo gli accertamenti della Finanza. Sono accesi i riflettori del mondo dopo lo scandalo che aveva portato in carcere nel giugno scorso 35 persone. E c’è la partita della manutenzione e della gestione delle paratoie. «Dovrà essere gestita dallo Stato in modo trasparente», hanno annunciato i commissari.

Alberto Vitucci

Nuova Venezia – #Galandimettiti, l’hastag spopola

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28

gen

2015

La Rete chiede le dimissioni del parlamentare di Forza Italia

PADOVA «In quale paese un presidente di Commissione è agli arresti domiciliari e percepisce lo stipendio da parlamentare?». Se lo chiede Mimmo cinguettando su Twitter. L’hastag, gettonatissimo in queste ore, è #Galandimettiti e punta, senza tanti giri di parole, alle dimissioni dell’ex presidente del Veneto ed ex ministro Giancarlo Galan.

Palloncini (questo il nickname) allega invece due foto: un’immagine del parlamentare forzista, corredata dalla discalia «Arrestato con stipendio pubblico», e una foto della villa di Cinto Euganeo.

Il tweet ribadisce il concetto: «Agli arresti domiciliari e prende i soldi anche come presidente della commissione Cultura».

L’onorevole Giulia Grillo, parlamentare del Cinque Stelle, posta invece il video che documenta l’intervento pronunciato sabato sera a Cinto da Jacopo Berti, candidato governatore M5S. «Il Pd e Forza Italia», sottolinea Silvio, in riferimento alla proposta di sospensione del pagamento dell’indennità parlamentre, «hanno votato contro, ma vi rendete conto, votanti di questi cialtroni?». «Se voti per i ladri», commenta Slavina, «ti meriti di essere derubato».

 

VIGONOVO – Accantonato il progetto di una strada a pedaggio lungo l’idrovia Padova-Venezia, ne sarebbe saltato fuori un altro che prevede la costruzione di una ferrovia. Ne sono convinti i coordinatori delle 18 associazioni che da anni si battono sull’assetto idrogeologico del territorio e sul completamento dell’idrovia Padova-Venezia.

“La Regione del Veneto porti avanti il progetto dell’idrovia Padova-Venezia senza diversivi – fanno sapere i Comitati attraverso il portavoce Marino Zamboni – Il bando dell’idrovia col quale è stata effettuata la gara prevede l’affidamento della progettazione preliminare per il completamento dell’idrovia Padova-Venezia come canale navigabile e scolmatore delle piene di Brenta e Bacchiglione.

Invece incomincia a rimbalzare da più parti, a cominciare dall’assessore regionale Conte, la parola ’ferrovia’. Come se ci fosse stato un accordo riservato ma trasversale, anche il consigliere regionale Pd Ruzzante ha introdotto recentemente l’idea di affiancare all’idrovia una linea ferroviaria.

Si tratta di una divagazione preelettorale o di un pericoloso diversivo che rischia di inficiare il progetto dell’idrovia?

La Regione deve, prima di tutto, procedere con l’affidamento del progetto preliminare dell’idrovia, attenendosi al disciplinare e al contratto della gara d’appalto, senza interferenze politiche preelettorali diffuse furbescamente per creare confusione e far immaginare come possibile ogni ipotesi, compresa quella di abbandonare il progetto dell’idrovia appena finanziato”.

(v.com.)

 

QUARTO D’ALTINO – Senza esito l’incontro in Regione sui disservizi

Silvia Conte: «Lasciateci gestire la stazione ferroviaria»

QUARTO D’ALTINO – «La situazione per i pendolari è insostenibile e la stazione di Quarto non è sicura, servono interventi urgenti».

Un nuovo appello è stato lanciato dalla sindaca di Quarto d’Altino, Silvia Conte, che con una lettera inviata all’assessore regionale Elena Donazzan, chiede un incontro alla Regione Veneto per affrontare e trovare una soluzione ai continui disservizi che tormentano la tratta ferroviaria Venezia-Portogruaro.

«Durante l’ultimo incontro in Regione avvenuto a fine ottobre su richiesta di numerose amministrazioni comunali, al quale purtroppo l’assessore regionale competente non si è presentata – scrive Conte – ci era stato garantito dai tecnici che le criticità relative alle questioni più volte sollevate dai sindaci e dai comitati dei pendolari sarebbero state affrontate. I disservizi però continuano a manifestarsi e nessun riscontro ha avuto la proposta alternativa presentata dai Comuni per risolvere i problemi con un linea sub-urbana».

