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Comunicato stampa No Inceneritore Fusina 27.01.2024

Inceneritore fanghi: i comitati occupano la ENI Station di Villabona e lanciano la campagna di boicottaggio STOP VEL-ENI

Parte con un blitz plateale la Campagna STOP VEL-ENI #NoInceneritoreFanghi promossa dal Coordinamento NO Inceneritore Fusina per boicottare la multinazionale “fossile” promotrice con ENI Rewind del famigerato inceneritore per fanghi contaminati a Malcontenta. Questa mattina intorno alle 11 un centinaio di attivisti/e del Coordinamento e dei movimenti climatici, vestiti con tute bianche e mascherine, hanno occupato per ore la ENI station di Villabona. Mentre alcuni erano intenti ad attaccare striscioni e adesivi sulle strutture, altri hanno distribuito volantini agli automobilisti dissuadendoli dal fare rifornimento. L’azione si è svolta senza tensioni e al termine i più giovani hanno appeso un grande striscione sulla copertura della stazione con scritto a carattere cubitali “Boicotta ENI, boicotta chi ci avvelena – No Inceneritore”.

Esplicito il messaggio del Coordinamento: “Invitiamo tutti i cittadini a smettere di rifornirsi ai distributori ENI, e a cambiare subito fornitore di luce e gas per chi ora ha un contratto con ENI Plenitude, scegliendo operatori che producono elettricità 100% da fonti rinnovabili e in modo etico, o che almeno compensano le emissioni del gas erogato. Inoltre invitiamo a aderire alla campagna sottoscrivendo la petizione disponibile al link https://www.change.org/p/stop-veleni-no-inceneritore-fanghi-porto-marghera-noinceneritorefanghi, sulla nostra pagina Facebook e su www.opzionezero.org.   È molto importante far vedere che siamo in tanti ad essere ostili a ENI, che con questo inceneritore vorrebbe smaltire 190.000 ton di fanghi inquinati a due passi dalle nostre case, accaparrandosi un affare da almeno 32 milioni di euro/anno a discapito della salute di centinaia di migliaia di persone e dell’ambiente”.

E lo scontro è destinato a farsi sempre più duro: “Fino ad ora ci siamo limitati alle osservazioni tecniche e al dialogo con le istituzioni – dichiarano alcuni esponenti del Coordinamento – ma l’occupazione di oggi segna un cambio di passo. Se ENI Rewind non ritira il suo progetto non avrà tregua, abbiamo già in cantiere molte altre iniziative e azioni dirette per sostenere la campagna di boicottaggio e svelare il vero volto della società, che non è quello “green” della loro propaganda. Il vero volto di ENI è nero come i miliardi di tonnellate di carbone e di petrolio che produce, e come i fumi mefitici che escono dalle sue industrie chimiche che hanno avvelenato per decenni interi territori, qui a Porto Marghera, come in Basilicata, in Africa e in altre parti del mondo”.

Il messaggio è rivolto a ENI, ma nel mirino dei comitati ci sono anche istituzioni e politica: “Dove è la politica, dove sono Zaia, Brugnaro, Dori e tutti gli altri Sindaci dei Comuni della zona? Sono pienamente consapevoli della portata di questo impianto, e dei gravi rischi sanitari che comporta, soprattutto per quanto riguarda il tema PFAS, ma tacciono tutti. Chi tace acconsente, e nascondersi dietro al formalismo burocratico della procedura è pura ipocrisia pilatesca. Nella conferenza dei servizi, che a fine marzo potrebbe concedere l’autorizzazione, siedono molti tecnici, ma il mandato è tutto politico. Un mandato indicibile perché con questa operazione si vorrebbe risolvere il problema dei fanghi inquinati da PFAS, affidando lo smaltimento a chi questo problema ha contribuito a crearlo, e provocandone uno ancora più grande”.

L’inquinamento da PFAS costituisce un problema gravissimo: in Veneto centinaia di migliaia di persone sono state contaminate dopo che la MITENI di Trissino (di cui era socia proprio ENI) ha sversato per anni grandi quantità di PFAS in falda. I fanghi dei depuratori veneti sono inquinati da PFAS a causa di questo disastro ambientale, ma anche e soprattutto perché molte industrie scaricano i loro reflui tossici nei depuratori consortili; è il caso delle concerie del vicentino, così come di molti impianti di Porto Marghera.

“A livello scientifico è ormai noto che bruciare PFAS è estremamente pericoloso – sottolineano i comitati – perché molte di queste sostanze non si degradano nemmeno ad altissima temperatura, e come le diossine, fuoriescono dai camini degli inceneritori, andando a contaminare suoli, acque, animali e piante. Ciò trova conferma addirittura nelle relazioni che il CNR ha elaborato a seguito della sperimentazione commissionata da ENI Rewind nel tentativo, evidentemente fallito, di rassicurare sulla bontà del progetto. Questi documenti importanti sono stati trasmessi a tutti gli Enti, e nessuno ora può più fare finta di niente. Su questi aspetti i nostri legali stanno mettendo a punto una diffida che presto trasmetteremo a amministratori e tecnici per chiedere l’applicazione del principio di precauzione.

Porto Marghera e il territorio metropolitano sono uno dei posti più inquinati al mondo: le popolazioni di Malcontenta, Marghera, Mestre, della Riviera del Brenta e del Miranese sono esposte da troppo tempo a livelli di inquinamento intollerabili. In queste zone ci si ammala e si muore di più rispetto alla media italiana, lo dice l’Istituto Superiore di Sanità. È ora di finirla, non siamo la pattumiera del Veneto, la nostra vita non è sacrificabile sull’altare degli affari di ENI, di Veritas o di chiunque altro”.

