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Comunicato Stampa congiunto 14-03-2020

Inceneritore Fusina: i comitati chiedono una moratoria immediata

Comitato Opzione Zero, Medicina Democratica, Assemblea contro il rischio chimico Marghera, Malacaigo, Ambiente Venezia, Ecoistituto Alex Langer, Eddyburg, Cobas autorganizzati Comune di Venezia, Laboratorio Venezia, Quartieri in Movimento, Mira 2030, FFF Riviera del Brenta e Venezia, Forum dell’Aria, Comitato Difesa Ambiente e Territorio Spinea, Associazione Valore Ambiente

 

L’emergenza Coronavirus insegna che la salute viene prima di tutto.
Questo principio vale anche per l’inceneritore.

Le occasioni di informazione e di partecipazione per i cittadini sono in questo momento azzerate dalle disposizioni governative.

Ma la comunità ha diritto di sapere e di poter decidere su un progetto pericoloso per la salute e per l’ambiente.

I comitati chiedono una moratoria di un anno alla Regione Veneto.

 

I comitati e le associazioni ambientaliste scrivono una lettera alla Regione Veneto e anche al Ministro Costa per chiedere una moratoria sul progetto di nuovo inceneritore a Fusina: “L’epidemia da Coronavirus, pure nella sua drammaticità, sta riaffermando un principio che come comitati ribadiamo da anni, e cioè che la salute dei cittadini è la priorità più importante da perseguire. E se si tratta di principio, allora questo deve valere sempre, anche per l’inceneritore. Perciò è necessario fermarsi per approfondire bene gli impatti e i rischi che questo progetto comporta, e valutare alternative più sostenibili”.

I comitati hanno denunciato più volte come lo studio di impatto ambientale presentato dai proponenti sia carente e lacunoso in molte parti, a partire dall’analisi degli impatti causati dai fumi e in particolare da quelli derivati dall’incenerimento di sostanze tossiche come i PFAS, per i quali dovrebbe valere almeno il principio di precauzione. Del tutto assente è inoltre la valutazione sui rischi sanitari per la popolazione.

Particolarmente grave è anche l’aspetto che riguarda la scarsa partecipazione dei cittadini e dei Comuni interessati dalla decisione di autorizzare o meno l’inceneritore: “Le limitazioni imposte dai provvedimenti emergenziali del Governo, per far fronte al propagarsi della epidemia da Coronavirus, stanno di fatto azzerando le già scarse occasioni di informazione e partecipazione per i cittadini. Sono state annullate numerose iniziative programmate, e per comitati e associazioni non è possibile partecipare alle discussioni nelle sedi istituzionali come consigli comunali o commissioniaffermano le organizzazioni ambientaliste – non è stato possibile svolgere nemmeno il confronto diretto con Veritas. Ma rimane il fatto che la comunità che dovrebbe ospitare l’impianto, ha il sacrosanto diritto di sapere e di esprimersi su ciò che Ecoprogetto intende fare”.

E’ da considerare, tra l’altro, che la sospensione del progetto, fino al termine dell’emergenza sanitaria e la riapertura di un confronto vero con tutti gli stakeholders, non comporterebbe alcun problema rispetto al carattere di urgenza invocato dai proponenti per la realizzazione dell’inceneritore. Infatti la diffusione del virus e le conseguenti limitazioni emergenziali stanno determinando un vero e proprio crollo nella produzione dei rifiuti urbani e dei rifiuti speciali assimilabili agli urbani, e ciò in conseguenza anche del fatto che molte attività economiche, e in particolare quelle legate al settore turistico, hanno subito e subiranno per mesi un forte rallentamento.

Dunque, secondo i comitati, le motivazioni e le condizioni per ottenere la moratoria del progetto per almeno un anno ci sono tutte, ora la palla passa alla Regione Veneto.

CLICCARE QUI PER LEGGERE LA RICHIESTA DI MORATORIA ALLA REGIONE

 

Comunicato stampa congiunto 7 marzo 2020

Comitato Opzione Zero, Medicina Democratica, Comitato contro il rischio chimico Marghera, Malacaigo, Ambiente Venezia, Ecoistituto Alex Langer, Eddyburg, Cobas autorganizzati Comune di Venezia, Laboratorio Venezia, Quartieri in Movimento, Mira 2030, FFF Riviera del Brenta e Venezia, Comitato Difesa Ambiente e Territorio Spinea

 

Inceneritore: calpestata la democrazia

Il Sindaco Brugnaro e la sua maggioranza scappano dal confronto pubblico sull’inceneritore.
Intanto in Consiglio di Bacino a porte chiuse quasi tutti i Sindaci votano a favore del progetto.

Democrazia calpestata per difendere un ecomostro devastante dettato da interessi speculativi.

