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Gazzettino – I sindaci compatti per l’idrovia

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27

ott

2014

DOLO – Documento unanime dei primi cittadini della Riviera del Brenta

DOLO – Tutte le amministrazioni comunali della Riviera del Brenta chiederanno formalmente al presidente della Regione del Veneto Zaia e all’assessore all’Ambiente Maurizio Conte, l’attivazione di una apposita Conferenza dei servizi istruttoria per essere coinvolti nella valutazione del progetto preliminare per la realizzazione dell’idrovia Padova-Mare.

La decisione è stata presa durante l’ultima riunione della Conferenza dei sindaci della Riviera del Brenta, riunitasi venerdì mattina sotto la nuova presidenza del sindaco di Campolongo Maggiore, Alessandro Campalto.

«Considerato che a breve sarà affidata la progettazione preliminare dell’infrastruttura idraulica che potrebbe mettere in sicurezza tutto il bacino del sistema Brenta-Bacchiglione, appare fondamentale che i rappresentanti del territorio possano dire la propria su un’opera così importante e tanto attesa», ha ribadito il presidente della Conferenza dei sindaci rivieraschi, Alessandro Campalto.

(v.com.)

 

IL CASO – Dopo il ricorso al Tar

Un «irresponsabile capriccio». È così che viene bollato dall’associazione “Poveglia per tutti” il ricorso al Tar presentato da Brugnaro, patron di Umana Spa e della Reyer, sull’isola di Poveglia. Il ricorso, presentato il 23 settembre scorso, è volto anche a comprendere le motivazioni che hanno portato il Demanio a definire «non congrua» l’offerta di 513mila euro per i diritti sull’isola. Fatto che l’associazione aveva vissuto come una vittoria, poiché in tal modo l’isola sarebbe rimasta ai veneziani e non avrebbe ricevuto speculazioni da parte di nessuno.

«Ci ha sorpreso non poco vedere dichiarato da Brugnaro che per lui attendere anche sei anni per una sentenza sul perché sia stata rifiutata la sua offerta non sono un problema – fa sapere il presidente dell’associazione, Giancarlo Ghigi – perché per isola e comunità lo è». Altri anni senza provvedere ad un minimo di risistemazione, secondo gli associati, sarebbero funzionali solo alla perdita di tempo per avviare pratiche che differenzino l’isola dal contesto in cui si trova, cioè resort di lusso e monocultura turistica.

Il direttivo dell’associazione non si è perso d’animo e ha fatto sapere come si stiano accelerando i contatti per ottenere una concessione demaniale, al fine di evitare ulteriori ritardi nella risistemazione dell’isola di Poveglia.

Nel frattempo l’isola continua ad essere oggetto delle attenzioni mediatiche, essendo stata oggetto anche dalla trasmissione televisiva “Next”, della Rai, per una puntata sulla privatizzazione dei beni pubblici e processi partecipativi gestiti dalla comunità.

Nel corso della mattinata di ieri, il direttivo ha anche incontrato un gruppo di americani a caccia di fantasmi a Poveglia. La risposta del presidente Ghigi è stata: «Gli unici fantasmi riapparsi in questo posto sono le coscienze dei veneziani che si sono risvegliate».

Tomaso Borzomì

 

TRASPORTI – Il comitato torna alla carica

TRENO – I pendolari tornano alla carica per chiedere un nuovo collegamento ferroviario per Padova e Venezia

CHIOGGIA – Ferrovia Chioggia – Padova – Venezia, il comitato va all’attacco e chiede una risposta al Governatore Zaia. Dopo una pausa estiva per non interferire con le elezioni di maggio e per attendere gli sviluppi dell’inchiesta Mose, il comitato promotore per la realizzazione di una legge regionale con finanziamento decennale che permetta il collegamento della città clodiense con i due capoluoghi torna a farsi sentire. Giovedì prossimo, alle 18.30 in via Cassiopea 33 (nella sede del Consorzio ConChioggiaSi) i rappresentanti si incontreranno per studiare le prossime mosse.

In particolare si chiederà ancora una volta alla Regione di permettere la presentazione dello studio di fattibilità dell’opera in una seduta pubblica da fare a Chioggia. Lo studio era stato commissionato a una ditta di Monselice dalla Regione stessa ed è pronto già da diverso tempo. L’allora assessore alla mobilità Renato Chisso ha però bloccato tutto.

