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Il sindaco di Pianiga Massimo Calzavara assieme all’ex assessore regionale Renato Chisso.

 

Comunicato Stampa Opzione Zero 25 agosto 2016

Veneto City e la politica dell’interesse Zero.

Su Veneto City il processo è stato regolare e l’interesse Zero”. Così Massimo Calzavara, sindaco di Pianiga, ha risposto alla richiesta del Comitato Opzione Zero di mettere definitivamente la parola fine a una brutta pagina della politica rivierasca sulla travagliata questione del mega insediamento.

Non è sufficiente dichiarare di non avere interessi personali su questioni che hanno gravi ricadute sul territorio dal punto di vista sociale, economico e ambientale. Esiste infatti la responsabilità politica che si assume nel voler continuare a tenere in vita un progetto anacronistico e dannoso per la Riviera e il Miranese.

Ai sindaci di Dolo e Pianiga il Comitato Opzione Zero infatti non chiede di annullare un accordo di programma solamente sulla base di voci o di intercettazioni ma su dati di fatto. La società Veneto City spa, infatti, è stata inadempiente e non ha rispettato alcuni obblighi previsti nell’accordo approvato a fine 2011. E’ inoltre assodato che Piergiorgio Baita, l’attore principale della “Cricca del Mose”, nel 2011 era entrato nei soci di Veneto City. Senza poi elencare le varie irregolarità esposte nel ricorso ora pendente al TAR, e proposto da Comitati, Associazioni e Categorie. Irregolarità delle quali il sindaco di Pianiga non tenne conto, rifugiandosi nel parere di parte dell’avvocatura regionale.

Le intercettazioni uscite nei giorni scorsi hanno solamente spiegato i dettagli delle azioni compiute dall’ex AD di Mantovani che riceve da Claudia Minutillo (assistente di Giancarlo Galan) la conferma che la Giunta regionale approva Veneto City.

Se l’interesse era Zero, perché Claudia Minutillo si preoccupava di avvisare Baita?

Inoltre il processo dell’approvazione di Veneto City non è stato per nulla regolare. Solo per citarne due: mancata esecuzione della VAS (valutazione ambientale strategica) e consiglio comunale di Dolo blindato con agenti in assetto antisommossa.

La pratica Veneto City sta inoltre bloccando la viabilità commerciale della Riviera del Brenta. Infatti l’ex casello di Dolo è ancora chiuso a causa di due progetti nati nell’era dell’ex assessore regionale Renato Chisso (anche per lui patteggiamento nel processo Mose): la Orte-Mestre che prevedeva il suo innesto proprio a Roncoduro e Veneto City che per la sua nascita necessita di un nuovo casello in località Albarea.

Dopo che la Orte-Mestre sembra ormai naufragata, sarebbe sufficiente una chiara scelta politica per chiudere la pratica Veneto City, poter riaprire finalmente l’ex casello di Dolo e investire sullo sviluppo socio-economico dei centri storici della Riviera e del Miranese.

 

RAI TGR – Passante di Mestre: gli utili della CAV

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27

dic

2015

E INTANTO IL RACCORDO FERRARA – RAVENNA ASPETTA DA ALMENO 35 ANNI DI ESSERE COMPLETATO

L’A13 è l’alternativa alla romea per raggiungere Ravenna dall’innesto del Passante (Roncoduro, Dolo). Basterebbe completare la variante alla Statale Adriatica 16 (superstrada di cui si parla da almeno 35 anni). In rosso i tratti da realizzare.

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Comunicato stampa Opzione Zero 09 ottobre 2015

Le ultime dichiarazioni del ministro Del Rio sembrano andare verso l’archiviazione della Orte-Mestre, ma il rischio di una nuova autostrada tra Ravenna e Mestre è tutt’altro che scongiurato.

Le organizzazioni Emiliane e Venete della Rete Stop Or-Me sono infatti preoccupate per le dichiarazioni dell’assessore regionale ai trasporti dell’Emilia-Romagna Raffaele Donini apparse oggi sul Resto del Carlino.

