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PREGANZIOL – Non conosce pause la battaglia dei pendolari di “Treno, fermati”. La conferma al termine dell’assemblea pubblica dell’altra sera in sala Granziol.

Irene Mori e Cristina Vianello, promotrici della raccolta di 940 firme e del sit-in della scorsa settimana in stazione, hanno confermato che proseguiranno le iniziative per ottenere le stesse fermate dei treni della stazione di Mogliano.

Richieste ribadite nella lettera che il comitato ha inviato al presidente della Regione Luca Zaia, all’assessore alla mobilità Elena Donazzan e ai consiglieri della Seconda Commissione regionale che si occupa anche di trasporti.

I pendolari ricordano che prima dell’entrata in vigore dell’orario cadenzato a Preganziol fermavano 230 treni in più nell’arco di una settimana.

«Le stazioni di Preganziol e San Trovaso -sostengono i pendolari- servono un bacino d’utenza molto ampio che va dalla zona di Treviso sud fino a Casier, Casale, Quinto e Zero Branco».

Chiedono perciò il ripristino del treno che parte da Venezia a mezzanotte, utile a chi lavora nel settore alberghiero. Attualmente l’ultimo treno da Venezia è alle 21.15.

(nd)

 

Boemio, titolare dell’appalto: «Interferenze non previste con il cantiere del tram»

Gli amici della bici insorgono: «Con il tram attivo impossibile raggiungere Venezia»

Il cantiere lungo il Ponte della Libertà è in ritardo – di due mesi dice l’azienda costruttrice – mentre la seconda parte della pista ciclabile che permette il collegamento tra l’area dei Pili e via dei Petroli è ancora chiusa nel freezer come conseguenza dell’arrivo dei commissari a Ca’ Farsetti e probabilmente potrà essere de-congelata solo con l’arrivo della nuova maggioranza e della nuova giunta, in primavera.

«La realizzazione della pista è fondamentale», spiega Biagio d’Urso, dell’associazione Amici della bicicletta, «ma se il tram entrerà in servizio prima della conclusione della pista, con il conseguente divieto di transito alle bici sul Ponte per motivi di sicurezza, non si potrà più raggiungere piazzale Roma in bicicletta. Senza contare che, una volta finita la pista sul Ponte, in mancanza del tratto tra i Pili e via dei Petroli, l’accesso e l’uscita dalla ciclabile del Ponte saranno molto pericolosi soprattutto per chi, pedalando da Venezia verso Mestre, sarà contro-mano, trovandosi di fronte non solo le auto ma anche il tram».

Il quale, stando alle ultime previsioni, dovrebbe iniziare a collegare il centro di Mestre con Venezia a partire dalla metà di maggio. Il cantiere sul Ponte. In questi giorni sta proseguendo l’installazione dei supporti orizzontali che sosterranno la passerella da parte della Boemio costruzioni, l’azienda lo scorso maggio si è aggiudicata l’appalto di Avm con un ribasso d’asta del 20% e un offerta di 1 milione e 300 mila euro. Nel frattempo nelle officine si sta realizzando la struttura in carpenteria metallica sulla quale poi saranno poggiati i pannelli – una lega di legno e plastica – anti-sdrucciolo che costituirà la base sui cui correranno le biciclette.

«La fine del cantiere era prevista per la fine di aprile», dice Francesco Boemio, titolare dell’azienda, «ma ci sono alcuni ritardi dovuti in parte ai giorni di maltempo, in parte alle interferenze con il cantiere del tram, credo che non sia colpa di nessuno». L’apertura della pista a sbalzo con vista sulla laguna slitta quindi alla fine di giugno.

«Non voglio sbilanciarmi, ma ci vorranno almeno cinquanta giorni in più», aggiunge Boemio, facendo un calcolo che appare perfino prudenziale. Almeno un mese dopo quindi la prevista entrata in servizio del siluro rosso, con il rischio di escludere l’accesso a Venezia per le bici nella prima parte dell’estate.

