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Comunicato stampa congiunto 16 giugno 2020

Inceneritore: ritirare il progetto per riaprire il confronto

Non si placano le contestazioni dei comitati e delle associazioni contrarie al nuovo inceneritore di Fusina proposto da Ecoprogetto (gruppo Veritas), che potrebbe essere definitivamente autorizzato il prossimo 18 giugno. Alle dichiarazioni dell’assessore della Lega Bottaccin, così come quelle dei consiglieri regionali del PD, circa l’intenzione di riaprire un confronto sul progetto per il momento non sembrano seguire i fatti.

I comitati e le associazioni che da mesi si battono contro l’ecomostro hanno più volte sollecitato sia la Regione che il Ministro Sergio Costa affinché fermassero l’iter autorizzativo, senza mai ricevere alcuna risposta. A marzo in pieno lockdown è stata inviata una lettera di richiesta di moratoria fino a fine anno per consentire di avviare un dibattito pubblico esteso fuori dalle restrizioni antivirus;  ma la Commissione VIA, dopo una breve sospensione, è andata avanti con i lavori fino ad esprimere lo scorso 20 maggio il proprio parere favorevole. A fine aprile è stata inviata una lettera direttamente al Ministro Sergio Costa per chiedere un incontro, e nessun cenno di riscontro è mai stato dato. Silenzio anche da parte del Presidente leghista Luca Zaia di fronte ai tantissimi cittadini che hanno partecipato al mailbombing per chiedere al Governatore di intervenire in prima persona. Infine muro di gomma anche da parte della Conferenza dei Servizi di fronte alla legittima richiesta di comitati e associazioni di poter partecipare alla prossima seduta decisoria prevista per il 18 giugno in qualità di portatori di interessi diffusi, così come previsto dalla legge 241/90. Le uniche risposte certe sono arrivate da quelle amministrazioni comunali governate da centro-destra e centro-sinistra che, sollecitate in sede istituzionale, si sono apertamente schierate a favore dell’inceneritore confermando la loro posizione anche nei Consigli di Bacino; è il caso per esempio di Venezia, Mira, Dolo, Mirano, Spinea, e da ultimo Mogliano con la “pilatesca” e ipocrita presa di posizione del Sindaco Davide Bortolato. Solo Chioggia,  Vigonovo, Portogruaro e la Municipalità di Marghera hanno avuto il coraggio di dire “no” all’inceneritore. 

“Non vorremmo che le recenti “aperture” di esponenti della Lega e del PD fossero solo un modo di prendere tempo di fronte al dilagare della protesta in tutto il territorio metropolitano. – affermano alcuni esponenti del fronte ambientalista – Se qualcuno pensa di rabbonirci con qualche dichiarazione per superare indenne la campagna elettorale delle regionali o delle comunali, forse non ha capito che su questa storia noi andremo fino in fondo senza lasciare nulla di intentato, e soprattutto inchiodando tutte le forze politiche alle loro responsabilità. Qui si sta discutendo di un impianto che mina la salute di centinaia di migliaia di persone, e che andrà a compromettere definitivamente un territorio già fortemente inquinato e cementificato. Se davvero si vuole aprire un confronto con i comitati e le associazioni che hanno prodotto decine di osservazioni svelando tutti i limiti e i rischi del nuovo inceneritore, allora si abbia il coraggio di ritirare il progetto, di aprire finalmente un tavolo con tutte le parti sociali e politiche, di avviare un processo partecipativo vero con la popolazione. Noi le alternative le abbiamo: costano meno, creano più occupazione, e soprattutto sono  sostenibili dal punto di vista ambientale”.

La protesta dunque continua, così come continua il lavoro di studio per il ricorso e l’azione di sensibilizzazione della popolazione. Meteo permettendo, per il weekend rimangono confermati diversi gazebo in tutta l’area metropolitana per distribuire materiale informativo, raccogliere fondi per il ricorso al TAR, e rilanciare la petizione.

