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A REGIONE E PROVINCIA

Troppo caldo, stop alla caccia. Il Comune di Venezia, con una lettera inviata dall’assessore comunale all’Ambiente, Gianfranco Bettin, ha infatti chiesto alla Regione Veneto e alla Provincia di Venezia, nell’imminenza della riapertura della caccia, di adottare misure di tutela della fauna interessata, già molto provata dalla durezza della attuale stagione calda e arida. «Il perdurare di un’anomala situazione climatica estiva – scrive Bettin agli assessori regionali Franco Manzato e Daniele Stival e all’assessore e vice presidente della Provincia di Venezia Mario Dalla Tor – ha avuto gravi conseguenze sull’ambiente naturale anche del nostro territorio, in particolare sulla vita di moltissime specie animali. La scarsità d’acqua e la ridotta reperibilità di ogni risorsa alimentare e il depauperamento degli habitat naturali, compresi o meno nelle aree cacciabili, che normalmente forniscono riparo, sostentamento e adeguate condizioni per la riproduzione – aggiunge – stanno mettendo a serio rischio la sopravvivenza di moltissimi individui di tutte le specie». L’assessorato all’Ambiente del Comune di Venezia, «condividendo le posizioni di molte associazioni e di molti esperti del settore – prosegue la missiva – e anche di importanti esponenti istituzionali, chiede, per quanto di competenza, di valutare attentamente la possibilità di emanare contromisure precauzionali di tutela della fauna cacciabile, misure che riducano/sospendano il periodo venatorio imminente e limitino il carniere consentito». «La fauna selvatica è alle prese con un grosso problema: la siccità». Il grido d’allarme era arrivato nei giorni scorsi anche dal Coordinamento Veneto della Lipu, che ha chiesto una tregua per quanto riguarda l’avvio dell’attività venatoria, in considerazione che gli animali selvatici sono stremati a causa della mancanza d’acqua. La coordinatrice della Lipu Veneta, Carlotta Fassina, ha inviato una lettera al Governatore Luca Zaia, affinché disponga l’annullamento delle preaperture della caccia e l’addestramento dei cani nelle campagne.

 

Evidentemente le ultime inchieste sulla eccessiva cementificazione e speculazione edilizia in Veneto, apparse su diversi quotidiani e settimanali  nazionali, non devono essere passate inosservate alla giunta Regionale del Veneto. Infatti come un fulmine nel ciel sereno di questa torrida estate, sono apparse nei vari quotidiani locali delle dichiarazioni del Presidente Luca Zaia, che rivendica la necessità di fermare la cementificazione della Regione della quale è il primo amministratore. In una intervista, pubblicata sul ” Mattino” di Padova ( ed. on line del 19 agosto 2012) così si esprime il Governatore: 

«Nel Veneto si è costruito troppo, non possiamo continuare così. È necessario fermarsi. Questo vale per i capannoni industriali, ma a maggior ragione per le abitazioni. Il tema è quello dell’archeologia residenziale, ancora più strisciante dei fabbricati industriali. È assurdo continuare ad approvare nuove lottizzazioni urbanistiche, quando esistono già abbastanza case per tutti. Piuttosto, diamo valore al recupero dei volumi esistenti».

Continua Zaia:

“Sì, penso a una moratoria in piena regola. Basta con le nuove lottizzazioni residenziali, orribili condomini che nascondono spesso mere speculazioni immobiliari. Oggi non c’è bisogno di nuove case, ma di recuperare le vecchie case di una volta. È un tema da lanciare con serenità, un dibattito al quale tutti siamo chiamati a dare il nostro contributo: dal consiglio regionale alle associazioni. Ma sono convinto che molti veneti siano assolutamente d’accordo. Non possiamo continuare a sfigurare il paesaggio, consumare territorio, offrire speculazioni che oggi, tra l’altro, non hanno più mercato. E provocano un danno ancora più grave. Il patrimonio edilizio esistente, a fronte di nuove costruzioni, si svaluta e perde valore”.            

