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COMUNICATO STAMPA OPZIONE ZERO 04 FEBBRAIO 2017

SMOG – COMITATI E ASSOCIAZIONI METROPOLITANE PRONTI ALLA MOBILITAZIONE

 

Movimenti, comitati e associazioni non ci stanno, e dopo l’iniziativa dello scorso 14 gennaio a Marghera, rilanciano con due appuntamenti di mobilitazione diffusa nell’area metropolitana previsti per il 18 febbraio e il 4 marzo, con manifestazioni e flash mob a Marghera, Mestre, Venezia, Spinea, Mirano e in Riviera del Brenta.

“Flashsmog: spolveriamo il Veneto dalle polveri sottili e dalle grandi opere” è questo lo slogan con il quale il comitato Opzione Zero lancia un appello alle altre organizzazioni ambientaliste e alla popolazione per mettere in campo fin da subito un’azione forte e decisa anche in Riviera del Brenta.

“Mentre il ministro Galletti si ostina a voler minimizzare il problema – attacca il comitato – qua nella pianura veneta e in particolare nel veneziano si soffoca: gli sforamenti si susseguono un giorno si e l’altro anche esponendo la popolazione a rischi elevatissimi. E’ inaccettabile che la politica e le istituzioni continuino ad affidarsi alla danza della pioggia: la situazione è ormai fuori controllo e assume caratteri strutturali più che emergenziali.

Per invertire la rotta servono azioni coraggiose e drastiche, sia nell’immediato che sul medio-lungo periodo. Il Veneto paga a caro prezzo una politica di sviluppo dissennato che in pochi decenni ha devastato il territorio invadendolo di strade e cemento. Di fronte a questa situazione la maggiore responsabilità sta in capo alla Giunta Regionale che ancora oggi mette a disposizione oltre 600 milioni di euro per un’opera devastante e inutile come la Pedemontana Veneta, mentre per il trasporto pubblico con autobus e tram solo 251 milioni euro.

Anche i Sindaci dovrebbero fare di più: intanto con il lavaggio periodico delle strade e il blocco del traffico, ma poi con azioni di informazione e sensibilizzazione della popolazione, incentivando economicamente l’uso dei mezzi pubblici, e mettendo in atto le azioni previste nei PAES già approvati (Piani di Azione Energia Sostenibile), a cominciare dalla riforestazione del territorio.”

Affrontare il problema si può e si deve, comitati e associazioni stanno elaborando una serie di proposte molto concrete e fattibili che qualificheranno le prossime mobilitazioni.

 

Emergenza smog – Flash mob a Marghera sabato mattina

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12

gen

2017

volantino_03-1CLICCARE SULL’IMMAGINE PER INGRANDIRLA

 

SABATO 14 GENNAIO
 
ORE 11.30 PIAZZALE PARMESAN MARGHERA
 
MOBILITAZIONE ANTISMOG DI COMITATI E ASSOCIAZIONI

 

Da mesi una cappa impressionante di smog ammorba l’aria della Pianura Padana, una delle regioni più inquinate del mondo! Particolarmente grave è la situazione in Veneto e nell’area metropolitana di Venezia.

I livelli di polveri sottili e ultrasottili (PM10 e PM 2,5) registrano continui sforamenti dei limiti di legge con picchi estremamente elevati e pericolosi per la salute delle persone. Secondo l’ultimo rapporto dell’Agenzia Europea per l’Ambiente (AEA), basato su dati raccolti in oltre 400 città nel periodo 2000-2014, sono 430mila i decessi prematuri stimati a causa del PM2,5, le polveri ultrasottili. Ma a colpire l’organismo sono anche l’esposizione al diossido di azoto (NO2) e all’ozono responsabili, rispettivamente, della morte prematura di 71mila e 17mila persone. Questo tipo di inquinamento causa o peggiora problemi respiratori, malattie cardiovascolari, cancro.

Le cause dell’inquinamento da smog sono molteplici e complesse, ma è ormai assodato che le emissioni dirette e indirette di queste microparticelle sono dovute principalmente al traffico e al riscaldamento degli edifici, oltre che alle attività industriali e agricole. Di fronte a questa gravissima situazione, la politica è immobile. Governo, Regione e Sindaci si rimpallano le responsabilità e intanto nessuno fa niente. E invece qualcosa si può fare, sia per affrontare lo stato di emergenza, sia per cambiare modello energetico e sistema della mobilità.

