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Roberto Bano: «Un anno fa la decisione di fare ricorso». Strada aperta anche per comitati e associazioni

VIGONOVO – L’ostacolo imprevisto sulla strada dell’elettrodotto Dolo-Camin è stato la testardaggine di un “privato”. A bloccare il progetto di Terna Spa non c’erano riusciti politici, amministratori provinciali e regionali, sindaci e migliaia di cittadini riuniti in associazioni ambientaliste, tutti firmatari di più riscorsi contro la realizzazione dell’impianto.
È bastato invece un singolo ricorso presentato da un cittadino di Vigonovo, l’agronomo Roberto Bano. Moderno Davide contro Golia, a settembre dello scorso anno aveva dichiarato di essere impegnato ad affinare un suo personale ricorso da presentare al Tar del Veneto contro i tre ministeri interessati, la Regione e il sindaco di Venezia. «Arriverò fino a Roma, se necessario e pagherò tutto di tasca mia», aveva dichiarato sfidando gli scettici. Grande quindi la sua soddisfazione per essere riuscito, assieme all’avvocato Ivone Cacciavillani, là dove avevano fallito enti locali, comitati e associazioni, che ora hanno davanti una strada del tutto spianata.
Una convizione, la sua, espressa di recente nella serata evento in onore del patriota Agostino Sagredo, primo proprietario della villa in cui ora abita. I lavori dell’elettrodotto avrebbero dovuto iniziare il prossimo 10 dicembre, ma la sentenza del Consiglio di Stato gli ha dato ragione e ne ha ordinato la sospensione. Roberto Bano è proprietario dell’antica Villa Sagredo, nelle cui vicinanze sarebbe dovuto essere innalzato un alto traliccio dell’elettrodotto. Di sicuro non è uno sprovveduto. Già ordinario di Economia ed Estimo all’istituto Belzoni di Padova, è stato per 15 anni presidente dell’Ordine dei dottori agronomi e forestali della provincia di Venezia, per 40 anni consulente tecnico d’ufficio del Tribunale di Venezia e per 10 anni consigliere comunale a Vigonovo. Le motivazioni del ricorso racchiudono aspetti di compatibilità ambientale e di difesa della proprietà privata. Ha anche presentato una querela per falso contro il presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia, reo di aver affermato che i territori interessati dall’elettrodotto non sono soggetti a vincolo paesaggistico.Una questione che sarà dibattuta in un’altra causa giudiziaria tra qualche mese.

 

dopo la vittoria di un privato

VIGONOVO. «Abbiamo vinto il ricorso al Consiglio di Stato». Esordisce in questo modo l’avvocato Ivone Cacciavillani, legale di Roberto Bano, titolare di Villa Sagredo a Vigonovo, dopo l’ordinanza pronunciata martedì dalla sesta sezione del Consiglio di Stato in sede giurisdizionale che ha accolto il ricorso presentato dal cittadino. Il procedimento, fatto pervenire nel 2010 al Tar del Lazio, chiedeva l’annullamento del decreto del Ministero dell’Ambiente del 2 febbraio 2010 con il giudizio positivo di compatibilità ambientale sul progetto di razionalizzazione della rete elettrica ad alta tensione tra Padova e Venezia. A differenza dei ricorsi presentati dai Comuni e dai Comitati, quello di Roberto Bano si soffermava sulla difesa della proprietà privata che è tutelata anche dalla Convenzione europea. Dopo che il Tar del Lazio aveva respinto la richiesta di istanza cautelare, il legale aveva presentato ricorso al Consiglio di Stato che si è espresso martedì accogliendola. L’avvocato Cacciavillani spiega alcune parti del suo ricorso.

«I proponenti avevano proposto di piantare degli alberi per coprire la visuale dei tralicci», spiega l’avvocato, «ma stiamo parlando di steli alti 60 metri. Ho presentato una perizia dell’Università che dimostra che in Veneto non ci sono alberi così alti e se anche fosse, ipotizzando che un albero cresca mezzo metro all’anno, ci vorranno 120 anni».

