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Sempre più case sfitte nel centro storico di Pieve di Soligo. Oltre a un altro problema: da edificabili ad agricoli, boom di richieste di declassamento dei terreni a Pieve di Soligo. Una tendenza che si registra negli ultimi mesi anche negli altri comuni del Quartier del Piave. Se, fino a una decina di anni fa, avere un terreno edificabile era considerato un tesoretto, oggi questo rappresenta invece solo un motivo di sconforto per i proprietari, chiamati a versare tasse che, negli ultimi tempi, sono diventante insostenibili.

«L’esigenza di far diventare un terreno da edificabile e agricolo c’è – conferma il sindaco di Pieve di Soligo, Stefano Soldan -, chiaro che verranno accolte solo le richieste plausibili. Ora stiamo cercando di capire quale sia l’approccio corretto verso queste richieste. Il nostro orientamento è quello di andare incontro a quei cittadini proprietari di terreni edificabili che oggi vivono una situazione vessatoria per le tasse».

Il bisogno di convertire i terreni è molto sentito a Pieve di Soligo, «un segno della crisi che ancora stagna in un territorio che un tempo era il motore dell’economia del Nord-Est». Senza contare che Pieve di Soligo, come tutto il Quartier del Piave, deve fare i conti con una cementificazione che ha segnato gli anni del boom edilizio e che oggi fa sì che molti edifici, civili e industriali, siano vuoti e sfitti anche in città.

Già alcune richieste di conversione della destinazione sono allo studio degli uffici comunali. «Stiamo verificando come dal punto di vista normativo queste domande siano accoglibili e poi come le modifiche della destinazione del terreno si inseriscano nel Pat (piano di assetto del territorio) – puntualizza Soldan -, senza contare che dopo aver modificato il terreno da edificabile a agricolo difficilmente si potrà tornare indietro. Dunque una scelta che va soppesata».

Una richiesta dunque sintomo di un contesto sociale ed economico in netto mutamento: «Se negli anni del boom edilizio le richieste erano in tutt’altro senso, affinché ogni angolo della terra diventasse fabbricabile, oggi – chiude il sindaco – il processo è stato invertito alla luce anche dell’incremento delle tasse con cui i cittadini devono fare i conti».

Claudia Borsoi

 

Gazzettino – Marghera. L’Ive si prende le quote del Vega

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26

mag

2015

PARCO SCIENTIFICO

Per fare cassa il Comune cede le azioni alla “sua” immobiliare

Ennesima operazione dopo il contestato salvataggio voluto dall’ex giunta Orsoni

Uno degli ultimi atti del sindaco Giorgio Orsoni fu il bando per il nuovo Consiglio di amministrazione del Vega. Uno degli ultimi atti del commissario Vittorio Zappalorto è per il Vega: ha pronta, infatti, la delibera per un aumento del capitale di Ive tramite conferimento delle quote del Vega Parco scientifico.

Ben presto, dunque, il Vega sarà quasi completamente in mano all’Ive, il braccio immobiliare del Comune di Venezia che avrà il 64,07% delle quote. Non è una novità che l’Immobiliare Veneziana metta il naso nelle faccende del Vega. Ad aprile dell’anno scorso, su incarico di Orsoni, acquistò spendendo 1 milione e 768 mila euro il 18,34% delle quote in mano a Syndial e il 2,81% di quelle possedute da Eni. L’operazione rientrava negli accordi in base ai quali Syndial ed Eni trasferirono 110 ettari di Porto Marghera a Comune e Regione per attrarre nuove industrie.

E questa nuova operazione? Fu molto criticato l’interesse della Giunta Orsoni al salvataggio del Parco scientifico, sommerso dai debiti e finito a metà maggio 2014 in concordato preventivo con un buco di 16 milioni di euro, da coprire con la vendita dei padiglioni Auriga e Lybra, delle aree ex Agip e Pandora e della partecipazione in Venezia Tecnologie.

Protestarono le opposizioni, ma anche componenti della maggioranza come Jacopo Molina che presentò un’interrogazione per chiedere se il Comune, con le quote di Syndial e di Eni, si comprava pure i debiti corrispondenti, e per conoscere il motivo di tale acquisto dato che il Comune aveva già il controllo della società con il 43,57% delle quote.