«Ora Chisso è uscito di scena – afferma il portavoce del comitato promotore, l’avvocato Giuseppe Boscolo – Fu lui a bloccare a marzo la già programmata presentazione pubblica. La competenza sulle Infrastrutture è passata direttamente al presidente Luca Zaia al quale chiediamo di pronunciarsi al riguardo. La città ha infatti diritto di conoscere lo studio di fattibilità sulla nuova ferrovia per poter assumere valutazioni consapevoli sul tema fondamentale della rottura dell’isolamento. Ricordiamo che ad aprile avevamo già raccolto circa 700 firme (con indicazione di indirizzo e documento di identità), superando la soglia minima di 500 sottoscrizioni prevista dallo Statuto comunale per una delibera di iniziativa popolare».

(m.bio.)

 

BASSANO – Treni, la Cgil attacca la Regione: «Sulla linea per Venezia disastri quotidiani»

TRASPORTI La Cgil attacca la Regione: sulla Bassano Venezia servizio sempre irregolare

«Ad oltre dieci mesi dall’introduzione dell’orario cadenzato nel servizio ferroviario regionale e nonostante le richieste e i numerosi solleciti da parte delle amministrazioni locali, dei tanti comitati dei pendolari la situazione è desolatamente ferma». Ilario Simonaggio, segretario generale della Filt Cgil Veneto, suona la carica.
«L’assessore regionale ai trasporti ad interim, Luca Zaia – afferma il sindacalista – un mese fa ha incontrato l’amministratore delegato di Trenitalia Spa, Vincenzo Soprano. Come da prassi ne sono seguiti roboanti comunicati stampa sulla perfetta intesa tra i contraenti del contratto di servizio e sulle miracolanti soluzioni prossime venture. Peccato che promesse e fatti non stiano mai nello stesso asse spaziale e temporale. Il tempo stringe per le necessarie modifiche da introdurre almeno con il cambio dell’orario invernale se si vuole evitare il perpetrarsi della brutta figuraccia offerta con il nuovo orario cadenzato».
Sotto osservazione, in particolare, la Bassano Venezia: «Negli ultimi quarantacinque giorni la tratta è stata bersagliata quasi quotidianamente da problemi che hanno messo a dura prova i nervi dei passeggeri a causa della difficoltà di dare la regolarità del servizio. La linea è a semplice binario (ad eccezione del tratto da Maerne a Mestre), con velocità di percorrenza di 70 chilometri in ingresso e uscita a Castelfranco, e 80 chilometri in uscita e ingresso a Mestre, il resto da 100 a 130 chilometri orari. Purtroppo la velocità commerciale è rimasta ferma in questi anni, anche a causa della situazione dell’infrastruttura ferroviaria».
«Sono inoltre presenti – osserva Simonaggio – troppi passaggi a livello stradali con tempi di chiusura che riportano ritardi alla segnaletica in linea ferroviaria e ciò si ripercuote anche sul traffico stradale. Senza considerare che le conseguenze di ogni azione inadeguata da parte degli utenti della strada si ripercuote in modo pesante su puntualità e regolarità del servizio».
«L’orario cadenzato – continua – ha comportato che i treni fanno più servizio ferroviario sulla stessa tratta con soste a Venezia e Bassano per cui anche in questo caso il ritardo può ripercuotersi anche per tutta o parte della giornata». Altro fattore disagio il cambio con le coincidenze che è fissato a Castelfranco Veneto: «Purtroppo – evidenzia ancora Simonaggio – capita che il ritardo dei collegamenti con Vicenza produca la conseguenza de salto della coincidenza con grave perdita temporale consumata in stazione in attesa del treno successivo».
La Cgil punta il dito anche contro le soppressioni che «portano l’immediata conseguenza del sovraffollamento». «Minore offerta o variazioni «in corsa» della composizione del treno – osserva il segretario generale Filt Veneto – producono su una linea trafficata l’effetto «sardina» in scatola. L’offerta di diciotto coppie di treno al giorno nei giorni feriali, uno ogni trentacinque minuti, dalle ore 5,25 alle 20,25 è una buona condizione di servizio a patto che questo sia adeguato e regolare relativamente a qualità delle infrastrutture e del materiale rotabile. Insomma, molto resta da fare per dare treni di qualità sulla Bassano Venezia e nel resto delle linee ferroviarie del Veneto».