Insomma dichiarazioni che fanno presagire una svolta di chiaro stampo ambientalista da parte del governatore Veneto ed ex Ministro dell’Agricoltura, e che vanno a colpire proprio una delle lobby, quella dei costruttori edilizi, potentissima nella Regione del Nord-Est italiano.            Conferme alla parole di Zaia, arrivano proprio dal vicepresidente della Giunta e assessore all’urbanistica,  Marino Zorzato, considerato il più sensibile alle tesi del partito del mattone nel Veneto.    Le reazioni vedono dividersi chi crede nelle buone intenzioni del governatore e chi invece, considera le parole di Zaia solo uno spot per il suo prossimo libro in uscita e un’ abile mossa per far riguadagnare consensi al partito della Lega Nord (del quale Zaia fa parte) in caduta libera dopo gli ultimi avvenimenti che hanno portato il Movimento ” Padano” alla ribalta negativa delle cronache.

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geograficamente… – Un veneto senza piu’ nuovo cemento …

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27

ago

2012

La promessa del presidente: “Un veneto senza più nuovo cemento” – e tutto il Nordest (Friuli, Trentino, Emilia, Veneto…) si chiede quale nuovo sviluppo iniziare, dopo l’epoca della virtuosa manifattura ma anche dell’espansione urbana a macchia d’olio senza regole

«Nel Veneto si è costruito troppo, non possiamo continuare così. È necessario fermarsi. Questo vale per i capannoni industriali, ma a maggior ragione per le abitazioni. Il tema è quello dell’archeologia residenziale, ancora più strisciante dei fabbricati industriali. È assurdo continuare ad approvare nuove lottizzazioni urbanistiche, quando esistono già abbastanza case per tutti. Piuttosto, diamo valore al recupero dei volumi esistenti».

