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L’ODISSEA DEI PENDOLARI – La società pensa a una “app” personalizzata per informare i viaggiatori

Trieste-Venezia, coinvolti 28 convogli: ritardi su tutte le linee

La protesta: passeggeri esasperati, svolta nella comunicazione

Mattinata di passione ieri per i passeggeri ferroviari della Trieste-Venezia. Con un treno merci bloccato a Bivio d’Aurisina per quasi 4 ore, in piena fascia pendolari, dopo il guasto avvenuto verso le 6, che in quel tratto ha costretto i convogli a circolare a senso alternato su un solo binario. Risultato: 28 treni coinvolti (20 regionali, 3 Ic e 3 Frecce, che hanno registrato ritardi fino a 60 minuti, e altri due regionali limitati nel loro percorso).

Questo dopo che solo pochi giorni prima il 21 maggio un altro merci aveva avuto problemi nel medesimo tratto, causando ritardi fino a 40 minuti a 10 convogli.

Ma, a sorpresa, in tutto questo, al netto dei disagi, i comitati dei viaggiatori “promuovono” Trenitalia. O meglio, promuovono la sua gestione della comunicazione durante l’emergenza. Potenza della rivoluzione 2.0 avviata dai nuovi vertici. Certo, il disagio è nato anche perché «Rfi ha tagliato buona parte degli scambi», ma «la gestione della comunicazione da parte di Trenitalia è stata buona – dice Marco Chiandoni del Comitato pendolari Fvg -. Da qualche settimana manda per conoscenza in anticipo anche a noi comitati le segnalazioni dei disservizi. Una novità partita con la nuova direzione».

Così ieri la notizia del guasto è stata “postata” in tempi rapidissimi «sui social network e sul nostro blog. Su Facebook il primo messaggio è stato visto da 112 persone e, nelle ore successive, da altre 207. Mentre sul blog ci sono state 160 visualizzazioni. Se uno sa per tempo che c’è un problema, può decidere di andare in auto, per esempio».

Da qui l’idea di Chiandoni. «La Regione potrebbe proporre nel futuro contratto di servizio una sorta di pagina “social” regionale o su Facebook o su Twitter, in cui uno potrebbe iscriversi per essere informato di eventuali disagi. Una pagina dedicata al Fvg in cui vengono date le informazioni in anticipo». Ovviamente, «la comunicazione deve partire da loro».

Concorda sull’opzione-web Andrea Palese (Comitato Alto Friuli), che, nel promuovere la gestione comunicativa di ieri («I problemi ci sono stati comunicati tempestivamente»), pensa però a «un’informazione a livello istituzionale: la Regione potrebbe mettere sul suo sito una pagina dedicata ai treni, come quella che oggi c’è per i tempi di attesa nei pronto soccorso». Palese rimarca anche che, fatta eccezione per ieri, la puntualità di Trenitalia è notevolmente migliorata: «Lunedì a livello regionale è stata del 99,8%».

L’idea piace all’assessore regionale Mariagrazia Santoro, secondo cui, però, «per essere maggiormente tempestivi anche in orari in cui la Regione non è ancora operativa, forse potrebbe essere un’opzione da rivolgere a Trenitalia. Potrebbe essere un’idea inserirla nel nuovo contratto di servizio». Ma la proposta piace pure a Trenitalia. Che rilancia: «Stiamo studiando un sistema per far arrivare ad ogni pendolare notizie “ad personam” sui treni che gli interessano. O con una mailing list, o tramite i social network, o, ancora meglio, con una “app”».

 

L’indice di costruzione secondo solo a quello lombardo, l’incuria pluriennale nella salvaguardia idrogeologica. Gli ambientalisti: troppi impegni disattesi

VENEZIA – Il cimitero degli elefanti dei capannoni abbandonati, gli insediamenti abitativi che invecchiano senza inquilini, le discariche selvagge, i veleni occultati nel sottosuolo, le costruzioni sregolate che costellano campagna, colline, litorale.

L’ambiente veneto aggredito e indifeso, ostaggio di un modello di industrializzazione diffusa e accelerata, che ha frantumato le barriere tra urbanesimo e ruralità, che dal 1970 ad oggi ha trasformato in costruzioni 180 mila ettari di terreno (pari all’intera provincia di Rovigo) con un’indice di cementificazione (il 14%) secondo su scala nazionale soltanto a quello lombardo.

Se questo è l’album del passato (prossimo), l’attualità dei nostri giorni racconta l’epilogo di un ciclo economico espansivo e il suo malinconico corollario fitto di zone commerciali dismesse e impianti inutilizzati, siti produttivi da bonificare e ferite aperte sul territorio.

«Negli ultimi tempi la situazione si è addirittura aggravata, ora nessuno sta peggio di noi», è il severo commento di Andrea Ragona, dirigente di Legambiente «mentre un po’ dovunque spuntano cartelli “vendesi” sugli edifici e nella sola Padova ci sono 10 mila appartamenti vuoti, i costruttori sollecitano ulteriori colate di cemento, funzionali esclusivamente ai loro profitti, non certo ai cittadini. L’altra faccia della cementificazione è l’assenza drammatica di una politica della mobilità pubblica che riduca l’inquinamento dell’aria: aperture di facciata e promesse elettorali, nel concreto quasi nulla. Stiamo scontando gli effetti devastanti di 14 anni di gestione Chisso nei trasporti. Una buona notizia? Finalmente si riparla di idrovia con minimo di concretezza, però dobbiamo essere chiari: o diventerà un canale navigabile, con il traffico pesante sottratto alla strada e posto sopra le chiatte, o si ridurrà all’ennesimo palliativo. Temo che, aldilà degli slogan, la consapevolezza della gravità della situazione e la conseguente volontà di agire, siano del tutto insufficienti».

