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Dibattito pubblico al Teatrino dei Frari per la rassegna Ecofestival. Patrimonio da valorizzare

Lazzaretti per l’archeologia, nuovo parco urbano alla Certosa. Il caso della vendita di Poveglia

VENEZIA – Isole come risorsa per la città. Potenzialità immense e non del tutto valorizzate per difendere il paesaggio, recuperare luoghi abbandonati, creare nuova economia e occasioni di lavoro. Ci voleva un gruppo di ragazzi, i bravi Cerchidonda, per mettere intorno a un tavolo soggetti privati che a vario titolo stanno realizzando progetti per la valorizzazione di isole della laguna. Patrimonio immenso che non sempre le amministrazioni sanno di avere. Dibattito intenso con un grande pubblico ieri nel teatrino dei Frari, nell’ambito della rassegna «Ecofestival».

I Lazzaretti. Esperienza pilota quella che Girolamo Fazzini conduce da ormai trent’anni. Grazie al lavoro dei volontari un’isola dalla grande storia, il Lazzaretto Nuovo, è stata recuperata e restaurata. Oggi il Tezon grando, l’edificio più grande e ben conservato dopo le Teze dell’Arsenale, è un libro aperto che racconta la storia degli appestati e della quarantena, ma anche l’archeologia e la storia della laguna, con percorsi naturalistici e campi di studio dell’Università. «Ne abbiamo fatti una trentina, con le nostre sole risorse», dice orgoglioso Fazzini. Che adesso vuole trasformare il Lazzaretto Vecchio, restaurato e affidato anch’esso ai volontari di Archeoclub, nel museo archeologico lagunare. Il progetto era pronto, con la supervisione di Luigi Fozzati.

I fondi in parte stanziati. Ma nulla si muove. Certosa. Diversa ma complementare l’esperienza della Certosa. 15 ettari in laguna nord, ex convento e poligono di tiro, affidata nel 2007 a Vento di Venezia, la società del velista Alberto Sonino. Che vi ha realizzato grazie anche all’aiuto di Comune e Regione e ai contributi europei, una darsena di prim’ordine e un polo produttivo. E adesso insieme al Comune costruirà il più grande parco urbano della laguna. «Attività compatibili», dice, «che possono dare lavoro nel rispetto dell’ambiente».

Sant’Erasmo, Vignole, Mazzorbo. Si chiama «Green gold Islands, territori al setaccio» il progetto di Michele Brunello, Sandro Bisà e Giuditta Vendrame, presentato anche all’ultima Biennale, che si propone di trovare un nuovo equilibrio tra agricoltura e città. «Le isole come territorio dei desideri di una città, Venezia, che può essere laboratorio della modernità», dice Brunello. Nel «liquido amniotico» di una città d’arte invasa dal turismo si trova lo sbocco futuro. Valorizzando ambiente e attività agricole e anche edifici rurali restaurati nel rispetto dei luoghi. Poveglia. Andrea Barina, dell’associazione «Poveglia per tutti» spiega come i cittadini possano, mettendosi insieme, influire sulle scelte di programmazione per le isole della laguna. Il Demanio l’ha affidata all’imprenditore Luigi Brugnaro. Ma la partita non è chiusa.

Alberto Vitucci

 

Sulla proposta di Zaia, Bonacini (Ava): serve più qualità

Brunetta (Confesercenti): è meglio una carta dei servizi

«Il pedaggio di un euro? Penso che a questo punto qualsiasi ipotesi sia degna di ascolto anche se è evidente che tra dire e fare c’è di mezzo il mare». Così il presidente dell’Associazione veneziana albergatori, Vittorio Bonacini, all’indomani della proposta lanciata dal governatore del Veneto Luca Zaia circa l’opportunità di programmare i flussi e istituire una “tassa” di un euro per chi arriva in laguna.

Bonacini va oltre. «Più che pensare a un pedaggio, del quale non mi sembra sia chiaro chi possa essere il beneficiario, penso che sia necessario offrire maggiori servizi dal punto di qualitativo e incrementare l’offerta dei servizi», continua il presidente dell’Ava, «L’unica cosa realmente insopportabile è la non gestione dei flussi turistici. A Venezia, incredibilmente, il turismo non è mai stato regolamentato. Non si è mai pensato di individuare e gestire flussi turistici né approntare terminal per gli arrivi».

Nell’eterno dibattito sulla tassa di soggiorno o meno per la città interviene anche il presidente della Confesercenti PierGiovanni Brunetta. «Non siamo contrari a una tassa di entrata purchè sia finalizzata a una carta servizi che può essere differenziata in base alla durata del soggiorno e alle esigenze del turista. Una tassa tale e qual, infatti, non avrebbe molto senso. Nella carta servizi, invece, si possono includere vaporetti, musei, toilette e includere anche un euro che resta al Comune. Con la carta servizi, inoltre, si possono intercettare anche i pendolari».