 

Comitato Opzione Zero, Medicina Democratica, Assemblea contro il rischio chimico Marghera, Malacaigo, Ambiente Venezia, Ecoistituto Alex Langer, Eddyburg, Cobas autorganizzati Comune di Venezia, Laboratorio Venezia, Quartieri in Movimento, Mira 2030, FFF Venezia-Mestre, Forum dell’Aria, Comitato Difesa Ambiente e Territorio Spinea, Marghera libera e pensante, WWF Venezia, Comitato No Grandi Navi, Associazione Valore Ambiente, cà Luisa casa del Popolo Venezia, Associazione APIO

 

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INCENERITORE FUSINA

La mobilitazione continua

TUTTI A VENEZIA SABATO 13 GIUGNO – ORE 17-19

Sabato 13 giugno il Comitato No Grandi Navi ha indetto una importante mobilitazione con l’intento di costruire una lunga catena umana da San Basilio a Punta della Dogana. Obiettivo è riaffermare ancora una volta che l’unico futuro possibile e necessario per Venezia, per il territorio metropolitano e regionale è quello che guarda alla riconversione ecologica, al lavoro degno, alla giustizia sociale, alle relazioni solidali.

Il MOSE, le Grandi Navi, l’Inceneritore, la cementificazione, la Pedemontana, le produzioni nocive e fossili rappresentano nel nostro territorio quel sistema estrattivista e predatorio finalizzato ad alimentare e consolidare un blocco di potere politico, economico, finanziario marcio e senza scrupoli. E’ un sistema che privilegia il profitto di pochi, che distrugge l’ambiente e la vita delle persone, che a livello globale minaccia pericolosamente l’intero Pianeta con i cambiamenti climatici e la devastazione degli ecosistemi.

L’inceneritore che la Giunta del Veneto guidata da Zaia sta per approvare con l’avvallo del Partito Democratico, rappresenta in modo emblematico questa logica, e anzi costituisce un anello fondamentale delle catene produttive consumiste votate allo sviluppo infinito.

Per questo come comitati e associazioni impegnati a contrastare l’ecomostro di Fusina invitiamo tutti a partecipare numerosi alla manifestazione di sabato e a costruire insieme a noi un pezzo significativo di questa grande catena umana per portare in evidenza questa importante vertenza.

Partenza dalla Riviera ore 16 – per maggiori info scrivi a info@opzionezero.org

 

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Comunicato stampa congiunto 10/06/2020

Inceneritore: parere VIA raffazzonato e da respingere

 

Il parere del Comitato tecnico VIA tenta di rattoppare un progetto irricevibile.

Istruttoria confusa nei numeri e nelle tempistiche, blande se non inesistenti le prescrizioni.

Sui PFAS asfaltato il principio di precauzione.

Ammessi e di fatto concessi sforamenti sugli inquinanti gassosi.

La valutazione degli impatti ambientali e dei rischi sanitari è inconsistente.

Accolto in modo acritico il sovradimensionamento dell’impianto.

Ormai evidente che quello di Fusina sarà l’inceneritore a servizio di tutto il Veneto.

 

 

Con notevole ritardo, alla fine è stato pubblicato il parere del Comitato Regionale V.I.A..

Un documento di 164 pagine che i comitati hanno subito analizzato punto per punto per svelare limiti e contraddizioni. Netto il giudizio degli esponenti delle associazioni ambientaliste:     “Si tratta di un parere raffazzonato che tenta di mettere le toppe a un progetto volutamente ambiguo e lacunoso, facendo alla fine ancora più confusione su numeri e tempistiche. La Regione ha scelto di sposare le richieste di Ecoprogetto assecondando le zone d’ombra, giustificando le mancanze anche là dove sono evidenti i rischi e i superamenti dei limiti degli inquinanti. E’ stato svolto il compitino che assolve la procedura prevista dalla legge, ma siamo ben lontani da una vera valutazione degli impatti sull’ambiente e dei rischi per la salute dei cittadini. La responsabilità per le conseguenze che possono derivare da una scelta così irresponsabile sta in capo alla Regione Veneto, ma anche a tutti gli altri Enti che partecipano alla Conferenza dei Servizi”.

Molte le osservazioni critiche che i comitati stanno elaborando. Tra i punti più controversi e preoccupanti quello riguardante i PFAS, in merito ai quali si è deciso di asfaltare il principio di precauzione. Nell’istruttoria si conviene infatti sulle preoccupazioni dei comitati riguardanti i rischi derivati dall’incenerimento di queste sostanze e sulla mancanza di studi scientifici approfonditi, ma si autorizza ugualmente la Linea 3 dedicata a fanghi e percolati chiedendo al proponente di presentare da qui a 5 anni  argomentazioni rassicuranti.

