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Gazzettino – Valdastico, Trento ricorre alla Consulta

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30

set

2012

IL CASO – Contro il Decreto Cresci Italia che fissa i tempi del progetto. Replica di Zaia: «Un’opera necessaria al Veneto»

TRENTO – Il Consiglio della Provincia autonoma di Trento ha ratificato il ricorso alla Corte Costituzionale promosso dalla giunta provinciale contro la parte del Decreto Cresci Italia che riguarda l’autostrada Valdastico Nord, oltre che le Comunità di valle e le grandi derivazioni idroelettriche. È il progetto autostradale che interessa il Veneto. Secondo il ricorso dei trentini, lo Stato vorrebbe imporre un’intesa sui tempi per l’approvazione del progetto. E quindi lederebbe le prerogative di autonomia della Provincia. I consiglieri della Lega non hanno partecipato al voto perché, pur non condividendo la posizione della maggioranza nel merito (il no alla Valdastico, che per loro sarebbe invece utile allo sviluppo turistico), sono d’accordo sulla necessità di difendere lo Statuto. Il presidente Lorenzo Dellai, prima del voto, ha denunciato un nuovo disegno centralista dello Stato.
Da Venezia è venuta la replica del governatore Luca Zaia. «Sono profondamente dispiaciuto per questo ricorso, tenuto conto che finora il Veneto è stato profondamente rispettoso della libertà del Trentino e delle sue prerogative». E ha aggiunto: «Ritengo di dover chiarire fin da subito che per il Veneto e i suoi cittadini non esiste alternativa rispetto a quest’opera che difenderemo in ogni luogo deputato».

 

Nuova Venezia – “Caccia in deroga. Zaia imiti Formigoni”

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20

set

2012

VENEZIA «Invito il governatore del Veneto Luca Zaia a fare come il suo collega lombardo Roberto Formigoni ovvero un sonoro passo indietro sulla caccia in deroga. In caso contrario lui e il suo compagno Stival dovranno pagare insieme agli altri assessori della Giunta veneta di tasca loro le sanzioni che arriveranno dall’Europa». È l’invito di Andrea Zanoni, eurodeputato IdV, alle autorità venete in seguito al dietrofront di Formigoni che ha scritto al presidente del Consiglio regionale della Lombardia Fabrizio Cecchetti chiedendogli di buttare nel cestino i progetti di legge sulla caccia in deroga 2012-2013 perché presenta, come si legge nella lettera, «gravi vizi di illegittimità già più volte riscontrati, tanto alla normativa comunitaria quanto all’ordinamento interno». Di qui la conclusione di Zanoni: «Formigoni, almeno per una volta, ha fatto una scelta saggia. Adesso tocca a Zaia fare un passo indietro sulla caccia in deroga se non vuole che la Corte dei Conti bussi alla sua porta».

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Gazzettino – Zaia: “Sospendere la semina degli Ogm”

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20

set

2012

DOPO L’ALLARME DALLA FRANCIA

Si riapre la discussione sugli Ogm. E a rinfocolare dobbi e paure è una ricerca francese secondo la quale i topi alimentati con mais transgenico, muoiono prima. E anche il Veneto, dove l’argomento è caldo, rientra nel dibattito e a chiedere interventi è il governatore Luca Zaia.
«Il vicepresidente della commissione agricoltura José Bové ha ragione: alla luce della ricerca francese secondo la quale ci sono prodotti Ogm autorizzati risultati tossici per gli animali e forse per l’uomo, il rilascio delle autorizzazioni alla semina va immediatamente sospeso ad ogni livello e in tutta Europa e va vietata l’importazione di prodotti transgenici», sottolinea. Ma il governatore non ha tentennamenti: «sono sempre stato contrario agli Ogm e, a fronte di un’ulteriore conferma della tossicità di produzioni geneticamente modificate, accertata da una ricerca francese – afferma – ogni discorso di tipo procedurale passa in secondo piano. Qui non si tratta più di possibile inquinamento di produzioni autoctone e del mercato, ma di salute». «Mi auguro che questa ricerca, se fossero vere le anticipazioni di stampa – precisa -, convinca anche gli assertori in buona fede dell’uso di questi prodotti a rivedere le loro posizioni – conclude Zaia – perché con la sicurezza alimentare non si può né rischiare, né tantomeno lucrare».