A suggerire la proposta di un pedaggio era stato Zaia sulla base di una valutazione circa i 27 milioni di turisti all’anno. Nessun dubbio, a fronte di numeri così alti, sulla necessità di programmare gli ingressi e quindi di prenotare le visite chiedendo il “pedaggio” di un euro. Certo, l’offerta dei servizi dovrà essere più appropriata e, di conseguenza, sarà compatibile la richiesta di qualche sacrificio supplementare. Guai, però a parlare di turismo di élite. «Mai e poi mai», ammonisce Zaia, «accetteremo l’ipotesi, di cui sto sentendo parlare, di evitare l’ingresso in laguna del turismo cosiddetto popolare. Mi opporrò con tutte le forze a eventuali misure che impediscono a genitori della cosiddetta classe meno abbiente di far conoscere Venezia e la storia della Serenissima ai propri figli».

 

Nuova Venezia – Fumo delle navi, nuovo esposto in Procura

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16

nov

2014

Roberto Vianello, delegato Ambiente della Municipalità: «Che fine ha fatto l’accordo Blue Flag 3?»

Nuovo esposto alla Procura della Repubblica sui fumi (neri e densi) delle navi da crociera in transito per il Canale della Giudecca e il Bacino di San Marco. A firmarlo – questa volta – è il consigliere Roberto Vianello, con delega all’Ambiente e alla portualità per la Municipalità di Venezia, Murano e Burano. Alla segnalazione, il consigliere allega fotografie della nave passeggeri Zenith della Croissières de France (battente bandiera maltese, 47 mila tonnellate) e della Msc “Preziosa”, entrambe con pennacchi neri in uscita dai camini.

«Ho inviato segnalazioni alla Capitaneria di Porto», segnala Vianello nel suo esposto, con i giorni di riferimento, «ma l’Autorità Marittima non mi ha ancora risposto, nemmeno in via interlocutoria». Tre le segnalazioni alla Guardia Costiera – dichiara il consigliere di Municipalità con delega ad Ambiente e Porto – ma nessun riscontro.

«Ho chiesto anche chiarimenti in merito all’esistenza di un eventuale accordo con gli armatori, il Venice Blue Flag 3 rinnovato per il 2014», prosgeue Vianello, «per la riduzione volontaria allo 0,10% del tenore di zolfo nei carburanti, accordo scaduto nel dicembre 2013: non c’è concordanza tra la realtà osservata tutti i giorni dalle finestre di casa e le emissioni nel canale Giudecca-Marittima e l’Autorità portuale di Venezia che asserisce di gestire un porto all’avanguardia per uso carburante super green». La Procura ha già archiviato precedenti indagini, perché i dati Arpav – pur segnalando presenze di inquinanti da Tangenziale – non evidenziavano superamento di limiti tali da mettere in pericolo la salute pubblica. «Abbiamo fatto numerose segnalazioni in questi anni, purtroppo senza esito», commenta Luciano Mazzolin, di Ambiente Venezia, «ma continueremo la nostra azione coinvolgendo il Parlamento Europeo».

 

TURISMO A VENEZIA

Zaia rilancia «Ingresso con pedaggio»

Zaia a ruota libera. Il Mose: «È un’opera nazionale, la Regione non scucirà un euro» Il sindaco: «Serve uno sceriffo»

Prenotare. Questa la parola d’ordine di Luca Zaia, presidente della Regione. Se Venezia corre verso i 27 milioni di turisti, non ci sono dubbi sulla necessità di programmare gli ingressi. Quindi di prenotare le visite. Il governatore non parla di numero chiuso, ma lo fa intendere. E rispolvera, a questo riguardo, anche l’opportunità che venga chiesto il “pedaggio” di un euro. Certo, l’offerta dei servizi dovrà essere più appropriata e, di conseguenza, sarà compatibile la richiesta di qualche sacrificio supplementare. Attenzione, però: Venezia non può essere consegnata ad un turismo di élite. Il presidente lo dice chiaro e tondo. «Mai e poi mai», avverte, «accetteremo l’ipotesi, di cui sto sentendo parlare, di evitare l’ingresso in laguna del turismo cosiddetto popolare. Mi opporrò con tutte le forze a eventuali misure che impediscono a genitori della cosiddetta classe meno abbiente di far conoscere Venezia e la storia della Serenissima ai propri figli». In una trasmissione di “Rete Veneta” Zaia ha, di conseguenza, fatto conoscere il modello di sindaco che lui ha in mente. Chi può essere? Giancarlo Gentilini, ovviamente. «Sì, Venezia ha bisogno di un sindaco sceriffo, rigoroso, che faccia pulizia e chiarezza, rispetto al passato. Non importa di quale schieramento». Un sindaco severo, che raccolga soprattutto la sfida della legalità. Non solo per quanto riguarda i grandi cantieri, tipo il Mose, ma soprattutto la vita quotidiana. È intollerabile, ad avviso di Zaia, l’assalto degli immigrati abusivi. «È intollerabile e anche incomprensibile», aggiunge, «perché la città ha soltanto due ingressi e non si riesce a capire perché da questi filtri scappi così tanta gente. Allora significa che c’è una precisa volontà di farla entrare».

