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Sabato 18 febbraio – Spolveriamoci dallo smog e dalle grandi opere

Posted by Opzione Zero in News | 0 Comments

15

feb

2017

 

 

flashsmog

SPOLVERIAMOCI DALLO SMOG E DALLE GRANDI OPERE

L’aria che respiriamo è sempre più inquinata dallo smog

Tumori, patologie respiratorie e cardiache sono in continuo aumento a causa dell’inquinamento. I più esposti sono bambini e anziani!

Le azioni messe in campo dalle istituzioni sono del tutto insufficienti, la politica si affida alla danza della pioggia…

Invece combattere lo smog si può e si deve e tutti devono fare la loro parte:

noi cittadini cambiando i nostri stili di vita (usa meno l’auto e abbassa il riscaldamento), i Sindaci, la Regione e il Governo investendo su azioni concrete e coraggiose.

 

DIFENDIAMO AMBIENTE E SALUTE

SABATO 18 FEBBRAIO

PRIMA GIORNATA DI MOBILITAZIONE METROPOLITANA

 

RIVIERA DEL BRENTA

FLASHSMOG IN BICICLETTA

ORE 10 PIAZZA MUNICIPIO MIRA

 

(altre iniziative a Spinea, Mirano, Noale, Marghera)

 

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CAMBIAMO ARIA

Dalla gronda lagunare alla Riviera del Brenta al Miranese, come oltre il 90% della popolazione in Europa, respiriamo aria avvelenata da smog. Senza distinzione tra aree urbane e metropolitane PM10, PM 2,5, NO X e tanti altri composti cancerogeni attaccano la nostra salute determinando un’emergenza sanitaria con cifre da brivido quasi mezzo milione di morti in Europa ogni anno, 90.000 in Italia.

Il nostro territorio contribuisce in modo importante a riempire di polveri sottili il catino infernale della pianura padana per le molteplici fonti di inquinamento concentrate in un area ristretta : centrali elettriche, impianti industriali, porto, cementificazione ed eccessivo sviluppo di strade e autostrade. Paghiamo il prezzo di un sistema economico sbagliato attento ai profitti ma non alla vita delle persone. Liberare le nostre città e i nostri paesi dallo smog è possibile, ma è necessario agire  fin da subito e su più livelli.

Intanto con provvedimenti di carattere emergenziale per contenere i livelli di polveri sottili tarati sulle caratteristiche di ciascun territorio: dal lavaggio strade alla riorganizzazione dei flussi di traffico urbano e sulle grandi arterie stradali (es. Tangenziale, Romea), attivazione di tariffe agevolate nei trasporti pubblici, uso di combustibili meno inquinanti nei mezzi navali, sistemi di allertamento e  informazione della popolazione, indagine epidemiologica e molto altro ancora.

Ma poi soprattutto con investimenti e azioni strutturali nel campo della mobilità sostenibile, della  riqualificazione energetica degli edifici pubblici e privati, della   riconversione industriale ed energetica, dei rifiuti e dell’ambiente. Azioni decisive per mettere al sicuro la nostra salute ma che Governo, Regione, Città Metropolitana, Sindaci non stanno mettendo in atto.

Il fallimento del Piano di Risanamento dell’aria della Regione del Veneto è evidente: misure blande, insufficienti,  non coordinate che hanno lasciato e lasciano ogni anno migliaia di persone esposte per mesi a livelli altissimi di Pm 10. Sì continuano a sperperare centinaia di milioni di euro in grandi opere inutili e dannose come Pedemontana o MOSE, mentre per il trasporto pubblico locale, sempre più scadente, rimangono solo le briciole; irrisori gli stanziamenti anche per la riqualificazione del territorio e per l’efficientamento energetico.

Nessun controllo sui blocchi di traffico, né tanto meno sulle altre misure previste dalle ordinanze dei Sindaci, l’unica risposta che viene dalla politica è la “danza della pioggia”.
In questo vuoto di strategia e di azione delle istituzioni pensiamo che la mobilitazione in prima persona dei cittadini in difesa della salute e del territorio sia un passaggio importante per imporre a chi ha gli strumenti e le risorse di intervenire. La sensibilità dimostrata in questo periodo da molti cittadini che si sono già attivati con flash mob nei propri paesi e città può essere la base per costruire un appuntamento unificante di tutti i comitati,  un momento di sensibilizzazione e di protesta, ma anche una giornata per rilanciare tante proposte puntuali e concrete da sostenere tutti insieme.