«E’ assurdo», spiega d’Urso, «perché si tratta del periodo di maggior afflusso: di residenti e di turisti, e di persone che si spostano verso il Lido o Pellestrina. Non solo resteremo senza pista, ma quando sarà conclusa resterà comunque monca».

L’area dei Pili. Il riferimento è alla seconda parte del progetto: è quel tratto di circa 400 metri che permetterebbe ai ciclisti di raggiungere in sicurezza via del Petroli, e da qui l’area del Vega, una zona priva di pista ciclabile ma a basso traffico. Un varco da aprire in un’area verde abbandonata messo a disposizione dal presidente dell’Umana, Luigi Brugnaro, che ne è il proprietario, e si acolla anche parte delle spese del progetto, mentre la realizzazione è in capo all’amministrazione pubblica. I soldi per l’intervento erano stati previsti dall’ex assessore Ugo Bergamo, compreso un contributo regionale, per un totale di circa 1 milione di euro che servirà a portare la ciclabile proprio fino al Vega e fino alla stazione Porto Marghera. Ma a pubblicare il bando sarà – se deciderà di confermarne il finanziamento – la prossima giunta.

Francesco Furlan

 

GLI ALTRI CASI – Dal bicipark della stazione al collegamento Favaro-Dese

Nel tessuto delle piste ciclabili della città – che primeggia, in Italia, per numero di chilometri – ci sono però ancora alcuni nodi da risolvere. A partire dal bicipark della stazione ferroviaria, uno degli ultimi interventi realizzati. Capiente, anche se un po’ scomodo a causa della rampa d’accesso al piano sopra-elevato, resta senza una pista ciclabile che permetta di accedervi in sicurezza, in una zona, come quella della stazione, trafficata a confusa per l’alto numero di macchine in sosta breve lungo la carreggiata.

Altro nodo irrisolto riguarda via Colombo, strada lungo la quale le bici non possono passare per questioni di sicurezza, essendoci già il tram – è lo stesso problema che potrebbe sorgere lungo il Ponte della Libertà. La prevista passerella sul Marzenego tra la riviera Marco Polo e via Zanotto, è al momento rimasta sulla carta. Così come – nonostante le sollecitazioni della Municipalità, del parroco e di tutta la comunità – la pista ciclabile di via Altinia tra Dese e Favaro. La pista è stata prevista in due accordi di programma, il primo del 5 ottobre 2012 e il secondo del 22 settembre 2014. Anche in questo caso le dimissioni della giunta non hanno aiutato ad accelerare la risoluzione dei problemi.

 

Rostellato all’attacco: «Inaccettabile che continui a presiedere la commissione»

Businarolo: «Ha patteggiato ma l’ex governatore prende ancora in giro i veneti»

PADOVA – Novantacinque voti favorevoli, trecentoquarantadue contrari, otto astenuti. La Camera dei deputati ha bocciato ieri, in sede di votazione sulla riforma costituzionale, l’emendamento del Movimento Cinque Stelle (primo firmatario il trevigiano Riccardo Fraccaro, eletto in Trentino-Alto Adige) che chiedeva la «sospensione dell’indennità al membro della Camera del deputato arrestato, privato della libertà personale o mantenuto in detenzione».

A più riprese i deputati pentastellati (tra loro anche Alessandro Di Battista, componente del direttorio grillino, hanno puntato il dito, in particolare, sul caso del deputato Giancarlo Galan, che dallo scorso giugno è impossibilitato a partecipare ai lavori della Camera (per effetto del suo coinvolgimento nella vicenda Mose) ma continua a presiedere la commissione Cultura e, soprattutto, a riscuotere una lauta indennità.

«Tra gli articoli trattati in aula», sottolinea la deputata padovana Gessica Rostellato, «c’era l’articolo 69 della Costituzione: “I membri del Parlamento ricevono una indennità stabilita dalla legge”. Ebbene, noi abbiamo richiesto che i deputati condannati e detenuti non percepiscano l’indennità. È inaccettabile che vi siano soggetti come Giancarlo Galan che, pur avendo patteggiato e quindi ammesso la colpa, siano ancora deputati».

