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Da Villa (m5s) interroga lupi

VENEZIA. Il deputato veneziano del Movimento 5 stelle, Marco Da Villa è il primo firmatario di un’interrogazione urgente sul caso, per chiedere al ministro per le infrastrutture Maurizio Lupi «per chiedere chiarimenti rispetto al possibile interessamento della “cricca” del sistema Mose alla costruzione del nuovo canale Contorta-Sant’Angelo».

«Il ministro Lupi, alla luce di queste ulteriori vergognose circostanze», si legge nell’interrogazione, «smetta di promettere la realizzazione del nuovo canale navigabile (dannoso per l’assetto morfologico della laguna) e avvii – come chiesto dal sottoscritto in numerosi atti ispettivi e nell’ordine del giorno del Senato, votato quasi all’unanimità, del 6 febbraio scorso – una comparazione reale, trasparente e partecipata delle diverse soluzioni in campo».

Nel merito, i parlamentari del gruppo M5s giudicano «non accettabile che non si tengano in minima considerazione i progetti che attestano le navi fuori dalle bocche di Porto del Lido e che, prevedono, in alcuni casi, minori costi più bassi e un impatto ambientale molto inferiore e rispettoso dei tre principi di gradualità, reversibilità e sperimentalità fissati dalla Legge Speciale». In questi giorni, si sta attendendo il parere della commissione di valutazione impatto ambientale al progetto di scavo del Contorta dell’Angelo.

 

i pm del mose

«Confidustria deve espellere chi si macchia di corruzione»

VENEZIA «Confindustria e Confcommercio devono espellere chi si macchia di reati corruttivi ed evasione fiscale, che oggi non è percepita come disdicevole». Così il pm Stefano Ancillotto – che ha firmato l’inchiesta Tangenti Mose con i colleghi Stefano Buccini e Paola Tonini – ieri, alla presentazione del libro “La Retata Storica” dei giornalisti del Gazzettino Gianluca Amadori, Monica Andolfatto e Maurizio Dianese, che ricostruisce l’indagine che ha scardinato il sistema di tangenti alimentato per anni dai fondi neri del Consorzio Venezia Nuova e delle sue aziende: mazzette illegali e prebende legali distribuite a pioggia sulla città.

«Il taglio della mano in pubblico placherebbe forse la fame di sangue, ma non sconfiggerebbe la corruzione: esiste da sempre e neppure l’ergastolo – come dimostra la Cina – la ferma», ha osservato il procuratore aggiunto Carlo Nordio, rispondendo alle polemiche sui patteggiamenti dei molti imputati: «Non serve aumentare le pene: la corruzione si alimenta della legislatura bizantina attuale che sconfina nell’arbitrio e perciò si deve battere prima dei processi, diminuendo le leggi, rendendole più chiare e individuando le persone responsabili o è inevitabile che ci sia chi paghi per non vedere rallentato un proprio diritto».

«La cosa che più mi ha colpito», ha osservato il pm Buccini, «è che a Venezia si era affermato un sistema per cui non si metteva il pubblico ufficiale in imbarazzo facendogli avanzare una richiesta di danaro. No, si offriva l’incarico – una consulenza, una nomina in uffici pubblici strategici – e anche la tangente: stipendio e tfr».

«C’era un sistema politico dai costi enormi che chiedeva di essere mantenuto», ha concluso Ancillotto, «finanziamento illecito e corruzione sono vicinissimi e alla fine l’imprenditore chiede qualcosa anche se dà fondi trasparenti. Serve un cambio nella cultura della legalità: l’episodio che mi ha scandalizzato di più è stato scoprire che un assessore regionale (Chisso, ndr) aveva nominato come segretario e messo a capo di un dipartimento un uomo con una sentenza definitiva per reati corruttivi (Enzo Casarin, ndr), senza alcuna levata di scudi».

(r.d.r.)

 

Gazzettino – La “retata storica”, Lezione per il futuro

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18

dic

2014

IL LIBRO – A palazzo Prigioni la presentazione del volume dei cronisti del Gazzettino

Riconsiderare il costo della politica e i finanziamenti ai partiti, inasprire le pene per la corruzione, semplificare le procedure burocratiche, ribaltare completamente il contesto culturale. Sono solo alcune degli argomenti e delle proposte emersi ieri pomeriggio durante la presentazione del volume “Mose la retata storica” al Palazzo delle Prigioni, meta che non poteva essere più azzeccata in laguna per parlare dello scandalo che ha travolto Venezia.

Il volume, scritto dai giornalisti de “Il Gazzettino” Gianluca Amadori, Monica Andolfatto e Maurizio Dianese, è stato letto in alcune parti da tre studenti del liceo Marco Polo, che agli stessi giornalisti e ai magistrati presenti hanno poi rivolto domande e dubbi per un futuro diverso. Perché oggi il “sistema Mose” è diventato un precedente, metro di paragone per l’illegalità e la corruzione “sistematica” dove le mazzette, con il tempo, erano diventate veri e propri “stipendi” e anche “Tfr” per i soggetti coinvolti.