Sabato mattina diamo la sveglia al Presidente della Regione Zaia, al Sindaco metropolitano Brugnaro, ai primi cittadini dei Comuni veneziani. Richiamiamoli alle loro responsabilità!!

Comitati, associazioni e cittadini si ritroveranno a Marghera per un’azione di protesta simbolica e per avviare una vera e propria campagna antismog dal basso!

Intanto te abbassa il riscaldamento a 18°C e usa di meno l’auto!

 

 

Gazzettino – Marghera. Conti del Vega in mano ai legali.

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27

mag

2015

MESTRE – Nel mirino il vecchio Cda presieduto da Rossi Luciani con Vianello dg. Ipotizzati danni per milioni di euro

Anomalie nei prezzi e nelle fatturazioni, l’assemblea dei soci chiede di avviare un’azione di responsabilità

Vega presenta il conto al vecchio cda

Anomalie nei prezzi e nelle fatturazioni delle forniture, pronta un’azione di responsabilità

Il danno provocato a Vega Scarl non è ancora quantificato ma l’assemblea dei soci ha dato mandato al presidente di avviare un’azione di responsabilità contro il precedente Consiglio di amministrazione del Parco scientifico e tecnologico. Ora i legali effettueranno gli approfondimenti del caso, anche per stabilire di quanti soldi si parla, e in discussione potrebbero esserci milioni di euro.

A capo del precedente Cda c’era il presidente Luigi Rossi Luciani, e direttore generale era Michele Vianello.

Tutto è partito da un input del Comune che, come socio di maggioranza assoluta con quasi il 65% delle quote, ha chiesto ai vertici attuali di Vega Scarl di analizzare i conti dopo che lo scorso marzo è scoppiato lo scandalo tangenti a Ischia che ha portato all’arresto del sindaco dell’isola e di alcuni responsabili della cooperativa modenese Cpl Concordia, uno dei colossi della Legacoop specializzati nell’energia. Associazione per delinquere, corruzione e turbativa d’asta le accuse sollevate dai pm, e i commissari prefettizi di Venezia hanno alzato le orecchie sapendo che Cpl Concordia gestiva fino a qualche anno fa, assieme a Nova Marghera Facility, anche le forniture di energia al Vega Parco scientifico tecnologico di Marghera, tramite la società “Vega Energia”, al 35% del gruppo Marinese e al 65% di Cpl.

In origine la fornitura di gas ed energia elettrica era in capo a Nova Marghera, sempre della famiglia Marinese di cui fa parte il vice presidente di Confindustria Venezia, famiglia che tra l’altro ha il gruppo Pio Guaraldo in liquidazione. Da marzo del 2009 Vega Scarl si prese in carico la distribuzione a tutti gli edifici dell’area tra via della Libertà, via Pacinotti e via delle Industrie, ma da luglio 2011 a luglio 2013 ci fu una nuova parentesi durante la quale il compito venne affidato a “Vega Energia”, società appunto di Cpl e Nova Marghera. Dopo luglio del 2013 la fornitura è stata affidata a Veritas che continua tuttora.

Il concordato del Vega prima che scoppiasse lo scandalo e che i commissari chiedessero spiegazioni, aveva già messo in evidenza anomalie nei prezzi e nelle fatturazioni di varie forniture. Dopo le richieste di Vittorio Zappalorto i vertici del Parco scientifico hanno svolto ulteriori approfondimenti, allargando il campo, e alla fine hanno deciso di avviare l’azione di responsabilità contro la precedente amministrazione.

 

A proposito di…

      L’ASSEMBLEA DEI SOCI DI VEGA

Con riferimento alle notizie apparse sulla stampa del 27 maggio scorso si precisa che l’Assembla dei soci di Vega Scarl del 20 maggio 2015 ha dato mandato al presidente di conferire un incarico a un professionista indipendente – specializzato in materia – per valutare alcuni profili di danno per la società derivanti da vicende intercorse nel periodo 2009-2012, come emerse ad esito di un’indagine interna. Ad esito della relazione commissionata al professionista incaricato, ove emergessero precisi comportamenti atti a configurare gli estremi per l’avvio di un’azione di responsabilità, l’assemblea potrà valutare l’avvio di un’eventuale azione in tal senso.

