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ANDRA’ TUTTO IN FUMO

IN AZIONE CONTRO L’INCENERITORE

Le procedure per l’autorizzazione dell’ecomostro di Veritas stanno andando avanti. La lotta per fermarlo anche!!! Ecco alcune azioni che ciascuno può fare per aiutare i comitati e le associazioni ambientaliste:

 

  1. PARTECIPA ALLA CAMPAGNA ANDRA’ TUTTO IN FUMO:  esponi dal tuo balcone un lenzuolo con la scritta “Andrà tutto in fumo – No Inceneritore Fusina”. Se preferisci puoi prenotarne uno scrivendo a noinceneritorefusina@gmail.com (con contributo di 5 euro alla consegna). Una volta esposto scatta una foto e inviala alla stessa mail, la pubblicheremo in facebook.
  2. SOSTIENI IL RICORSO AL TAR: le spese per presentare il ricorso sono ingenti. Puoi fare un bonifico su conto corrente intestato a Opzione Zero IBAN IT64L0359901899050188525842 indicando come causale “ricorso TAR No Inceneritore Fusina”. Puoi anche raccogliere direttamente  dei contributi richiedendo dalla prossima settimana dei blocchetti per sottoscrizioni tra le persone che conosci. Se sei disponibili scrivi alla mail di cui sopra.
  3. FIRMA E FAI FIRMARE LA PETIZIONE: la petizione è ancora attiva fino a fine agosto. Se non hai ancora firmato puoi farlo sulla piattaforma change.org (clicca qui). Oppure puoi scaricare il modulo cartaceo dal link http://www.opzionezero.org/wp-content/uploads/2020/05/MODULO_PETIZIONE_INCENERITORE_FUSINA.pdf. Una volta completato completato fai una scansione e inviala per mail all’indirizzo indicato prima oppure contatta i comitati del tuo territorio.

 

POSSIAMO VINCERE ANCHE QUESTA SFIDA DIFFICILE, MA C’E’ BISOGNO DELL’AIUTO E DELL’IMPEGNO  DI TUTT*. ENTRA IN AZIONE INSIEME A NOI!!

 

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Comunicato stampa congiunto 18 luglio 2020

Inceneritore: tavolo tecnico risolto in una farsa

Come previsto il tavolo tra Regione e Ministero ambiente è stato inutile.

Commissione VIA nazionale nemmeno convocata.

La sospensione della linea fanghi non è sufficiente, anzi è un trucco per aggirare il VIA nazionale.

Il progetto è comunque sbagliato e pericoloso, deve essere ritirato.

I comitati lanciano la campagna “Andrà tutto in fumo” e si preparano per una grande manifestazione in autunno.

 

Il commento dei comitati sull’esito del confronto tra Regione e Ministero dell’Ambiente non si fa attendere: “Alla fine come temevamo il tanto declamato tavolo tra Bottacin e Costa si è risolto in una farsa. Di fatto, sia per la Giunta Zaia, sia per il Ministro Costa questa è stata solo una mossa per dimostrare apertura nei confronti delle preoccupazioni e delle istanze dei cittadini, senza però affrontare la sostanza del problema. Quella di dichiarare il nulla osta alle prime due linee di incenerimento rinviando l’autorizzazione della terza, è una decisione tutta politica che non mette per nulla in discussione il progetto di Veritas; semplicemente consente alla società di dilazionare nel tempo la sua realizzazione evitando la valutazione della Commissione VIA nazionale. Prova ne sia che a quanto ci risulta la stessa commissione non è nemmeno stata convocata per visionare la documentazione tecnica. Il Ministro Sergio Costa, che a parole si è più volte schierato contro l’incenerimento dei rifiuti, nel caso di Fusina ha scelto di non intervenire quando invece avrebbe potuto spostare l’iter autorizzativo a livello nazionale e condizionarne l’esito; di questo chiederemo conto. Chi sperava di avere qualche aiuto da Roma deve ricredersi, per fermare l’ecomostro comitati e cittadini dovranno far conto ancora una volta solo sulle proprie forze. Le elezioni sono vicine, faremo emergere in modo chiaro le responsabilità politiche di tutti i partiti favorevoli all’ecomostro e anche di quelli che non hanno fatto abbastanza per fermarlo”.