Nell’intervista Donini parla della realizzazione di una nuova arteria tra Ravenna e Mezzogoro attraverso le Valli del Mezzano: un tracciato di circa 76 km del costo variabile tra 270 e 500 milioni di euro (a seconda del numero di corsie, due o quattro) che andrebbe a ricalcare quello già individuato con la Orte-Mestre.

Secondo Opzione Zero questa proposta non ha alcun senso, e si spiega solo con un completamento a nord fino al Passante di Mestre, praticamente il vecchio progetto di “Nuova Romea” proposto nel 2003 della cordata Emiliano-Veneta, di cui facevano parte varie imprese coinvolte nello scandalo MOSE come Mantovani Spa, Adria Infrastrutture, e il Consorzio Cooperative Costruzioni.

“Ci aspettiamo da un momento all’altro che la Giunta Zaia se ne esca con l’idea di collegare questa nuova tratta con la Nogara Mare e con il Passante – dichiarano dal Comitato – una prospettiva che ci farebbe tornare indietro al punto di partenza con la realizzazione di uno dei segmenti più devastanti del progetto Orte-Mestre, e una Romea abbandonata al degrado”.

L’idea dell’assessore Donini appare ulteriormente paradossale se si considera che proprio la Regione Emilia Romagna e ANAS sembrano finalmente interessati a completare la variante alla Statale Adriatica SS 16 che collega Ravenna all’autostrada A-13 nei pressi di Ferrara. Questa nuova superstrada, di cui si parla da almeno 35 anni, è già stata finanziata e realizzata per buona parte del suo tracciato; basterebbero solo 100 milioni di euro per realizzare i collegamenti Ravenna-Alfonsine e Alfonsine-Argenta, ultimando così un’opera fondamentale per alleggerire la Romea dal traffico pesante.

Come si sa uno dei problemi più grossi della Romea non tanto il volume di traffico, ma la grande quantità di camion che la percorrono (almeno il 35% dei 18.000 veicoli medi giornalieri). La maggior parte dei TIR sono diretti o provengono dall’est europeo e usano la statale per non pagare i pedaggi autostradali. Ma introducendo una “vignetta” o in alternativa degli incentivi si potrebbe facilmente dirottare questi mezzi sulla A-13 proprio attraverso il raccordo Ferrara-Ravenna.

Per quanto riguarda il nodo di Chioggia invece, le risposte giuste sono quelle proposte dal comitato locale e cioè il collegamento ferroviario con Padova e Mestre, e il completamento della strada Arzeron.

“Queste soluzioni noi le proponiamo da più di 10 anni ma sono sempre cadute nel vuoto -dichiarano da Opzione Zero -ora qualche spiraglio sembra aprirsi, tanto che il Tg2 dedicherà un intero servizio a questo tema nell’edizione delle 20.30 in onda martedì 13 ottobre. Ma per sconfiggere definitivamente lo spettro dell’autostrada è necessario costringere ANAS a riqualificare la statale con investimenti concreti. Le amministrazioni locali della Riviera del Brenta possono e devono agire in modo più insistente e convinto prima che sia troppo tardi”.

DOLO – (L.Per) Il “Ponte del Dolo” si ripresenta ed è l’unica lista che ha conservato il simbolo di cinque anni fa. E ripresenta come candidato sindaco Giorgio Gei, che sottolinea: «In questo lustro, nonostante la crisi della politica, la nostra lista ha saputo mantenersi compatta e anzi ha acquisito maggior amalgama. Inoltre molte nostre proposte sono state fatte proprie anche da altri schieramenti».