Intanto comitati annunciano fin da subito una grande assemblea popolare il 22 febbraio alle ore 18.00 presso la parrocchia della Cita a Marghera, invitano la popolazione a partecipare alle iniziative e sostenere una lotta aspra e lunga anche con sottoscrizioni a favore del Coordinamento No Inceneritore Fusina con una sottoscrizione (IBAN IT03 G050 1812 1010 0002 0000 028 intestato a Opzione Zero c/o Banca Etica.

Coordinamento No Inceneritore Fusina: Comitato Opzione Zero, Medicina Democratica, Assemblea contro il rischio chimico Marghera, Malacaigo, Ambiente Venezia, Ecoistituto Alex Langer, Eddyburg, Cobas, Società della cura Venezia, Quartieri in Movimento, Mira 2030, FFF Venezia-Mestre, Laboratorio climatico Pandora, Forum dell’Aria, Comitato Difesa Ambiente e Territorio Spinea, Marghera Libera e Pensante, WWF Venezia, Comitato No Grandi Navi, Associazione Valore Ambiente, Associazione APIO onlus, Coordinamento associazioni ambientaliste Mares Mogliano, Associazione Progetto Nascere meglio Mestre, Casa del Popolo Cà Luisa, Movimento Decrescita Felice – circolo di Venezia- Movimento PFAS-Land, Comitato Tutela Ambiente e Salute Malcontenta

 

 

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BOICOTTA ENI

A Porto Marghera ENI ha inquinato impunemente il nostro territorio per decenni. Ora vuole rincarare la sua dose di veleni con un maxi-inceneritore per fanghi contaminati.

Il vero volto di ENI non è quello “green” della pubblicità, ma questo! Qui come in altri luoghi vicini e lontani, dalla Basilicata all’Africa, ENI si è resa protagonista di vere e proprie devastazioni ambientali, senza dimenticare che è una delle multinazionali “fossili” maggiormente responsabile del cambiamento climatico.

ENI è potente ma non invincibile, bloccala insieme a noi:

– non fare più rifornimento ai distributori ENI

– se acquisti luce e gas da ENI Plenitude cambia subito (a costo 0), scegli fornitori che producono energia elettrica 100% rinnovabile e etica, come ad esempio Cooperativa E’nostra, o che almeno compensano le emissioni causate dal gas erogato, come Dolomiti Energia.

Un nuovo impianto nocivo a Porto Marghera

Non bastava quello di Veritas, ora un altro maxi-inceneritore per bruciare 190.000 ton/anno di fanghi inquinati dei depuratori del Veneto. Dove? A due passi da Malcontenta, Marghera, Mira e dalla Laguna.

La proposta è di ENI Rewind (società “green” di ENI) che punta a un giro di affari da oltre 32 milioni di €/anno…sulla nostra “pelle”.

Chi tacce acconsente

La Regione Veneto sta valutando il progetto, e potrebbe approvarlo già a fine marzo. Ma nessuno ne parla! Il Presidente Zaia, tace, così come tacciono i Sindaci di Venezia e di Mira Brugnaro e Dori, e gli altri enti coinvolti. Sono tutti favorevoli ma nessuno ha il coraggio di metterci la faccia e di dire la verità sui rischi per la salute e per l’ambiente.

Perchè NO, alternative

Gli inceneritori sono il problema non la soluzione: anche quelli più moderni emettono enormi quantità di gas velenosi, acque inquinate, e scorie tossiche, Bruciare fanghi è ancora più pericoloso che bruciare rifiuti. I depuratori civili trattano non solo gli scarichi delle abitazioni, ma anche i reflui industriali. Per questo motivo i fanghi che producono sono contaminati da sostanze nocive come diossine, PCB, idrocarburi, metalli e soprattutto PFAS. Per ora l’unico modo sicuro per gestire questi rifiuti è quello di inertizzarli e stoccarli in siti controllati. Bisogna poi agire per ridurre l’inquinamento alla fonte e mettere al bando i PFAS.

PERICOLO PFAS

Le sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) sono oltre 10.000 composti chimici nocivi e quasi “indistruttibili”. Una volta dispersi nell’ambiente si accumulano, avvelenando piante e animali. Nell’uomo possono provocare malattie gravi e tumori. A livello scientifico è ormai noto che bruciare PFAS è estremamente pericoloso perchè molte di queste sostanze non si degradano nemmeno ad altissima temperatura, e, come le diossine, fuoriescono dai camini degli inceneritori.

L’inquinamento da PFAS è un problema gravissimo. In Veneto centinaia di migliaia di persone sono state contaminate dopo che la MITENI di Trissino (di cui era socia proprio ENI) ha sversato per anni grandi quantità di PFAS in falda.

Non siamo la pattumiera del Veneto

Porto Marghera e il territorio metropolitano sono uno dei posti più inquinati al mondo. Le popolazioni di Malcontenta, Marghera, Mestre, della Riviera del Brenta e del Miranese sono esposte da troppo tempo a livelli di inquinamento intollerabili. In queste zone ci si ammala e si muore di più rispetto alla media italiana, lo dice l’Istituto Superiore di Sanità. Le bonifiche rimangono un miraggio, ma intanto continuiamo a subire i veleni di industrie pericolose, discariche, centrali termoelettriche, impianti petroliferi, Grandi Navi, aerei, autostrade e cemento. Se passa il progetto di ENI Rewind e non fermiamo Veritas avremmo anche due inceneritori con 5 forni, più altri 4 a Padova.