Ora si attende l’approvazione formale e definitiva da parte della Conferenza dei servizi regionale che probabilmente arriverà entro la fine del mese, ma i comitati e le associazioni ambientaliste non sono per nulla demoralizzati: “Si tratta di una battaglia lunga e difficile, anche perché sono evidenti i forti interessi economici e politici che stanno dietro a questa operazione. Avevamo già messo in conto che prima o dopo l’autorizzazione sarebbe arrivata. L’azione messa in campo dal fronte ambientalista ha già ritardato e non poco i programmi di Veritas, ora si tratta di alzare il livello della mobilitazione, non ci fermeremo fino a quando il progetto non sarà definitivamente ritirato”. Secondo i comitati infatti le linee L1 e L2 vanno a costituire comunque un grande inceneritore, sovradimensionato rispetto alle esigenze del territorio, che andrà a bruciare tra gli altri rifiuti perfettamente riciclabili, che emetterà elevatissime quantità di fumi nocivi, producendo scorie e ceneri da inviare a discariche speciali, nonché centinaia di migliaia di metri cubi di acqua contaminata. La scelta dell’incenerimento è sbagliata, contraria alla direzione di marcia indicata dalla Comunità Europea in tema di economia circolare e di politiche di contrasto ai cambiamenti climatici. La chiusura completa del ciclo dei rifiuti in Veneto è a portata di mano; nel bacino veneziano, pure fanalino di coda a livello regionale, i dati forniti dalla stessa Veritas parlano di una raccolta differenziata ormai vicina al 75% e di una significativa riduzione delle quantità di rifiuti prodotti a seguito della crisi provocata dal virus. In una situazione in cui rimane ancora moltissimo da fare, costruire un nuovo inceneritore significa  tornare al passato e minare l’implementazione del recupero di materia per i prossimi 20 anni.

In attesa di presentare il ricorso al TAR il fronte ambientalista si prepara per una grande manifestazione in autunno e lancia fin da subito la campagna “Andrà tutto in fumo”: “Invitiamo tutti i cittadini del territorio metropolitano ad esporre dai balconi delle lenzuola con la scritta Andrà tutto in fumo – no Inceneritore Fusina. Per chi sceglie di non autoprodurli sarà possibile prenotarne uno scrivendo a info@opzionezero.org. E’ un modo per rimarcare che il territorio è stanco di scelte calate dall’alto e rifiuta impianti e opere che mettono a repentaglio la salute dei cittadini e l’ambiente”. Prosegue inoltre la petizione on-line su change.org (clicca qui) e tramite i moduli cartacei che ha già raggiunta e superato le 10.000 adesioni.

 

Comitato Opzione Zero, Medicina Democratica, Assemblea contro il rischio chimico Marghera, Malacaigo, Ambiente Venezia, Ecoistituto Alex Langer, Eddyburg, Cobas autorganizzati Comune di Venezia, Laboratorio Venezia, Quartieri in Movimento, Mira 2030, FFF Venezia-Mestre, Forum dell’Aria, Comitato Difesa Ambiente e Territorio Spinea, Marghera libera e pensante, WWF Venezia, Comitato No Grandi Navi, Associazione Valore Ambiente, Associazione APIO , Coordinamento associazioni ambientaliste Mares Mogliano, Associazione nascere meglio Mestre

 

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Comunicato stampa congiunto 2 luglio 2020

Inceneritore: il problema non è solo la terza linea.

 

Comitati scettici sull’esito dell’incontro tra Costa e Bottacin.

La sospensione della linea fanghi non è sufficiente.

Il progetto è comunque sbagliato e pericoloso, deve essere ritirato.

Chiudere il ciclo dei rifiuti è possibile, necessario discutere con comitati, associazioni e comunità locali  sulle scelte strategiche

In cantiere grande manifestazione prima delle elezioni e ricorso al TAR.

 

La notizia del probabile rinvio della Conferenza dei servizi prevista per il 9 luglio a seguito dell’incontro di ieri tra Ministro dell’Ambiente e assessore regionale Bottacin è accolta con scetticismo dai comitati e dalle associazioni ambientaliste: “L’intervento del Ministro Costa, seppure tardivo, può essere l’occasione per riaprire la discussione sul progetto di nuovo inceneritore a Fusina, ma non vorremmo che tutto si risolvesse in una bolla di sapone. Il problema non è solo la “linea fanghi” ma tutto l’impianto. Tra l’altro proprio l’eventuale scelta di sospendere l’autorizzazione per il terzo forno permetterebbe a Veritas di aggirare il problema del superamento della soglia dei 50 Mwt (le tre linee sommano 67,9 MWt), che in base alla normativa richiederebbe una valutazione di impatto ambientale a livello nazionale.  Poi in un secondo  momento, contando su un parere VIA già favorevole sull’intero progetto e con lo stratagemma delle cosiddette “varianti non sostanziali”, sarà sufficiente un semplice decreto regionale per completare l’opera senza dover rifare tutta la procedura e senza la possibilità per il pubblico di intervenire.” – aggiungono inoltre – “Purtroppo prendiamo atto che ancora una volta l’incontro di ieri risponde alla solita logica di non coinvolgere nella discussione comitati, associazioni e comunità locali da subito mobilitatesi contro il nuovo inceneritore”.