Comitati e associazioni ambientalisti preparano la lista dei responsabili in vista delle elezioni regionale e comunali.

In cantiere nuove iniziative e anche il ricorso al TAR.

 

In Consiglio Comunale a Venezia l’Amministrazione fucsia guidata dal Sindaco Luigi Brugnaro elude ancora una volta la discussione sull’inceneritore di Fusina, e rinvia a non si sa quando il voto sulla mozione presentata da Movimento 5 Stelle, gruppo Casson e gruppo misto.

Per i comitati ambientalisti si tratta di un atto antidemocratico grave che dimostra ancora una volta la “codardia politica” degli amministratori favorevoli al progetto: “Nonostante molti Sindaci e politici continuino a sostenere sulla stampa che il maxi inceneritore di Veritas sarebbe la soluzione di tutti i problemi se non addirittura salvifico per l’ambiente, quando è il momento di affrontare il dibattito pubblico nei Consigli Comunali si registra un fuggi fuggi generale.

Quando invece la discussione si svolge a porte chiuse e senza la possibilità per i cittadini e per le opposizioni di dire la propria, come nella seduta del Consiglio di Bacino del 20 febbraio, allora gli stessi “impavidi” amministratori sono pronti a dare il loro benestare senza nemmeno preoccuparsi di renderne conto a qualcuno. Ancora una volta, di fronte a scelte importanti che possono far perdere consensi elettorali, la democrazia viene ridotta a una maschera inutile da calpestare”.

Il fronte no inceneritore sottolinea come, senza l’azione di comitati e associazioni, il progetto e alcuni degli aspetti più gravi come l’incenerimento di fanghi e percolati di discarica contaminati da PFAS sarebbero passati sotto completo silenzio. “Nessun Sindaco di nessuna amministrazione si è preso la briga di organizzare incontri pubblici per informare i cittadini – affermano i comitati – né tanto meno sono stati investiti del problema i Consigli Comunali. Là dove è avvenuto un minimo di discussione istituzionale lo si deve solo alla ostinata iniziativa di alcuni rappresentanti di forze politiche e civiche di opposizione. E questo è tanto più grave se si considera il fatto che non c’è un solo Sindaco che abbia nel proprio programma la realizzazione di un inceneritore per lo smaltimento di rifiuti urbani e fanghi”.

“Se qualcuno pensa di sottrarsi alle proprie responsabilità si sbaglia di grosso – incalzano i comitati – E’ bene che i cittadini abbiano piena consapevolezza di chi è a favore di un progetto estremamente dannoso per l’ambiente e per la loro salute e soprattutto che se ne ricordino alle prossime elezioni amministrative e regionali. Indicheremo presto tutti i nomi e cognomi di Consiglieri e Sindaci favorevoli all’ecomostro, ma già oggi possiamo dire senza ombra di dubbio che l’asse degli amministratori pro inceneritore è trasversale e consociativo: va dal centro-destra con in testa la Lega di Luca Zaia, Forza Italia, Fratelli d’Italia, fino al centro con i pasdaran del Partito Democratico tra i più convinti, seguiti poi da varie formazioni centriste minori”.

Intanto, nonostante l’emergenza coronavirus, il coordinamento No Inceneritore si riunirà lunedì 9 marzo per fare il punto della situazione, organizzare le prossime iniziative e discutere del probabile ricorso al TAR: “I tempi sono stretti e l’epidemia non aiuta. Cercheremo di tarare la nostra azione tenendo conto delle limitazioni imposte dai decreti, ma di sicuro non staremo fermi in attesa delle decisioni della Regione, perché una cosa è certa: il coronavirus passa, le diossine e i PFAS restano per decenni”.

 

COMUNICATO STAMPA CONGIUNTO 12 febbraio 2020

Comitato Opzione Zero, Medicina Democratica, Comitato contro il rischio chimico Marghera, Malacaigo, Ambiente Venezia, Ecoistituto Alex Langer, Eddyburg, Cobas autorganizzati Comune di Venezia, Laboratorio Venezia, Quartieri in Movimento, Marghera Libera e Pensante

 

INCENERITORE FUSINA – CONSIGLIO COMUNALE MIRA

 

La vera notizia sul Consiglio Comunale di Mira di lunedì 10 febbraio è che il PD mirese, insieme alla lista Dori, Gente di Mira e Lista Fucsia hanno gettato la maschera e si sono schierati con Veritas a favore del progetto del nuovo inceneritore, un ecomostro che brucerà quantità abnormi di rifiuti tra cui anche fanghi contaminati da PFAS, e che avrà sicuri e gravi impatti sulla salute di centinaia di migliaia di persone e sull’ambiente. Una responsabilità politica gravissima che sta in capo prima di tutto al Sindaco Marco Dori, colui il quale dovrebbe tutelare la salute dei cittadini miresi.