Vega Scarl

 

Operazione Ive-Vega, Boraso all’attacco: «Unione pericolosa e dannosa per tutti»

C’è una convenienza economica e ci sono delle ragioni industriali nell’operazione decisa dal commissario Zappalorto che porterà l’Immobiliare Veneziana (Ive) a diventare proprietaria di tutte le quote comunali del Vega Scarl Parco scientifico e tecnologico? Lo chiede ufficialmente Renato Boraso, a capo della lista civica “Impegno per Venezia, Isole e Mestre” ma se lo chiedono anche altri cittadini non candidati. Boraso è convinto che sia «un’unione pericolosa e dannosa per tutti» perché sostiene che, «grazie alla scellerata gestione del Pd, Vega ha un buco di bilancio di 15 milioni di euro e che a sua volta Ive ha gravi problemi di bilancio anche a causa del contenzioso di quasi 9 milioni di euro legato alla famosa vicenda Fondo Lucrezio/Cantieri Dalla Pietà».

In realtà Ive chiuderà il bilancio con un utile, e pure Vega è in fase di rilancio, grazie all’opera dei vertici guidati da Angelo Begelle, presidente dal 5 agosto dell’anno scorso al posto di Daniele Moretto: il 2014 presenta un margine operativo (la gestione) attivo per 85 mila e 430 euro contro il passivo 2013 per 1 milione e 250 mila euro.

E allora? I maligni, sempre se il Comune non dimostrerà la convenienza economia e industriale, ci vedono solo un’operazione politica che riguarda comunque il Pd: il Vega rilanciato torna ad essere una società di primo livello, ha portato a casa 25 milioni di euro dal Protocollo con il ministero dell’Ambiente ed è diventato il fulcro della riqualificazione immobiliare di una vasta area sul waterfront lagunare. Per cui per l’Ive, al cui amministratore unico Silvio Milanese ex Ds e Pd bersaniano l’anno scorso venne prorogato il mandato oltre la scadenza naturale al 2015, il Vega Scarl è un fiore all’occhiello.

(e.t.)

 

GIORNI CONTATI – Si cerca una soluzione, ma i vertici sono spariti

Veneto Nanotech, sfratto in arrivo

Veneto Nanotech ha i giorni contati. Vega Scarl non può attendere oltre, e già nei prossimi giorni potrebbe avviare lo sfratto esecutivo del laboratorio di Porto Marghera. La società ha ormai accumulato debiti per 1 milione e 300 mila euro nei confronti del Parco scientifico che è in procedura concordataria e ha precisi obblighi nei confronti dei suoi creditori ai quali si è impegnato di restituire il 100% dei soldi che avanzano. Una soluzione si potrebbe ancora trovare ma i vertici di Veneto Nanotech non si fanno più sentire. Per cui lo sfratto è sempre più inevitabile.

Ieri, a proposito della crisi della società che ha sedi anche a Rovigo e Padova e rappresenta una delle eccellenze nazionali nel campo della ricerca sulle nanotecnologie, il fisico e candidato M5S al consiglio regionale del Veneto Antonio Candiello ha incontrato i ricercatori in mobilitazione permanente al Vega. Ed è intervenuto anche l’ex assessore comunale Gianfranco Bettin, affermando che «la Regione Veneto, che lascia languire e forse morire Veneto Nanotech, è la stessa che si spende per fare di Porto Marghera una pattumiera, appoggiando progetti di ampliamento sconsiderato di impianti per i rifiuti tossici (come Alles), che lascia fermo il grande progetto di rigenerazione del Vallone Moranzani e che batte la fiacca su bonifiche e riconversione».

(e.t.)

 

Gazzettino – Marghera. L’Ive si prende le quote del Vega

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26

mag

2015

PARCO SCIENTIFICO

Per fare cassa il Comune cede le azioni alla “sua” immobiliare

Ennesima operazione dopo il contestato salvataggio voluto dall’ex giunta Orsoni

Uno degli ultimi atti del sindaco Giorgio Orsoni fu il bando per il nuovo Consiglio di amministrazione del Vega. Uno degli ultimi atti del commissario Vittorio Zappalorto è per il Vega: ha pronta, infatti, la delibera per un aumento del capitale di Ive tramite conferimento delle quote del Vega Parco scientifico.

Ben presto, dunque, il Vega sarà quasi completamente in mano all’Ive, il braccio immobiliare del Comune di Venezia che avrà il 64,07% delle quote. Non è una novità che l’Immobiliare Veneziana metta il naso nelle faccende del Vega. Ad aprile dell’anno scorso, su incarico di Orsoni, acquistò spendendo 1 milione e 768 mila euro il 18,34% delle quote in mano a Syndial e il 2,81% di quelle possedute da Eni. L’operazione rientrava negli accordi in base ai quali Syndial ed Eni trasferirono 110 ettari di Porto Marghera a Comune e Regione per attrarre nuove industrie.