Al tavolo i magistrati che hanno guidato l’inchiesta coordinata dalla Guardia di Finanza, il procuratore aggiunto di Venezia Carlo Nordio e i pm Stefano Ancilotto e Stefano Buccini. «Occorre una rivoluzione culturale – ha detto Nordio – che comprenda un vasto programma di sistemi d’approccio alla corruzione: considerare le cause (costi della politica e avidità umana), migliorare ed estendere i reati antimafia, capire gli strumenti attraverso i quali la corruzione agisce e semplificare la normativa».

Al ruolo della magistratura si aggiunge quei giornalisti: «L’importanza dell’informazione è fondamentale – ha detto Amadori – oggi la carta è spesso sostitita da Internet ma occorre andare oltre le informazioni “spot” per approfondire le tematiche».

Tra i relatori anche il direttore de “Il Gazzettino” Roberto Papetti che ha ricostruito i passaggi fondamentali dell’inchiesta, esprimendo soddisfazione per il lavoro svolto dai giornalisti che l’hanno seguita in modo esauriente ed esaustivo, anticipando le altre testate.

A denunciare la corruzione dilagante anche il sociologo ed ex assessore Gianfranco Bettin il quale ha fatto riferimento al tema delle bonifiche di Porto Marghera e al business del turismo veneziano legato all’illegalità, ricordando la vicenda di Tronchetto: «Mai come oggi c’è estremo bisogno di garanti della legittimità», ha dichiarato.

 

Vvox.it – Tav Vicenza, progettista finanziò Variati

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

17

dic

2014

Un conflitto d’interessi grande come una casa. Anzi, come una doppia rotaia chiamata fantasmagoricamente Treno ad Alta Velocità alla vicentina. E’ quello che investe l’ingegner Gianmaria De Stavola dello studio di progettazione Idroesse Infrastrutture Spa, autore delle opere complementari della fermata Tav a Vicenza, cara alla giunta di centrosinistra e alla Camera di Commercio locale.

Già, perché il professionista padovano dato per vicino al Pd (in passato vicepresidente dell’azienda di trasporti veneziana Actv in quota Margherita, già direttore dei lavori del tram di Padova e Mestre e responsabile del preliminare del Passante veneto, chiamato a firmare il controstudio sui flussi di traffico nel mastodonte commerciale Veneto City a Dolo, coinvolto nella realizzazione del Casello di Albarea, del Grande Raccordo Anulare di Padova (GRAP) e della Camionabile sull’Idrovia Padova-Venezia), è stato uno dei dodici finanziatori ufficiali della campagna elettorale del sindaco Achille Variati (Pd) alle ultime elezioni comunali.

Si tratta di una cifra che i minimizzatori in servizio permanente effettivo liquideranno facendo spallucce: 3 mila euro. Ma non è la cifra che conta: è il fatto in sé.

Il fatto che il progettista per conto del Consorzio Iricav 2 abbia sostenuto attivamente, sborsando denaro, l’amministratore pubblico che oggi magnifica un’opera tutta sulla carta, e su carta intestata a quello stesso progettista. Non si scappa: è un clamoroso caso di incompatibilità.

Come promemoria, pubblichiamo i nomi di tutti i finanziatori del sindaco Pd diffusi dall’agenzia Alias (oggi Regina Rossa, di cui era socio il vicesindaco Jacopo Bulgarini d’Elci) nell’ottobre 2013, a cinque mesi dal voto che confermò Variati primo cittadino del capoluogo berico. In modo che la prossima volta, l’egregio e trasparente borgomastro stia più attento. Perché ora dovrebbe prendere provvedimenti. O sul Tav in salsa palladiana incomberà per sempre l’ombra di uno dei suoi 12 apostoli. Gesù finì sulla croce per uno soltanto. E per soli 30 denari. Qui sono 3000.

Unicomm Srl (gruppo di supermercati e centri commerciali della famiglia Cestaro): 20.000 euro
Paolo Marzotto (omonima famiglia di industriali dell’abbigliamento): 10.000 euro
Trivellato Spa (concessionario Mercedes): 10.000 euro
Art. Fer. Artigiani del ferro (azienda di Barbarano Vicentino): 6.000 euro
Francesca Lo Schiavo: 5.000 euro
Ferrazza Srl (azienda di elettronica industriale di Cornedo Vicentino): 4.000 euro
Gianmaria De Stavola (ingegnere dello studio Idroesse): 3.000 euro
Otello Dalla Rosa (amministratore unico Aim Energy): 2.500 euro
Paolo Caoduro (Caoduro Spa, presidente Vicenza Futura, promotrice del nuovo stadio-arena eventi a Vicenza Est): 2.000
Carlo Caoduro (fratello di Paolo, Caoduro Spa): 2.000 euro
Angelo Guzzo (presidente Acque Vicentine, Pd): 1.000 euro
Enrico Guzzoni (revisore dei conti del Comune nel 2010-2012, lavora nello studio Turchetti-Zanguio): 1.000 euro

 

link articolo

 

Nuova Venezia – La cricca del Mose voleva il Contorta

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17

dic

2014

Mose, Mazzacurati libero dopo l’arresto incontrò Costa

La cricca voleva il Contorta

Intercettazioni svelano i maneggi di Baita e Adami con Mazzacurati e un incontro tra l’ex capo del Cvn e Paolo Costa

VENEZIA – Erano stati scarcerati, dopo essere rimasti in una cella o nella propria casa agli arresti domiciliari, Piergiorgio Baita il 21 settembre 2013 e Giovanni Mazzacurati poco prima, l’8 agosto. Entrambi avevano deciso di raccontare quello che sapevano dei fondi neri, della corruzione ai vari livelli, eppure nel marzo 2014, quando entrambi si erano dimessi dal consiglio d’amministrazione della «Mantovani» il primo e dalla presidente del Consorzio Venezia Nuova il secondo, continuavano a tenere le fila degli affari.