Ma cosa succederà adesso dopo questo pronunciamento, in attesa di giudizio di merito del Tar del Lazio e dopo l’annuncio di apertura dei cantieri previsti per il 10 dicembre? «

Di certo i proponenti non potranno intervenire nella proprietà del signor Bano», sentenzia Ivone Cacciavillani, «poi bisognerà attendere la decisione del Tar del Lazio».

Roberto Bano ha anche querelato il presidente Luca Zaia:

«Ho presentato querela di falso contro la Regione Veneto che in una lettera afferma che i territori dove dovrebbe passare l’elettrodotto non sono soggetti a vincolo paesaggistico. Della questione si discuterà a giugno».

Nel frattempo i comitati dei Cat hanno depositato in Consiglio di Stato una richiesta di sospensione dei lavori per tutto il tratto dell’elettrodotto Dolo-Camin, sarà discussa il 21 dicembre.

Giacomo Piran

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Gazzettino – Denunciato Zaia per bloccare l’elettrodotto

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24

nov

2012

AMBIENTE

Il Tar ha sospeso il giudizio sul ricorso presentato da un privato

DOLO – Terna ha annunciato l’avvio dei lavori per il prossimo 10 dicembre, ma ci sarebbe un’accusa di falso nei confronti del Presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, alla base della sospensione del giudizio sul ricorso presentato da R.B. nei confronti del Ministero dell’Ambiente, Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Regione Veneto, Terna e Comune di Venezia per la realizzazione del nuovo elettrodotto Dolo-Camin. È questo quanto emerge dalle carte del Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio, lo stesso Tribunale che aveva già respinto due ricorsi fatti dai comitati di Ambiente e Territorio, affiancati da diversi comuni della Riviera del Brenta.
R.B., assistito dai legali Ivone e Chiara Cacciavillani, ha impugnato i provvedimenti che davano il via libera alla realizzazione dell’impianto, chiedendone l’annullamento. Una richiesta contro la quale si sono schierati tutti i soggetti citati in giudizio. Ciò che ha bloccato la decisione del Tar, però, è stata la querela di falso che il ricorrente ha sporto nei confronti del presidente della Regione, Luca Zaia. R.B. accuserebbe Zaia di aver sostenuto che l’elettrodotto, così com’è progettato, “sarebbe stato inserito nella Pianificazione territoriale della Regione del Veneto”, cioè il provvedimento che detta le linee guida di sviluppo urbanistico della Regione. Per il ricorrente, invece, le cose starebbero in maniera sostanzialmente diversa, tanto che ha deciso di querelare il presidente Zaia. Questo ha indotto il Tar a sospendere il giudizio sul ricorso, in attesa che l’autorità giudiziaria ordinaria, alla quale R.B. ha chiesto di accertare e dichiarare la falsità di talune affermazioni firmate proprio da Zaia e contenute in un documento protocollato il 5 gennaio 2011.

Intanto, i comitati si scagliano contro la decisione di Terna di procedere comunque con i lavori dell’elettrodotto: «Terna dà l’ennesima prova della protervia con cui generalmente agisce, non tenendo nel dovuto rispetto gli organi della giustizia amministrativa che si devono ancora pronunciare sulla fattibilità dell’infrastruttura in modalità aerea».