 

GIORNATE DI MOBILITAZIONE METROPOLITANA/REGIONALE
FLASHSMOG PRIMA LA SALUTE
SABATO 18 FEBBRAIO E SABATO 4 MARZO 2017

 

 

 

 

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COMUNICATO STAMPA OPZIONE ZERO 04 FEBBRAIO 2017

SMOG – COMITATI E ASSOCIAZIONI METROPOLITANE PRONTI ALLA MOBILITAZIONE

 

Movimenti, comitati e associazioni non ci stanno, e dopo l’iniziativa dello scorso 14 gennaio a Marghera, rilanciano con due appuntamenti di mobilitazione diffusa nell’area metropolitana previsti per il 18 febbraio e il 4 marzo, con manifestazioni e flash mob a Marghera, Mestre, Venezia, Spinea, Mirano e in Riviera del Brenta.

“Flashsmog: spolveriamo il Veneto dalle polveri sottili e dalle grandi opere” è questo lo slogan con il quale il comitato Opzione Zero lancia un appello alle altre organizzazioni ambientaliste e alla popolazione per mettere in campo fin da subito un’azione forte e decisa anche in Riviera del Brenta.

“Mentre il ministro Galletti si ostina a voler minimizzare il problema – attacca il comitato – qua nella pianura veneta e in particolare nel veneziano si soffoca: gli sforamenti si susseguono un giorno si e l’altro anche esponendo la popolazione a rischi elevatissimi. E’ inaccettabile che la politica e le istituzioni continuino ad affidarsi alla danza della pioggia: la situazione è ormai fuori controllo e assume caratteri strutturali più che emergenziali.

Per invertire la rotta servono azioni coraggiose e drastiche, sia nell’immediato che sul medio-lungo periodo. Il Veneto paga a caro prezzo una politica di sviluppo dissennato che in pochi decenni ha devastato il territorio invadendolo di strade e cemento. Di fronte a questa situazione la maggiore responsabilità sta in capo alla Giunta Regionale che ancora oggi mette a disposizione oltre 600 milioni di euro per un’opera devastante e inutile come la Pedemontana Veneta, mentre per il trasporto pubblico con autobus e tram solo 251 milioni euro.

Anche i Sindaci dovrebbero fare di più: intanto con il lavaggio periodico delle strade e il blocco del traffico, ma poi con azioni di informazione e sensibilizzazione della popolazione, incentivando economicamente l’uso dei mezzi pubblici, e mettendo in atto le azioni previste nei PAES già approvati (Piani di Azione Energia Sostenibile), a cominciare dalla riforestazione del territorio.”

Affrontare il problema si può e si deve, comitati e associazioni stanno elaborando una serie di proposte molto concrete e fattibili che qualificheranno le prossime mobilitazioni.

 

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Orte – Mestre: vi piace vincere facile?

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COMUNICATO STAMPA OPZIONE ZERO 22 DICEMBRE 2016

ORTE-MESTRE: VI PIACE VINCERE FACILE?

 

E’ di ieri la notizia che la cordata dei proponenti, della famigerata autostrada Orte-Mestre, guidata dalla GFIP Holding del pregiudicato Vito Bonsignore, avrebbe chiesto i danni allo Stato per la mancata approvazione del progetto.

Siamo alla farsa, sembra di stare sulla scena dello sketch pubblicitario del gratta e vinci “Ti piace vincere facile?” dove non c’è mai partita e il premio è sempre assicurato.