 

Gazzettino – Caccia, sospesi i due giorni in piu’

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18

set

2012

TAR – Il tribunale regionale accoglie il ricorso dell’associazione ambientalista. Stival: «Lo facciamo da sempre»

No alle due giornate aggiuntive di caccia. Il Tribunale amministrativo Regionale per il Veneto ha accolto il ricorso dell’associazione “Vittime della Caccia”, rappresentata dall’avv. Massimo Rizzato, e sospende la delibera della Regione Veneto sul calendario venatorio nelle parti in cui prevedeva due giornate aggiuntive di caccia nei mesi di ottobre e novembre agli uccelli migratori.
«Nell’ordinanza del Tar si legge – riferisce parlamentare europeo Andrea Zanoni (IdV) – che «i rilievi al riguardo espressi dall’Ispra non sono stati adeguatamente ponderati, né la motivazione adottata dall’Ente regionale ha convenientemente giustificato le sue ragioni». Come conseguenza le giornate di caccia in Veneto restano tre come previsto dalla legge italiana sulla caccia. Con buona soddisfazione degli animalisti che peroravano da tempo questa soluzione.
«Si tratta di una sonora lezione per i cacciatori e la Giunta Zaia – rileva Zanoni – che ha cercato illecitamente di portare a cinque le giornate di caccia da appostamento».
L’assessore veneto alla Caccia Daniele Stival non si scompone e rilancia. «La disposizione contenuta nel nostro calendario venatorio oggetto della sospensiva decisa dal Tar viene da sempre adottata, in quanto prevista dalla legge», sottolinea.
«Questa volta si è ritenuto che non fosse sufficientemente motivata nel discostarsi dal parere dell’Ispra – rileva Stival -. Presenterò al più presto in Giunta ulteriori precisazioni tecniche per superare con serenità e tranquillità i dubbi del Tribunale Amministrativo».
«Ringrazio il Tar – aggiunge Stival – per l’attenta valutazione sempre fatta rispetto ai vari ricorsi via via presentati sul calendario venatorio. Nella sostanza le tesi della Regione sono pressoché sempre state accolte. Ora rimane solo questo punto da chiarire e noi rimaniamo convinti che la scelta sia stata fatta nel rispetto delle normative».

 

Gazzettino – “La Regione fermi i rifiuti di Alles”

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16

set

2012

MARGHERA – Appello a Zaia affinché la giunta ponga il veto al progetto di ampliamento dell’impianto

«Porto Marghera rischia di diventare la pattumiera d’Italia». È il presidente della Municipalità di Marghera Flavio Dal Corso a temere questa prospettiva e a chiedere un “dietrofront” alla Giunta Zaia rispetto alla decisione della commissione di valutazione di impatto ambientale (Via) sul potenziamento dell’impianto della società Alles.
I suoi timori sono condivisi dal capogruppo comunale dell’Unione Democratica di Centro (Udc), Simone Venturini che parla di «enorme sopruso per la collettività veneziana».

«Come Municipalità – sottolinea Dal Corso – chiediamo che la Giunta regionale non ratifichi la decisione presa dal Via di concedere il potenziamento e l’apertura al mercato globale dei rifiuti tossici e nocivi dell’impianto di Fusina. L’autorizzazione violerebbe l’articolo del piano regolatore che vieta l’arrivo dei rifiuti tossici non prodotti nella nostra area». Il cambiamento di “rotta” della Giunta Zaia rappresenterebbe, secondo il presidente, «una scelta di grande responsabilità attraverso la quale si potrà verificare anche la coerenza con quanto sostenuto recentemente con enfasi». «Non si può parlare – denuncia il presidente di Marghera – di rilancio del sito produttivo e di sostegno del progetto del Palais Lumiere e, contemporaneamente, ricacciare Porto Marghera indietro di decenni approvando il potenziamento di Alles». Potenziamento che non comporterebbe aumenti occupazionali. «Il parere favorevole con prescrizioni del Via, se approvato dalla Giunta Regionale, sarebbe – segnala, infine, Dal Corso – una decisione contro le comunità locali rappresentate in commissione da Comune e Provincia che hanno votato contro. Bisogna evitare che Porto Marghera ridivenga nuovamente il sito di trattamento rifiuti di tutta Italia, il che impedirebbe investimenti a favore della nuova industria sostenibile».