Zaia parla anche del Mose e ricorda di aver detto chiaramente al presidente del Consiglio, Matteo Renzi, alla recente riunione del Cipe, che essendo questa un’opera di carattere nazionale, in cui la Regione non ci ha messo mai le mani, «finché ci sarò io non scuciremo neppure un euro per la gestione o per la manutenzione» delle dighe mobili.

Zaia coltiva la preoccupazione, al riguardo, che rendere funzionante il Mose negli anni costerà un sacco di quattrini, in particolare per la continua pulizia a cui sottoporre le paratie ed i relativi meccanismi. «Per la verità non sono neanche sicuro», ammette, che il sistema garantisca tutta l’efficacia attesa». Perplessità, queste, che fanno dire al presidente che, avendo la possibilità di ripercorrere la storia a ritroso, lui si sarebbe opposto al cantiere. Cantiere che, però, adesso c’è e va portato a conclusione con il commissariamento del Consorzio Venezia Nuova. Questo, sicuramente, «è un atto dovuto», non si poteva fare diversamente, considerata l’indagine della Procura di Venezia. E ancora una volta Zaia riconosce pubblicamente che i magistrati hanno concluso «un ottimo lavoro».

Francesco Dal Mas

 

A Tessera assemblea pubblica per il Masterplan del Marco Polo: gli abitanti di Ca’ Noghera esasperati ma fino al 2021 nessun acquisto. «A peggiorare la situazione il traffico e i cantieri della Triestina»

TESSERA «Volete comperare le nostre case?». La richiesta è emersa venerdì sera durante l’ennesimo incontro pubblico (il primo a Tessera) in cui è stato approfondito lo studio di impatto ambientale che riguarda il progetto di espansione dell’aeroporto Marco Polo fino al 2021 e che dovrebbe portare il numero di passeggeri da 8 a 11 milioni mediante l’ampliamento del piazzale, il potenziamento delle strutture di volo, l’espansione del terminal, nuovi finger. Quando diversi anni fa l’allora sindaco Massimo Cacciari, durante un’assemblea pubblica in cui si parlava di Quadrante e seconda pista, si era permesso di dire che in alcuni Paesi si prendono le case e si spostano, i residenti erano insorti. Oggi invece le cose sono cambiate: c’è crisi e il territorio ha subito delle mutazioni.

E così Pierina Giorgiutti, residente a Ca’ Noghera, dopo aver elencato tutti i disagi che oggi sono costretti a subire i cittadini della frazione, ha chiesto chiaro e tondo a Save: «Volete comprare le nostre case?». E non è l’unica a pensarla così. «A Ca’ Noghera», ha esordito, «abbiamo gli elicotteri sopra la testa, le officine aeroportuali, la Triestina con tremila auto all’ora e con i lavori di Anas e l’allargamento delle corsie non possiamo neanche più uscire di casa. Siamo isolati da tutto. Gli anziani non si muovono, non si arriva all’autobus». Un problema che con l’ampliamento dell’Aeroporto, si farebbe ancora più sentire. «Qualche anno fa», ha preso la parola un abitante, «ci hanno detto di non vendere le case, che sarebbe stata Save a comprarle. E adesso?». Save ha spiegato che in questo primo momento, ossia nel Masterplan 2021, solo l’area del camping entra a far parte del sedime aeroportuale, le altre aree verranno inglobate successivamente e passeranno al Demanio dello Stato, titolato a stabilire i prezzi. C’è chi è rimasto deluso. «Dunque fino al 2021 ci teniamo le case ed anche gli aerei che ci passano sopra la testa in numero sempre maggiore?» ha detto deluso un partecipante all’assemblea.

A voler vendere le abitazioni sono diversi residenti della zona di Ca’ Noghera soprattutto al di là della rotatoria, dopo la bretella autostradale e di fronte al centro di meccanizzazione postale. «Abbiamo sempre detto», spiega Ivano Berto promotore del comitato TesseraBella che ha organizzato la serata di venerdì, «che la destinazione dell’area di Ca’ Noghera dovrebbe essere legata allo sviluppo di attività che c’entrino con l’aeroporto. Perciò vendere le abitazioni, spostarle, prevedere adeguate compensazioni è la soluzione che ci sembra più opportuna». Il parroco, don Lionello: «Ma perché se dite che è tutto a posto, io ho dovuto cambiare tutti gli infissi tanto forte è il rumore?».

