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RIFORME – Inchieste e numeri ne dimostrano la pericolosità, ma il codice deglia appalti difende la finanza di progetto.

200 MILIARDI OCCULTATI

20 MILIARDI NEL 2013

IL TRUCCHETTO – 200 miliardi è il debito occulto del project financing

Nel 2013 in Italia progetti per 19,5 miliardi, in Unione Europea 16,3.

IL VERO BUCO NERO – Ospedali, autostrade, tribunali: investimenti privati che lo Stato poi paga 10 volte il valore. Esempio: la sede del Comune di Bologna costava 70 milioni, alla fine ne spenderemo 250.

di Marco Palombi

Un benedetto emendamento arrivato in Senato. Benedetto almeno per quei privati che con questo sistema si arricchiscono senza alcun rischio d’impresa. Il nuovo codice degli appalti una delega al governo che Palazzo Madama sta per approvare doveva essere il segno tangibile che il clima era cambiato: pubblicità, trasparenza, gare pubbliche, più poteri all’Autorità Anti-corruzione. In parte, va detto, la legge rispetta le premesse, ma crea uno strano binario parallelo in cui la trasparenza serve un po’ meno: l’obbligo di affidare i contratti di lavoro, servizi e forniture “mediante procedura ad evidenza pubblica” non vale infatti per le concessioni “affidate con la formula della finanza di progetto”. L’emendamento lo firmano i due relatori Stefano Esposito (Pd) e Lionello Marco Pagnoncelli (fittiano, ex FI) il che significa che è frutto di un accordo che comprende maggioranza e governo

La “finanza di progetto”, meglio nota come project financing, funziona così: lo Stato decide di aver bisogno di un’opera, un privato la costruisce in cambio della concessione di utilizzo (o di un canone d’affitto) per un numero di anni sufficienti a ripagare la spesa e guadagnarci il giusto.

Fin qui, tutto bene, il problema è che le cose vanno così solo in teoria: intanto spesso i soldi con cui i privati fanno l’investimento sono garantiti dal pubblico (è il caso dell’autostrada Brebemi, costruita dai privati coi fondi di Cassa depositi e Banca europea degli investimenti) e poi la remunerazione della spesa iniziale è sempre scandalosamente alta. Tradotto: zero rischi, molto guadagno. Contrariamente a quanto si pensa, però, il project financing non viene usato solo dallo Stato per opere enormi tipo le autostrade, ma è il mezzo con cui Regioni, Comuni e Asl in questi anni hanno aggirato gli (stupidi) vincoli di bilancio che gli impediscono di fare investimenti. Per un ente locale o un’azienda sanitaria è oggi quasi impossibile costruire una scuola o un ospedale chiedendo un mutuo: sforerebbe i parametri sia sul deficit che sul debito. E qui arriva la finanza di progetto: il privato chiede il mutuo e costruisce l’opera, il sindaco firma un contratto d’affitto ventennale con annesso servizio di pulizia, manutenzione e chi più ne ha più ne metta. Quando questo accade e accade sempre senza gara il costo occulto viene scaricato sulla spesa corrente degli anni successivi con risultati bizzarri in termini di rapporto costi/benefici.

Qualche esempio aiuterà a capire di che buco nero stiamo parlando. Giorgio Meletti ne ha raccolti alcuni gustosi sul Fatto economico dell’8 aprile: l’ospedale di Nuoro doveva costare 45 milioni, ma l’affitto più contratti per vari servizi non sanitari per la bellezza di 28 anni porteranno ai privati circa 800 milioni; la centrale tecnologica del Sant’Orsola di Bologna costava 30 milioni, ma il contratto con forniture varie per 25 anni porterà a Manutencoop circa 400 milioni; la nuova sede del Comune di Bologna era un appalto da 70 milioni che porta ai costruttori un affitto da circa 9,5 milioni l’anno per 28 anni (all’ingrosso 250 milioni in tutto); l’ospedale di Mestre è costato al privato che l’ha costruito 140 milioni, ma la regione gliene sta ridando indietro 400 più contratti di forniture per 1,2 miliardi in 24 anni. Tradotto: con la “finanza di progetto” un’opera può essere pagata dieci o venti volte più di quel che costa. In totale secondo gli addetti ai lavori una stima prudente dell’indebitamento implicito, sotterraneo o nascosto spalmato sui prossimi due decenni ammonta a 200 miliardi di euro.

