Segui @OpzioneZero Gli aggiornamenti principali anche su Facebook e Twitter. Clicca su "Mi piace" o "Segui".

Questo sito utilizza cookie di profilazione, propri o di terze parti per rendere migliore l'esperienza d'uso degli utenti. Continuando la navigazione acconsenti all'uso dei cookie. Per maggiori informazioni cliccare qui



Sostieni la battaglia contro l'inceneritore di Fusina, contribuisci alle spese legali per il ricorso al TAR. Versamento su cc intestato a Opzione Zero IBAN IT64L0359901899050188525842 causale "Sottoscrizione per ricorso TAR contro inceneritore Fusina" Per maggiori informazioni cliccare qui

difendiamo_salute_con_le_unghie

 

Comunicato stampa Coordinamento No Inceneritore Fusina 11.09.2021
 
Biomonitoragi: Regione Veneto e ULSS perdono ancora tempo
 
 
“Sui biomonitoraggi Regione Veneto e ULSS perdono ancora tempo prezioso, e l’ipotesi che non si voglia dar seguito agli impegni presi sembra ogni giorno più concreta”, questa la secca conclusione a cui sono giunti i comitati e le associazioni dopo l’ultimo rinvio al 6 ottobre della riunione operativa con l’ULSS 3 per mettere a punto le modalità della sperimentazione finalizzata a misurare il livello di metalli pesanti nelle unghie dei bambini e di diossine nel latte materno nell’area metropolitana di Venezia.

Tutto era iniziato con la petizione promossa a luglio 2020 dall’associazione Progetto Nascere Meglio che, supportata dai comitati No Inceneritore Fusina, aveva raccolto l’adesione di oltre 1000 genitori veneziani. A questa aveva fatto seguito l’appello rivolto direttamente al Presidente Luca Zaia da parte di decine tra medici e pediatri del territorio metropolitano. Nel mese di dicembre 2020 era passata in Consiglio Regionale la mozione depositata dalla consigliera Erika Baldin che impegnava la Giunta ad attivarsi in tal senso. Sempre all’inizio di dicembre i comitati No Inceneritore, durante la manifestazione davanti alla sede della Protezione Civile di Marghera, avevano ottenuto l’impegno degli assessori alla sanità Manuela Lanzarin e all’ambiente Gianpaolo Bottacin. Finalmente il 23 aprile scorso l’incontro tra la delegazione di comitati, medici ISDE e la Direzione Prevenzione della Regione Veneto, guidata dalla Dott.ssa Francesca Russo, che pareva sbloccare la situazione. Poi solo continui rinvii, prima a luglio, poi ad agosto, ora il 6 ottobre, nonostante nel frattempo sia il Consiglio Comunale di Venezia, sia quello di Mira si siano espressi a gran voce per chiedere i biomonitoraggi.

“In tempi di pandemia, il tema della tutela della salute sembra sia diventato finalmente una priorità per tutti, anche per le forze politiche, per gli amministratori locali e di Governo che per anni con la loro azione hanno contribuito a smantellare il sistema sanitario pubblico. Ma è solo un’illusione, visto che tutto ciò che non riguarda il Covid, soprattutto tutto ciò che riguarda la prevenzione, non rientra nemmeno nella lista delle priorità. Non stiamo chiedendo la Luna nel pozzo, stiamo chiedendo solo quello che la Regione Veneto dovrebbe fare di prassi, e che l’OMS e la Comunità Europea raccomandano da anni: l’avvio sperimentale dei biomonitraggi, una modalità di indagine poco costosa ed efficace che permette di testare quale è il livello di accumulo interno di microinquinanti organici e inorganici in una popolazione che vive in uno dei territori più inquinati del mondo. – affermano i comitati promotori dell’iniziativa – Il 6 ottobre parteciperemo all’incontro proposto ma, con queste premesse, dichiariamo fin d’ora che non siamo più disposti a perdere tempo. Ulteriori rinvii o indecisioni saranno interpretati come chiaro segno di non volontà a proseguire il percorso iniziato”.

A preoccupare associazioni e comitati è anche la nota di risposta dell’ULSS 3 al Consiglio Comunale di Mira dopo la mozione approvata lo scorso 29 giugno. Nella lettera a firma del Direttore della Unità Operativa Servizio Igiene e Sanità Pubblica, dott. Vittorio Selle, non solo si mette in discussione l’efficacia dei biomonitraggi, ma si tende a mettere in diretta relazione la richiesta di screening con la questione inceneritore Fusina, tra l’altro dando ampie rassicurazioni sulla correttezza dei controlli e la non pericolosità di questo impianto.

Sul punto ribattono i comitati: “Il biomonitraggio serve per verificare gli effetti dell’inquinamento diffuso e lo stato attuale di salute di una popolazione che vive in un territorio altamente industrializzato e infrastrutturato. L’inceneritore di Fusina chiaramente non è l’unica fonte di inquinamento, ma certamente andrà a contribuire significativamente in un quadro già molto compromesso e di cui non si è voluto tenere conto in fase di valutazione e approvazione del progetto. Quanto alle rassicurazioni sul monitoraggio delle emissioni gassose effettuato da Ecoprogetto-Veritas, informiamo il Dott. Selle come ARPAV non abbia ancora certificato l’avvenuta ottemperanza delle prescrizioni date; un ritardo anomalo che forse si spiega con le numerose irregolarità e mancanze nelle procedure adottate e da noi denunciate a fine maggio. Appena pronto faremo avere anche a lui il nostro dossier in merito; potrebbe essere utile nello svolgimento delle sue precipue funzioni di controllo. Soprattutto avremo cura di invitare lui e tutta la Direzione regionale Prevenzione al convegno scientifico che stiamo organizzando per il prossimo autunno proprio sul tema biomonitraggi”.

 

Coordinamento comitati e associazioni No Inceneritore Fusina

Comitato Opzione Zero, Medicina Democratica, Assemblea contro il rischio chimico Marghera, Malacaigo, Ambiente Venezia, Ecoistituto Alex Langer, Eddyburg, Cobas autorganizzati Comune di Venezia, Società della cura Venezia, Quartieri in Movimento, Mira 2030, FFF Venezia-Mestre, Forum dell’Aria, Comitato Difesa Ambiente e Territorio Spinea, Marghera libera e pensante, WWF Venezia, Comitato No Grandi Navi, Associazione Valore Ambiente, Associazione APIO onlus, Coordinamento associazioni ambientaliste Mares Mogliano, Associazione nascere meglio Mestre, Casa del Popolo Cà Luisa, Movimento Decrescita Felice – circolo di Venezia- Movimento PFAS-Land

 

pafs_tour

 

tutti_in_bici_a_fusina

 

Comunicato stampa No Inceneritore Fusina 17 giugno 2021

Attraversare i territori, unire le lotte: comitati e associazioni insieme ai Climate Riders per il Tour du PFAS sabato 19 giugno

Anche i comitati e le associazioni del coordinamento No Inceneritore Fusina partecipano alla pedalata promossa dall’associazione sportiva The Climate Riders per sabato 19 giugno, che ha già nel nome una connotazione molto chiara: Le Tour du PFAS.