Ugualmente per i fumi là dove, pure accogliendo una simulazione discutibile limitata all’area circostante all’impianto e al funzionamenti di due soli bruciatori su tre, si riconosce lo sforamento delle concentrazioni per diversi inquinanti (ad es. PM 2,5, NOx, Benzo(a)pirene), o comunque un incremento significativo dei livelli di altri composti rispetto ai valori attuali, come ad es. per le diossine. Eppure le prescrizioni che seguono sono assolutamente blande se non del tutto inesistenti. Ad esempio per la Linea 1, quella già realizzata e che potrebbe entrare in funzione nel giro di pochi mesi, la Commissione avvvalla la sua accensione ma rimanda l’installazione dei filtri più tecnologici contro gli NOx di almeno 18 mesi.

Per quanto riguarda i rischi sanitari ci si accontenta della misera richiesta dell’ULSS 3 di adottare un sistema di monitoraggio in continuo dei microinquinanti da usare  sulle linee in funzione; ma solo a turnazione; mentre in merito  alle campagne di monitoraggio delle ricadute queste saranno limitate ai punti già individuati e distanti appena qualche km dai camini.

Sulla Valutazione di Incidenza per gli impatti sulle zone SIC-ZPS di pregio ambientale come la Laguna di Venezia, si prende per buona l’ipotesi del proponente secondo la quale non è necessario espletare la procedura pure essendo l’impianto a soli 1.6km da una delle zone umide più importanti del mondo.

Infine, ma non da ultimo, si limita la combustione di rifiuti a 120.000 t/anno complessive, un livello comunque molto elevato e corrispondente a più del doppio del CSS attualmente prodotto. Allo stesso tempo la Commissione accoglie senza alcun commento la proposta di Ecoprogetto di sovradimensionare in modo spropositato la parte dell’impianto finalizzata alla produzione di CSS, fanghi e rifiuti legnosi da incenerire. Con ciò lasciando aperta la porta alla possibilità di aumentare in un secondo momento le quantità di rifiuti da smaltire nei 3 forni senza bisogno di rifare la procedura di VIA. Del resto ciò risulta confermato da un passaggio dell’istruttoria, nemmeno tanto velato, nel quale si fa cenno alla carenza di impianti in Regione e all’eccesso di rifiuto residuo da trattare. In pratica l’ipotesi che nell’inceneritore di Fusina vengano smaltiti i rifiuti e i fanghi provenienti da tutto il Veneto diventa una certezza.

In definitiva tutte le critiche e i timori espressi dalle organizzazioni ambientaliste in questi mesi risultano confermate: “Vedremo in sede di Autorizzazione Integrata Ambientale se ci saranno prescrizioni degne di questo nome, ma le premesse sono pessime”.

Intanto sono già al lavoro due gruppi di lavoro che si stanno concentrando da un lato sul ricorso al TAR e dall’altro sulla elaborazione più dettagliata delle alternative già proposte e mai considerate dalle istituzioni.

Sul piano della mobilitazione, invece, i comitati scenderanno di nuovo in piazza sabato 13 giugno dalle ore 17 alle ore 19.00 con il Comitato No Grandi navi per costruire una lunga catena umana da San Basilio a Punta della Dogana.

Per il weekend del 20-21 giugno previsti invece diversi gazebi in varie piazze del territorio metropolitano per rilanciare la petizione contro l’ecomostro di Veritas.

 

Comitato Opzione Zero, Medicina Democratica, Assemblea contro il rischio chimico Marghera, Malacaigo, Ambiente Venezia, Ecoistituto Alex Langer, Eddyburg, Cobas autorganizzati Comune di Venezia, Laboratorio Venezia, Quartieri in Movimento, Mira 2030, FFF Venezia-Mestre, Forum dell’Aria, Comitato Difesa Ambiente e Territorio Spinea, Marghera libera e pensante, WWF Venezia, Comitato No Grandi Navi, Associazione Valore Ambiente, Associazione APIO

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COMUNICATO STAMPA OPZIONE ZERO 04 FEBBRAIO 2017

SMOG – COMITATI E ASSOCIAZIONI METROPOLITANE PRONTI ALLA MOBILITAZIONE

 

Movimenti, comitati e associazioni non ci stanno, e dopo l’iniziativa dello scorso 14 gennaio a Marghera, rilanciano con due appuntamenti di mobilitazione diffusa nell’area metropolitana previsti per il 18 febbraio e il 4 marzo, con manifestazioni e flash mob a Marghera, Mestre, Venezia, Spinea, Mirano e in Riviera del Brenta.

“Flashsmog: spolveriamo il Veneto dalle polveri sottili e dalle grandi opere” è questo lo slogan con il quale il comitato Opzione Zero lancia un appello alle altre organizzazioni ambientaliste e alla popolazione per mettere in campo fin da subito un’azione forte e decisa anche in Riviera del Brenta.