Secondo i comitati l’incontro tra Ministro e Regione conferma di fatto che le critiche sollevate con le corpose osservazioni non sono affatto pretestuose come sostiene Veritas, anzi mettono in luce gravi carenze e pericolose ambiguità che al di là del problema fanghi rimangono tutte sul tavolo .

“Non ci fermeremo fino a quando il progetto non sarà definitivamente ritirato – ribadiscono dal fronte ambientalista – le linee L1 e L2 vanno a costituire comunque un grande inceneritore, sovradimensionato rispetto alle esigenze del territorio, che andrà a bruciare tra gli altri rifiuti perfettamente riciclabili, che emetterà comunque elevatissime quantità di fumi nocivi, producendo scorie e ceneri da inviare a discariche speciali, nonché centinaia di migliaia di metri cubi di acqua contaminata. La scelta dell’incenerimento è sbagliata, contraria alla direzione di marcia indicata dalla Comunità Europea in tema di economia circolare e di politiche di contrasto ai cambiamenti climatici. Ed è assurdo che si scelga questa strada proprio in Veneto dove, con qualche sforzo in più, si potrebbe davvero arrivare alla chiusura  del ciclo dei rifiuti. Esistono in Italia e in Europa esperienze che dimostrano come le stesse tecnologie utilizzate per produrre il CSS finalizzato alla combustione, possono essere implementate per recuperare la materia invece di bruciarla con enormi vantaggi per l’ambiente, per la salute, per le tasche dei cittadini e per l’occupazione. Non abbiamo ricevuto ancora nessuna risposta alla richiesta di incontro  inviata al Ministro Costa lo scorso 29 aprile, ma ribadiamo che un confronto tecnico e politico su questa vicenda deve essere aperto alla partecipazione di chi ha fatto emergere il problema.  Conosciamo bene il progetto e abbiamo proposte alternative concrete che pretendiamo siano prese in considerazione. E’ solo grazie alle mobilitazioni costruite in questi mesi da comitati ed associazioni se l’iter autorizzativo ha subito una battuta d’arresto”.

In attesa di valutare le decisioni che saranno prese, le organizzazioni contrarie all’inceneritore confermano comunque il loro impegno per ottenere il ritiro del progetto, e oltre a proseguire il lavoro di approfondimento per il ricorso al TAR, si preparano a nuove iniziative tra cui una grande manifestazione a settembre, prima delle elezioni.

 

Comitato Opzione Zero, Medicina Democratica, Assemblea contro il rischio chimico Marghera, Malacaigo, Ambiente Venezia, Ecoistituto Alex Langer, Eddyburg, Cobas autorganizzati Comune di Venezia, Laboratorio Venezia, Quartieri in Movimento, Mira 2030, FFF Venezia-Mestre, Forum dell’Aria, Comitato Difesa Ambiente e Territorio Spinea, Marghera libera e pensante, WWF Venezia, Comitato No Grandi Navi, Associazione Valore Ambiente, Associazione APIO , Coordinamento associazioni ambientaliste Mares Mogliano, Associazione nascere meglio Mestre

 

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Comunicato stampa 24 giugno 2020

Veneto City: un’altra importante vittoria dei comitati

 

Grande soddisfazione di Opzione Zero, in Riviera vinte tante battaglie grazie ai comitati.

Veneto City era un pezzo di un disegno più ampio che avrebbe sfigurato il territorio.

Sconfitta la pianificazione basata sulla speculazione, figlia dell’ era Galan-Chisso e proseguita da Zaia.

Bene decisione dell’amministrazione dolese, ma si poteva fare prima.

Ora stop all’inceneritore e via alla riconversione ecologica dei territori. A Roncoduro proposta per un grande Bosco di Pianura.