Abusi e dissesti non indolori, pagati a carissimo prezzo ogniqualvolta le precipitazioni superano le medie stagionali, il bollettino dei danni racconta esondazioni fluviali e torrenti in piena, centri sommersi e distruzioni, vittime e sfollati. Sul fronte della salvaguardia idraulica, dopo lunghi anni di colpevole incuria, la disastrosa alluvione del 2010 è valsa, se non altro, a ridestare l’amministrazione regionale, che, per volontà del governatore Luca Zaia, si è dotata nello stesso anno di un Piano di azioni e interventi per la mitigazione del rischio idraulico e geologico, stimando in 2,7 miliardi di euro il costo complessivo della messa in sicurezza del martoriato territorio veneto. Un obiettivo lungi dall’essere centrato – complice la crisi che ha prosciugato i rubinetti finanziari del Governo – perseguito attraverso l’apertura di 925 cantieri grandi e piccoli, con priorità ai bacini di laminazione di Caldogno, Muson dei Sassi, Viale Diaz a Vicenza, La Colomberetta, Montebello, Pra dei gai, Trissino; i punti più dolenti nella mappa nostrana.

«È un primo passo utile dettato dall’emergenza ma occorre fare molto di più», sentenziano all’unisono i comitati spontanei sorti come funghi nelle zone a rischio alluvionale.

Altro versante, quello del risparmio del suolo abbinato alla rigenerazione urbana. A lavorarci, da tempo, sono quelli di Urbanmeta, un “cartello” sorto in Veneto e ad oggi unico in Italia perché include ambientalisti e Ance, architetti e docenti universitari; figure difformi, spesso in conflitto, accomunate dall’interesse per le scelte urbanistiche: «Il Piano Casa voluto dalla Regione ha lievemente attenuato l’impatto sul territorio, escludendo le costruzioni ex novo, però ha concesso chance di ampliamento abitativo che riteniamo del tutto eccessive», è l’opinione di Andrea Ginestri, attivo nel sodalizio «ma ciò che più ci sconcerta è la strategia che emerge in alcune amministrazioni locali.

Ci dicono: “Fra tre anni esauriremo la cubatura prevista dal Piani di assetto territoriale e allora introdurremo lo stop ai cantieri edili”; ebbene, alcuni di quei Pat prevedono aumenti della cementificazione fino al 40% : una follia, impraticabile per il venir meno di suolo disponibile prima ancora che per decenza amministrativa».

Intanto la legislatura si è conclusa ma l’annunciata legge quadro regionale è rimasta alla fase progettuale alcuna: «Se è per questo, siamo in ritardo anche sul piano delle idee», chiosa Ginestri «finora, il massimo che si è riusciti a escogitare per riqualificare un sito industriale dismesso, è stato piazzarci un centro commerciale o un silos di auto. La moderna rigenerazione urbana è altra cosa».

È tutto? Non proprio. C’è anche il rischio persistente di terremoto (confermato dalla recente serie di scosse) che i geologi individuano nell’arco della Pedemontana che si estende dalla Lessinia al Cansiglio e coinvolge le province di Verona, Vicenza e Treviso, dichiarate zone sismiche di seconda categoria. Gli esperti della prevenzione sollecitano a gran voce uno screening organico, ovvero una mappatura degli edifici – abitativi e produttivi – accompagnata da incentivi finanziari all’adeguamento degli stabili pubblici e privati. Il Piano Casa, in verità, assegna alcuni fondi in questa direzione, legati alla ristrutturazione e messa in sicurezza. Ma è soltanto l’inizio di un percorso che si annuncia lungo e accidentato.

Filippo Tosatto

 

Il docente di Idraulica: «Basta strade, ci vuole equilibrio. Bene l’Idrovia. Il Mose? Speriamo almeno che funzioni»

D’Alpaos: «Il rischio allagamenti è alto, servono invasi»

VENEZIA – Il territorio e la sua sicurezza sacrificati sull’altare del cemento, come risultato di una politica che per almeno quarant’anni si è lasciata dettare l’agenda delle grandi e piccole opere da pochi portatori di interesse. E l’interesse generale torna a far capolino solo quando si verificano le tragedie, come l’alluvione del 2010.

Luigi D’Alpaos, professore emerito di Idraulica dell’università di Padova chiede al nuovo governatore il coraggio di scegliere: la sicurezza idraulica del Veneto è l’unica priorità su cui concentrare le risorse.

Professore, come sta il territorio veneto? «Ha i suoi problemi dal punto di vista della difesa idraulica, una situazione che è conseguenza di anni di incuria, sfruttamento del suolo e della stessa acqua. Ma anche di una politica che ha concentrato progetti e risorse sempre e solo su cemento e asfalto».