Gianluigi Dal Corso

 

NOALE. Da Veneto Strade alla Regione. L’attenzione di residenti e comitati sulla vicenda Cosmo di Noale, si sposta ora a Palazzo Balbi, dove la giunta veneta dovrà ratificare o meno il parere positivo all’impianto di stoccaggio di rifiuti speciali e all’ampliamento dato martedì dalla commissione regionale di Valutazione d’impatto ambientale (Via). I comitati Ambiente Sicuro di Salzano e Noale Ambiente sperano che la giunta Zaia respinga il progetto ma dovranno attendere ancora qualche settimana, perché il voto è previsto entro fine anno. Intanto sperano che sia convocato una seduta straordinaria del parlamentino locale sull’argomento. L’assessore alla Manutenzione Andrea Muffato resta critico: «È una procedura inusuale, che un privato possa progettare un’opera su un terreno di proprietà comunale». Anche dall’opposizione è perplessa. «Il nostro territorio» rimarca Domenico Felice di Uniti per rinnovare «non può più sopportare un altro peso inquinate e rischi ambientali per la salute della nostra gente». (a.rag.)

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Nuova Venezia – Porto offshore: Genova contro Venezia

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17

nov

2012

I liguri reclamano i cento milioni già assegnati allo scalo lagunare. Costa, Tomat, Zaia e Orsoni in coro: «Non provateci»

VENEZIA. “Guerra” senza quartiere tra Genova e Venezia come ai tempi delle Repubbliche Marinare per il finanziamento da 100 milioni di euro – 5 per il 2013 e 95 per il 2014 – che il Porto di Venezia ha ottenuto in questi giorni per la realizzazione del terminal offshore in Adriatico, a 14 chilometri dalla costa del Lido, per il traffico petrolifero e i container, all’interno dell’emendamento alla Legge di Stabilità approvato in Commissione Bilancio alla Camera, che ha anche stanziato per il Comune 50 milioni di euro per la salvaguardia della città. A Genova l’hanno presa malissimo, con una vera propria ribellione con in testa il presidente dell’Autorità Portuale e di Assoporti Luigi Merlo pronto a minacciare addirittura le dimissioni se il provvedimento non verrà ritirato e con il presidente della Commissione Lavori Pubblici del Senato, il ligure Luigi Grillo a intimare: «Al Senato non gliela passiamo». Mentre il sindaco di Genova Marco Doria ritiene «inaccettabile prevedere sul piano legislativo finanziamenti statali diretti a opere portuali che non siano state progettate e sottoposte ad attente valutazioni da parte del Consiglio superiore dei lavori pubblici e del Ministero dell’Ambiente».

Lunga è la lista di presunti “favoritismi” pro-Venezia denunciati dai genovesi. Dal fatto che il presidente dell’Autorità portuale di Venezia Paolo Costa, sia consulente del viceministro dei Trasporti Mario Ciaccia, anche se quest’ultimo ieri ha precisato che, pur ritenendo il Mose indispensabile per la salvaguardia di Venezia, l’assegnazione di risorse per il terminal offshore «non è stata né sollecitata né concordata con il vice ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti». Al fatto che i due relatori della Legge di Stabilità che l’hanno inserito alla Camera siano due parlamentari veneziani come Renato Brunetta (Pdl) e Pier Paolo Baretta (Pd). Alla circostanza che, come denuncia Merlo, «fino a ieri ci hanno raccontato che per tutti i porti italiani erano disponibili non più di 70 milioni e improvvisamente ne spuntano 100 solo per Venezia. E’ un imbroglio».

Immediata la replica del presidente del Porto veneziano Paolo Costa, che ha scritto una lettera a Merlo e che dichiara: «Non dovrebbe essere difficile capire che, in mancanza di altri interventi, quando a partire dal 2016 le bocche di Porto di Venezia verranno chiuse dal Mose per difendere Venezia e la sua laguna dall’acqua alta il porto si troverebbe costretto a sospendere le sue attività». «Sono esterrefatto delle tue dichiarazioni – replica Costa a Merlo – che, purtroppo, scontano una totale ignoranza dei fatti. I 100 milioni della mitigazione Mose per il porto d’altura di Venezia non c’entrano nulla con i fondi per i porti».