“Mentre il ministro Galletti si ostina a voler minimizzare il problema – attacca il comitato – qua nella pianura veneta e in particolare nel veneziano si soffoca: gli sforamenti si susseguono un giorno si e l’altro anche esponendo la popolazione a rischi elevatissimi. E’ inaccettabile che la politica e le istituzioni continuino ad affidarsi alla danza della pioggia: la situazione è ormai fuori controllo e assume caratteri strutturali più che emergenziali.

Per invertire la rotta servono azioni coraggiose e drastiche, sia nell’immediato che sul medio-lungo periodo. Il Veneto paga a caro prezzo una politica di sviluppo dissennato che in pochi decenni ha devastato il territorio invadendolo di strade e cemento. Di fronte a questa situazione la maggiore responsabilità sta in capo alla Giunta Regionale che ancora oggi mette a disposizione oltre 600 milioni di euro per un’opera devastante e inutile come la Pedemontana Veneta, mentre per il trasporto pubblico con autobus e tram solo 251 milioni euro.

Anche i Sindaci dovrebbero fare di più: intanto con il lavaggio periodico delle strade e il blocco del traffico, ma poi con azioni di informazione e sensibilizzazione della popolazione, incentivando economicamente l’uso dei mezzi pubblici, e mettendo in atto le azioni previste nei PAES già approvati (Piani di Azione Energia Sostenibile), a cominciare dalla riforestazione del territorio.”

Affrontare il problema si può e si deve, comitati e associazioni stanno elaborando una serie di proposte molto concrete e fattibili che qualificheranno le prossime mobilitazioni.

 

Emergenza smog – Flash mob a Marghera sabato mattina

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12

gen

2017

volantino_03-1CLICCARE SULL’IMMAGINE PER INGRANDIRLA

 

SABATO 14 GENNAIO
 
ORE 11.30 PIAZZALE PARMESAN MARGHERA
 
MOBILITAZIONE ANTISMOG DI COMITATI E ASSOCIAZIONI

 

Da mesi una cappa impressionante di smog ammorba l’aria della Pianura Padana, una delle regioni più inquinate del mondo! Particolarmente grave è la situazione in Veneto e nell’area metropolitana di Venezia.

I livelli di polveri sottili e ultrasottili (PM10 e PM 2,5) registrano continui sforamenti dei limiti di legge con picchi estremamente elevati e pericolosi per la salute delle persone. Secondo l’ultimo rapporto dell’Agenzia Europea per l’Ambiente (AEA), basato su dati raccolti in oltre 400 città nel periodo 2000-2014, sono 430mila i decessi prematuri stimati a causa del PM2,5, le polveri ultrasottili. Ma a colpire l’organismo sono anche l’esposizione al diossido di azoto (NO2) e all’ozono responsabili, rispettivamente, della morte prematura di 71mila e 17mila persone. Questo tipo di inquinamento causa o peggiora problemi respiratori, malattie cardiovascolari, cancro.

Le cause dell’inquinamento da smog sono molteplici e complesse, ma è ormai assodato che le emissioni dirette e indirette di queste microparticelle sono dovute principalmente al traffico e al riscaldamento degli edifici, oltre che alle attività industriali e agricole. Di fronte a questa gravissima situazione, la politica è immobile. Governo, Regione e Sindaci si rimpallano le responsabilità e intanto nessuno fa niente. E invece qualcosa si può fare, sia per affrontare lo stato di emergenza, sia per cambiare modello energetico e sistema della mobilità.

Sabato mattina diamo la sveglia al Presidente della Regione Zaia, al Sindaco metropolitano Brugnaro, ai primi cittadini dei Comuni veneziani. Richiamiamoli alle loro responsabilità!!

Comitati, associazioni e cittadini si ritroveranno a Marghera per un’azione di protesta simbolica e per avviare una vera e propria campagna antismog dal basso!

Intanto te abbassa il riscaldamento a 18°C e usa di meno l’auto!

 

 

Gazzettino – Marghera. Conti del Vega in mano ai legali.