“Peccato che si tratti di una questione seria e che a incassare la vincita rischiano di essere sempre i soliti noti – affermano Rebecca Rovoletto e Lisa Causin di Opzione Zero – mentre intanto sulla Romea, abbandonata per anni proprio per giustificare la nuova autostrada, gli incidenti continuano a fioccare ogni giorno. Ci vuole un bel coraggio a chiedere i danni per la mancata approvazione di un’opera devastante e palesemente insostenibile. E’ incredibile come queste multinazionali del cemento e della finanza, fautori del liberismo più sfrenato, tentino in ogni modo di scaricare i costi e gli insuccessi sulle spalle dei contribuenti. Ma il rischio di impresa va bene solo quando c’è da spartirsi dividendi milionari?”.

E’ bene ricordare – rincarano dal comitato – che il progetto Orte-Mestre è un project-financing, e che quindi per sua stessa natura nasce su istanza della cordata privata capeggiata da GEFIP Holding, e non invece (come erroneamente riportata dalla stampa) da un bando pubblico di ANAS. D’altra parte se la Orte-Mestre non è andata in porto ciò è dovuto in primo luogo alle carenze tecniche, alla palese insostenibilità economica, alla incompatibilità ambientale del progetto depositato dai proponenti. Non si vede per quale assurdo motivo ora i cittadini dovrebbero farsi carico di oltre 300 milioni di euro di presunti danni richiesti da un’impresa privata che ha fallito per sua stessa incapacità.

D’altra parte è ormai sotto la luce del Sole quanto denunciato in tutti questi anni dai comitati, e cioè che l’unico vero motore dell’opera è sempre stato ed è tutt’ora il malaffare. Bonsignore presentava la sua versione di autostrada nel 2004 prolungando la tratta da Ravenna fino a Orte, mettendo così fuori gioco la Nuova Romea spa (la società costituita da molte delle imprese emiliano-venete coinvolte nello scandalo MOSE) che aveva già depositato un progetto di autostrada limitato al tratto Mestre-Ravenna. La causa intentata dalla newco Nuova Romea a seguito della scelta di ANAS di privilegiare la proposta di Bonsignore & C. fu superata solo grazie alla mediazione di Piergiorgio Baita (ex AD della Mantovani) e la liquidazione da parte di GEFIP di 4 milioni di euro.

Successivamente nel 2013, il CIPE approvava in modo surrettizio il progetto preliminare, senza passare il vaglio del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici e facendo leva su agevolazioni fiscali di cui l’opera non poteva beneficiare, come puntualmente rilevato dalla Corte dei Conti nell’agosto del 2014. Il problema fu superato solo grazie ad una norma introdotta nello Sblocca Italia appositamente per la Orte-Mestre su diretta pressione dei proponenti e grazie alla complicità dall’allora ministro Lupi e di Ercole Incalza, l’ex super dirigente del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti poi arrestato nell’ambito dell’inchiesta “Sistema”. E’ noto inoltre come anche la “cricca” fosse fortemente interessata alla nuova autostrada, un’altra gallina dalle uova d’oro, quanto e più del MOSE. Infine da non dimenticare l’inchiesta per truffa che ha travolto la CARIGE, il principale istituto finanziatore dell’opera legato a doppio filo alla famiglia Bonsignore.

Il Governo Gentiloni-Renzi, invece che continuare ad approvare progetti bidone come la TAV Torino-Lione o il Ponte sullo stretto di Messina, dovrebbe chiudere definitivamente con la logica delle “grandi opere” inutili e dannose ed occuparsi finalmente in modo concreto dei veri problemi del Paese, come ad esempio la messa in sicurezza della Romea, per la quale i tempi di attesa si prefigurano ancora troppo lunghi.

 

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Comunicato stampa Opzione Zero 14 novembre 2016

Romea: piano ANAS inutile senza le limitazioni ai TIR

 

Opzione Zero esprime perplessità e preoccupazione rispetto al piano di messa in sicurezza presentato da ANAS durante il Consiglio Comunale di Mira:

“Il fatto che finalmente Governo e ANAS abbiano deciso di investire sulla messa in sicurezza della Romea piuttosto che su una nuova autostrada è un fatto positivo, ma contestiamo l’impostazione del piano presentato da ANAS. Per noi la limitazione del traffico pesante di lunga percorrenza è in assoluto il primo provvedimento da prendere per ridurre il rischio di incidenti: si può fare subito e senza costi”.