Al centro del loro interesse c’era lo scavo del canale Contorta Sant’Angelo, quello per far passare in laguna le grandi navi da crociera. Si muovono per convincere Paolo Costa, il presidente dell’autorità portuale ad affidare al Consorzio, alla Mantovani quell’intervento da 200 o 300 milioni di euro. E con loro c’è il padovano Attilio Adami, presidente della società di ingegneria «Protecno srl» di Noventa Padovana.

C’è una relazione degli investigatori della Guardia di finanza di Venezia, quelli che hanno arrestato Mazzacurati nell’ambito dell’indagine del pm lagunare Paola Tonini per la turbativa d’asta della gara dell’Autorità portuale. Una delle innumerevoli relazioni, scritta sulla base di intercettazioni, accertamenti e studio della documentazione. Relazione che è finita anche sul tavolo del pubblico ministero di Padova Giorgio Falcone.

Si legge che nel marzo 2014 Baita e Adami chiedono a Mazzacurati di usare la sua influenza, evidentemente ancora intatta o quasi nonostante l’arresto e le confessioni, e di fare in modo che se il canale Contorta si dovesse fare il lavoro spetterà loro. E Mazzacurati si muove, tanto che poco prima della sua partenza per la California, dove è tuttora, lo va a trovare Paolo Costa. Concluso l’incontro, l’ex presidente del Consorzio Venezia Nuova rassicura Baita, spiegandogli che il presidente dell’Autorità portuale sembra davvero disponibile ad accogliere i suoi suggerimenti.

Non si tratta di una totale sorpresa, visto che quattro mesi prima, il 10 novembre 2013, il consigliere comunale Beppe Caccia con un’interrogazione al sindaco Giorgio Orsoni chiedeva: «Anche il canale Contorta Sant’Angelo sarà affidato al Consorzio Venezia Nuova, grazie al regime di concessione unica, nonostante le inchieste penali in corso sul condizionamento esercitato da una potente lobby sulla vita produttiva e politico amministrativa in laguna?».

E l’interrogazione ricordava che «all’attività di studio e progettazione del canale Contorta Sant’Angelo sarebbe stata affidata dall’Autorità portuale e dal Magistrato alle Acque alla «Protecno srl» con il coinvolgimento dell’ingegnere veneziano Daniele Rinaldo, già direttore di cantieri del Consorzio Venezia Nuova, e marito di Maria Teresa Brotto, ex dirigente dello stesso Consorzio Venezia Nuova e della società Thetis» (arrestata e uscita dall’inchiesta Mose con un patteggiamento).

Ma Caccia, questa volta assieme ad un altro ex amministratore comunale, Gianfranco Bettin non ha mollato l’osso e ieri hanno dichiarato essere inaccettabili le pressioni del ministo Maurizio Lupi e del governatore Luca Zaia per lo scavo del Contorta. «Inaccettabile è la riproposizione, da parte di Governo e Regione, della stessa logica di scavalcamento e forzatura delle procedure che abbiamo visto nei vent’anni del “sistema Mose”. E abbiamo tutti visto quali danni questa logica abbia portato e quali illegittimi interessi corruttivi si siano, nelle sue pieghe, imposti».

Giorgio Cecchetti

 

Un canale lungo 5 chilometri, largo 120 metri e profondo 10,5. Dai fanghi 400 ettari di barene

Una partita che vale 150 milioni di euro

VENEZIA – I numeri del progetto sono da capogiro, non per nulla avevano fatto venir fame ai “lupi dell’appalto” del Consorzio Venezia Nuova: la proposta dell’Autorità portuale prevede, infatti, di scavare un nuovo canale in laguna profondo dieci metri e mezzo e largo 120, lungo quasi cinque chilometri con sei milioni e mezzo di metri cubi di fanghi da togliere, per portare i fondali dall’attuale profondità di 2 metri a meno 10 e per permettere così il passaggio di grandi navi anche oltre le 130 mila tonnellate. Fanghi con i quali il Porto annuncia di voler ricostruire 400 ettari di barene, come opere di mitigazione all’impatto del nuovo possente corso d’acqua.

I tempi di realizzazione stimati sono di 19 mesi dal via ai lavori. I costi – sui quali si erano concentrati gli appetiti dei “soliti noti” – 148 milioni di euro. Sono questi i numeri del progetto elaborato dall’Autorità Portuale per portare le navi transoceaniche allo scalo passeggeri in Marittima, senza più passare dal Bacino di San Marco: ingresso per la bocca di porto di Malamocco (e non più del Lido), Canale dei Petroli in coabitazione con le navi merci dello scalo commerciale (con un senso unico alternato da regolamentare) e, quindi, all’altezza dell’isola di Sant’Angelo delle Polveri lo scavo di un nuovo, profondo canale diretto in Marittima, sul tracciato di quello piccolo esistente.

