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CA’ SUGANA – Tra i nuovi provvedimenti della giunta il via libera al cambio di destinazione dei terreni

AREE EDIFICABILI – La giunta ha dato il via libera al cambio di destinazione d’uso in agricole, recependo una legge regionale e predisponendo due moduli per le domande. Già alcune decine le richieste pervenute a Ca’ Sugana, per terreni, in media, tra i 2 e i 3 ettari.

«È una misura che aiuta le tasche dei cittadini -spiegano il sindaco Manildo e l’assessore Paolo Camolei- ma al tempo stesso rientra nella volontà dell’amministrazione di evitare ulteriore consumo di suolo ed, anzi, di recuperarne».

IUAV – Il sindaco non dispera di trattenere in città i corsi di laurea in design e design della moda dello Iuav, a rischio trasloco a Venezia. Si lavora su due fronti: da un lato, quello tecnico legale del parere della Ragioneria dello Stato che ha bloccato i finanziamenti della Camera di commercio: «Interpretazione pazzesca, perchè queste sovvenzioni avvengono da 18 anni e c’è un’altra decina di casi simili in Italia. Abbiamo già interessato il sottosegretario all’Economia, Baretta». Dall’altro, l’intervento diretto del mondo economico: il 4 giugno è in programma un summit con i rappresentanti di ente camerale e categorie. «E qualche imprenditore si è già fatto vivo».

Intanto l’amministrazione ha approvato la delibera che affida allo Iuav il coordinamento della progettazione sull’ex Caserma Piave.

URBECOM – Nella riunione con i commercianti «abbiamo spiegato cos’è e quali potenzialità può avere. Da parte nostra c’è anche la disponibilità a cambiare nome, se questo può aiutare a lavorare tutti insieme, visto che tutti vogliamo una città diversa e più competitiva. Rivivere Treviso non ha ancora firmato? Non mi diamo significato eccessivo ad un atto formale. È un’opportunità per loro sedersi al tavolo con gli altri».

PAT – Per il Comune di Treviso l’iter del Pat è formalmente chiuso. Ieri l’approvazione in sede di conferenza dei servizi con la Provincia. Mancano solo la ratifica da parte dell’ente provinciale, prevista nei prossimi giorni, e la successiva pubblicazione sul Bollettino ufficiale regionale e poi l’ok all’atteso Piano di assetto del territorio sarà definitivo. «Tutto questo senza buttare via denaro pubblico», rivendicano in Comune.

Mattia Zanardo

 

Dopo tredici anni di attesa e continue richieste dell’amministrazione comunale e dei pendolari, stanchi di aspettare il treno sotto la pioggia o ammassati nella saletta d’attesa, sono partiti i lavori per la realizzazione della pensilina della stazione di Quarto d’Altino. La gru è all’opera da qualche giorno e la copertura sul marciapiede dei binari 2 e 3, realizzata da Rfi, dovrebbe essere pronta già oggi o al massimo domani.

«Una bella notizia – commenta la sindaca di Quarto d’Altino, Silvia Conte – Non era dignitoso far aspettare le persone sotto la pioggia. Questo risultato è il frutto di una battaglia dei pendolari insieme all’amministrazione comunale».

Soddisfatto anche l’assessore Radames Favaro: «Abbiamo chiesto questo intervento per anni in tutte le occasioni perché si trattava di un’opera incompleta ed era quindi dovuta, oltre a essere fondamentale per gli utenti della stazione».

Il portavoce del comitato pendolari di Quarto d’Altino, Luciano Ferro, ora chiede risposte anche per gli altri disagi per i quali manifestano da tempo: «Non sono state ripristinate le corse nei fine settimana e con la chiusura delle scuole ci saranno nuove cancellazioni. Il treno delle 5:45 da Quarto per Venezia, per esempio, non ci sarà più da metà giugno fino a metà settembre e saremo in tanti a dover andare al lavoro in auto».