Lancia in resta anche l’onorevole Francesca Businarolo, di Pescantina: « Questo principio è importantissimo per noi veneti. Galan ci ha preso in giro per quindici anni. Vive in una villa bellissima nel Padovano. Ha patteggiato; adesso è a casa e continua a riscuotere l’indennità da parlamentare. È presidente della commissione Cultura in questo asse destra-sinistra, che non si è ancora capito dove vuole andare».

È stato respinto anche l’emendamento grillino all’articolo 57 (primo firmatario Riccardo Nuti): «Non possono ricoprire la carica di senatore coloro che sono stati condannati con sentenza definitiva per delitto non colposo». «In Parlamento ormai», annota il bellunese Federico D’Incà, «siamo rimasti l’unica forza di opposizione. Con il beneplacito del Patto del Nazareno Galan continua a mantenere la posizione e a riscuotere la sua indennità».

Non a caso i pentastellati, capeggiati dal candidato governatore Jacopo Berti stasera, dalle 17, manifesteranno a Cinto Euganeo nell’ambito della «Notte dell’onestà contro la corruzione e le mafie».

Claudio Baccarin

 

La docente Andreina Zitelli commenta le 27 pagine di rilievi della commissione Via pubblicati sul portale dell’Ambiente

Trenta giorni di tempo per rispondere con i fatti a 27 pagine di richieste di integrazioni al progetto Contorta presentate dalla Commissione per la Valutazione d’impatto ambientale. Un termine che potrebbe sembrare congruo se si trattasse solo di scrivere qualche motivazione o allungare qualche pagina di studio, ma non è così.

«Le integrazioni richieste sono tante e di tale entità che investono in modo profondo tutti gli aspetti dello scavo del nuovo canale Contorta: i tre quadri programmatico, progettuale e ambientale dello studio ambientale prodotto dall’Autorità portuale sono giudicati del tutto insufficienti e carenti. Così si va verso un bilario morto e la città avrà perso solo molto tempo perché ritarderà anche la valutazione degli altri progetti».

La “sentenza” arriva da Andreina Zitelli, docente di valutazione ambientale e tra i più strenui oppositori del progetto. Le argomentazioni, firmate dal presidente della Commissione Guido Monteforte Specchi, sono state depositate e sono visibili anche sul portale del Ministero dell’Ambiente. Scorrendo quelle pagine è possibile vedere come le argomentazioni non siano di poco conto e che in diversi casi venga richiesto di rifare rilevazioni, studi e simulazioni.

Ad esempio, la caratterizzazione dei sedimenti da scavare, che il progetto afferma essere tutti di altissima qualità, la Commissione chiede di “realizzare una nuova e approfondita campagna incentrata sull’area di scavo, in relazione al fatto che la caratterizzazione del proponente non coincide in alcun modo con le campagne di caratterizzazione già svolte in laguna”. Sulle barene o velme che si intende mettere a marginamento dell’opera, la Commissione chiede che sia spiegata meglio la questione e soprattutto che sia predisposto un modello matematico che simuli la loro resistenza all’erosione.

L’analisi delle alternative viene cassata senza se e senza ma e si chiede di “implementare l’analisi delle alternative aprendola ad un numero più ampio di opzioni”.

«Ma non è niente – continua Zitelli – perché viene persino richiesta una nuova modelizzazione della intera idrodinamica del bacino investito dallo scavo. Le carenze messe in rilievo sono sostanziali e tali da richiedere una riflessione sulla opportunità di continuare con il progetto. Comunque vi sono i termini per richiedere la ripubblicazione dell’intero Progetto e di un nuovo Sia (Studio di impatto Ambientale), adeguato alle richieste avanzate dalla Commissione che ha molto ben lavorato».

Un altro aspetto di cui tener conto e che non può essere frutto di una breve ricerca è il modello matematico richiesto dalla Commissione Via per valutare l’impatto eventuale sull’acqua alta. Poi si chiede “che venga analizzato nel dettaglio il ruolo che il canale Malamocco Marghera ha avuto nell’amplificazione dei processi erosivi della laguna centrale”.

