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Confindustria contro la Regione: «Il trasporto integrato tra gomma e rotaia è indispensabile per lo sviluppo del turismo»

BELLUNO. «Una ferrovia tutta bellunese è fondamentale per lo sviluppo turistico di questa provincia». Nel palazzo di Confindustria c’è rabbia dopo la bocciatura dell’emendamento Reolon da parte del consiglio regionale. Una sorta di tradimento alla tanto sbandierata specificità della provincia sancita dallo Statuto regionale. Un articolo che poche volte viene tradotto in realtà da chi di dovere: «Ci sono prove e controprove circa l’importanza del servizio di trasporto pubblico integrato in zone di montagna», spiega Sandro Da Rold, membro della giunta esecutiva degli industriali bellunesi, con delega al turismo e alla mobilità.

«Come Confindustria Belluno Dolomiti, quattro anni fa abbiamo presentato uno studio di fattibilità per una linea ferroviaria tutta bellunese, pensata per il trasporto dei pendolari e per portare in montagna migliaia di turisti».

Per tale studio, Confindustria ha preso come punti di riferimento due linee che danno ottimi risultati, la Trento-Malè e la Malles-Val Venosta, che ha chiuso il 2013 con quatro milioni di passaggi: «Lo studio effettuato dalla Ibv Husler», spiega Da Rold, «ha documentato le grandi potenzialità attrattive della linea bellunese, quindi spiace il no del consiglio regionale all’emendamento Reolon. La nostra ferrovia deve avere una sua specificità montana; per avere un futuro deve essere integrata al trasporto su gomma e per fare ciò è necessario che gomma e ferro siano gestite dallo stesso operatore. Spero che i sindaci, Massaro in primis, si facciamo sentire. Come Confindustria», aggiunge Da Rold, sostenuto dal direttore Marco Melchiori, «andremo a bussare in Regione. Vogliamo capire chi ha detto no allo scorporo della tratta bellunese dalla gara regionale per il trasporto ferroviario. No, nessuna vendetta, ma dovranno dirci il perché del loro voto».

«È importante che Confindustria sia con noi in questa battaglia». Parole del sindaco Massaro, che non ha ancora perso la speranza di avere una linea ferroviaria tutta bellunese: «È vero, il voto del consiglio regionale è stato negativo, ma è stato importante aprire la discussione politica in merito a questo punto. Nei giorni scorsi ho sentito il governatore Zaia e prossimamente lo incontrerò per consegnargli una relazione con le necessità della provincia di Belluno in materia di trasporto. Farò l’impossibile per fare capire al governatore che quella legata al trasporto integrato è un’opportunità che la nostra provincia non può farsi sfuggire. Noi non siamo la pianura; in montagna bus e treni non stanno in piedi se scollegati e lo studio ordinato da Confindustria quattro anni fa testimonia il tutto».

A giorni Massaro incontrerà anche i soci di Deutsche Bahn, l’azienda tedesca interessata a gestire la ferrovia della montagna bellunese: «E spero che poi vadano a Venezia per parlare con Zaia», commenta il sindaco, che conclude sottolineando l’importanza di una linea integrata tra bus, treno e piste ciclabili: «Dietro la mobilità sostenibile si celano svariati contributi europei. Starà a noi riuscire a intercettarli».

Francesco Saltini

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emendamento reolon

Chisso: «Ecco perché ha detto di no»

BELLUNO. «Ho votato contro l’emendamento che prevedeva una gara a se stante per il servizio ferroviario nel bellunese e voglio spiegare il perché». L’assessore Renato Chisso va dritto sul tema e spiega i motivi che ha portato alla bocciatura del cosiddetto “emendamento Reolon”: «Capisco, condivido e sostengo le esigenze di autonomia dei bellunesi», afferma, «ma chi fa seriamente politica deve anche tenere i piedi ben saldi in terra, evitando che le buone intenzioni diventino cattive soluzioni. Tutti sanno che sono un sostenitore della liberalizzazione del sistema del trasporto pubblico, non solo regionale, e ricordo che il Veneto è stata l’unica regione ad assegnare con gara europea parte del proprio servizio ferroviario, una decina di anni fa. Vinse Trenitalia, e ottenemmo interessanti vantaggi economici, salvo poi dover ritornare al contratto di servizio ordinario per avere dallo Stato qualche soldo in più per il trasporto pubblico, proprietario delle ferrovie».