Questa dichiarazione rilasciata dal governatore del Veneto Luca Zaia a un giornalista (Daniele Ferrazza) il 18 agosto scorso, ha suscitato una certa eco ed interesse fra tutti quelli che vedono l’ipersviluppo edilizio come l’elemento caratterizzante degli ultimi trent’anni; anni che hanno reso questa regione urbanizzata in modo caotico, confuso, diffuso, lungo le strade.          In realtà lo sviluppo edilizio è fermo da più di due anni, e questo non per volontà politica di chi governa questa parte del Nordest, ma perché nessuno più compra case: né come propria abitazione (non ci sono i soldi e le banche concedono mutui solo se sicure del loro rientro), e neanche come elemento speculativo, di investimento, per chi i soldi ne ha molti ma non si fida più dell’investimento immobiliare.              Nonostante pertanto la dichiarazione di intenti del governatore veneto sia del tutto inutile nella realtà attuale di crisi, essa potrebbe significare l’inizio di un’attenzione al territorio nuova, foriera questa sì di forme di sviluppo basate sulla conservazione e ripristino ambientale. Dal primato dello sviluppo edilizio, del mattone, a quello della valorizzazione del paesaggio (e della riconversione delle aree degradate).                  Scommessa non facile sostituire l’economia del “mattone” con quella del paesaggio: nuove forme di turismo diffuso, di investimenti nel recupero ambientale ed edilizio, nella messa a norma (sismica, della sicurezza elettrica, etc.) di edifici pubblici e privati… ebbene tutto questo richiede la capacità di “fare economia” trovando risorse (umane, intellettive, morali, finanziarie) che diano e creino ricchezza (anche monetaria). Un sistema di revisione della spesa pubblica e di risparmio generalizzato sui costi parassitari abnormi delle pubbliche amministrazioni (ricordate la nostra idea di mettere assieme i comuni, e ridurli negli apparati…?) potrebbe far sì che si trovino i soldi necessari per una politica di incentivazione e restauro ambientale. E di non aver più bisogno, da parte dei comuni, dei “maledetti” oneri di urbanizzazione per lottizzazioni e capannoni (ora da ridurre drasticamente).   Ma come fare a impedire nuovo “cemento”? e i cosiddetti “diritti acquisiti” a costruire di privati? E i grandi centri commerciali che continuano a sorgere come funghi? E Veneto City già approvata? E il Quadrante di Tessera? ….                     Tutto questo richiede volontà politica chiara (speriamo che il governatore Zaia non ci deluda nei fatti…) e normative nuove da approvare al più presto (il Piano territoriale regionale di Coordinamento da approvare a breve è l’occasione giusta…). E bisogna fare una grande opera di persuasione; e far capire che non conviene nuovo cemento neanche a chi vanta diritti immobiliari acquisiti (trovare per loro soluzioni economiche più confacenti alla conservazione ambientale e lo stesso redditive)…. È pertanto necessario un lavoro capillare… una “rivoluzione culturale”, collaborare tutti abbandonando schematismi mentali e politici, riconoscendo fiducia e credibilità alle altre componenti sociali diverse dalla nostra (aprire così anche in questo campo l’ “epoca delle RIFORME”).              Ma come fare (in Veneto) con i 581 comuni che ci sono, che ciascuno autonomamente vanta il governo dell’urbanistica nel proprio territorio? Troppo difficile coordinare 581 Piani Territoriali (i vecchi piani regolatori)… E’ per questo che noi insistiamo sulla razionalizzazione dei comuni (ma il discorso vale per qualsiasi altre regione d’Italia), sul creare città di almeno 60.000 abitanti arrivando così ad avere in Veneto non più di un’ottantina di realtà amministrative: 80 CITTA’ (al posto appunto di 581 comuni).           Ma il problema di un nuovo assetto urbanistico, più razionale, più “bello a vedersi”, è legato anche alla risoluzione dello stato di abbandono che certi territori ora (in Veneto) vengono ad avere. Ad esempio pensiamo alla montagna e la mezza montagna, dove i cali agricoli (e di negativa assenza umana del territorio) più pronunciati sono collegati soprattutto all’abbandono nelle zone di montagna del prato-pascolo: dei 45 mila ettari andati perduti, ben 33 mila sono riferiti a questo abbandono. Mentre nelle altre aree rurali la superficie agricola è stata mantenuta dalle stesse aziende (ora l’agricoltura che va è solo quella ad alto reddito, come quella vitivinicola, o a certe forme ortofrutticole, o lattiero-casearie: tutto il resto è nel degrado). Insomma l’investimento sul paesaggio, sulle attività umane a tutela dell’ambiente, degli animali, delle risorse naturali (come l’acqua, l’asseto idrogeologico..) richiede la necessità di ritornare a presidiare, abitare, luoghi ora lasciati “a sé stessi”: come appunto è in Veneto la mezza montagna (cioè i territori tra la pianura iper-abitata e la montagna solo “turistica”).             Per dire che, partendo dalla fine dell’espansione del mattone annunciata da Zaia in Veneto, ce n’è tanto di lavoro “altro” da fare, non senza metterci entusiasmo e sinergie positive: di culture, professioni e umanità ciascuna peculiare che si incontra con le altre. (Sebastano Malamocco)