 

La notizia della fine di Veneto City è accolta con grande soddisfazione da Opzione Zero che rivendica il merito dei comitati in questa e in altre vicende: “A 8 anni dalla sua approvazione firmato da Zaia, l’archiviazione di Veneto City dimostra una volta di più la natura tutta speculativa di un progetto che fin dall’inizio abbiamo denunciato e contrastato duramente. La retorica e i falsi propositi dei proponenti e di tanta parte della politica alla fine si sono sciolti come neve al Sole. Avevamo già vinto sulla camionabile, sull’interramento dell’elettrodotto Terna, su Città della Moda, sul Polo Logistico di Dogaletto e il centro commerciale di Calcroci; attendavamo  il turno di Veneto City, come attendiamo la cancellazione definitiva della Romea Commerciale, ma ora tiriamo un bel sospiro di sollievo e festeggiamo. In tutte queste vicende certamente le inchieste giudiziarie e la crisi economica seguita al crack finanziario del 2008 hanno avuto il loro peso. Ma va riconosciuto che tutto ciò non sarebbe stato possibile se allora, ormai 13 anni fa, non si fosse prontamente messo di traverso un movimento largo, popolare, unitario fatto da tante persone determinate e organizzate in comitati e associazioni, che erano riunite sotto la sigla CAT (Comitati Ambiente e Territorio) e di cui parte integrante era anche Opzione Zero. E’ stato grazie alle tante mobilitazioni, all’opera incessante di controinformazione, di pressione politica, di approfondimento e inchiesta, ai ricorsi messi in campo da questo schieramento se siamo arrivati a questi risultati e se la Riviera del Brenta si è salvata da una colata di cemento e asfalto che l’avrebbe definitivamente sfigurata, generando impatti incalcolabili sull’ambiente e sulla salute dei suoi abitanti”.

Opzione Zero sottolinea come Veneto City fosse un perno del “Bilanciere Veneto”, uno dei progetti strategici inseriti nel PTRC (Piano Territoriale di Coordinamento regionale) partorito nell’epoca d’oro di Galan e Chisso, e in fase di approvazione proprio in questi giorni nel Consiglio Regionale capeggiato dalla Lega di Luca Zaia, da sempre artefice insieme ai primi due di tutte le grandi opere inutili e distruttive in Veneto. Di quell’idea perversa rimangono il Passante di Mestre, e l’idea della famigerata Romea Commerciale che avrebbe dovuto congiungersi al by-pass di Mestre a Roncoduro, esattamente dove era previsto il “Polo del terziario avanzato”, la distesa di 1,2 milioni di metri quadri di cemento ideata dal defunto Luigi Endrizzi e progettato dall’architetto Cocinella.

“Bene ha fatto l’amministrazione di Dolo a deliberare per la rescissione dell’accordo di programma – proseguono dal comitato – anche se con un po’ di coraggio in più questa scelta si sarebbe potuta fare 5 anni prima. Infatti poco dopo l’insediamento della Giunta Polo avevamo ottenuto un incontro con Sindaco e assessori competenti per illustrare come l’accordo fosse già allora annullabile a causa del non rispetto delle clausole da parte del proponente; ad esempio per quanto riguarda l’incompletezza della documentazione progettuale, la mancata realizzazione delle opere pubbliche, il mancato versamento di parte degli oneri pattuiti. Comunque meglio tardi che mai. Ora attendiamo di verificare bene tutti i passaggi formali, e poi valuteremo quale decisione prendere in merito al ricorso al TAR. Il dibattimento è previsto nei prossimi mesi, e per ora lo manteniamo attivo”.

L’epilogo di Veneto City insegna quanto importante sia la partecipazione attiva dei cittadini per la vita democratica del Paese.  Ora si apre la possibilità di ripensare ad un altro modello di pianificazione che metta davvero fine al consumo di suolo, alla devastazione ambientale, agli impianti nocivi: “Dobbiamo ripartire dalla riconversione ecologica delle produzioni e dei territori, la crisi climatica e ambientale ce lo impongono – concludono gli esponenti del comitato – Quella vasta zona della Riviera del Brenta potrebbe diventare per esempio un grande bosco di pianura a compensazione della cementificazione e del disordine urbanistico operati in questi anni. Ma nelle aree già compromesse o abbandonate potrebbero trovare spazio anche filiere di recupero dei rifiuti, la vera alternativa all’inceneritore di Veritas, un ecomostro pericolosissimo figlio della stessa logica di Veneto City. Ora siamo ancora più determinati e vinceremo anche questa battaglia”.