«Ed è questo il punto: al di là delle sigle, l’intero sistema ferroviario italiano fa capo a Ferrovie dello Stato, che è di proprietà del ministero delle Finanze e gestisce con società diverse il trasporto passeggeri e merci, le infrastrutture e qualche decina di altre spa. Quando la proprietà del servizio è di fatto la stessa dei binari, l’effetto immediato, più volte ribadito, alla notizia di voler andare in gara è: “In attesa di vedere come va a finire io, Ferrovie dello Stato, non investo più. E magari poi mi tengo i treni che oggi corrono su quei binari”. Nel Bellunese, che di investimenti ne ha bisogno sempre, vedi il caso della Calalzo – Ponte nelle Alpi, è un rischio che non voglio far correre ai cittadini».

«Ma c’è un’altra questione oggettiva da sapere e riguarda i costi. Lo si voglia o no, le linee bellunesi non sono tecnicamente produttive e per far funzionare i treni: o si hanno risorse pubbliche a iosa, che non ci sono perché non ci vengono trasferite, o si devono aumentare le tariffe. È un peso che non voglio far gravare sui bellunesi, mentre oggi riusciamo a diluirlo dentro il contratto di servizio regionale».

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trasporto su rotaia

BELLUNO – Bocciata la proposta del consigliere regionale Pd Sergio Reolon di mettere a gara il sistema ferroviario bellunese. Ieri la lunga maratona per l’approvazione delle legge finanziaria 2014 ha visto anche il dibattito sui trasporti in montagna che si è conclusa con una bocciatura con 21 voti a favore, 20 contrari e 4 astenuti. La proposta prevedeva di aprire la gara a livello nazionale e non solo regionale per aprire il ventaglio delle possibili alternative a Trenitalia e migliorare il servizio, aumentando anche le corse dirette tra Calalzo e Padova e tra Calalzo e Venezia.

«L’assessore Chisso, Forza Italia e la Lega hanno bocciato questo emendamento perché a loro non importa nulla dell’intollerabile situazione in cui hanno costretto i pendolari bellunesi» commenta Reolon, «con quest’ultimo atto dichiarano apertamente di non volersi occupare della questione e la situazione non può che peggiorare. Così si mette una pietra tombale sul futuro dei trasporti su rotaia nella provincia dolomitica».

«L’emendamento da me presentato rappresentava una concreta possibilità, senza ulteriori costi per la Regione, di ridare al bellunese un servizio ferroviario degno di questo nome. La sua bocciatura è la continuazione della politica di Chisso e di Zaia di distruzione del servizio ferroviario » conclude Reolon.

Ad appoggiare la proposta di Reolon anche il consigliere regionale di Forza Italia per il Veneto Dario Bond. «Ho sostenuto l’emendamento sui treni di Reolon andando contro la mia stessa maggioranza » spiega Bond, «la situazione ferroviaria bellunese ha bisogno di risposte specifiche, ma la partita è solo all’inizio. Quella di Reolon è una proposta sensata, ma non è l’unica che possiamo perseguire con pragmatismo».

Il dibattito sul trasporto pubblico è acceso anche sul territorio ed in particolare a Ponte nelle Alpi, dove i timori dei cittadini si concentrano sulla tratta che porta a Calalzo. Tanto che partirà proprio da Ponte nelle Alpi la seconda giornata di mobilitazione legata al futuro del trasporto pubblico “Mobilità sostenibile di montagna”. L’appuntamento è domani alle 14.30 alla stazione ferroviaria di Ponte nelle Alpi, ad un mese dall’iniziativa in stazione a Belluno.

 

Mogliano. Linea per Trieste

MOGLIANO – Carola Arena, candidato sindaco del centro sinistra, in questi giorni, è ingessata per un piccolo incidente domestico al piede. Ma la sua corsa verso il voto di maggio e le sue battaglie politiche non si sono certo arrestate. L’esponente Pd, ieri, è tornata ad incalzare la Regione e l’amministrazione comunale sui disagi relativi ai pendolari. Il “casus belli” è offerto dall’ultima presa di posizione dell’assessore regionale alla mobilità Chisso, che, in una nota, ha voluto ribadire i benefici introdotti per i pendolari grazie all’orario cadenzato e precisare che la riforma del servizio ha comportato un aumento delle corse disponibili.