 

PEDEMONTANA – Vertice tra i sindaci e il commissario Vernizzi: subito il progetto, poi si penserà ai soldi

L’IMPERATIVO «Bretella e tangenziale vanno fatte entro il 2018»

Intanto si fa un progetto complessivo per mettere nero su bianco tutte le opere complementari della Pedemontana dalla zona del Montello all’allacciamento con l’autostrada A27. Poi si cercheranno i soldi per realizzarle. È questo l’accordo stretto ieri a Veneto Strade tra il commissario Vernizzi e i nove sindaci che avevano ufficialmente chiesto di aprire i futuri caselli di Povegliano e Spresiano-Villorba solo dopo aver completato anche l’ultimo metro delle strade accessorie.

I toni infuocati del botta e risposta degli ultimi giorni sono spariti: niente più diffide, minacce di barricate o aut aut. Adesso si lavora con la diplomazia per riuscire a portare a casa qualcosa. Due opere su tutte: la bretella di Povegliano e la tangenziale di Spresiano. Senza, avvertono i primi cittadini, i centri dei paesi finirebbero soffocati dalle nuove ondate di traffico. Per realizzarle servono 13 milioni. Almeno. Soldi che ad oggi non ci sono.

«Abbiamo concordato di predisporre un progetto preliminare delle opere di viabilità necessarie – spiegano i sindaci di Villorba, Povegliano, Spresiano, Ponzano, Arcade, Nervesa, Giavera, Volpago e Paese – sulla base dell’esito di questo, apriremo poi un tavolo di confronto con il presidente della Regione per ottenere i finanziamenti necessari».

Nel piano proposto da Vernizzi ci sarà tutto: bretella, tangenziale, rotatorie, parcheggi e anche piste ciclabili. Più altre strade di collegamento, ad esempio con la zona industriale di Giavera e con il futuro complesso del velodromo.

«Il progetto valuterà tutti i flussi di traffico – sottolinea Marco Serena, sindaco di Villorba – e ci dirà quanti soldi serviranno». Soldi che potranno arrivare dalla Regione o da eventuali risparmi della Pedemontana. Si potrà aggiungere la compartecipazione dei Comuni e di qualche privato.

Imperativo categorico: bretella e tangenziale devono essere realizzate entro il 2018. È questa la data prevista per l’apertura dei due caselli di Povegliano e Spresiano-Villorba. Il tempo non manca. Ma non bisogna perderlo. I lavori per la realizzazione della Pedemontana arriveranno tra Povegliano, Spresiano e Villorba già prima della fine di quest’anno. Ed entro il 2016 partirà la bonifica per il passaggio sulla discarica tra via Marconi e via Ferrarezza, ultimo passo prima di sfociare nell’A27. «Abbiamo visto che la collaborazione tra i Comuni è fondamentale – conclude Serena – il territorio non può più essere rappresentato solo dai singoli municipi».

Mauro Favaro

 

DOLO – Impegno comune

DOLO – Anche i candidati a sindaco di Dolo, com’era successo una settimana prima per i candidati rivieraschi in Regione, si sono schierati compatti per il salvataggio dell’ospedale. All’incontro pubblico, promosso dal Comitato Bruno Marcato, hanno assistito anche i sindaci Gianpietro Menin di Camponogara e Alessandro Campalto di Campolongo Maggiore e molti candidati consiglieri. Sono intervenuti tutti ad eccezione di Elisabetta Ballin che presentava la sua lista ad Arino. Valentina Peruzzo del M5S ha letto una lettera d’impegno ed ha chiesto a tutti i candidati di sottoscriverla.

L’impegno comune è quello di battersi per bloccare e rivedere le schede ospedaliere, anche se nel frattempo l’atto aziendale sta depotenziando i reparti, rivedere il Piano regolatore che nel 2010 consentiva di vendere la parte vecchia dell’ospedale per costruirvi un parcheggio ed un albergo, evidenziare la centralità territoriale e la rilevanza del bacino servito dal nosocomio.

Un bacino, come ha sottolineato Giorgio Gei, “penalizzato da scelte politiche regionali che non hanno fondamento né tecnico, né economico».

Il sindaco Maddalena Gottardo ha rilanciato l’idea di un ospedale unico e ha ricordato che la scelta del Distretto nei locali dell’ex tribunale è strategica. «Perché gli spazi esistenti sono conformi alle esigenze – ha analizzato – e darebbero impulso economico alla zona mentre per Villa Massari il mio sogno è quello di spostare la Casa di riposo».