ANAS ha ipotizzato diversi interventi puntuali e strutturali per la messa in sicurezza, ma per il comitato, oltre ai tempi ancora troppo lunghi (almeno 4-5 anni), il problema è che questi stessi interventi saranno inutili se non si diminuisce il flusso dei TIR.

L’errore fondamentale di ANAS è quello di continuare a considerare la SS 309 come un corridoio di attraversamento per i collegamenti commerciali con l’est europeo, esattamente la stessa logica che sta alla base del progetto Orte-Mestre. La Romea è invece una strada che attraversa dividendoli in due paesi e territori ricchi di storia, cultura, siti di interesse paesaggistico e ambientale. L’obiettivo dunque deve essere quello di far diventare questa strada un’arteria al servizio delle comunità e delle vocazioni del territorio come quella turistica.

La statale Romea è la strada più pericolosa d’Italia ed è più che evidente il rischio per la pubblica incolumità provocato dai camion; in altre situazioni anche meno gravi di questa i Prefetti sono già intervenuti con ordinanze specifiche, ma qui si continua a temporeggiare e intanto la lista nera degli incidenti cresce di giorno in giorno.

Opzione Zero intende promuovere insieme ad altri comitati emiliani e veneti una petizione popolare per ottenere la deviazione del traffico pesante di attraversamento su percorsi autostradali come la A-13 e per richiedere maggiori investimenti e tempi più rapidi per la messa in sicurezza della SS 309.

 

 

 

Precisazione. Nel video non si cita il raccordo Ravenna- Ferrara (vedi immagine): consentirebbe al traffico di lunga percorrenza (soprattutto TIR) di avere un’alternativa alla romea.

 

 

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Comunicato Stampa Opzione Zero 3 novembre 2016

SICUREZZA IN ROMEA: OPZIONE ZERO IN CONSIGLIO COMUNALE A MIRA

La questione della messa in sicurezza della Romea sarà il tema del Consiglio Comunale straordinario convocato a Mira per giovedì 10 novembre alle ore 20.00 in Municipio.
La seduta del “parlamentino” di Mira in sessione straordinaria è stata ottenuta su iniziativa del gruppo Mira Fuori del Comune e di alcuni altri consiglieri di minoranza e di maggioranza dopo gli ultimi gravi incidenti e su sollecitazione proprio dei comitati e di cittadini residenti a Giare, una delle frazioni maggiormente colpite.

E’ prevista la partecipazione di un rappresentante di ANAS, dei Sindaci della zona, dell’assessore Regionale ai Trasporti, e dei Deputati dell’area veneziana presenti in Commissione Trasporti alla Camera.

L’obiettivo prioritario è quello di ottenere da ANAS e dalle altre istituzioni impegni precisi e risposte certe in merito ai tempi e alle modalità di intervento annunciati con il piano di messa in sicurezza della Romea presentato lo scorso maggio. Al momento infatti si sa solo che le risorse stanziate per la SS 309 nel tratto Ravenna-Mestre ammontano a complessivi 118 milioni di euro; ben poca cosa se si pensa che il totale che il Governo intende mettere a disposizione per la sistemazione di E45 e E55 è di circa 1,5 miliardi, e che la tratta emiliano-veneta, lunga 127 km, è una delle più pericolose di tutta Italia.

Il Comitato Opzione Zero, che ormai da 12 anni si batte contro la realizzazione dell’autostrada Orte-Mestre e per la messa in sicurezza della Romea, sarà presente con una propria delegazione per ribadire, non solo l’importanza di interventi strutturali, ma anche la necessità di limitare immediatamente il transito dei TIR di lunga percorrenza.

“La pericolosità della Romea ha raggiunto livelli da vera e propria emergenza – ribadiscono dal Comitato – Moltissimi incidenti  sono provocati dall’eccessiva presenza di camion diretti da e verso l’est europeo che scelgono la statale per evitare i pedaggi troppo esosi delle autostrade.