– Firma e aderisci alla campagna di boicottaggio STOPVELENI #noinceneritorefanghi:, firma questa petizione!     CLICCA QUI

 

– sostieni il Coordinamento No Inceneritore Fusina con una sottoscrizione (IBAN IT03 G050 1812 1010 0002 0000 028 intestato a Opzione Zero c/o Banca Etica)

 

I comitati occupano ENI Station di Villabona e lanciano la campagna di boicottaggio STOP VEL-ENI

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Comunicato stampa No Inceneritore Fusina 06.01.2024

Inceneritore fanghi: i trucchi di ENI Rewind non incantano i comitati

Dopo lo stop di sei mesi imposto da migliaia di osservazioni presentate dai comitati, ENI Rewind è tornata alla carica sul progetto di inceneritore per fanghi, depositando numerose integrazioni nell’ultimo giorno utile, proprio a ridosso delle feste natalizie. Ora il procedimento entra nel vivo, la palla passa al comitato tecnico regionale per la valutazione ambientale, e poi alla conferenza dei servizi che dovrebbe pronunciarsi entro il 27 marzo, data di convocazione già ufficializzata.

Pochissimo il tempo per produrre le controdeduzioni per Enti e cittadini, solo 15 giorni dopo le restrizioni “antipartecipazione” introdotte dal Governo Draghi, ma il Coordinamento No Inceneritore Fusina, così come ISDE Medici per l’Ambiente e Medicina Democratica con un lavoro straordinario sono riusciti a trasmettere nuove e decisive osservazioni entro il termine del 2 gennaio.

Secco il commento degli esponenti dei comitati: “I trucchi di ENI Rewind non incantano chi non voglia lasciarsi incantare, certamente non noi. La “valanga” di integrazioni presentate e apparentemente impeccabili servono solo a confondere le idee a Enti e cittadini. Esaminati uno a uno, per ciascuno di questi documenti abbiamo dimostrato limiti e manipolazioni nelle nostre nuove osservazioni. La pericolosità dell’inceneritore per fanghi inquinati a due passi da Malcontenta rimane eccome, anzi i dubbi che avevamo ora diventano certezze, soprattutto sul tema PFAS. Ora attendiamo al varco Regione, Comuni di Venezia e Mira, e tutti gli altri enti interessati: li diffidiamo formalmente ad approvare un progetto che mette a repentaglio la salute dei cittadini e che produrrà sicuri impatti negativi sul territorio e sulla Laguna. Ci sono tutti i presupposti per applicare il Principio di Precauzione, se non lo faranno si assumeranno una responsabilità politica pesantissima, di cui dovranno rispondere”.

Il Coordinamento attacca soprattutto sul rischio PFAS: “ENI Rewind finalmente ammette che i fanghi di depurazione sono inquinati da PFAS, ma sostiene che i risultati di una sperimentazione commissionata a CNR e Politecnico di Torino, dimostrano come l’incenerimento di queste sostanze sarebbe sia sicuro ed efficace fino al 99,9%. Prima di tutto denunciamo il fatto che in merito alla ricerca, tra i documenti per il pubblico è stato resa disponibile solamente una sintesi elaborata dal proponente, ma non i rapporti ufficiali dei due istituti. Questi li abbiamo avuti solo il 2 gennaio a seguito di richiesta accesso atti. Il motivo di questa “secretazione” è presto detto: in questi documenti viene letteralmente demolita ogni certezza sull’incenerimento dei PFAS. In particolare secondo il CNR, e secondo molti studi citati, è impossibile determinare come si comportano realmente i PFAS in un inceneritore, né tanto meno sapere come si ricombinano e quanto pericolosi siano i frammenti di queste molecole (PIC); certamente per degradare molti PFAS ci vogliono temperature molto alte (oltre 1000 °C o anche 1400°C), ma gli inceneritori normalmente funzionano a temperature più basse (850-900 °C). Si scopre poi che non solo non esistono limiti normativi sulle emissioni gassose di PFAS (appiglio al quale vorrebbe attaccarsi la società), ma non esistono nemmeno standard ufficiali per fare le misurazioni.

Ma non è tutto perchè le prove sperimentali sono state effettuate solo a scala di laboratorio bruciando pochi grammi all’ora in condizioni controllate, situazione non certo paragonabile a quella su scala reale in cui si prevede di bruciare 190.000 ton/anno di fanghi”.

Infine è da sottolineare un possibile conflitto di interessi visto che campionamenti e analisi nel corso della sperimentazione, sono state effettuate non dal CNR, ma da un laboratorio privato, Labanalisys Srl, società del gruppo Labanalisys a cui ENI Rewind è legato a livello societario”.

Altrettanto dure le repliche dei comitati su altri aspetti importanti come ad esempio la VIS (Valutazione di impatto sanitario): “Da quanto leggiamo nella relazione sembra che a Marghera, Malcontenta e Mira tutto sommato non ci siano problemi particolari di salute rispetto alla media in Veneto. La realtà che conosciamo parla di una situazione ben diversa, e del resto proprio lo studio SENTIERI condotto dall’Istituto Superiore di Sanità conferma che la mortalità per cause ambientali è ben più alta. Inoltre lo studio non ha preso in considerazione l’impatto dei PFAS, nonostante l’impianto sia pensato proprio per smaltire queste sostanze, e nonostante siano sicure le emissioni in aria e in acqua. Del resto lascia pensare che il primo firmatario della VIS sia tale Paolo Boffetta, è un ricercatore noto alle cronache per aver ricevuto in passato incarichi da diverse industrie inquinanti, tra cui proprio ENI e anche ILVA di Taranto”.

Sono comunque molte altre le lacune e i limiti rilevati dai comitati sullo Studio di Impatto Ambientale: dalla sottostima dell’inquinamento atmosferico e idrico, alla incompatibilità urbanistica e paesaggistica (scandaloso a questo proposito il benestare della Sopraintendenza nonostante il vincolo), alla valutazione farlocca dell’impatto dal punto di vista climatico, alla sottovalutazione della vulnerabilità dell’impianto a eventi estremi e incidenti rilevanti, alla per finire con la sottovalutazione degli impatti sulle zone SIC-ZPS e con l’assenza pressoché totale di misure di compensazione e mitigazione.