E pure i sindacati dei chimici furono molto critici: «Da tempo insistiamo perché la politica esca dalla gestione delle attività partecipate e municipalizzate, il 90% delle quali in Italia è in perdita. Servono operazioni di politica industriale lungimirante gestite da manager capaci e non con soluzioni taglia e cuci governate dagli amici degli amici».

L’operazione, a Ca’ Farsetti, viene presentata come a favore di una società, l’Ive, che ha recentemente messo a segno una serie di alienazioni di aree, che chiuderà il bilancio in utile permettendosi quindi di dare al Comune 5 milioni di euro, e che ha bisogno di aumentare il proprio capitale. Vega, d’altro canto, sta risorgendo grazie al lavoro dell’amministratore delegato e del presidente, Tommaso Santini e Daniele Moretto.

Elisio Trevisan

 

Gazzettino – Venezia. Grandi navi vicine alle barche.

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25

mag

2015

nuova polemica

“Msc Magnifica” e “Costa Deliziosa” transitano prima del via della Vogalonga

Ottomila partecipanti alla grande festa. Dieci vogatori sono finiti in acqua

FIANCO A FIANCO Alcuni vogatori vicini alla “Msc Magnifica” nella mattinata di ieri

IL “GIGANTE” Alle 8.15 la Msc Magnifica fa da contrasto con le prime imbarcazioni a San Marco

Vogalonga, la città riconquista la laguna

Ottomila partecipanti da tutto il mondo. Ma è polemica sulle grandi navi

L’odore salmastro della laguna misto a quello di legno e resina delle barche, le urla di festa di chi arriva in Bacino e non vede l’ora di iniziare a vogare. È iniziata così la 41^ edizione della Vogalonga di Venezia, sotto un sole primaverile per niente scontato. Non è mancato il fiato sospeso e le «maledizioni» quando alle 8.15 la gigantesca «Msc Magnifica» è transitata in bacino sfilando a fianco delle barche a remi che si stavano posizionando alla partenza.

Una ventina di minuti prima era passata anche la collega «Costa Deliziosa». Pericoli non ce ne sono stati ma polemiche sì, montate su Facebook e scaturite dalla contraddizione della presenza delle grandi navi all’evento. «La Vogalonga è una pacifica protesta contro il moto ondoso in laguna – ha ricordato Mauro dalla sua canoa – e si apre con il passaggio dei “mostri” in Bacino? Un controsenso”. Alle 9 però, con il colpo del cannone sulla riva di San Giorgio, la città si è ripresa la sua venezianità per alcune ore, bandendo i motori e tornando ai ritmi scanditi dal remo. Circa 2mila le barche in corteo e quasi 8mila i partecipanti: veneziani di sempre e appassionati di tutto il mondo giunti in Serenissima con i propri mezzi, bandiere e «divise».

Un tripudio di colori e vivace entusiasmo, in acqua le tradizionali barche di voga alla veneta: mascarete, gondole, gondoloni, sandoli, caorline; quelle di voga all’inglese come le Jole; e canoe di tutti i tipi: indiane, kayak a uno, due e quattro posti, i dragon boat con 20 rematori ciascuno.

All’appello anche qualche coraggioso sulle tavole Sup (Stand up paddle) simili a quelle da surf, e un austriaco con gli scafi ai piedi in stile «sci alpino con pagaia». Al via tutte le barche sono partite alla volta di Sant’Elena e la folla si è accalcata sulle rive per ammirare lo spettacolo. Il serpentone sull’acqua è passato tra San Pietro di Castello e l’Isola della Certosa, ha costeggiato Sant’Erasmo per poi circumnavigare Burano.