A votare contro l’inceneritore solo Mira in Comune, con la consigliera Lavinia Vivian, il Movimento 5 Stelle, e Albino Pesce del gruppo di maggioranza Articolo 1 – MDP.

Quanto accaduto al Presidente del Comitato Opzione Zero, che lo ricordiamo era tra i relatori invitati al Consiglio Comunale, è un fatto gravissimo, lesivo dei diritti democratici, e indegno per un Comune come Mira da sempre aperto al confronto politico e sociale.

A rileggere i fatti, e rivedendo le videoriprese della seduta, sembra che qualcuno abbia cercato scientemente la provocazione. Forse proprio per tentare di mettere in secondo piano il merito della discussione, nonché le difficoltà e le responsabilità dell’amministrazione comunale di fronte alle scelte che di lì a poco avrebbe compiuto.

Le decine e decine di persone intervenute in Consiglio, così come gli attivisti di molte associazioni e comitati hanno seguito l’intera seduta dell’assemblea in modo assolutamente tranquillo, limitandosi all’esposizione di cartelli, ad applausi di consenso, e a qualche commento di disappunto. Una partecipazione pacifica, attenta e determinata a manifestare la propria legittima preoccupazione rispetto al progetto di Veritas e Bioman, nel pieno rispetto delle istituzioni e nel pieno esercizio dei propri diritti democratici. Chi parla di insulti, imprecazioni e di tensione forse ha visto un altro film, perché invece era interesse degli stessi comitati che il Consiglio Comunale arrivasse al voto sul documento che chiedeva lo stop dell’inceneritore.

L’allontanamento di Donadel è stato disposto dal Presidente del Consiglio Comunale, e forse anche dal Sindaco, a seguito di uno scambio verbale tra lo stesso Donadel e il Direttore di Veritas entro i termini della normale dialettica politica, concluso in pochi secondi. E’ stato l’atteggiamento aggressivo e sproporzionato dei vigili urbani e successivamente dei Carabinieri a determinare la tensione e il parapiglia, durante il quale numerosi testimoni escludono ci siano stati atteggiamenti di aggressione (calci o pugni) verso le forze dell’ordine. Del tutto immotivato ma vergognoso e scandaloso, l’ammanettamento di Donadel, quando ormai la situazione era tornata tranquilla. Un susseguirsi di azioni, allontanamento e poi ammanettamento, che risultano inquietanti e svelano un pericoloso attacco al diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero, come sancito dalla nostra Costituzione.

Intollerabile il comportamento del Presidente del Consiglio Comunale di Mira, che ha dimostrato una totale inadeguatezza, e pertanto ne chiediamo le dimissioni immediate. Altrettanto imbarazzante, per usare un eufemismo, è stato il comportamento delle forze dell’ordine. La sproporzione nell’uso della forza pubblica si dimostra purtroppo una costante negli ultimi tempi, soprattutto quando la protesta e il dissenso dei cittadini verso scelte sbagliate e pericolose si radica, cresce e diventa consapevole. Tira una brutta aria in Italia e non solo. Ma si sappia che comitati e movimenti che lottano per la giustizia climatica e ambientale non temono l’ombra delle repressione, e sono più determinati che mai ad andare avanti.

 

Comitato Opzione Zero, Medicina Democratica, Comitato contro il rischio chimico Marghera, Malacaigo, Ambiente Venezia, Ecoistituto Alex Langer, Eddyburg, Cobas autorganizzati Comune di Venezia, Laboratorio Venezia, Quartieri in Movimento, Marghera Libera e Pensante

 

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STOP INCENERITORE FUSINA

TUTTI IN CONSIGLIO COMUNALE A MIRA LUNEDI’ 10 FEBBRAIO

 

La mobilitazione contro l’inceneritore di Fusina continua: lunedì 10 febbraio alle ore 19.00 tutti in Consiglio Comunale a Mira per chiedere il ritiro di un progetto sbagliato, sovradimensionato e estremamente pericoloso per l’ambiente e per la nostra salute.

Quasi tutti i Sindaci del Bacino veneziano sono allineati sulla proposta di Veritas, peccato che su una questione così importante non abbiano nè informato, nè consultato i cittadini che vorrebbero rappresentare.

Il Consiglio è stato ottenuto solo grazie all’iniziativa di alcuni consiglieri di opposizione in particolare di Lavinia Vivian del gruppo Mira in Comune, con il sostegno dei rappresentanti del Movimento 5 Stelle Elisa Benato, Sabrina Cervi, Michele Pieran, di Marta Marcato del gruppo Mira siamo Noi, di Stefano Deppieri rappresentante della Lega in dissenso con le scelte del suo partito; ma anche grazie al supporto di alcuni consiglieri di maggioranza: Albino Pesce e Luciana Bobbo di Articolo 1, e Francesco Volpato del PD.