«L’eventuale autorizzazione regionale definitiva – denuncia, in una nota, il capogruppo Udc Venturini – sarebbe un danno gigantesco per il territorio e per la popolazione di Marghera, giustificato da insaziabili appetiti privati. Il redditizio business dello smaltimento di rifiuti non può ingrossare il portafoglio di pochi a scapito di un’intera città». Anche Venturini si appella alla Giunta Zaia perché «restituisca ai territori la sovranità scippata con la votazione di una commissione tecnica». «Il futuro di Marghera e del suo polo industriale è in gioco. La Regione – conclude Venturini – decida di tutelare i territori e non i grandi interessi economici. Altrimenti, dovrà risponderne ai veneti e alla storia».

 

La Municipalità chiede alla giunta regionale di dire no all’arrivo di altre sostanze e fanghi pericolosi

MARGHERA. Entro un mese la giunta regionale di Luca Zaia dovrà decidere se confermare o meno il parere favorevole, dato la scorsa settimana dalla Commissione Via (valutazione impatto ambientale) al progetto di Alles spa del Gruppo Mantovani-Baita. Il controverso progetto prevede il “revamping”, il rinnovamento, degli impianti di Alles in via Dell’Elettronica per poter trattare fanghi e rifiuti speciali fino a un massimo di 200 mila tonnellate annue provenienti anche da altre regioni italiane. Comune e Provincia, forti di un voto quasi unanime nei rispettivi consigli, avevano, invece, bocciato il progetto di Alles per «incompatibilità ambientale e urbanistica». Ma con il suo voto favorevole della Commissione regionale Via non ha minimamente preso in considerazione i pareri, seppure consultivi, delle amministrazioni locali. Tanto che l’assessore comunale all’Ambiente, Gianfranco Bettin, ha già annunciato che se la giunta regionale ratificherà il parere favorevole con un decreto firmato da Zaia, ci sarà un immediato ricorso al Tar contro il “revamping” che di fatto rappresenta una variante al piano regolatore generale di Venezia, in palese contrasto con il piano urbanistico adottato dal Comune, nel quale si prevede che impianti del genere possono trattare solo rifiuti pericolosi prodotti nell’ambito provinciale o al massimo regionale. Ieri, anche la Municipalità di Marghera, con una dichiarazione del presidente Flavio Dal Corso, ha chiesto che la giunta regionale «non ratifichi il parere Commissione Via a concedere così il potenziamento e l’apertura al mercato globale di rifiuti tossici e nocivi da trattare negli impianti di Alles spa a Porto Marghera».

«Se sarà invece approvato» aggiunge Dal Corso «la Giunta regionale si assumerà tutta la responsabilità di aver preso una decisione contro le comunità locali contrarie al potenziamento di un impianto che non produrrebbe alcun incremento occupazionale e condannerebbe Marghera a restare un sito di trattamento rifiuti di tutta Italia». Anche in consiglio comunale sono arrivate le prime critiche al “revamping”. I consiglieri Giuseppe Caccia e Camilla Seibezzi (lista “In comune”) hanno presentato una mozione in cui si chiede alla giunta di Luca Zaia di «non recepire il parere positivo della Commissione tecnica e di negare qualsiasi autorizzazione al potenziamento dell’impianto di Alles». Stessa cosa ha chiesto Simone Venturini, capogruppo dell’Udc.