Marta Artico

 

Chioggia. il nuovo comandante della capitaneria

CHIOGGIA «Nessun comandante di porto sarebbe contento di avere un porto chiuso. Permettere alle navi di arrivare è nel nostro dna e, del resto, nessuna nave da crociera è stata mai respinta». Luca Cardarello, 45 anni, al comando della capitaneria di Chioggia da circa un mese si è trovato subito a fare i conti con l’eredità del suo predecessore, Alberto Vicini. Un’eredità intrisa di polemiche con gli operatori economici e di delusione per quanti speravano che il traffico crocieristico potesse diventare una realtà economicamente rilevante per Chioggia. E proprio al comandante Vicini era stata attribuita una certa “rigidità burocratica” che avrebbe creato non poche difficoltà all’attracco della prima “grande nave”, un paio di mesi fa. Ma su questo terreno Cardarello, giustamente, non si addentra. «Io non c’ero, all’epoca, e non posso giudicare. Ma posso dire serenamente che da parte nostra c’è tutta la disponibilità e la volontà a collaborare con le altre istituzioni cittadine e con le associazioni economiche per valorizzare e potenziare il porto di Chioggia. Di sicuro, però, serve un piano regolatore portuale adeguato a ciò che si vuole fare. C’è una variante all’attuale piano, in stand by da anni, che andrebbe completata, se si ritiene che ci sia il mercato per uno scalo passeggeri. Anzi, la variante al porto e il posizionamento sul mercato dovrebbero andare di pari passo». Ma le polemiche che, in un certo senso, hanno segnato il suo arrivo, non hanno frenato smorzato l’entusiasmo del capitano Cardarello per il nuovo incarico. «Chioggia e il vicino Delta del Po sono territori complessi, anche geograficamente (la mappa sul tavolo del comandante è significativa, ndr) ma sono luoghi affascinanti, che meritano rispetto e tutela. Anche per questo stiamo predisponendo un piano anti inquinamento»

Diego Degan

 

Gazzettino – Chioggia. Crociere appese alla variante.

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15

nov

2014

PORTO – Il nuovo comandante della Capitaneria sottolinea l’esigenza di cambiare il Prg

Cardarello: «Siamo pronti a sostenere lo sviluppo della stazione marittima»

«La Capitaneria contribuirà fattivamente allo sviluppo della portualità e all’avvio della crocieristica. Per questo, continuerà ad operare a sostegno degli operatori, tuttavia nella consapevolezza che la stazione marittima potrà dirsi funzionante, a pieno titolo, solamente quando ci sarà la variante al Piano regolatore».

Il nuovo comandante della Capitaneria capitano di fregata Luca Cardarello ha già impostato uno stretto rapporto col sindaco Giuseppe Casson, anche in vista delle scelte urbanistiche riguardanti l’area demaniale della Marittima dei Saloni, praticamente dismessa come scalo mercantile ed indicata in veste di sede ideale per il traffico pas’seggeri. Spiega l’ufficiale: «L’attuale Piano regolatore del porto, impostato nei lontani anni Settanta, risulterà finalmente superato solo con una variante che tenga conto delle mutate esigenze e dei possibili sviluppi futuri – afferma Cardarello -. Nel frattempo, ogni qual volta se ne presenterà l’occasione, sarà nostra cura favorire gli operatori affinché le operazioni avvengano rapidamente e nel pieno rispetto delle norme di sicurezza».

Cardarello prosegue annunciando l’avvio dei lavori di riparazione della banchina ovest, divenuta inagibile ai mezzi pesanti a causa di un vistoso cedimento. Si tratta proprio di quella generalmente indicata per le navi da passeggeri. «Dell’intervento – dichiara il comandante – se ne sta direttamente occupando il Genio civile». Ogni forte investimento nella crocieristica, secondo Cardarello, dovrebbe tuttavia essere deciso a fronte di accurati ed attendibili studi di mercato: «Creare costose strutture sottoutilizzate non avrebbe un gran senso. Si correrebbe addirittura il rischio di sacrificare preziosi spazi, sottraendoli ad altri settori. La portualità merita scelte oculate».

L’assessore al Porto Maurizio Salvagno condivide appieno la tesi del comandante. «Proprio in questi giorni – dichiara – stiamo valutando un’ipotesi di Prg portuale redatta dall’Aspo, l’Azienda speciale del porto. Il Comune, intanto, cerca di mediare con tutti gli enti le realtà interessate affinché Chioggia continui ad essere tenuta in considerazione dalla compagnie di navigazione. Ma il futuro dipenderà proprio dalla variante al Prg».

Roberto Perini

 

Nuova Venezia – Piu’ convogli e basta “pienoni”.