Marco Cagnin ha aggiunto: «Non capisco perché sono stati stanziati 22 milioni di euro per l’ospedale e non sono mai iniziati i lavori».

Antonio Di Luzio sullo spostamento a Noale dei servizi amministrativi: «È una decisione che non si spiega né dal punto di vista logico, né funzionale».

E Alberto Polo ha aggiunto: «C’è bisogno dell’impegno di tutti nella Conferenza dei sindaci perchè l’ospedale è un bene non solo dolese, ma di un territorio che comprende 10 Comuni e 140.000 abitanti».

(L.Per)

 

DOLO – Tanti sono i candidati consiglieri che si presentano alle Comunali

In lista volti noti e debuttanti. Quanto contano le preferenze

Saranno 105 i candidati consiglieri che si presentano alle elezioni comunali di domenica a Dolo. 16 in ciascuna delle liste “Dolo è tua”, “Lega Nord”, “Il ponte del Dolo”, “Maddalena Gottardo sindaco”, “Dolo democratica”; 13 in “Dolo del fare”; 12 nel Movimento 5 Stelle.

Quanto pesano i candidati nell’economia di una lista? Sicuramente molto, se è vero che 5 anni fa Maddalena Gottardo vinse grazie ai voti di Giuliano Zilio (223), Cecilia Canova (205), Mario Vescovi (146) ed Alessandro Ovizach (136). In totale ben 710 voti, poco meno della metà del bottino di lista.

Quest’anno Giuliano Zilio non si presenta, anche se si candida il figlio Davide; nella lista sono rimasti Cecilia Canova, Giuseppe Pasqualetto (5 anni fa prese 94 gettoni) e Paolo Menegazzo (che ne conquistò 53). Per contro Mario Vescovi si presenta nella lista della Lega Nord (è candidato pure alle Regionali), Marco Cagnin (37 voti) addirittura è candidato sindaco per “Dolo del fare” mentre Cristian Minchio (68 voti), che si è candidato alle Regionali, ha dichiarato apertamente di appoggiare “Dolo è tua” che candida Elisabetta Ballin. E Giovanni Fattoretto (75 voti) appoggia Cagnin a primo cittadino. Per la lista dell’attuale sindaco, quindi, v’è il rischio di perdere molte preferenze.

Nella squadra “Dolo è tua” della Ballin nessun confronto con il passato, sono tutti neofiti: ma la presenza di Pietro Martire, molto conosciuto in paese soprattutto nella fascia 18-35 anni, potrebbe rappresentare una base importante. Nella Lega Nord che candida Antonio Di Luzio, alla prima uscita a Dolo, dopo essere stato sindaco a Pianiga, la presenza di Vescovi porterà consensi come Fattoretto in “Dolo del fare”. Tutta da scoprire la lista del M5S che presenta solo debuttanti. “Dolo democratica” presenta come candidato sindaco Alberto Polo, che ebbe 157 voti, nella lista “Per Dolo cuore della Riviera” dove, però, fece meglio di lui Gianluigi Naletto che ne ottenne 233. Il quale Naletto si ricandida, come Vincenzo Crisafi (100 voti), Andrea Zingano (84), Marina Coin (77), Alberto Carraro (63), e Marco Masi (55).

Molte conferme anche nella lista “Il Ponte del Dolo” con candidato Giorgio Gei e che ha ricevuto pubblicamente il sostegno del comitato Opzione Zero: si ripresentano in 8 con in primis Emilio Zen (116 voti nel 2010) e Massimo Manesso (33).