A difesa dei fondi per il terminal offshore, con il presidente di Confindustria Veneto Andrea Tomat, anche il governatore Luca Zaia che dichiara: «Quanto deve arrivare per il finanziamento dell’offshore veneziano non è, e non deve essere, frutto di alcuno sconcerto. Il progetto per la diga che deriva dai fondi per il Mose è già stato sottoposto a valutazione d’impatto ambientale e l’intero piano è stato comunicato al Cipe a settembre. Sappiamo che attorno al porto di Genova e i suoi interessi, sia pure legittimi, si stanno preparando gli inevitabili ascari a sostegno. Diciamo semplicemente a loro e ad altre eventuali truppe cammellate, che questa è una battaglia che Genova non deve nemmeno immaginare di poter fare».

Per il sindaco di Venezia Giorgio Orsoni, «La polemica innescata dal presidente del Porto di Genova risulta sterile e faziosa, ispirata da motivi di campanile, tanto più grave se generata da chi riveste il ruolo di presidente di Assoporti e dovrebbe ragionare in termini generali di tutela dei porti italiani. Senza il terminal il Porto di Venezia sarebbe fortemente penalizzato dalla realizzazione del Mose e cioè da quella struttura ritenuta essenziale per la salvezza della città». Sulla stessa linea la presidente della Provincia, Francesca Zaccariotto, e l’assessore regionale alla mobilità Renato Chisso aggiunge: «Merlo decida se stare con il sistema dei porti italiani o con il porto di Genova».

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Genova contro Venezia per i fondi all’offshore

Il presidente dello scalo ligure e di Assoporti Merlo: «Mi dimetto, è un imbroglio» Costa, Zaia e Orsoni: «Quando ci sarà il Mose, il porto chiude senza il terminal»

“Guerra” tra Genova e Venezia come ai tempi delle Repubbliche Marinare per il finanziamento da 100 milioni di euro – 5 per il 2013 e 95 per il 2014 – che il Porto di Venezia ha ottenuto per la realizzazione del terminal offshore in Adriatico, a 14 chilometri dalla costa del Lido, per il traffico petrolifero e i container, all’interno dell’emendamento alla Legge di Stabilità approvato in Commissione Bilancio alla Camera, che ha anche stanziato per il Comune 50 milioni di euro per la salvaguardia della città. A Genova l’hanno presa malissimo, con in testa il presidente dell’Autorità Portuale e di Assoporti Luigi Merlo pronto a minacciare addirittura le dimissioni e con il presidente della Commissione Lavori Pubblici del Senato, il ligure Luigi Grillo a intimare: «Al Senato non gliela passiamo». Mentre il sindaco di Genova Marco Doria ritiene «inaccettabile prevedere sul piano legislativo finanziamenti statali diretti a opere portuali che non siano state progettate e sottoposte ad attenze valutazioni da parte del Consiglio superiore dei lavori pubblici e del Ministero dell’Ambiente».

Costa consulente del viceministro. Lunga è la lista di presunti “favoritismi” pro-Venezia denunciati dai genovesi. Dal fatto che il presidente dell’Autorità portuale di Venezia Paolo Costa, sia consulente del viceministro dei Trasporti Mario Ciaccia, anche se quest’ultimo ieri ha precisato che, pur ritenendo il Mose indispensabile per la salvaguardia di Venezia, l’assegnazione di risorse per il terminal offshore «non è stata né sollecitata né concordata con il vice ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti». Al fatto che i due relatori della Legge di Stabilità che l’hanno inserito alla Camera siano due parlamentari veneziani come Renato Brunetta (Pdl) e Pier Paolo Baretta (Pd). Alla circostanza che, come denuncia Merlo, «fino a ieri ci hanno raccontato che per tutti i porti italiani erano disponibili non più di 70 milioni e improvvisamente ne spuntano 100 solo per Venezia. È un imbroglio».