 

RISPONDIAMO PER LE RIME A VERITAS!

Posted by Opzione Zero in Appuntamenti, Opzione Zero, Rassegna stampa | 0 Comments

10

apr

2020

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RISPONDIAMO PER LE RIME A VERITAS!

In queste ore stanno arrivando sms sul telefonino di molti utenti Veritas per rassicurare sulla bontà del progetto di inceneritore a Fusina. Come mai Veritas si rivolge solo ora ai cittadini, quando ormai la Regione sta per rilasciare il proprio benestare? Non poteva coinvolgerci prima e insieme ai Sindaci con incontri diffusi e approfonditi in tutti i territori? Aveva forse paura di come avrebbero reagito gli abitanti del veneziano?

La verità è che il progetto prevede la costruzione di un inceneritore di grandi dimensioni a poco distanza dalle nostre case ma la maggior parte delle persone non ne sa ancora nulla! Senza l’intervento dei comitati questa storia sarebbe passata completamente sotto silenzio. Per giunta Veritas, società al 100% pubblica, continua a dare informazioni lacunose e ambigue.

In tempi di Pandemia si fa un gran parlare di salute e tutti noi siamo sottoposti a limitazioni delle libertà personali per il bene di tutti. Finalmente si mette la salute davanti al profitto, ma se questo principio vale oggi allora deve valere sempre! Anche per le produzioni nocive come gli inceneritori (impianti insalubri di prima categoria).

 

Se ti senti beffato o irritato dal comportamento di Veritas allora SCRIVI a info@gruppoveritas.it, all’attenzione del Presidente Vladimiro Agostino e del Direttore Generale Andrea Razzini. Scegli tu l’oggetto senza essere offensivo. Ti proponiamo QUESTO MESSAGGIO:

La salute viene prima di tutto sempre! I rifiuti non si bruciano si riciclano! Quello che volete fare a Fusina è un inceneritore di grandi dimensioni, un’industria insalubre di prima categoria. Chiedo a Veritas che il progetto venga ritirato e ridiscusso. Sulla salute, sul nostro territorio, sui nostri soldi come cittadini abbiamo il diritto di decidere in prima persona.

 

E se non l’hai ancora fatto FIRMA E DIFFONDI LA PETIZIONE http://chng.it/v7DngyqV

 

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In piena crisi sanitaria, economica e sociale, approfittando del fatto che non possiamo fare assemblee e manifestazioni, Veritas e la Regione Veneto tentano il colpo di mano per approvare in fretta e furia il progetto di nuovo inceneritore a Fusina. Notizie ufficiose ci dicono che nei prossimi giorni la Commissione VIA regionale potrebbe riunirsi per decidere.

In questo momento è molto importante far sapere che siamo in tanti a non volere l’ennesimo impianto nocivo e speculativo nel nostro territorio.

Firma subito la petizione, aiutaci a diffondere, convinci le persone che conosci ad aderire.

Qui sotto il link per firmare e l’appello.

 

CLICCA QUI PER FIRMARE LA PETIZIONE

 

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TESTO PETIZIONE

 

Firma la petizione per chiedere alla Giunta Regionale Veneto, al Consiglio di Bacino Venezia Ambiente, a tutti i Sindaci coinvolti di ritirare immediatamente il progetto di nuovo inceneritore a Fusina. I rifiuti non si bruciano si riciclano!

Approfittando della grave emergenza sanitaria causata dal Coronavirus, senza informare la popolazione, con l’assenso della Regione Veneto e di molti Sindaci dell’area metropolitana, la società Veritas-Ecoprogetto sta tentando il colpaccio: far approvare un GRANDE INCENERITORE a Fusina, a poca distanza dalle nostre case.

Il progetto prevede 3 FORNI con una potenza complessiva di 67,9 MWt. Ogni anno, a regime,  l’impianto sarà autorizzato a:

  • produrre 300.000 ton di rifiuti da incenerire, a partire dalla lavorazione di 450000 ton di rifiuto secco e altri materiali, 90.000 ton di fanghi di depuratori e 40.000 ton di percolati di discariche inquinati da PFAS
  • emettere fino a 5 miliardi di mc di fumi contenenti polveri sottili e ultra sottili, ossidi di azoto, diossine, PFAS e altre sostanze cancerogene
  • scaricare 260.000 mc di acqua contaminata
  • smaltire in discariche speciali 70.000 ton di scarti, scorie e ceneri tossiche
  • raccogliere rifiuti da tutto il Veneto

Si tratta di un ECOMOSTRO estremamente pericoloso per l’ambiente e per la salute di centinaia di migliaia di persone che vivono nell’area metropolitana e nelle province vicine.