Lino Perini

 

DOLO – PAROLA DI CANDIDATO / Maddalena Gottardo

In questi 5 anni ha attraversato momenti non facili: cosa salva e cosa no?
«Salvo sicuramente una incredibile esperienza professionale e umana. Non accetterei più le ingerenze dei partiti. Ho scelto di ricandidarmi da persona libera e intendo ascoltare solo i cittadini».
Qual è la priorità del suo programma che intende assolutamente perseguire?
«Per la prima volta è stata effettuata a Dolo una intensa attività di programmazione. Abbiamo dotato il Comune di una serie di Piani che impegneranno le amministrazioni per i prossimi dieci anni. Primo fra tutti il Piano delle acque: da un paio d’anni non si verificano allagamenti».
Frammentazione di liste nel centro-destra: pensa che questo nuocia alla politica dolese?
«La frammentazione riguarda un po’ tutti i partiti. Penso sia in atto un profondo cambiamento nella politica in generale. A Dolo molti si sono mascherati da ’civica’».
Come vive la perdita del Tribunale e il rischio che altri servizi spariscano?
«È in corso un processo di accentramento che i Comuni non possono contrastare. Occorre recuperare assolutamente i servizi sul territorio, vicini ai cittadini».
I commercianti sono da tempo insoddisfatti della loro situazione, come rilanciare il settore?
«La propensione alla spesa è profondamente mutata. Occorre creare occasioni di aggregazione nei centri storici e ragionare in termini di distretto del commercio. I Comuni devono essere messi in grado di decidere la politica fiscale del proprio territorio».
Un sogno che vorrebbe realizzare?
«Mi piacerebbe creare un campus per i nostri ragazzi. Ci sono tremila studenti nel polo scolastico provinciale: dobbiamo creare per loro occasioni di confronto e crescita».

(l.per)

 

L’ODISSEA DEI PENDOLARI – La società pensa a una “app” personalizzata per informare i viaggiatori

Trieste-Venezia, coinvolti 28 convogli: ritardi su tutte le linee

La protesta: passeggeri esasperati, svolta nella comunicazione

Mattinata di passione ieri per i passeggeri ferroviari della Trieste-Venezia. Con un treno merci bloccato a Bivio d’Aurisina per quasi 4 ore, in piena fascia pendolari, dopo il guasto avvenuto verso le 6, che in quel tratto ha costretto i convogli a circolare a senso alternato su un solo binario. Risultato: 28 treni coinvolti (20 regionali, 3 Ic e 3 Frecce, che hanno registrato ritardi fino a 60 minuti, e altri due regionali limitati nel loro percorso).

Questo dopo che solo pochi giorni prima il 21 maggio un altro merci aveva avuto problemi nel medesimo tratto, causando ritardi fino a 40 minuti a 10 convogli.

Ma, a sorpresa, in tutto questo, al netto dei disagi, i comitati dei viaggiatori “promuovono” Trenitalia. O meglio, promuovono la sua gestione della comunicazione durante l’emergenza. Potenza della rivoluzione 2.0 avviata dai nuovi vertici. Certo, il disagio è nato anche perché «Rfi ha tagliato buona parte degli scambi», ma «la gestione della comunicazione da parte di Trenitalia è stata buona – dice Marco Chiandoni del Comitato pendolari Fvg -. Da qualche settimana manda per conoscenza in anticipo anche a noi comitati le segnalazioni dei disservizi. Una novità partita con la nuova direzione».

Così ieri la notizia del guasto è stata “postata” in tempi rapidissimi «sui social network e sul nostro blog. Su Facebook il primo messaggio è stato visto da 112 persone e, nelle ore successive, da altre 207. Mentre sul blog ci sono state 160 visualizzazioni. Se uno sa per tempo che c’è un problema, può decidere di andare in auto, per esempio».

Da qui l’idea di Chiandoni. «La Regione potrebbe proporre nel futuro contratto di servizio una sorta di pagina “social” regionale o su Facebook o su Twitter, in cui uno potrebbe iscriversi per essere informato di eventuali disagi. Una pagina dedicata al Fvg in cui vengono date le informazioni in anticipo». Ovviamente, «la comunicazione deve partire da loro».

Concorda sull’opzione-web Andrea Palese (Comitato Alto Friuli), che, nel promuovere la gestione comunicativa di ieri («I problemi ci sono stati comunicati tempestivamente»), pensa però a «un’informazione a livello istituzionale: la Regione potrebbe mettere sul suo sito una pagina dedicata ai treni, come quella che oggi c’è per i tempi di attesa nei pronto soccorso». Palese rimarca anche che, fatta eccezione per ieri, la puntualità di Trenitalia è notevolmente migliorata: «Lunedì a livello regionale è stata del 99,8%».