Anche i numeri totali confermano che si tratta di cifre molto rilevanti. Secondo l’ultimo report annuale di Palazzo Chigi disponibile, nel 2013 in Italia sono stati chiusi contratti di partenariato pubblico/privato per 19,5 miliardi (peraltro picco negativo causa spending review), in tutto il resto d’Europa per soli 16,2 miliardi. Magari l’idea di non fare le gare pubbliche non è proprio una furbata. O sì?

 

elezioni a dolo

DOLO – Rivedere le schede ospedaliere, bloccare l’atto aziendale, e due secchi “no” al progetto di sistemazione dell’ospedale presentato alla Crite e al trasferimento degli uffici a Noale. Questi i punti di unità tra i candidati sindaci di Dolo emersi durante il dibattito pubblico sulla sanità, organizzato lunedì dal comitato “Bruno Marcato” con sei candidati: Alberto Polo (Dolo Democratica), Antonio Di Luzio (Lega Nord), Marco Cagnin (Dolo del Fare), Maddalena Gottardo (M. Maddalena Gottardo Sindaco), Giorgio Gei (Il Ponte del Dolo) e Valentina Peruzzo (Movimento 5 Stelle).

Proprio Peruzzo ha letto un documento a difesa dell’ospedale e della sanità pubblica chiedendo agli altri di firmarlo. I candidati hanno sostenuto la necessità di preservare e potenziare l’ospedale di Dolo e i suoi servizi, soprattutto chirurgici, dato il ruolo baricentrico della struttura.

Critiche al progetto del “Monoblocchino” sostenendo la priorità di sistemare il pronto soccorso e le strutture esistenti.

I candidati si sono detti favorevoli al nuovo distretto sanitario a Dolo con opzioni diverse: Gottardo nell’ex Tribunale mentre gli altri negli edifici dismessi dell’ospedale.

 

DOLO – Impegno comune

DOLO – Anche i candidati a sindaco di Dolo, com’era successo una settimana prima per i candidati rivieraschi in Regione, si sono schierati compatti per il salvataggio dell’ospedale. All’incontro pubblico, promosso dal Comitato Bruno Marcato, hanno assistito anche i sindaci Gianpietro Menin di Camponogara e Alessandro Campalto di Campolongo Maggiore e molti candidati consiglieri. Sono intervenuti tutti ad eccezione di Elisabetta Ballin che presentava la sua lista ad Arino. Valentina Peruzzo del M5S ha letto una lettera d’impegno ed ha chiesto a tutti i candidati di sottoscriverla.

L’impegno comune è quello di battersi per bloccare e rivedere le schede ospedaliere, anche se nel frattempo l’atto aziendale sta depotenziando i reparti, rivedere il Piano regolatore che nel 2010 consentiva di vendere la parte vecchia dell’ospedale per costruirvi un parcheggio ed un albergo, evidenziare la centralità territoriale e la rilevanza del bacino servito dal nosocomio.

Un bacino, come ha sottolineato Giorgio Gei, “penalizzato da scelte politiche regionali che non hanno fondamento né tecnico, né economico».

Il sindaco Maddalena Gottardo ha rilanciato l’idea di un ospedale unico e ha ricordato che la scelta del Distretto nei locali dell’ex tribunale è strategica. «Perché gli spazi esistenti sono conformi alle esigenze – ha analizzato – e darebbero impulso economico alla zona mentre per Villa Massari il mio sogno è quello di spostare la Casa di riposo».

Marco Cagnin ha aggiunto: «Non capisco perché sono stati stanziati 22 milioni di euro per l’ospedale e non sono mai iniziati i lavori».

Antonio Di Luzio sullo spostamento a Noale dei servizi amministrativi: «È una decisione che non si spiega né dal punto di vista logico, né funzionale».

E Alberto Polo ha aggiunto: «C’è bisogno dell’impegno di tutti nella Conferenza dei sindaci perchè l’ospedale è un bene non solo dolese, ma di un territorio che comprende 10 Comuni e 140.000 abitanti».

(L.Per)

 

PAROLA DI CANDIDATO/ Giorgio Gei

«Un fronte comune per difendere l’ospedale»

«Vogliamo creare nuove opportunità per imprenditori e commercianti»

Quanto le sono serviti gli ultimi cinque anni di esperienza come consigliere di opposizione?
«Sono stati importanti. Credo che un’esperienza di opposizione possa senz’altro aiutare a governare meglio».