Un provvedimento di limitazione di transito per i TIR, seppure non risolutivo, andrebbe a scaricare la Romea di una quota di traffico pericoloso, riducendo sensibilmente il numero di incidenti”. Inoltre fondamentale rimane il completamento della variante alla Statale Adriatica SS 16 che collega Ravenna all’autostrada A-13 nei pressi di Ferrara. Questa nuova superstrada, di cui si parla da almeno 35 anni, è già stata finanziata e realizzata per buona parte del suo tracciato; basterebbero solo 100 milioni di euro per realizzare i collegamenti Ravenna-Alfonsine e Alfonsine-Argenta, ultimando così un’opera fondamentale per poter dirottare facilmente il traffico pesante dalla Romea alla A-13 e consentire finalmente di trasformare la statale in strada turistica e di servizio alle comunità locali, mandando definitivamente in soffitta l’autostrada Orte-Mestre.

Opzione Zero invita dunque tutti i cittadini ad essere presenti numerosi al Consiglio Comunale per mandare un messaggio forte e chiaro al Governo, ad ANAS, a tutti gli Enti competenti che sulla questione della messa in sicurezza della Romea non saranno tollerate altre deroghe e perdite di tempo. 

 

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Comunicato Stampa Opzione Zero 25-10-2016

Casello di Albarea: il Sindaco di Pianiga è un recidivo

 

Il Sindaco di Pianiga Massimo Calzavara, al di là delle dichiarazioni buone per le campagne elettorali, continua nei fatti a promuovere le grandi opere. Ora ripropone il casello di Albarea come soluzione ai problemi di traffico della Riviera del Brenta. Per farlo cerca pure alleanze con le altre Amministrazioni: sembra infatti che proprio in questi giorni il primo cittadino di Pianiga abbia richiesto alla Conferenza dei Sindaci di scrivere una lettera unitaria al Presidente della Regione Veneto, il leghista Luca Zaia, e alla società CAV SpA per riattivare le procedure di approvazione del progetto di nuovo casello autostradale in località Albarea.

Questa opera faceva il paio con quello a nord di Scorzè, ed era stata voluta dal Commissario straordinario Silvano Vernizzi come opera complementare del Passante nel 2009. Nel 2011 la Commissione V.I.A. con parere n. 724, aveva dato il suo benestare ma con numerose e tali prescrizioni da indurre di fatto una profonda revisione della proposta. Successivamente, mentre il casello di Scorzè-Martellago è stato portato a compimento, quello di Albarea si è arenato. E non per caso: perché infatti come denunciato fin dal 2008 dai comitati, il nuovo casello di Albarea, apparentemente opera secondaria rispetto alle altre infrastrutture e ai progetti di cementificazione pianificate in Riviera del Brenta dalle Giunte venete guidate da Galan, Chisso e Zaia, in realtà era stato pensato come vera e propria porta di accesso a ovest di Veneto City, e come alternativa al mancato arretramento della barriera a Roncoduro per lasciare spazio all’innesto dell’autostrada Orte-Mestre a Roncoduro.

Questo disegno perverso è stato poi bloccato dalla forte opposizione dei comitati rivieraschi, dalla crisi e dalle inchieste giudiziarie, e si è rivelato per quello che effettivamente era: un’altra grande occasione di ulteriore speculazione ai danni della collettività e delle casse pubbliche, sullo sfondo di un territorio già segnato dallo scandalo “MOSE”.

Opzione Zero attacca: “Tornare a chiedere la realizzazione del casello di Albarea non è altro che un modo obliquo e maldestro di rimettere in gioco Veneto City, progetto tenuto ancora in vita proprio dalla dalle inadempienze e dalla volontà politica delle amministrazioni pubbliche coinvolte, a cominciare dai Comuni di Dolo e Pianiga. Il Sindaco Massimo Calzavara evidentemente è un nostalgico recidivo: continua a riproporre le opere architettate dalla “cricca veneta” delle “grandi opere” come se nel frattempo non fosse successo niente. Troppo difficile fare i conti con le proprie responsabilità politiche, visto e considerato che alcuni dei suoi iniziali sostenitori come l’ex assessore Renato Chisso sono poi finiti in gattabuia.