Numeri che fanno gridare gli ambientalisti all’attentato alla salvaguardia della laguna, perché la bocca di porto di Malamocco è già oggi interessata da volumi di marea di circa 10 mila metri cubi al secondo, mentre si calcola che la laguna perda circa un milione di metri cubi l’anno di sedimenti, a causa dell’erosione, del moto ondoso e dello scavo dei canali. Il presidente Costa ha detto più volte che il Contorta dell’Angelo è – per il porto – l’unico progetto percorribile per togliere le navi dal Bacino San Marco in tempi ragionevoli. Ieri, intanto, il prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro è andato in visita alla “control room” del Mose all’Arsenale: è lui ad aver firmato la nomina dei due commissari del Consorzio Venezia Nuova – Luigi Magistro e Francesco Ossola – e ora ha voluto vedere da vicino di che si trattava.

Roberta De Rossi

 

Dal 4 giugno 2014 il Mose non è più sinonimo di dighe mobili che salvano Venezia dall’acqua alta, ma il nome-simbolo del malaffare e della corruzione. Uno scandalo che ha travolto la Serenissima, in mezzo tra l’Expo di Milano e quello di Mafia Capitale, resta il più grande di tutti i tempi. Basti pensare che la mega tangente dell’Eni che nel ’92 azzerò la classe politica italiana era di 140 miliardi di lire, 70 milioni di euro, mentre per il Mose si parla di 1 miliardo di euro ovvero mille miliardi di vecchie lire.

A raccontare nel dettaglio e in presa diretta l’inchiesta, con documenti esclusivi, verbali di interrogatorio e mememorie di imputati eccellenti, è il volume, da pochi giorni in libreria, “Mose, la Retata Storica” (Edizioni Nuova Dimensione) con prefazione del direttore del Gazzettino Roberto Papetti. Il libro scritto da tre giornalisti del Gazzettino – Gianluca Amadori, Monica Andolfatto e Maurizio Dianese – contiene sia lo sviluppo delle indagini che una mole considerevole di documenti esclusivi e inediti sull’inchiesta Mose, iniziata ben sei anni prima con una verifica fiscale effettuata dalla Guardia di Finanza nella sede di una cooperativa di Chioggia che lavorava per il Mose. Da lì gli autori ricostruiscono il filo della corruzione che avviluppa la storia recente di Venezia e del Veneto, attorno al Consorzio Venezia Nuova e ai suoi vertici e alle sue imprese.

Oggi alle 17.30 nel Palazzo delle Prigioni, in Riva degli Schiavoni, sarà lo stesso Papetti con Gianfranco Bettin a presentare il libro, sollecitato dai liceali del Marco Polo, con la partecipazione di Carlo Nordio, procuratore aggiunto di Venezia. Il blitz della Guardia di Finanza coordinato dai pm Paola Tonini, Stefano Buccini e Stefano Ancilotto, scatta alle 4 del mattino e ammanetta 34 persone: così il 4 giugno diventa dunque la data spartiacque, la data che segna l’inizio della fine per un sistema che si è dedicato al saccheggio dei soldi pubblici per oltre un decennio, utilizzando vari sistemi. È un terremoto per la vita della città, che si scopre ferita a morte. Ma anche in Regione Veneto scoppia il finimondo.

 

Nuova Venezia – Il commissario stoppa il Masterplan di Enac

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17

dic

2014

Ribadite le riserve sulla compatibilità con il Pat e l’inquinamento acustico e atmosferico

TESSERA – Il Comune mette i suoi paletti alla Via (Valutazione d’impatto ambientale) per il masterplan dell’Enac per l’aeroporto Marco Polo di Tessera, valevole fino al 2021. Il commissario straordinario del Comune, Vittorio Zappalorto, con i poteri del Consiglio comunale ha infatti approvato ieri le osservazioni dell’amministrazione al documento di pianificazione dello scalo aeroportuale gestito dalla Save che ne fissa le future linee di sviluppo. Il Comune eccepisce infatti la compatibilità urbanistica del nuovo strumento con il suo Piano di assetto del territorio, da poco approvato e in generale con la propria pianificazione urbanistica.

Perplessità sono avanzate anche sull’impatto sull’inquinamento acustico e quello atmosferico che lo sviluppo del nuovo aeroporto comporterà, con l’aumento del numero dei voli e l’aggiunta di almeno una pista d’atterraggio.

Ma anche su quello rispetto al moto ondoso, allargato all’intero habitat lagunare, visto che il masterplan dell’aeroporto prevede anche un allargamento della darsena attuale dell’aerostazione, con un aumento considerevole del traffico acqueo da e per Venezia.

Lo stesso vale per i problemi del trasporto automobilistico della zona, destinati a crescere con l’aumento del traffico di quello che sarà, secondo il masterplan, il terzo aeroporto italiano dopo Milano e Roma.