Un segnale che conferma che l’interesse trasversale sul progetto non riguarda solo i proponenti ma anche il fronte di chi vuole mettere al primo posto la tutela della salute e dell’ambiente.

Possiamo fermare questo mostro, ma dobbiamo partecipare in tanti al Consiglio Comunale e alle prossime iniziative.

Partecipa anche tu, porta con te qualche persona e preparati un cartello!

 

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Comunicato stampa Opzione Zero 23 gennaio 2020

Inceneritore Fusina: Sindaci non fidatevi di Veritas

 

Il nostro territorio è già fortemente inquinato: l’inceneritore andrà sicuramente a peggiorare la situazione.

Tra i rifiuti da bruciare particolarmente pericolosi sono i fanghi e i percolati di discarica contaminati da PFAS e PFOA e altre sostanze tossiche.

I Sindaci non ascoltino solo Veritas ma anche comitati ed esperti indipendenti.
La Regione Veneto ha riaperto i termini per le osservazioni, ma il progetto va fermato subito.
I Comitati invitano i cittadini a partecipare alle prossime iniziative: il consiglio comunale straordinario a Mira e la serata informativa con il Prof. Gianni Tamino il 4 febbraio a Mestre.

 

 

“Chiedere a Veritas assicurazioni sulle emissioni del nuovo impianto è come chiedere all’oste se il vino è buono” è questo il commento secco del comitato Opzione Zero dopo le dichiarazioni della Conferenza dei Sindaci della Riviera del Brenta che si è riunita lo scorso 21 gennaio per discutere del progetto di inceneritore a Fusina.

“Il problema – continuano dal comitato – non è tanto il rispetto dei limiti di concentrazione indicati dalla normativa, ma la quantità assoluta di inquinanti dispersi nell’ambiente sotto forma di gas e di polveri ultrasottili. E’ evidente che bruciare fino a 270.000 t/a di rifiuti comporterà l’emissione di enormi quantità di fumi che andranno a sommarsi a un livello di inquinamento dell’aria già oltre i limiti. Inoltre alcune sostanze tossiche, come per es. le diossine, sono persistenti e si accumulano anno dopo anno nei tessuti di piante, animali e persone. Infine, in aggiunta a tutto il resto, l’incenerimento di 34.000 tonnellate all’anno di fanghi e percolati di discariche contaminati da PFAS, PFOA, PCB, clorurati e altri composti altamente pericolosi espone tutto il territorio e la popolazione a rischi incalcolabili. Ridicolo da questo punto di vista lo studio sulle ricadute presentato da Veritas che non considera per nulla la Riviera del Brenta e nemmeno il Miranese”.

Secondo Opzione Zero già solo questi elementi dovrebbero indurre i Sindaci del comprensorio a prendere una posizione più decisa e cautelativa chiedendo il ritiro del progetto e l’avvio di una discussione ampia e partecipata con i cittadini su quali siano le migliori soluzioni per gestire i rifiuti.

In una situazione drammatica determinata dai cambiamenti climatici e da un grave e diffuso stato di inquinamento dell’ambiente, le istituzioni e la politica dovrebbero avere il coraggio di rivedere completamente il loro modo di amministrare. Pensare, come fanno i Sindaci, che il problema sia solo quello del dimensionamento significa non aver capito che l’incenerimento è la strada più sbagliata da imboccare. A dirlo è la stessa Comunità Europea che con la nuova Direttiva sull’economia circolare punta decisamente sul riciclaggio finalizzato al recupero di materia, e equiparando l’incenerimento alla discarica.

“I Sindaci non si fidino ciecamente e solo di Veritasammoniscono gli esponenti del comitato rivierasco – la partecipata pubblica nostrana ha dimostrato in più occasioni di non raccontare i fatti per come stanno. Di fronte a scelte così importanti è fondamentale che gli amministratori approfondiscano autonomamente il tema così come hanno fatto i comitati, e che si avvalgano delle competenze di esperti indipendenti. Per parte nostra siamo disponibili al confronto e a fornire tutti gli elementi in nostro possesso utili ad una maggiore comprensione del progetto”.

Intanto Opzione Zero e gli altri comitati sono già al lavoro per presentare nuove osservazioni tecniche dopo che la Regione Veneto ha riaperto in data 22 gennaio i termini per la partecipazione del pubblico a seguito delle integrazioni depositate da Veritas lo scorso 6 dicembre: cittadini, associazioni ed enti potranno intervenire nuovamente entro 30 giorni.