Bruciare i rifiuti è una follia: aumenta il riscaldamento globale e non risolve il problema dello smaltimento; anzi lo moltiplica creando rifiuti più pericolosi e gas velenosi che respireremo.

La via maestra è quella delle 3R: Ridurre, Riusare, Riciclare.

I cambiamenti climatici e la Pandemia provocata dal virus ci insegnano che se vogliamo sopravvivere su questo Pianeta, dobbiamo cambiare strada, subito e in modo radicale.

Firma la petizione, diffondi, sostienici!

Per informazioni noinceneritorefusina@gmail.com

Petizione promossa da:

Comitato Opzione Zero, Medicina Democratica, Assemblea contro il rischio chimico Marghera, Malacaigo, Ambiente Venezia, Ecoistituto Alex Langer, Eddyburg, Cobas autorganizzati Comune di Venezia, Laboratorio Venezia, Quartieri in Movimento, Mira 2030, FFF Riviera del Brenta e Venezia, Forum dell’Aria, Comitato Difesa Ambiente e Territorio Spinea, Associazione Valore Ambiente

 

NON SOLO CORONAVIRUS – LA SALUTE VIENE PRIMA DI TUTTO SEMPRE!

 

I pediatri di Venezia si stanno esprimendo attraverso dei video sul futuro di Marghera e dell’area metropolitana; nello specifico hanno deciso di dire la loro sul progetto di nuovo inceneritore a Fusina (organizzato su 3 linee). E’ bene ricordare che l’iter di approvazione di questo ecomostro presso la Regione Veneto non sembra subire rallentamenti nonostante i provvedimenti anto Covid-19 impediscano di fatto qualsiasi confronto pubblico e istituzionale.

Gli impatti sull’ambiente e sulla salute causati dagli inceneritori sono estremamente negativi; la popolazione di questo territorio territorio e i suoi bambini soprattutto, stanno già pagando le conseguenze di un inquinamento ambientale grave e diffuso. Ora basta!

I medici pediatri di Venezia ci chiedono di divulgare il più possibile i loro interventi.

Il primo è del medico Paolo Regini

 

 

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Comunicato Stampa congiunto 14-03-2020

Inceneritore Fusina: i comitati chiedono una moratoria immediata

Comitato Opzione Zero, Medicina Democratica, Assemblea contro il rischio chimico Marghera, Malacaigo, Ambiente Venezia, Ecoistituto Alex Langer, Eddyburg, Cobas autorganizzati Comune di Venezia, Laboratorio Venezia, Quartieri in Movimento, Mira 2030, FFF Riviera del Brenta e Venezia, Forum dell’Aria, Comitato Difesa Ambiente e Territorio Spinea, Associazione Valore Ambiente

 

L’emergenza Coronavirus insegna che la salute viene prima di tutto.
Questo principio vale anche per l’inceneritore.

Le occasioni di informazione e di partecipazione per i cittadini sono in questo momento azzerate dalle disposizioni governative.

Ma la comunità ha diritto di sapere e di poter decidere su un progetto pericoloso per la salute e per l’ambiente.

I comitati chiedono una moratoria di un anno alla Regione Veneto.

 

I comitati e le associazioni ambientaliste scrivono una lettera alla Regione Veneto e anche al Ministro Costa per chiedere una moratoria sul progetto di nuovo inceneritore a Fusina: “L’epidemia da Coronavirus, pure nella sua drammaticità, sta riaffermando un principio che come comitati ribadiamo da anni, e cioè che la salute dei cittadini è la priorità più importante da perseguire. E se si tratta di principio, allora questo deve valere sempre, anche per l’inceneritore. Perciò è necessario fermarsi per approfondire bene gli impatti e i rischi che questo progetto comporta, e valutare alternative più sostenibili”.

I comitati hanno denunciato più volte come lo studio di impatto ambientale presentato dai proponenti sia carente e lacunoso in molte parti, a partire dall’analisi degli impatti causati dai fumi e in particolare da quelli derivati dall’incenerimento di sostanze tossiche come i PFAS, per i quali dovrebbe valere almeno il principio di precauzione. Del tutto assente è inoltre la valutazione sui rischi sanitari per la popolazione.