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15

nov

2014

I pendolari chiedono pure il raddoppio dei binari fino a Castelfranco

SALZANO – Stop alla cancellazione dei treni, soprattutto le navette che devono funzionare tutto l’anno, non solo durante il periodo scolastico; aggiungere convogli, uno al mattino presto e l’altro a tarda sera; evitare i sovraffollamenti. Questo per quanto riguarda il breve periodo, per il lungo, raddoppiare i binari almeno fino a Castelfranco ed eliminare tutti i passaggi a livello per evitare la possibilità d’incidenti.

Sono le richieste avanzate ieri dai pendolari nell’incontro tenutosi a Trenitalia e dove c’erano i rappresentanti dei Comuni della tratta Venezia-Bassano (per il Miranese Spinea, Martellago, Salzano e Noale), della Regione e dell’azienda, oltre al consigliere regionale del Pd Bruno Pigozzo. Assente il neo assessore ai Trasporti Elena Donazzan. I dirigenti veneti hanno anticipato che si faranno riunioni tecniche per stilare le priorità e solleciteranno Trenitalia a migliorare il servizio.

Presente. Della linea se n’è parlato parecchio negli ultimi mesi tra regionali saltati per incidenti alle sbarre, malattie del personale e altri guasti. Ebbene, i pendolari hanno chiesto che almeno i convogli previsti siano garantiti (ieri mattina ne sono saltati altri due), mentre per i prossimi mesi hanno chiesto l’aggiunta di due corse: una alle 5,26 per Venezia e l’altra, dopo le 21, per Castelfranco. Poiché l’orario che sarà in vigore tra pochi giorni non è, al momento, toccabile, si ragiona per i prossimi tre-quattro mesi. Anche perché se un treno non dovesse passare, quello successivo si riempie all’inverosimile. A marzo scorso era stato calcolato che sul 5707 in partenza da Salzano per Venezia alle 7.31 c’erano decine di passeggeri in più in una carrozza che ne può contenere 206. Futuro. La Venezia-Bassano è una delle linee più trafficate d’Italia a binario unico. Oggi quello doppio c’è solo tra Venezia e Maerne. I passeggeri spingono perché sia raddoppiato almeno fino a Noale e Castelfranco ma non è un progetto dietro l’angolo perché servono tanti soldi. Così come per i sottopassi, specie a Noale: in via Ongari si dovrebbe partire abbastanza presto, in via Mestrina i tempi sono più lunghi. «Capisco che l’assessore sia nuovo» spiega Pigozzo «ma a distanza di un anno i problemi sulla linea sono rimasti gli stessi».

Alessandro Ragazzo

 

FERROVIE – Il comitato del Miranese presenta le proprie richieste

SALZANO – Stop a ritardi e cancellazioni, aggiunta di un treno mattutino e di un treno serale, raddoppio del binario tra Maerne e Noale. Sono queste le tre richieste presentate ieri da sindaci e pendolari del Miranese all’incontro veneziano convocato dalla Regione per discutere dei problemi legati alla linea ferroviaria Bassano-Venezia.

A Palazzo Linetti in calle Priuli sono intervenuti i sindaci di Salzano, Martellago e Spinea, accompagnati dai referenti del comitato Pendolari Salzano e da quello di Bassano. Dall’altra parte del tavolo si sono seduti gli ingegneri regionali Mauro Menegazzo e Mariano Carraro, oltre ad un referente di Trenitalia. L’incontro era molto atteso perché quello di ottobre è stato davvero un mese da incubo: tra guasti tecnici, incidenti al passaggio a livello e malattie di macchinista e capo-treno, sono stati ben 50 i treni cancellati tra Noale e Venezia.

«Ci accontenteremmo di avere sempre i treni segnati sul tabellone» ha fatto sapere il comitato di Salzano. La seconda richiesta riguarda un ampliamento di orario: un treno Castelfranco-Venezia attorno alle 5.30 per i tanti operai che lavorano in laguna, e un Venezia-Castelfranco dopo le 21 per favorire baristi, commesse e commercianti. Il nuovo orario entrerà in vigore a dicembre, per le nuove corse si parla comunque della prossima primavera. La delegazione ha chiesto anche che le corse Noale-Mestre siano previste pure nei periodi di pausa scolastica. Più complessa la questione del raddoppio del binario: consentirebbe a più treni di viaggiare nella stessa fascia oraria, il problema è economico ma i pendolari chiedono che il progetto sia almeno preso in considerazione.

Polemico il consigliere regionale Bruno Pigozzo (Pd), vicepresidente della commissione Trasporti: «L’assessore Donazzan non era presente malgrado avesse fatto spostare data e orario dell’incontro». Per i sindaci Checchin di Spinea e Quaresimin di Salzano «la situazione in un anno è peggiorata. Ci auguriamo che la Regione metta nel bilancio 2015 più risorse per il trasporto pubblico».

(g.pip.)