Gianni Trentin

 

Il ministro Franceschini prudente sul giudizio del grande scavo all’esame della Via

«Il parere dei miei uffici? Non l’ho ancora visto. È in corso una procedura, e il ministero sarà parte attiva in questo. Al termine della procedura prenderemo una decisione». Il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini non si sbilancia sulla posizione del ministero riguardo al progetto del nuovo canale Contorta. Alternativa al passaggio delle navi davanti a San Marco ora all’esame della commissione nazionale Via (Valutazione di Impatto ambientale). Finora una valanga di osservazioni critiche sono pervenute al ministero per l’Ambiente, titolare della procedura di esame del progetto. La proposta dell’Autorità portuale prevede di scavare un nuovo canale in laguna profondo dieci metri e mezzo e largo 120, lungo quasi cinque chilometri con sei milioni e mezzo di metri cubi di fanghi da scavare. Procedura contestata da numerose osservazioni, tra cui ultima quella del Comune, che ha allegato anche lo studio critico dell’Istituto di Idraulica dell’Università di Padova. Si ricordano gli effetti che il nuovo canale – e il passaggio di navi da 130 mila tonnellate di stazza – potrebbero esserci sul già precario equilibrio della laguna e sulla morfologia. A Roma è arrivato anche il parere firmato dalla Soprintendenza, messo a punto dalla soprintendente Renata Codello e dall’ingegnere Alberto Lionello. Un rapporto ancora non divulgato, anche se trapelano alcuni aspetti molto problematici sugli effetti paesaggistici degli interventi proposti. Lo scavo di un nuovo canale portuale in laguna centrale, la realizzazione di velme, barene e arginamenti per impedirne l’interramento. Il rapporto è adesso all’esame della direzione centrale del ministero. In teoria potrebbe anche essere modificato, com’era successo ai tempi del Mose quando il «no» della Soprintendenza veneziana era stato cambiato in «sì» dai dirigenti ministeriali. Ma i tempi sono cambiati. E come successo per lo studio di Ca’ Farsetti, le ragioni tecniche sembrano oggi viaggiare in modo indipendente dalla politica. «Le grandi navi non passeranno comunque davanti a San Marco», ricorda il ministro, «grazie al decreto approvato dal governo che impedisce dal primo gennaio il passaggio di navi superiori alle 96 mila tonnellate». Adesso si cerca l’alternativa. Accanto al Contorta partirà tra breve anche la procedura di Valutazione dei progetti De Piccoli-Duferco (terminal passeggeri a Punta Sabbioni) e D’Agostino (terminal a Marghera).

Alberto Vitucci

 

L’amministratore delegato del gruppo crocieristico: «Capisco le preoccupazioni di una città così bella e delicata come Venezia, faremo quello che ci diranno»

I giganti del mare della Costa fuori dal bacino di San Marco

Michael Thamm, amministratore delegato del brand Costa Crociera (controllato dal gruppo americano Carnival) e tedesco di nascita, ha un nonno di origine italiana e dice di capire «la preoccupazione dei veneziani per una città unica, bellissima e fragile come Venezia e la sua laguna». «Non vogliamo danneggiare Venezia» ci ha risposto ieri durante la conferenza stampa che ha preceduto la consegna di Costa Diadema «Venezia è un bene mondiale e la città con il suo ambiente unico deve essere protetta». «Per questo» ha aggiunto Thamm «occorre una seria e adeguata valutazione dell’impatto ambientale delle opere in progettazione» come il canale Contorta, alternative al tragitto che dalla bocca del Lido le porta ad attraversare il bacino di San Marco, sfiorando l’omonima piazza e navigando a poche decine di metri da Palazzo Ducale e tutte le altre meraviglia del centro storico più visitato al mondo. «Noi, con le nostre navi, siamo degli ospiti a Venezia ed è chiaro che quando le autorità competenti ci diranno cosa dobbiamo fare lo faremo». Dunque, se dal 2015 sarà confermato il divieto di entrata in bacino di San Marco di navi superiori alle 92 mila tonnellate «ci adegueremo e useremo le navi di stazza minore della nostra flotta per entrare in laguna». Per ora, Costa ha deciso di far arrivare a Venezia solo le sue navi con men odi 92 mila tonnellate di stazza (Neo Classica, Deliziosa e Grand Celerity). «Comunque – ha aggiunto – sono sicuro che l’Italia e la città di Venezia sapranno trovare soluzioni alternative al transito di queste grandi navi. Soluzioni per le quali tutti, noi compresi, siamo pronti a dare il nostro contributo». Intanto, il 1° novembre il porto che accoglierà Costa Diadema per le sue prime crociere mediterranee, sarà quello di Trieste, dove la Costa ha spostato lo scalo di alcune sue navi con vista a Venezia in pullman.