Dove è urgente intervenire? «Ci sono due piani, quello del grande sistema idrografico e le reti minori. Il problema dei nostri fiumi è che non sono in grado di convogliare al mare in sicurezza la portata delle piene. È un problema grave perché quanto accaduto nel 1966 può succedere di nuovo. Servono invasi per trattenere temporaneamente i colli di piena».

E l’Idrovia Padova-Mare di cui da qualche anno si è tornati a parlare? È certamente un’opera necessaria per garantire la sicurezza idraulica di tutta la zona a valle del nodo idraulico di Voltabarozzo, sia nel Padovano che nel Veneziano, potendo fungere da canale scolmatore per Brenta e Bacchiglione. Se ne è tornato a parlare dopo l’alluvione del 2010 quando tante persone e tante imprese si sono ritrovare in ginocchio. Eppure se si chiede a qualsiasi imprenditore cosa serve al Veneto, si parla ancora e sempre di strade, autostrade e tangenziali. Non capiscono cosa stanno rischiando. È quello che io chiamo il “partito degli stradini” che ha dettato lo sviluppo del nostro territorio. La politica deve prendere in mano la situazione, smettere di rilanciare, di ascoltare pochi portatori di interesse e fare le opere di difesa idraulica».

Non è cambiato nulla dopo il 2010? «Qualcosa si è iniziato a fare, ma sono solo i primi passi di un cammino che sarà lunghissimo e dovrà impegnarci per i prossimi 30 anni. L’acqua è una minaccia, ma anche una grande risorsa. Difendersi dalle acque, difendere le acque: sono i due lati della stessa medaglia. Da una parte il rischio alluvioni, dall’altra fiumi ridotti a rivoli, come il Piave. Va ristabilito l’equilibrio».

E il Mose? «Un’opera troppo complessa e troppo costosa. Ma arrivati a questo punto non possiamo che augurarci tutti che funzioni».

Elena Livieri

 

Gazzettino – Vittorio Veneto. Treni sempre piu’ lumaca

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23

mag

2015

VITTORIO VENETO – L’odissea dei pendolari diretti a Venezia

A conti fatti, è come se fossero tornati a casa con un treno che viaggiava a meno di 30 chilometri all’ora. I pendolari vittoriesi, organizzati nel comitato «Il treno dei desideri», tornano a protestare per le inefficienze del trasporto locale su rotaia, che costringono molti di loro a dilatare i già notevoli tempi di percorrenza del tragitto casa – lavoro e viceversa in presenza di un minimo inconveniente.

È il caso di mercoledì pomeriggio, quando pendolari vittoriesi e bellunesi che lavorano a Venezia hanno raggiunto la stazione di Santa Lucia per salire sul regionale delle 17.31 per Udine. Un rapido sguardo al tabellone delle partenze ed ecco la sorpresa: il treno era cancellato.

«Ai nostri “colleghi” – riferisce la vittoriese Lidia Scarpa del comitato – non è rimasto altro da fare che prendere il treno per Conegliano delle 17.45. La corsa è partita con 7 minuti di ritardo e questo ha messo a rischio ancora più forte la già difficile coincidenza a Conegliano per Vittorio. Alcuni viaggiatori si sono rivolti al capotreno, il quale dopo avere contattato la sede di Mestre ha risposto che il treno per la montagna non li avrebbe aspettati e che comunque c’era quello delle 19.41», con arrivo a Vittorio alle 20.

Morale: il treno da Venezia è arrivato a Conegliano alle 18.52, a «Minuetto» per Belluno già partito da tempo, e quindi diversi viaggiatori hanno dovuto attendere più di tre quarti d’ora in stazione il collegamento successivo. Quello che, sulla carta e nella normalità, doveva essere un viaggio di un’ora e mezza scarsa, è diventata un’odissea di due ore e mezza.

«Ormai è la prassi – testimonia una pendolare -: se cancellano un treno o c’è un guasto servono due ore per tornare a casa, ma solo se trovi uno “strappo” da chi ha smesso da tempo di prendere il treno a Vittorio».

Non è la prima volta che i pendolari vittoriesi, alpagoti e bellunesi denunciano disagi simili.

 

Il biglietto semplice per Venezia passa da 5,5 euro a 6,4. Impennata degli abbonamenti

Biglietti e abbonamenti Actv, stangata per i pendolari di Chioggia e Cavarzere.

La Provincia ha disposto, dal primo giugno, dei pesanti rincari per sostenere i costi maggiori di assicurazione e di carburante. Nessun problema per la corsa semplice: spostarsi all’interno del Comune continuerà a costare 1,30 euro; l’unico, moderato rincaro è nell’abbonamento, che passa da 30 a 31 euro. Ma per andare a Venezia, il salasso è servito e non importa se ci si ferma in terraferma o a piazzale Roma. Il costo del ticket passa da 5,5 euro a 6,4. Aumento assai sostanzioso anche per gli abbonamenti: quello ordinario mensile passa da 62 a 70 euro con un aumento del 12%. Aumentato di cinque 5 euro anche quello degli studenti, che passa da 60 a 65.

Rincari che stanno mandando su tutte le furie i pendolari di Chioggia e Cavarzere. Solo quelli che dalla città clodiense si spostano quasi tutti i giorni a Venezia, per studiare e lavorare, sono oltre mille. In Facebook nei vari gruppi dedicati ai problemi della mobilità e dei trasporti locali non si parla d’altro. Quasi tutti considerano i rincari l’ennesimo salasso ai danni di chi studia e lavora lontano da casa e non ha altra soluzione se non quella di prendere l’autobus.