 

Ieri mattina il corteo degli studenti e universitari ha visto la partecipazione di tanti lavoratori

Nel pomeriggio la “critical mass” tra luoghi del degrado, case sfitte e società collegate al Mose
«Riappropriamoci della città»

MESTRE – Mestre è stata il centro della protesta dello sciopero generale e sociale che ha unito lavoratori, studenti, centri sociali e sindacati di base per una giornata di mobilitazione che nella nostra città ha coagulato la protesta contro il governo Renzi a quella contro i tagli del comissario Zappalorto ai servizi del Comune. Il corteo della mattina. In 400 ieri mattina hanno sfilato per le vie di Mestre, al grido “riprendiamoci la città, riappropriamoci degli spazi che ci stanno togliendo”, ma anche per protestare contro il Jobs Act del governo Renzi e contro l’abolizione dell’articolo 18. A marciare per la città, scortati da polizia e forze dell’ordine, molti aderenti al coordinamento studenti medi di Venezia e Mestre, studenti di scuole superiori, universitari, centri sociali. Con loro una rappresentanza dei comunali autorganizzati che protestano contro i tagli agli stipendi decisi dal commissario Zappalorto, ma anche l’associazione “Opzione Zero” di Mira che si batte contro il grande progetto della autostrada Orte-Mestre, 10 miliardi di euro di investimento che ha ottenuto il lasciapassare del Cipe e che torna a far paura. Fumogeni. Musica a tutto spiano, megafono e fumogeni, il corteo è partito dal municipio di Mestre, per poi spostarsi verso via Einaudi, rotonda Quattro Cantoni, via Piave e ancora la stazione. Lì avrebbe dovuto terminare, ma i ragazzi hanno voluto continuare e attraversare via Cappuccina, scendere lungo via Sernaglia e sciogliere le fila davanti all’ex spazio Contemporaneo occupato il giorno prima. E ribattezzato “Loco”. «Zappalorto non si fa alcuno scrupolo», urlano dal megafono, «di tagliare i servizi ai giovani, gli spazi di aggregazione, chiudere biblioteche, ridurre gli orari di apertura». Molte le voci critiche nel corteo. «Gli insegnanti sono oramai demoralizzati», spiega Stefano Micheletti del Coobas scuola, «c’è molta rassegnazione nella categoria, così come in tutto il mondo del lavoro. I contratti sono bloccati da 9 anni, anche fare sciopero è diventato un lusso». Renzi nel mirino. «Siamo venuti qui», aggiunge Eliana Caramelli (autorganizzati del Comune), «per manifestare contro i tagli ai servizi decisi dal commissario, ma siamo anche consapevoli che lui non è sbarcato dal nulla, ma l’ha mandato Renzi. Ci domandiamo dove vanno a finire i soldi delle grandi opere quando poi mancano i finanziamenti per biblioteche e sociale. Ma vogliamo anche essere solidali con le giovani generazioni, così come i nostri genitori hanno combattuto per noi, se non difendiamo i contratti, che tutele avranno questi ragazzi?». «La lotta al degrado», dicono dall’altoparlante i portavoce degli studenti medi, «non la si fa con il razzismo, ma rinnovando Mestre, ridando spazi di aggregazione. Italiani, migranti studenti, riprendiamoci la città». Al corteo erano presenti anche rappresentanti di Rifondazione e di Sel. «Esprimiamo la nostra netta contrarietà al Jobs Act», spiega Federico Camporese (Sel), «perché introduce precarietà travestita da flessibilità, di cui siamo già sommersi». Biciclettata nel traffico. Dopo il corteo del mattino, una cinquantina di persone ha inscenato nel pomeriggio davanti al Municipio di Mestre la “critical mass” dello sciopero sociale: una biciclettata di centri sociali, associazioni ambientaliste e lavoratori autorganizzati del Comune di Venezia che ha sfidato il traffico per toccare i luoghi del degrado e dei tagli decisi dalla gestione del commissario Zappalorto. Ma la prima tappa del corteo di bici, allegro, aperto da una barca-triciclo con generi di conforto per i manifestanti, è stata viale Ancona e la sede di Adria Infrastrutture, società del gruppo Mantovani. Qui i manifestanti hanno ribadito il loro no al sistema Mose e ai finanziamenti pubblici all’opera investita dallo scandalo tangenti, a scapito della città e delle sue necessità impellenti. Il corteo di bici ha bloccato per una decina di minuti il traffico nell’arteria di collegamento tra via Torino e via Sansovino e velocemente si è formata una coda di auto. Alcuni mezzi hanno fatto dietrofront portandosi su via Torino, altri automobilisti hanno atteso che il corteo riprendesse la sua strada. Qualcuno ha voluto testimoniare il proprio fastidio, a colpi di clacson. Contro le case sfitte. Poi il corteo di bici si è spostato ad Altobello, davanti alle case di Campo dei sassi sistemate da Ater e ancora chiuse. «Degrado è tenere le case sfitte», hanno ribadito i manifestanti. Altri luoghi del percorso, la biblioteca in villa Erizzo che ha già chiuso servizi a causa dei tagli del commissario; villa Querini, sede delle Politiche sociali del Comune, settore particolarmente penalizzato negli ultimi mesi; l’ex Umberto I, grande spazio che la città vive come “un buco nero” e lo spazio occupato dell’ex biblioteca di via Piave dove lunedì, dopo l’occupazione di giovedì, i ragazzi si presenteranno alla cittadinanza con un aperitivo di benvenuto. Occupazione. Spazio occupato perché messo in vendita da anni dal Comune di Venezia e mai ceduto, testimonianza delle difficoltà del piano di alienazione di spazi pubblici che secondo i manifestanti dovrebbero invece tornare in uso alla comunità in questo difficile momento di crisi. Al corteo hanno partecipato anche genitori assieme ai figli piccoli. La protesta in bicicletta si è conclusa nel tardo pomeriggio in piazza Ferretto con un piccolo rinfresco offerto a tutti i partecipanti.