Gianni Favarato

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Gazzettino – Capanni di caccia, governo contro il Veneto

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8

set

2012

IMPUGNATA LA LEGGE

VENEZIA – I commenti, soprattutto dalle file del Pdl, erano stati entusiastici: quel giorno, il 28 giugno scorso, il consiglio regionale del Veneto aveva approvato con i soli voti della maggioranza la cosiddetta legge sui capanni di caccia: d’ora in avanti la vita dei cacciatori sarebbe stata meno burocratica, gli appostamenti fissi “finalmente” potevano essere realizzati senza licenza edilizia e senza autorizzazione paesaggistica, bastando una semplice comunicazione al Comune. Peccato, per i cacciatori e per la maggioranza Lega-Pdl, che il Governo abbia detto no: il Consiglio dei ministri ha impugnato davanti alla Corte costituzionale la legge regionale numero 25/2012 sui capanni.

La motivazione? “Alcune norme, disponendo che alcuni tipi di appostamenti destinati all’attività venatoria possano essere esclusi dall’autorizzazione paesaggistica e realizzati anche in assenza di titolo, contrastano sia con le norme del Codice di beni culturali, sia con le disposizioni statali in materia di governo del territorio».

L’assessore alla Caccia, Daniele Stival, deciso a resistere, ha già messo al lavoro l’avvocatura regionale: «Mi sembra singolare ad esempio che queste piccole strutture legate all’attività venatoria possano essere assimilate all’installazione di manufatti, case mobili e via dicendo nei campeggi, che sono oggettivamente tutta un’altra cosa». (al.va.)

 

La Difesa del Popolo – Citta’ diffusa, un’invasione

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1

set

2012
PAESAGGIO VENETO

In un’intervista, dal sapore un po’ balneare (il mattino di Padova, 19 agosto) il governatore del Veneto, Luca Zaia, si è lasciato andare a un’affermazione provocatoria.

«Nel Veneto – ha detto il leader regionale – si è costruito troppo, non possiamo continuare così. È necessario fermarsi. Questo vale per i capannoni industriali, ma a maggior ragione per le abitazioni. È assurdo continuare ad approvare nuove lottizzazioni urbanistiche, quando esistono già abbastanza case per tutti. Piuttosto, diamo valore al recupero dei volumi esistenti».