Il masterplan di Enac si proietta poi sin verso il 2030 con un’estensione dell’aeroportuale che andrà a interessare il territorio anche di altri Comuni del Veneziano, a cominciare da Quarto d’Altino. Di qui, come è stato detto anche in un intervento ieri in Consiglio comunale, la legittima preoccupazione che il progetto di una società privata come la Save finisca per pianificare aree pubbliche come quelle dei Comuni interessati. Il Masterplan dell’Enac per il Marco Polo prevede che ci siano più “finger” (i collegamenti tra gate e aereo), il people mover è già in gara e il piazzale per i velivoli avrà sette posti in più. Sarà potenziata la pista per avere più capacità di rotazione degli aerei. Tra il 2014 e il 2016 saranno eseguiti i lavori alla pista sussidiaria, quella cioè del rullaggio e quando sarà pronta si interverrà sulla principale. L’incremento della pista impone l’imbonimento di aree lagunari, ma il Palav (Piano d’area della laguna) lo vieta. Anche l’inserimento delle aree dell’aeroterminal per Ca’ Farsetti non sarebbe possibile. Su quell’area infatti è previsto il terminal di Tessera il cui piano particolareggiato ha già avuto il sì del consiglio comunale.

(e.t.)

 

Con voto unanime il Consiglio regionale ha approvato la mozione “Il Porto di Venezia. Motore con Chioggia e porto Levante del rilancio della crescita nel Veneto e in Italia”. La discussione, sospesa allo scorso Consiglio, è proseguita ieri con gli interventi dei consiglieri Tesserin, Niero, Caner, Sella Pigozzo, Pettenò, Bottacin, Giorgetti, Laroni, che, seppur con qualche distinguo, hanno evidenziato l’importanza della portualità di Venezia come perno dello sviluppo economico del Nordest. Il capogruppo della Lega Nord ha evidenziato alcune perplessità legate alla questione dei finanziamenti privati del porto offshore, chiedendo quindi venissero tolti i riferimenti in tal senso. La mozione è stata modificata e il testo approvato impegnano Presidente e Giunta regionale ad attivarsi col Governo affinché lo stesso compia ogni atto necessario a valorizzare il porto di Venezia nell’ambito del piano strategico della portualità e della logistica e, in particolare, a far selezionare il progetto di costruzione del sistema portuale offshore-onshore di Venezia, anche nelle sue articolazioni onshore di Chioggia, Porto Levante e Mantova tra quelli da ritenere più urgenti, con la garanzia che la maggior parte delle risorse siano private.

 

Gazzettino – Mose. “Chisso, collettore di tangenti”

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16

dic

2014

MOSE – Le motivazioni del gup sul patteggiamento (2 anni e mezzo) all’ex assessore regionale

«Chisso, collettore di tangenti»

«Per nove anni ha ricevuto uno “stipendio annuale” e dazioni una tantum dal sistema del Consorzio»

Dall’inchiesta sul sistema Mose risulta che l’ex assessore regionale alle Infrastrutture, Renato Chisso, era il «collettore del denaro prezzo della corruzione».

Lo scrive il giudice per l’udienza preliminare di Venezia, Massimo Vicinanza, nelle motivazioni, depositate ieri, della sentenza di pattegiamento con cui, lo scorso 28 novembre, ha applicato all’esponente politico di Forza Italia la pena di due anni, sei mesi e 20 giorni di reclusione, sulla base dell’accordo raggiunto con i pm Stefano Ancilotto, Stefano Buccini e Paola Tonini.

Nella sentenza vengono citate la vicenda del 7 febbraio 2013 «seguita passo passo dagli investigatori grazie all’attività di intercettazione telefonica, che ha portato ad individuare la consegna di denaro» all’ex assessore, nonché le dichiarazioni rese da Claudia Minutillo, responsabile di Adria Infrastrutture, uno dei soggetti giudici che avevano interesse ad ottenere l’adozione di atti pubblici favorevoli, Giovanni Mazzacurati, presidente del Consorzio Venezia Nuova (Cvn) al quale era stata affidata la realizzazione dell’opera denominata Mose, Piergiorgio Baita, Nirco Voltazza, «tutte convergenti» contro Chisso. Insomma, secondo gil gup «non vi sono elementi in forza dei quali fondare il proscioglimento» richiesto dalla difesa.

Il giudice sottolinea che la condotta illecita di Chisso si è protratta per 9 anni, a partire dalla sua nomina ad assessore nel 2005, e scrive che è corretta la qualificazione giuridica del reato di corruzione operata dalla Procura e poi confermata dalla Cassazione, «visto che l’impegno del pubblico amministratore, retribuito con uno “stipendio annuale” e con dazioni una tantum, di adottare in senso favorevole al Consorzio tutti i provvedimenti previsti dalla legge, anche quelli contrari ai doveri d’ufficio, integra la violazione dell’articolo 319 cp».

La sentenza entra anche nel merito del reato di abuso d’ufficio contestato a Chisso in concorso con il dirigente regionale Fabio Fior in relazione all’affidamento al Cvn del Servizio Informativo per il monitoraggio delle discariche abusive e incontrollate del Veneto. Affidamento ritenuto illecito e reso possibile «proprio grazie alla copertura politica del Chisso… in chiara violazione della disciplina generale in materia di appalti di pubblici servizi». Quel progetto fu finanziato con oltre 4 milioni di euro, somma che Baita ha definito uno «sperpero totale di soldi dello Stato a beneficio di nessuno», anche perché il Servizio Informativo affidava gli incarichi «senza nessun tipo di gara, a parenti, amici, cose del Consorzio».