Mitia Chiarin e Marta Artico

 

Bettin ricorda che il Comune di Venezia ha saputo tagliare, ma non come il commissario

«Zappalorto sta distruggendo il welfare»

MESTRE Da responsabile di Ambiente e Politiche giovanili per il Comune di Venezia a fervente contestatore della gestione commissariale e della politica dei tagli. Gianfranco Bettin, ex assessore della Giunta Orsoni e leader di “In Comune” , con una lettera di fuoco, ha voluto smentire una volta di più le voci che vogliono il capoluogo veneto “privilegiato, assistito o spendaccione”. Ha portato a sostegno delle sue tesi i recenti dati del “Rapporto sulla finanza locale” della Cassa Depositi e Prestiti, secondo il quale tra il 2010 e il 2012 Venezia è stata la seconda in Italia per capacità di risparmio, riducendo la spesa pubblica del 215%, un risultato superato solo da Siena. Eppure, tuona l’ex assessore, tra il 2010 e il 2014 Venezia ha subito un taglio dei trasferimenti statali pari al 66%, contro una media nazionale del 40%. «Questo», scrive Bettin, «fa giustizia delle calunnie riversate sulla città da politicanti ed esponenti di poteri che vorrebbero allungare le mani su di essa. Ai tagli feroci oggi si aggiunge il devastante e perverso meccanismo del patto di stabilità, più pesante per Venezia», complice anche il commissario Vittorio Zappalorto, colpevole secondo l’ex membro della Giunta di «proseguire sulla linea di riduzione delle garanzie salariali e normative dei dipendenti e nella riduzione dei servizi fondamentali». Bettin non ha risparmiato le bordate contro l’attuale amministrazione neppure giovedì sera quando, assieme a Felice Casson (senatore del Pd) e Giulio Marcon (deputato di Sel), ha partecipato ad un convegno su lavoro precario e Jobs Act tra i tavolini del Palco, bar e ristorante alle porte del teatro Toniolo che negli ultimi mesi si è trasformato in una piccola fucina di proposte civiche e politiche alternative. Bettin ha criticato aspramente la decisione di non anticipare le elezioni comunali, dicendosi contrario a «lasciare nelle mani di un burocrate decisioni vitali per Venezia, come il Vallone Moranzani». «Zappalorto», ha chiosato l’ex assessore, «è stato messo qui per tagliare, per distruggere il welfare, eppure abbiamo dimostrato che proprio con le politiche sociali si possono creare posti di lavoro. In questo noi siamo stati un’eccellenza, anche se adesso è stato tutto appiattito per la sfortuna di aver avuto in coalizione chi ha preso soldi sporchi in campagna elettorale».

Giacomo Costa

 

Burattino di legno installato a Punta della Dogana. Nel mirino le istituzioni culturali accusate di sfruttare gli stagisti