Gei rifugge dal concetto che la civica sia identificata come quella del “No” alle grandi opere. «La nostra posizione è basata su valutazioni di ordine ambientale e di utilità sociale e nel tempo abbiamo visto che anche altri si sono avvicinati. Il ’no’ alla Romea commerciale e alla camionabile è un’idea ormai condivisa; l’unico a non passare è stato quello a Veneto City. Ma siamo anche per il ’sì’ al casello di Roncoduro e all’ospedale per il quale abbiamo avuto il coordinamento delle iniziative».

Il cartello presenta 8 nomi nuovi come quelli di Andrea de Lorenzi, Eugenio Moro e Monica Fabrizio, per citarne alcuni, che hanno portato idee e competenze nuove. Il programma è chiaro con al centro la salvaguardia del territorio, lo sviluppo economico grazie allo sfruttamento del turismo ma anche servizi sociali, sport, cultura. Con qualche opportunità diversa come favorire la permanenza dei giovani laureati che non avendo possibilità d’impiego locale sono tentati di andarsene: al riguardo si punta ad accordi con le Università di Padova e Venezia.

 

DOLO – Sarà inaugurata domani mattina alle 12.30 la nuova Bretella Est strada che collega la Brentana con la zona di Roncoduro. L’arteria stradale, che fa parte delle opere complementari al Passante, è dotata di una corsia per senso di marcia ed è lunga circa 7 chilometri e larga 10,5 metri.

Nella zona è stata creata, ancora a settembre, una grande rotatoria che ha regolamentato l’innesto con via Velluti e con il polo scolastico superiore di Dolo e che permetterà l’accesso alla nuova Bretella Est. La strada viene vista come un “toccasana” per il centro di Dolo dove nell’ultimo anno sono stati registrati livelli di biossido di azoto e di ozono superiori ai limiti di legge.

Nei progetti infatti c’è l’idea di deviare il traffico pesante lungo la Bretella Est bloccando il transito di mezzi di attraversamento per il centro del paese.

La Bretella Est però negli anni scorsi aveva ricevuto varie critiche da parte di alcuni cittadini e comitati perché veniva considerata come la “testa di ponte” e il possibile collegamento tra il Passante e la Romea Commerciale che secondo il primo progetto doveva arrivare proprio nella zona di Roncoduro.

(g.pir.)

 

Gazzettino – Dolo. Camion sfrattati dal centro.

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6

feb

2015

DOLO – Lunedì si inaugura l’ultimo accesso a Ca’ Tron, snellirà il traffico pesante

Aperta la rotatoria che collegherà la strada regionale 11 all’ex casello di Roncoduro

SBLOCCO – Lunedì si terrà l’inaugurazione dell’ultimo accesso della rotatoria di Cà Tron.

Apertura del consiglio comunale di ieri mattina con la comunicazione del sindaco Maddalena Gottardo che lunedì alle 12.30 si terrà l’inaugurazione dell’ultimo accesso della rotatoria di Cà Tron. Dopo l’apertura parziale di settembre per consentire l’accesso a via Velluti che collega gli istituti scolastici, Veneto Strade, infatti, ha autorizzato che anche l’accesso che collega la strada regionale 11 all’ex casello di Roncoduro venga aperto. Si tratta di un tratto stradale di 7 chilometri che congiungerà la strada regionale al territorio di Pianiga attraversando anche quello di Mira, uno snodo fondamentale perché il traffico pesante sarà deviato su tale arteria e non attraverserà più il centro abitato. Si presume che, nel tempo, anche quello più leggero utilizzerà prevalentemente tale passaggio a nord del centro dolese con indubbi vantaggi per l’inquinamento atmosferico.