Per questi motivi il Coordinamento annuncia che: “Se ENI Rewind arriva alla conclusione paradossale che un inceneritore di fanghi di questa portata non avrebbe alcun impatto significativo per l’ambiente e per la salute, con tutte le nostre osservazioni abbiamo dimostrato agli enti competenti che vale esattamente il contrario. Ma visti i precedenti, non ci fermeremo certo qui, e annunciamo fin da oggi e nei prossimi mesi metteremo in campo una campagna di mobilitazione dura e serrata e il boicottaggio di ENI, perchè questo progetto pericoloso e insostenibile deve essere stroncato

 

Coordinamento No Inceneritore Fusina: Comitato Opzione Zero, Medicina Democratica, Assemblea contro il rischio chimico Marghera, Malacaigo, Ambiente Venezia, Ecoistituto Alex Langer, Eddyburg, Cobas, Società della cura Venezia, Quartieri in Movimento, Mira 2030, FFF Venezia-Mestre, Forum dell’Aria, Comitato Difesa Ambiente e Territorio Spinea, Marghera Libera e Pensante, WWF Venezia, Comitato No Grandi Navi, Associazione Valore Ambiente, Associazione APIO onlus, Coordinamento associazioni ambientaliste Mares Mogliano, Associazione Progetto Nascere meglio Mestre, Casa del Popolo Cà Luisa, Movimento Decrescita Felice – circolo di Venezia- Movimento PFAS-Land, Comitato Tutela Ambiente e Salute Malcontenta

 

 
Comunicato stampa Coord. No Inceneritore Fusina 6 gennaio: ENI NON INCANTA I COMITATI, IMPIANTO DA STRONCARE

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Comunicato stampa Coordinamento No Inceneritore Fusina 15 settembre 2023
Chi cerca trova: uova avvelenate da diossine e Pfas nel veneziano
Uova di gallina piene di diossine e PFAS nel veneziano: è l’esito del primo biomonitoraggio indipendente svolto dal Coordinamento No Inceneritore Fusina con il supporto scientifico di ISDE Italia (Medici per l’Ambiente).
 
La notizia viene diramata dalla delegazione dei comitati e dalla Dott.ssa Vitalia Murgia di ISDE Italia in una conferenza stampa convocata a Palazzo Ferro Fini, sede del Consiglio Regionale: “Non è casuale la scelta del luogo, la sede più importante della Regione, l’istituzione che primariamente dovrebbe sovraintendere alla gestione della sanità pubblica, perché – affermano gli esponenti dei comitati – qui siamo di fronte a una situazione allarmante, di grave rischio per la salute di decine di migliaia di persone che vivono intorno al SIN di Porto Marghera”.
 
Alla presenza dei Consiglieri regionali Cristina Guarda, Elena Ostanel, Erika Baldin, Arturo Lorenzoni e Andrea Zanoni, i comitati spiegano che l’indagine è stata condotta nel corso dell’estate su 4 campioni di uova (ciascuno composto da 6 unità) provenienti da galline allevate all’aperto in pollai familiari, senza uso di antibiotici o altri prodotti chimici. Le uova sono state prelevate con tutte le precauzioni del caso e affidate a un laboratorio accreditato ACREDIA specializzato in analisi alimentari.
 
Due campioni provenienti il primo dalla zona di Villabona, e il secondo dall’area agricola a sud di Malcontenta (Comune di Mira) hanno evidenziato valori altissimi di PCDD/F e PCB (diossine, furani e policlorobifenil), da 2 a oltre 5 volte il limite di legge. Addirittura con l’assunzione di una sola di queste uova anche un adulto supera la dose settimanale tollerabile (DST), mentre per i bambini più piccoli si arriva fino a 6-7 volte il DST. In pratica si tratta di uova avvelenate, non commestibili.
 
Gli altri due campioni, prelevati in centro a Marghera e a sud di Oriago risultano nei limiti fissati dal Regolamento europeo 2023/915 ma molto al di sopra delle soglie cautelative indicate nella Raccomandazione europea 2013/711, tanto che con 2 sole di queste uova i bambini al di sotto dei 10 anni superano il DST.
 
Significativa anche la presenza di PFAS, che sebbene entro i limiti, risultano comunque abbondanti (fino a 680 nanogrammi/Kg a fronte di un limite fissato in 1700 ng/Kg). Un dato che smentisce clamorosamente chi continua a rassicurare sull’assenza di rischi per questi inquinanti nel territorio veneziano.
 
La Dott.ssa Murgia sottolinea correttamente che per avere un quadro più completo e preciso è necessario fare ulteriori analisi, ma l’allarme per i comitati è di colore rosso:
 
“Quando presentano progetti come i nuovi inceneritori, sentiamo dire che va sempre tutto bene, che non ci sono rischi, né impatti. Ma la realtà è un’altra e questa ricerca non fa altro che confermare con numeri alla mano la gravissima situazione ambientale in cui ci troviamo: livelli di smog da record, veleni disseminati in in aria, nelle acque e nei suoli da decenni di industrializzazione e cementificazione dissennati. Il VI Rapporto SENTIERI curato dall’Istituto Superiore di Sanità afferma che nella nostra zona ci si ammala e si muore di più rispetto alla media regionale, ora stiamo arrivando al punto che non possiamo più mangiare i prodotti della nostra terra. La salute viene prima di tutto è solo uno slogan vuoto, perché chi parla di Venezia Capitale della sostenibilità, in realtà pensa al nostro territorio come a una pattumiera dove continuare a smaltire le scorie di un sistema ormai al collasso. A questi politici e a questi imprenditori noi urliamo che non siamo un territorio di sacrificio, qui vivono quasi 300.000 persone, che hanno tutto il diritto di mangiare cibo sano, bere acqua pura, respirare aria pulita.
 