E questa nuova operazione? Fu molto criticato l’interesse della Giunta Orsoni al salvataggio del Parco scientifico, sommerso dai debiti e finito a metà maggio 2014 in concordato preventivo con un buco di 16 milioni di euro, da coprire con la vendita dei padiglioni Auriga e Lybra, delle aree ex Agip e Pandora e della partecipazione in Venezia Tecnologie.

Protestarono le opposizioni, ma anche componenti della maggioranza come Jacopo Molina che presentò un’interrogazione per chiedere se il Comune, con le quote di Syndial e di Eni, si comprava pure i debiti corrispondenti, e per conoscere il motivo di tale acquisto dato che il Comune aveva già il controllo della società con il 43,57% delle quote.

E pure i sindacati dei chimici furono molto critici: «Da tempo insistiamo perché la politica esca dalla gestione delle attività partecipate e municipalizzate, il 90% delle quali in Italia è in perdita. Servono operazioni di politica industriale lungimirante gestite da manager capaci e non con soluzioni taglia e cuci governate dagli amici degli amici».

L’operazione, a Ca’ Farsetti, viene presentata come a favore di una società, l’Ive, che ha recentemente messo a segno una serie di alienazioni di aree, che chiuderà il bilancio in utile permettendosi quindi di dare al Comune 5 milioni di euro, e che ha bisogno di aumentare il proprio capitale. Vega, d’altro canto, sta risorgendo grazie al lavoro dell’amministratore delegato e del presidente, Tommaso Santini e Daniele Moretto.

Elisio Trevisan

 

L’ex magistrato ne ha discusso con le società delle grandi rotte internazionali

«Siamo per la crocieristica, con garanzie». Ieri gli incontri con Realacci e Vendola

«Ho incontrato i rappresentanti della Clia, l’associazione degli armatori delle grandi rotte navali internazionali, presenti rappresentanti di Carnival e Msc. E andrò a parlare con Vtp. Anche gli armatori sono d’accordo nell’evitare lo scavo del canale Contorta e abbiamo portato su questa linea anche gli altri candidati sindaco. È ampio il consenso al no al Contorta. Ora bisogna decidere rapidamente sulle alternative. E ribadisco che noi siamo per la croceristica a Venezia, garantendo il lavoro e l’equilibrio ambientale».

Grandi navi , Felice Casson ribadisce la sua posizione a Mestre incontrando in piazzale Donatori di sangue l’amico onorevole Ermete Realacci, presidente della commissione Presidente VIII commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici della Camera.

«Non è lungimirante proseguire con lo scavo del Contorta», conferma Realacci, ricordando il pronunciamento unanime del Senato sulla valutazione di alternative.

I due hanno lavorato assieme anche al disegno di legge sugli ecoreati che dovrebbe essere approvato martedì. Venezia, dice Realacci, merita il ruolo di capitale del Veneto, «regione al secondo posto in Italia per investimenti nella Green economy», e che occupa 6.400 aziende in Provincia, «quelle che si sono difese meglio dalla crisi».

Ambiente, salute, lavoro. Tre temi cardine del programma di Casson: ieri mattina all’Officina del gusto l’incontro con il mondo della sanità veneziana, nel pomeriggio a Forte Marghera il saluto a Niki Vendola, leader di Sel arrivato per sostenere la lista di Bettin “2020Ve”.

«Bonifiche, sostegno alle produzioni green, difesa dei servizi sociali pubblici sono tra le cifre distintive della lista e della coalizione», dice Casson che, dopo la visita alla Grandi Molini, è sempre più convinto che il rilancio per la città passi anche per un forte investimento su Porto Marghera ma servono azioni lungimiranti: sburocratizzazione, economia green, e zona franca economica per garantire innovazione e finanziamenti europei. Su Alles promette battaglia e sul Vallone Moranzani, servono accordi con «impegni precisi». E conclude: «Lavoriamo uniti, se lo faremo concluderemo la partita il 31 maggio con una vittoria».