L’amministrazione non si muove solo sul fronte delle «corse dei treni» nella tratta (riconosciuta da Legambiente come la quinta peggiore d’Italia) ma anche con proposte per rendere la stazione di Quarto d’Altino dignitosa e sicura.

«Abbiamo chiesto da Rfi un restyling completo della stazione e la realizzazione di pensiline per i passeggeri in attesa – continua la sindaca – e siamo soddisfatti per l’avvio dei lavori di realizzazione delle canaline di scarico nel sottopasso per superare i problemi legati alle infiltrazioni e delle pensiline».

Tra le proposte, anche quella di concedere al Comune di Quarto i locali della stazione in comodato d’uso gratuito per 15 anni «L’idea – conclude Conte – è di procedere con subconcessioni gratuite ad associazioni, cooperative o altre organizzazioni prive di scopo di lucro in grado di contribuire al processo di valorizzazione dell’immobile e di riqualificazione dell’area, nonché di sostenere i necessari interventi materiali. Abbiamo già fatto dei passaggi con Rfi a livello regionale, attendiamo ora l’esito della risposta ufficiale da Roma».

Melody Fusaro

 

Nuova Venezia – I grillini “assediano” villa Galan

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25

gen

2015

Sit in del M5S, Cappelletti: «L’ex governatore si dimetta subito da deputato»

LOZZO ATESTINO «Pronto? Come sta Galan? Salutatemelo tanto, è una personcina tanto onesta». Sono le 18.45 e in piazza a Lozzo Atestino, in collegamento da Roma, chiama il deputato Alessandro Di Battista accendendo gli oltre duecento grillini radunati nel piccolo Comune dei Colli Euganei. E’ questo uno dei momenti che ha animato la tappa veneta della «Notte dell’Onestà», l’evento organizzato dal Movimento 5 Stelle e che ha avuto un’appendice in Veneto. Cuore della protesta è Lozzo Atestino, il centro più vicino a Villa Rodella, la sontuosa tenuta di Cinto Euganeo in cui l’ex governatore Giancarlo Galan sta scontando gli arresti domiciliari.

In piazza delle Fratte sono in 250, capitanati dal candidato del M5S alla presidenza della Regione Veneto, Jacopo Berti. Con lui, oltre a numerosi esponenti del territorio, ci sono anche i senatori Enrico Cappelletti e Giovanni Endrizzi. La lunga carovana ha puntato presto l’obiettivo di giornata, ossia la dimora dell’ex ministro Galan.

In programma un flash mob «educato ma forte, una battaglia di legalità e giustizia» – per utilizzare l’annuncio M5S – proprio davanti alla casa del Doge. Le autorità presenti, schierate in gran numero sia in piazza che agli ingressi di Villa Rodella, hanno però imposto un doppio limite: ai manifestanti è stato vietato di passare per la strada che costeggia il palazzo di Galan, costringendo gli stessi ad imboccare una via parallela ma più lontana. La lunga carovana, armata di striscioni e stelle filanti, si è poi dovuta arrestare a più di cento metri dalla villa. Qui ha preso la parola Berti, che ha polemizzato in particolare contro la decisione della Camera di non accogliere l’emendamento del M5S alla riforma costituzionale, che chiedeva la sospensione del’indennità a Galan. L’ex ministro, nonostante i domiciliari, continua a presiedere la commissione Cultura. Il sit-in si è spostato nuovamente in piazza, dove dal palco allestito per l’occasione i promotori dell’evento si sono messi in contatto con i colleghi radunati a Roma.

Hanno preso la parola, tra gli altri, l’europarlamentare David Borrelli e il deputato Di Battista: «In Veneto state facendo un lavoro formidabile, è incredibile che non tutti i cittadini veneti conoscano la verità, e cioè che il presidente di una commissione parlamentare di fatto è un galeotto».

Nicola Cesaro

 

Richiesta di nuovi studi della commissione Via. Zitelli: «Critiche pesanti, scavo su un binario morto»

«Quadro progettuale opaco nelle modalità di realizzazione». E per molti aspetti del progetto «la mancanza di approfondimento è grave».