In attesa del Consiglio Comunale Straordinario a Mira che dovrebbe tenersi nei primi giorni di febbraio, il fronte contro l’inceneritore si allarga e invita i cittadini a partecipare il giorno 4 febbraio alle ore 18.00 al Teatro Kolbe all’assemblea pubblica a cui prenderà parte anche il Prof. Gianni Tamino, biologo e membro del comitato scientifico dell’associazione ISDE (Medici per l’Ambiente).

 

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COMUNICATO STAMPA CONGIUNTO 16 GENNAIO 2020

Comitato Opzione Zero, Medicina Democratica, Comitato contro il rischio chimico Marghera, Ambiente Venezia, Ecoistituto Alex Langer, Eddyburg, Altra Europa, Cobas Autorganizzati Comune di Venezia

 

Inceneritore di Fusina: la frittata rimane la stessa

Il 16 dicembre scorso Veritas-Ecoprogetto ha presentato le integrazioni richieste dalla Commissione VIA regionale sul progetto di revamping dell’inceneritore di Fusina, ma la sostanza non cambia: l’impianto di termodistruzione a cui mirano Ecoprogetto e il soci privati di Bioman e Agrilux sarà il più grande del Veneto, e oltre ai rifiuti brucerà fanghi e percolati di discarica contaminati da PFAS, diossine, clorurati e altre sostanze altamente tossiche che arriveranno da tutto il Veneto e probabilmente anche da fuori Regione. Ancora una volta per Marghera e per l’area metropolitana di Venezia si prospetta un futuro da “pattumiera”. Il nostro territorio è sommerso dallo smog e dai veleni ma ambiente e salute dei cittadini non contano mai niente quando di mezzo ci sono grandi “affari”.

Queste le conclusioni a cui sono giunte le sottoscritte associazioni dopo aver analizzato le centinaia di pagine integrative inviate da Ecoprogetto alla Regione Veneto, che denunciano tra l’altro la mancata risposta da parte di Veritas a numerose delle osservazioni elaborate dai comitati.

Tra i punti più importanti secondo il fronte sempre più largo di associazioni contrarie all’inceneritore ci sono i seguenti:

il potenziamento della capacità produttiva delle linee di lavorazione del rifiuto urbano residuo da 258.500 t/a a 450.000 t/a tramite lo stratagemma di un pretrattamento con lettori ottici. Un modo per assicurarsi l’approvvigionamento di rifiuti da tutto il Veneto in quantità tali da poter produrre le 150.000 t di CSS – combustibile solido secondario – dichiarate e corrispondenti a 3 volte tanto la produzione attuale del bacino veneziano.

L’elevata e ingiustificata quantità di rifiuti da avviare a combustione pari ad almeno 268.000 t/a di cui: 150.000 t di CSS, almeno 84.000 t di legno da ramaglie, imballaggi e altri materiali, ben 34.000 t di fanghi e percolati essiccati ottenuti dalla lavorazione di 130.000 t di fanghi e percolati umidi. Una quantità complessiva che sembra incompatibile con la potenza termica installata nei 3 forni di 67,9 MWt, tanto più se la linea 3 dovesse funzionare solo in alternativa a L1 o L2. Un controsenso facilmente spiegabile grazie alla possibilità di revampare i forni una volta ottenuta l’autorizzazione a bruciare rifiuti oltre alla biomassa. Ma spiegabile grazie anche al famigerato art. 35 del Decreto Sblocca Italia, che consente a questi impianti di bruciare materiali fino alla saturazione del loro carico termico, o in altri termini basandosi non sul quantitativo di rifiuto ma sul potere calorifico che questi possono esprimere. Il fatto è che il potere calorifico del rifiuto in ingresso viene stabilito dal gestore dell’impianto e dunque abbassandolo artificiosamente si può fare entrare più rifiuto nel forno e il gioco è fatto. Diversamente i rifiuti in eccesso dovranno essere destinati ad altri impianti di termoidistruzione, dunque altri camion che andranno ad aggiungersi a quelli che serviranno a convogliare i rifiuti provenienti da tutta la Regione e anche da fuori.

Per quanto riguarda le emissioni gassose le quantità indicate rimangono ingenti e sostanzialmente le stesse di quelle già inizialmente denunciate. Inoltre superficiale e lacunoso lo studio sulle ricadute dei fumi che prende in considerazione un’area limitata ad un raggio di soli 3 km intorno ai camini, non specifica tutti i parametri di partenza utilizzati per la simulazione (ad es. quantità e qualità del materiale combusto), e tralascia di spiegare quali sono le valutazioni degli impatti sul territorio metropolitano. Ciò nonostante si ammette che per alcuni inquinanti come gli NOx, il PM 2,5, gli IPA, i livelli di guardia nell’area veneziana sono già abbondantemente superati e che le emissioni dell’inceneritore andrebbero a peggiorare la situazione. Per altri composti molto pericolosi come diossine e furani non si dà modo di capire l’incidenza delle emissioni rispetto al livello di inquinamento attualmente presente

Relativamente alle scorie, alle ceneri e ad altri composti di risulta dei processi di incenerimento e lavorazione dei rifiuti (circa il 15-20% in peso) si prospetta di utilizzare la discarica del Vallone Moranzani.