Mitia Chiarin

 

Rfi manda gli operai. Lettera ai candidati: «Il progetto va approfondito con i cittadini prima di un ok»

Rete Ferroviaria Italiana invia squadre di operai per una pulizia generale della vecchia linea dei Bivi (tra Asseggiano e Marocco), prima di dare il via a rilievi topografici e geotecnici, preliminari alla progettazione della riattivazione della linea per il riutilizzo per l’Alta Capacità e tre associazioni del Terraglio mettono in allarme i cittadini e la politica.

Una lettera ai tutti i candidati a sindaco di Venezia è stata inviata ieri dai comitati Cobiter , Cocit e Terraglio&dintorni, firmata dai rispettivi portavoce, Alvise Pengo, Diego Saccon e Angelo Pistilli.

«Già tre anni fa la popolazione residente vicino alla linea ferroviaria inattiva e in tutto il territorio interessato, si era mobilitata a fronte di un suo riutilizzo per l’Alta Capacità ferroviaria, ciò in considerazione dell’elevata urbanizzazione attorno alla tratta», ricordano i tre comitati.

Ed è del giugno 2012 un ordine del giorno approvato all’unanimità dal consigio counale venezia che si affermata che «la riattivazione della linea ferroviaria dei Bivi», indicata all’interno dello studio sull’Alta Capacità, «per quanto indispensabile ad un effettivo trasferimento delle merci dalla gomma al ferro e conseguentemente per lo sviluppo di tutta l’area di Porto Marghera, interferisce con un ambito territoriale fortemente urbanizzato».

Nel parere del consiglio comunale si affermata quindi che ogni valutazione sulla «riattivazione non può che essere rinviata a successive fasi di sviluppo progettuale che deve prevedere la realizzazione in galleria e il pieno coinvolgimento della popolazione».

I tre comitati, quindi, chiedono ai candidati sindaci di tutti gli schieramenti di impegnarsi pubblicamente «al mantenimento di questa linea di indirizzo anche per la futura amministrazione cittadina».

Fonti di Rete Ferroviaria Italia ci hanno confermato ieri che la pulizia della linea , dal Bivio Marocco al Bivio Carpenedo, prevede la raccolta di immondizie, erboni alti, una derattizzazione,e si tratta di un intervento che anticipa le indagini per la riattivazione della linea. Ma il processo, spiegano da Rfi, è tutt’altro che veloce: due anni serviranno per approfondire la progettazione e poi altri quattro anni serviranno prima di veder partire i cantieri. E dalla società tengono a precisare che ogni intervento prevede uno «stretto contatto e confronto con le associazioni del territorio, sempre tempestivamente informate».

Il progetto rientra nel lavoro delle Ferrovie per l’Alta velocità fino all’aeroporto di Tessera e per l’Alta capacità delle merci. Il tema rimbalza quindi in campagna elettorale e oggi proprio al Terraglio, 4 mila abitanti, è atteso uno dei candidati sindaco, Felice Casson, cheparlerà in un incontro pubblico alle 10 al centro civico di via Terraglio 43 assieme ai candidati consiglieri comunali Edda Costacurta e Antonino Stinà, e al candidato in Regione Giovanni Azzoni.

(m.ch.)

 

Gazzettino – Mestre. Lavori sui Bivi, e’ gia’ allarme

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16

mag

2015

FERROVIA – Rilievi tecnici per riaprire alle merci la tratta abbandonata

LA SOLUZIONE «Treni in trincea per non soffocarci»

PROTESTE – Tra Carpenedo e Marocco tantissime case a ridosso dei binari

Non sono ancora arrivate le ruspe ma poco ci manca. L’avvio dei lavori per ripristinare la tratta ferroviaria dei Bivi è segnato, su quei binari deve passare l’Alta capacità per le merci. Nei giorni scorsi i residenti della zona hanno visto i primi tecnici in sopralluogo. E Rfi ha confermato loro che vuole procedere alla pulizia dei terreni, disboscandoli, in modo da poter fare i rilievi topografici e geotecnici preliminari alla progettazione per la riattivazione della linea.

Non sarà questione di giorni o pochi mesi, dunque, ma il percorso è avviato e la gente che abita lì attorno è preoccupatissima. È vero che esiste un ordine del giorno del Consiglio comunale, votato quasi all’unanimità il 27 giugno del 2012 in seguito alle mobilitazioni dei cittadini, ma bisogna vedere se il documento sarà in grado di proteggerli.