L’idea piace all’assessore regionale Mariagrazia Santoro, secondo cui, però, «per essere maggiormente tempestivi anche in orari in cui la Regione non è ancora operativa, forse potrebbe essere un’opzione da rivolgere a Trenitalia. Potrebbe essere un’idea inserirla nel nuovo contratto di servizio». Ma la proposta piace pure a Trenitalia. Che rilancia: «Stiamo studiando un sistema per far arrivare ad ogni pendolare notizie “ad personam” sui treni che gli interessano. O con una mailing list, o tramite i social network, o, ancora meglio, con una “app”».

 

Gazzettino – Marghera. Conti del Vega in mano ai legali.

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27

mag

2015

MESTRE – Nel mirino il vecchio Cda presieduto da Rossi Luciani con Vianello dg. Ipotizzati danni per milioni di euro

Anomalie nei prezzi e nelle fatturazioni, l’assemblea dei soci chiede di avviare un’azione di responsabilità

Vega presenta il conto al vecchio cda

Anomalie nei prezzi e nelle fatturazioni delle forniture, pronta un’azione di responsabilità

Il danno provocato a Vega Scarl non è ancora quantificato ma l’assemblea dei soci ha dato mandato al presidente di avviare un’azione di responsabilità contro il precedente Consiglio di amministrazione del Parco scientifico e tecnologico. Ora i legali effettueranno gli approfondimenti del caso, anche per stabilire di quanti soldi si parla, e in discussione potrebbero esserci milioni di euro.

A capo del precedente Cda c’era il presidente Luigi Rossi Luciani, e direttore generale era Michele Vianello.

Tutto è partito da un input del Comune che, come socio di maggioranza assoluta con quasi il 65% delle quote, ha chiesto ai vertici attuali di Vega Scarl di analizzare i conti dopo che lo scorso marzo è scoppiato lo scandalo tangenti a Ischia che ha portato all’arresto del sindaco dell’isola e di alcuni responsabili della cooperativa modenese Cpl Concordia, uno dei colossi della Legacoop specializzati nell’energia. Associazione per delinquere, corruzione e turbativa d’asta le accuse sollevate dai pm, e i commissari prefettizi di Venezia hanno alzato le orecchie sapendo che Cpl Concordia gestiva fino a qualche anno fa, assieme a Nova Marghera Facility, anche le forniture di energia al Vega Parco scientifico tecnologico di Marghera, tramite la società “Vega Energia”, al 35% del gruppo Marinese e al 65% di Cpl.

In origine la fornitura di gas ed energia elettrica era in capo a Nova Marghera, sempre della famiglia Marinese di cui fa parte il vice presidente di Confindustria Venezia, famiglia che tra l’altro ha il gruppo Pio Guaraldo in liquidazione. Da marzo del 2009 Vega Scarl si prese in carico la distribuzione a tutti gli edifici dell’area tra via della Libertà, via Pacinotti e via delle Industrie, ma da luglio 2011 a luglio 2013 ci fu una nuova parentesi durante la quale il compito venne affidato a “Vega Energia”, società appunto di Cpl e Nova Marghera. Dopo luglio del 2013 la fornitura è stata affidata a Veritas che continua tuttora.

Il concordato del Vega prima che scoppiasse lo scandalo e che i commissari chiedessero spiegazioni, aveva già messo in evidenza anomalie nei prezzi e nelle fatturazioni di varie forniture. Dopo le richieste di Vittorio Zappalorto i vertici del Parco scientifico hanno svolto ulteriori approfondimenti, allargando il campo, e alla fine hanno deciso di avviare l’azione di responsabilità contro la precedente amministrazione.