Particolarmente grave è anche l’aspetto che riguarda la scarsa partecipazione dei cittadini e dei Comuni interessati dalla decisione di autorizzare o meno l’inceneritore: “Le limitazioni imposte dai provvedimenti emergenziali del Governo, per far fronte al propagarsi della epidemia da Coronavirus, stanno di fatto azzerando le già scarse occasioni di informazione e partecipazione per i cittadini. Sono state annullate numerose iniziative programmate, e per comitati e associazioni non è possibile partecipare alle discussioni nelle sedi istituzionali come consigli comunali o commissioniaffermano le organizzazioni ambientaliste – non è stato possibile svolgere nemmeno il confronto diretto con Veritas. Ma rimane il fatto che la comunità che dovrebbe ospitare l’impianto, ha il sacrosanto diritto di sapere e di esprimersi su ciò che Ecoprogetto intende fare”.

E’ da considerare, tra l’altro, che la sospensione del progetto, fino al termine dell’emergenza sanitaria e la riapertura di un confronto vero con tutti gli stakeholders, non comporterebbe alcun problema rispetto al carattere di urgenza invocato dai proponenti per la realizzazione dell’inceneritore. Infatti la diffusione del virus e le conseguenti limitazioni emergenziali stanno determinando un vero e proprio crollo nella produzione dei rifiuti urbani e dei rifiuti speciali assimilabili agli urbani, e ciò in conseguenza anche del fatto che molte attività economiche, e in particolare quelle legate al settore turistico, hanno subito e subiranno per mesi un forte rallentamento.

Dunque, secondo i comitati, le motivazioni e le condizioni per ottenere la moratoria del progetto per almeno un anno ci sono tutte, ora la palla passa alla Regione Veneto.

CLICCARE QUI PER LEGGERE LA RICHIESTA DI MORATORIA ALLA REGIONE

 

Comunicato stampa congiunto 7 marzo 2020

Comitato Opzione Zero, Medicina Democratica, Comitato contro il rischio chimico Marghera, Malacaigo, Ambiente Venezia, Ecoistituto Alex Langer, Eddyburg, Cobas autorganizzati Comune di Venezia, Laboratorio Venezia, Quartieri in Movimento, Mira 2030, FFF Riviera del Brenta e Venezia, Comitato Difesa Ambiente e Territorio Spinea

 

Inceneritore: calpestata la democrazia

Il Sindaco Brugnaro e la sua maggioranza scappano dal confronto pubblico sull’inceneritore.
Intanto in Consiglio di Bacino a porte chiuse quasi tutti i Sindaci votano a favore del progetto.

Democrazia calpestata per difendere un ecomostro devastante dettato da interessi speculativi.

Comitati e associazioni ambientalisti preparano la lista dei responsabili in vista delle elezioni regionale e comunali.

In cantiere nuove iniziative e anche il ricorso al TAR.

 

In Consiglio Comunale a Venezia l’Amministrazione fucsia guidata dal Sindaco Luigi Brugnaro elude ancora una volta la discussione sull’inceneritore di Fusina, e rinvia a non si sa quando il voto sulla mozione presentata da Movimento 5 Stelle, gruppo Casson e gruppo misto.

Per i comitati ambientalisti si tratta di un atto antidemocratico grave che dimostra ancora una volta la “codardia politica” degli amministratori favorevoli al progetto: “Nonostante molti Sindaci e politici continuino a sostenere sulla stampa che il maxi inceneritore di Veritas sarebbe la soluzione di tutti i problemi se non addirittura salvifico per l’ambiente, quando è il momento di affrontare il dibattito pubblico nei Consigli Comunali si registra un fuggi fuggi generale.

Quando invece la discussione si svolge a porte chiuse e senza la possibilità per i cittadini e per le opposizioni di dire la propria, come nella seduta del Consiglio di Bacino del 20 febbraio, allora gli stessi “impavidi” amministratori sono pronti a dare il loro benestare senza nemmeno preoccuparsi di renderne conto a qualcuno. Ancora una volta, di fronte a scelte importanti che possono far perdere consensi elettorali, la democrazia viene ridotta a una maschera inutile da calpestare”.