Quattro campioni di uova non bastano? Bene, allora si investa di più nel monitoraggio ambientale e nella sorveglianza sanitaria. Il progetto sui biomonitoraggi One Healt Citizen Science, che vede coinvolti la stessa Regione Veneto, ISS, CNR, Università di Padova va nella giusta direzione, e come cittadini intendiamo contribuire pienamente per la sua buona riuscita. Ma non ha senso fare bei progetti, se contemporaneamente si continua a favorire grandi opere e impianti nocivi, a cominciare dal ritorno del carbone a tutto spiano nella centrale Enel, e ai due inceneritori di Veritas e ENI; intanto bonifiche e riconversione ecologica rimangono un miraggio”.
 
Chiare e precise le rivendicazioni del Coordinamento No Inceneritore Fusina per fare fronte a questa situazione:
 
1. Stop immediato al carbone nella centrale ENEL Palladio, ai lavori per la seconda linea dell’inceneritore di Veritas e al progetto di inceneritore per fanghi proposto da ENI Rewind;
 
2. Trasparenza sulle emissioni dei principali impianti inquinanti presenti nel SIN di Porto Marghera con pubblicazione dei dati sulle emissioni di inquinanti e microinquinanti rilevate in continuo;
 
3. Misurazione dei PFAS al camino degli inceneritori;
 
4. Nuovo studio sulle ricadute dei fumi dell’inceneritore di Veritas, a seguito del parere dell’ISS che ha dichiarato inattendibile quello presentato dalla multiutility veneziana;
 
5. Avvio immediato di una campagna estesa di analisi sui suoli e sugli alimenti in tutta l’area vasta intorno a Porto Marghera.
Il Coordinamento ha infine annunciato il via a una serie di iniziative nei territori per sensibilizzare i cittadini e per sostenere le richieste. Inoltre è stata confermata l’intenzione di proseguire con analisi indipendenti e per questo motivo parte una raccolta fondi dedicata (nuovo IBAN di riferimento IT03 G050 1812 1010 0002 0000 028 intestato al Comitato Opzione Zero).
 
Coordinamento No Inceneritore Fusina:Comitato Opzione Zero, Medicina Democratica, Assemblea contro il rischio chimico Marghera, Malacaigo, Ambiente Venezia, Ecoistituto Alex Langer, Eddyburg, Cobas autorganizzati Comune di Venezia, Società della cura Venezia, Quartieri in Movimento, Mira 2030, FFF Venezia-Mestre, Forum dell’Aria, Comitato Difesa Ambiente e Territorio Spinea, Marghera Libera e Pensante, WWF Venezia, Comitato No Grandi Navi, Associazione Valore Ambiente, Associazione APIO onlus, Coordinamento associazioni ambientaliste Mares Mogliano, Associazione Progetto Nascere meglio Mestre, Casa del Popolo Cà Luisa, Movimento Decrescita Felice – circolo di Venezia- Movimento PFAS-Land
 
 

 

Chi cerca trova: uova avvelenate da diossine e Pfas nel veneziano 

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Comunicato stampa Comitato Opzione Zero 27 agosto 2023

Nuova Romea: progetto assurdo e anacronistico, pronti a fermarlo un’altra volta

Non si fa attendere la risposta del Comitato Opzione Zero all’indomani delle dichiarazioni dell’assessore regionale alle infrastrutture Elisa De Berti che in piena estate rilancia il faraonico e anacronistico progetto della Nuova Romea, del tutto simile alla tratta settentrionale della famigerata Orte-Mestre, ovvero alla vecchia Romea Commerciale.

Riproporre oggi la Romea Commerciale significa tornare indietro di almeno 30 anni – dichiarano dal comitato – buttando definitivamente nel cestino le tante promesse di messa in sicurezza della statale. In questo tempo il mondo è cambiato completamente, i problemi e le sfide che abbiamo di fronte, a cominciare dalla crisi ecologica e climatica, ci impongono di trasformare radicalmente e nel più breve tempo possibile tutto il sistema economico e sociale, compreso il sistema dei trasporti. Invece la Giunta Zaia, così come il Governo Meloni-Salvini, sono rimasti inchiodati alla logica “fossile” del cemento, dell’asfalto e della gomma. Non si tratta solo di una scelta in favore delle lobby che sostengono questo sistema di potere, ma di una vera e propria incapacità di risolvere i problemi di ieri e di oggi con una prospettiva che guardi al futuro. D’altra parte il disastro ecologico del Veneto è sotto gli occhi di tutti. La Riviera del Brenta ha già respinto una volta l’assalto dei cementificatori, li fermeremo anche questa volta”.

Il Comitato Opzione Zero, nato ormai quasi 20 anni fa proprio in risposta alla minaccia della Romea Commerciale, attacca ANAS e la Regione sulla sicurezza La sicurezza viene sempre tirata in ballo per giustificare il raddoppio autostradale, ma tanto per cominciare vorremmo chiedere a ANAS e all’assessore De Berti dove sono finiti i progetti di messa in sicurezza della statale. Sono ormai 8 anni che aspettiamo la realizzazione delle rotonde e dei sottopassi ciclopedonali al posto degli incroci pericolosi; i progetti ci sono e i soldi pure, perché i cantieri non sono mai partiti? Da decenni si susseguono incidenti gravissimi su questa strada, soprattutto sul tratto Chioggia-Mestre, ma nessuno è mai intervenuto seriamente per dare risposte concrete a questo problema. Chi continua a parlare di autostrada dovrebbe farsi un bell’esame di coscienza”.