La difesa di Costa – Immediata la replica del presidente del Porto veneziano Paolo Costa, che ha scritto una lettera a Merlo e che dichiara: «Non dovrebbe essere difficile capire che, in mancanza di altri interventi, quando a partire dal 2016 le bocche di Porto di Venezia verranno chiuse dal Mose per difendere Venezia e la sua laguna dall’acqua alta il porto si troverebbe costretto a sospendere le sue attività». «Sono esterrefatto delle tue dichiarazioni – replica Costa a Merlo – che, purtroppo, scontano una totale ignoranza dei fatti. I 100 milioni della mitigazione Mose per il porto d’altura di Venezia non c’entrano nulla con i fondi per i porti». Costa, spiega che il futuro terminal d’altura, rispetto all’adeguamento della conca di navigazione di Malamocco, rappresenta «l’alternativa meno costosa per lo Stato» che l’autorità portuale veneziana si è impegnata a realizzare con finanza di progetto. «È vero – conclude Costa – che ho cercato di trasformare una debolezza (il rischio di chiusura) in un asset (uno scalo con fondali da venti metri e oltre), ma questo, se può preoccupare il Presidente dell’Autorità portuale di Genova, deve rendere felice il presidente di Assoporti».

Anche Zaia e Orsoni a sostegno – A difesa dei fondi per il terminal offshore, con il presidente di Confindustria Veneto Andrea Tomat, anche il presidente della Regione, Luca Zaia che dichiara: «Quanto deve arrivare per il finanziamento dell’offshore veneziano non è, e non deve essere, frutto di alcuno sconcerto. Il progetto per la diga che deriva dai fondi per il Mose è già stato sottoposto a valutazione d’impatto ambientale e l’intero piano è stato comunicato al Cipe a settembre. Sappiamo che attorno al porto di Genova e i suoi interessi, sia pure legittimi, si stanno preparando gli inevitabili ascari a sostegno. Diciamo semplicemente a loro e ad altre eventuali truppe cammellate, che questa è una battaglia che Genova non deve nemmeno immaginare di poter fare». Per il sindaco Giorgio Orsoni, «La polemica innescata dal presidente del Porto di Genova risulta sterile e faziosa, ispirata da motivi di campanile, tanto più grave se generata da chi riveste il ruolo di presidente di Assoporti e dovrebbe ragionare in termini generali di tutela dei porti italiani. Senza il terminal il Porto di Venezia sarebbe fortemente penalizzato dalla realizzazione del Mose e cioè da quella struttura ritenuta essenziale per la salvezza della città». Sulla stessa linea la presidente della Provincia, Francesca Zaccariotto, e l’assessore regionale alla mobilità Renato Chisso aggiunge: «Merlo non faccia confusione di ruoli e decida se stare con il sistema dei porti italiani o con il porto di Genova». «Non solo il terminal d’altura è l’alternativa meno costosa per lo Stato che Venezia è si impegnata a realizzare con la finanza di progetto, ma i 100 milioni della mitigazione Mose per il porto d’altura non c’entrano nulla con i fondi per i porti», sottolineano i deputati veneziani del Pd, Andrea Martella e Pier Paolo Baretta. Per il ministro dell’Ambiente Corrrado Clini, infine, tra Genova e Venezia «non c’è alcun motivo di contrasto».

di Enrico Tantucci

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Gazzettino – Marghera, Pronta la mobilitazione contro Alles