(g.fav.)

 

Gazzettino – “Porto, stop alla guerra del Pd”

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26

ott

2014

PIATTAFORMA OFFSHORE – Convegno ieri a Marghera sullo sviluppo dei traffici

Dalla Tor (Ncd): «La Serracchiani osteggia il progetto, ma in Veneto dobbiamo fare squadra»

AUTORITÀ PORTUALE «Un’occasione di sviluppo»

DAL CORSO  «La politica non dimentichi il Vallone Moranzani»

«Abbiamo bonificato 130 ettari negli ultimi 10 anni – ha detto ieri al convegno di marghera Claudia Marcolin, segretario generale dell’Autorità portuale – A Venezia attualmente gravitano 30 compagnie che spostano container. Porto offshore è più che un’occasione di sviluppo».

«Negli ultimi vent’anni il bicchiere è stato riempito a metà. Ora il ragionamento va completato facendo squadre e andando oltre le divisioni politiche e campanilistiche». La firma è di Mario Dalla Tor, senatore Ncd, intervenuto ieri mattina nella sala consiliare di piazza Mercato a Marghera in occasione del convegno sul tema «Piattaforma off shore e sviluppo di Porto Marghera» organizzato dall’associazione NordEstSudOvest. Un progetto, quello dell’Autorità Portuale di Venezia inserito nella nuova legge di stabilità del Governo Renzi con un finanziamento previsto di 95 milioni di euro. «Ci troviamo in una strana situazione in cui qui in Veneto quando partono i progetti poi ci si mette i bastoni tra le ruote – aggiunge Dalla Tor -. La presidente della Regione Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani, per esempio, osteggia questo progetto dicendo che danneggerebbe il porto di Trieste ma non capisce o non vuole capire che il sistema portuale dell’Alto Adriatico funziona se si muove come un tutt’uno e non capire che il porto triestino non può andare oltre ad un certo trasporto è un limite anche politico. Su questi temi dobbiamo fare squadra, prima in Veneto. E in maniera forte facendo percepire che queste scelte non sono un fatto solo per il perché bisogna farlo ma è una condizione necessaria per mantenere il sistema industriale del Nord Italia».
A Marghera ieri anche Lucio Tiozzo, capogruppo del Pd in consiglio regionale. E pronta anche la sua risposta alle sollecitazioni di Dalla Tor. «È vero che i messaggi che vengono dati all’esterno non sembrano unitari. Ma il motivo è da ricercare anche in una politica debole della Regione Veneto e della sua Giunta. La lobby politica è fragile perché in questi anni più che tentare di fare squadra ci siamo concentrati sulla polemica di piccolo cabotaggio. La Portualità – continua Tiozzo – è un tema strategico per la nostra regione e per l’intero paese. Chi sta guidando adesso la regione non si sta impegnando su questo fronte ma rincorre aspetti populisti senza una strategia forte che non ha un modello di sviluppo su cui insistere».
Proprio su questo tema lo stesso Tiozzo nei giorni scorsi ha visto approvata in consiglio regionale una mozione (la numero 300) da 20 consiglieri tra cui non solo quelli del Pd.
«Venezia assieme a Chioggia e Porto Levante sono il motore della crescita del Veneto e dell’Italia sul tema del trasporto via mare. Non possiamo perdere l’appuntamento di essere competitivi con il Nord Europa. Per farlo serve unità di intenti, un’autorità portuale unica e serve anche un Cip da parte di Veneto Sviluppo che si dimostri propositivo nella fase progettuale e organizzativa di questo asset».
A Marghera ieri anche il presidente della Municipalità Flavio Dal Corso che ha lanciato un appello perché «la politica non dimentichi porto Marghera, non solo il porto ma anche lo sviluppo del Vallone Moranzani. Il Contorta? Se si interveniva sul porto commerciale si poteva risolvere comunque la questione». «Abbiamo bonificato 130 ettari negli ultimi 10 anni – ha quindi aggiunto Claudia Marcolin, segretario generale dell’Autorità portuale – A Venezia attualmente gravitano 30 compagnie che spostano container. Porto offshore è più che un’occasione di sviluppo».