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URBANISTICA

Fa piacere che il Presidente Zaia riconosca oggi la necessità di porre limiti alle nuove costruzioni per puntare alla riqualificazione e al recupero dell’esistente, già sovrabbondante rispetto alla domanda abitativa e alle stesse proiezioni di crescita demografica per i prossimi anni. È auspicabile che questa sensibilità non riguardi il solo segmento residenziale ma l’intero comparto edilizio, capannoni e strutture commerciali comprese. Come Cgil avevamo proposto il tema della valorizzazione e del recupero territoriale come elemento qualificante del Patto per lo Sviluppo del Veneto, poi varato senza nessun solido impegno sul versante ambientale e senza la nostra firma. Eravamo allora convinti (e lo siamo ancor più oggi) che l’investimento nel risanamento delle aree urbane e del territorio, nello sviluppo delle energie rinnovabili, nella green economy e nel sistema pubblico dei trasporti fosse un punto chiave non solo per il rilancio dell’edilizia, ma per l’intera economia veneta (agricoltura e turismo in testa) e per la crescita occupazionale. Il terremoto del maggio scorso che ci ha così profondamente colpiti ha evidenziato la particolare pericolosità degli eventi sismici nella pianura padana a causa della consistenza del suolo la cui “cedevolezza” è messa ulteriormente a dura prova dal peso delle costruzioni, soprattutto nell’area orientale. Le alluvioni dell’anno prima avevano del resto già evidenziato la grande fragilità del territorio veneto, stressato dall’eccessiva cementificazione che ogni anno comporta un consumo di suolo superiore ai 1.000 ettari e che viene ulteriormente alimentata dalla forte diffusione degli insediamenti nelle campagne. Per avere un’idea di cosa significhi, basti pensare che mentre nelle città la quantità di superficie urbanizzata per ogni abitante è di 219 metri quadri, nel centro veneto occorrono 546 metri quadri per abitante che diventano 612 nelle aree di transizione verso le zone più marginali. A conti fatti, per il solo effetto della dispersione si è avuta una maggiore edificazione di 874 chilometri quadrati, pari al 13% della superficie agricola coltivabile, che non si sarebbe verificata se gli stessi insediamenti si fossero concentrati nelle aree già urbanizzate. E mentre la regione è disseminata di micro zone industriali (per una media di 10 aree produttive per comune), i capannoni edificati ogni anno sono passati dai 10 milioni di metri cubi degli anni ‘80 ai 25 milioni di metri cubi degli anni 2000 con l’impennata (nel 2002) dei 38 milioni di metri cubi di capannoni costruiti sulla spinta della Tremonti bis e rimasti in gran parte vuoti. Un andamento analogo vi è stato per le abitazioni, il cui numero nei primi 10 anni del 2000 ha visto ogni tre anni crescere il volume edificato di una quota pari al 15% di tutto il patrimonio abitativo esistente. È evidente che questo trend va fermato assumendo l’obiettivo “zero consumo di territorio” e adottando politiche di selezione e di riorganizzazione territoriale. L’ inversione di tendenza deve però partire da subito, con la necessaria coerenza e senza le ambiguità che abbiamo registrato a proposito delle autorizzazioni di alcuni grandi insediamenti, come nel caso di Veneto City o dell’Ikea. Misureremo le reali intenzioni della Giunta regionale in sede di verifica delle politiche per la crescita e lo sviluppo che dovremo avviare già nelle prossime settimane, atteso che il cosiddetto Patto per lo Sviluppo non ha prodotto risultati e va completamente rivisitato. Emilio Viafora – Segretario Cgil del Veneto

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È come una promessa solenne: occorre fermare lo sfregio al paesaggio e il consumo del territorio

Che non resti solo una battuta estiva. È una speranza e, insieme, un’esortazione a Lei, Governatore del Veneto, a proseguire sulla strada aperta contro la cementificazione. Se le parole sono importanti, quelle che Le abbiamo sentito pronunciare contro lo sfregio del paesaggio e il consumo del territorio per noi sono come un macigno, una promessa solenne. Noi, che siamo stati la prima associazione di categoria a porre il problema, che abbiamo chiesto moratorie a nuove costruzioni (non per difendere improbabili rendite di posizione, ma perché avevamo intuito dove si stava andando a parare), che abbiamo messo in campo iniziative per invocare un Veneto diverso da quello che si stava delineando, il Veneto del Paesaggio e degli equilibri distributivi, abbiamo fatto un salto sulla sedia, quella mattina, aprendo il giornale. Non Le so dire quanto le abbiamo apprezzate, quelle parole. E ora chiediamo che non cadano nel vuoto, che il ragionamento non si limiti a considerare le nuove abitazioni, ma venga esteso a tutto ciò che sa di cementificazione; che non si consentano più edificazioni compulsive di capannoni periferici, operazioni che sembrano avere più a che fare con l’edilizia che con il commercio; che la nuova legge in materia di commercio, nella cui proposta appare il concetto di salvaguardia, sia determinata, chiara e coraggiosa su questo punto; e soprattutto che l’Urbanistica ne tenga conto. Già, l’Urbanistica. Da lì parte tutto: il disegno del territorio, le scelte imprenditoriali, le aggregazioni umane, le ricadute economiche e sociali. Il nostro auspicio, signor Presidente, è che questa partita non venga sprecata. Ci preoccupano, ad esempio, quelle aree lungo le strade nuove, che possono generare nuovi appetiti e sulle quali molto probabilmente qualcuno ha già messo gli occhi. Immagino, mi auguro, che per arrivare ai risultati che auspica abbia in animo di porre subito mano alla legge urbanistica, alla 11 del 2004, che solo perché c’è la crisi non ha ancora prodotto tutti quegli effetti che anche Lei teme. Lo so, i posti di lavoro sono importanti, ma quelli legati all’edilizia non andrebbero persi, se anche fossero impegnati nel restauro e nella ristrutturazione del patrimonio esistente: si andrebbe verso quel recupero dei centri storici che sollecitiamo e che è negli intenti della nuova legge regionale sul commercio. Non deve più esistere che si consenta a un sindaco bisognoso di oneri di costruzione o in cerca di consensi di rilasciare permessi come se piovesse: è tempo di cominciare a pensare in un’ottica globale del territorio, con la Regione a fare da regia e a porre paletti invalicabili.   MASSIMO ZANON – presidente Confcommercio Veneto