«Ormai l’assessore Chisso ripete sempre la stessa filastrocca », dice Arena, «Il servizio non c’è ed è del tutto inutile che ad ogni episodio più eclatante rispetto alla quotidiana precarietà, la Regione si senta in dovere di dire che tutto va bene, che si tratta di problemi circoscritti, che i treni sono aumentati e che chi si lamenta lo fa soltanto per mettersi in mostra».

«I problemi», continua Carola Arena, che a gennaio ha promosso una raccolta firme tra i pendolari «ci sono tutti e a Mogliano li patiamo in maniera assolutamente rilevante soprattutto per ciò che concerne le corse dei lavoratori della mattina presto e della sera dopo le 23. È imbarazzante, poi, costatare come nessuno dei pezzi di centrodestra della maggioranza uscente, si preoccupi di rappresentare i disagi di lavoratori e studenti presso i propri referenti politici in Regione. Sentir parlare», conclude la candidata sindaco, «di Metropolitana di superficie, oggi, appare ormai surreale: la Regione fa questi annunci mentre da anni tira a campare lasciando i pendolari a piedi o costringendoli a viaggiare in condizioni assolutamente disagevoli ».

Matteo Marcon

 

I sindaci di Salzano e Spinea tornano alla carica dopo i disservizi di martedì

SALZANO-SPINEA – «Modifiche all’orario ferroviario a partire dal mese di aprile».  A chiederle sono ancora una volta i sindaci di Salzano e Spinea, Alessandro Quaresimin e Silvano Checchin, spinti da centinaia di pendolari furiosi per il nuovo orario avviato a dicembre. Da gennaio Quaresimin chiede un incontro all’assessore Renato Chisso e agli altri referenti regionali, risposte concrete non sono ancora arrivate e allora nei giorni scorsi è tornato alla carica con una nuova mail inviata anche all’ingegnere regionale Domenico Menna e al dirigente Bruno Carli. Spinto da studenti e lavoratori, alla vigilia di Natale Quaresimin ha spedito a Regione e Trenitalia un documento con una proposta di riorganizzazione degli orari sulla linea Venezia-Bassano.

«La riorganizzazione prevede un maggior numero di corse tra le 7 e le 8 del mattino, ma i pendolari invocano più treni anche al sabato e nel periodo delle vacanze scolastiche. Non chiediamo un aumento di convogli, solo alcune variazioni d’orario» spiega Quaresimin.

Nei mesi scorsi Regione e Trenitalia hanno fatto sapere che, per motivi di organizzazione, le variazioni d’orario sarebbero possibili solo da aprile. La prossima settimana sarà decisiva, un miglioramento degli orari è chiesto a gran voce anche dalle associazioni di categoria. «Condividiamo la richiesta partita da Salzano – aggiunge il sindaco di Spinea -. Il Miranese è un’area molto ricca di pendolari, non si può più aspettare».

(g.pip.)

 

Nuova Venezia – Cancellati i treni dei pendolari

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19

mar

2014

Guasto sulla linea Venezia-Bassano. Mattina d’inferno

Un guasto manda in tilt oltre 20 treni

Altra mattinata difficile per i pendolari della linea Venezia-Bassano: sei convogli cancellati e 14 hanno subito ritardi

Il problema si è verificato all’alba a Castello di Godego. La circolazione normale dopo mezzogiorno.