 

MIRA – Una petizione diretta al presidente della Regione Luca Zaia per chiedere di verificare se il progetto del completamento dell’Idrovia Padova Venezia, non provoca inquinamento in laguna. Questa l’iniziativa del “Comitato Acque del Mirese” presieduto dall’ex Consigliere Gian Omar Bison , ma appoggiato a Mira trasversalmente da Pd, Movimento 5 Stelle, Pdl e lista “Noi per Mira”, in contrapposizione al resto della Riviera. «Chiediamo», spiega Bison, «sia eseguito uno studio tecnico-scientifico che stabilisca con chiarezza che le opere in questione siano risolutive dei gravi problemi idrogeologici che affliggono i territori di Vicenza, Padova e Venezia. Chiediamo poi l’eventuale completamento dell’Idrovia non comprometta idrogeologicamente il fragile territorio di Mira che si trova alla fine del bacino scolante di un’ampia area del vicentino, del padovano e del veneziano. E chiediamo poi sia fatto uno studio tecnico-scientifico sull’impatto che le piene del Brenta e del Bacchiglione, scaricate in laguna, avrebbero sull’ecosistema lagunare, anche sotto il profilo socio-economico, in previsione dell’attivazione del Mose e comunque in condizione di marea sfavorevoli».

(a.ab.)

 

Costa attacca l’esperto D’Alpaos

IL DOCUMENTO – L’amministrazione mette insieme una serie di studi di esperti

IL CHIARIMENTO «Non ci esprimiamo sullo scavo ma sono solo rilievi tecnici»

IL GIUDIZIO «Sono solo osservazioni tecniche Le studieremo»

GLI ALTRI PROGETTI – De Piccoli e D’Agostino sono in fase più arretrata

Il professor Luigi D’Alpaos, docente di idraulica all’Università di Padova

Il suo parere tecnico sullo scavo del Contorta ha provocato la reazione di Costa

Portuali furibondi: «Il Comune non si è dimostrato neutrale»

Contorta, Zappalorto sulla scia di Orsoni

Il Comune manda a Roma pareri critici sul progetto e chiede di essere invitato alla commissione Via

«Vista la delicatezza e la complessità del tema trattato e l’estremo interesse che riveste per questa amministrazione comunale, si ritiene opportuna la presenza del Comune di Venezia, con proprio rappresentante, ai lavori della Commissione nazionale Via».
Sono le ultime righe del documento inviato al Ministero dell’Ambiente ad essere le più importanti, almeno da un punto di vista “politico”. Dopo l’iniziale forfeit in Comitatone (il commissario Vittorio Zappalorto si era appena insediato) durante il quale il Comune non si espresse sulle alternative al passaggio delle grandi navi a San Marco, questa volta Ca’ Farsetti intende far sentire la propria voce a Roma. Pur senza esprimere un parere di merito neppure questa volta, l’amministrazione trova molti punti critici a carico del progetto presentato dall’Autorità portuale, portandosi così sulla scia di quanto era già stato fatto da Giorgio Orsoni quando era sindaco.
Il documento che Zappalorto ha approvato ieri, con i poteri del Consiglio comunale, è piuttosto corposo, circa 150 pagine, che include tre distinti studi: il primo è quello del gruppo di lavoro istituito dal Comune, composto da tecnici dipendenti dell’amministrazione; il secondo è quello che il Comune ha affidato al Corila, il Consorzio per il coordinamento delle ricerche inerenti al sistema lagunare di Venezia, che comprende l’Università Ca’ Foscari di Venezia, lo Iuav, l’Università di Padova, il Cnr e l’Istituto nazionale di Oceanografia e Geofisica sperimentale. Il terzo studio è quello pervenuto a Ca’ Farsetti da tre docenti dell’Università di Padova (i professori Luigi D’Alpaos, Andrea Defina e Stefano Lanzoni) che, in autonomia, hanno inviato il loro lavoro al Comune dopo averlo inviato anche a Roma. In ragione dell’autorevolezza accademica degli autori, lo stesso è stato inserito tra i documenti allegati alla delibera.
«Non si tratta di un parere sull’escavazione o meno del canale Contorta – ha precisato il commissario all’inizio della breve seduta – quanto piuttosto di una serie di rilievi tecnici puntuali che abbiamo messo a disposizione della Commissione. Spero comunque che ne arrivino molti altri oltre ai nostri, in modo da dare al Ministero la possibilità di individuare la soluzione migliore per evitare il passaggio delle grandi navi nel Bacino di San Marco».
E in effetti di osservazioni da parte del publico ne sono arrivate parecchie, circa 300, da privati cittadini, associazioni e studiosi.
Quello del Comune non sarà un parere formale, ma il risultato è una bocciatura del progetto e degli studi che lo accompagnano, che di volta in volta sono stati definiti approssimativi o mancanti in molti punti fondamentali. Insomma, il Comune non boccia il canale in sè, ma il modo “frettoloso” con cui è stato mandato avanti per l’approvazione.
Intanto al ministero dell’Ambiente risulta instradato solo il progetto del canale Contorta per il quale è scaduto il termine di presentazione delle osservazioni pubbliche. Il progetto De Piccoli – Duferco, quello del terminal in bocca di porto del Lido, è ancora bloccato perché i tecnici del Ministero attendono l’indagine d’impatto ambientale che non era stata allegata. Il progetto D’Agostino su Porto Marghera, infine, alla commissione Via non risulta ancora pervenuto.
«È stato depositato mercoledì – spiega D’Agostino – probabilmente deve ancora essere ancora inserito nel sistema».
In definitiva, si procede con la Via accelerata solo il Contorta e al momento non è possibile alcuna una valutazione congiunta. Almeno fino a quando gli incartamenti Venis Cruise 2.0 (De Piccoli) e Marghera (D’Agostino) non saranno completati.