Non sono proprio critiche leggere quelle che la commissione nazionale Via (Valutazione di Impatto ambientale) del ministero per l’Ambiente rivolge al progetto Contorta. Lo scavo del nuovo canale voluto dal Porto per far passare dalla bocca di Malamocco e farle arrivare in Marittima togliendole da San Marco.

Dopo quattro mesi il ministero ha fatto pervenire all’Autorità portuale le osservazioni al progetto previste dalla legge. Sono 27 pagine, piuttosto dure nel respingere al mittente il progetto per lo scavo del nuovo canale in laguna.

«Il Contorta è sul binario morto», commenta Andreina Zitelli, ex componente della commissione Via, «le integrazioni richieste sono di tale entità che richiedono un nuovo progetto e un nuovo studio».

Opposta l’interpretazione del presidente del Porto Paolo Costa. «Sono state scartate tutte le ossservazioni fotocopia», dice, «forniremo chiarimenti in particolare sullo spostamento dei sottoservizi e sulle modalità di cantiere».

Per i comitati si tratta invece di una bocciatura. Accogliendo le osservazioni critiche presentate anche dal Comune e dalle associazioni, i tecnici della commissione per la Valutazione dell’Impatto ambientale hanno richiesto nuovi studi e approfondimenti.

Anche sugli effetti della nuova via d’acqua sull’idrodinamica lagunare. Una delle obiezioni maggiori che erano state avanzate dal professor Luigi D’Alpaos, ordinario di Idraulica all’Università di Padova.

«Il passaggio di navi di grandi dimensioni in qual luogo aumenterà l’erosione e dunque l’uscita dei sedimenti dalla laguna al mare».

Nel progetto del Porto questo veniva ovviato con la costruzione di argini e barene artificiali. Ma alla commissione questo non è bastato e dopo aver esaminato le relazioni è stato disposto l’invio di osservazioni. I tempi dunque si allungano. E il Porto rilancia l’allarme: «In marzo dovremo decidere sulla stagione delle crociere 2015», dice Costa, «non possiamo più aspettare».

Se la parola d’ordine comune è «togliere le navi da San marco» sul progetto migliore per farlo ancora non ci sono decisioni. E all’esame della Via ci sono anche le ipotesi del terminal al Lido, davanti all’isola del Mose, e di Marghera.

(a.v.)

 

PREGANZIOL – Non conosce pause la battaglia dei pendolari di “Treno, fermati”. La conferma al termine dell’assemblea pubblica dell’altra sera in sala Granziol.

Irene Mori e Cristina Vianello, promotrici della raccolta di 940 firme e del sit-in della scorsa settimana in stazione, hanno confermato che proseguiranno le iniziative per ottenere le stesse fermate dei treni della stazione di Mogliano.

Richieste ribadite nella lettera che il comitato ha inviato al presidente della Regione Luca Zaia, all’assessore alla mobilità Elena Donazzan e ai consiglieri della Seconda Commissione regionale che si occupa anche di trasporti.

I pendolari ricordano che prima dell’entrata in vigore dell’orario cadenzato a Preganziol fermavano 230 treni in più nell’arco di una settimana.

«Le stazioni di Preganziol e San Trovaso -sostengono i pendolari- servono un bacino d’utenza molto ampio che va dalla zona di Treviso sud fino a Casier, Casale, Quinto e Zero Branco».

Chiedono perciò il ripristino del treno che parte da Venezia a mezzanotte, utile a chi lavora nel settore alberghiero. Attualmente l’ultimo treno da Venezia è alle 21.15.

(nd)

 

Boemio, titolare dell’appalto: «Interferenze non previste con il cantiere del tram»

Gli amici della bici insorgono: «Con il tram attivo impossibile raggiungere Venezia»

Il cantiere lungo il Ponte della Libertà è in ritardo – di due mesi dice l’azienda costruttrice – mentre la seconda parte della pista ciclabile che permette il collegamento tra l’area dei Pili e via dei Petroli è ancora chiusa nel freezer come conseguenza dell’arrivo dei commissari a Ca’ Farsetti e probabilmente potrà essere de-congelata solo con l’arrivo della nuova maggioranza e della nuova giunta, in primavera.