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27

mag

2015

MESTRE – Nel mirino il vecchio Cda presieduto da Rossi Luciani con Vianello dg. Ipotizzati danni per milioni di euro

Anomalie nei prezzi e nelle fatturazioni, l’assemblea dei soci chiede di avviare un’azione di responsabilità

Vega presenta il conto al vecchio cda

Anomalie nei prezzi e nelle fatturazioni delle forniture, pronta un’azione di responsabilità

Il danno provocato a Vega Scarl non è ancora quantificato ma l’assemblea dei soci ha dato mandato al presidente di avviare un’azione di responsabilità contro il precedente Consiglio di amministrazione del Parco scientifico e tecnologico. Ora i legali effettueranno gli approfondimenti del caso, anche per stabilire di quanti soldi si parla, e in discussione potrebbero esserci milioni di euro.

A capo del precedente Cda c’era il presidente Luigi Rossi Luciani, e direttore generale era Michele Vianello.

Tutto è partito da un input del Comune che, come socio di maggioranza assoluta con quasi il 65% delle quote, ha chiesto ai vertici attuali di Vega Scarl di analizzare i conti dopo che lo scorso marzo è scoppiato lo scandalo tangenti a Ischia che ha portato all’arresto del sindaco dell’isola e di alcuni responsabili della cooperativa modenese Cpl Concordia, uno dei colossi della Legacoop specializzati nell’energia. Associazione per delinquere, corruzione e turbativa d’asta le accuse sollevate dai pm, e i commissari prefettizi di Venezia hanno alzato le orecchie sapendo che Cpl Concordia gestiva fino a qualche anno fa, assieme a Nova Marghera Facility, anche le forniture di energia al Vega Parco scientifico tecnologico di Marghera, tramite la società “Vega Energia”, al 35% del gruppo Marinese e al 65% di Cpl.

In origine la fornitura di gas ed energia elettrica era in capo a Nova Marghera, sempre della famiglia Marinese di cui fa parte il vice presidente di Confindustria Venezia, famiglia che tra l’altro ha il gruppo Pio Guaraldo in liquidazione. Da marzo del 2009 Vega Scarl si prese in carico la distribuzione a tutti gli edifici dell’area tra via della Libertà, via Pacinotti e via delle Industrie, ma da luglio 2011 a luglio 2013 ci fu una nuova parentesi durante la quale il compito venne affidato a “Vega Energia”, società appunto di Cpl e Nova Marghera. Dopo luglio del 2013 la fornitura è stata affidata a Veritas che continua tuttora.

Il concordato del Vega prima che scoppiasse lo scandalo e che i commissari chiedessero spiegazioni, aveva già messo in evidenza anomalie nei prezzi e nelle fatturazioni di varie forniture. Dopo le richieste di Vittorio Zappalorto i vertici del Parco scientifico hanno svolto ulteriori approfondimenti, allargando il campo, e alla fine hanno deciso di avviare l’azione di responsabilità contro la precedente amministrazione.

 

A proposito di…

      L’ASSEMBLEA DEI SOCI DI VEGA

Con riferimento alle notizie apparse sulla stampa del 27 maggio scorso si precisa che l’Assembla dei soci di Vega Scarl del 20 maggio 2015 ha dato mandato al presidente di conferire un incarico a un professionista indipendente – specializzato in materia – per valutare alcuni profili di danno per la società derivanti da vicende intercorse nel periodo 2009-2012, come emerse ad esito di un’indagine interna. Ad esito della relazione commissionata al professionista incaricato, ove emergessero precisi comportamenti atti a configurare gli estremi per l’avvio di un’azione di responsabilità, l’assemblea potrà valutare l’avvio di un’eventuale azione in tal senso.

Vega Scarl

 

Operazione Ive-Vega, Boraso all’attacco: «Unione pericolosa e dannosa per tutti»

C’è una convenienza economica e ci sono delle ragioni industriali nell’operazione decisa dal commissario Zappalorto che porterà l’Immobiliare Veneziana (Ive) a diventare proprietaria di tutte le quote comunali del Vega Scarl Parco scientifico e tecnologico? Lo chiede ufficialmente Renato Boraso, a capo della lista civica “Impegno per Venezia, Isole e Mestre” ma se lo chiedono anche altri cittadini non candidati. Boraso è convinto che sia «un’unione pericolosa e dannosa per tutti» perché sostiene che, «grazie alla scellerata gestione del Pd, Vega ha un buco di bilancio di 15 milioni di euro e che a sua volta Ive ha gravi problemi di bilancio anche a causa del contenzioso di quasi 9 milioni di euro legato alla famosa vicenda Fondo Lucrezio/Cantieri Dalla Pietà».

In realtà Ive chiuderà il bilancio con un utile, e pure Vega è in fase di rilancio, grazie all’opera dei vertici guidati da Angelo Begelle, presidente dal 5 agosto dell’anno scorso al posto di Daniele Moretto: il 2014 presenta un margine operativo (la gestione) attivo per 85 mila e 430 euro contro il passivo 2013 per 1 milione e 250 mila euro.