È qui che molti equipaggi hanno lasciato i remi per immortalare il paesaggio mozzafiato: c’è chi è addobbato da pirata e chi traina dietro alla canoa una paperella galleggiante. Da Burano si è proseguito nel Canale di Mazzorbo con una breve sosta al punto ristoro sulle rive dell’isola: molti vogatori stranieri, perlopiù americani e tedeschi, non hanno voluto perdere tempo e si son fatti lanciare acqua e banane sulle barche in movimento. La manifestazione non ha vincitori né vinti ma molti l’hanno affrontata con spirito competitivo. Il viaggio è continuato in direzione Murano per poi costeggiare Sant’Alvise ed entrare nel rio che conduce al Canal Grande. La festa inizia sulle rive della Fondamenta di Cannaregio con stand di «cicheti» di pesce ed «ombre», musica e veneziani che salutano dalle finestre.

È un attimo l’arrivo in Canal Grande e verso mezzogiorno l’arteria principale cittadina è affollata di barche a remi in doppio senso di marcia: c’è chi si avvicina al traguardo e chi sta già facendo ritorno. Fragorosi gli applausi dal ponte di Rialto e colpo d’occhio all’arrivo, con la moltitudine di barche ed equipaggi di varie nazionalità affiancati per scherzare e alleggerire tensioni e fatiche. «Ce l’abbiamo fatta anche quest’anno» il commento più pronunciato. E un’altra Vogalonga se n’è andata.

 

IL PROGETTO

SAN DONÀ – Passerà per il Basso Piave la ciclabile “Venezia-Monaco”. È stata prevista una tratta di 86 chilometri attraverso Roncade, Monastier, Noventa, Fossalta, San Donà, per poi scendere, attraverso Caposile e Santa Maria di Piave, verso Jesolo e concludersi a CavallinoTreporti.

«Riuscire ad essere parte di questo grande progetto europeo è stato un grande risultato dovuto a un lungo lavoro condotto dall’attuale amministrazione», esulta l’assessore alla mobilità Francesca Zottis. L’itinerario prevede in parte di uniformare tra loro tratti di ciclabile già esistenti e in parte di realizzarne di nuovi. Propone, inoltre, nell’ambito di un progetto comunitario transfrontaliero Italia-Austria, misure comuni di promozione e di segnaletica. Sulla mappa pubblicata sul sito della Ciclovia, nel percorso tra la Marca Trevigiana e il litorale, San Donà è indicata come il principale attrattore.

Del territorio vengono proposte, come elementi di interesse, soprattutto le memorie belliche e i paesaggi lungo il Piave.

«Secondo uno studio del Politecnico di Milano, ogni chilometro di ciclabile turistica genera un indotto annuo tra i 110 e i 350mila euro/km che, per il 60 per cento circa, va per vitto e alloggio. E un intero sistema ciclabile costa meno di un km di autostrada – conclude l’assessore Zottis – Il Veneto, con appena 1.000 km di vie ciclabili segnate, di cui il 90 per cento attorno al Garda, già segna fatturati legati al cicloturismo attorno ai 90 milioni».

(f.cib)

 

PEDEMONTANA – Serena risponde al commissario Vernizzi. Mercoledì incontro con i 9 sindaci

VILLORBA – «Non posso che ringraziare Vernizzi per la sua disponibilità: nell’incontro chiariremo quello che chiediamo». Prova a usare la diplomazia Marco Serena, sindaco di Villorba, uno dei 9 primi cittadini ad aver invitato il commissario della Pedemontana a non aprire i futuri caselli di Povegliano e Spresiano-Villorba senza aver prima ultimato le opere complementari, ad oggi non finanziate. Ma non ce la fa.

L’altro ieri Vernizzi ha risposto con una mezza provocazione: «Se i caselli creano così tanti problemi, possiamo anche cancellarli dal progetto». Poi ha invitato i sindaci a un incontro per il 27 maggio.

E qui Serena cala il carico. «Per stavolta ci andremo in 9 – replica – e non in 105 mila, che sono i cittadini che rappresentiamo».

Parole scelte per mettere in chiaro fin da subito il peso delle richieste dei sindaci firmatari: oltre a Villorba, Povegliano, Spresiano, Ponzano, Paese, Nervesa, Giavera, Volpago e Arcade. In ballo c’è il futuro della viabilità. Senza la bretella di Povegliano e senza la tangenziale di Spresiano, sono convinti i sindaci, tutto il traffico della Pedemontana è destinato a riversarsi nei centri abitati dei paesi. Con un peggioramento della qualità della vita dei residenti sia dal punto di vista della sicurezza che da quello della salute.