In definitiva, una mole di studi tale che difficilmente sarà esaurita in 30 giorni.

«Il termine non è perentorio – conclude Zitelli – ma con la richiesta di integrazioni la procedura è sospesa e ripartirà quando avranno ripresentato tutto».

 

Quarto. scrive la conte

QUARTO «Chiediamo un servizio più efficiente e una stazione curata». Il Comune di Quarto rilancia la battaglia a fianco dei pendolari della tratta Venezia-Portogruaro e sollecita la richiesta di un nuovo incontro alla Regione, «per affrontare e trovare una soluzione ai molteplici e continui disservizi che tormentano la linea».

In queste prime settimane del 2015 i viaggiatori hanno dovuto fare i conti con una nuova escalation di soppressioni, come denunciato dai Comitati pendolari. La richiesta di incontro è stata formalizzata con una lettera inviata all’assessore regionale Elena Donazzan, da alcuni mesi nuovo referente ai trasporti.

«I pendolari denunciano una situazione insostenibile per la quale è necessario intervenire con urgenza e trovare una soluzione», attacca il sindaco Silvia Conte, «durante l’ultimo incontro in Regione a fine ottobre, al quale purtroppo l’assessore regionale competente non si è presentata, ci era stato garantito dai tecnici che le criticità relative alle questioni più volte sollevate dai sindaci e dai Comitati dei pendolari sarebbero state affrontate, ma i disservizi continuano a manifestarsi. E nessun riscontro ha avuto la proposta alternativa presentata dai Comuni per risolvere i problemi con una linea suburbana».

L’amministrazione altinate sta facendo pressing anche su Rete Ferroviaria Italiana, con l’obiettivo di rendere la stazione di Quarto più «dignitosa e sicura», nonché di arrivare a una rivitalizzazione dell’intera area. In particolare, il Comune ha chiesto alle Ferrovie di ottenere in comodato d’uso i locali della stazione.

«Abbiamo chiesto a Rfi un restyling completo della stazione e siamo soddisfatti per l’avvio dei lavori di realizzazione delle canaline di scarico nel sottopasso, per superare i problemi legati alle infiltrazioni, e delle pensiline per i passeggeri», conclude il sindaco Conte, «a Rfi abbiamo proposto di concedere al Comune i locali della stazione ferroviaria in comodato d’uso gratuito per 15 anni. L’idea è di procedere con subconcessioni gratuite ad associazioni, cooperative o altre organizzazioni prive di scopo di lucro, in grado di contribuire attivamente al processo di valorizzazione dell’immobile e di riqualificazione dell’area, nonché di sostenere economicamente i necessari interventi materiali. Abbiamo già fatto dei passaggi con Rfi a livello regionale, attendiamo l’esito della risposta ufficiale da Roma».

Giovanni Monforte

 

Grandi opere e tangenti, dibattito a san leonardo

«Il problema si lascia irrisolto, per anni. Poi si crea l’emergenza e bisogna decidere in fretta. A quel punto passa la grande opera, i tempi e i controlli vengono allentati. E la corruzione dilaga».

È questo secondo Francesco Giavazzi, economista della Bocconi, il nucleo del sistema del malaffare. La sua causa, che permette poi di fare affari con i soldi dello Stato e di costruire opere non sempre necessarie e qualche volta dannose.

È la tesi illustrata ieri sera in un’affollata sala San Leonardo a Cannaregio da Giovazzi, autore del libro «Corruzione a norma di legge», scritto insieme al giornalista Giorgio Barbieri. Un magma presente da vent’anni, venuto in superficie con l’inchiesta della Procura veneziana lo scorso 4 giugno. Che non è limitato al solo progetto Mose.

«È successo così anche per l’Expo del 2015», dice Giavazzi, «tutto fermo per anni, poi i lavori si devono fare in fretta, per non perdere i finanziamento. E si va veloci anche con i certificati antimafia. Sta per succedere anche con le grandi navi e il canale Contorta. Decreto Clini Passera inapplicato per tre anni e adesso l’emergenza».