Il fronte no inceneritore sottolinea come, senza l’azione di comitati e associazioni, il progetto e alcuni degli aspetti più gravi come l’incenerimento di fanghi e percolati di discarica contaminati da PFAS sarebbero passati sotto completo silenzio. “Nessun Sindaco di nessuna amministrazione si è preso la briga di organizzare incontri pubblici per informare i cittadini – affermano i comitati – né tanto meno sono stati investiti del problema i Consigli Comunali. Là dove è avvenuto un minimo di discussione istituzionale lo si deve solo alla ostinata iniziativa di alcuni rappresentanti di forze politiche e civiche di opposizione. E questo è tanto più grave se si considera il fatto che non c’è un solo Sindaco che abbia nel proprio programma la realizzazione di un inceneritore per lo smaltimento di rifiuti urbani e fanghi”.

“Se qualcuno pensa di sottrarsi alle proprie responsabilità si sbaglia di grosso – incalzano i comitati – E’ bene che i cittadini abbiano piena consapevolezza di chi è a favore di un progetto estremamente dannoso per l’ambiente e per la loro salute e soprattutto che se ne ricordino alle prossime elezioni amministrative e regionali. Indicheremo presto tutti i nomi e cognomi di Consiglieri e Sindaci favorevoli all’ecomostro, ma già oggi possiamo dire senza ombra di dubbio che l’asse degli amministratori pro inceneritore è trasversale e consociativo: va dal centro-destra con in testa la Lega di Luca Zaia, Forza Italia, Fratelli d’Italia, fino al centro con i pasdaran del Partito Democratico tra i più convinti, seguiti poi da varie formazioni centriste minori”.

Intanto, nonostante l’emergenza coronavirus, il coordinamento No Inceneritore si riunirà lunedì 9 marzo per fare il punto della situazione, organizzare le prossime iniziative e discutere del probabile ricorso al TAR: “I tempi sono stretti e l’epidemia non aiuta. Cercheremo di tarare la nostra azione tenendo conto delle limitazioni imposte dai decreti, ma di sicuro non staremo fermi in attesa delle decisioni della Regione, perché una cosa è certa: il coronavirus passa, le diossine e i PFAS restano per decenni”.

 

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COMUNICATO STAMPA OPZIONE ZERO 04 FEBBRAIO 2017

SMOG – COMITATI E ASSOCIAZIONI METROPOLITANE PRONTI ALLA MOBILITAZIONE

 

Movimenti, comitati e associazioni non ci stanno, e dopo l’iniziativa dello scorso 14 gennaio a Marghera, rilanciano con due appuntamenti di mobilitazione diffusa nell’area metropolitana previsti per il 18 febbraio e il 4 marzo, con manifestazioni e flash mob a Marghera, Mestre, Venezia, Spinea, Mirano e in Riviera del Brenta.

“Flashsmog: spolveriamo il Veneto dalle polveri sottili e dalle grandi opere” è questo lo slogan con il quale il comitato Opzione Zero lancia un appello alle altre organizzazioni ambientaliste e alla popolazione per mettere in campo fin da subito un’azione forte e decisa anche in Riviera del Brenta.

“Mentre il ministro Galletti si ostina a voler minimizzare il problema – attacca il comitato – qua nella pianura veneta e in particolare nel veneziano si soffoca: gli sforamenti si susseguono un giorno si e l’altro anche esponendo la popolazione a rischi elevatissimi. E’ inaccettabile che la politica e le istituzioni continuino ad affidarsi alla danza della pioggia: la situazione è ormai fuori controllo e assume caratteri strutturali più che emergenziali.

Per invertire la rotta servono azioni coraggiose e drastiche, sia nell’immediato che sul medio-lungo periodo. Il Veneto paga a caro prezzo una politica di sviluppo dissennato che in pochi decenni ha devastato il territorio invadendolo di strade e cemento. Di fronte a questa situazione la maggiore responsabilità sta in capo alla Giunta Regionale che ancora oggi mette a disposizione oltre 600 milioni di euro per un’opera devastante e inutile come la Pedemontana Veneta, mentre per il trasporto pubblico con autobus e tram solo 251 milioni euro.

Anche i Sindaci dovrebbero fare di più: intanto con il lavaggio periodico delle strade e il blocco del traffico, ma poi con azioni di informazione e sensibilizzazione della popolazione, incentivando economicamente l’uso dei mezzi pubblici, e mettendo in atto le azioni previste nei PAES già approvati (Piani di Azione Energia Sostenibile), a cominciare dalla riforestazione del territorio.”

Affrontare il problema si può e si deve, comitati e associazioni stanno elaborando una serie di proposte molto concrete e fattibili che qualificheranno le prossime mobilitazioni.

 

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