Non avendo in mano altro che quello, però, Alvise Pengo, coordinatore del comitato Co.Bi.Ter., assieme al presidente del Cocit Diego Saccon e a quello dell’associazione Terraglio & Dintorni Angelo Pistilli, hanno scritto una lettera a tutti i candidati sindaco. Chiedono loro un impegno a rispettare il contenuto di quel documento e, soprattutto, a farlo rispettare dalle ferrovie.

Inizialmente i cittadini volevano che la linea dei Bivi non fosse riattivata, perché in tutti gli anni in cui è stata inutilizzata (dal 1994 in poi), sono state costruite molte case proprio a ridosso dei binari facendo nascere un quartiere urbano.

Poi hanno scoperto che non si può evitare la riapertura, perché è un’opera considerata indispensabile per un effettivo trasferimento delle merci dalla gomma al ferro e conseguentemente per lo sviluppo di tutta l’area di Porto Marghera, liberando al contempo la stazione centrale di Mestre che potrà così sviluppare il trasporto passeggeri.

A quel punto hanno chiesto che venissero limitati al massimo i danni, e l’ordine del giorno dice proprio questo, ossia che la riattivazione «deve prevedere la realizzazione in galleria ed il pieno coinvolgimento della popolazione interessata».

Su questi due punti cittadini e comitati non intendono cedere di un millimetro.

 

Nuova Venezia – Grandi navi, il Contorta perde terreno.

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12

mag

2015

Tutti i candidati sindaci sono contrari. Il viceministro Nencini: soluzioni rapide per Venezia. Il Comitato: Costa si dimetta

Il Porto si aggrappa al Contorta. Ma nessuno o quasi nel mondo politico sembra appoggiare la sua posizione. Rilancia l’ipotesi il presidente Paolo Costa, che ha tirato ieri le somme sull’attività dello scalo veneziano negli ultimi dodici mesi. Frenano i candidati sindaci, pur con vari distinguo.

E frena anche Riccardo Nencini, viceministro alle Infrastrutture e Trasporti e segretario nazionale del Psi. Ieri mattina era a Venezia per appoggiare la campagna a sindaco di Felice Casson.

«Ha annunciato «soluzioni rapide per Venezia, sulla base degli studi e dei pronunciamenti già fatti». Un’altra grande opera? «Questo governo ha decisamente cambiato strada rispetto agli altri», dice Nencini, «abbiamo abolito la Legge Obiettivo, approvato il nuovo codice degli appalti che prevede un maggiore controllo sulle imprese e una separazione fra controllato e controllore, introdotto l’Autorità nazionale Anticorruzione di Raffaele Cantone».

Anche i socialisti presenti in sala, da sempre non ostili alla crocieristica, abbozzano. La via Contorta come alternativa alle grandi navi a San Marco sembra dunque più ardua.

Dopo la grande manifestazione di sabato, il Comitato «No Grandi navi» rilancia.

«Costa prenda atto che tutti i candidati sindaci e la città sono contrari al suo devastante progetto e si dimetta», ha dichiarato ieri il portavoce Silvio Testa, «è un uomo solo al comando, ma non è Fausto Coppi al Giro d’Italia. Ne prenda atto anche il presidente Renzi, a cui abbiamo consegnato 120 mila firme contrarie allo scavo. Non può esistere una Via positiva per un progetto che Venezia non vuole. Mettiamoci una pietra sopra, si cominci a riflettere sulle vere alternative praticabili».

Alternative su cui però non c’è accordo.

I comitati puntano sulle «navi incompatibili fuori della laguna». Dunque preferiscono il nuovo terminal al Lido. Nei progetti presentati da Cesare De Piccoli-Duferco, Boato-Vittadini, già al vaglio della commissione di Impatto ambientale, ma anche dal Movimento Cinquestelle di Davide Scano e dall’assessore di Mira Luciano Claut.

Altra ipotesi in campo è quella di Marghera, con il progetto firmato da Roberto D’Agostino – anch’esso depositato alla commissione Via – per spostare il terminal delle grandi navi in canale Brentella e canale Industriale Ovest. la Marittima sarebbe destinata a piccole navi, yacht di lusso e residenza.

Luigi Brugnaro, ex presidente di Unindustria e candidato sindaco, punta su una quarta alternativa. Il canale Vittorio Emanuele, già esistente, per far arrivare le navi in Marittima passando per Marghera. Ipotesi che il Porto ha scartato, al pari del terminal al Lido, qui per la «commistione impossibile» del traffico passeggeri con il traffico commerciale.