NOALE – Altra mattinata difficile ieri per chi si è mosso in treno sulla Venezia- Castelfranco-Bassano. Una scena vista già altre volte: l’ultima non più tardi di venerdì scorso. I problemi sonostati causati da un guasto al sistema di distanziamento dei convogli fra le stazioni di Castello di Godego e di Castelfranco, nel Trevigiano. A rimetterci migliaia di pendolari, con 24 treni regionali coinvolti che hanno causato ritardi anche di oltre sessanta minuti. Per quasi tutta la mattina, gli utenti di uno dei tratti più trafficati d’Italia a binario unico hanno dovuto armarsi di pazienza o studiare delle alternative per raggiungere gli uffici e le scuole. Il bilancio di Rete ferroviaria italiana (Rfi) parla di 14 convogli che hanno subito ritardi, sei treni non hanno proprio viaggiato e altri quattro hanno coperto solo parte del percorso. Interessati centinaia di passeggeri del Miranese, con le stazioni di Spinea, Maerne, Salzano e Noale. E dall’inizio dell’anno, la storia si è ripetuta più di una volta. Caos verso Venezia. Che non fosse una mattina facile, lo si è capito sin dalle prime luci dell’alba, quando il treno 5700 è arrivato a Castelfranco con 10 minuti di ritardo, alle 6.36 anziché le 6.26. Di lì a poco, la situazione ha iniziato ad aggravarsi. Così, per Venezia Santa Lucia, il regionale 5701 ha accumulato 31 minuti di ritardo, 38 per la corsa successiva, la numero 5703, addirittura un’ora e mezza per il 5705 da Bassano, 26 minuti per il 5711, un’ora e 10 minuti per il 5713, mentre il regionale 5717 è arrivato a Mestre con un ritardo di 40 minuti, ma non ha proseguito la corsa per Venezia. Problemi anche per il treno 5721, che sarebbe dovuto partire da Bassano alle 10.25malo ha fatto con 33 minuti di ritardo ed è arrivato a Venezia 38 minuti dopo. CaosdaVeneziaeMestre.Anche per chi doveva andare a Castelfranco, sede di molte scuole, e Bassano, non è stato semplice. Anzi. I ritardi sono stati notevoli, partendo dal regionale 5706 per la città vicentina, arrivato 38 minuti dopo. Quello successivo, per Castelfranco, ha viaggiato con 22 minuti di ritardo, il 5714 da Venezia a Bassano con 44 minuti, 20 quelli accumulati, invece, per il treno 5716. Non è andata meglio per chi da Santa Lucia doveva andare a Bassano alle 11.56 prendendo il regionale 5726: nella città vicentina ci è arrivato 53 minuti dopo. Soppressioni.Molti utenti si sono trovati a terra o il tragitto del loro convoglio non è stato completato. Questo ha riguardato i casi dei regionali 5709 da Castelfranco (partenza ore 7.25), il 5710 cancellato da Venezia a Castelfranco e che ha effettuato solo il tratto dalla città trevigiana a Bassano. Niente da fare per i treni 5718 e il 5725, mentre il numero 5722 è partito da Mestre per Bassano e non da Venezia come previsto. Problemi a non finire. Anche lunedì ci sono stati degli inconvenienti, stavolta sulla Treviso- Venezia. Il treno delle 9.25, mentre quello delle 9.07 è stato soppresso. Inoltre i monitor della stazione di Treviso accusavano dei problemi. Questo sta a significare che la vita dei pendolari è sempre più dura.

Alessandro Ragazzo

 

la rabbia corre sul web «Siamo stufi di questi disservizi»

La gente non ne può più: cancellate perfino le navette sostitutive

NOALE – La rabbia dei pendolari si fa sentire anche questa volta. Il 2014 si è già portato via diverse giornate di disagi; oltre al guasto della scorsa settimana tra Piombino Dese e Castelfranco, a febbraio sono state abbattute le sbarre di Noale, con l’intera tratta da e per Bassano rimasta bloccata per una mattina, con ritardi anche di un’ora e passeggeri costretti a salire sugli autobus e o farsi accompagnare per arrivare a destinazione.

«È ora di dire basta», dice una donna al telefono, «perché addirittura neppure si mettono le comunicazioni nel monitor. Sono stanca di continuare a segnare ore di lavoro perse che poi mi vanno a scalare i giorni di ferie. Ma è giusta una cosa simile?Ma che servizio è questo? Se lo avessi saputo, sarei andata in ufficio in macchina».

E i commenti dei pendolari si sono letti anche nei social network. Nel gruppo «Pendolari Salzano-Robegano» di Facebook e Twitter sono corse le notizie nel corso della mattinata, informando come i treni dopo mezzogiorno avessero ripreso il normale orario mentre «hanno cancellato la navetta delle 12.54». E poi ancora «Altra mattinata da dimenticare», si legge in un altro commento «dove tutti i treni hanno subito pesanti ritardi anche di 92 minuti (solo il 5707 per Venezia delle 7.31 è arrivato regolarmente a destinazione). Cancellate le navette delle 6.48 e 7.48. E la situazione è ancora critica. Non si sa al momento il motivo. Forse la nebbia?! Qualcuno sa la causa? . Comunque le navette per Venezia delle 9.48 e 10.48 sono state cancellate e ritardi e cancellazioni ci sono anche da Venezia verso Salzano.