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10

nov

2012

MARGHERA – No di Pd e Ambientalisti all’ampliamento dell’impianto rifiuti

Striscioni e presidio lunedì in occasione del Consiglio comunale

Il Partito Democratico di Marghera chiama a raccolta i cittadini. Perchè si mobilitino contro il potenziamento dell’impianto di trattamento di rifiuti della ditta Alles di Porto Marghera. Il doppio appuntamento che il coordinatore del Pd Tonino Cossidente dà a quanti temono la trasformazione della zona industriale nella pattumiera del Veneto è per lunedì: alle ore 11, il Municipio di via Palazzo a Mestre ospiterà la commissione consiliare chiamata ad esprimersi sul progetto. Mentre, alle 15, il progetto rientrerà tra i punti all’ordine del giorno del consiglio comunale straordinario. «Il circolo, in continuità con l’assemblea tenuta in municipalità col senatore Felice Casson, ritiene che – spiega Cossidente – Marghera si debba mobilitare. Torniamo a chiedere, ancora una volta, alla Giunta Zaia che guida la Regione di non recepire il parere della commissione di Valutazione di impatto ambientale (Via) ma rappresenti, una volta per tutte, gli interessi della comunità anzicchè quelli di parte. Vogliamo trasparenza! Malgrado il netto rifiuto di Marghera, costatiamo che – conclude il segretario del circolo democratico – si tergiversa per non ostacolare relazioni di potere troppo ingombranti».
Giunge anche dai rappresentanti dell’assemblea permanente dei cittadini contro il pericolo chimico l’appello ai residenti di Marghera e Malcontenta ad essere presenti lunedì nel municipio di Mestre per manifestare, in massa, il «no» al potenziamento dell’inceneritore di Alles. L’assemblea, due settimane fa, aveva promosso una manifestazione sotto le finestre dell’impianto come seconda forma di mobilitazione contro il progetto che attende il via libera della Regione. Lunedì, si presenteranno, in via Palazzo, con cartelloni e striscioni. La stessa assemblea, a metà ottobre, aveva lanciato la proposta del cosiddetto «mail-bombing» ovvero dell’invio massiccio di mail all’indirizzo del presidente della Giunta veneta per far giungere, anche via posta elettronica, il no di Marghera all’aumento dei rifiuti

Giacinta Gimma

 

VENEZIA – Caccia in deroga: il rischio di dover aprire il portafoglio e pagare, di tasca propria, la sanzione europea c’era tutto. Sono stati fatti persino i conti: 56 milioni di multa forfettaria più una penalità di mora di 256mila euro al giorno. Un rischio che i consiglieri regionali del Veneto che fanno parte della quarta commissione non corrono più, dal momento che non hanno approvato la delibera della giunta sulla caccia in deroga. E ieri, quando durante i lavori della commissione è stata data lettura di una missiva del Dipartimento Politiche europee della presidenza del Consiglio dei ministri, in cui si spiegava a quanto sarebbe ammontata la sanzione, nessuno ha aperto bocca. Caccia in deroga, addio.
«In commissione – osserva, divertito, Gennaro Marotta (Idv) – dopo la lettura della missiva nessuno ha avuto nulla da ridire, commentare o contestare. Un silenzio imbarazzato». Era stata proprio l’Idv a far presente che c’era il rischio di dover pagare di tasca propria eventuali sanzioni europee: «In un paese civile non è più pensabile che le multe comminate solo per accontentare una minuscola parte di cittadini, come la caccia in deroga, vadano a discapito di tutti. E se, come sembra, assessori e consiglieri potrebbero essere chiamati a rifondere le multe, ci penseranno non una, ma cento volte, prima di votare un simile provvedimento».

 

MARGHERA – Oggi la protesta degli ambientalisti, il Pd: «Zaia fermi il progetto»

È confermato, anche in caso di pioggia, il sit in di protesta sotto le finestre di Alles a Porto Marghera, organizzato per oggi, sabato 27 ottobre, dall’assemblea permanente dei cittadini contro il rischio chimico. Qualora piovesse, non si raggiungerà Malcontenta in bicicletta ma in auto. Partenza alle 10 dal municipio di Marghera.
Sulla vicenda, si registra, intanto, il no «senza se e senza ma» del Partito Democratico di Marghera, scandito, nei giorni scorsi, durante un’affollata assemblea pubblica promossa dal circolo cui hanno partecipato il senatore Felice Casson, il segretario comunale Pd Claudio Borghello ed il consigliere regionale Stefano Fracasso.
«È ora di finirla – attacca il coordinatore del Pd di Marghera, Tonino Cossidente – di considerare Marghera un luogo dove collocare soluzioni non compatibili con gli interessi della collettività».
Il Pd, quindi, chiamano in causa la Giunta Zaia perchè «impedisca che i rifiuti diventino occasione di profitto ma anche di gestione poco chiara dove la Regione non ha la forza nè il coraggio e forse nemmeno l’interesse a rappresentare le paure e le speranze del territorio». «Lavoro e salute – conclude Cossidente, che rigetta il ricatto occupazionale – sono entrambi diritti e il caso Ilva di Taranto insegna». (g.gim.)