 

 

Fu con enorme speranza che i tanti oppositori di Veneto City, faraonico progetto immobiliare nel bel mezzo di ciò che resta della dolce campagna veneta tra Padova, Treviso e Venezia, accolsero l’elezione di Luca Zaia a governatore. La Lega a quel progetto, che non avrebbe potuto vedere la luce senza l’approvazione del precedente governo regionale e di tanti amministratori locali di segno opposto, s’era dimostrata sin dall’inizio fortemente contraria ed ancor oggi non capiamo se l’inaspettato placet di Zaia poggiasse su motivazioni inoppugnabili o su alibi ricoperti di caramello. Che un gruppo di speculatori avessero presentato a suo tempo un mastodontico “ qualcosa “ come motore della rinascita economica e persino estetica del Veneto sta nel diritto del libero mercato; ma dovere ancor maggiore è quello delle istituzioni pubbliche di tutelare il bene comune in termini di conservazione del paesaggio e di identità d’un ambiente non solo fisico, ma anche emotivamente legato alla vita ed al lavoro dei suoi abitanti. Oggi realizzare il progetto di Veneto City, oltre che dannoso e difficile per la crisi economica, risulterebbe inutile per la comunità veneta; essendo mutato in profondità il modello di sviluppo non solo del nostro territorio, ma anche quello della terra d’origine delle “ new town “, gli Stati Uniti. Lì e da noi molti dei non- luoghi, costruiti per motivi contingenti o di pura speculazione ma privi di radici e tradizione, giacciono in uno stato di degrado ed abbandono. L’idea di accorpare a Veneto City le fiere venete è tramontata non tanto a causa della guerra tra campanili o per mancanza di schèi ; quanto perchè l’idea stessa di fiera oggi non remunera più, se si tralasciano grandi manifestazioni internazionali quali Monaco ed Hannover. Anche il progetto di riunificare gli uffici regionali è risultato fragile quanto l’impiantare nel già sofferente tessuto nostrano un cuore artificiale, credendo di restituirgli vita e splendore. Parliamoci chiaro: col ‘900 s’è chiuso il secolo in cui tutto era «di massa»: i luoghi da frequentare, le abitudini da adottare, il modo di comunicare, di spendere il denaro. L’aprirsi del nuovo millennio, della comunicazione globale e della crisi che il nuovo modello di sviluppo ha inevitabilmente portato con sé, paradossalmente ma non troppo ci riporteranno a crescere puntando su ciò che è fortemente identario, quasi personalizzato. Solo recuperando storia e memoria , ossia ripristinando il passato a modo nostro, ritroveremo un presente ed un futuro ottimali per la quotidianità degli abitanti e per l’allargarsi di un turismo non riproducibile in alcun altrove. Ciò non significa certo ripiegare su noi stessi e rinunciare ad ideare il nuovo; ma prendere atto che l’aver rinnegato il bello lasciatoci dai padri nel corso dei secoli ci ha spersonalizzati, precipitando la società veneta in una depressione , da cui usciremo solo ritrovando specificità nella globalità. Non gioco antitetico di parole. Ma modernissimo manifesto d’un futuro, che metabolizzerà la seconda solo reinterpretando la prima a tutto campo. Chi più di Zaia può comprenderci ?          Adina Agugiaro