Il consiglio ha visto l’insediamento in surroga di Marco Cagnin della Lega Nord al posto del dimissionario Stefano Uva e la nascita del gruppo Lega Nord con capogruppo Mario Vescovi. Dopo alcune discussioni sull’uso della Barchessa di Villa Concina, sul mancato insediamento nei locali di Via Rizzo dell’Ufficio per il Turismo annunciato dal sindaco in autunno e che il passaggio fra la statale ed il ponte dell’Alzaia chiude troppo presto, l’assessore Ballin, ha però assicurato che lo stesso sarà modificato, Giovanni Fattoretto della Lega Nord ha poi posto all’attenzione il problema del pericoloso transito dei ragazzi che vanno a scuola in via Brentabassa dopo la demolizione della passerella. L’assessore al Bilancio Pasqualetto ha evidenziato prelevamenti dal fondo di riserva per 5.479,65 euro il’11 dicembre e di 26.508,74 euro il 29 dicembre. Il sindaco ha quindi annunciato che l’Ufficio del Giudice di Pace potrebbe essere recuperato per i capellì. Ha ricordato l’iter che nei mesi scorsi ne aveva portato alla perdita per l’impossibilità di copertura delle spese dei tre dipendenti da parte dei comuni rivieraschi Recentemente, però, è stata modificata la normativa sui costi del personale, disgiunti da quelli comunali, ed è emersa una nuova possibilità. Tuttavia, proprio ieri, è giunta ai comuni una disposizione di blocco dei movimenti del personale in attesa dell’assegnazione dei 112 dipendenti della Provincia. Per tale motivo, in attesa di un esame approfondito della nuova normativa, l’approvazione della conferma del Giudice di Pace è stata rinviata ai prossimi consigli.

 

DOLO – Sarà inaugurata lunedì prossimo la “Bretella Est” nuova arteria stradale che collegherà la Brentana con la zona di Roncoduro dove una volta sorgeva il casello autostradale di Dolo.

Il Comune di Dolo ha infatti ricevuto lunedì la comunicazione che Veneto Strade ha completato il collaudo della strada e ultimato gli iter burocratici con i comuni di Dolo e Pianiga attraverso i quali la strada scorre.

La Bretella Est sarà a due corsie, una per senso di marcia, e fa parte delle opere complementari del Passante. L’arteria è lunga circa 7 chilometri e larga 10,5 metri.

Lungo la Brentana, ancora a settembre, era stata realizzata una grande rotatoria che permetterà l’innesto con la Bretella Est e ha regolamentato anche l’accesso con via Velluti e con il polo scolastico superiore di Dolo.

Giacomo Piran

 

Gazzettino – Pedaggi, altri aumenti a Nordest

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2

gen

2015

A27 +1,46%. Cav e Autovie Venete +1,50%, in aggiunta alla stangata 2014

Autostrade Meridionali, aumento 0,00 per cento. Consorzio Autostrade Siciliane, aumento 0,00 per cento. Autostrada del Brennero, aumento 0,00 per cento. Il rincaro dei pedaggi, autorizzato dal governo, è già stato applicato dalla mezzanotte di ieri, in contemporanea con i botti di Capodanno, ed è in media – secondo il Codacons – dell’1,32 per cento. Ma naturalmente la media è sempre il pollo di Trilussa: c’è chi l’aumento non ce l’ha proprio, e chi lo becca doppio. E vedi caso, per le tratte venete e friulane, con l’eccezione della Brennero, l’aumento autorizzato è il massimo: 1,50 per cento, il tetto fissato dal governo e giustificato come «adeguamento all’inflazione del settore» benché l’inflazione “generale” si attesti ormai sullo 0,20 per cento.

Solo per l’A27 (gestita da Autostrade per l’Italia) l’aumento è di un filo inferiore al massimo: 1,46%. Ma bisogna poi ricordare che nel corso del 2014 alcuni gestori autostradali nordestini erano già riusciti a farsi autorizzare aumenti molto consistenti.

Autostrade (A27, nel Nordest) ottenne già un 4,46 per cento ma la Cav,che gestisce il tratto di A4 noto come Passante di Mestre, ha già goduto di un più 6,26 che si aggiunge all’1,50 concesso da ieri, arrivando al 7,76%. E che si aggiunge, soprattutto, all’aumento spettacolare del pedaggio “reale” tra Venezia e Padova, più che raddoppiato dall’inizio del 2014 per le decine di migliaia di pendolari che prima potevano fare il cosiddetto “tornello di Dolo” e adesso devono accontentarsi di un misero sconto del 20% su un pedaggio reale quasi triplicato.