Quanto alla pena inflitta a Chisso, il giudice la definisce «congrua e correttamente determinata… L’imputato pare meritevole delle attenuanti generiche, se non altro perché in tal modo si adegua la pena all’effettivo ruolo avuto nella vicenda, tenuto conto delle sanzioni già applicate ad altri protagonisti della vicenda, tra cui il presidente della Regione Veneto Galan».

Infine la confisca, disposta per l’ammontare di 2 milioni di euro (a fronte di soli 1500 euro sequestrati all’ex assessore), somma quantificata «in via prudenziale» dal gup: «Deve ritenersi che nel corso degli anni, cioè dal 2005, Chisso per l’adozione di atti contrari ai doveri d’ufficio è stato retribuito stabilmente con somme non inferiori, se si tiene conto delle indicazioni forniute da Mintuillo e Mazzacurati, a 200mila euro per anno, oltre a dazioni ugualmente significative, anche prossime al milione di euro (dichiarazioni di Baita), ovvero cessioni o acquisti in plusvalenza di quote di società… La condotta, si è detto, si è protratta per nove anni».

 

 

LETTERE AL DIRETTORE – Con il “premio”a chi confessa si può combattere la corruzione

Caro direttore,
mentre la corruzione dilaga, il governo disegna. Mi riferisco al disegno di legge anticorruzione che, diversamente dal decreto legge, richiederà i tempi parlamentari per diventare legge. Ma voglio aggiungere un aspetto interessante. Venerdì scorso alle 18, un’ora prima che si riunisse il Consiglio dei ministri, circolava una bozza di questo Ddl in cui, all’articolo 1, era presente un comma che istituiva per i pentiti in questioni di corruzione la stessa norma premiale già istituita contro mafia e terrorismo, con sconti di pena da un terzo fino a metà, secondo l’aiuto offerto. Alle 20, al termine del Consiglio dei ministri, nel Ddl di questa norma non c’era più traccia. Cosa dobbiamo pensare? Forse ha ragione Massimo Fini. Le parole gridate ai quattro venti dai nostri governanti contro i disonesti, sono solo fumo negli occhi. Le reali intenzioni viaggiano su un altro binario.
Giovanni Moccia

Venezia

——
Caro lettore,
il tema è complesso ed eviterei quindi semplificazioni eccessive. Personalmente, come ho avuto modo di scrivere anche nella prefazione del libro “Retata storica” uscito in questi giorni e dedicato allo scandalo Mose, ritengo che il fenomeno corruttivo abbia raggiunto nel nostro Paese un livello di tale gravità ed estensione, da giustificare anche l’adozione di misure eccezionali, come appunto quella di prevedere sconti di pena significativi per i corrotti che confessano e forniscono un concreto aiuto ai magistrati nelle loro indagini. Del resto è altrimenti difficile spezzare la catena d’interesse che lega corrotti e corruttori. Naturalmente non mi sfuggono le riserve o le controindicazioni di natura etica e anche giuridica che una tale misura può generare: “premiare” chi ha commesso un reato può non trovare tutti d’accordo. Ma credo che, come accadde per il terrorismo negli anni di piombo, sia necessario anteporre a tutto l’interesse generale e la necessità di colpire in modo deciso la corruzione. E ritengo questa misura più efficace degli ipotizzati aumenti di pena che rischiano di restare sulla carta se non si danno ai magistrati strumenti efficaci per scoprire e colpire il malaffare.

 

VIVERE OGGI LA LEZIONE DI SAN PAOLO

Domenica San Paolo ci esorta: “Siate sempre lieti”; e ripetutamente nelle sue lettere: “State lieti… non preoccupatevi di nulla”. Dobbiamo perciò essere lieti e sereni anche quando restiamo senza soldi, anche il giorno che paghiamo le tasse. Ma c’è un modo per coltivare la letizia, la serenità? Vito Mancuso, col suo libro “Io amo”, suggerisce di cominciare dall’essere felici di sè, “dall’accettazione della propria condizione, amata per quella che è anche nei suoi limiti, ai quali si giunge a sorridere con quella leggerezza dell’autoironia che è una delle proprietà più belle dell’essere umano”. E poi allargare lo sguardo agli “altri”, poiché “ognuno di noi nasce dalle sue relazioni, vive nelle sue relazioni, è le sue relazioni. L’Io è costitutivamente relazione. Quando si vive per gli altri si sente il proprio Io espandersi”. Ecco, trovo questi concetti splendidamente sintetizzati dall’ossimoro di uno spot pubblicitario letto oggi sul Gazzettino: “Siate egoisti, fate del bene. Fare del bene è il miglior modo di sentirsi bene”. Cioè di essere lieti. Anche in vista del vicino Natale.