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Tribuna Treviso – Basta cemento ma anche a Barcon

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24

ago

2012

AMBIENTE

Sarò di poche parole: ma come fa Zaia a schierarsi contro il mattone (vedi anche articolo del 21 agosto), contro ogni versamento di cemento sulla nostra già martoriata campagna, a favore quindi di ogni tutela possibile del territorio, e contemporaneamente essere a favore, insieme a Muraro e al nostro sindaco di Vedelago Quaggiotto (che nel corso della penultima campagna politica per le amministrative, appariva nei manifesti mentre stringeva la mano appunto a Zaia), della costruzione del mega polo agro industriale nella campagna della piccola frazione di Barcon, dove se l’operazione va in porto, verrà cementificata un’impressionante quantità dell’attuale campagna vedelaghese. Concludo dicendo che non sono uno dei patiti dell’ambiente, che comunque rispetto al massimo, ma rimango assolutamente allibito di fronte ad una colossale incongruenza e contraddittorietà di fronte a questo problema, da parte di Zaia. E per favore non nascondiamoci dietro ai miraggi occupazionali e di sviluppo sostenibile. Andrea Perin Barcon

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Le dichiarazioni del presidente della Regione Luca Zaia sulla necessità di arrestare la “cementificazione” del Veneto hanno scatenato un putiferio di polemiche, riferite dal giornale La Nuova Venezia. La sostanza degl’interventi è che nessuno sembra prendere sul serio le intenzioni del presidente. Tra gli alleati (e gli ex alleati), Dario Bond del Pdl (circoscrizione di Belluno) lo invita ad abrogare una legge regionale da lui sostenuta, legge che “in deroga ai comuni ha aperto cantieri a San Donà, a Verona, a Treviso… Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare…” Per Diego Bottacin di “Verso Nord”: “Questa è una delibera che non farà mai”. Laura Puppato del Pd è ancora più polemica e ricorda a Zaia Veneto City, l’autodromo di Verona “con relativa immensa cubatura” e “i 90 ettari da lottizzare nella residua campagna trevisana a Barcon di Vedelago”. i propositi di Zaia sarebbero “pura propaganda” secondo il sindaco di Padova Zanonato. “”Luca Zaia fa annunci tutto l’anno, poi regolarmente non succede niente”.  Quello che colpisce nella raffica di citazioni è l’ipocrisia ambientalistica diffusa. Tutti gli intervistati si dimostrano pervasi da una coscienza ecologica che francamente non conoscevamo appartenere ai loro gruppi politici, che hanno approvato una dopo l’altra infinite delibere contrarie all’ambiente, proprio quelle che Italia Nostra deve denunciare continuamente guadagnandosi accuse di passatismo e di essere formata da “piagnoni” (sindaco Cacciari), da “contesse” (sindaco Orsoni) e da “vecchi bacucchi” (ex rettore Folin).
Ci fa invece grande piacere citare un altro intervento comparso sulla stessa pagina della Nuova Venezia dedicata a Zaia. Ne è autore, inaspettatamente, uno dei membri del gruppo musicale dei Pooh dal nome di Red Canzian. Bene, Canzian racconta la bellezza del paesaggio antico e la distruzione di oggi con parole ben più eloquenti di quelle di ogni politico. E riteniamo che lui rappresenti il sentire popolare e la la volontà generale molto più direttamente di tanti politici eletti, che appena in carica si sentono in dovere di difendere la causa dello “sviluppo”, che purtroppo tanto spesso è solo quella degli interessi economici che premono. Ma l’intervento di Canzian, semplice, dolce, sincero, ci conforta nella certezza che la nostra causa è molto, molto largamente condivisa.