(a.rag.)

 

SULLA LINEA VENEZIA-PORTOGRUARO

Solo caos con l’orario cadenzato

Il comitato di Quarto ha presentato un esposto alla magistratura

QUARTO D’ALTINO – Tutti contro il nuovo orario cadenzato. Se per alcune tratte del Veneto il cadenzamento, introdotto il 15 dicembre, ha portato benefici con l’aumento dei collegamenti, la linea Venezia-Portogruaro è quella che ha subito indubbiamente le maggiori penalizzazioni. Non a caso è su questa tratta che si sono concentrate le proteste dei viaggiatori, riuniti negli attivissimi comitati pendolari di Quarto d’Altino e del Veneto Orientale.

Affiancati da Legambiente, qualche settimana fa, i comitati hanno anche presentato un esposto alla magistratura, ricostruendo la battaglia condotta negli ultimi mesi e le problematiche causate dal nuovo orario cadenzato che, secondo i pendolari, concentra eccessivamente il servizio in alcune fasce orarie, lasciandone scoperte molte altre. I pendolari, in particolare, lamentano difficoltà per i lavoratori turnisti, a causa della rimodulazione dei servizi con il taglio dei collegamenti tra le 22 e le 6 del mattino, ma anche per la drastica riduzione dei collegamenti di sabato e nei giorni festivi. Senza contare le proteste suscitate dai nuovi regionali lenti Portogruaro-Mestre che, attestandosi al «binario giardino», costringono chi deve andare a Venezia a fare le corse per non perdere la coincidenza. A fianco dei pendolari, scesi anche in piazza, si sono schierati pure i sindaci dei Comuni attraversati dalla tratta ferroviaria, che più volte hanno incontrato l’assessore Chisso. Ma il ripristino di alcuni dei collegamenti, richiesti a gran voce dai pendolari,per il momento, è rimasto solo negli annunci sulla carta.

 

LA LINEA VENEZIA-UDINE – Carrozze sempre sovraffollate e sporche

MOGLIANO – Ritardi e guasti sempre più frequenti, soppressioni, ma soprattutto il sovraffollamento dei convogli, con i viaggiatori costretti a viaggiare in piedi in alcune delle ore di punta, anche a causa dell’impiego di materiale rotabile non sufficientemente capiente.

Ecco le problematiche che assillano le migliaia di pendolari che ogni giorno si spostano lungo la tratta Udine-Treviso-Venezia,una delle più frequentate del Veneto dopo la Padova-Venezia. Si tratta di problemi che si trascinano ormai da anni, a cui si sono aggiunti per i pendolari i disagi dovuti all’introduzione dell’orario cadenzato. Su quest’ultimo fronte, le proteste maggiori hanno riguardato la soppressione dei convogli a tarda sera, in particolare del regionale in partenza da Venezia Santa Lucia alle 23.56, per il cui mantenimento erano state raccolte oltre mille firme. Uno dei problemi che si trascina da più tempo, sulla Treviso-Venezia, è quello del sovraffollamento di alcuni convogli, in particolare nelle ore di punta per i pendolari. In passato non sono mancate le denunce da parte dei viaggiatori, con dossier fotografici sui convogli in cui gli utenti sono costretti a viaggiare stipati. Né sono mancate anche proteste clamorose, con tanto di occupazioni dei binari, frutto dell’esasperazione dei pendolari anche per i continui ritardi.

(g.mon.)

 

Altre 6 corse cancellate e 4 ridotte. A far saltare la linea per e da Venezia un guasto tra Castelfranco e Castello di Godego

CASTELLO DI GODEGO – Altra mattinata difficile ieri per chi si è mosso in treno sulla Venezia- Castelfranco-Bassano. Una scena vista già altre volte: l’ultima non più tardi di venerdì scorso. I problemi sono stati causati da un guasto al sistema di distanziamento dei convogli fra le stazioni di Castello di Godego e di Castelfranco, risolto in tarda mattinata. A rimetterci migliaia di pendolari, con 24 treni regionali coinvolti che hanno causato ritardi anche di oltre 60 minuti. Per quasi tutta la mattina, i viaggiatori di uno dei tratti più trafficati d’Italia a binario unico hanno dovuto armarsi di pazienza o studiare delle alternative per raggiungere gli uffici e le scuole.