Domenico Ceoldo – Vigonza (Pd)

 

CORRUZIONE, I MAGISTRATI UNICO BALUARDO

L’ennesimo problema di corruzione, in questo Paese, dimostra come la politica è incapace di controllare chi si serve di essa e da molto tempo. Le compiacenze, i legami con il malaffare sono ormai il costume endemico di una società che è costretta a convivere, ma reagisce ancora stupendosi di tanto marcio che si annida in chi, nelle istituzioni come nel privato, gestisce il potere e. Purtroppo il danno d’immagine a questa povera Italia è diventato una voragine, esposta al pubblico ludibrio su tutto il Pianeta! Quando poi a essere coinvolta nella corruzione è pure la capitale di una nazione, che dovrebbe essere il riferimento per orgoglio, cultura, storia, autorità politica centrale, in una democrazia occidentale, tutto ciò che gravita e fa perno su organizzazioni malavitose di questa città, riflette inesorabilmente l’intera società malata. Ora bisogna provvedere al rimedio, con giustizia, senza alcuna indulgenza e con rigore cristallino almeno per tentare di recuperare un po’ di onore perso. Ma quante altre situazioni, analoghe a Roma, ci saranno da far scoperchiare? Ci sarebbe da azzerare un intero sistema politico-istituzionale, che non può certo definirsi garante di uno Stato di diritto! Esistono solo privilegi e furti, questi ultimi nei confronti dei cittadini contribuenti. Con l’amaro in bocca e tanta tristezza faccio davvero fatica a dire che questa Costituzione tuteli i cittadini. E come potrebbe, se padroneggia la piena libertà di approfittarsi della gestione pubblica, da dove invece dovrebbero uscire modelli di servizi eccellenti, mentre si assiste solo a buone intenzioni, per giunta riuscite a metà? L’unica speranza la ripongo nelle persone che hanno ancora vero senso dello Stato, come alcuni solitari magistrati, sorretti naturalmente dalle forze dell’ordine. Sono loro i veri garanti dei cittadini e dell’intera collettività nazionale.

Adalberto de’ Bartolomeis – Monselice (Pd)

 

Nuova Venezia – Appalto idrovia a gruppo dello scandalo Mose

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16

dic

2014

LA TECHNITAL

Appalto idrovia a un gruppo nell’orbita Mose

La Technital della galassia Mazzi fa l’offerta migliore. L’assessore Conte: «Se non ha i requisiti, incarico alla seconda»

VENEZIA – La società di progettazione veronese Technital, in associazione temporanea d’impresa con la padovana Beta Studio di Ponte San Nicolò, si è aggiudicata in via provvisoria la gara per la redazione del progetto preliminare del completamento dell’Idrovia Padova-Venezia come canale navigabile, con funzione anche di scolmatore del fiume Brenta. Fa un passo in avanti dunque una delle Grandi incompiute del Veneto: la progettazione preliminare aveva un costo di un milione di euro, mentre il completamento dell’opera è stimata in 600 milioni di euro.

«Si sa che nelle gare vincono le offerte migliori – ha spiegato l’assessore regionale all’ambiente Maurizio Conte a chi gli faceva notare che la Technital fa parte delle imprese del Consorzio Venezia Nuova, al centro dell’inchiesta Mose – e la trasparenza verrà garantita perché, come in ogni bando, dopo la nomina si procede all’acquisizione di tutta la documentazione della società che include anche le norme di verifica antimafia, antiriciclaggio e altre previste. Quindi, se la società non avrà i requisiti richiesti, il titolo verrà revocato e si passerà a chi è secondo in graduatoria».

La società Technital appartiene a due fiduciarie che, secondo molti, fanno riferimento ad Alessandro Mazzi, l’imprenditore arrestato per corruzione, finanziamento illecito e false fatturazioni nell’inchiesta Mose il 4 giugno scorso e protagonista di uno dei patteggiamenti più alti dell’inchiesta: due anni e quattro milioni di euro di risarcimento.

Anche secondo Giovanni Mazzacurati, l’ex presidente del Consorzio Venezia Nuova e Grande Corruttore del sistema Mose, ha messo a verbale più volte che la società Technital fa riferimento al gruppo Mazzi. In particolare la società veronese sarebbe stata il tramite tra il Consorzio Venezia Nuova e Gianni Letta, l’ex sottosegretario del governo Berlusconi.

In Regione l’assessore Maurizio Conte ha fatto il punto sul «Piano delle azioni e degli interventi di mitigazione del rischio idraulico e geologico» redatto dopo l’alluvione: «Dal 2010 a oggi – ha spiegato Conte – abbiamo investito 500 milioni di euro per la sicurezza idraulica, una somma mai vista, ma limitata rispetto all’obiettivo di 2,7 miliardi di investimenti previsti nel piano. Abbiamo bisogno di risorse: dovremmo avere 1 miliardo e 400 milioni che ci spettano dallo Stato, ma le somme sono congelate dal Patto di Stabilità». Il 2014 è stato un anno difficile per le condizioni meteo e a risentirne è in particolare la provincia di Belluno. A causa di un inverno mite e piovoso si sono verificati infatti numerosi schianti di alberi ad alto fusto con una perdita di circa il 77% (circa 500 mila alberi) dell’incremento legnoso annuo per un danno stimato sui 7,5 milioni in termini di redditività potenziale compromessa. In aggiunta, si è notato un fenomeno di frane diffuse, a tratti con insolita violenza, come la tragedia di Refrontolo a cui è destinata una dotazione straordinaria di 3 milioni di euro. A giorni partiranno le procedure di appalto e realizzazione per la cassa di espansione sul torrente Muson a Fonte e Riese Pio X a Treviso, per il bacino di laminazione a Mansuè, Portobuffolè e Fontanelle a Treviso, per l’opera d’invaso «Anconetta» a Sant’Urbano e Vighizzolo d’Este e altre. Proseguono inoltre le azioni per il miglioramento della qualità dell’aria (quattro bandi per sostituzione impianti a legna obsoleti, rottamazione veicoli inquinanti, illuminazione e bike sharing).