 

Il MoVimento 5 stelle di Nogara ha deciso di scrivere una mail al Presidente della Regione Veneto Luca Zaia. La lettera è nata dopo aver letto l’articolo Veneto: Zaia, verso moratoria su consumo territorio dove il Presidente dichiara: ”Abbiamo dato un incarico affinché si possa pensare di arrivare ad una moratoria delle costruzioni nella nostra Regione. Riteniamo che, prima di fare nuove costruzioni, si debba convertire quello che abbiamo, e ne abbiamo molto. E’ un modello nuovo, è un sasso nello stagno che tiriamo, ma anche un’opportunità per parlare di rispetto del territorio e per valorizzare il patrimonio che i nostri cittadini possiedono”.

Presidente Luca Zaia, il Motorcity di Vigasio-Trevenzuolo, l’interporto di Isola della Scala, il traforo delle Torricelle a Verona, la strada mediana e l’autostrada Nogara-mare. Il Progetto Chievo al posto del Parco del Tione a Villafranca di Verona e, fuori dalla provincia di Verona, aggiungiamo Veneto City e Pedemontana Veneta, sono tutte opere già approvate o in corso di approvazione proprio dalla Regione Veneto.

Presidente, restiamo in attesa di sapere se la Sua “moratoria”, includerà queste profonde ferite in terra Veneta prima che sia troppo tardi, o si rivelerà un ulteriore grande bluff (4,3 miliardi di euro di nuovo cemento non è male come preludio alla moratoria) per prendere tempo e cercare di limitare i “danni” delle prossime elezioni in arrivo.

Ovviamente la nostra fiducia in questa Sua “conversione” a difesa del territorio dopo vent’anni di devastazione è pari a zero. Di una cosa siamo certi: noi non molleremo mai.

MoVimento 5 stelle Nogara

La lettera è stata inviata via mail all’indirizzo presidenza@regione.veneto.it, questa la schermata. Per chi volesse fare altrettanto non deve fare altro che copiarla e firmarla. E’ sacrosanto e doveroso dissentire verso la politica che non ci piace e soprattutto verso la politica che non rappresenta gli interessi dei cittadini. Mandate la mail, fate sentire la vostra voce.

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MEOLO. «Tranquillizzo le comunità locali: evitiamo di far partire comitati anzitempo. Lasciamo che il commissario produca il suo lavoro, che sarà cospicuo e di confronto delle diverse idee progettuali. Ci muoveremo nel rispetto del territorio, non c’è nessuno che cala dall’alto opere che non sono volute». A margine dell’inaugurazione, Luca Zaia è tornato a parlare della Tav Venezia-Trieste, sollecitato da molti cittadini. «Fasciarsi la testa prima di andare in ospedale non serve», commenta Zaia, «ho visto che qualcuno non ha voluto ascoltarmi, sembrava che il giorno dopo dovessero arrivare i tecnici delle Ferrovie a mettere giù le rotaie. Ho detto che si stava parlando di studi di fattibilità». Il governatore «benedice» il lavoro di Mainardi. «Si stanno valutando i progetti alternativi. Il commissario sta lavorando bene. Sta immaginando una complanare alla ferrovia, peraltro la sua idea è anche quella di potenziare prima l’attuale ferrovia. Ci muoviamo in questo contesto, ma sempre nel rispetto del territorio», ha concluso Zaia. (g.mon.)

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