In effetti, nel 2016 ANAS aveva presentato un piano di manutenzione straordinaria e di riqualificazione dell’intera tratta E45-E55, stanziando 1,6 miliardi di euro; il piano prevedeva interventi strutturali anche sulla Romea; negli anni a seguire se ne è discusso a più riprese, ma siamo ancora a un nulla di fatto.

Sulla questione del traffico e dei mezzi pesanti, per Opzione Zero la situazione non è cambiata, così come valide e facilmente attuabili rimangono le proposte alternative:

Il traffico sulla SS 309 Romea è intenso ma si attesta sempre su livelli modesti, tali da non giustificare in alcun modo la realizzazione di una nuova autostrada, a meno che la Giunta Zaia non pensi di creare un altro buco nero come quello della Pedemontana. Il problema è il traffico pesante, soprattutto quello di lunga percorrenza, che transita su questa direttrice proprio per evitare i pedaggi. Ma ci sono ormai molti modi per deviare i camion sulla A-13, oppure per farli transitare sulla SS 309 di notte o comunque in momenti diversi dagli orari di punta, rendendo così più agevole e sicura la strada per i pendolari e per i cittadini dei vari Comuni attraversati. Questi interventi, fattibili in breve tempo e con costi modesti, unitamente alla realizzazione di rotonde, svincoli e sottopassi risolverebbero il problema nel giro di 2-3 anni. Di contro la realizzazione di una nuova autostrada, oltre ad avere impatti ambientali devastanti e a sfigurare la Riviera, richiederebbe almeno 10 anni di tempo, l’esborso di oltre 5 miliardi di euro, per altro senza risolvere problemi della statale. Infatti, come accade per la Pedemontana, con pedaggi elevati, il traffico sia leggero che pesante continuerebbe a riversarsi sul vecchio tracciato. Da sempre proponiamo queste soluzioni, ma mai nessuno ha voluto rispondere in merito. E’ evidente che chi continua a proporre l’autostrada persegue altri interessi; ma si sbaglia se pensa di avere gioco facile.”

Ai Sindaci della Riviera del Brenta chiediamo di non tradire le aspettative della comunità rivierasca, più volte sancite nei diversi Consigli Comunali anche nel recente passato. Noi siamo pronti al dialogo e al confronto vero, ma siamo altrettanto pronti a dare battaglia, mobilitando le popolazioni da qui fino a Cesena, la rete dei comitati è sempre attiva e combattiva”.

 

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Comunicato Stampa Coordinamento No Inceneritore Fusina 12 gennaio 2023Inceneritore ENI: basta profitti sulla pelle della gente, daremo battaglia anche su questo fronte

E’ durissima la presa di posizione del Coordinamento No Inceneritore Fusina all’indomani della notizia sul progetto di un altro inceneritore, questa volta proposto da ENI Rewind a Porto Marghera per smaltire fino a 190.000 ton/anno di fanghi provenienti da tutto il Veneto:

“E’ ora di finirla con l’idea di fare affari sulla pelle della gente, l’aria che respiriamo a Marghera e in tutta la cintura metropolitana è una delle più inquinate d’Europa; a Malcontenta i dati recentissimi raccolti da uno dei nostri comitati dimostrano livelli altissimi di benzene addirittura presso una scuola primaria; i dati dell’ultimo rapporto SENTIERI ci dicono che in queste zone ci si ammala di più di patologie gravi come tumori e malattie respiratorie, eppure si continua con progetti nocivi, obsoleti e sbagliati. Questa è la realtà che viviamo quotidianamente, dunque rispediamo al mittente le dichiarazioni propagandistiche di Paolo Grossi, AD di Eni Rewind, circa il fatto che il loro inceneritore sarebbe talmente innocuo da poter stare vicino a una scuola come avviene a Zurigo. Ci rivolgiamo poi alla Giunta Zaia, e al Sindaco Brugnaro in quanto amministratori delle istituzioni cui compete l’approvazione del progetto dicendo loro che se hanno deciso di sacrificare la salute di centinaia di migliaia di persone per soddisfare gli appetiti delle varie lobby, noi non ci stiamo. Abbiamo una battaglia aperta contro Veritas, da oggi ne apriamo un’altra ancora più dura contro ENI, la Regione e il Comune perchè è ormai chiara a tutti l’intenzione di trasformare Porto Marghera nella centrale di smaltimento di tutte le porcherie più tossiche prodotte nel “mitico’ nord-est, altro che Venezia capitale della sostenibilità”.

Già nel 2019 il Coordinamento aveva svelato come il vero core business dell’inceneritore di Veritas non era lo smaltimento del CSS, quanto piuttosto lo smaltimento dei fanghi provenienti dai depuratori dell’intera Regione, contaminati da varie sostanze tossiche e soprattutto dai famigerati PFAS. Non si spiega altrimenti la proposta di costruire 3 nuove linee di incenerimento in grado di bruciare almeno 150.000 ton/anno di rifiuti. La strenua resistenza messa in campo dai comitati con ricorsi e mobilitazioni, per stessa ammissione di Veritas, ha portato la multiutility veneziana ad accumulare un enorme ritardo sulla tabella di marcia, tanto che ora è attivo solo un forno, un secondo è previsto per il 2025, e il terzo non è stato nemmeno autorizzato.

In questo ritardo si è inserita la multinazionale ENI, una delle società al mondo maggiormente responsabili dell’emissione di gas serra e di altri scempi ambientali, che sull’economia “fossile” continua a fare profitti da capogiro grazie anche agli andamenti speculativi dei prezzi dell’energia e dei carburanti (10,8 miliardi di euro di utili nei primi mesi del 2022). Solo qualche mese fa ENI, sempre molto abile nelle operazioni di greenwashing, annunciava in pompa magna la chiusura di Versalis e il progetto per due piccoli impianti cosiddetti “eco” (uno per la produzione di acido isopropilico e uno per il riciclo di plastiche) che avrebbero dovuto fare il paio con la raffineria convertita a olio vegetale e con due installazioni di pannelli fotovoltaici.