I vostri detrattori dicono che siete il movimento del “No”.
«È un’affermazione che poteva esser fatta anni fa, oggi i fatti ci hanno dato ragione e molti dei nostri ’no’ sono condivisi da altre forze politiche; potremmo dire che il nostro programma è diventato patrimonio comune».

Fra i “sì” c’è quello relativo al mantenimento dell’ospedale. In caso di elezione, cosa pensa di raggiungere l’obiettivo?
«Le scelte si fanno ovviamente in Regione. Cercherò di ricostruire, con gli eletti della Riviera, un fronte comune per spostare gli equilibri a favore di Dolo e utilizzare gli strumenti urbanistici esistenti per vincolare gli stabili dismessi dell’ospedale».

Nel programma della lista si parla di lavoro e innovazione con start-up high tech.
«Vorremmo gettare le basi per dare nuove opportunità ai nostri giovani e grazie all’uso delle nuove tecnologie favorire la nascita di una nuova imprenditoria».

I commercianti si lamentano che Dolo offre poco e che le tasse sono le più alte della Riviera. Come pensa di poter rimediare?
«La crisi che stiamo attraversando non può essere risolta da un Comune.
Insieme con gli operatori vorremmo condividere un percorso che possa riportare Dolo ad essere il cuore commerciale della Riviera».

Nel vostro programma si parla di tutto tranne che di sport. Come mai?
«Nel nostro programma evidenziamo gli aspetti educativi e sociali che la pratica sportiva riveste e la necessità di valorizzare il lavoro svolto dalle tante società sportive del territorio».

 

Gazzettino – Ulss 13. Pronto soccorso antidolore.

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22

mag

2015

SANITÀ – A Mirano e Dolo il paziente viene curato anche durante l’attesa

Prevista la somministrazione di analgesici nei casi meno gravi ma comunque sofferenti

SODDISFATTI – Commenti positivi dal Tribunale del malato

Dal forte mal di denti alla lussazione di una spalla, dalla ferita profonda ad una brutta distorsione. Quanti sono i casi in cui un paziente rimane ore ad attendere in pronto soccorso pur provando un forte dolore? Tantissimi, quotidianamente. Spesso in questi casi al paziente viene assegnato solamente un codice bianco o verde: magari deve aspettare mezza giornata perché prima di lui ci sono urgenze molto più grandi, ma intanto deve starsene seduto in sala d’attesa. Soffrendo e aspettando.

Ora, proprio per tendere la mano ai pazienti che si trovano in questa situazione, l’Ulss 13 punta sul trattamento del dolore anche durante l’attesa. Cosa significa? Seguendo la normativa nazionale (e in particolare la legge 38 del 2010 sulle «Disposizioni per garantire l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore»), il personale del pronto soccorso di Mirano e Dolo è invitato ad effettuare già una prima terapia antidolorifica durante l’attesa.

«In passato ai pazienti non veniva somministrato nulla prima della visita, ora invece l’indicazione è quella di utilizzare analgesici e antinfiammatori per alleviare il dolore» spiega il responsabile del pronto soccorso di Dolo, Biagio Epifani.

Una linea ovviamente condivisa dal primario Pietro Pacelli: «Ci stiamo impegnando molto in questo senso, è uno dei punti forti del nostro programma annuale».

Prima del trattamento specifico per patologie o lesioni, dunque, è prevista una cura per il dolore.

Un nuovo atteggiamento che soddisfa il Tribunale del Malato della Riviera del Brenta: «Il nostro commento è molto positivo – spiega la presidente Sandra Boscolo -. È importante che già al Triage venga chiesto ad un paziente se sta accusando dolore. Pensiamo per esempio ad un bimbo a cui bisognerà mettere dei punti di sutura: un antidolorifico può sedare il dolore e togliere ansia ai genitori durante l’attesa».

In questi giorni l’associazione «Cittadinanzattiva» sta distribuendo dei questionari nei due poli di pronto soccorso, tra le tante domande ci sono anche quelle sul trattamento del dolore.

 

DOLO – Al convegno promosso dal Comitato di difesa

DOLO – «L’ospedale di Dolo deve continuare a funzionare a pieno regime, come ospedale di rete».

