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CHI SIAMO

Rete NO-AR diventa OpzioneZero

Questo da oggi è il nuovo nome del nostro comitato.

Il percorso di Rete NO-AR – No Autostrada Romea è iniziato nel 2004 su questa specifica vertenza; è stato un percorso lungo e a tratti difficile, ma sempre in espansione.

Dalla sua nascita, il comitato ha saputo “smuovere” e attivare molto sia nel territorio rivierasco sia in ambito regionale e nazionale: ricordiamo per esempio il grande impegno profuso per le elezioni di Mira nell’ambito di Mira Fuori del Comune, il lavoro costante e prezioso per costruire relazioni stabili e significative con gli altri comitati e realtà del Veneto che si battono per la difesa del territorio e dei beni comuni, il grande contributo per i referendum su acqua e nucleare, e infine la caparbietà con la quale abbiamo perseguito la costruzione di una rete interregionale contro l’autostrada (la Rete nazionale Stop Or-Me).

La scelta condivisa di cambiare nome è nata da qui, dalla spontanea evoluzione che ha interessato il comitato negli ultimi tempi. Rete No-Autostrada Romea , nome al quale siamo affezionati e che ci ha contraddistinto per lungo tempo, ormai ci va un po’ “stretto” un po’ perché ormai il nostro impegno va ormai ve ben oltre all’opposizione alla Romea Commerciale, che pure rimane per noi una delle questioni fondamentali e prioritarie; un po’ perché quel “NO” alla devastazione del territorio e al saccheggio dei Beni Comuni, che pure rivendichiamo come sacrosanto, forse non rende completamente giustizia a un modo di agire che non tralascia mai la ricerca costante di soluzioni alternative sostenibili per l’ambiente e per le comunità.

Perche’ dunque Opzione Zero?

In materia di Valutazione di Impatto Ambientale, Opzione Zero è l’alternativa che prevede la non realizzazione dell’opera; quell’alternativa che nell’affrontare il problema costringe a ribaltare completamente la prospettiva della “crescita infinita”. Curiosamente, e nonostante la normativa ambientale lo preveda espressamente, l’opzione zero non viene mai presa in considerazione e qualsiasi nuova opera risulta assurdamente “migliorativa” dal punto di vista ambientale. E forse non potrebbe essere diversamente visto che il concetto di “non fare”, di “non costruire” equivale a una bestemmia in un sistema economico i cui unici parametri di riferimento sono diventati il Prodotto Interno Lordo o lo Spread.

Invece la leggittima possibilità di non fare un’opera alle volte può significare lo spostamento di risorse economiche decisive per risolvere problemi ben più urgenti e importanti come il dissesto idrogeologico, la bonifica di siti inquinati, la manutenzione del territorio e del patrimonio esistente… ma anche il funzionamento di servizi pubblici essenziali per la vita delle persone come la sanità, i trasporti pubblici, la scuola.

Non di meno, in questi anni di impegno per la difesa dell’ambiente e del territorio abbiamo toccato con mano e denunciato come le cosiddette “grandi opere” hanno molto a che fare con gli interessi speculativi di lobby economiche e politiche, se non con la criminalità organizzata. Si tratta di lobby così potenti da essere in grado di aggirare o di torcere a loro favore le “regole de gioco”, come dimostrano gli atteggiamenti di illegittimità e discrezionalità che caratterizzano i comportamenti amministrativi, arrivando al punto di violare i principi fondamentali iscritti nella Carta Costituzionale, e in particolare il fatto che la sovranità appartiene al popolo.

Un caso, tra gli altri, quello di Veneto City, per il quale si è usato l’Accordo di Programma e non si è fatta la VAS. Sul il quale, soprattutto, Regione e Comuni hanno deciso di ignorare completamente ben 11.000 firme raccolte per chiedere proprio la Valutazione Ambientale Strategica e un percorso partecipativo che coinvolgesse i cittadini nelle scelte sul futuro del proprio territorio.

Così come è stato, del resto, con le misure economiche varate dai Governi Berlusconi, Monti e ora Letta che hanno tentato, sinora invano, di reintrodurre quelle norme abrogate con la schiacciante vittoria ottenuta con il Referendum sull’Acqua Pubblica.

OpzioneZero vuole quindi sottolineare come la difesa del territorio e dei beni comuni è ogni giorno di più anche una battaglia per la difesa della Democrazia.

Opzione Zero rimanda infine al concetto di Km0, di ”filiera corta”, inteso non solo come modo per ricostruire un’altra economia, ma anche e soprattutto come la dimensione corretta per ricostruire relazioni sociali, per ricostruire forme di comunità dove la partecipazione diretta delle persone diventa elemento sostanziale e non una parola vuota da sbandierare alla prima occasione.

Il nome di un comitato è importante, poiché esprime un’identità e la comunica all’esterno.
Non dimentichiamo, tuttavia, che oltre ai nomi, alle sigle o agli slogan, parlano e parleranno i contenuti, i percorsi, i progetti e le azioni che continueremo a costruire assieme in continuità e coerenza con quanto sinora compiuto.

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