Per quanto riguarda la matrice acqua, a fronte dello scarico in rete fognaria di 260.000 mc/a di acqua di scarto, non non si spiega come questa quantità possa essere interamente trattata visto e considerato che l’impianto di depurazione interno risulta dimensionato per il trattamento di soli 68.000 mc/a. Si dichiara inoltre che l’acqua derivata dal processo di depurazione dei percolati sarà priva di PFAS quando invece è noto che per alcuni di questi composti non è tecnicamente possibile il filtraggio.

In conclusione le sottoscritte organizzazioni ribadiscono che il nuovo inceneritore di Veritas-Ecoprogetto è estremamente sovradimensionato, pericoloso per l’ambiente e per la salute di centinaia di migliaia di persone, in contrasto con la nuova direttiva Europea sull’economia circolare e con le politiche di riduzione dei gas climalteranti. Il vero motivo per cui si punta ad un impianto di questo tipo è esclusivamente il gigantesco business che la società Veritas e i soci privati del gruppo FINAM della famiglia Mandato potranno trarre dallo smaltimento di enormi quantità di rifiuti e dagli incentivi tutt’ora garantiti agli inceneritori che producono energia elettrica.

Le sottoscritte organizzazioni ribadiscono con forza la richiesta alle forze politiche, alle amministrazioni comunali dei Comuni soci di Veritas e alla Regione Veneto di fermare subito l’iter autorizzativo del progetto e di ridiscutere le scelte strategiche in tema di rifiuti insieme ai cittadini del comprensorio metropolitano.

Annunciano nel contempo una importante iniziativa con la partecipazione del Prof. Gianni Tamino per il giorno 4 febbraio alle ore 18.00 presso il Teatro Kolbe in via Aleardi 156 a Mestre per illustrare tutte le criticità del progetto, i rischi per la salute e per l’ambiente, le alternative.

 

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Care e cari, finalmente siamo online con il nostro nuovo sito dedicato al progetto Piantiamola https://piantiamola.site/ . Una piattaforma snella dove potete trovare tutte le notizie, i dettagli degli impianti, la storia nostra e del progetto e la timeline delle iniziative. Abbiamo scelto i colori della terra e della natura e il fondo scuro assicura un risparmio di energia ed emissioni… è bellissimo, visitatelo!

Il nuovo sito è anche il punto di riferimento per sostenerci e siamo onorati di lanciarlo proprio oggi: Piantiamola è un progetto che si è aggiudicato la fiducia di Patagonia che, attraverso la piattaforma Action Works e fino a fine anno, raddoppierà ogni euro che donerete: donando 10€ Patagonia ne metterà altri 10€ per sostenere la nostra organizzazione!
Per tutto il mese il link per donare è attraverso Patagonia Action Works: https://eu.patagonia.com/gb/en/actionworks/grantees/comitato-opzione-zero-aps/

Anche piccoli contributi se uniti possono diventare immensamente importanti e potete darci davvero una mano concreta per aumentare l’incisività delle nostre azioni di contrasto alle cause della crisi climatica e di mitigazione degli effetti che gli impatti possono avere sul nostro territorio. Grazie!

 

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PIANTIAMOLA – quarto intervento 2019

Domenica 8 dicembre quarto intervento di piantumazione del 2019

 

Appuntamento ore 9.00 in via Carlo Carraretto nei pressi del civico 49 a Rivale di Pianiga presso il terreno di Alessandro Tassetto ( Clicca qui per visualizzare in google maps)

Finalmente il meteo ci concede una tregua e subito approfittiamo per concludere gli interventi di riforestazione del 2019 recuperando l’evento rinviato lo scorso 10 novembre. Realizzeremo una macchia boscata di 2500mq mettendo a dimora circa 300 piantine forestali. Un azione concreta per riforestare un altro pezzo di territorio e contribuire a contrastare i cambiamenti climatici.

Per facilitare l’organizzazione vi chiediamo di comunicare la partecipazione scrivendo una mail a info@opzionezero.org

ISTRUZIONI: munirsi di abbigliamento adeguato, di vanghetto e di guanti da lavoro. Le operazioni di messa a dimora delle piantine proseguiranno ad oltranza fino al termine dell’intervento. In caso di pioggia rimanderemo alla prima data utile.