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Nuova Venezia – Alt al mattone, sfida a Zaia: «Agisca»

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20

ago

2012

Alt al mattone, sfida a Zaia: «Agisca»

L’alleato Bond (Pdl): «Fermi la norma che trasforma sterco in oro». Puppato (Pd) e Bottacin (Verso Nord): «E Veneto City?»

Basta case, critiche a Zaia

Le proposte lanciate ieri dal governatore Luca Zaia nell’intervista al nostro giornale («Basta case e capannoni, preparo lo stop al mattone») non piacciono né agli alleati del Pdl, né al Pd e alle altre opposizioni, che ricordano il piano casa e le grandi operazioni immobiliari, da Veneto City al Barcon di Vedelago.

VENEZIA. Irrita il modo, non la sostanza (e come si fa a non dirsi “verdi” oggi?), la disinvoltura estiva con cui butta il cuore della sua nuova coscienza ecologica oltre l’ostacolo della coerenza («e dov’era prima?»), sconcerta il mezzo con cui lo fa, conferenza stampa, intervista o predellino. Le dichiarazioni rilasciate ieri al nostro giornale dal Presidente della Regione Luca Zaia in cui annuncia la svolta edilizia e decreta la fine di un modello perché in Veneto si è costruito troppo – «penso ad una moratoria in piena regola, non c’è bisogno di nuove case, bisogna recuperare le vecchie di una volta» – insomma, il nuovo corso ecocompatibile del governatore, irrita l’opposizione quanto i suoi.

Dario Bond (Pdl) è dei suoi, nel senso che sta in maggioranza e gli dà un consiglio:

«Al rientro dalle ferie, se vuol fare sul serio, faccia una sola cosa: abroghi d’imperio l’articolo 32 della legge 35, quella che in deroga ai comuni ha aperto cantieri a San Donà, a Verona e a Treviso, lo faccia senza esitare e fermi la norma che trasforma lo sterco in oro.Altrimenti sono solo buone intenzioni. Glielo dico da amico, il suo è un pensiero rispettabile, ma tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare oltre a qualche scoglio di coerenza».

Diego Bottacin, cofondatore di “Verso Nord”, è il più irritato:

«Sparata di Ferragosto. Questo Zaia è lo stesso che spinse sul piano casa da vice presidente della Regione. Adesso dice in Veneto si è costruito troppo. Bene. Condivido il merito, mi piace la resipiscenza anche se arriva dopo tre anni di crisi edilizia, non mi va che la sostenga uno che ha promosso il piano casa al solo scopo di impedire che i comuni di metterci un freno. Inoltre non si governa con le interviste, lo si fa in Regione, con le delibere. Questa è una delibera che non farà mai. Nel caso la facesse gli suggerisco di integrare il furore ambientalista promuovendo il recupero e la riqualificazione del patrimonio edilizio veneto. In Veneto abbiamo case di scarsa qualità».

Laura Puppato infine, capogruppo del Pd in consiglio, che applaude ironicamente,

«disponibili fin da subito ad appoggiarlo, ma con qualche significativo appunto non marginale: quando 8 mesi fa abbiamo proposto uno stop alle edificazioni in forma di Pua o comunque di lottizzazione selvaggia, partendo da un primo “no” su Veneto city, Lega e Pdl hanno fatto in modo che altri due comuni potessero procedere con le concessioni per l’ennesima area commerciale. Gli stessi comuni che ora Zaia – finalmente ma tardivamente – giudica “anello debole costretti dal bilancio a concedere cubature”. Molto pilatesco. Chiedo: a quale Presidente del Veneto dobbiamo rifarci per sapere di che politica va parlando per il Veneto?». E cita due casi: «L’autodromo a Verona con relativa immensa cubatura residenziale e commerciale su 80 ettari di terreno agricolo, i 90 ettari da lottizzare nella residua campagna trevigiana in località Barcon di Vedelago». 