«È follia pura», scrive un utente su internet. «Siamo alle solite – afferma Alessandro Penzo, che ha aperto ed è amministratore su Facebook del gruppo “Utenti sconti Actv” – da tempo sentivamo parlare di questi aumenti, ma non si sapeva di che proporzioni fossero e quando sarebbero calati. Ora è arrivata la doccia fredda. Come sempre, quando si devono far quadrare i conti, non si abbassano gli stipendi dei dirigenti o si riducono le spese pazze all’interno della società, ma si va a colpire la classe più debole: quella dei pendolari. Si va a toccare il portafogli di chi non ha scelta. Per andare a lavorare o andare all’università l’unico mezzo è la corriera».

«Ci auguriamo almeno – prosegue Penzo – che abbiano la stessa celerità nel sistemare i problemi dei pullman. Quando viaggiamo con i finestrini aperti che non si chiudono, o con l’aria condizionata rotta, passano settimane prima che qualcuno intervenga».

Molti su Facebook dànno la colpa dei pesanti ritocchi anche ai tanti “portoghesi2 che salgono sull’autobus. «Una soluzione – scrive un utente – sarebbe quella di mettere i tornelli a piazzale Roma».

Marco Biolcati

 

Gazzettino – Treni, i pendolari contano le “Frecce”

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22

mag

2015

FERROVIE FVG – Dubbi dei Comitati sui soldi pubblici alle lunghe percorrenze. I Civity dal 15 giugno

La Regione paga 3 milioni all’anno per Milano e Roma: «Semmai cambieremo dopo la maxi-gara»

UDINE – I treni veloci Frecciargento e Frecciabianca che collegano Trieste e Udine a Roma e Milano finiscono nel mirino dei pendolari del trasporto pubblico locale, perché poco frequentati e, sulla tratta regionale e fino a Mestre, non così rapidi come si converrebbe all’alta velocità.

Da qui la domanda-provocazione: i numeri dei viaggiatori e i tempi di percorrenza sono sufficienti a giustificare i 3 milioni di euro l’anno (per ora fino al dicembre 2015) che la Regione mette a disposizione per garantire ai cittadini del Friuli Venezia Giulia il servizio di collegamento rapido con Roma, Milano e Torino, attraverso 4 Frecciargento (Trieste-Roma e Udine-Roma e ritorno) e 4 Frecciabianca (Trieste-Milano/Torino e ritorno)?

Il quesito, posto per avviare «una riflessione», scaturisce da un’analisi pubblicata in questi giorni (tra l’altro sul blog Comitato pendolari Alto Friuli) dal titolo «Frecce spuntate del Fvg», nella quale si elencano i tempi di percorrenza dei treni veloci e si dà qualche dato sul loro utilizzo.

Per la verità dati stringati, secondo i quali vi sarebbero «30-40 passeggeri al massimo sulla tratta Trieste-Mestre, mentre più utilizzate risultano le Frecce Udine-Roma grazie soprattutto alle fermate intermedie di Pordenone, Conegliano e Treviso».

Trenitalia non fornisce il tasso di occupazione perché considerato «sensibile» in regime di concorrenza, anche se il finanziamento regionale degli 8 Freccia da solo sta a dire che essi sono sensibilmente sotto la soglia della sostenibilità di mercato. Riescono a reggersi con le proprie forze, invece, gli altri 8 Freccia effettuati giornalmente da Trenitalia in regime di libero mercato.

Alta velocità. Sotto la lente dei pendolari non solo il numero dei passeggeri, ma anche l’alta velocità che tali mezzi dovrebbero assicurare. Dalle rilevazioni che hanno effettuato, la considerano «virtuale», poiché «i treni Frecciabianca e Frecciargento che collegano Torino-Milano e Roma a Trieste e Udine percorrono il Friuli Venezia Giulia con tempi che in alcuni casi sono superiori a quelli dei treni regionali».

Non da ultimo, sottolineano, il Friuli Venezia Giulia «è l’unica regione d’Italia che paga Trenitalia per garantirsi i collegamenti Freccia». Una verità confermata dall’Ufficio stampa di Trenitalia.

La replica. «Come avviene per il trasporto regionale, anche questi collegamenti non starebbero in piedi dal punto di vista economico e la scelta, al momento e prima della gara del trasporto ferroviario, è tra averli e non averli», replica l’assessore regionale ai Trasporti, Mariagrazia Santoro.

«Abbiamo convintamente optato per il mantenimento di questi importanti collegamenti – aggiunge -, i quali che consentono di confermare l’attrattività logistica anche per imprese che hanno la sede legale nella nostra regione e versano i contributi qui in misura nettamente superiore a quella che può essere la spesa del servizio, quindi a conti fatti conviene ai cittadini avere questi collegamenti e conviene alla Regione poter offrire al proprio tessuto economico-produttivo servizi di qualità».

Con il nuovo bando di gara, la Regione «potrà anche valutare altre possibilità di collegamento che devono però consentire una continuità nel nodo di Mestre». In generale, comunque, «il tema dei servizi in aree a bassa domanda, non si può analizzare con la sola con la logica del costo-utenti», conclude Santoro.