L’intervento di domenica 8 sarà inoltre il nostro modo di contribuire alla giornata di mobilitazione diffusa nei territori indetta dalla rete dei comitati italiani contro la devastazione e il saccheggio dei territori e per la giustizia climatica. Una giornata che vedrà tanti comitati dal nord al sud impegnati in manifestazioni e iniziative in concomitanza con il vertice mondiale sul clima COP 25 in corso a Madrid in questi giorni. A proposito dell’emergenza climatica consigliamo la lettura di questo articolo: https://comune-info.net/la-situazione-precipita/

 

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PIANTIAMOLA è un progetto permanente di riforestazione del nostro territorio, la Riviera del Brenta. Partito a fine 2017, oggi, grazie all’impegno di tanti sostenitori, volontari e attivisti e alla disponibilità di piccole aziende bio, abbiamo realizzato 5 interventi nei Comuni di Dolo, Vigonovo, Camponogara e Mira per un totale di 1665 piantine forestali messe a dimora, che andranno a ricostituire 12 fasce tampone e 4 macchie boscate.

PIANTIAMOLA è un’iniziativa concreta, locale, efficace per mitigare i cambiamenti climatici causati dalle emissioni antropiche di CO2 e di altri gas serra. Ripristinare queste aree significa anche contrastare gli inquinanti atmosferici, contribuire all’abbassamento delle temperature al suolo, migliorare la tenuta idrogeologica del territorio, favorire la biodiversità, proteggere la salute.

Prendersi cura della ‘casa’ in cui abitiamo, la Terra, è un dovere che spetta a ciascuno di noi. Modificare i propri comportamenti e stili di vita per renderci più sostenibili è necessario ma è davvero importante partecipare alle iniziative collettive per riunirci e costruire insieme alternative e beni comuni. Lavorare assieme significa rinsaldare i legami di comunità e ricavare spazi benefici di convivialità… perché le azioni collettive sono anche un’occasione per divertirsi!

E se desiderate contribuire potete farlo così:

– con una donazione (anche piccola) con bonifico bancario all’IBAN IT64L0359901899050188525842 specificando la causale “Sostegno al progetto Piantiamola”

– mettendo a disposizione un terreno o segnalandone a info@opzionezero.org

 

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COMUNICATO STAMPA OPZIONE ZERO 12/11/19

Orte-Mestre revival: un nuovo avvistamento

Come per il mostro di Loch Ness, che periodicamente torna alla ribalta delle cronache, in questi giorni ha rifatto capolino il mitologico progetto della Orte-Mestre (nota in Veneto come Nuova Romea Commerciale).

Ne dà notizia un articolo del Corriere del Veneto del 9 novembre scorso, secondo il quale la Regione Veneto e l’ANAS sarebbero in pressing al MIT per la versione “ridotta”, ribattezzata “Cesena-Mestre”. E sembra si stia valutando anche un nuovo tracciato, più interno, con passaggio in tunnel nel cuore della Riviera del Brenta e innesto a Roncoduro.

Una desolante riproposizione che fa leva, oltretutto, sulla solita bugiarda preoccupazione per la sicurezza dell’attuale Romea che continua ad essere pericolosa perché da decenni gli stessi decisori politici tardano volutamente a imporsi per la sua definitiva messa in sicurezza, con opere precise e puntuali e deviando il traffico pesante sulle direttrici già esistenti delle A4 e A13, come hanno sempre chiesto i territori e gli abitanti, e completando il raccordo Ferrara – Ravenna nel tratto tra Argenta – Alfonsine – Ravenna.

Il progetto Orte-Mestre, soprattutto nel previsto tratto di nuova costruzione Cesena-Mestre, si è sempre dimostrato insostenibile da ogni punto di vista, da quello economico-finanziario a quello ambientale, con impatti che adesso ancora di più sarebbero incalcolabili, dato lo stato disastroso dei nostri territori (il Veneto nel frattempo è balzato al primo posto in Italia come consumo di suolo).

Impatti talmente macroscopici e assurdi che hanno coalizzato in 5 regioni comitati, associazioni di categoria e amministrazioni locali con atti di mobilitazione civile e documenti formali di rigetto totale dell’opera “né qui né altrove”, culminati nel 2014 con la Conferenza dei Sindaci della Riviera unanime nel dirsi indisponibile a negoziazioni e nel respingere l’intero progetto.