Il bike tour partirà infatti dalla Miteni di Trissino, la fabbrica che per anni ha sversato impunemente enormi quantità di PFAS contaminando una delle falde acquifere più grandi d’Europa e il sangue di centinaia di migliaia di persone. I Climate Riders saranno accompagnati in questo primo tratto dai comitati vicentini come PFAS Land e Mamme NO PFAS e faranno tappa al Tribunale di Vicenza dove è in corso il processo penale contro i responsabili di questo grave disastro ambientale.

Proseguiranno poi verso Padova, dove, alle porte della Città, saranno pronti ad accoglierli i comitati che si battono contro il revamping dell’inceneritore di Hestambiente per attraversare insieme il centro cittadino fino al contestato impianto nei pressi di Camin, dove si svolgerà un presidio di protesta.

Infine saranno i Comitati contro l’inceneritore di Fusina ad accogliere i ciclo-attivisti già in Riviera del Brenta, per dirigersi poi verso il presidio di Piazza Municipio a Marghera, dove confluiranno associazioni e comitati veneziani, del miranese e da Mogliano.

La tappa finale sarà proprio Fusina con passaggio a Malcontenta, là dove si trova l’altro grande inceneritore di Ecoprogetto-Veritas, che insieme a quello di Padova andrà a bruciare non solo rifiuti, ma anche fanghi, percolati e altri residui della filiera dei processi di bonifica e depurazione dei PFAS. Un progetto regionale folle che andrà ad aggravare ancora di più l’impatto di questi impianti, la contaminazione ambientale e i rischi per la salute della popolazione.

Il Tour du PFAS sarà dunque un modo per riscoprire alcune delle bellezze regionali, ma anche per attraversare i luoghi dei disastri ambientali che minacciano il territorio, la salute e il paesaggio del Veneto, e per incontrare tante persone che amano la loro terra e la difendono.

Una iniziativa accolta e sostenuta con grande favore dai comitati del veneziano visto che si svolgerà alla vigilia dell’udienza del TAR Veneto (prevista per il 23 giugno) sul corposo ricorso presentato a fine 2020 per bloccare i piani di Veritas, dei suoi soci privati della Bioman (gruppo FINAM) e della Regione Veneto.

Per la zona del veneziano questi gli appuntamenti: ore 14.00 in centro a Dolo, ore 14.45 in Piazza Municipio a Mira, ore 15.30 in via Veronese (Graspo d’Uva) a Spinea, ore 16.00 presidio in Piazza Municipio a Marghera, ore 16.45 passaggio per Malcontenta, ore 17.15 arrivo nei pressi dell’inceneritore di Fusina.

La pedalata sarà aperta a tutti coloro che vogliono partecipare anche solo per un tratto, e si svolgerà ad andatura tranquilla, in piena sicurezza e nel rispetto delle norme anti-covid.

I comitati invitano alla massima partecipazione.

Per maggiori informazioni si rimanda alla pagina dell’evento facebook sulla pagina No Inceneritore Fusina.

 

Comitato Opzione Zero, Medicina Democratica, Assemblea contro il rischio chimico Marghera, Malacaigo, Ambiente Venezia, Ecoistituto Alex Langer, Eddyburg, Cobas autorganizzati Comune di Venezia, Società della cura Venezia, Quartieri in Movimento, Mira 2030, FFF Venezia-Mestre, Forum dell’Aria, Comitato Difesa Ambiente e Territorio Spinea, Marghera libera e pensante, WWF Venezia, Comitato No Grandi Navi, Associazione Valore Ambiente, Associazione APIO onlus, Coordinamento associazioni ambientaliste Mares Mogliano, Associazione Progetto nascere meglio Mestre, Casa del Popolo Cà Luisa, Movimento Decrescita Felice – circolo di Venezia- PFAS-Land

 

2021_maggio_29_conferenza_stampa

 

Comunicato stampa coordinamento No Inceneritore Fusina 29 maggio 2021

Inceneritore, i comitati denunciano gravi inadempienze di Ecoprogetto e degli organi di controllo

 

Nutrita conferenza stampa dei comitati No Inceneritore Fusina questa mattina davanti alla scuola elementare di Malcontenta per denunciare gravi inadempienze di Ecoprogetto-Veritas.

Nei mesi scorsi Veritas ha più volte rilasciato dichiarazioni roboanti circa la sicurezza e i controlli sul nuovo inceneritore di Fusina: “Il nostro impianto è sicuro e controllato”, e ancora “Le emissioni in atmosfera saranno monitorate costantemente, in modo trasparente e resteranno ampiamente sotto i limiti di legge”. Sulla stessa falsariga la Regione Veneto e vari Sindaci, tutti protesi a rassicurare i cittadini e a delegittimare i comitati.

Peccato che a soli 6 mesi dall’avvio della linea 1, avvenuto in data 1 dicembre 2020, gli stessi comitati hanno scoperto vistose irregolarità circa il rispetto delle prescrizioni imposte a Ecoprogetto con il provvedimento autorizzativo, e grosse lacune da parte degli organi di controllo, ARPAV e Regione, contro i quali ora scatta una diffida formale.

I comitati puntano il dito in particolare sull’attività di monitoraggio delle emissioni gassose: secondo quanto stabilito nel parere di VIA e nell’autorizzazione integrata ambientale, Ecoprogetto avrebbe dovuto svolgere una prima indagine sulle ricadute degli inquinanti prima dell’avvio della linea 1, e successivamente una seconda entro tre mesi dall’accensione dello stesso forno; ciò al fine di valutare gli effetti dell’attività di incenerimento rispetto alla situazione di partenza. Nel dettaglio Ecoprogetto ha ufficialmente dichiarato che l’indagine ante operam sarebbe stata svolta tra il 15 ottobre e il 30 novembre 2020, mentre quella post operam dal primo di aprile al 5 maggio 2021. Secondo il piano approvato dalla regione Veneto, le misurazioni avrebbero dovuto essere eseguite in 6 punti fissi con rilevatori per acido cloridrico, acido fluoridrico e ammoniaca e in altri tre punti per mezzo di centraline mobili in grado di registrare i dati su altri inquinanti come particolato, metalli, diossine, NOx e altro. Tutti questi punti sono stati indicati con tanto di coordinate geografiche.