“Ma – continua il comitato – se il punto vero della discussione è quello di alleggerire il traffico dalla Riviera del Brenta, allora è bene ricordare al primo cittadino di Pianiga e a tutti i suoi colleghi, a cominciare da quello di Dolo Alberto Polo, che la vera soluzione sta nella riapertura immediata del casello di Roncoduro, così come previsto dagli accordi del Passante. Il nuovo casello ad Albarea, non solo avrebbe impatti ambientali e paesaggistici distruttivi in un’area già pesantemente compromessa, ma costerebbe almeno 30 milioni di euro ai contribuenti. Per riaprire quello di Dolo bastano interventi di minima in tempi brevissimi, visto e considerato che sono state realizzate la maggior parte delle opere accessorie oltre che ben due bretelle. Ci appelliamo alla Conferenza dei Sindaci perché si attivi finalmente e seriamente in tal senso invece che guardare a un passato da incubo”.

 

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CLICCA SULL’IMMAGINE SOTTO PER SCARICARE IL PROGRAMMA IN .PDF

 

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Il sindaco di Pianiga Massimo Calzavara assieme all’ex assessore regionale Renato Chisso.

 

Comunicato Stampa Opzione Zero 25 agosto 2016

Veneto City e la politica dell’interesse Zero.

Su Veneto City il processo è stato regolare e l’interesse Zero”. Così Massimo Calzavara, sindaco di Pianiga, ha risposto alla richiesta del Comitato Opzione Zero di mettere definitivamente la parola fine a una brutta pagina della politica rivierasca sulla travagliata questione del mega insediamento.

Non è sufficiente dichiarare di non avere interessi personali su questioni che hanno gravi ricadute sul territorio dal punto di vista sociale, economico e ambientale. Esiste infatti la responsabilità politica che si assume nel voler continuare a tenere in vita un progetto anacronistico e dannoso per la Riviera e il Miranese.

Ai sindaci di Dolo e Pianiga il Comitato Opzione Zero infatti non chiede di annullare un accordo di programma solamente sulla base di voci o di intercettazioni ma su dati di fatto. La società Veneto City spa, infatti, è stata inadempiente e non ha rispettato alcuni obblighi previsti nell’accordo approvato a fine 2011. E’ inoltre assodato che Piergiorgio Baita, l’attore principale della “Cricca del Mose”, nel 2011 era entrato nei soci di Veneto City. Senza poi elencare le varie irregolarità esposte nel ricorso ora pendente al TAR, e proposto da Comitati, Associazioni e Categorie. Irregolarità delle quali il sindaco di Pianiga non tenne conto, rifugiandosi nel parere di parte dell’avvocatura regionale.

Le intercettazioni uscite nei giorni scorsi hanno solamente spiegato i dettagli delle azioni compiute dall’ex AD di Mantovani che riceve da Claudia Minutillo (assistente di Giancarlo Galan) la conferma che la Giunta regionale approva Veneto City.

Se l’interesse era Zero, perché Claudia Minutillo si preoccupava di avvisare Baita?

Inoltre il processo dell’approvazione di Veneto City non è stato per nulla regolare. Solo per citarne due: mancata esecuzione della VAS (valutazione ambientale strategica) e consiglio comunale di Dolo blindato con agenti in assetto antisommossa.

La pratica Veneto City sta inoltre bloccando la viabilità commerciale della Riviera del Brenta. Infatti l’ex casello di Dolo è ancora chiuso a causa di due progetti nati nell’era dell’ex assessore regionale Renato Chisso (anche per lui patteggiamento nel processo Mose): la Orte-Mestre che prevedeva il suo innesto proprio a Roncoduro e Veneto City che per la sua nascita necessita di un nuovo casello in località Albarea.

Dopo che la Orte-Mestre sembra ormai naufragata, sarebbe sufficiente una chiara scelta politica per chiudere la pratica Veneto City, poter riaprire finalmente l’ex casello di Dolo e investire sullo sviluppo socio-economico dei centri storici della Riviera e del Miranese.

