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Comunicato stampa Coordinamento No Inceneritore Fusina 15 dicembre 2022

Comitati in piazza nel week end per una nuova petizione: stop all’impianto, troppe incertezze sui rischi sanitari e ambientali dopo il parere dell’Istituto Superiore di Sanità.

I comitati e le associazioni del Coordinamento No Inceneritore Fusina tornano in piazza nel week end con una nuova importante petizione per chiedere la sospensione dell’impianto di Ecoprogetto Venezia (ora Eco+Eco srl). Le motivazioni dei comitati sono più che fondate e si basano su un parere rilasciato dall’Istituto Superiore di Sanità che mette in dubbio le previsioni di Veritas e gli esiti dell’istruttoria effettuata dal Comitato Tecnico regionale per la valutazione di impatto ambientale in merito alla ricaduta delle emissioni gassose.

 

Come noto la prima linea di incenerimento (L1) è in funzione da fine 2020, e, stando ai dati ufficiali del gestore, nel 2021 ha bruciato circa 34000 ton di rifiuti, prevalentemente Combustibile Solido Secondario (CSS) e una quota minore di fanghi. La partecipata veneziana prevede di avviare la costruzione della seconda linea (L2) nella primavera 2023, mentre la terza per ora non è autorizzata.

Ma dove vanno a finire i fumi?

Secondo quanto dichiarato da Ecoprogetto-Veritas nella relazione tecnica redatta dallo studio Lod in fase istruttoria, dato per buono anche dal Comitato Tecnico VIA, le ricadute dei gas di combustione avrebbero impatti significativi solo nell’immediato intorno dell’impianto.

La massima Autorità Sanitaria del Paese, l’Istituto Superiore di Sanità (ISS), non è però dello stesso parere visto che con nota trasmessa alla Regione Veneto il 20 gennaio 2022 , smonta pezzo per pezzo lo studio di Veritas confermando una volta di più le critiche mosse fin da subito dai comitati. Infatti in questo parere l’ISS afferma che:

  • il modello di dispersione utilizzato così come i criteri per determinare gli impatti della ricaduta dei fumi sono vecchi, datati, non in linea con la normativa e con le indicazioni scientifiche attuali;
  • i limiti di concentrazione dei gas presi a riferimento sono ben più alti di quelli raccomandati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS);
  • non si è tenuto conto che per alcuni composti altamente tossici (ossidi di azoto, benzo(a)pirene e polveri ultrasottili) i livelli di inquinamento registrati nella zona intorno a Porto Marghera sono già oltre i limiti consentiti;
  • non è stato fatto uno studio approfondito ed esteso sugli effetti di sostanze estremamente pericolose come diossine, furani, PCB e metalli;
  • il monitoraggio delle ricadute degli inquinanti fatto da Veritas prima e dopo l’avvio del primo forno è del tutto insufficiente, perché sarebbe dovuto durare 2 anni e non 1 mese! Inoltre avrebbe dovuto considerare tutti gli inquinanti che escono dall’inceneritore (come i PFAS) e non solo quelli previsti dalla normativa;
  • Porto Marghera è già pesantemente inquinata, e in questa situazione i biomonitoraggi sono uno strumento più che valido.  
 

Quello che è chiaro è che lo studio sui fumi di Veritas, sulla base del quale è stata concessa l’autorizzazione dalla Regione, è carente e non attendibile. Quindi ad oggi, con un inceneritore già in funzione e un altro di prossima costruzione in primavera, non si sa ancora quali sono i reali rischi per la salute della popolazione e per l’ambiente!

Nel contempo sono certi e inquietanti i dati aggiornati dello studio epidemiologico SENTIERI (coordinato proprio da ISS) che dimostrano come nella zona intorno a Porto Marghera ci si ammala molto più facilmente di malattie gravi (es. tumori e infarti). Una preoccupazione che è stata confermata molto chiaramente anche dall’Alto Commissario per i Diritti Umani dell’ONU in visita in Veneto solo pochi mesi fa, nonché da molti medici e pediatri che esercitano nel veneziano, e da ISDE Venezia.