Nel mese di febbraio 2021 il coordinamento No Inceneritore Fusina, scaduti i termini per lo svolgimento del monitoraggio, aveva presentato richiesta di accesso agli atti per avere i risultati delle analisi. Di fronte alle risposte evasive di Regione Veneto e ARPAV, i comitati, insospettiti, hanno iniziato un’attività di inchiesta autonoma che ha portato a scoprire fatti di una gravità inaudita.

Tanto per cominciare i 6 rilevatori fissi non sono mai stati posizionati nei punti indicati da Ecoprogetto. Infatti 4 di questi dovevano essere installati in altrettante abitazioni private, uno nel campeggio di Fusina, e uno nella scuola elementare di Malcontenta; ma dalle testimonianze dirette raccolte all’inizio di maggio da un consigliere della Municipalità di Marghera e da un Consigliere comunale di Mira presso i proprietari di queste abitazioni, presso la scuola e il campeggio, risulta che in questi edifici nessuno ha mai installato niente.

Approfondendo l’indagine i comitati hanno poi scoperto che sui pali della luce situati in prossimità di alcuni di questi punti sono stati effettivamente posizionati quelli che sembrano essere dei campionatori; secondo i testimoni però, ciò sarebbe avvenuto solo tra la fine di aprile e l’inizio di maggio 2021, quindi in un periodo successivo a quelli in cui si sarebbero dovute svolgere le campagne di misurazione.

Per di più diverse altre testimonianze, raccolte anche in forma di dichiarazione scritta, attestano che almeno due delle tre centraline mobili, quelle posizionate in via Moranzani, sarebbero comparse solo dopo l’accensione dell’impianto.

“Altro che sicurezza e trasparenza – attaccano i comitati – qui siamo di fronte a una situazione intollerabile, in cui il soggetto controllato fa il controllore di sé stesso, mentre gli organismi di vigilanza latitano o si accontentano delle autocertificazioni. In questa situazione Ecoprogetto può fare il bello e il cattivo tempo, anche permettersi il lusso di scegliere come, se e quando conformarsi alle prescrizioni date. Le mancanze e le difformità che abbiamo scoperto e denunciato dimostrano che l’attendibilità dei dati e delle informazioni fornite da Ecoprogetto-Veritas è alquanto dubbia”.

Di fronte a una situazione di questo genere, quale fiducia possono avere i cittadini in una società che gestisce in questo modo un impianto così pericoloso? O quale fiducia possono avere nelle istituzioni che dovrebbero vigilare per proteggere la loro incolumità, e che invece troppo spesso chiudono gli occhi? “Il 23 giugno prossimo il nostro ricorso sarà discusso al TAR, faremo pesare anche in quella sede le inadempienze di Ecoprogetto-Veritas. In questi giorni agiremo però anche per altre vie, sarà inviata una diffida verso Regione Veneto e ARPAV – incalzano i comitati – affinché dispongano il blocco immediato dell’impianto e impongono a Ecoprogetto di rifare le campagne di monitoraggio sulle emissioni gassose nei modi e nei tempi corretti e in piena trasparenza”.

I comitati annunciano infine una nuova grande manifestazione per il 19 giugno, il “Tour des PFAS”, una biciclettata promossa dall’associazione Climate Riders con l’appoggio dei comitati di Venezia, Padova e Vicenza. Si partirà dalla Miteni di Trissino (la fabbrica che per anni ha sversato PFAS in falda creando uno dei più gravi disastri ambientali degli ultimi anni), per arrivare prima all’inceneritore di Padova in fase di revamping e poi a quello di Fusina, i due impianti pensati anche e soprattutto per smaltire i fanghi e i percolati inquinanti.

 

Comitato Opzione Zero, Medicina Democratica, Assemblea contro il rischio chimico Marghera, Malacaigo, Ambiente Venezia, Ecoistituto Alex Langer, Eddyburg, Cobas autorganizzati Comune di Venezia, Società della cura Venezia, Quartieri in Movimento, Mira 2030, FFF Venezia-Mestre, Forum dell’Aria, Comitato Difesa Ambiente e Territorio Spinea, Marghera libera e pensante, WWF Venezia, Comitato No Grandi Navi, Associazione Valore Ambiente, Associazione APIO onlus, Coordinamento associazioni ambientaliste Mares Mogliano, Associazione nascere meglio Mestre, Casa del Popolo Cà Luisa, Movimento Decrescita Felice – circolo di Venezia- Movimento PFAS-Land

 

sabato_24_aprile_2021

 

 

Comunicato stampa coordinamento No Inceneritore Fusina 21-04-2021

I comitati tornano ad accerchiare Veritas alla vigilia della Liberazione

 

E’ prevista per sabato 24 aprile la nuova iniziativa di protesta indetta dai comitati e dalle associazioni che si battono contro l’inceneritore di Fusina: dalle ore 9.30 alle ore 12.00 si svolgerà un presidio che andrà letteralmente ad accerchiare la sede centrale di Veritas Spa in via Porto di Cavergnago a Mestre.

 

Eloquente lo slogan della manifestazione, “Tutte le Veritas che non sai”, che preannuncia un sit-in pacifico ma molto determinato a riaffermare con forza tutte le ragioni del no e le alternative possibili.

Saranno allestite 5 stazioni tematiche con tanto di pannelli informativi riguardanti gli impatti ambientali e sanitari dell’inceneritore, le alternative all’attuale gestione del ciclo dei rifiuti, le conseguenze per il clima, il pericolo PFAS, le reali motivazioni, gli interessi economici e le responsabilità politiche che stanno dietro a questo progetto e che continuano ad essere tenute nascoste da Veritas e soci.

Oltre al nutrito schieramento di associazioni e comitati metropolitani, ormai da due anni impegnati in questa difficile vertenza, particolarmente qualificante sarà la presenza di ISDE (Medici per l’Ambiente) insieme a molti medici e pediatri del territorio, promotori nei mesi scorsi dell’appello pubblico al Presidente regionale Zaia per l’avvio dei biomonitoraggi. Importante e nutrita sarà anche la presenza dei giovani di Fridays for Future, già protagonisti alcuni mesi fa con l’occupazione della stessa sede di Veritas, che torneranno a ribadire l’urgenza di una vera transizione ecologica in contrapposizione alle ingannevoli politiche “green” di facciata.