 

I PROFESSORI «Documenti inadeguati, non ferma il degrado morfologico della laguna»

La relazione di Luigi D’Alpaos, Andrea Delfina e Stefano Lanzoni, docenti di Idraulica a Padova, non lascia spazio a equivoci, bocciando senza appello i documenti scientifici che accompagnano il progetto del Contorta. «I documenti di carattere dinamico e morfodinamico – si legge nelle conclusioni – sono da considerare del tutto inadeguati e non consentono di esprimere valutazioni positive sull’ammissibilità dell’intervento. Tanto meno sulla sua auspicabilità e sulla pretesa di catalogarlo addirittura come un primo passo verso una mitigazione dell’attuale degrado morfologico in cui versa la laguna».
Le critiche partono dalla definizione dei marginamenti del canale, definiti velme ma previsti a una quota che non rappresenta né velme né barene con “una instabilità che le porta ad essere rapidamente distrutte e a scomparire”. Il modello morfologico adottato è considerato inadeguato sotto molti aspetti, tanto che in più passaggi si dice che in questo caso “è la laguna che deve, suo malgrado, adattarsi al modello e non il contrario, come dovrebbe essere”. Persino le dimensioni e la composizione dei sedimenti considerate nel modello non corrisponderebbero a quelli riscontrati nella realtà e ricavabili dall’Atlante della laguna.

 

CA’ FARSETTI «Non ci sono attestazioni allegate per l’inserimento in Legge Obiettivo»

Il documento del Comune è più improntato sulle questioni procedurali, ma non è avaro neanch’esso di critiche e questioni in sospeso. Il gruppo di dirigenti e funzionari, coordinato dal direttore dell’Ambiente, Andrea Costantini, ricorda le tappe fondamentali dell’opposizione di Ca’ Farsetti al progetto, con opposizioni, ricordi e diffide e riporta anche tutti i relativi atti. Le valutazioni partono dall’inserimento in Legge obiettivo del progetto: “Non sono allegati documenti a suffragio dell’affermazione”. Un’altra questione rilevante riguarda il fatto che la documentazione “non è stata presentata presso il Comune di Mira, anche se il territorio di questo è interessato dal progetto”. E poi, il progetto sarebbe in contrasto con gli strumenti di pianificazione della laguna da un punto di vista ambientale, faunistico-venatorio, della molluschicoltura, e con il Piano morfologico della laguna. Poi, viene citata la lunga problematica dello spostamento di tutta una serie di sottoservizi per il costo di svariati milioni e con tempi non certi. Dal punto di vista del modello “non sono state previste simulazioni per il passaggio di più navi consecutive, o per una durata maggiore di 48 ore”. Sulla natura dei sedimenti, non risultano i punti in cui sono stati effettuati i campionamenti del fondale. Vengono poi messe in dibbio le affermazioni in base alle quali i fanghi derivanti dallo scavo sarebbero tutti pulitissimi: «La ricerca è non condivisibile in quanto non suffragata da dati scientifici».