Anche Francesca Zaccariotto si schiera contro lo scavo del Contorta. «Ma dobbiamo salvaguardare la Marittima, dice, «e i 5 mila posti di lavoro della croceristica».

Felice Casson, candidato del centrosinistra, scandisce la sua linea. «Mai detto che la croceristica va abbandonata», dice, «dobbiamo trovare un’alternativa compatibile con l’ambiente che possa salvaguardare i posti di lavoro e addirittura aumentarli.

Le alternative sono depositate al ministero, si tratta di decidere confrontando costi, impatti ambientali e possibilità di posti di lavoro. Ma scavare un nuovo canale in laguna sarebbe devastante, oltre che illegittimo». Partita ancora in corso. Mentre le navi sono tornate. Ma solo quelle al di sotto delle 96 mila tonnellate.

Alberto Vitucci

 

Un nuovo studio dimostra l’evoluzione del fenomeno. Il direttore Trincardi: «Non abbiamo soldi»

Erosione in laguna, le indagini del Cnr

Erosione in aumento. Correnti modificate, più veloci in entrata. Nuove buche sui fondali e buche precedenti che si approfondiscono sempre più. Una situazione drammatica, quella della laguna, denunciata dagli esperti. Gli imponenti lavori del Mose hanno accelerato le trasformazioni. E il monitoraggio promesso non arriva. Lo ammette anche il professor Fabio Trincardi, direttore del Cnr-Ismar di Venezia. Che denuncia come «a fronte di un decisivo aumento delle conoscenze sembrano venir meno i finanziamenti per i monitoraggi». Si interrompono dunque, dice Trincardi, «le serie storiche di dati idrologici e di trasporto dei materiali, indispensabili per comprendere le tendenze evolutive reali della laguna». La campagna di monitoraggio del Corila dopo la posa dei cassoni in calcestruzzo sui fondali della laguna è stata interrotta. «Nessuno l’ha voluta finanziare, e serviva proprio a verificare gli effetti delle opere», dice Trincardi. Tutto questo proprio mentre le tecniche a disposizione del Cnr veneziano sono tra le più avanzate in Europa. Le profondità e lo stato dei fondali si analizzavano fino a poco tempo fa con tecniche piuttosto rudimentali. Un sasso legato alla corda, le canne da pesca. Adesso i sonar, gli ecoscandagli e strumenti sofisticati possono dare la fotografia reale di cosa succede sott’acqua, delle correnti aumentate e delle nuove buche. Nei prossimi giorni il Cnr presenterà il suo ultimo rilevamento, frutto del lavoro di 25 tecnici e ricercatori. Una vera «fotografia» dei fondali lagunari che sarà presto pubblicata sull’Atlante della laguna. «Ma l’esame risale al 2013», dice Trincardi, e per avere un quadro della situazione e degli interventi necessari occorre andare avanti». Pur in mancanza di carte storiche così dettagliate si possono ad esempio verificare alcuni fenomeni abbastanza evidenti. In bocca di porto di Malamocco, dove da sempre esiste una buca (detta «delle Ceppe») negli ultimi anni la superficie si è allargata. L’area di colore blu, dove la profondità sfiora i 50 metri – intorno a ciò che resta del molo ottocentesco, in parte demolito per far parte dalla conca di navigazione – è molto più ampia. Sul fondo del canale dei Petroli, osserva il direttore del Cnr veneziano, «sono comparsi trogoli erosivi di forma ellittica che potrebbero essere indotti da un processo di erosione in atto». Valutazione difficile, vista la mancanza di precedenti ad alta risoluzione. Ma nuovi casi vengono segnalati vicino a San Giorgio, in bacino San Marco (buca da trenta metri), sotto la lunata del Lido, davanti e dietro i «materassini» messi sul fondale per proteggere le paratoie. Fenomeni su cui Il Cnr vuole indagare.

Alberto Vitucci

 

MIRA – Dopo la sentenza del Consiglio di Stato che ha dato il via libera all’ampliamento (revamping) dell’impianto di rifiuti speciali e pericolosi di Alles a Marghera, il Comune si dice fortemente preoccupato.