Insomma: una svolta ambientalista nella politica regionale? Immancabili le reazioni, soprattutto di chi rimprovera al governo veneto di voler fermare un processo di “abuso” del territorio in corso da decenni, ma contemporaneamente di dare il via libera a interventi altamente invasivi come Veneto City, la Città della moda e il quadrante di Tessera, la recente “torre di Cardin” a Marghera, la lottizzazione del Barcon a Vedelago, l’autodromo di Verona, i vari centri commerciali. O ancora di voler regolamentare un settore, come le costruzioni, in crisi da anni, ma di non aver fatto nulla per controllarlo quando navigava in acque migliori.   
Si aprirà veramente una nuova stagione nella gestione del territorio veneto? È giunto il tempo di scrivere un inedito capitolo di una storia? Che comunque vale la pena di tratteggiare; a futura memoria.
Perfino gli storici se ne sono accorti. «Il miscuglio tra città e campagna ha di fatto prodotto una terza realtà – una cittagna? – infestata di crudeli bruttezze. Due tipologie abitative, in particolare, colpiscono il viaggiatore, due versioni – una ricca e una plebea – di una medesima strategia architettonica. La prima è la “casa con le mutande”: di norma villette unifamiliari apparentemente a un piano ma con un riporto di terra che pudicamente ne nasconde l’intimità: lavanderia, garage e l’immancabile peccaminosa “taverna”… La seconda è un micro-condominio squisitamente urbano catapultato in mezzo a qualche lacerto di campi di mais….» (Ventura-Fumian, Storia del Veneto). E poi i capannoni, i laboratori “ricavati” magari dietro alle vecchie case di campagna; la fabbrica sparpagliata.
In effetti, l’area compresa tra Treviso, Venezia, Padova e Vicenza, un territorio con una popolazione di circa 2 milioni di abitanti, rappresenta, in una sua porzione più ristretta, il sistema della «città diffusa»; una realtà fortemente antropizzata, nel corso degli ultimi quarant’anni interessata da un processo di rapida industrializzazione e di crescente urbanizzazione, che ne ha mutato gli aspetti morfologici e ha inciso sulla struttura sociale ed economica.
Dal 1970 al 2007, questa porzione di Veneto ha registrato un incremento medio della superficie urbanizzata di oltre il 100 per cento; si è passati infatti da una superficie di 33.387 metri quadrati nel 1970 a una di 78.197 nel 2007; alcuni comuni sono cresciuti del 60-70 per cento, altri del 200-300 e anche oltre; spicca a questo proposito, l’incremento del 376 per cento di Marcon (Venezia), che passa dai 113,15 ettari di costruito nel 1970 ai 538,71 nel 2007, oppure il dato di Campagna Lupia che cresce del 213 per cento. (dagli 89,56 ettari di edificato nel 1970 ai 280,50 nel 2007) o ancora il dato di Trevignano (Treviso), comune del distretto dell’abbigliamento sportivo di Montebelluna, che ha registrato un incremento del 374 per cento (124,65 ettari nel 1970, 591,27 nel 2007).
Normalmente, in altri contesti, tale aggressiva urbanizzazione è stata accompagnata da un boom demografico; invece (e questa è un’anomalia tutta veneta) i dati relativi alla popolazione mostrano come la crescita media della popolazione sull’area interessata si sia attestata intorno al 10 per cento, con grosse flessioni nei centri urbani principali che registrano – nel medesimo arco temporale – decrementi rispettivamente del 34 per cento Venezia, 13 Padova, 9 Vicenza e 13 Treviso.Dove sta allora il motore che ha spinto a tale sfrenata urbanizzazione?
«Lo sviluppo della piccola e media impresa – spiega Laura Fregolent, docente all’università Iuav di Venezia e una delle massime studiose del tema della “città diffusa” – ha avuto un ruolo e un peso determinante nell’evoluzione del sistema produttivo di questa zona, ancorata storicamente a un modello agricolo forte, e ha condizionato profondamente lo sviluppo assunto dal modello territoriale. La piccola e media impresa si è insediata, infatti, in maniera indifferenziata, laddove i costi dei terreni erano più contenuti, approfittando dell’accessibilità garantita di una forza lavoro disponibile a costi inferiori e poco conflittuale. Quella che si è progressivamente consolidata è una relazione molto stretta tra sistema di produzione e territorio».
Insomma, una coincidenza di interessi, che di fatto ha lasciato via libera a una gestione senza regole degli spazi. E la politica? E il ruolo programmatorio della regione?
«Questo sistema – continua Laura Fregolent – ha trovato nelle politiche locali degli anni Settanta e Ottanta un sostegno pieno e incondizionato. La regione ha accolto e fatto proprie le domande imposte da comuni e operatori economici, promuovendo scelte che favorivano il rafforzamento della dotazione di servizi e infrastrutture nei diversi poli urbani che così si arricchivano di funzioni e di ruolo, acquisendo qualità e caratteri di “urbanità” insoliti per aree che sembravano conservare ancora una natura spiccatamente rurale. Le amministrazioni comunali, poi, come esito di una cultura urbanistica espansiva, hanno previsto nei loro piani generosi ampliamenti, individuando aree produttive attrezzate e lottizzazioni residenziali, sulla spinta di un mercato immobiliare che promuoveva un’immagine abitativa rurale e semi-rurale e l’opportunità per le famiglie di acquistare una casa in proprietà, a costi contenuti. Senza contare il fatto che, con il passare del tempo e la ristrettezza delle risorse, la “vendita” del territorio ha rappresentato per le amministrazioni locali una decisiva fonte di reddito».
Ora una nuova stagione si sta delineando sul territorio regionale: un tempo che pare caratterizzato più che dal diffondersi di edilizia abitativa o industriale (legata alla piccola impresa) da grandi interventi con alti indici di cubatura e ampie superfici destinate a funzioni soprattutto commerciali, per non parlare del numero di consistenti infrastrutture. Alcuni progetti strategici della regione si snodano lungo l’asse Padova-Venezia, il cosiddetto “bilanciere”, sul quale si condensano proposte territorialmente “pesanti” quali la Città della moda (Riviera del Brenta), Veneto City (Dolo e Arino), il Quadrante di Tessera. Su queste ipotesi (alcune già diventate scelte) si misurerà veramente la volontà politica (ma non solo) del Veneto e dei suoi governanti di uscire dalla logica di utilizzo “intensivo” del territorio. Al di là delle dichiarazioni e della buone intenzioni di mezza estate.
Toni Grossi