 

A proposito di…

      L’ASSEMBLEA DEI SOCI DI VEGA

Con riferimento alle notizie apparse sulla stampa del 27 maggio scorso si precisa che l’Assembla dei soci di Vega Scarl del 20 maggio 2015 ha dato mandato al presidente di conferire un incarico a un professionista indipendente – specializzato in materia – per valutare alcuni profili di danno per la società derivanti da vicende intercorse nel periodo 2009-2012, come emerse ad esito di un’indagine interna. Ad esito della relazione commissionata al professionista incaricato, ove emergessero precisi comportamenti atti a configurare gli estremi per l’avvio di un’azione di responsabilità, l’assemblea potrà valutare l’avvio di un’eventuale azione in tal senso.

Vega Scarl

 

Operazione Ive-Vega, Boraso all’attacco: «Unione pericolosa e dannosa per tutti»

C’è una convenienza economica e ci sono delle ragioni industriali nell’operazione decisa dal commissario Zappalorto che porterà l’Immobiliare Veneziana (Ive) a diventare proprietaria di tutte le quote comunali del Vega Scarl Parco scientifico e tecnologico? Lo chiede ufficialmente Renato Boraso, a capo della lista civica “Impegno per Venezia, Isole e Mestre” ma se lo chiedono anche altri cittadini non candidati. Boraso è convinto che sia «un’unione pericolosa e dannosa per tutti» perché sostiene che, «grazie alla scellerata gestione del Pd, Vega ha un buco di bilancio di 15 milioni di euro e che a sua volta Ive ha gravi problemi di bilancio anche a causa del contenzioso di quasi 9 milioni di euro legato alla famosa vicenda Fondo Lucrezio/Cantieri Dalla Pietà».

In realtà Ive chiuderà il bilancio con un utile, e pure Vega è in fase di rilancio, grazie all’opera dei vertici guidati da Angelo Begelle, presidente dal 5 agosto dell’anno scorso al posto di Daniele Moretto: il 2014 presenta un margine operativo (la gestione) attivo per 85 mila e 430 euro contro il passivo 2013 per 1 milione e 250 mila euro.

E allora? I maligni, sempre se il Comune non dimostrerà la convenienza economia e industriale, ci vedono solo un’operazione politica che riguarda comunque il Pd: il Vega rilanciato torna ad essere una società di primo livello, ha portato a casa 25 milioni di euro dal Protocollo con il ministero dell’Ambiente ed è diventato il fulcro della riqualificazione immobiliare di una vasta area sul waterfront lagunare. Per cui per l’Ive, al cui amministratore unico Silvio Milanese ex Ds e Pd bersaniano l’anno scorso venne prorogato il mandato oltre la scadenza naturale al 2015, il Vega Scarl è un fiore all’occhiello.

(e.t.)

 

GIORNI CONTATI – Si cerca una soluzione, ma i vertici sono spariti

Veneto Nanotech, sfratto in arrivo

Veneto Nanotech ha i giorni contati. Vega Scarl non può attendere oltre, e già nei prossimi giorni potrebbe avviare lo sfratto esecutivo del laboratorio di Porto Marghera. La società ha ormai accumulato debiti per 1 milione e 300 mila euro nei confronti del Parco scientifico che è in procedura concordataria e ha precisi obblighi nei confronti dei suoi creditori ai quali si è impegnato di restituire il 100% dei soldi che avanzano. Una soluzione si potrebbe ancora trovare ma i vertici di Veneto Nanotech non si fanno più sentire. Per cui lo sfratto è sempre più inevitabile.

Ieri, a proposito della crisi della società che ha sedi anche a Rovigo e Padova e rappresenta una delle eccellenze nazionali nel campo della ricerca sulle nanotecnologie, il fisico e candidato M5S al consiglio regionale del Veneto Antonio Candiello ha incontrato i ricercatori in mobilitazione permanente al Vega. Ed è intervenuto anche l’ex assessore comunale Gianfranco Bettin, affermando che «la Regione Veneto, che lascia languire e forse morire Veneto Nanotech, è la stessa che si spende per fare di Porto Marghera una pattumiera, appoggiando progetti di ampliamento sconsiderato di impianti per i rifiuti tossici (come Alles), che lascia fermo il grande progetto di rigenerazione del Vallone Moranzani e che batte la fiacca su bonifiche e riconversione».

(e.t.)