Nuovi convogli. Proprio ieri sera, intanto, Santoro ha confermato che il 15 giugno entreranno in esercizio i primi, sospirati nuovi treni Civity della spagnola Caf. Funzioneranno sulla Trieste-Tarvisio.

 

Gazzettino – Preganzol. Svolta: da domenica 26 treni in più

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21

mag

2015

PREGANZIOL – La battaglia di Comune e pendolari comincia a dare i primi frutti

Sta dando i primi risultati positivi la battaglia che il Comune di Preganziol sta portando avanti da mesi con i gruppi di pendolari per migliorare il servizio di trasporto ferroviario della tratta Treviso-Venezia, in particolare per avere più fermate dei treni alla stazione cittadina di via Roma.

Per il sindaco Paolo Galeano ci sono segnali incoraggiati sul potenziamento del servizio ferroviario. «In questi giorni -spiega primo cittadino- abbiamo effettuato alcune verifiche e ci siamo confrontati con i pendolari che si erano mossi con noi nei mesi scorsi per la battaglia sull’adeguamento del servizio ferroviario. Dopo la riunione fatta in Regione a novembre, abbiamo potuto verificare che c’è stato un aumento dei treni a disposizione di chi si muove da Preganziol. Da domenica 17 maggio Preganziol può contare 13 corse di treni in più da e per Venezia. Si tratta di 26 fermate in più al giorno, alle quali si aggiunge l’autobus delle 00.04 da Venezia».

Per il sindaco Galeano c’è da fare ancora molto lavoro per poter parlare di una vera e propria riorganizzazione del servizio ferroviario di cui necessita il territorio.

«Bisogna che anche i treni serali delle 22,04 e delle 23 da Venezia facciano le fermate intermedie. Puntiamo inoltre al biglietto o abbonamento integrato tra la ferrovia e il trasporto su gomma per avere una maggiore flessibiltà di tutto il sistema di trasporto».

 

Nuova Venezia – Mestre. Noi pendolari siamo presi in giro.

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14

mag

2015

L’intervento

Claudio Peris

A Mestre all’alba non si guarda all’orario ufficiale perchè tutto ruota attorno alle Frecce, che hanno la precedenza. Noi pendolari siamo presi in giro

Non ci crederete, ma qui in Veneto esiste una stazione dove i treni partono prima di arrivare. Una stazione dove, se vai sul binario del treno all’orario previsto per il suo arrivo, magari alle prime ore dell’alba, ti accorgi che quel treno non c’è! È già partito….

Succede tutti i giorni alla stazione ferroviaria di Mestre. Purtroppo non solo con il primo treno per Venezia Santa Lucia del mattino che è previsto in arrivo al binario alle 5.41 con partenza successiva alle 5.43, ma a tutte le ore. Qui, dicono i ferrovieri, per Venezia è prevista la “partenza anticipata” anche di cinque, sei minuti. Alla faccia dell’orario ufficiale che prevede un orario di arrivo del treno e uno di partenza. Come in tutte le stazioni del mondo.

Per noi poveri pendolari, perso il treno previsto, non resta allora che correre da un binario all’altro in cerca di quello successivo per Venezia. Ma non sarà sicuramente un’impresa facile. Arrivati sull’altro binario, mentre speri di salire, neanche a farlo apposta anche quel treno ti sfila sotto il naso e lo perdi ancora! È partito in anticipo pure quello.

E allora corri, corri da un binario all’altro e finisci per perdere sia l’uno che l’altro treno. Eh sì: perché mentre corri dall’undicesimo al primo binario e sali le scale “l’altro treno” non c’è: è già partito.

Se poi, a causa dei perenni lavori di sistemazione degli ascensori sui binari (inizio lavori nel marzo 2014 e tuttora fermi), il treno si ferma lontano dalla salita delle scale del binario, ti tocca fare i cento metri di corsa sul marciapiede, sperando che nel frattempo il capotreno non sia disattento e ti chiuda le porte in faccia, facendoti rimanere lì impalato a imprecare sul binario.

Se poi ancora, come nel caso del treno da Mestre per Venezia delle 5.43 lo perdi, ti tocca aspettare fino alle 6.04, sempre che quel treno arrivi! Mi è capitato qualche volta, infatti, che il treno da Treviso è stato cancellato e allora non ti resta che aspettare il successivo…

Finisci così per arrivare a Venezia (nonostante la levataccia) alle 6.20 se ti va bene. Quasi quaranta minuti dopo! Un’eternità per fare 10 chilometri di ferrovia tra Mestre e Venezia.

Ma se non vi basta, mi è anche capitato durante una giornata qualsiasi (in orari normali) che salendo in tempo sul treno da Mestre per Venezia, dopo una lunga attesa (più di dieci minuti dopo dell’orario previsto per la partenza), il mio treno inspiegabilmente rimaneva fermo, non partiva!

E come una beffa intanto vedevo partire per Venezia le Frecce Bianche e quelle Rosse… E come nelle comiche anche gli altri treni regionali. Treni con orario di partenza successivo al mio? Mi sono chiesto: «Quale è la logica delle ferrovie? I misteri della stazione di Mestre sono infiniti?». No. Mi hanno spiegato: precedenza alle Frecce. Certamente! Ma per i regionali niente regole? Devono aspettare solo i treni di serie B?