Il bilancio di Rete ferroviaria italiana (Rfi) parla di 14 convogli che hanno subito ritardi, sei treni non hanno proprio viaggiato e altri quattro hanno coperto solo parte del percorso. E dall’inizio dell’anno, la storia si è ripetuta più di una volta. Che non fosse una mattina facile, lo si è capito sin dalle prime luci dell’alba, quando il treno 5700 è arrivato a Castelfranco con 10 minuti di ritardo, alle 6.36 anziché le 6.26. Di lì a poco, la situazione ha iniziato ad aggravarsi. Così, per Venezia Santa Lucia, il regionale 5701 ha accumulato 31 minuti di ritardo, 38 per la corsa successiva, la numero 5703, addirittura un’ora e mezza per il 5705 da Bassano, 26 minuti per il 5711, un’ora e 10 minuti per il 5713, mentre il regionale 5717 è arrivato a Mestre con un ritardo di 40 minuti ma non ha proseguito la corsa per Venezia. Problemi anche per il treno 5721, che sarebbe dovuto partire da Bassano alle 10.25, ma lo ha fatto con 33 minuti di ritardo ed è arrivato a Venezia 38 minuti dopo. Anche per chi doveva andare a Castelfranco, sede di molte scuole, e Bassano, non è stato semplice. Anzi. I ritardi sono stati notevoli, partendo dal regionale 5706 per la città vicentina, arrivato 38 minuti dopo. Quello successivo, per Castelfranco, ha viaggiato con 22 minuti di ritardo, il 5714 da Venezia a Bassano con44 minuti, 20 quelli accumulati, invece, per il treno 5716. Non è andata meglio per chi da Santa Lucia doveva andare a Bassano alle 11.56 prendendo il regionale 5726: nella città vicentina ci è arrivato 53 minuti dopo. Molti viaggiatori si sono trovati a terra o il tragitto del loro convoglio non è stato completato. Questo ha riguardato i casi dei regionali 5709 da Castelfranco (partenza ore 7.25), il 5710 cancellato da Venezia a Castelfranco e che ha effettuato solo il tratto dalla città murata a Bassano. Niente da fare per i treni 5718 e il 5725, mentre il numero 5722 è partito da Mestre per Bassano e non da Venezia come previsto. Anche lunedì ci sono stati degli inconvenienti, stavolta sulla Treviso-Venezia. Il treno delle 9.25, mentre quello delle 9.07 è stato soppresso. Inoltre i monitor della stazione di Treviso accusavano dei problemi. Vita difficile per i pendolari.

Alessandro Ragazzo

 

I sindaci con Reolon  

In Regione sarà discusso l’emendamento del consigliere

DeCarlo: «Bond e Toscani hanno il dovere di sostenerlo»

BELLUNO «È necessario mettere a gara il servizio di trasporto pubblico integrato solo per la provincia di Belluno. Orari, biglietti e gestione di treni e autobus devono essere pienamente integrati ».

Va in questa direzione l’emendamento alla finanziaria regionale 2014 che presenterà oggi il consigliere bellunese Sergio Reolon. L’iniziativa assicurerebbe almeno quattro corse dirette al giorno da Calalzo a Padova e verso Venezia.

I continui disagi che si abbattono sulle linee ferroviarie bellunesi hanno portato il consigliere del Pd a presentare una soluzione che verrà valutata in consiglio tra oggi e domani.

«L’obiettivo è dare vita a una gara d’appalto per cercare di migliorare un servizio scadente e che obbliga gli utenti a sobbarcarsi due cambi per raggiungere una destinazione come Venezia, lontana poco più di 100 chilometri. L’entrata in vigore a metà dicembre dell’orario cadenzato ha creato innumerevoli disagi e ha sottolineato la scarsa organizzazione e la poca versatilità di Trenitalia», afferma Reolon.

«Tutto questo ha spinto il presidente della Regione Luca Zaia a dichiarare di voler promuovere la gara per i servizi del Veneto, ma in realtà alle parole non è seguito alcun atto concreto. La particolarità del territorio di Belluno, per bacino di utenza e per la tipologia delle linee, consiglia di fare una gara apposita per le due tratte bellunesi che partono entrambe da Calalzo, in direzione Padova e Venezia. Così si potrà dare il via a un sistema integrato tra gomma a rotaia e usufruire di un biglietto unico per entrambi i mezzi di trasporto ».