E allora? I maligni, sempre se il Comune non dimostrerà la convenienza economia e industriale, ci vedono solo un’operazione politica che riguarda comunque il Pd: il Vega rilanciato torna ad essere una società di primo livello, ha portato a casa 25 milioni di euro dal Protocollo con il ministero dell’Ambiente ed è diventato il fulcro della riqualificazione immobiliare di una vasta area sul waterfront lagunare. Per cui per l’Ive, al cui amministratore unico Silvio Milanese ex Ds e Pd bersaniano l’anno scorso venne prorogato il mandato oltre la scadenza naturale al 2015, il Vega Scarl è un fiore all’occhiello.

(e.t.)

 

GIORNI CONTATI – Si cerca una soluzione, ma i vertici sono spariti

Veneto Nanotech, sfratto in arrivo

Veneto Nanotech ha i giorni contati. Vega Scarl non può attendere oltre, e già nei prossimi giorni potrebbe avviare lo sfratto esecutivo del laboratorio di Porto Marghera. La società ha ormai accumulato debiti per 1 milione e 300 mila euro nei confronti del Parco scientifico che è in procedura concordataria e ha precisi obblighi nei confronti dei suoi creditori ai quali si è impegnato di restituire il 100% dei soldi che avanzano. Una soluzione si potrebbe ancora trovare ma i vertici di Veneto Nanotech non si fanno più sentire. Per cui lo sfratto è sempre più inevitabile.

Ieri, a proposito della crisi della società che ha sedi anche a Rovigo e Padova e rappresenta una delle eccellenze nazionali nel campo della ricerca sulle nanotecnologie, il fisico e candidato M5S al consiglio regionale del Veneto Antonio Candiello ha incontrato i ricercatori in mobilitazione permanente al Vega. Ed è intervenuto anche l’ex assessore comunale Gianfranco Bettin, affermando che «la Regione Veneto, che lascia languire e forse morire Veneto Nanotech, è la stessa che si spende per fare di Porto Marghera una pattumiera, appoggiando progetti di ampliamento sconsiderato di impianti per i rifiuti tossici (come Alles), che lascia fermo il grande progetto di rigenerazione del Vallone Moranzani e che batte la fiacca su bonifiche e riconversione».

(e.t.)

 

Gazzettino – Marghera. L’Ive si prende le quote del Vega

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26

mag

2015

PARCO SCIENTIFICO

Per fare cassa il Comune cede le azioni alla “sua” immobiliare

Ennesima operazione dopo il contestato salvataggio voluto dall’ex giunta Orsoni

Uno degli ultimi atti del sindaco Giorgio Orsoni fu il bando per il nuovo Consiglio di amministrazione del Vega. Uno degli ultimi atti del commissario Vittorio Zappalorto è per il Vega: ha pronta, infatti, la delibera per un aumento del capitale di Ive tramite conferimento delle quote del Vega Parco scientifico.

Ben presto, dunque, il Vega sarà quasi completamente in mano all’Ive, il braccio immobiliare del Comune di Venezia che avrà il 64,07% delle quote. Non è una novità che l’Immobiliare Veneziana metta il naso nelle faccende del Vega. Ad aprile dell’anno scorso, su incarico di Orsoni, acquistò spendendo 1 milione e 768 mila euro il 18,34% delle quote in mano a Syndial e il 2,81% di quelle possedute da Eni. L’operazione rientrava negli accordi in base ai quali Syndial ed Eni trasferirono 110 ettari di Porto Marghera a Comune e Regione per attrarre nuove industrie.

E questa nuova operazione? Fu molto criticato l’interesse della Giunta Orsoni al salvataggio del Parco scientifico, sommerso dai debiti e finito a metà maggio 2014 in concordato preventivo con un buco di 16 milioni di euro, da coprire con la vendita dei padiglioni Auriga e Lybra, delle aree ex Agip e Pandora e della partecipazione in Venezia Tecnologie.

Protestarono le opposizioni, ma anche componenti della maggioranza come Jacopo Molina che presentò un’interrogazione per chiedere se il Comune, con le quote di Syndial e di Eni, si comprava pure i debiti corrispondenti, e per conoscere il motivo di tale acquisto dato che il Comune aveva già il controllo della società con il 43,57% delle quote.