Ma solo per la bretella di Povegliano bisognerebbe trovare circa 8 milioni. Poi altri 5,5 per il primo tratto della tangenziale di Spresiano. E ulteriori 3,5 milioni per completarla. Vernizzi è stato chiaro: non spetta a lui andare a cercare soldi per opere mai inserite nei progetti. Ma Serena è convinto che qualcosa si possa fare.

«Noi – conclude – confidiamo che nelle pieghe del bilancio della Pedemontana si possano trovare, in futuro, le risorse necessarie».

(m.f.)

 

DOLO – Domani confronto tra i candidati. Gli appuntamenti della settimana

DOLO – Dopo il dibattito sull’ospedale con i candidati consiglieri alle regionali e l’incontro di venerdì ad Arino con i candidati sindaco, organizzato da “Arino per il futuro” al quale è mancato Alberto Polo di “Dolo democratica”, altri appuntamenti nell’ultima settimana prima delle elezioni. Domani sera alle 21, sotto lo Squero, incontro con i candidati sindaci promosso dal Comitato Bruno Marcato sul tema “Quale sarà il futuro dell’Ospedale di Dolo?”: si parlerà delle Schede ospedaliere, del trasferimento di molti reparti dell’area chirurgica a Mirano e dell’alienazione di aree del vecchio ospedale. Elisabetta Ballin, alla stessa ora ad Arino, presenterà nella sala di via Cazzaghetto 10 la lista civica “Dolo è Tua”, mentre la candidata del M5S Valentina Peruzzo, sempre alle 21, presenta nella Barchessa di Villa Concina, sede della Biblioteca comunale, un incontro sul tema “La gestione dei rifiuti a Dolo” e svilupperà la discussione su problematiche, falle e inefficienze dell’attuale sistema.

Mercoledì 27 maggio alle 20.45, nella Teatreria dell’Ex Macello di via Rizzo, Legambiente organizzerà un dibattito con i candidati sindaco sul problema dell’Ambiente.

(l.per.)

 

PAROLA DI CANDIDATO / Elisabetta Ballin

«Non ho copiato nulla del programma. Perplessa dopo le parole della sindaca»

Cinque anni di assessorato all’Urbanistica cosa le lasciano in dote?
«È stato un percorso molto interessante che mi ha insegnato molto».
La sua lista “Dolo è Tua” è definita aperta e apolitica anche se lei è chiaramente di Forza Italia, non rischia di apparire poco credibile?
«La differenza di voto interessa agli altri, nel nostro gruppo contano solo i contenuti. Io alle regionali voterò Cristian Minchio, se altri voteranno Zaia o Moretti non fa differenza. La nostra è una lista civica».
Il programma è voluminoso, c’è un punto su tutti che vorrebbe fosse evidenziato?
«I servizi quali sport, cultura, sociale, istruzione sono in sinergia non come costo ma come benefit».
Lei parla molto di politica a “Km 0″
«Programma e non politica a “Km 0″. Sono consapevole che sarà difficile ma è uno dei metodi di lavoro necessari in un periodo di particolare sofferenza economica».
I commercianti sono insoddisfatti e chiedono più attrattive e meno tasse.
«Nel gruppo vi sono commercianti che hanno evidenziato la criticità dei parcheggi a pagamento proponendone un ridimensionamento oppure l’eliminazione. E vorrebbero anche la chiusura di alcune vie durante le manifestazioni per aumentare l’attrattività. Il problema è indubbiamente diverso per le frazioni».
Cosa risponde a chi l’accusa di aver copiato il programma?
«Ho preso atto delle dichiarazioni del sindaco a mezzo stampa e sono rimasta perplessa anche perché la vedo tutti i giorni e mi sarei aspettato me ne avesse parlato direttamente. Comunque le argomentazioni sostenute sono difformi dalla realtà.