 

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Comunicato Stampa Opzione Zero 22 agosto 2016

“Veneto City: i Comuni abbiano il coraggio di annullare l’accordo di programma”

Dalle intercettazioni dell’inchiesta MOSE ancora conferme sul malaffare intorno al fantomatico polo del terziario avanzato.

Mentre i Comuni di Dolo e Pianiga si azzuffano sugli incassi dell’IMU, la società Veneto City spa continua a non rispettare gli impegni presi.

L’accordo di programma potrebbe essere annullato, basta volerlo.

 

Il processo MOSE è come un pozzo senza fondo dal quale escono continuamente nuove e incredibili nefandezze sul cosiddetto “sistema veneto delle grandi opere”. Di pochi giorni fa le notizie di stampa circa il forte interesse della “cricca”, e in particolare dell’ex AD della Mantovani Piergiorgio Baita, per l’affare Veneto City.

Niente di nuovo per Opzione Zero e per tutti i comitati che in questi anni hanno condotto una battaglia senza quartiere contro uno dei progetti più rovinosi per la Riviera del Brenta e per l’intero territorio regionale, e che fin da subito avevano denunciato con carte alla mano gli interessi speculativi e gli intrecci malavitosi che stavano e stanno tutt’ora alla base dell’operazione Veneto City.

Ma per Opzione Zero il fatto più inaccettabile su questa vicenda è l’inerzia o peggio la recidività delle amministrazioni pubbliche, in particolare dei Comuni coinvolti:

E’ vero che la crisi economica, le inchieste giudiziarie e i vari ricorsi pendenti al TAR hanno impedito fino ad ora al progetto di decollare, ma in teoria nulla vieta che da un momento all’altro tutto riparta visto che la variante urbanistica è ancora valida.

“Veneto City è come una pesante spada di Damocle sospesa sulla Riviera del Brenta – commentano da Opzione Zero – eppure le Amministrazioni di Dolo e Pianiga potrebbero in ogni momento mettere la parola fine a tutta la vicenda. La società Veneto City spa non ha infatti rispettato alcuni obblighi previsti nell’Accordo di Programma approvato a fine 2011 dai rispettivi Consigli Comunali e dal Presidente della Regione Luca Zaia. Se anche solo una delle parti è inadempiente, l’accordo può essere annullato basta volerlo.”

L’Accordo di Programma, all’Art. 5, prevedeva infatti che i Piani Urbanisti Attuativi relativi al primo e secondo stralcio della prima fase dovessero essere presentati dai proponenti entro e non oltre 18 mesi dalla pubblicazione nel BUR del decreto di esecutività. Questa documentazione fu effettivamente presentata nel luglio 2013 tra le proteste dei comitati, ma ciò che ci si dimentica di dire è che la documentazione depositata agli atti è tutt’ora largamente carente rispetto a quanto richiesto dalle norme urbanistiche.

“E’ incredibile – aggiunge il comitato – come di fronte a un quadro che svela in modo ormai inequivocabile i veri interessi che stanno alla base di Veneto City, i Sindaci di Dolo e Pianiga non trovino di meglio da fare che azzuffarsi sugli incassi dell’IMU e degli oneri di urbanizzazione. Peggio ancora, il Sindaco di Dolo Alberto Polo di recente è tornato a proporre la necessità del casello autostradale di Albarea, un’opera pensata esclusivamente in funzione di Veneto City. Perché mai le due amministrazioni non hanno invece pensato di fare qualcosa per inchiodare i proponenti alle loro responsabilità e per far saltare tutta l’operazione? Dobbiamo dedurre che nonostante tutto quello che è accaduto qualcuno intende perseverare sulla stessa strada facendo finta di niente? Forse è bene rammentare ai due Sindaci che il progetto è stato approvato senza la necessaria procedura di Valutazione Ambientale Strategica (VAS), il che significa che gli impatti sul territori e sulla salute dei loro cittadini sono ancora ignoti”.

Opzione Zero chiede ai consiglieri comunali che in campagna elettorale si sono schierati contro il progetto di fare la loro parte e di portare la questione all’ordine del giorno nei rispettivi Consigli Comunali; e intanto sono allo studio altri atti formali per ottenere l’annullamento del famigerato accordo di programma.

 

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