È quanto emerso e promesso in varie forme dai candidati rivieraschi che si presentano alle elezioni regionali. A prendere l’impegno, al convegno promosso dal Coordinamento a difesa dell’ospedale, Vanna Baldan per Veneto Civico, Luca Fattambrini di Altro Veneto, Franco Scantamburlo del Pd, Francesco Piccolo della lista Tosi, l’ex sindaco di Chioggia Fortunato Guarnieri in rappresentanza del Sel, Denis Gennari della Lega Nord ed Andrea Zampieri di Area Popolare Veneto. Presente la candida sindaca Valentina Peruzzo di M5S che ha letto una dichiarazione.

Dopo l’introduzione di Emilio Zen, per il Coordinamento, sulle vicende che hanno visto il depauperamento del nosocomio dolese, si è acceso il dibattito con i candidati, chiamati a dare risposte sia sulla sanità veneta che sull’effettiva volontà di garantire il mantenimento della struttura. Vanna Baldan ha ricordato: «La posizione dell’ospedale è strategica ed è fondamentale che venga conservata perché serve dieci comuni e 130.000 abitanti». Luca Fattambrini ha aggiunto: «La salute è un bene che va sempre e comunque difeso». Fortunato Guarnieri ha parlato senza giri di parole: «Il problema è la presenza di lobby che condizionano le scelte politiche anche a dispetto di logiche e bisogni reali. L’ospedale di Dolo è stato penalizzato dall’assenza di effettiva volontà politica di salvaguardarlo. Un territorio come questo non è ammissibile perda l’ospedale, ma se verrà smantellata Chirurgia sarà il segnale che si va verso il depotenziamento».

Francesco Piccolo ha assicurato: «Sino al 31 dicembre non vi sarà nessuna decisione e sono certo che la partita è ancora aperta e che il polo sanitario dolese possa rimanere funzionante e migliorato». Ma Franco Scantamburlo ha replicato: «Le schede ospedaliere sono state bloccate, ma non l’atto aziendale ed intanto continuano ad essere effettuate dismissioni di servizi che portano ad un irreversibile ridimensionamento».

Alla fine Emilio Zen ha letto un documento col quale ha chiesto ai candidati di sottoscrivere l’impegno manifestato in caso di elezione.

Lino Perini

 

DOLO – La centralità e l’importanza dell’ospedale di Dolo per la Riviera e la necessità di fare tutto il possibile per salvaguardare e potenziare strutture e reparti. Questo è emerso durante il dibattito con i candidati consiglieri regionali della Riviera organizzato martedì allo Squero dal Coordinamento per la salvaguardia dell’ospedale di Dolo.

All’incontro hanno partecipato sette candidati: Vanna Baldan (Veneto Civico), Luca Fattambrini (L’Altro Veneto), Denis Gennari (Lista Zaia), Fortunato Guarnieri (Veneto Nuovo), Francesco Piccolo (Lista Tosi), Franco Scantamburlo (Pd) e Andrea Zampieri (Area Popolare).

Alla fine del dibattito il Coordinamento ha consegnato un documento ai candidati con alcune richieste per l’ospedale, chiedendo loro di impegnarsi perché possano attuarsi. Nel documento il Coordinamento chiede che qualunque sia la nuova Asl derivante dalla riforma annunciata, Dolo si troverà al centro del nuovo bacino territoriale e dovrà avere le caratteristiche di ospedale per acuti di area Medica e Chirurgica, mantenendo gli attuali reparti.

Viene chiesta poi la sospensione dell’attuazione delle schede ospedaliere e il blocco dell’atto aziendale.

 

DOLO – Da villa Massari all’edificio che ospitava Neurologia. L’Ulss ribatte: «Sede funzionale»

DOLO – Da dieci giorni 3 ambulatori (dermatologia, oculistica, fisiopatologia respiratoria, a cui si aggiungerà a breve anche otorino) sono stati trasferiti all’interno dell’ex edificio che ospitava Neurologia. Trasferimento che il direttore generale aveva anticipato mesi fa.

Alcuni, però, hanno manifestato perplessità relative all’edificio e l’Asl 13 replica. «L’edificio ad “H” che un tempo ospitava Neurologia non era adeguato ad ospitare delle degenze, ma è stato oggetto di rivisitazione strutturale ed è perfettamente funzionale per gli ambulatori, prima ubicati in villa Massari. Un edificio così capiente e grande ha risolto il problema della dislocazione in più sedi degli ambulatori rendendo funzionale e pratico il servizio. Negli ospedali solitamente gli ambulatori sono raccolti in un poliambulatorio: questo per fornire all’utenza dei servizi più efficaci e mirati. È superata l’idea che gli ambulatori siano all’interno dei reparti, lì il servizio è specifico per le degenze. La riorganizzazione ha previsto la realizzazione di tre sportelli che rispondono alla cosiddetta “presa in carico” del paziente. Il paziente arriva, viene registrato, alla fine della visita se ha bisogno di controlli successivi è lo sportello che si preoccupa di fissargli le date».