Ora finalmente ENI mostra anche qui il suo vero volto, quello “nero”, uscendo allo scoperto per soppiantare Veritas quale interlocutore di Viveracqua, e offrire al consorzio dei gestori del servizio idrico integrato la sua soluzione al problema fanghi. Fanghi che giustamente non sono più utilizzabili in agricoltura a causa dell’elevato contenuto di sostanze tossiche che nella maggior parte dei casi si riscontra, in particolare per quanto riguarda diossine, idrocarburi, PCB, metalli, pesticidi, medicinali, coloranti, e soprattutto PFAS.

Proprio le sostanze perfluoroalchiliche costituiscono uno dei maggiori problemi in Veneto: sono presenti in altissime concentrazioni nei suoli, nelle acque e quindi anche nei fanghi provenienti dalla “zona rossa” interessata dal disastro ambientale causato da Miteni e altri. Ma concentrazioni significative di questi composti sono state rilevate anche in fanghi provenienti da impianti situati in zone ufficialmente non contaminate, come per esempio nel caso del depuratore di Fusina. Un problema dovuto al fatto che la maggior parte dei depuratori non tratta solo le acque nere provenienti dalle abitazioni, ma anche i reflui provenienti da industrie e attività artigianali.

Sull’incenerimento dei rifiuti contenenti PFAS i comitati erano già intervenuti in fase di approvazione dell’inceneritore di Veritas e in sede di ricorso producendo diversi documenti scientifici, nei quali si parla dei pericoli cui si va incontro smaltendo i PFAS tramite incenerimento. Questi composti sono infatti difficilmente degradabili e molto resistenti alle alte temperature, per questo motivo vanno a finire nei fumi in uscita dai camini, tali e quali o come frammenti della molecola. A conferma di queste preoccupazioni sta la recente Ordinanza del Sindaco di Legnago con la quale è stato imposto lo stop all’incenerimento di rifiuti contenenti PFAS alla ditta Chemviron.

Ad aggravare la situazione il fatto che la normativa ambientale non prevede alcun limite di concentrazione per le emissioni gassose di PFAS. Dunque è evidente che qualcuno pensa di risolvere il problema dell’inquinamento da PFAS disperdendoli in atmosfera con gli inceneritori, quello proposto da ENI, ma anche quelli per rifiuti urbani di Fusina, Padova e Schio. È come se si volessero bruciare le scorie radioattive delle centrali nucleari per farle sparire.

Per quanto riguarda il merito del progetto, i comitati del Coordinamento hanno già avviato l’istruttoria e subito emergono le prime incongruenze: “Tanto per cominciare questo nuovo impianto spunta dal nulla, visto che il nuovo piano regionale dei rifiuti appena approvato non lo prevede affatto. Inoltre il sito individuato da ENI non è compatibile dal punto di vista urbanistico, sarà necessaria l’approvazione di una variante urbanistica da parte del Comune di Venezia. C’è poi tutto il tema degli impatti sui siti SIC-ZPS (la Laguna di Venezia) e su altre aree di interesse naturalistico che richiede necessariamente l’avvio della Valutazione di Incidenza Ambientale. Se ENI si aspetta di avere la strada spianata si sbaglia di grosso, siamo pronti ad impantanare il suo progetto” .

Il Coordinamento infine lancia un appello alle grandi associazioni ambientaliste: “Sull’inceneritore di Veritas e sull’ampliamento di quello di Padova comitati e associazioni locali hanno dovuto fare da soli, ci auguriamo che almeno questa volta le grandi associazioni ambientaliste battano un colpo, mettendo a disposizione risorse e competenze. Il degrado ambientale in cui versa il nostro territorio e il pericolo derivante da nuove e vecchie opere richiedono una risposta forte e tempestiva anche in termini di mobilitazione di piazza”.

Di questo e di altro si parlerà all’assemblea di venerdì 13 gennaio alle ore 18.30 presso il Centro Sociale Rivolta a Marghera, a cui seguirà la cena vegana di autofinanziamento.

Altro importante appuntamento è organizzato a Malcontenta dal Comitato Tutela Salute e Ambiente il giorno 19 gennaio alle ore 18 presso l’ex cinema parrocchiale per parlare della questione benzene e più in generale della situazione ambientale e sanitaria.

Coordinamento No Inceneritore Fusina: Comitato Opzione Zero, Medicina Democratica, Assemblea contro il rischio chimico Marghera, Malacaigo, Ambiente Venezia, Ecoistituto Alex Langer, Eddyburg, Cobas autorganizzati Comune di Venezia, Società della cura Venezia, Quartieri in Movimento, Mira 2030, FFF Venezia-Mestre, Forum dell’Aria, Comitato Difesa Ambiente e Territorio Spinea, Marghera Libera e Pensante, WWF Venezia, Comitato No Grandi Navi, Associazione Valore Ambiente, Associazione APIO onlus, Coordinamento associazioni ambientaliste Mares Mogliano, Associazione Progetto Nascere meglio Mestre, Casa del Popolo Cà Luisa, Movimento Decrescita Felice – circolo di Venezia- Movimento PFAS-Land

 

giustizia

 

Comunicato Stampa Coordinamento No Inceneritore Fusina 06 gennaio 2023

Inceneritore Veritas: accolto il ricorso dei comitati alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU)

 

La battaglia contro l’inceneritore di Fusina va avanti anche sul piano legale: nei giorni scorsi è
infatti arrivata l’attesa notizia che il ricorso presentato alla Corte Europea dei Diritti
dell’Uomo (CEDU) è stato finalmente registrato dalla cancelleria della Corte; dunque, dopo
questo primo difficile vaglio, la causa sarà effettivamente sottoposta all’esame del Giudici di
Strasburgo che valuteranno il merito delle contestazioni sollevate.