E lo stesso per Autovie Venete, che vabbè sta realizzando la terza corsia sulla Venezia-Trieste, ma insomma ha già potuto aumentare i pedaggi del 7,17 per cento, ed ora arriva un altro 1,50% che fa in totale otto e mezzo, un vero record. Un misero sconticino per le tratte brevi è determinato dal fatto che l’aumento, quando è inferiore a 5 centesimi, non viene applicato e il pedaggio resta quello di prima.

Il Codacons mette in fila altri rincari per gli automobilisti: oltre ai pedaggi, novità toccheranno le multe, aumentate tutte dello 0,8% dal prossimo 10 gennaio. Dalla legge finanziaria del governo Renzi spunta anche una cattiva sorpresa per chi possiede auto o moto «d’interesse storico», tra i 20 e i 29 anni, finora esentate dal bollo se non circolanti oppure tenute, se circolanti, a pagare una cifra simbolica. Ora invece, per essere esenti dal bollo, dovranno attendere il compimento dei 30 anni.

 

Anas chiede il rinvio perché il consiglio di amministrazione non è in regime di pieni poteri

VENEZIA – Nell’ultima assemblea prima della fine dell’anno va in scena alla Cav la farsa di un socio romano che ha fatto i compiti e di un socio veneto in difetto. La Concessionaria autostrade venete, riunita sotto la presidenza di Tiziano Bembo, ha dovuto prendere atto che il consiglio di amministrazione agisce in regime di prorogatio da quasi un anno. E dunque non è in grado di varare un’operazione straordinaria di varo di project bond da 840 milioni per finanziare nuovi investimenti e ridurre l’indebitamento. Così, su richiesta del socio Anas (che ha il 50% della società), i rappresentanti della Regione del Veneto hanno dovuto soprassedere all’emissione dei bond per scongiurare eventuali ricorsi giudiziari. L’assemblea, dunque, si è chiusa con un nulla di fatto e i sorrisini di circostanza. Il Veneto che dà lezioni tutti i giorni a Roma, questa volta, non ha potuto che prendere atto che non avendo provveduto a rinnovare il consiglio di amministrazione la società non può operare con serenità soprattutto nel caso di operazioni straordinarie, come quella sui project bond. L’inghippo sta nel rinnovo del consiglio di amministrazione e del collegio sindacale di Cav, scaduti da almeno otto mesi. E monchi di alcuni suoi membri, causa inchieste giudiziarie: tra gli amministratori da sostituire ci sono anche Giampiero Marchese, ex consigliere regionale del Pd, e il membro del collegio sindacale Paolo Venuti, l’ex commercialista di Galan. Entrambi hanno conosciuto gli arresti e patteggiato una pena nell’inchiesta sul Mose: Marchese a undici mesi e 20 mila euro, Venuti due anni e settantamila euro. La giunta regionale del Veneto da tempo ha fatto presente al consiglio regionale di provvedere alla nomina dei tre consiglieri espressione della Regione nel consiglio di amministrazione (gli altri due spettano ad Anas, che li ha gà nominati). Ma il consiglio è inciampato su una questione formale: per nominare i rappresentanti si deve attingere a una graduatoria aperta per la nomina del presidente di Cav. E subito qualcuno ha eccepito che la procedura corretta sarebbe di riprodurre il bando ex novo per scongiurare ricorsi. In realtà il nodo è molto più banale: se la Lega ha già espresso il gradimento per la conferma di Tiziano Bembo e il centrosinistra ha indicato Paolo Rodighiero amministratore delegato di Dolomiti Bus, il problema sta nel centrodestra: le anime della ex Forza Italia e il Nuovo Centrodestra non riescono a trovare una quadra su un nome gradito a tutti. Così, si è preferito far fare brutta figura al Veneto piuttosto che cedere uno strapuntino di potere.