Infine significativa sarà la partecipazione di delegazioni dei comitati padovani mobilitati contro il revamping dell’inceneritore patavino gestito da Hera, e dei movimenti vicentini impegnati sul fronte del grave inquinamento da PFAS. Un modo per significare non solo lo stretto rapporto di collaborazione tra le diverse organizzazioni, ma anche le sempre più chiare connessioni tra gestione delle bonifiche dei territori inquinati e le attuali politiche di potenziamento degli inceneritori per lo smaltimento di fanghi e rifiuti contaminati. Una sinergia che troverà ulteriore conferma il giorno dopo, il 25 aprile a Vicenza, dove il movimento NO PFAS ha organizzato un presidio nei pressi del Tribunale in vista dell’avvio del processo contro l’azienda Miteni e i responsabili del disastro ambientale.

Il programma della manifestazione prevede una serie di interventi sui principali temi a partire dalle ore 10.00; in contemporanea si svolgeranno laboratori per bambini e adulti e sarà possibile approfondire e discutere presso le diverse stazioni; a seguire, al termine della mattinata, la catena umana che circonderà la sede di Veritas.

“In questi mesi difficili condizionati dalle limitazioni anti Covid non siamo stati fermi – dichiarano alcuni esponenti dei comitati – ci siamo concentrati sul ricorso al TAR che andrà ad udienza di merito il 23 giugno, abbiamo approfondito molti aspetti tecnici, dato avvio ad inchieste di cui vedremo i risultati nei prossimi mesi, intrecciato importanti relazioni con altri movimenti e organizzazioni. Ora è il momento di tornare in piazza e lo facciamo non casualmente alla vigilia della Festa della Liberazione; perché il miglior modo di ricordare la fine del nazifascismo e di dare valore alla Costituzione nata dalla Resistenza, è quello di lottare ogni giorno e in ogni dove contro i soprusi, per la difesa della libertà e dei diritti universali, in questo caso per il diritto alla salute, ad un ambiente sano, e a un futuro sicuro per tutti. Invitiamo i cittadini e le cittadine del veneziano a vincere le paure, e a tornare ad essere protagonisti della difesa del proprio territorio partecipando in prima persona alla manifestazione di sabato prossimo”.

I comitati sottolineano che la manifestazione è autorizzata e si svolgerà nel pieno rispetto delle norme anti contagio.

 

Manifestazione promossa da: Comitato Opzione Zero, Medicina Democratica, Assemblea contro il rischio chimico Marghera, Malacaigo, Ambiente Venezia, Ecoistituto Alex Langer, Eddyburg, Cobas autorganizzati Comune di Venezia, Società della cura Venezia, Quartieri in Movimento, Mira 2030, FFF Venezia-Mestre, Forum dell’Aria, Comitato Difesa Ambiente e Territorio Spinea, Marghera libera e pensante, WWF Venezia, Comitato No Grandi Navi, Associazione Valore Ambiente, Associazione APIO onlus, Coordinamento associazioni ambientaliste Mares Mogliano, Associazione Progetto Nascere meglio Mestre, Casa del Popolo Cà Luisa, Movimento Decrescita Felice – circolo di Venezia – PFAS-Land, Comitato 0 PFAS Padova, ISDE Medici per l’Ambiente, Tutta la Città Insieme

 

 

manifestazione_24_aprile

 

 

Sabato 24 aprile dalle ore 9.30-12.00

sede centrale di Veritas via Porto di Cavergnago Mestre

TUTTA LA VERITAS CHE NON SAI

presidio di protesta e proposta

contro l’inceneritore di Fusina

 

La pianura Padana è uno dei posti più inquinati del mondo, e guarda caso una delle aree più colpite dal Covid. Politici e amministratori ci ricordano ogni giorno che (giustamente) la salute viene prima di tutto; in nome della salute i Governi hanno preso decisioni che fino a un anno fa sembravano impossibili. Ma intanto gli stessi continuano con la devastazione e il saccheggio dei territori, con l’autorizzazione di impianti inquinanti.

E’ il caso del nuovo inceneritore di Fusina gestito da Ecoprogetto-Veritas per bruciare rifiuti e fanghi contaminati da PFAS; e autorizzato pochi mesi fa dalla Regione governata dalla Giunta Zaia con il benestare del Sindaco di Venezia Brugnaro e di molti altri Sindaci della zona.

Gli inceneritori sono classificati come impianti insalubri di prima categoria, dunque altamente pericolosi per l’ambiente e per la salute. Dai loro camini e dai loro scarichi escono tonnellate di veleni ogni anno. Inoltre lo smaltimento dei rifiuti negli inceneritori (o nelle discariche) impedisce di attuare l’economia circolare e favorisce il global warming.

La lotta contro l’inceneritore di Fusina è lunga e difficile ma si può vincere. Il 23 giugno è atteso il giudizio del TAR Veneto sul ricorso presentato dai comitati. Il 24 aprile, alla vigilia della Festa della Liberazione, il fronte No Inceneritore Fusina torna ad “assediare” Veritas per riaffermare il diritto alla salute e a un ambiente sano. Un presidio di protesta e proposta articolato in 5 stazioni tematiche che circonderà la sede centrale della società per svelare la vera natura e i rischi del nuovo impianto. Previsti anche alcuni laboratori per bambini e adulti.

Svuoteremo il sacco delle verità nascoste su impatti ambientali e sanitari, gestione del ciclo dei rifiuti, conseguenze per il clima, PFAS, e interessi economici.

In piazza comitati e associazioni da tutto il territorio metropolitano, Friday for Future, genitori, bambini, medici e pediatri, delegazioni di comitati da Padova e Vicenza.

 

La partecipazione non si delega, si pratica!

Vieni al presidio, circondiamo Veritas!

 

Manifestazione promossa da: Comitato Opzione Zero, Medicina Democratica, Assemblea contro il rischio chimico Marghera, Malacaigo, Ambiente Venezia, Ecoistituto Alex Langer, Eddyburg, Cobas autorganizzati Comune di Venezia, Società della cura Venezia, Quartieri in Movimento, Mira 2030, FFF Venezia-Mestre, Forum dell’Aria, Comitato Difesa Ambiente e Territorio Spinea, Marghera libera e pensante, WWF Venezia, Comitato No Grandi Navi, Associazione Valore Ambiente, Associazione APIO onlus, Coordinamento associazioni ambientaliste Mares Mogliano, Associazione nascere meglio Mestre, Casa del Popolo Cà Luisa, Movimento Decrescita Felice – circolo di Venezia – PFAS-Land, Comitato 0 PFAS Padova, ISDE Medici per l’Ambiente

 

N.B.: la partecipazione alle manifestazioni è consentita anche in zona rossa e da fuori Comune. Durante tutta la manifestazione raccomandiamo di indossare la mascherina e di prendere tutte le precauzioni anti contagio

 

logo_no_inceneritore

 

Comunicato stampa congiunto 30 gennaio 2021

Inceneritore Fusina: il TAR Veneto accoglie l’istanza cautelare, nessuna sospensiva immediata dell’autorizzazione, ma sentenza di merito a giugno

Nel tardo pomeriggio di ieri è stata resa nota l’Ordinanza del TAR Veneto in merito alla richiesta dei comitati di sospendere l’autorizzazione dell’inceneritore di Fusina in attesa della decisione finale che potrà accogliere o respingere il ricorso depositato a dicembre dagli ambientalisti.