 

DOLO – PAROLA DI CANDIDATO / Alberto Polo

«Con le associazioni costruiremo un canale di confronto, sostegno e collaborazione»
La frammentazione delle liste di centrodestra la rendono favorita per l’elezione a sindaco?
«Dopo la sbornia elettorale dei primi mesi di mandato del sindaco Gottardo è stato evidente che quella squadra era soltanto un cartello di facciata, privo di leadership».
Cosa le hanno insegnato 5 anni di opposizione?
«Ho imparato molte cose: siamo riusciti a lavorare bene e siamo stati talmente capaci di sollevare nel modo corretto i giusti temi che molti esponenti di quella che era la maggioranza si sono schierati al nostro fianco».
Quali sono i punti del programma fondamentali?
«Intendiamo dare risposte al sociale, al comparto produttivo, ai giovani e agli anziani e alle associazioni. Senza dimenticare il ’Parco dello Sport’ e la pista ciclabile con Sambruson».
I commercianti di Dolo sono critici contro i politici e si attendono molto dal nuovo esecutivo cittadino.
«Il commercio è sempre stato l’anima di Dolo e così dovrà tornare a essere. I nostri punti sono chiari: nessuna apertura di centri commerciali, revisione del piano dei parcheggi, un cartellone di eventi di animazione per 365 giorni l’anno. E ancora, incentivi fiscali, semplificazione burocratica, istituzione di un Forum delle attività commerciali».
In passato è stato assessore alla cultura. Ha in mente qualcosa per valorizzarla?
«Dolo è sempre stata una capitale della cultura. Esempi come quelli della stagione teatrale estiva, dei concerti nelle Ville, l’Antiquarium di Sambruson e la messa in rete di Villa Concina e Barchessa sono elementi sui quali tornare a puntare».
Cosa pensa dell’associazionismo?
«L’associazionismo è il motore della nostra città. Costruiremo un canale privilegiato di confronto e collaborazione».

 

Sempre più case sfitte nel centro storico di Pieve di Soligo. Oltre a un altro problema: da edificabili ad agricoli, boom di richieste di declassamento dei terreni a Pieve di Soligo. Una tendenza che si registra negli ultimi mesi anche negli altri comuni del Quartier del Piave. Se, fino a una decina di anni fa, avere un terreno edificabile era considerato un tesoretto, oggi questo rappresenta invece solo un motivo di sconforto per i proprietari, chiamati a versare tasse che, negli ultimi tempi, sono diventante insostenibili.

«L’esigenza di far diventare un terreno da edificabile e agricolo c’è – conferma il sindaco di Pieve di Soligo, Stefano Soldan -, chiaro che verranno accolte solo le richieste plausibili. Ora stiamo cercando di capire quale sia l’approccio corretto verso queste richieste. Il nostro orientamento è quello di andare incontro a quei cittadini proprietari di terreni edificabili che oggi vivono una situazione vessatoria per le tasse».

Il bisogno di convertire i terreni è molto sentito a Pieve di Soligo, «un segno della crisi che ancora stagna in un territorio che un tempo era il motore dell’economia del Nord-Est». Senza contare che Pieve di Soligo, come tutto il Quartier del Piave, deve fare i conti con una cementificazione che ha segnato gli anni del boom edilizio e che oggi fa sì che molti edifici, civili e industriali, siano vuoti e sfitti anche in città.

Già alcune richieste di conversione della destinazione sono allo studio degli uffici comunali. «Stiamo verificando come dal punto di vista normativo queste domande siano accoglibili e poi come le modifiche della destinazione del terreno si inseriscano nel Pat (piano di assetto del territorio) – puntualizza Soldan -, senza contare che dopo aver modificato il terreno da edificabile a agricolo difficilmente si potrà tornare indietro. Dunque una scelta che va soppesata».

Una richiesta dunque sintomo di un contesto sociale ed economico in netto mutamento: «Se negli anni del boom edilizio le richieste erano in tutt’altro senso, affinché ogni angolo della terra diventasse fabbricabile, oggi – chiude il sindaco – il processo è stato invertito alla luce anche dell’incremento delle tasse con cui i cittadini devono fare i conti».

Claudia Borsoi

 

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