«Ci eravamo costituiti davanti al Tar assieme al Comune di Venezia», spiega il sindaco Maniero, «contro l’ampliamento autorizzato dalla Regione delle attività dell’impianto di trattamento rifiuti tossico-nocivi al confine tra Venezia e Mira. Il Tar ci aveva dato ragione. Ora con la sentenza del Consiglio di Stato, per i cittadini tornano i rischi. Non si tratta di timori infondati. In due conferenze scientifiche ospitate a Mira con la collaborazione del Centro regionale di controllo della malattie rare, è emerso che Mira presenta un picco di frequenza di queste patologie. Non abbiamo bisogno di emissioni provenienti da rifiuti tossico nocivi».

«Nel momento in cui siamo impegnati a risanare il territorio dalle discariche abusive sorte nei decenni scorsi», aggiunge l’assessore all’Ambiente Sanginiti, «è evidente che non possiamo accettare che a ridosso del nostro territorio si ampli una discarica di materiali pericolosi. Ci preoccupa lo sconfortante silenzio della Regione».

(a.ab.)

 

Nonostante le diffide, i manifestanti hanno raggiunto Venezia senza striscioni

Presidio in piazza Ferretto per chiedere nuove piste. Nel pomeriggio Bimbimbici

Alla fine a piazzale Roma ci sono arrivati lo stesso, nonostante i divieti di Prefettura e Questura che avevano loro vietato, riferendosi a vecchie norme del 2009, di manifestare lungo il ponte della Libertà. Un centinaio di ciclisti, mobilitati da una ventina di associazioni di appassionati del pedale di Mestre e Venezia, impegnati da mesi a chiedere un collegamento ciclabile sicuro tra Mestre e Venezia, e critici sui cantieri per la ciclabile lungo il ponte della Libertà e che procedono a rilento, hanno raggiunto piazzale Roma verso le 10 del mattino con una corsa individuale, senza striscioni, bandiere e senza occupare la sede stradale, ma utilizzando il marciapiede laterale.

Una sorta di flash mob spontaneo, raccontano i partecipanti, che è stato deciso dopo il concentramento dei ciclisti alle 9.30 al parco di San Giuliano. Si sono messi in marcia in fila indiana, direzione Venezia, non passando di sicuro inosservati, ma senza creare alcun problema alla circolazione in una giornata difficile per Venezia, vista la mobilitazione contro le grandi navi e l’inaugurazione della Biennale, nella città invasa di turisti.

Alle 11.30 le biciclette, rientrate dalla missione a Venezia, hanno raggiunto piazza Ferretto dove è stato letto un documento che chiede al Comune e al futuro sindaco degli impegni certi per la applicazione completa del Biciplan e il completamento di vari tratti di piste ciclabili, creando una struttura comunale che si occupi anche di garantirne la manutenzione.

I manifestanti hanno anche avuto modo di dialogare con rappresentanti dei partiti presenti in piazza con i loro gazebo elettorali. Si sono visti il candidato sindaco dei cinque stelle Davide Scano e Giampietro Pizzo, candidato di “Venezia cambia 2015”. Altri ciclisti hanno parlato invece con il capolista della lista Casson, Nicola Pellicani e alcuni rappresentanti di Venezia bene comune, altra lista che corre alle prossime elezioni comunali.

Nel pomeriggio, altra iniziativa a Mestre dedicata alle due ruote, con la manifestazione “Bimbimbici” partita nel primo pomeriggio da piazzetta Coin. In bici stavolta bambini e le loro famiglie , approfittando del pomeriggio quasi estivo. Destinazione, il parco di San Giuliano dove si è svolta la manifestazione finale alla presenza di oltre duecento persone.

Insomma, nonostante il divieto alla manifestazione il mondo delle due ruote è riuscito a far sentire la sua voce, chiedendo alla politica di garantire a chi usa la bicicletta di muoversi in sicurezza in una città che negli ultimi dieci anni ha saputo investire molto nella mobilità ciclabile, portando a quasi cento i chilometri di piste ma non tutti ben collegati tra loro.

La pista sul ponte della Libertà, richiesta da anni, sembrava una realtà ma i cantieri vanno a rilento, specie nel tratto a sbalzo in direzione di Venezia, e inoltre non è ancora realizzato, ma solo disegnato sulla carta il collegamento che dovrebbe consentire ai ciclisti di non rischiare la vita nel tratto tra San Giuliano e i Pili, collegando la pista a via Torino.

Eppure in estate almeno 75 mila persone usano la bici per andare da Mestre al Lido e Pellestrina con il ferry boat. E con la prossima attivazione del tram si teme un divieto ai cicli sul ponte.

Mitia Chiarin

 

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