Il provvedimento dei giudici amministrativi accoglie l’istanza cautelare dei comitati motivata dalla necessità di limitare i rischi per l’ambiente e per la salute dei cittadini. Questo accoglimento non si traduce però nel blocco dell’unico forno attualmente esistente e funzionante (la linea 1), bensì nella fissazione a brevissima scadenza (il 23 giugno) dell’udienza di merito, cioè dell’udienza nella quale si deciderà con una sentenza se l’impianto potrà andare avanti o se sarà azzerato.

Per i comitati e le associazioni del fronte No Inceneritore Fusina si tratta di un primo risultato positivo: “Questa vicenda rischiava di trascinarsi per anni, invece la scelta di andare a dibattimento in tempi così rapidi, inconsueti per questo tipo di procedimenti, non lascia spazio a chi come Veritas pensava di approfittare delle lungaggini burocratiche tipiche del sistema italiano per avvantaggiarsi sul piano operativo affrettando la realizzazione delle linee 2 e 3. L’ordinanza chiarisce anche come le questioni poste dai comitati sono tutt’altro che pretestuose o propagandistiche come affermano le controparti, ma anzi sono talmente fondate e articolate da richiedere un adeguato approfondimento tecnico. Infine è significativo che finalmente venga riconosciuta la presenza dei PFAS nei fanghi di depurazione civile e non solo nei percolati di discarica, una questione che abbiamo posto da mesi e dimostrato in sede di ricorso con analisi alla mano, nonostante la Regione Veneto abbia volutamente ignorato il problema”.

Comprendiamo, anche se non risponde pienamente alle nostre aspettative, la motivazione con la quale il giudice del TAR, nell’accogliere – e sottolineiamo ACCOGLIERE – la nostra istanza cautelare, ha deciso di non sospendere immediatamente la funzionalità della linea 1 ma di rinviare al prossimo 23 giugno la decisione di merito, nella quale riponiamo la massima fiducia e aspettativa. Questo non vuol dire che rimarremo fermi in questi quattro mesi ad aspettare la sentenza. Se anche fosse vero (ma così non è) che fermare la linea 1 comprometterebbe il sistema di gestione dei rifiuti del bacino veneziano, è invece evidente ormai a tutti come il livello di inquinamento ambientale a cui siamo arrivati, e in modo particolare nell’area padana, è tale da richiedere una radicale e immediata inversione delle politiche di gestione dei rifiuti (e più in generale di tutte le attività produttive e dei servizi), perché non ci sono più margini di tolleranza per ulteriori incrementi delle emissioni in atmosfera. L’attuale situazione determina già oggi gravi conseguenze sulla salute dei cittadini in termini di numero di morti premature e di incidenza di gravi malattie, Covid-19 compreso. Basti pensare che la linea 1 da sola emette in un anno una quantità di polveri sottili pari a quella emessa da oltre 197.000 caldaie domestiche. Per non parlare dall’incenerimento di rifiuti contenenti PFAS, che come è stato documentato nelle relazioni allegate al ricorso, e come riconosciuto anche dal Comitato Tecnico regionale per la valutazione di impatto ambientale, rischia di aumentare la diffusione di queste sostanze altamente tossiche nel suolo e nelle acque. Le alternative concrete ci sono, le normative comunitarie impongono di adottarle adesso; in un momento come quello attuale drammatico ma allo stesso tempo ricco come non mai di opportunità, ci sono anche le risorse economiche e le tecnologie per metterle in atto.

Al contrario, puntare strategicamente sull’incenerimento, investendo milioni di euro, significa continuare ad aumentare le emissioni velenose per i prossimi decenni, una scelta insensata e da irresponsabili che risponde solo alle logiche di profitto di chi gestisce gli impianti di smaltimento.

Per i comitati la battaglia contro l’inceneritore di Fusina rimane lunga e difficile, e tante sono le iniziative da mettere in campo: sul piano giuridico, della mobilitazione e della continua sensibilizzazione della popolazione, ma anche dell’inchiesta e della elaborazione delle concrete soluzioni alternative alle politiche ormai totalmente insostenibili portate avanti dalla Regione e da Veritas/Ecoprogetto. L’ordinanza cautelare del TAR rappresenta una spinta importante ad andare avanti con ancora più determinazione.

 

Comitato Opzione Zero, Medicina Democratica, Assemblea contro il rischio chimico Marghera, Malacaigo, Ambiente Venezia, Ecoistituto Alex Langer, Eddyburg, Cobas autorganizzati Comune di Venezia, Laboratorio Venezia, Quartieri in Movimento, Mira 2030, FFF Venezia-Mestre, Forum dell’Aria, Comitato Difesa Ambiente e Territorio Spinea, Marghera libera e pensante, WWF Venezia, Comitato No Grandi Navi, Associazione Valore Ambiente, Associazione APIO onlus , Coordinamento associazioni ambientaliste Mares Mogliano, Associazione Progetto Nascere meglio Mestre, Casa del Popolo Cà Luisa, Extinction Rebellion Venezia

 

logo_no_inceneritore

 

 

Comunicato stampa congiunto 15 gennaio 2021

Rifiuti: bollette più care per le scelte sbagliate di Veritas

Veritas accusa i comitati di essere responsabili dell’aumento delle bollette dei rifiuti a causa delle proteste contro il nuovo impianto di Fusina. Pronta la replica del fronte No Inceneritore: “Si tratta di dichiarazioni evidentemente risibili che denotano un certo nervosismo della dirigenza di Veritas dopo il deposito del nostro ricorso al TAR e dopo l’importante presa di posizione di Italia Nostra.

I veri motivi dell’aumento della TARI sono da ricercarsi nelle scelte industriali sbagliate e senza visione fatte in questi anni da Veritas su mandato dei Comuni soci, nella scarsa innovazione dei processi produttivi e probabilmente anche in una gestione poco attenta dei costi generali del servizio”.