Vera Mantengoli

 

Progetto partecipato per valorizzare l’asta del fiume: in 700 per il rilancio del territorio

Firmato il patto per difendere il Brenta

VENEZIA – Un patto per rendere il fiume Brenta sostenibile e difenderlo da eventuali abusi o interventi dissennati. É stato firmato ieri mattina a Venezia il «Contratto di Fiume per il Brenta» alla presenza dell’assessore alla pesca Franco Manzato, delegato per l’assessore all’ambiente Maurizio Conte. Si tratta del primo processo partecipato a grande scala in Veneto che ha lo scopo di mettere in rete comuni, istituzioni e associazioni che vivono a contatto con il Brenta affinché si affrontino insieme i punti critici (per esempio il prosciugamento dell’acqua da parte di centrali idroelettriche o gli interventi per sistemare gli argini) e si uniscano le forze per progetti positivi (in particolare le associazioni sportive, ambientaliste, scientifiche, turistiche e le oltre 400 Ville Venete che rientrano nel bacino del Brenta).

Per adesso hanno firmato l’accordo le province di Padova, Venezia e Vicenza più Trento e Belluno come osservatrici, tre Consorzi di Bonifica (Brenta, Acque Risorgive e Bacchiglione), tre Unione Montane (Valbrenta, Sette Comuni, Grappa), tre Consigli di Bacino (Laguna di Venezia, Brenta e Bacchiglione), 33 Comuni rivieraschi (in previsione ce ne sono un totale di 100) e hanno preso contatto circa 700 realtà associative (info@contrattodifiumebrenta.com). La proposta è partita qualche anno fa da Rolando Lubian, presidente associazioni pescatori veneti dilettanti, e ora vede la partecipazione di tante associazioni come quelle di canottaggio e rafting, guidate dal campione olimpico Ivan Pontarollo.

(v.m.)

 

L’assessore all’Ambiente Conte: «No alla camionabile, meglio puntare sulla rotaia. Presto riunita la conferenza dei sindaci»

Semaforo verde all’Idrovia Padova-Venezia come canale navigabile e scolmatore del fiume Brenta. A comunicare l’esito del bando di gara e l’aggiudicazione della stesura del progetto preliminare a Techital e a Beta Studio è stato l’assessore all’Ambiente e alla difesa del suolo, Maurizio Conte, durante il consuntivo delle iniziative assunte nel 2014 dalla Regione in materia di rischio idrogeologico, miglioramento dell’aria e interventi sul patrimonio forestale.

«A breve ci sarà per l’Idrovia una conferenza dei servizi con i sindaci del territorio – ha detto l’assessore -. Inoltre, ci confronteremo con l’Interporto di Padova e il Porto di Venezia sul dimensionamento dei natanti per il trasporto merci. La camionabile? Stralciata, meglio un collegamento su rotaia».

Dal 2010, ha detto Conte, la Regione ha impegnato 500 milioni (120 solo quest’anno) nell’ambito di un ampio piano per le azioni e gli interventi di mitigazione del rischio idrogeologico per complessivi 2,7 miliardi. Un impegno che non si esaurirà. L’assessore all’Ambiente ha anche annunciato l’imminente realizzazione dei bacini di laminazione sul Bacchiglione a monte di viale Diaz nei Comuni di Vicenza e Caldogno, sull’Agno-Guà-Santa Caterina in Sant’Urbano e Vighizzolo d’Este (Padova), sul Livenza tra Portobuffolè e Mansuè e sul fiume Monticano nella trevigiana Fontanelle. Oltre all’avvio delle gare per i bacini sull’Alpone all’altezza di Montecchia di Crosara (Verona), sul Muson tra Fonte e Riese Pio X (Padova), e a quella in corso per il bacino sul Tramigna funzionale a Soave e San Bonifacio (Verona). Per l’erosione costiera e il ripristino ambientale dei litorali, invece, 1,1 milioni in più a Bibione, 3,5 a Caorle, 4,4 a Jesolo e Cavallino Treporti e 1,8 a Chioggia. Sul fronte miglioramento dell’aria, chiusi 4 bandi per la rottamazione di stufe e auto, l’illuminazione e il bike sharing.

Costante la diminuzione d’inquinanti in atmosfera. Nota negativa: l’aumento di benzo(a)pirene causato dalle biomasse per il riscaldamento domestico. Mentre nel settore forestale, le precipitazioni nevose di gennaio-febbraio hanno comportato specie in provincia di Belluno gravi danni al patrimonio boschivo d’alto fusto, con schianti pari a 235mila metri cubi, una perdita di redditività potenziale di 7,5 milioni, 96 interventi e una spesa complessiva di 21 milioni di euro.

«Ora rivolgeremo l’attenzione ai nuovi piani rifiuti, cave e aria – ha concluso Conte – E solleciteremo al Governo risorse vere, almeno con lo sblocco del nostro miliardo e 400 milioni tenuto fermo in Cassa centrale dal patto di stabilità».

Vettor Maria Corsetti

 

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