Siamo, tutti, prontissimi a rimettere mano alle carte, a fare e rifare le pulci ai numeri e alle norme, e a dimostrare ancora una volta con i dati l’assurdità di questo ridicolo revival, peraltro molto prevedibile: sappiamo che l’intento del progetto originario puntava sulla nuova tratta Cesena-Mestre dove si possono fare più affari, che i nuovi scenari politici attuali avrebbero rinfocolato gli appetiti, che avrebbero pensato alla vecchia tattica di lasciare languire la Nuova Romea per un po’, giocando sulla smemoratezza italica (gli scandali e le manette che hanno investito il sistema Veneto delle grandi opere, ad esempio), confidando sull’indebolimento degli oppositori. Ma si sbagliano, l’esasperazione sui territori è alle stelle.

In tempi di conclamata emergenza climatica e di conseguenti eventi estremi, sempre più intensi e frequenti, la pensata è quella di riesumare un ulteriore taglio trasversale dell’idrografia principale del Veneto con un’altra barriera di asfalto. Anziché pensare alle urgenti mitigazioni, a pianificare diffusamente le necessarie opere di adattamento, l’idea è quella di aggravare le condizioni di vulnerabilità di territori e comunità.

Le numerose campagne che Opzione Zero, assieme alla Rete Nazionale Stop Or-Me, ha condotto per dieci anni contro il progetto monstre, sono pronte a riprendere con inedita forza di fronte alla proditoria e inutile gerontofilia infrastrutturale di vecchi e nuovi boiardi dell’asfalto. Confidiamo che, ora come allora, tutte le amministrazioni locali, specialmente quelle della Riviera e del Veneto, abbiano il coraggio di ribadire una posizione netta di rigetto dell’autostrada.

 

RINVIO INTERVENTO PIANTIAMOLA DEL 10 NOVEMBRE

L’intervento di riforestazione previsto per domenica 10 novembre 2019 a Rivale di Pianiga è stato spostato a data da definire.

La pioggia abbondante di questi giorni sta rendendo impraticabile il terreno, tanto da non permettere la messa a dimora delle piantine forestali.

E’ nostra intenzione realizzare questo impianto prima della fine dell’anno, ma ovviamente dobbiamo fare i conti con le condizioni meteo-climatiche.

Rimanete in contatto con noi sulla pagine Facebook di Piantiamola e sui canali di Opzione Zero per essere aggiornati sul prossimo appuntamento.

 

 

 

 

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PIANTIAMOLA – terzo intervento 2019

Domenica 10 novembre terzo intervento di piantumazione del 2019

Appuntamento ore 9.00 in via Carlo Carraretto 20 a Rivale di Pianiga presso il terreno di Alessandro Tassetto. link

Realizzeremo un altro boschetto di 2500mq mettendo a dimora circa 300 piantine forestali.

Un azione concreta per riforestare un altro pezzo di territorio e contrastare i cambiamenti climatici.

Per facilitare l’organizzazione ti chiediamo di comunicare la tua partecipazione scrivendo una mail a info@opzionezero.org

 

ISTRUZIONI

Munirsi di abbigliamento adeguato, di vanghetto da giardinaggio e di guanti da lavoro. Le operazioni di messa a dimora delle piantine proseguiranno ad oltranza fino al termine dell’intervento. In caso di pioggia rimanderemo alla prima data utile.

 

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PIANTIAMOLA è un progetto permanente di riforestazione del nostro territorio, la Riviera del Brenta. Partito a fine 2017, oggi, grazie all’impegno di tanti sostenitori, volontari e attivisti e alla disponibilità di piccole aziende bio, abbiamo realizzato 5 interventi nei Comuni di Dolo, Vigonovo, Camponogara e Mira per un totale di 1665 piantine forestali messe a dimora, che andranno a ricostituire 12 fasce tampone e 4 macchie boscate

PIANTIAMOLA è un’iniziativa concreta, locale, efficace per mitigare i cambiamenti climatici causati dalle emissioni antropiche di CO2 e di altri gas serra. Ripristinare queste aree significa anche contrastare gli inquinanti atmosferici, contribuire all’abbassamento delle temperature al suolo, migliorare la tenuta idrogeologica del territorio, favorire la biodiversità, proteggere la salute.

Prendersi cura della ‘casa’ in cui abitiamo, la Terra, è un dovere che spetta a ciascuno di noi. Modificare i propri comportamenti e stili di vita per renderci più sostenibili è necessario ma è davvero importante partecipare alle iniziative collettive per riunirci e costruire insieme alternative e beni comuni. Lavorare assieme significa rinsaldare i legami di comunità e ricavare spazi benefici di convivialità… perché le azioni collettive sono anche un’occasione per divertirsi!

E se desiderate contribuire potete farlo così:

– con una donazione (anche piccola) con bonifico bancario all’IBAN IT64L0359901899050188525842 specificando la causale “Sostegno al progetto Piantiamola”

– mettendo a disposizione un terreno o segnalandone a info@opzionezero.org

 

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