Il precario ora ha il suo monumento

VENEZIA – È di legno come un burattino, seduto su un trono come il Re Nudo e ha un braccio teso con uno scacciapensieri da cui pendono diverse rane, esattamente come il «Bambino con la Rana» di Charles Ray. Si tratta del «Monumento al precario», portato in parata per mezza Venezia ieri pomeriggio in occasione dello «Sciopero Sociale», organizzato dal Collettivo Sale Docks e dal Gruppo Lisc dell’Università Ca’ Foscari contro lo sfruttamento dei lavoratori nel settore culturale. La marionetta di legno è ispirata proprio alla celebre opera che un anno fa scatenò un’accesa polemica tra chi voleva la statua e chi invece il tradizionale lampione. «Il dibattito culturale in città – ha detto Marco Baravalle, uno dei portavoce della manifestazione – deve partire da chi lavora per la cultura ed è invece sottopagato. Per mesi si è parlato se tenere o no l’opera di Ray, ma nessuno ha mai affrontato il problema dei precari della cultura che, come i mediatori culturali, ricevono 2 euro all’ora lordi». A fine corteo, con ironica provocazione, il «monumento» viene posizionato sulla Punta della Dogana, circondato da cartelloni con scritto «Lavorare gratis non fa curriculum» o «Ma chi credete di essere voi che prendete 500 volte più di noi?». La cinquantina di attivisti passa per tutte le istituzioni culturali della città per lasciare la «Carta dei Diritti del Mediatore Culturale» dove, oltre a elencare le spese basi di uno studente, chiede che il salario venga aumentato da 2 euro all’ora a 6 o 8 euro lorde (4,5 euro netti all’ora), almeno per coprire parte di affitto, trasporto e pasto. Ieri sulle 14.30 i manifestanti si trovano in Campo Santa Maria Formosa. Partono dalla Fondazione Querini Stampalia, per proseguire poi verso il Fontego dei Tedeschi di Benetton e la Fondazione Ca’ Foscari, dove vengono chiuse le porte con nastri adesivi. L’università è considerata infatti uno dei motori dello sfruttamento per aver avviato i progetti di credito formativo gratuiti. «Con la riforma di Renzi (la Buona Scuola, ndr) – ha detto Marta Canino di Lisc, ricordando anche i mediatori culturali sfruttati da Louis Vuitton a San Marco – sarà obbligatorio fare il percorso formativo, partendo dalla quarta superiore. Questo significa che ci saranno tantissime persone che lavoreranno gratis per circa 300 ore». Presi di mira percorsi formativi, tirocini, stage e tutto quello che implica dare proprie competenze senza venire retribuiti. Il percorso prosegue tra musica a palla, adesivi e qualche scritta sui muri contro lo sfruttamento alla Fondazione Bevilacqua La Masa, fino alla Peggy Guggenheim Collection, accusata di pagare solo gli stagisti americani e di sfruttare i lavoratori per la nuova sede ad Abu Dhabi: «Quella sede la segue la Guggenheim centrale a New York – risponde la Guggenheim in serata – che paga anche i tirocinanti americani. Per gli italiani noi seguiamo la convenzione con Ca’ Foscari: prendiamo fino quattro studenti per 256 ore ciascuno (due mesi, ndr) ai quali prepariamo un progetto su misura. Loro vengono per scelta, li formiamo e spesso li richiamiamo dopo l’università». L’ultima è la Fondazione Pinault, dove il gruppo si ferma per attaccare qualche adesivo sui totem segnaletici e scriverci con uno spray «strike». Poi, l’arrivo in Punta della Dogana e la foto di rito vicino al «Monumento al precario», molti con la speranza di trovare un lavoro retribuito come si deve.

Vera Mantengoli

 

I manifestanti: «Loro si arricchiscono e cercano 15 mila che lavorino gratis»

Blitz anti Expo al Padiglione Italia

VENEZIA La manifestazione è stata pacifica, tanto che non c’erano forze dell’ordine in divisa, ma di sicuro qualcuno in borghese. Lo sciopero è iniziato in mattinata con un blitz a sorpresa al Padiglione Italia della Biennale. Gli attivisti sono arrivati all’Arsenale con due barche e hanno chiuso l’ingresso del portone con alcuni striscioni: “Essere giovani non è una colpa”, e poi “Closed for unpaid labour”. «Abbiamo scelto questa meta», ha detto il portavoce Marco Baravalle, «perché il Padiglione Italia è tenuto aperto da 15 volontari dell’Auser e ha una parte sull’Expo che viene presentata come un’iniziativa che riqualifica il territorio. Intanto a Milano per l’Expo vogliono costruire una darsena e distruggere il parco Trenna, qui a Venezia invece stanno costruendo 50 mila metri quadri al Vega 2 per il Venice Expo. Lo sta realizzando l’impresa Condotte d’Acqua del Consorzio Venezia Nuova». Per i manifestanti, l’Expo è il tipico caso in cui si arricchiscono solo gli imprenditori usando soldi dei cittadini perché le imprese vincono gli appalti, vengono quotate in borse e poi si scopre che sono corrotte. «Non c’è la capacità in questa città di fare un ragionamento più ampio su cosa significhi fare cultura», spiegano, «Pinault fa incontri con i suoi artisti, ma ha mai proposto un dialogo con chi fa cultura a Venezia?». Poi ci sono i 15 mila volontari. «Sul sito dell’Expo», continua Baravalle, «si cercano 15 mila volontari dicendo loro che in cambio riceveranno un sacco di “mi piace”». «Non so come sarà il mio futuro», ha detto Fabiola Fiocco, studentessa romana di 20 anni, «è tutto precario. Sono qui perché se uno lavora gratuitamente, nessuno ci guadagna. Solo i ricchi possono lavorare gratis».

(v.m)

 

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