E pure i sindacati dei chimici furono molto critici: «Da tempo insistiamo perché la politica esca dalla gestione delle attività partecipate e municipalizzate, il 90% delle quali in Italia è in perdita. Servono operazioni di politica industriale lungimirante gestite da manager capaci e non con soluzioni taglia e cuci governate dagli amici degli amici».

L’operazione, a Ca’ Farsetti, viene presentata come a favore di una società, l’Ive, che ha recentemente messo a segno una serie di alienazioni di aree, che chiuderà il bilancio in utile permettendosi quindi di dare al Comune 5 milioni di euro, e che ha bisogno di aumentare il proprio capitale. Vega, d’altro canto, sta risorgendo grazie al lavoro dell’amministratore delegato e del presidente, Tommaso Santini e Daniele Moretto.

Elisio Trevisan

 

L’ex magistrato ne ha discusso con le società delle grandi rotte internazionali

«Siamo per la crocieristica, con garanzie». Ieri gli incontri con Realacci e Vendola

«Ho incontrato i rappresentanti della Clia, l’associazione degli armatori delle grandi rotte navali internazionali, presenti rappresentanti di Carnival e Msc. E andrò a parlare con Vtp. Anche gli armatori sono d’accordo nell’evitare lo scavo del canale Contorta e abbiamo portato su questa linea anche gli altri candidati sindaco. È ampio il consenso al no al Contorta. Ora bisogna decidere rapidamente sulle alternative. E ribadisco che noi siamo per la croceristica a Venezia, garantendo il lavoro e l’equilibrio ambientale».

Grandi navi , Felice Casson ribadisce la sua posizione a Mestre incontrando in piazzale Donatori di sangue l’amico onorevole Ermete Realacci, presidente della commissione Presidente VIII commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici della Camera.

«Non è lungimirante proseguire con lo scavo del Contorta», conferma Realacci, ricordando il pronunciamento unanime del Senato sulla valutazione di alternative.

I due hanno lavorato assieme anche al disegno di legge sugli ecoreati che dovrebbe essere approvato martedì. Venezia, dice Realacci, merita il ruolo di capitale del Veneto, «regione al secondo posto in Italia per investimenti nella Green economy», e che occupa 6.400 aziende in Provincia, «quelle che si sono difese meglio dalla crisi».

Ambiente, salute, lavoro. Tre temi cardine del programma di Casson: ieri mattina all’Officina del gusto l’incontro con il mondo della sanità veneziana, nel pomeriggio a Forte Marghera il saluto a Niki Vendola, leader di Sel arrivato per sostenere la lista di Bettin “2020Ve”.

«Bonifiche, sostegno alle produzioni green, difesa dei servizi sociali pubblici sono tra le cifre distintive della lista e della coalizione», dice Casson che, dopo la visita alla Grandi Molini, è sempre più convinto che il rilancio per la città passi anche per un forte investimento su Porto Marghera ma servono azioni lungimiranti: sburocratizzazione, economia green, e zona franca economica per garantire innovazione e finanziamenti europei. Su Alles promette battaglia e sul Vallone Moranzani, servono accordi con «impegni precisi». E conclude: «Lavoriamo uniti, se lo faremo concluderemo la partita il 31 maggio con una vittoria».

Mitia Chiarin

 

Rfi manda gli operai. Lettera ai candidati: «Il progetto va approfondito con i cittadini prima di un ok»

Rete Ferroviaria Italiana invia squadre di operai per una pulizia generale della vecchia linea dei Bivi (tra Asseggiano e Marocco), prima di dare il via a rilievi topografici e geotecnici, preliminari alla progettazione della riattivazione della linea per il riutilizzo per l’Alta Capacità e tre associazioni del Terraglio mettono in allarme i cittadini e la politica.

Una lettera ai tutti i candidati a sindaco di Venezia è stata inviata ieri dai comitati Cobiter , Cocit e Terraglio&dintorni, firmata dai rispettivi portavoce, Alvise Pengo, Diego Saccon e Angelo Pistilli.

«Già tre anni fa la popolazione residente vicino alla linea ferroviaria inattiva e in tutto il territorio interessato, si era mobilitata a fronte di un suo riutilizzo per l’Alta Capacità ferroviaria, ciò in considerazione dell’elevata urbanizzazione attorno alla tratta», ricordano i tre comitati.