Nel frattempo, per complicare la vita a noi pendolari e a tutti i viaggiatori, sono spariti nella stazione di Mestre quasi tutti i monitor che segnalavano l’orario di arrivo dei treni. Mentre su quelli delle partenze per Venezia invece, le Frecce non esistono e non ci si può nemmeno salire!

Che calvario. Non solo per noi lavoratori, ma anche per i turisti e addirittura, come spesso me lo dicono, anche per gli stessi ferrovieri! E pensare che tanti anni fa, nel sottopassaggio della stazione di Mestre, per ogni binario all’inizio delle scale c’erano delle luci lampeggianti che segnalavano la partenza del primo treno utile per Venezia. Ora invece sugli unici grandi monitor delle partenze, anche se l’indicatore lampeggia, il treno spesso non c’è: è già partito. Partito dall’unica stazione ferroviaria al mondo dove i treni partono prima di arrivare. Quella Venezia Mestre che fa anche ridere il mondo. Una stazione ferroviaria così efficiente che il treno pur partendo in anticipo è anche capace di arrivare in ritardo a Venezia! Bizzarrie che ci fanno impazzire e sembrano proprio non interessare a nessuno.

 

TRENITALIA

SAN DONÀ – Due nuove corse notturne nella tratta Portogruaro-Venezia. Vittoria del Comitato dei Pendolari del Veneto Orientale che chiedeva il ripristino di uno di questi due treni dopo l’introduzione dell’orario cadenzato, nel dicembre del 2013.

L’ultima concessione ottenuta da Trenitalia è la reintroduzione, a partire da domenica 17 maggio anche nei giorni festivi del treno 10000 delle 4,13 da Portogruaro con arrivo a Venezia alle 5,25 e per esigenze di rotazione della corsa delle 6,11 da Venezia con arrivo a Portogruaro alle 7,23.

«Ci sono turnisti e lavoratori che iniziano alle 6 a Venezia anche il sabato e nei giorni festivi. Questi da un anno e mezzo sono costretti ad usare l’auto perché il primo treno il sabato arriva a Venezia alle 6.50 e nei festivi alle 7.20 – spiega il portavoce del Comitato Nicola Nucera – Positivo che nel mese di aprile i treni della stessa linea abbiano registrato un indice di puntualità di arrivo del 95 per cento ».

Tra le richieste che ancora devono trovare risposta di Trenitalia il ripristino del treno alle 00.21 da Venezia a Portogruaro e il fatto che non è stato ancora posticipato il regionale veloce delle 22.41 alle 23.11 da Venezia per Trieste.

«La situazione serale da Venezia rimane drammatica – continua Nucera – il servizio ferroviario chiude alle 22.41 in direzione San Donà-Portogruaro, ma non va meglio verso Treviso-Udine con l’ultimo treno alle 23.04». Fino al 2013, con l’orario precedente Venezia chiudeva i collegamenti alle 0.36 verso Portogruaro e alle 23.56 verso Treviso-Udine. Penalizzati ulteriormente i centri minori in cui non fermano i Regionali Veloci come Gaggio, Meolo, Ceggia che vedono l’ultimo collegamento serale in partenza da Venezia alle 22.11. «Auspichiamo che nel 2016 si possa ottenere un orario consono alle esigenze dei pendolari – precisa Nucera – come promesso da Trenitalia,».

(d.deb.)

 

LO SPRECO – Pronto da anni, il sottopasso della Gazzera non sarà collegato a nessuna strada

Opera inutile, non ci sono soldi per la viabilità verso Castellana e Mestre centro

VIA OLIMPIA – In treno sull’Sfmr solo per chi va a piedi

La nuova stazione dell’Sfmr alle spalle di via Olimpia sarà raggiungibile solo attraverso un ponte ciclopedonale che verrà installato nelle prossime settimane.

C’è l’asfalto, il marciapiede, la pista ciclabile e una sfilza di lampioni. Perfino i pannelli fonoassorbenti. Ma questo tunnel sotto la linea ferroviaria per Udine, pronto da anni e collegato al progetto regionale della metropolitana di superficie, finirà nel “nulla”, con una rotatoria utile solo a tornare indietro e a ributtarsi in via Brendole, da dove parte la stessa strada. Perché, saltato il nuovo quartiere residenziale a cavallo tra la Gazzera e la Castellana, tutta la nuova viabilità di collegamento (anche quella diretta alla futura stazione dell’Sfmr di via Olimpia) non verrà realizzata.

L’impresa che riprenderà in mano il cantiere dell’Sfmr, bloccato da fine 2014 per il fallimento della ditta precedente, si limiterà a realizzare una rotonda all’uscita del sottopasso, ai piedi della tangenziale, e niente di più. Da lì, infatti, sarebbero dovuti intervenire i privati secondo l’accordo di programma siglato ancora nel 1999 ma che l’ex giunta Orsoni ha revocato nel maggio 2014, giusto un anno fa. Quindi tutto si fermerà lì, con quella rotatoria in mezzo ai campi, mentre il progetto iniziale prevedeva una nuova strada che, passando sotto la tangenziale, avrebbe corso parallelamente alla A57 per sbucare sulla Castellana, alla Cipressina. Ma non solo, perché nel medesimo intervento – circa a metà della “complanare” alla tangenziale – era previsto anche il collegamento alla nuova stazione dell’Sfmr di Mestre centro, alle spalle del palazzetto di via Olimpia, che a questo punto sarà raggiungibile solo a piedi attraverso un ponte ciclopedonale che verrà posato nelle prossime settimane sul Marzenego.