Emilio Randon

 

IL TWEET DI ZANONATO

«Balle, il suo piano casa lo dimostra»

PADOVA – «Balle su balle» ha twittato il sindaco di Padova Flavio Zanonato. «Zaia è quello che con il suo piano casa ha consentito fino a un incremento del 50% dei metri cubi esistenti. Prima polemizza con noi che glielo facciamo notare, subito dopo se ne dimentica ed ora si fa bello con le ragioni dell’ambiente. Pura propaganda, questa è solo l’ultima sua bischerata. Luca Zaia fa annunci tutto l’anno, poi, regolarmente, non succede niente. Io mi chiedo chi gliele suggerisce queste sparate, forse il suo addetto stampa. Annuncia, riconosce, proclama ad ogni pie’ sospinto, ma in Regione non succede mai niente, la Regione è ferma. Qualche giorno fa ha riconosciuto l’esistenza in Veneto di 30 mila disoccupati. Bene, fai qualcosa allora, dicci cosa vuoi fare, prova ad affrontare il problema se non a risolverlo. No, niente, non fa niente. Adesso si è inventato il rispetto dell’ambiente. Bella cosa, encomiabile, se solo qualche mese fa non avesse fatto esattamente il contrario promuovendo cementificazioni a raffica. Lui governa così, gli basta stare sui giornali, poi qualche santo provvederà».

 

I comitati anti-Pedemontana: «Non farà quel che dice»

Chi non crede assolutamente alle parole del governatore è invece Elvio Gatto, portavoce dei comitati contro la Superstrada Pedemontana: «Zaia fa il paladino dell’ambiente e poi fa l’esatto contrario. Cos’ha in serbo dopo questa uscita ferragostana? Zaia è quello che, cinque giorni dopo aver parlato di difesa del paesaggio, è andato a inaugurare i lavori della Pedemontana, che è un regalo ai cavatori».

«Dov’è stato in tutti questi anni il presidente Zaia?–accusa Luigi Calesso, dell’associazione Un’altra Treviso – : ha governato la Provincia di Treviso e la Regione Veneto senza dare mai alcun segno di aver compreso come fosse chiarissimo che la cementificazione del territorio poteva e doveva cessare. Già questo mette in serissima crisi la credibilità della “conversione” del presidente Zaia, che propone di bloccare quei settori dove c’è scarso interesse in cambio del via libera a quelli che suscitano maggiori appetiti». Calesso teme che gli speculatori, d’ora in poi, concentrino i loro appettiti sul «miele». Che in questo momento porta i nomi di Veneto City, Ikea a Verona e Casale, polo industriale di Barcon, Quadrante Tessera, autodromo di Vigasio (Verona).

 

«La Regione da’ via libera alla strage di animali»

TREVISO – «Fermate un massacro annunciato: uccelli e mammiferi sono allo stremo delle forze». È l’invito che Andrea Zanoni, eurodeputato trevigiano dell’Idv, rivolge alla Regione, in vista dell’apertura della stagione dell’addestramento dei cani da caccia, in programma domani. «Così sarà dato il colpo di grazia alla fauna selvatica nelle campagne messe in ginocchio dal caldo torrido e siccità». Zanoni ha così scritto al presidente della Giunta Veneta Luca Zaia, all’assessore regionale all’Agricoltura Franco Manzato e all’assessore alla Protezione civile e alla caccia Daniele Stival: «Mammiferi e uccelli hanno ancora cuccioli e pulcini dipendenti dai genitori e gli animali in questo momento sono stremati dal caldo torrido e dalla siccità che ha investito il Veneto». Problema, quello della siccità, riconosciuto dallo stesso Zaia. «Evitate la preapertura della stagione venatoria fissata per il primo settembre e posticipate quella generale della caccia dal 16 settembre al primo ottobre», sollecita l’europarlamentare che chiede anche di rimandare l’apertura dell’addestramento dei cani da caccia prevista per domani. «Questo nel rispetto delle raccomandazioni dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale e della Direttiva “Uccelli” che consente l’attività venatoria solo se non danneggia le popolazioni di uccelli selvatici». «Se la Regione rimarrà indifferente alle condizioni estreme in cui sta vivendo la fauna selvatica in questo periodo -avverte Zanoni- sarà una vera e propria carneficina. Rincorrere con grossi cani da caccia o abbattere esemplari allo stremo delle forze è un gesto incivile, oltre che da vigliacchi».

 

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