Il Coordinamento No Inceneritore Fusina esprime grande soddisfazione per questo primo
risultato: “Lo avevamo promesso già all’indomani delle sentenze negative del TAR e del
Consiglio di Stato che non ci saremmo fermati nemmeno sul piano legale. La promessa è stata
mantenuta, e visto che non abbiamo trovato giustizia davanti alle giurisdizioni amministrative
italiane, ora possiamo annunciare che la vertenza contro l’inceneritore di Fusina è formalmente
approdata alla CEDU. Siamo molto contenti per questo risultato non scontato, che arriva dopo
lunghe discussioni, faticosi approfondimenti, e dopo lo straordinario lavoro svolto dalle Avvocate
Antonella Mascia e Ilaria Aquironi esperte in diritto internazionale e che ringraziamo
pubblicamente. Il fatto che il TAR e il Consiglio di Stato non siano entrati nel merito delle nostre
contestazioni, e che abbiano liquidato i nostri ricorsi affermando pretestuosamente che né le
associazioni, né le persone che abitano vicino all’impianto sarebbero legittimate a ricorrere,
rappresenta un fatto grave non solo per noi e per la vicenda in sé, ma anche perché costituisce
un pericoloso “vulnus democratico” che non può e non deve essere sdoganato. Certamente c’è
stata un po’ di preoccupazione per l’ulteriore sforzo economico da sostenere, soprattutto a
causa delle decine di migliaia di euro di spese legali che siamo stati condannati a pagare dai
giudici italiani; ma lo straordinario sostegno ricevuto in poco tempo da tantissimi cittadini,
comitati e associazioni ci ha convinto che era giusto e sacrosanto non darsi per vinti”.

La nuova causa alza il tiro perchè pone il problema proprio sul piano del Diritto, e in
particolare dei Diritti Umani, sui quali ha diretta competenza la CEDU. Ad essere chiamato
direttamente in causa questa volta è lo Stato italiano, in quanto tramite le sue articolazioni
istituzionali e giudiziarie, avrebbe negato diritti fondamentali ai ricorrenti.

Articolate e molteplici le contestazioni mosse nel ricorso in relazione alla Convenzione Europea
dei Diritti dell’Uomo. In primo luogo è stata richiamata la violazione dell’art. 6 della Convenzione
perché i respingimenti dei ricorsi al TAR e al Consiglio di Stato si sono basati sul vizio di
legittimazione dei ricorrenti senza entrare nel merito dei rilievi posti dagli stessi, e ciò
rappresenta di fatto un problema di accesso a un tribunale.

Importante poi la possibile violazione dell’art. 10 della Convenzione riguardo all’accesso pieno e
tempestivo a tutte le informazioni tecniche e ambientali attinenti al progetto, visto che l’iter di
approvazione è stato caratterizzato da molte lacune documentali, nonché da ritardi e anomalie
nelle diverse fasi del procedimento. E’ stata poi eccepita la violazione dell’art. 8 della
Convenzione in merito al diritto dei ricorrenti persone fisiche di vedere tutelata la loro vita
privata e di poter vivere in un ambiente sano, visto e considerato che gli impatti ambientali
generati dall’inceneritore potrebbero compromettere ulteriormente e in modo significativo la
qualità di vita e la salute, in un contesto già gravemente degradato dal punto di vista
ambientale.

Si confida ora che per le tematiche di particolare rilievo la trattazione della causa da parte dei
Giudici di Strasburgo possa avvenire in tempi brevi.

Intanto i comitati annunciano che sono in fase di studio ulteriori azioni legali sia a livello
europeo, sia a livello nazionale in particolare per quanto riguarda alcuni aspetti che potrebbero
avere rilievo penale.

Parallelamente continua la raccolta di firme per chiedere una nuova valutazione sulla ricaduta
delle emissioni gassose dopo il parere dell’Istituto Superiore di Sanità che smonta lo studio
commissionato da Veritas, e la misurazione di tutte le sostanze in uscita dai camini, in
particolare la misurazione dei PFAS. Una richiesta quest’ultima che trova ulteriore sostegno
nell’Ordinanza emessa dal Sindaco di Legnago solo pochi giorni fa, con la quale viene chiuso il
camino della ditta Chemviron che emetteva queste pericolose sostanze in aria.

Al via anche la nuova campagna di autofinanziamento con la cena vegana in programma il 13
gennaio presso il Centro Sociale Rivolta a Marghera, preceduta da un’assemblea aperta
alle ore 18.30 per fare il punto della situazione e presentare il progetto SPESA SBALLATA
finalizzato alla riduzione della produzione di rifiuti (info e prenotazioni sulla pagina Facebook del
Coordinamento No Inceneritore Fusina, oppure con SMS al numero 340-8369979).

 

Coordinamento No Inceneritore Fusina:

Comitato Opzione Zero, Medicina Democratica, Assemblea contro il rischio chimico Marghera, Malacaigo, Ambiente Venezia, Ecoistituto Alex Langer, Eddyburg, Cobas autorganizzati Comune di Venezia, Società della cura Venezia, Quartieri in Movimento, Mira 2030, FFF Venezia-Mestre, Forum dell’Aria, Comitato Difesa Ambiente e Territorio Spinea, Marghera Libera e Pensante, WWF Venezia, Comitato No Grandi Navi, Associazione Valore Ambiente, Associazione APIO onlus, Coordinamento associazioni ambientaliste Mares Mogliano, Associazione Progetto Nascere meglio Mestre, Casa del Popolo Cà Luisa, Movimento Decrescita Felice – circolo di Venezia- Movimento PFAS-Land

 

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