«La realizzazione della pista è fondamentale», spiega Biagio d’Urso, dell’associazione Amici della bicicletta, «ma se il tram entrerà in servizio prima della conclusione della pista, con il conseguente divieto di transito alle bici sul Ponte per motivi di sicurezza, non si potrà più raggiungere piazzale Roma in bicicletta. Senza contare che, una volta finita la pista sul Ponte, in mancanza del tratto tra i Pili e via dei Petroli, l’accesso e l’uscita dalla ciclabile del Ponte saranno molto pericolosi soprattutto per chi, pedalando da Venezia verso Mestre, sarà contro-mano, trovandosi di fronte non solo le auto ma anche il tram».

Il quale, stando alle ultime previsioni, dovrebbe iniziare a collegare il centro di Mestre con Venezia a partire dalla metà di maggio. Il cantiere sul Ponte. In questi giorni sta proseguendo l’installazione dei supporti orizzontali che sosterranno la passerella da parte della Boemio costruzioni, l’azienda lo scorso maggio si è aggiudicata l’appalto di Avm con un ribasso d’asta del 20% e un offerta di 1 milione e 300 mila euro. Nel frattempo nelle officine si sta realizzando la struttura in carpenteria metallica sulla quale poi saranno poggiati i pannelli – una lega di legno e plastica – anti-sdrucciolo che costituirà la base sui cui correranno le biciclette.

«La fine del cantiere era prevista per la fine di aprile», dice Francesco Boemio, titolare dell’azienda, «ma ci sono alcuni ritardi dovuti in parte ai giorni di maltempo, in parte alle interferenze con il cantiere del tram, credo che non sia colpa di nessuno». L’apertura della pista a sbalzo con vista sulla laguna slitta quindi alla fine di giugno.

«Non voglio sbilanciarmi, ma ci vorranno almeno cinquanta giorni in più», aggiunge Boemio, facendo un calcolo che appare perfino prudenziale. Almeno un mese dopo quindi la prevista entrata in servizio del siluro rosso, con il rischio di escludere l’accesso a Venezia per le bici nella prima parte dell’estate.

«E’ assurdo», spiega d’Urso, «perché si tratta del periodo di maggior afflusso: di residenti e di turisti, e di persone che si spostano verso il Lido o Pellestrina. Non solo resteremo senza pista, ma quando sarà conclusa resterà comunque monca».

L’area dei Pili. Il riferimento è alla seconda parte del progetto: è quel tratto di circa 400 metri che permetterebbe ai ciclisti di raggiungere in sicurezza via del Petroli, e da qui l’area del Vega, una zona priva di pista ciclabile ma a basso traffico. Un varco da aprire in un’area verde abbandonata messo a disposizione dal presidente dell’Umana, Luigi Brugnaro, che ne è il proprietario, e si acolla anche parte delle spese del progetto, mentre la realizzazione è in capo all’amministrazione pubblica. I soldi per l’intervento erano stati previsti dall’ex assessore Ugo Bergamo, compreso un contributo regionale, per un totale di circa 1 milione di euro che servirà a portare la ciclabile proprio fino al Vega e fino alla stazione Porto Marghera. Ma a pubblicare il bando sarà – se deciderà di confermarne il finanziamento – la prossima giunta.

Francesco Furlan

 

GLI ALTRI CASI – Dal bicipark della stazione al collegamento Favaro-Dese

Nel tessuto delle piste ciclabili della città – che primeggia, in Italia, per numero di chilometri – ci sono però ancora alcuni nodi da risolvere. A partire dal bicipark della stazione ferroviaria, uno degli ultimi interventi realizzati. Capiente, anche se un po’ scomodo a causa della rampa d’accesso al piano sopra-elevato, resta senza una pista ciclabile che permetta di accedervi in sicurezza, in una zona, come quella della stazione, trafficata a confusa per l’alto numero di macchine in sosta breve lungo la carreggiata.

Altro nodo irrisolto riguarda via Colombo, strada lungo la quale le bici non possono passare per questioni di sicurezza, essendoci già il tram – è lo stesso problema che potrebbe sorgere lungo il Ponte della Libertà. La prevista passerella sul Marzenego tra la riviera Marco Polo e via Zanotto, è al momento rimasta sulla carta. Così come – nonostante le sollecitazioni della Municipalità, del parroco e di tutta la comunità – la pista ciclabile di via Altinia tra Dese e Favaro. La pista è stata prevista in due accordi di programma, il primo del 5 ottobre 2012 e il secondo del 22 settembre 2014. Anche in questo caso le dimissioni della giunta non hanno aiutato ad accelerare la risoluzione dei problemi.

 

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