Un pubblico numeroso e attento quello venuto a San Leonardo per ascoltare la relazione di Giavazzi, ma anche la prima uscita pubblica – dopo l’annuncio della scesa in campo del suo concorrente Nicola Pellicani – del candidato alle primarie del centrosinistra Felice Casson, senatore Pd.

«Il Consorzio Venezia Nuova non è stato solo corruzione penale, tangenti e malaffare», attacca Casson tra gli applausi, «ma anche corruzione sociale. Un sistema per cui bastava pagare per andare avanti con le autorizzazioni».

Soldi dello Stato e concessione unica, niente gare d’appalto e prezzi gonfiati. E centinaia di milioni di euro messi da parte con i profitti e le evasioni fiscali delle aziende, per pagare il consenso.

«Per questo motivo non ci hanno mai ascoltato», tuona Armando Danella, per decenni responsabile dell’Ufficio legge Speciale del Comune, «i dubbi tecnici sul Mose venivano accantonati e mai presi in considerazione, anche se venivano da scienziati di fama internazionale».

Della corruzione diffusa in città parlano Gianfranco Bettin, Beppe Caccia e Roberto D’Agostino, ultimo presidente della disciolta società Arsenale spa che si era trovata a contendere gli spazi proprio al Consorzio Venezia Nuova. Luana Zanella, ex parlamentare dei Verdi, ricorda le battaglie in parlamento e in Europa, i pronunciamenti della Corte dei Conti e delle commissioni Europee sulle Procedure di Infrazione a cui la Regione, alcuni settori dello Stato e del governo non hanno mai dato ascolto.

«La corruzione si è inserita nei livelli più profondi, hanno distrutto la libera ricerca», ricorda Andreina Zitelli, docente Iuav e relatrice della Valutazione di Impatto ambientale che bocciò il progetto Mose nel 1998. Ma anche allora non era successo nulla. Giavazzi, che pure si era espresso a favore del Mose nel 2006, in un articolo di fondo apparso sul Corriere ha anche duramente criticato il candidato sindaco della maggioranza Pd, Nicola Pellicani.

«Primarie finte perché nulla cambi», ha scritto, «saranno le solite imprese a pagare la campagna elettorale».

In sala Pellicani non c’è, e nemmeno Jacopo Molina. C’è l’altro candidato alle primarie, il libraio Giovanni Pelizzato. Giavazzi sorride e firma autografi.

In sala interventi sul «monopolio da fermare, sulla necessità della concorrenza, legalità e trasparenza per la pubblica amministrazione. «Ci proveremo», promette Casson, «e in questa città non governeremo mai con la destra: quando si votano le leggi anticorruzione in Parlamento loro stanno sempre dall’altra parte».

Alberto Vitucci

 

Autorità portuale soddisfatta: «Provvederemo alle integrazioni e a fornire chiarimenti»

«Approfondire l’attività di cantiere e le modalità di spostamento dei sottoservizi». Sono solo queste, secondo l’Autorità portuale, le richieste di integrazione importanti pervenute a quattro mesi dal deposito del progetto. Altre, si legge in una nota ispirata dal presidente Paolo Costa, sulle barene e l’ambiente naturale, «chiamano in causa per competenze diverse istituzioni pubbliche e di ricerca che verranno coinvolte».

«Lo scopo», scrive Costa, «è quello di contribuire tutti insieme all’obiettivo si spostare le grandi navi da San Marco. Il porto critica anche se velatamente il «ritardo» di quattro mesi per le risposte ricevute dal ministero per l’Ambiente e dalla Direzione di Valutazione Impatto ambientale. Ma esprime «grande soddisfazione» perché la richiesta di integrazioni della commissione Via «mette a tacere diverse osservazioni fra le 303 che erano pervenute e sintetizza in un documento di 27 pagine l’esigenza di alcuni chiarimenti».