L’ennesimo spreco di denaro pubblico? A meno che la Regione o il Comune non trovino i soldi per completare la viabilità prevista dal progetto iniziale, i milioni di euro spesi per il by-pass tra via Brendole e Gazzera, e soprattutto per il supertunnel sotto la ferrovia, saranno tutti soldi gettati più o meno al vento, in quanto non serviranno nemmeno a far respirare il nodo di via Gazzera Alta dal traffico di attraversamento di chi vuole immettersi in tangenziale.

Fulvio Fenzo

 

BLITZ DEI 5 STELLE «Stazione allagata, non si può costruire lungo il Marzenego»

Blitz nel cantiere abbandonato del Movimento 5 Stelle. La candidata presidente della Municipalità di Chirignago-Zelarino Lucia Chiavegato ed altri candidati pentastellati si sono recati nella stazioncina dell’Sfmr alle spalle di via Olimpia (la cui costruzione riprenderà nelle prossime settimane) ed hanno trovato tutto allagato. «È la prova del gravissimo rischio idraulico dell’area del Marzenego – denuncia Lucia Chiavegato – che sarà sicuramente amplificato con le nuove edificazioni civili e commerciali previste tra Gazzera e Castellana. Se è vero che il Comune ha revocato l’anno scorso l’accordo di programma del nuovo quartiere residenziale, ci risulta che in Regione la maxi lottizzazione è tuttora prevista, rischiando di mettere a repentaglio la sicurezza idraulica di tutta la zona di Mestre “lato via Piave”».

Per il Movimento 5 Stelle vanno dunque bloccate per sempre le nuove edificazioni, completando solo le infrastrutture previste. E questa sera, alle 21 nel municipio di piazza S. Giorgio a Chirignago, i 5 Stelle presenteranno candidati e programmi per Comune e Municipalità di Chirignago-Zelarino.

 

Gazzettino – Treni. Giornata nera per i pendolari.

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7

mag

2015

MESTRE / SAN DONA’

I SENSORI – Troppo carico convoglio bloccato

MOBILITÀ Giornata di passione per i viaggiatori, pesanti disagi sulla linea Treviso-Venezia

Stipati sul treno dei pendolari

Odissea a bordo della “Vaca Mora”, una sola carrozza in servizio per circa 400 passeggeri

Giornata pesante per i pendolari che quotidianamente si devono recare a Venezia per lavoro o per studio. Particolarmente impegnativo l’inizio per gli utenti del treno della linea che collega Adria a Venezia, passando per Piove di Sacco, Camponogara e Mira.

Di solito il convoglio, l’ex “Vaca Mora”, è composto di due carrozze che lungo la strada si riempiono di persone. Ieri, alle 6.10 , i pendolari in partenza da Adria hanno trovato una sola carrozza automotrice e hanno dovuto fare buon viso a cattivo gioco, sapendo ciò che avrebbero vissuto dopo.

«Eravamo stipati come in un carro bestiame – lamenta Daniele Brandolese un pendolare che ha preso il cellulare per immortalare la scena – Dopo Camponogara eravamo in circa 400 nella carrozza. Il capotreno stesso era bloccato dalla gente e impossibilitato a muoversi, tanto che è stato aiutato in un’occasione da alcuni passeggeri per abbassare le barriere nella stazione di Oriago».

La segnalazione è partita anche a Sistemi Territoriali, la società partecipata dalla Regione che tra le altre cose gestisce anche la linea Adria-Venezia. «Ora – si chiedono altri pendolari inviperiti per il disservizio – dobbiamo pensare che è stato un guasto e che domani (oggi per chi legge) troveremo le due solite carrozze oppure è una mossa politica per cercare di ottenere qualcosa? Speriamo che non sia a nostre spese».

Intanto sempre ieri a Treviso un treno di pendolari sovraccarico diretto a Venezia è stato bloccato in stazione dai sensori che stabiliscono quando il peso dei vagoni è eccessivo e la sicurezza è a rischio. Molti viaggiatori sono stati costretti a scendere dal convoglio, troppo «corto» e troppo poco capiente per ripartire con tutta quella gente a bordo, e ad aspettare un altro treno, a sua volta rallentato da un guasto. Col risultato di accumulare quasi un’ora di ritardo. A provocare la «reazione a catena» è stato il treno 2855 partito da Sacile, con destinazione Venezia. Alle 8.15 la tappa a Treviso Centrale. Doveva trattarsi di un treno a due piani, un «Vivalto», e invece a fermarsi al binario è stato uno «Stadler»: 4 carrozze, 200 posti a sedere, circa 400 in piedi. Meno della metà di quello che sarebbe stato in grado di fare il treno a due piani che doveva percorrere quella tratta a quell’ora. Dal marciapiede sono saliti i molti pendolari. A quel punto, i sensori sono entrati in azione: il peso del convoglio era stato superato, le condizioni per viaggiare in sicurezza non c’erano. Così è scattato il blocco della trazione. Per gestire la situazione sono intervenuti anche gli agenti della Polfer.