 

IL CORILA «I modelli matematici usati non sono adeguati né validati»

Sono 14 le osservazioni del Corila, tutte di carattere tecnico, scientifico e metodologico, che puntano a demolire l’impianto degli studi utilizzati dall’Autorità portuale a sostegno della fattibilità del suo progetto. Impossibile elencarle tutte, ma cerchiamo di ricostruire il quadro di riferimento. Sul piano dell’equilibrio idraulico “i modelli non sono calibrati né validati, e utilizzano termini qualitativi non quantitativi”. Poi: “la griglia di calcolo non è adeguata e non descrive adeguatamente tutta la laguna”, la batimetria è datata 2002 e gli aggiornamenti non sono stati descritti”.
La composizione dei sedimenti: “il modello basato sulla composizione dei sedimenti a diametro uniforme non corrisponde alla reale composizione dei fondali lagunari”. Manca poi un “approfondimento adeguato degli aspetti legati al ricambio idraulico”, il “modello non è calibrato né validato per valutare impatto delle maree sui marginamenti del canale”. L’ambiente: “da considerare il degrado ecologico di tutta l’area di laguna tra il canale, Marghera e il ponte, caratterizzata da un basso ricambio d’acqua e rischio di anossia”. Ambiente: “ipotizzabile un impatto dello scavo sugli scambi tra le acque lagunari e di falda in termini di flussi sotterranei orizzontali e verticali”. Non è inoltre “sviluppata adeguatamente l’analisi della torbidità delle acque sia in fase di scavo che con l’erosione ad opera delle navi. I solidi in sospensione hanno impatto negativo sui microorganismi”.

 

Ieri a Ca’ Farsetti la delibera del consiglio comunale. Tre studi molto critici inviati a Roma. «Nella Via vogliamo esserci»

Una raffica di critiche pesanti. Che demoliscono dal punto di vista procedurale e scientifico la validità della proposta Contorta. Uno studio di cento pagine elaborato dall’assessorato all’Ambiente e dai dirigenti del Comune, coordinati da Andrea Costantini. Integrato dalle osservazioni – altrettanto critiche – dell’Università di Padova con lo studio D’Alpaos, Lanzoni, Defina e dal Corila. Ieri il parere del Comune sullo Studio del Porto per realizzare un nuovo grande canale in laguna è diventato delibera. Approvato in mattinata dal commissario Zappalorto con i poteri del Consiglio comunale. Il dossier è già stato pubblicato sul sito e inviato al ministero a cui il Comune ha richiesto – vista la «delicatezza del caso» – di integrare la commissione nazionale Via con un rappresentante di Ca’ Farsetti. Ad oggi la commissione del ministero è stata integrata dal dirigente regionale Giuseppe Fasiol, arrestato nello scandalo Mose-Mantovani e poi scarcerato, ma ancora oggi sotto inchiesta. La prossima settimana intanto la Regione ha convocato una riunione congiunta con il Comune per elaborare una sua posizione.

Bocciatura (quasi) senza appello quella protocollata ieri. Pesanti le critiche sulle modalità dello studio. Definito «incompleto» per quanto riguarda i monitoraggi e gli studi sull’effetto degli interventi», scrivono gli esperti. Lunga la lista delle criticità. Le procedure, prima di tutto. Una parte del documento riprende le pesanti critiche già avanzate dal Comune e dall’ex sindaco Orsoni lo scorso anno, culminate con i ricorsi al Tar contro le ordinanze della Capitaneria. Da chiarire l’impatto del passaggio delle grandi navi, la tutela del sito lagunare considerato «Patrimonio Unesco», l’incompatibilità del traffico civile con quello mercantile nel canale Malamocco Marghera. E poi le violazioni agli strumenti urbanistici in vigore (Pat, Palav e Variante al Prg per le isole minori), l’aumento dell’inquinamento per il lungo percorso di arrivo in Marittima attraverso la laguna (16,2 chilometri). E, infine, la qualità dei fanghi e la tenuta di velme e barene artificiali rispetto all’erosione provocata da navi che stazzano anche 140 mila tonnellate. Pesanti, anche se ristrette al piano squisitamente tecnico-idraulico, le critiche degli ingegneri dell’Università di Padova D’Alpaos, Defina e Lanzoni. «I documenti che accompagnano il progetto sono da considerarsi del tutto inadeguati», conclude lo studio. «Il nostro non è un parere politico», ha precisato Zappalorto, che alla riunione del Comitatone di agosto si era astenuto, «ma uno studio tecnico che mettiamo a disposizione».