Particolarmente grave per i comitati la decisione di puntare sulla produzione di CSS e in definitiva sull’incenerimento:

“La scelta strategica di produrre Combustibile Solido Secondario (CSS) dal rifiuto residuo per poi bruciarlo nella centrale a carbone di Enel era erronea già in partenza non solo per motivi ambientali, ma anche per ragioni economiche. L’accordo raggiunto con Enel nel 2007 e poi rinnovato nel 2013 stava in piedi solo grazie agli incentivi economici erogati dallo Stato (i cosiddetti “certificati verdi”), dunque in definitiva dai contribuenti. Quell’accordo inoltre non teneva in considerazione il già conclamato problema dei cambiamenti climatici che presto o tardi avrebbe potuto portare alla messa in discussione della produzione di energia da carbone. Ora, con la chiusura della centrale e il venir meno del “doping” dei certificati verdi il “castello” economico costruito intorno all’impianto di Ecoprogetto rischia di crollare. Del resto se il tanto decantato CSS fosse un combustibile così pregiato e conveniente, questo sarebbe sostenuto da una domanda di mercato che invece non c’è. Infatti ci troviamo nella situazione unica e paradossale in cui un produttore di “combustibile” per piazzare la sua merce è costretto a pagare gli acquirenti affinché lo ricevano e lo smaltiscano.

A fronte di questa situazione, con il nuovo impianto, Veritas continua a puntare sul CSS aumentando la produzione, e sull’incenerimento finalizzato alla generazione di energia elettrica “incentivata”, invece che su riduzione dei rifiuti, riciclo e energie rinnovabili pulite. Una scelta evidentemente assurda, senza futuro ed estremamente pericolosa i cui costi economici, ambientali e sanitari vengono già oggi scaricati sui cittadini. D’altra parte è ormai chiaro che l’investimento di circa 100 milioni di euro necessari per la realizzazione degli interventi proposti e autorizzati non sarà coperto con anticipo di capitale proprio (di Veritas o dei soci privati), ma tramite finanziamenti bancari e comunque attraverso il rincaro delle bollette.

Per mesi abbiamo chiesto di fermare l’iter di approvazione dell’inceneritore per discutere in modo approfondito su come ridurre la produzione dei rifiuti, migliorare la raccolta differenziata a Venezia e in molti Comuni dell’area metropolitana, per ragionare sulle alternative tecnologiche che consentono il recupero di materia anche dalle frazioni di rifiuto più difficili, in modo da chiudere davvero il ciclo dei rifiuti. La stessa Comunità Europea, con le nuove Direttive in materia di economia circolare (di recente recepite a livello nazionale), impone ai Paesi membri di svoltare con decisione verso questo obiettivo escludendo dal concetto di recupero l’incenerimento, che viene invece equiparato allo smaltimento in discarica; e ciò indipendentemente dal fatto che il calore prodotto in fase di combustione sia utilizzato o meno per la produzione di energia.

Regione, Comuni e Veritas hanno scelto di andare nella direzione diametralmente opposta, ora ciascuno deve assumersi la propria responsabilità di fronte alla comunità. Per parte nostra continueremo ad esercitare i nostri diritti di liberi cittadini, a smascherare le fandonie, e a difenderci dalla minaccia di questo ecomostro con tutti i mezzi a disposizione”.

Comitato Opzione Zero, Medicina Democratica, Assemblea contro il rischio chimico Marghera, Malacaigo, Ambiente Venezia, Ecoistituto Alex Langer, Eddyburg, Cobas autorganizzati Comune di Venezia, Laboratorio Venezia, Quartieri in Movimento, Mira 2030, FFF Venezia-Mestre, Forum dell’Aria, Comitato Difesa Ambiente e Territorio Spinea, Marghera libera e pensante, WWF Venezia, Comitato No Grandi Navi, Associazione Valore Ambiente, Associazione APIO onlus, Coordinamento associazioni ambientaliste Mares Mogliano, Associazione Progetto Nascere meglio Mestre, Società della Cura Venezia, Casa del Popolo Cà Luisa, PFAS Land, Extiction Rebellion Venezia

 

logo_no_inceneritore

 

Comunicato stampa congiunto 5 gennaio 2021

Depositato ricorso al TAR contro l’inceneritore di Fusina

Dopo mesi di iniziative e di appelli inascoltati alle Autorità regionali e nazionali, come promesso i comitati e le associazioni del fronte NO Inceneritore si sono rivolti alla magistratura del TAR del Veneto per chiedere l’annullamento dei provvedimenti regionali che hanno autorizzato l’avvio del nuovo e contestato impianto di Veritas – Ecoprogetto. Il ricorso è stato notificato il 28 dicembre 2020 e successivamente depositato al TAR. L’istanza è densa di motivazioni, e corredata da decine di documenti tecnici e scientifici tra cui anche quattro importanti relazioni, due delle quali firmate dall’ex Dirigente ARPAV Ing. Franco Rigosi, una dal Presidente nazionale dell’ISDE (Medici per l’Ambiente) Dr. Agostino Di Ciaula, e una dal naturalista Dott. Luca Giunti.

“L’elaborazione del ricorso è stato un processo difficile e impegnativo – affermano alcuni esponenti dei comitati – sia per la complessità dell’argomento, sia per l’incredibile confusione creata da Ecoprogetto in fase istruttoria e avvallata dalla Regione Veneto. Il lavoro è il frutto di mesi di analisi e ricerche da parte dei legali, di attivisti esperti dei comitati supportati da tecnici, anche di fuori regione, che hanno condiviso la causa e messo a disposizione la loro autorevole professionalità a titolo gratuito. Riteniamo fondate le argomentazioni esposte, e sono svariati i punti di contestazione a partire da numerose violazioni di norme nazionali ed europee in materia di tutela ambientale e di economia circolare, nonché questioni più specifiche come ad esempio il problema dell’incenerimento dei fanghi di depurazione civile contaminati da PFAS). Ora il progetto e l’operato delle Amministrazioni sarà valutato dal TAR presso il quale è stata avanzata anche la richiesta di una sospensiva in attesa del giudizio di merito”

“Gli approfondimenti svolti in questi mesi ci hanno convinto ancora di più del fatto che questo progetto è estremamente pericoloso per la salute e per l’ambiente – proseguono i comitati – ci preoccupano in particolare le reali potenzialità dell’impianto e la volontà sempre più evidente di fare di questo inceneritore uno dei più importanti centri di smaltimento dei fanghi a livello regionale, probabilmente insieme all’inceneritore di Padova oggetto anche questo di revamping. Ci preoccupano però anche l’ambiguità e il pressapochismo con cui è stato gestito tutto l’iter procedurale, perché se questi sono i presupposti, le garanzie su una futura gestione trasparente e corretta dell’impianto sono molto dubbie”.