 

TRASPORTI – Il comitato scrive alla Regione: «Situazione intollerabile»

Ritardi, l’ira dei pendolari

Ieri ancora disagi nella tratta ferroviaria tra Portogruaro e Venezia

Soppressi alcuni treni. Vetture stracolme

La causa un guasto a un passaggio a livello

SAN DONÀ – Nuovi ritardi e treni soppressi, Il Comitato dei pendolari del Veneto Orientale scrive al presidente della Regione Veneto Luca Zaia e all’assessore regionale ai Trasporti Elena Donazzan. Ancora disagi nella tratta tra Portogruaro e Venezia. In una nota il Comitato segnala che ieri a causare il ritardo dalle 6.40 circa sarebbe stato un guasto di un passaggio a livello tra San Stino e Portogruaro che ha provocato ritardi a catena tra i 15 e i 25 minuti a diversi treni. Segnalata inoltre la chiusura di 3 vetture, di cui poi sarebbe stata riaperta soltanto una, sul Regionale 10012 in partenza da Portogruaro alle 7.44 con arrivo a Venezia alle 8.56, «uno dei più affollati treni del mattino – spiega il portavoce del comitato Nicola Nucera – arrivato a Venezia con 21 minuti di ritardo».

All’attenzione dei vertici della Regione anche la soppressione di 3 treni avvenuta martedì 5 maggio nella stessa tratta. Si tratta dei Regionali del mattino 10001 e 10002 e 10055 delle 19,57. In seguito alla soppressione dei primi due, il Regionale 10008 era dotato di 200 posti a sedere, anziché 500. «Dimezzando i posti a sedere – continua Nucera – si sono verificate situazioni di malessere tra i viaggiatori, con segnalazioni di mancamenti. Sempre l’altro ieri si sono verificati diversi importanti ritardi: Regionale veloce 2697 giunto a Portogruaro con 40 minuti di ritardo, Regionali 10049 e 10051 giunti con 30 e 10053 con 22 minuti di ritardo».

«Da quando c’è l’orario cadenzato i pendolari segnalano un bollettino di guerra quotidiano – ha commentato l’assessore alla Mobilità di San Donà Francesca Zottis – un deciso peggioramento del servizio nel Veneto Orientale con il taglio di alcuni treni». Trenitalia conferma che le questioni, dovute a guasti tecnici e al rispetto della normativa di sicurezza, sono state seguite dalla sala operativa che ha cercato di limitare i disagi inevitabili. La puntualità sulla linea si è ridotta solo in questi due giorno dell’87 per cento contro il 95 per cento del mese di aprile, ossia dopo un periodo prolungato di puntualità elevata.

Davide De Bortoli

 

Treviso. I passeggeri restano a piedi

Treno dei pendolari sovraccarico bloccato sui binari dai sensori che stabiliscono quando il peso dei vagoni è eccessivo e la sicurezza è a rischio. È accaduto ieri mattina in stazione a Treviso.

Il sensore ferma il treno affollato

L’ODISSEA – Pendolari come sardine costretti a scendere e aspettare l’arrivo di un’altra corsa

Treno sovraccarico: tutti a terra

Peso dei vagoni eccessivo e sicurezza a rischio: convoglio bloccato in stazione dai sensori

Treno di pendolari sovraccarico, bloccato in stazione dai sensori che stabiliscono quando il peso dei vagoni è eccessivo e la sicurezza è a rischio.

È accaduto ieri mattina in stazione a Treviso, dove molti viaggiatori sono stati costretti a scendere dal convoglio, troppo “corto” e troppo poco capiente per ripartire con tutta quella gente a bordo, e ad aspettare un altro treno, a sua volta rallentato da un guasto. Col risultato di accumulare quasi un’ora di ritardo. A provocare la «reazione a catena» è stato il treno 2855 partito da Sacile, con destinazione Venezia. Alle 8.15 la tappa a Treviso Centrale. Doveva trattarsi di un treno a due piani, un Vivalto, e invece a fermarsi al binario è stato uno Stadler: 4 carrozze, 200 posti a sedere, circa 400 in piedi. Meno della metà di quello che sarebbe stato in grado di fare il treno a due piani che doveva percorrere quella tratta a quell’ora. Inutile dire che dal marciapiede affollato sono salite decine di pendolari, stringendosi negli scompartimenti dei quattro vagoni. A quel punto, i sensori sono entrati in azione: il peso del convoglio era stato superato, le condizioni per viaggiare in sicurezza non c’erano.

E automaticamente è scattato il blocco della trazione. Di fatto, il risultato di un errore di programmazione dei treni, ma tant’è. Una parte dei viaggiatori è stata fatta scendere, e problemi grossi non ce le sarebbero stati se l’11011 seguente fosse arrivato in orario. Il caso ha voluto che per un guasto alla linea, il treno in questione portasse 20 minuti di ritardo. Con il risultato che i pendolari hanno perso quasi un’ora. A gestire la situazione sono dovuti intervenire anche gli agenti della Polfer, anche perché il problema del convoglio fermo al binario ha causato a sua volta disagi anche per le corse seguenti. Ai viaggiatori, visibilmente contrariati, non è rimasto da fare che rassegnarsi al disservizio.

Lina Paronetto

 

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