A questo punto i comitati invocano l’applicazione del principio di precauzione: “Le critiche mosse dall’ISS sono molto preoccupanti. Se le valutazioni delle ricadute dei fumi sono inattendibili, il rischio per l’ambiente e per la salute della popolazione è più che concreto. Ci rivolgiamo ai Sindaci e alla Regione Veneto richiamando tutti alle proprie responsabilità istituzionali. C’è bisogno di provvedimenti coraggiosi, d’altra parte la salute viene prima di tutto sempre, almeno questo è stato il ritornello durante la pandemia. Vediamo se è vero anche in questo caso”.

Precise le richieste della petizione lanciata dal Coordinamento: “Chiediamo prima di tutto la sospensione della linea L1 e una moratoria su L2 almeno fino a quando non verrà fatto un altro studio più approfondito secondo le indicazioni dell’ISS su un’area vasta, e fino a quando non verrà dismesso realmente l’utilizzo del carbone nella centrale Enel Palladio, anche questa una promessa clamorosamente smentita. Vogliamo poi che i report di gestione e tutti i dati sulle emissioni, non solo quelle gassose, siano resi pubblici nei siti istituzionali, nonché il monitoraggio di tutte le sostanze in uscita dai camini, e in particolare dei PFAS. Ribadiamo poi la necessità di fare i biomonitraggi su un campione significativo della popolazione metropolitana che vive intorno a Porto Marghera. Infine, richiesta specifica per Venezia, vogliamo che in centro storico sia finalmente applicata la norma che prevede l’obbligo di raccolta separata della frazione umida già dal 1 gennaio 2022. E’ inqualificabile che nella città lagunare l’umido sia smaltito come secco residuo; questa mancanza costa ai cittadini veneziani almeno 2 milioni di euro in più ogni anno e circa 11 punti in meno nella percentuale di raccolta differenziata dell’intero Comune”.

Questi i primi appuntamenti (meteo permettendo) dove sarà possibile firmare la petizione:

– venerdì 16 dicembre ore 9-13 al mercato di Mestre

– sabato 17 dicembre ore 9-13 al Mercato di Marghera e in Piazza Municipio a Mira

– domenica 18 dicembre ore 9-13 in piazza a Malcontenta

La petizione proseguirà anche dopo le festività e sarà disponibile anche on-line. Obiettivo dei comitati è di riaprire la discussione sull’inceneritore e sui suoi pericolosi impatti nei Consigli Comunali, in primis quelli di Venezia e Mira, ma anche in Consiglio Regionale e, se servisse anche in Parlamento.



Coordinamento No Inceneritore Fusina: Comitato Opzione Zero, Medicina Democratica, Assemblea contro il rischio chimico Marghera, Malacaigo, Ambiente Venezia, Ecoistituto Alex Langer, Eddyburg, Cobas autorganizzati Comune di Venezia, Società della cura Venezia, Quartieri in Movimento, Mira 2030, FFF Venezia-Mestre, Forum dell’Aria, Comitato Difesa Ambiente e Territorio Spinea, Marghera Libera e Pensante, WWF Venezia, Comitato No Grandi Navi, Associazione Valore Ambiente, Associazione APIO onlus, Coordinamento associazioni ambientaliste Mares Mogliano, Associazione Progetto Nascere meglio Mestre, Casa del Popolo Cà Luisa, Movimento Decrescita Felice – circolo di Venezia- Movimento PFAS-Land
 
  1. 3 Comments

    • Marco says:

      Buongiorno, consiglierei l’apertura di una pagina facebook, ma soprattutto Telegram per veicolare contenuti e informazioni riguardo i rischi locali,
      con una particolare attenzione alle conseguenze già presenti in altre aree dove impianti simili a quello previsto siano già in funzione da tempo.
      Tale presenza sui social consentirebbe magari una più rapida, maggiore ed incisiva diffusione e visibilità del problema, nonchè di sensibilizzare anche la parte di popolazione più giovane.

    • Marco says:

      Suggerisco una raccolta firme in centro storico a Venezia che, oltre a consentire il voto dei residenti, fungerebbe da vetrina e garantirebbe maggior visibilità all’iniziativa.

    • sandra says:

      Sono contraria al nuovo inceneritore perciò firmerò

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