Reolon assicura che non aumenteranno i costi per la Regione: «Venezia non è in grado di fare una gara, per cui delegherebbe Trenitalia. Sarebbe un modo per mettere mano al servizio pubblico».

A lanciare un appello anche agli altri consiglieri bellunesi Dario Bond e Matteo Toscani e ai loro gruppi politici affinché appoggino questa idea, è il sindaco di Calalzo, Luca De Carlo.

«È una delle poche volte che mi trovo d’accordo col consigliere Reolon», esordisce De Carlo. «Lo scorporo dalla gara regionale della provincia di Belluno non può che portare dei benefici al nostro territorio. Anche perché gara unica significa unire le reti elettrificate a quelle come la nostra che non lo sono. Dividerle avrebbe un suo senso logico e potrebbe trasformare la nostra linea a in una simile a quella della Valsugana. Per questo faccio appello a Bond e Toscani perché votino l’emendamento di Reolon. Sganciarsi da Trenitalia non comporterebbe problemi per l’esecuzione dei lavori già messi in cantiere da Rfi, perché un conto è gestire il servizio, un altro è gestire l’infrastruttura ».

Si dicono pronti a fare fronte comune perché si possa avere un bando diverso per la montagna anche i sindaci Massaro e Perenzin.

«Lo scorporo è l’unico strumento che ci consentirebbe di ragionare su scenari più complessi e avveniristici », dice Massaro. Gli fa eco il collega feltrino Paolo Perenzin: «Se questo sistema dovesse portare dei miglioramenti per la nostra rete, allora ben venga, anche se l’operazione dovrà essere valutata passo dopo passo. Chi sostituirà Trenitalia, dovrebbe portare anche i treni. E non è da poco ».

Paola Dall’Anese

 

Quarto. Guasto a Fossalta di Piave. Luciano Ferro (comitato altinate): «Non se ne può davvero più»

PROTESTE ALLA STAZIONE DI QUARTO

Il treno si rompe, ancora disagi

Guasto a Fossalta di Piave, a piedi i turnisti diretti a Venezia

Si rompe il locomotore a Fossalta di Piave, il treno Trieste-Venezia resta bloccato, una cinquantina di pendolari fermi lungo la tratta, proteste a Quarto. Disagi anche di domenica. «Non se ne può più», è lo sfogo dei rappresentanti del comitato Altinate, «i problemi sono quotidiani e nessuno fa niente».

Il treno ritarda, pendolari e turnisti infuriati

Quarto. Guasto a Fossalta di Piave. Luciano Ferro (comitato altinate): «Non se ne può davvero più»

QUARTO – D’ALTINO – Imprecano, ancora, i pendolari della Venezia-Trieste che ogni giorno si recano a lavorare a Venezia e nelle isole, anche durante i giorni festivi, perché la maggior parte sono turnisti all’ospedale o nelle fabbriche del vetro.

«Oggi pomeriggio (ieri ndr)», spiega il portavoce dei pendolari, Luciano Ferro, «alle 10.55 ci doveva essere il treno per Venezia. Dopo un quarto d’ora in attesa in stazione a Quarto, gli altoparlanti hanno annunciato che il locomotore si era rotto alla stazione di Fossalta di Piave. In tutto eravamo una cinquantina e dovevamo recarci al lavoro ». Prosegue: «Come può accadere che solo dopo un quarto d’ora di attesa venga comunicato che il treno si è guastato?». Chiarisce: «A quel punto, la solita trafila, visto che immaginavo almeno una mezzora di ritardo. Sono corso al sottopasso ferroviario per andare a casa a prendere lamia auto, da lì sono andato a Campalto, l’ho parcheggiata e ho preso l’autobus fino a piazzale Roma. Insomma, una disfatta, come tante volte accade. L’abbonamento con le Ferrovie dello Stato non serve a nulla perché spesso e volentieri siamo costretti ad arrangiarci ed inventarci soluzioni inaspettate utilizzando mezzi privati, dandoci passaggi a vicenda, prendendo autobus pieni e che non ci portano in tempo dove dobbiamo andare. Non vorrei soffermarmi poi a spiegare cosa è accaduto nelle vicinanze di Mestre, dove ho preso un pullman di linea, correndo per non perderlo e non arrivare più al lavoro o arrivarci talmente tardi da dover mettere in difficoltà chi smontava dopo il turno».