Lino Perini

 

Gazzettino – Mose. Il Consorzio paga al Fisco 18 milioni

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23

mag

2015

MOSE – Il Cvn salda senza cercare di opporsi il salatissimo conto dell’Agenzia delle Entrate

Il Consorzio Venezia Nuova paga senza opporsi. Una cifra da capogiro pari a 18 milioni e 531.927 euro. Non un centesimo di meno. È il conto che l’Autorità finanziaria ha presentato al Consorzio Venezia Nuova lo scorso 16 ottobre per irregolarità fiscali rilevate dalle Fiamme Gialle nelle annualità 2005-2009. Conto che lo stesso Cvn ha accettato di versare sottoscrivendo, due settimane fa, il 7 maggio, con la Direzione regionale del Veneto dell’Agenzia delle Entrate lo specifico atto di adesione a seguito di istanza da accertamento.

Il totale solo di sanzioni e di interessi ammonta a quasi 6 milioni e 755mila euro cui vanno sommati gli 11 milioni e 777mila euro di imposte dovute fra addizionale regionale e comunale, Irpeg, Irap, ritenute e Iva. Anche questo è uno degli effetti dell’onda lunga dello scandalo Mose, visto che nei rilievi mossi dalla Guardia di Finanza lagunare sono compresi anche quelli relativi all’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti per prestazioni tecniche fantasma e anticipi di riserve su lavori mai svolti allo scopo di creare la provvista di denaro contante gestita da Giovanni Mazzacurati per finalità corruttive, vale a dire il fondo mazzette, gestito da Luciano Neri.

A firmare l’accordo con l’Erario per il Cvn sono stati i commissari plenipotenziari, nominati a dicembre 2014 per traghettare in porto il Mose, dopo che l’Anac, l’Autorità nazionale anti corruzione, guidata da Raffaele Cantone, aveva annunciato l’avvio dell’iter di commissariamento del Consorzio a seguito della “retata storica” scattata all’alba di quasi un anno fa, era il 4 giugno, con una sfilza di arresti eccellenti, fra cui il sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni, l’assessore regionale alle Infrastrutture Renato Chisso, e in seguito l’ex governatore del Veneto, Giancarlo Galan, onorevole di Forza Italia.

A far scattare il count down per lo tsunami in laguna, contribuì quindi anche la verifica fiscale nella sede del Cvn, in Campo Santo Stefano a Venezia, aperta l’11 giugno 2010 dai finanzieri del Nucleo tributario provinciale. Uno stratagemma per entrare senza sospetti nel palazzo del “grande burattinaio” – la definizione fu del pm Paola Tonini, titolare del fascicolo – ovvero di Mazzacurati e piazzare le cimici ambientali in tutti gli uffici dei dirigenti e funzionari organici al “sistema Mose”.

Ed è stato questo controllo certosino e puntuale delle “carte” a fornire conferma contabile a quanto emergeva dalle intercettazioni, scoprendo i proventi illeciti non dichiarati finalizzati ad alimentare le tangenti a politici di tutti i livelli, magistrati, vice questori, generali delle Fiamme gialle, e sui quali oggi il Consorzio è chiamato a onorare le tasse.

Era il 3 novembre 2014 quando l’allora presidente ormai a fine corsa del Cvn, Mauro Fabris, subentrato a Mazzacurati dimessosi poco prima di venire arrestato il 12 luglio 2013, dichiarò che non sarebbe stata intrapresa alcuna iniziativa per contrastare le risultanze della verifica fiscale. Adesso si attende l’esito degli accertamenti per i periodi di imposta successivi al 2009 fino al luglio 2013: e l’”obolo” si prefigura altrettanto pesante.

Nei fatti si tratta di una minima parte, seppur sempre consistente, del denaro drenato dalle casse dello Stato in maniera fraudolenta, e che in tal modo viene restituita alla piena disponibilità di tutti i cittadini.

 

Gazzettino – Vittorio Veneto. Treni sempre piu’ lumaca

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23

mag

2015

VITTORIO VENETO – L’odissea dei pendolari diretti a Venezia

A conti fatti, è come se fossero tornati a casa con un treno che viaggiava a meno di 30 chilometri all’ora. I pendolari vittoriesi, organizzati nel comitato «Il treno dei desideri», tornano a protestare per le inefficienze del trasporto locale su rotaia, che costringono molti di loro a dilatare i già notevoli tempi di percorrenza del tragitto casa – lavoro e viceversa in presenza di un minimo inconveniente.