DISCARICA MESTRINARO – Il governatore spiega perché oggi non ci sarà alla Sagra del Peperone

BATTAGLIA degli attivisti di Pd e del Comitato “Rifuti Zero” contro l’impianto della ditta Mestrinaro

«Non trovo corretto, ma puro espediente demagogico, far credere ai cittadini che un amministratore, in questo caso il presidente della Regione, abbia il potere di dare un assenso o di negare un’autorizzazione». E’ un passo della lettera indirizzata al Pd di Zero Branco dal presidente Luca Zaia sulla spinosa vicenda della discarica per rifiuti speciali della Mestrinaro. Gli attivisti del Pd e il Comitato “Rifiuti Zero” contro l’impianto di trattamento per rifiuti speciali hanno indetto per oggi una mobilitazione in occasione dell’apertura della 45. Sagra del Peperone. L’aspettativa era quella che il presidente della Regione Zaia prendesse dai microfoni della kermesse agro-folcloristica zerotina ufficialmente le distanze dal discusso progetto dell’impianto di trattamento di rifiuti speciali. Invece Zaia ha scelto di spiegare la sua posizione sul progetto della Mestrinaro con un’articolata lettera di cui oggi verrà data lettura integrale. Ultimamente Zaia era stato punzecchiato dal Pd per non aver accettato di partecipare al dibattito pubblico di villa Guidini sulla vicenda Mestrinaro. «Egregi signori – scrive Zaia – ho già avuto modo di ricordarvi che la mia partecipazione ad incontri promossi da partiti e comitati che abbia come oggetto procedimenti ancora a livello istruttorio sarebbe sempre comunque fuori luogo. Mi sembra inutile spiegare la ragioni di una prassi istituzionale che deve rimanere sempre rispettosa nei confronti delle strutture che stanno lavorando e che ha il dovere di non dare neanche l’impressione di voler interferire su istruttoria in corso. Mi sembra che sia questo uno dei punti fermi rispetto al dibattito istituzionale». Sia il Pd che il Comitato “Rifiuti Zero” chiedono l’abbattimento dei capannoni costruiti in via Bertoneria dalla Mestrinaro a seguito della sentenza del Consiglio di Stato che ha annullato il via libera Regione in quanto non avrebbe valutato la situazione urbanistica prospettata dall’amministrazione comunale di Zero Branco. A proposito della nuova richiesta della Mestrinaro che ha aggiornato il progetto della discarica, il presidente Zaia precisa: «soltanto se l’esito della procedura di impatto ambientale risulterà favorevole, la Regione potrà considerare e consentire l’eventuale provvisoria estensione dell’utilizzo dell’impianto per la parte di nuova realizzazione».

Nello Duprè

 

Gazzettino – La siccita’ non ferma le doppiette

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31

ago

2012

CACCIA

VENEZIA – La siccità e i problemi connessi alla fauna non faranno sospendere il via alla caccia in Veneto, con la preapertura prevista dal primo settembre. Lo ha deciso la Regione Veneto. «Alla luce di considerazioni oggettive – sottolinea l’assessore alla caccia, Daniele Stival – si è dell’opinione che la fauna omeoterma non dovrebbe subire stress superiori a quelli delle scorse stagioni e, di conseguenza, non si ritiene opportuno sospendere le attività di addestramento dei cani iniziate la terza domenica di agosto né prevedere una sospensione della preapertura della stagione venatoria prevista per i giorni 1, 2, 8 9 e 15 settembre».

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