Non una bocciatura, dunque, secondo il Porto. Come sembrava dalle numerose e dure osservazioni presentate, anche a livello di procedure non rispettate. Particolarmente dure quelle del Comune e delle associazioni ambientaliste. Ma per il Porto si tratta ora soltanto di produrre documentazione integrativa e poi di andare avanti con il progetto.

Iniziativa che produrrà nuove polemiche.

Lo scavo dei quattro chilometri del Contorta costerà 150 milioni di euro, servirà per portare la profondità del Contorta da 2 a 10 metri e mezzo, la larghezza a cento. Per far passare le navi in laguna centrale e farle approdare in Marittima.

(a.v.)

 

GRANDI NAVI – L’Autorità portuale: «Messe a tacere diverse osservazioni»

La commissione Via vuole chiarimenti sul piano per i sottoservizi

A quattro mesi dal ricevimento del progetto per il canale Contorta-Sant’Angelo la commissione Via nazionale del ministero dell’Ambiente si è fatta sentire con Venezia. Ha infatti inviato all’Autorità portuale la richiesta di integrazioni al progetto per togliere le grandi navi da crociera dal bacino di San Marco e dal canale della Giudecca.

In un documento di 27 pagine, rivela l’Autorità veneziana, la Via ha elencato i chiarimenti che richiede, però già da adesso ha messo «a tacere diverse osservazioni tra le 303 che erano state presentate».

Tra quelle ancora in piedi, ad ogni modo, ce ne sono di consistenti dato che, oltre a chiedere approfondimenti sulle attività di cantiere per costruire il canale, la Via del ministero dell’Ambiente attende notizie più precise sullo spostamento dei sottoservizi.

È questo uno dei temi sollevati dall’associazione Venezia VI.V.A presieduta da Renzo Scarpa e ripresi dai comitati no navi: sotto all’attuale quasi invisibile canale Contorta e al futuro grande canale passano infatti infrastrutture come il tubo che porta i rifiuti da Fusina in mare, una condotta idraulica e altre opere che le associazioni considerano difficili da spostare o bypassare, e comunque ritengono si tratti di interventi che richiedono molto tempo. L’Autorità portuale, però, annuncia di averci già lavorato su in questi mesi «e siamo pronti a fornire gli adeguati approfondimenti».

La commissione Via ha formulato pure altre richieste, come l’individuazione delle barene relative al recupero morfologico e al mantenimento dell’ambiente naturale. Si tratta di temi, ha concluso l’Autorità portuale, che «chiamano in causa per competenza diverse istituzioni pubbliche e di ricerca che coinvolgeremo per contribuire all’obiettivo, tutti insieme, di spostare prima possibile le grandi navi da San Marco».

 

QUARTO D’ALTINO – Negli ultimi dieci giorni sono aumentati i treni in ritardo e le cancellazioni

La rabbia dei pendolari: «Situazione insostenibile»

«Un’epidemia di influenza, in questo periodo, dovrebbe essere prevista. Non è possibile che chi ha invece bisogno di andare al lavoro continui a non trovare il treno e ad arrivare sempre in ritardo».

Non sono sicuri che sia questa la ragione, ma i pendolari dei comitati di Quarto d’Altino e del Veneto Orientale provano a spiegare così l’aumento delle cancellazioni e dei ritardi di questi giorni. Dopo le polemiche per l’orario ridotto imposto ai lavoratori con la chiusura delle scuole, la protesta non sfuma tra i vagoni dei treni che percorrono la tratta Venezia-Portogruaro. Nel sito internet dei comitati, elencati e indicati in grassetto, si trovano tutte le soppressioni e i ritardi quotidiani. Una sorta di lista nera da non dimenticare e da consegnare ai sindaci nel prossimo incontro con Regione e Trenitalia.

«Se ci sarà – dicono i pendolari – perché dopo l’ultimo incontro, avvenuto a fine ottobre, ci avevano promesso di riparlarne prima di Natale. Il tavolo però non è ancora stato convocato».