È il caso di mercoledì pomeriggio, quando pendolari vittoriesi e bellunesi che lavorano a Venezia hanno raggiunto la stazione di Santa Lucia per salire sul regionale delle 17.31 per Udine. Un rapido sguardo al tabellone delle partenze ed ecco la sorpresa: il treno era cancellato.

«Ai nostri “colleghi” – riferisce la vittoriese Lidia Scarpa del comitato – non è rimasto altro da fare che prendere il treno per Conegliano delle 17.45. La corsa è partita con 7 minuti di ritardo e questo ha messo a rischio ancora più forte la già difficile coincidenza a Conegliano per Vittorio. Alcuni viaggiatori si sono rivolti al capotreno, il quale dopo avere contattato la sede di Mestre ha risposto che il treno per la montagna non li avrebbe aspettati e che comunque c’era quello delle 19.41», con arrivo a Vittorio alle 20.

Morale: il treno da Venezia è arrivato a Conegliano alle 18.52, a «Minuetto» per Belluno già partito da tempo, e quindi diversi viaggiatori hanno dovuto attendere più di tre quarti d’ora in stazione il collegamento successivo. Quello che, sulla carta e nella normalità, doveva essere un viaggio di un’ora e mezza scarsa, è diventata un’odissea di due ore e mezza.

«Ormai è la prassi – testimonia una pendolare -: se cancellano un treno o c’è un guasto servono due ore per tornare a casa, ma solo se trovi uno “strappo” da chi ha smesso da tempo di prendere il treno a Vittorio».

Non è la prima volta che i pendolari vittoriesi, alpagoti e bellunesi denunciano disagi simili.

 

Gazzettino – “Romea, situazione insostenibile”

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23

mag

2015

IL CASO – Ancora un incidente, i sindaci di Campagna Lupia e Camponogara insorgono

«Non serve una nuova autostrada, bensì la messa in sicurezza di corsie e svincoli»

«Il caos viabilità sulla ’Romea’ è una routine quotidiana. La strada è inadeguata rispetto al flusso di veicoli. Ritengo prioritario l’obiettivo di trovare urgenti soluzioni per la sua riqualificazione».

A riaffermare ancora una volta il concetto è il sindaco di Campagna Lupia, Fabio Livieri, all’indomani dell’ennesima chiusura forzata al traffico della strada per due incidenti stradali verificatisi in contemporanea, giovedì pomeriggio, a Malcontenta e a Campagna Lupia. Come sempre succede in questi casi, il traffico è stato deviato sui percorsi comunali di Camponogara, Campagna Lupia e Campolongo Maggiore, con il conseguente intasamento di tutte le strade della fascia a sud della Riviera del Brenta. Proprio nei giorni scorsi i comuni di Campagna Lupia, Camponogara e Codevigo (Pd) avevano sottoscritto un protocollo d’intesa per la realizzazione di interventi di messa in sicurezza della strada “Romea”. Su tale questione c’era stato un incontro con la Regione del Veneto e Anas, in attesa di portare l’istanza anche al Ministero dei Trasporti.

«La ’Romea’ è uno dei principali assi di attraversamento stradale nord-sud del territorio veneziano – ha annotato ancora Livieri – L’arteria evidenzia criticità più volte manifestate alle autorità competenti. Esistono dieci svincoli in 30 chilometri e una geometria spesso inadeguata. Non ci sono inoltre corsie di emergenza o piazzole di sosta e i livelli di incidentalità risultano essere assai superiori alla media regionale».

Sulle stesse note anche il sindaco di Camponogara, Giampietro Menin. «La situazione sta peggiorando di giorno in giorno e non è più sostenibile. La nascente Città metropolitana e la Regione Veneto devono provvedere subito. Gli sbocchi in ’Romea’ di Lugo, Lughetto e Rosara creano continui pericoli per tutti i cittadini dei centri abitati che ne usufruiscono. Non serve una nuova autostrada, bensì la messa in sicurezza di quella esistente, da Venezia a Codevigo».

Vittorino Compagno

 

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