Il ricorso vero e proprio è firmato da alcune associazioni come Medicina Democratica, il Comitato Opzione Zero, l’Associazione Progetto Nascere Meglio di Mestre, oltre che da alcuni residenti della zona di Malcontenta. Esso tuttavia è sostenuto da tutte le organizzazioni del vasto fronte che si oppone al progetto e da tantissimi cittadini che in questi mesi si sono mobilitati e hanno appoggiato le iniziative dei comitati.

Il coordinamento No Inceneritore lancia infine un appello: “Il ricorso depositato rappresenta una tappa importante nella lotta per fermare l’ecomostro di Veritas, ma questo da solo non basta, è necessario continuare con le mobilitazioni, con la elaborazione di proposte alternative, e con il lavoro di inchiesta per smascherare gli interessi e i poteri che stanno dietro a questa operazione. Le difficoltà causate dal Covid sono pesanti, ma chiediamo ugualmente ai cittadini del territorio metropolitano di continuare a seguirci anche tramite la pagina facebook e il canale instagram dedicati, perché del resto la crisi ecologica che ha scatenato la pandemia è precisamente il risultato di questo modello di “sviluppo”. Soprattutto chiediamo loro di partecipare alle iniziative e di sostenerci anche economicamente perché le spese sono ingenti. Per contribuire al ricorso è possibile fare fin da subito un versamento sul cc intestato a Opzione Zero con causale “ricorso TAR no inceneritore Fusina” (IBAN IT 64L0359901899050188525842); sarà attivata inoltre una piattaforma specifica per le donazioni”.

 

Comitato Opzione Zero, Medicina Democratica, Assemblea contro il Rischio Chimico Marghera, Malacaigo, Ambiente Venezia, Ecoistituto Alex Langer, Eddyburg, Cobas autorganizzati Comune di Venezia, Società della Cura Venezia, Quartieri in Movimento, Mira 2030, FFF Venezia-Mestre, Forum dell’Aria, Comitato Difesa Ambiente e Territorio Spinea, Marghera Libera e Pensante, WWF Venezia, Comitato No Grandi Navi, Associazione Valore Ambiente, Associazione APIO Onlus , Coordinamento associazioni ambientaliste Mares Mogliano, Associazione Progetto Nascere Meglio Mestre, Casa del Popolo Cà Luisa, Extinction Rebbellion Venezia

 


logo_no_inceneritore

 

L’autorizzazione della Regione non ci ferma, la battaglia per bloccare l’inceneritore prosegue!!

Inoltriamo qui di seguito il comunicato stampa di oggi. Qui il link per vedere il servizio del TGR riguardante l’appello di oltre 60 medici e pediatri:

https://www.facebook.com/NoInceneritoreFusina/videos/939471219915438

E’ attiva la nuova pagina facebook: ogni giorno informazioni sulla vertenza, sul tema dei rifiuti del clima e della tutela dell’ambiente. Metti “mi piace” e aiutaci a diffondere i contenuti: https://www.facebook.com/NoInceneritoreFusina

 

 

Comunicato Stampa Congiunto 24 novembre 2020

Comitati denunciano: fanghi bruciati subito nell’inceneritore di Fusina

Fanghi contaminati da PFAS bruciati subito nell’inceneritore: 8000t nella linea L1, altrettanti nella linea L2

Si sgretolano fin da subito le promesse propagandistiche di Veritas, della Regione e dei Sindaci.

L’incenerimento dei fanghi è il vero business di questo impianto.

Comitati pronti a denunce e diffide per chi minaccia la salute dei cittadini.

“Fanghi contaminati da PFAS e da altre sostanze tossiche subito nel forno L1. Altro che principio di precauzione, qui si sperimenta sulla pelle delle persone. L’inceneritore di Fusina deve ancora partire ma il castello di fandonie costruito da Veritas e soci sull’assenza di rischi per la salute e sulla presunta eco-compatibilità dell’impianto si sta già sgretolando” questa la denuncia secca dei comitati e delle associazioni No Inceneritore a pochi giorni dalla pubblicazione dell’autorizzazione finale rilasciata dalla Regione Veneto.

Il Provvedimento autorizzativo unico regionale (PAUR), pubblicato nel bollettino ufficiale il 6 novembre scorso, parla infatti chiaro: oltre al CSS e ai rifiuti legnosi, nella linea L1 potranno essere bruciate 8000 ton/anno di fanghi di depurazione, e altrettanti nella linea L2 appena sarà pronta. Ma non basta, perché i fanghi, essendo rifiuti speciali, potranno arrivare anche da fuori Regione.

La decisione contenuta nel provvedimento smentisce nei fatti le promesse fatte dall’assessore regionale Gianpaolo Bottacin, il quale a luglio di quest’anno aveva dichiarato pubblicamente il blocco della linea L3 (in realtà solo posticipata), quella che da progetto sarebbe dedicata al trattamento ed essiccamento dei fanghi e dei percolati di discarica. La sospensione della Linea L3 era stata giustificata in pompa magna proprio per il fatto che l’incenerimento dei fanghi contenenti PFAS “è un’operazione che dovrà essere effettuata con tecnologie preventivamente validate dalla comunità scientifica nazionale” (comunicato nr. 1034/220 della Regione Veneto).

La questione era già stata posta dai comitati con le osservazioni allo Studio di Impatto Ambientale, evidenziando- documenti scientifici alla mano – come i famigerati PFAS siano sostanze molto pericolose per la salute e per l’ambiente, difficilmente scomponibili anche a temperature ben più elevate di quelle raggiunte negli inceneritori.

Gli approfondimenti svolti dai comitati fanno emergere chiaramente come il vero core-business dell’impianto di Veritas sia proprio l’incenerimento dei fanghi contaminati dai PFAS, un problema particolarmente grave in Veneto a causa dell’inquinamento di acque e suoli nei territori del vicentino, del padovano e del veronese provocato dall’azienda Miteni. In effetti, questo proposito risulta evidente non solo dalla lettura approfondita della documentazione progettuale, ma anche da dichiarazioni ufficiali rilasciate sia dal Presidente che dal Direttore di Veritas. Del resto, è un fatto che Veritas fa parte integrante di Vivereacqua, il consorzio dei gestori idrici del Veneto, che, come il Commissario delegato per l’emergenza PFAS, ha già espresso l’intenzione di risolvere il problema dei fanghi inquinati tramite incenerimento.

A pochi giorni dall’appello a fermare l’inceneritore e ad avviare i biomonitoraggi inviata da oltre 60 medici e pediatri al Presidente Zaia, il suo silenzio è un segno inequivocabile del reale livello di attenzione per la salute dei cittadini da parte della Regione Veneto, della maggior parte dei Sindaci metropolitani, e dei proponenti.