Alberto Vitucci

 

Gazzettino – Fronte del porto: guerra dentro il Pd

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25

ott

2014

Emendamento stanzia 95 milioni per l’infrastruttura lagunare

GRANDI OPERE – Partito spaccato. Il veneto Martella:« No agli accanimenti, è un intervento vitale»

Nuovi siluri triestini contro il progetto di scalo d’altura a Venezia. Il deputato Russo:«Inutilità e spreco»

La baruffa è servita. Per carità a distanza, ma sempre di un “litigio” si tratta. E ancora una volta di mezzo c’è la proposta, ormai in fase ampiamente avanzata, per la realizzazione del cosiddetto “porto d’altura” di Venezia in Alto Adriatico. Un progetto faraonico, ma allo stesso modo fondamentale per la città lagunare soprattutto quando i ritmi dell’attuale porto della Serenissima saranno “condizionati” dal Mose. Ma al di là di tutto, la battaglia regna sovrana e soprattutto all’interno del Pd. Insomma, non proprio un ottimo “biglietto da visita” per il partito di maggioranza che viaggia con due idee ben distinte come “separati in casa”.
Già, perchè Francesco Russo, pugnace senatore triestino del Pd, ha rilanciato l”«inutilità e lo spreco» del Porto offshore, mettendoci in mezzo – ovviamente – non solo i benefici del Porto di Trieste, ma anche l’«inopportunità» che, visti gli strascichi dell’inchiesta giudiziaria sul Mose, Venezia possa beneficiare di nuovi fondi, 95 milioni di euro tratti dalla Legge di Stabilità del 2014, e anche dallo Sblocca Italia in dirittura d’arrivo in Parlamento, per un’opera da realizzare proprio davanti all’isola del Lido.
«Vorrei chiedere al ministro Lupi – ha attaccato Russo – come sia possibile in tempi di spending review e di crisi della finanza pubblica, che si continui a pensare di sprecare 95 milioni di euro per un’infrastruttura che la maggior parte degli operatori considererà inutile e irrealizzabile». E ancora: «Tutti gli esperti – ha aggiunto Russo – sono concordi nel segnalare che le grandi navi che risalgono l’Adriatico potrebbero tranquillamente fare rotta su Trieste che già possiede fondali profondi e infrastrutture ampliabili». Come dire, un bel siluro alla Serenissima.
E mentre il presidente dell’Autorità portuale di Venezia, Paolo Costa in un incontro con il viceministro alle Infrastrutture, Riccardo Nencini a Mestre, ha ribadito come Venezia stia lavorando al progetto dopo che questo ha già ottenuto la Valutazione di impatto ambientale, scende in campo Andrea Martella, collega di Russo, parlamentare Pd, veneziano. «Nei giorni scorsi è stato votato un mio emendamento, con il plauso di tutti i parlamentari della città, che ribadisce l’importanza del porto offshore e ne garantisce la continuità, anche con un finanziamento di 95 milioni, che certo non basteranno ma che rappresentano un inizio. Il porto d’altura si potrà fare solo con il contributo dell’Unione europea che ha già annunciato 300 milioni di fondi e con l’apporto dei privati».
Martella ci tiene a respingere al mittente ogni illazione. «Oltre a quanto è stato fatto in questi anni – ricorda l’esponente Pd – il porto offshore sarà vitale per Venezia perchè con l’arrivo del Mose, la situazione risulterà pesantemente modificata. La città non può permettersi passi falsi. A Russo direttamente non dico nulla. Dico solo che ogni “accanimento” o contrarietà è fuoriluogo e profondamente sbagliata. Dobbiamo invece ribadire la validità del progetto che riguarda il Porto di Venezia e una vasta area alle sue spalle».

Paolo Navarro Dina

 

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