Domanda: «Possibile che sia sempre così?». Conclude: «A questo punto andrò a farmi visitare da un professionista, uno psicologo o psichiatra che sia, per “stress da ritardo”, io come tanti altri».

Nel frattempo sono stati messi a posto gli ascensori della stazione altinate, che non hanno funzionato per parecchio tempo, dopo le piogge insistenti delle scorse settimane che li avevano messi fuori uso. Anche questo, un evento che accade spesso e volentieri, così come l’acqua che allaga il sottopasso.

«Speriamo che la Regione», ha ripetuto per l’ennesima volta su Facebook e postato sul suo profilo il sindaco di Quarto, Silvia Conte, «dia seguito anche alla richiesta di mettere una pensilina ai binari». Un riparo dalle intemperie, dal vento, dalla pioggia, che i pendolari della stazione attendono da un bel pezzo. Anni ed anni per la verità. Tanto che in inverno, non è difficile scorgere gente stipata nel sottopasso, che aspetta di vedere il treno all’orizzonte o di sentirlo chiamare in lontananza, per poi andarlo a prendere al volo evitando di rimanere a terra.

Marta Artico

 

ANCORA DISSERVIZI SULLA VENEZIA-TRIESTE

QUARTO D’ALTINO – Dopo il caos degli autobus sostitutivi notturni, ancora disagi per i pendolari della linea Venezia-Trieste.
Ieri mattina, alla stazione di Quarto d’Altino, a causa di un guasto alla locomotrice, i pendolari hanno atteso per trenta minuti il treno delle 10.55 per Venezia.
Ma se un guasto può capitare, a farli arrabbiare è stato il ritardo con cui hanno ricevuto l’annuncio dello slittamento del convoglio, una situazione che ha costretto molti di loro a tornare a casa per prendere la propria automobile.
«Solo dopo un quarto d’ora ci hanno avvisato che il treno aveva un guasto e che era fermo a Fossalta di Piave – racconta Luciano Ferro, portavoce del comitato pendolari di Quarto d’Altino -. Mentre correvo nel sottopasso per andare a casa a prendere la mia auto, mi sono accorto che il display dava trenta minuti di ritardo. Con me c’era una cinquantina di persone e molti, come me, dovevano andare al lavoro. L’abbonamento alle ferrovie non serve a nulla perché spesso siamo costretti ad altre soluzioni inaspettate».

(m.fus.)

 

Appello al presidente Zaia: costerebbe la metà di quanto indicato

CHIOGGIA  «Chioggia snobbata dalla Regione, è giunta l’ora che i nostri i consiglieri regionali pretendano dal presidente della regione Luca Zaia il rispetto dovuto alla sesta città del Veneto».

Punta i piedi il comitato promotore per la legge speciale regionale a favore di Chioggia, in seguito al rifiuto della Regione di partecipare all’incontro pubblico per presentare lo studio di fattibilità della nuova ferrovia, programmato per il 21 marzo.

Dopo che l’assessore regionale alla mobilità, Renato Chisso, si era espresso contro il progetto della nuova ferrovia, adducendone a giustificazione la sua esosità, il comitato non ci sta e dà battaglia.

«La Regione, per annullare l’incontro», spiega l’avvocato, «ha addotto il pretesto che la presentazione dello studio potrà essere tenuta in considerazione solo avendo come unico interlocutore un ente pubblico. A nulla è valsa la considerazione che l’iniziativa è sempre stata condotta in stretta collaborazione con il Comune. La decisione della Regione fa in realtà seguito alla diffusione della nostra lettera aperta a Chisso in cui contestavamo i suoi dati».

Chisso sostiene infatti che la ferrovia fino a Padova e Venezia costa un miliardo, con rientro dei biglietti del 10% del costo, ma- secondo il comitato – i dati dei progettisti dello studio di fattibilità indicano un possibile costo di meno della metà, con rientro dei biglietti quasi del 50%.

«Dobbiamo ritenere», conclude Boscolo, «che l’assessore abbia timore del confronto pubblico sui dati provenienti dai suoi uffici».

Andrea Varagnolo

 

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