E intanto i disagi continuano. «Ultimamente le cancellazioni sono regolari – attacca Luciano Ferro, portavoce del comitato pendolari di Quarto – E in particolare per le corse che da Portogruaro si fermano a Mestre, al binario giardino. Forse non c’è personale, ma questa non è una giustificazione: da circa 10 giorni la situazione è impossibile, anche nell’ora di punta e alle 17, quindi soprattutto per i treni utilizzati dagli operai e dagli studenti».

Poi resta il problema degli autobus sostitutivi notturni e del fine settimana, quando molti lavoratori sono costretti a utilizzare la loro automobile per arrivare a Venezia in orario. Intanto la rete dei pendolari si allarga e le prossime manifestazioni e iniziative saranno organizzate in gemellaggio con i comitati del Friuli Venezia Giulia.

«Nessuno investe soldi sui treni, la Regione utilizza solo quelli del fondo nazionale – conclude Ferro -. E intanto, dal primo gennaio, il mio abbonamento è aumentato di 50 centesimi. Ma alternative al treno, in questo territorio, non ce ne sono».

(M.Fus)

 

Ecco i dati ufficiali Veritas. Al secondo posto Martellago, poi Scorzè

Bene anche la Riviera del Brenta. Ultima Venezia che però sta migliorando

SPINEA – La zona del Miranese campione di riciclo: nel 2014 tre comuni del comprensorio occupano il podio della classifica di Veritas sulla raccolta differenziata.

La regina è Spinea, che ha fatto registrare il 79,52% di rifiuti e materiali raccolti, smaltiti in maniera separata e poi riciclati. Seguono, nell’ordine, Martellago (79,09%) e Scorzè (78,20%). Tutti e tre i comuni devono il loro ottimo risultato alla recente introduzione della raccolta del secco in cassonetti a calotta, ovvero quelli apribili solo con la chiave personale.

Ma il trend positivo riguarda tutto il territorio dove Veritas gestisce il servizio di raccolta dei rifiuti: la percentuale complessiva è infatti passata dal 58,34% del 2013 al 62,91% del 2014.

Provincia. Giù dal podio si distingue la Riviera del Brenta: Campagna Lupia ha ottenuto lo scorso anno il 77,83% di differenziata ed è il primo dei comuni con sistema di raccolta porta a porta, quindi con pagamento a corrispettivo.

Seguono Campolongo Maggiore (72,65%) e Camponogara (76,12%), anch’essi con sistema porta a porta.

Allargando il raggio d’azione, bene Cavallino-Treporti (68,71%, con porta a porta), poi Cavarzere (68,49%), che opera un sistema misto: porta a porta e cassonetti.

Chioggia registra il 62,29%, sempre con sistema misto, Dolo il 63,92%, Fiesso d’Artico il 69,38%, Fossò il 78,17%.

Il resto della classifica vede Marcon (72,23%), Meolo (77,90%), Mira (59,13%), Mirano (75,42%,), Mogliano (72,61%), Noale (76,90%), Pianiga (76,21%), Quarto d’Altino (72,71%), Salzano (73,29%), San Donà di Piave (77,33%), Santa Maria di Sala (76,10%), Stra (69,93%), Venezia (51,05%). Fanalino di coda è Vigonovo con il 65,34%.

Venezia. Nel Comune di Venezia superata dunque la soglia fatidica del 50%. Pur lontano dai primi, il capoluogo è in sensibile miglioramento, avendo registrato solo un anno prima il 43,17% di differenziata.

In particolare, Venezia, Murano e Burano hanno raggiunto il 25,96% ma sono Pellestrina e Lido (dove da circa un anno sono stati collocati i cassonetti a calotta) a fare registrare la migliore performance, passando dal 28,21% del 2013 al 54,96 dell’anno scorso.

Mestre. Anche Mestre è in crescita (64,20%), trascinata da Mestre-Carpenedo (58,93%, dal 46,22% del 2013), ultima municipalità in ordine di tempo a utilizzare i cassonetti per il secco a calotta. Restano invece stabili, ma comunque su buone percentuali, Chirignago-Zelarino (74,28%), Marghera (66,53%) e Favaro (65,64%).

Filippo De Gaspari

 

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