Ed è del giugno 2012 un ordine del giorno approvato all’unanimità dal consigio counale venezia che si affermata che «la riattivazione della linea ferroviaria dei Bivi», indicata all’interno dello studio sull’Alta Capacità, «per quanto indispensabile ad un effettivo trasferimento delle merci dalla gomma al ferro e conseguentemente per lo sviluppo di tutta l’area di Porto Marghera, interferisce con un ambito territoriale fortemente urbanizzato».

Nel parere del consiglio comunale si affermata quindi che ogni valutazione sulla «riattivazione non può che essere rinviata a successive fasi di sviluppo progettuale che deve prevedere la realizzazione in galleria e il pieno coinvolgimento della popolazione».

I tre comitati, quindi, chiedono ai candidati sindaci di tutti gli schieramenti di impegnarsi pubblicamente «al mantenimento di questa linea di indirizzo anche per la futura amministrazione cittadina».

Fonti di Rete Ferroviaria Italia ci hanno confermato ieri che la pulizia della linea , dal Bivio Marocco al Bivio Carpenedo, prevede la raccolta di immondizie, erboni alti, una derattizzazione,e si tratta di un intervento che anticipa le indagini per la riattivazione della linea. Ma il processo, spiegano da Rfi, è tutt’altro che veloce: due anni serviranno per approfondire la progettazione e poi altri quattro anni serviranno prima di veder partire i cantieri. E dalla società tengono a precisare che ogni intervento prevede uno «stretto contatto e confronto con le associazioni del territorio, sempre tempestivamente informate».

Il progetto rientra nel lavoro delle Ferrovie per l’Alta velocità fino all’aeroporto di Tessera e per l’Alta capacità delle merci. Il tema rimbalza quindi in campagna elettorale e oggi proprio al Terraglio, 4 mila abitanti, è atteso uno dei candidati sindaco, Felice Casson, cheparlerà in un incontro pubblico alle 10 al centro civico di via Terraglio 43 assieme ai candidati consiglieri comunali Edda Costacurta e Antonino Stinà, e al candidato in Regione Giovanni Azzoni.

(m.ch.)

 

Gazzettino – Mestre. Lavori sui Bivi, e’ gia’ allarme

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16

mag

2015

FERROVIA – Rilievi tecnici per riaprire alle merci la tratta abbandonata

LA SOLUZIONE «Treni in trincea per non soffocarci»

PROTESTE – Tra Carpenedo e Marocco tantissime case a ridosso dei binari

Non sono ancora arrivate le ruspe ma poco ci manca. L’avvio dei lavori per ripristinare la tratta ferroviaria dei Bivi è segnato, su quei binari deve passare l’Alta capacità per le merci. Nei giorni scorsi i residenti della zona hanno visto i primi tecnici in sopralluogo. E Rfi ha confermato loro che vuole procedere alla pulizia dei terreni, disboscandoli, in modo da poter fare i rilievi topografici e geotecnici preliminari alla progettazione per la riattivazione della linea.

Non sarà questione di giorni o pochi mesi, dunque, ma il percorso è avviato e la gente che abita lì attorno è preoccupatissima. È vero che esiste un ordine del giorno del Consiglio comunale, votato quasi all’unanimità il 27 giugno del 2012 in seguito alle mobilitazioni dei cittadini, ma bisogna vedere se il documento sarà in grado di proteggerli.

Non avendo in mano altro che quello, però, Alvise Pengo, coordinatore del comitato Co.Bi.Ter., assieme al presidente del Cocit Diego Saccon e a quello dell’associazione Terraglio & Dintorni Angelo Pistilli, hanno scritto una lettera a tutti i candidati sindaco. Chiedono loro un impegno a rispettare il contenuto di quel documento e, soprattutto, a farlo rispettare dalle ferrovie.

Inizialmente i cittadini volevano che la linea dei Bivi non fosse riattivata, perché in tutti gli anni in cui è stata inutilizzata (dal 1994 in poi), sono state costruite molte case proprio a ridosso dei binari facendo nascere un quartiere urbano.

Poi hanno scoperto che non si può evitare la riapertura, perché è un’opera considerata indispensabile per un effettivo trasferimento delle merci dalla gomma al ferro e conseguentemente per lo sviluppo di tutta l’area di Porto Marghera, liberando al contempo la stazione centrale di Mestre che potrà così sviluppare il trasporto passeggeri.

A quel punto hanno chiesto che venissero limitati al massimo i danni, e l’ordine del giorno dice proprio questo, ossia che la riattivazione «deve prevedere la realizzazione in galleria ed il pieno coinvolgimento della popolazione interessata».

Su questi due punti cittadini e comitati non intendono cedere di un millimetro.

 

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