 

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COMUNICATO STAMPA OPZIONE ZERO 30 dicembre 2014

La CAV nel pantano del debito

Mentre Lega, Forza Italia, e PD si azzuffano come galli nel pollaio per le nuove nomine nel CDA di CAV spa, la società affonda nel pantano del “debito” del Passante. Un debito totalmente illegittimo e dietro al quale spuntano sempre più evidenti le ombre della corruzione e del malaffare.

La storia è ormai nota: la spa pubblica costituita da Regione e ANAS per la gestione del Passante, secondo la Convenzione in essere dovrebbe restituire 1 miliardo di euro proprio a ANAS che aveva anticipato tale somma per la costruzione del by-pass di Mestre. Essendo insufficiente il gettito dei pedaggi per restituire i soldi, nel 2013 CAV ha contratto un primo debito di 423,5 milioni di euro con Banca Europea degli Investimenti e Cassa Depositi e Prestiti; una seconda operazione di indebitamento è stata varata dal CDA di CAV subito dopo attraverso la possibilità, ottenuta dalla Bei, di emettere i famigerati “project bond”, titoli di debito da immettere nei mercati finanziari per rastrellare altri 840 milioni di euro.

Giusto un anno fa proprio il comitato Opzione Zero, l’associazione Re:Common, la Rete Europea Counter Balance presentavano un dettagliato dossier sul caso “Passante di Mestre”, all’OLAF, l’organo ispettivo dell’Unione Europea, alla Procura della Repubblica di Venezia, alla Corte dei Conti italiana, alla Corte dei Conti Europea e pure al capo dell’anticorruzione Cantone.

Nel dossier, presentato dal comitato ai parlamentari della Commissione Europea lo scorso 2 dicembre, si faceva riferimento non solo alla illegittimità di questo debito, visto che la costruzione del Passante è avvenuta usando solo ed esclusivamente soldi pubblici dei cittadini, ma anche al forte rischio che dietro alla lievitazione dei costi da saldare (da circa 780 milioni iniziali a oltre 1,4 miliardi di euro) ci siano ancora una volta tangenti e malaffare. Non sfugge infatti come le principali società che hanno realizzato il Passante siano proprio quelle ditte del Consorzio Venezia Nuova coinvolte nello scandalo MOSE, e come tutta l’operazione “Passante” sia avvenuta sotto l’attenta regia dell’ex assessore Renato Chisso, anche lui pesantemente coinvolto nel malaffare del cosiddetto “sistema veneto”.

Di fronte a questo quadro assai fosco e ai puntuali esposti presentati, Opzione Zero denuncia non solo la totale assenza di risposte da parte degli organismi giudiziari e di controllo, ma anche e soprattutto le pesanti responsabilità politiche che in questa vicenda hanno la Giunta Regionale e il PD. Nessuno questa volta potrà dire “non lo sapevo”, nemmeno il Presidente Zaia, che incredibilmente continua a dichiararsi ignaro ed estraneo a tutto il marciume che in questi anni ha impestato la Regione da lui presieduta. Perché infatti già nel marzo del 2011 era la stessa Corte dei Conti a sollevare forti dubbi su vari aspetti della costruzione e della gestione dell’opera: mancati controlli, uso smodato degli strumenti emergenziali, aumento ingiustificato dei costi, possibilità di infiltrazioni della criminalità organizzata nella concessione dei subappalti.

La spirale perversa di indebitamento innescata dalle spericolate operazioni di CAV sta generando un “buco” di proporzioni colossali; il rischio che i cittadini veneti siano chiamati a pagarne le conseguenze è sempre più concreto. Assistere oggi all’ennesima zuffa spartitoria per le poltrone del CDA di CAV senza che nessuna forza politica abbia il coraggio di affrontare il vero problema sul tappeto la dice lunga sul livello della classe politica regionale in scadenza di mandato.

 

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