Pronta la reazione del fronte No Inceneritore: “Diffidiamo pubblicamente la Regione, Ecoprogetto Venezia e i Sindaci metropolitani a non avviare l’impianto e a non bruciare i fanghi. Chiediamo al Ministro dell’Ambiente di intervenire immediatamente e di adottare gli opportuni provvedimenti mantenendo fede agli impegni presi proprio sul tema dell’incenerimento dei fanghi. Quanto al bando pubblicato da Veritas per la realizzazione della linea L2, avvisiamo le ditte intenzionate a partecipare che riterremo responsabile anche chi assumerà l’incarico di costruire il nuovo forno. Agiremo in tutte le sedi legali per tutelare la salute del cittadini”.

 

Comitato Opzione Zero, Medicina Democratica, Assemblea contro il rischio chimico Marghera, Malacaigo, Ambiente Venezia, Ecoistituto Alex Langer, Eddyburg, Cobas autorganizzati Comune di Venezia, Laboratorio Venezia, Quartieri in Movimento, Mira 2030, FFF Venezia-Mestre, Forum dell’Aria, Comitato Difesa Ambiente e Territorio Spinea, Marghera libera e pensante, WWF Venezia, Comitato No Grandi Navi, Valore Ambiente Mirano, Associazione APIO onlus, Coordinamento associazioni ambientaliste Mares Mogliano, Casa del Popolo Cà Luisa, Eddyburg, Associazione nascere meglio Mestre

 

no_inceneritore

 

SECONDO APPELLO DEI PEDIATRI

Tre mesi fa come pediatri di Venezia, Mestre e Comuni limitrofi abbiamo rivolto alle Autorità Competenti un appello perché fosse fermato l’iter di approvazione per la messa in funzione a Fusina di tre inceneritori, dotati di una capacità molto superiore alle esigenze del nostro territorio. E questo in un momento in cui tutte le Nazioni cercano ed utilizzano vie alternative per lo smaltimento dei rifiuti, proprio perché sono noti gli effetti inquinanti della combustione (vedi Direttive U.E. 2008). Il principio di PRECAUZIONE, presente nella Dichiarazione di Rio del 1992 e ratificato dall’Unione Europea, si applica fino a quando il rischio di effetti negativi su ambiente e salute non possa essere escluso con certezza scientifica. Al momento gli studi sugli inceneritori di nuova generazione sono insufficienti, e comunque evidenziano già che al fine di ridurre le emissioni, le temperature devono essere più elevate, liberando particelle più piccole e quindi più pericolose. E quello che sappiamo con certezza è che i POPS (inquinanti persistenti non biodegradabili) prodotti dall’incenerimento vengono trasportati nell’aria anche molto lontano, vengono introdotti nel corpo umano con il respiro, l’acqua e il cibo, e una volta entrati vengono smaltiti dopo anni, e a volte mai. L’assorbimento comincia per il bambino già nel ventre materno, e prosegue dopo la nascita ed oltre l’adolescenza, con effetti tanto più devastanti quanto più l’organismo è in via di sviluppo. Infatti tra i molti EFFETTI NOCIVI ci sono quelli sul sistema nervoso, sul sistema endocrino (agiscono come ormoni, ingannando gli organi), sull’albero respiratorio ancora in formazione e in generale su tutte le cellule, creando le condizioni per i tumori che si svilupperanno nell’età adulta. Si calcola che il 25% degli adulti e il 33% dei bambini sotto i 5 anni sia affetto da patologie riconducibili a fattori ambientali, mentre 1 decesso ogni 4 viene attribuito al vivere o lavorare in ambiente malsano (dati del G7 Ambiente del 2017). Sappiamo che un’associazione locale di genitori, sostenuta da oltre 1000 firme, da tempo chiede invano che vengano eseguiti due BIOMONITORAGGI di facile realizzazione e di basso costo, per i quali sono già disponibili sia i volontari sia i laboratori attrezzati per l’esecuzione. Si tratta di verificare la presenza di diossina nel latte materno e di metalli pesanti nelle unghie dei bambini (come fatto recentemente per l’inceneritore di Forlì).

Questi dati sono indici sensibili del livello di inquinamento di un territorio ed è imprescindibile conoscerli prima di affrontare un nuovo possibile impatto ambientale.

Il 26/5/2020 più di 350 Organizzazioni di 90 paesi, che rappresentano OLTRE 40 MILIONI DI SANITARI di tutto il mondo, hanno inviato un appello ai leaders del G20 (tra cui il nostro ministro Conte) chiedendo che medici e scienziati, come erano stati ascoltati per l’emergenza COVID, fossero ora seguiti per l’emergenza di clima e inquinamento. La lettera dice che abbiamo affrontato l’epidemia con corpi già indeboliti dall’inquinamento e invita i governi ad un drastico cambio di rotta, citando espressamente gli inceneritori come causa di morte e malattia. Questo appello mondiale è stato firmato anche dalla FNOMCeO, la federazione che rappresenta TUTTI i medici italiani.

Ma nonostante le preoccupazioni espresse a livello mondiale l’iter per gli inceneritori procede inesorabilmente, in pieno agosto, verso l’approvazione.

Quindi come pediatri e medici sentiamo che il nostro dovere deontologico è avvertire la popolazione di quanto sta accadendo, e invitarla a porsi le nostre DOMANDE :

Perché questa fretta?

Perché si ignora il principio che la salute deve essere la priorità di qualsiasi amministrazione?

Perché si progettano impianti super-potenti, se si afferma di non volerli utilizzare?

Perché non si ascoltano proposte alternative, già applicate nel resto d’Europa?

Perché non vengono fatti i semplici biomonitoraggi chiesti dalle famiglie?

Cosa si teme di scoprire?

Invitiamo nonni e genitori, mentre guardano i loro bambini correre felici e inconsapevoli, a decidere di difendere la loro salute, attuale e futura.

 

PEDIATRI CHE ADERISCONO ALL’APPELLO 

Angela Barachino
Francesca Beccaro
Marina Beneforti
Silvia Callegaro
Camilla Caprioglio
Cinzia Cecchinato
Loredana Cosmo
Sandra Cozzani
Mario Cutrone
Cinzia Dario
Dania El Mazloum
Enrico Ferrara
Silvia Girotto
Lucia Magagnato
Lidia Marchesini
Maria Gabriella Medico
Paolo Monetti
Giovanni Montesanto
Silvia Palatron
Maria Pellosio
Caterina Pelloso
Giovanni Battista Pozzan
Paolo Regini
Maria Scalzone
Andrea Schiavon
Flavio Semenzato
Annarosa Tessari
Vittorio Urbani
Francesco Vidal

 

Copyrights © 2012-2015 by Opzione Zero

Per leggere la Privacy policy cliccare qui