Ma il consigliere Giovanni Fattoretto della lista “Dolo del fare” rimane perplesso. «Gli ambulatori di Villa Massari sono stati trasferiti nei locali che un tempo ospitavano la Neurologia, lasciando ancora più inutilizzata la struttura del vecchio ospedale. È una struttura, quella che ora ospiterà gli ambulatori, nata con carattere di provvisorietà negli anni settanta e mostra evidenti segni del tempo anche se oggetto di recenti veloci rattoppi. Mi chiedo ora: gli spazi resi liberi nella struttura di villa Massari a cosa saranno destinati? Ciò anche in considerazione del possibile utilizzo di strutture pubbliche in dismissione per ospitare profughi».

Lino Perini

 

MIRANO. Tapparelle rotte nel reparto di Cardiologia.

L’Ulss 13: «Sostituzione già in programma»

MIRANO – Tapparelle rotte al reparto di Cardiologia dell’ospedale di Mirano, una paziente protesta ferocemente ma l’Ulss 13 stoppa le critiche: «Conosciamo il problema, l’ufficio tecnico si è già attivato per risolverlo».

Ad alzare la voce è una donna ricoverata proprio in questi giorni: «I danni causati dall’usura non vengono riparati. Nonostante le ripetute segnalazioni numerose tapparelle sono rotte e i disagi per i pazienti sono notevoli – scrive -. Il sole entra in modo prepotente già all’alba provocando una sveglia forzata, e le finestre non si possono nemmeno aprire perché per schermarle sono state utilizzate delle lenzuola».

La donna ha scritto una lettera alla direzione: «È un reparto straordinario, con medici e infermieri di grande professionalità e umanità. L’ottima e meritata fama della vostra Cardiologia non merita questi disagi».

L’Ulss 13 replica: «La procedura amministrativa è stata subito avviata e il 3 giugno ci sarà l’intervento di una ditta specializzata, visto che si tratta di tapparelle particolari, specifiche per il reparto. L’ufficio tecnico è al lavoro per trovare soluzioni provvisorie».

(g.pip.)

 

Gazzettino – Ulss 13. Assedio al Pronto soccorso.

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19

mag

2015

MIRANO – Le chiamate al 118 aumentate in un anno del 40 per cento: troppi codici bianchi

Medici e infermieri: «Valutate bene a chi rivolgervi, così si creano solo disagi»

MIRANO – Pronto soccorso “assediato” dai codici bianchi

CAOS – Le chiamate al 118 in un anno sono aumentate del 40 per cento soprattutto per codici bianchi

Bastano una congiuntivite di tre giorni, un dolore all’orecchio, una dermatite o un fastidioso mal di denti, per decidere di correre in pronto soccorso. E allo stesso modo bastano un piccolo trauma, o magari tre giorni di febbre alta, per spaventarsi e chiedere addirittura l’intervento dell’ambulanza.

Sempre più pazienti scelgono di rivolgersi all’equipe del 118 anziché alla guardia medica o al medico di base, anche per quei problemi di salute che per anni sono stati una competenza proprio del medico di famiglia.

La conseguenza è un netto aumento dei tempi d’attesa in pronto soccorso. L’eccesso di codici bianchi e l’abuso di chiamate al 118 sono un problema serio, che comporta un inevitabile dispersione di tempi e risorse.

Per sensibilizzare l’utenza su un corretto uso del pronto soccorso e del servizio 118, medici e infermieri dell’Ulss 13 ieri mattina hanno incontrato i cittadini in piazza a Mirano: l’interesse è stato notevole e, con la collaborazione di «Cittadinanzattiva», l’esperienza sarà ripetuta venerdì dalle 8 alle 13 davanti al municipio di Dolo.

«Al pronto soccorso notiamo una notevole affluenza per patologie improprie – ha sottolineato il primario Pietro Pacelli – È il posto più comodo dove andare perché è una struttura aperta h24, ma l’85% sono codici bianchi e verdi». I numeri relativi agli interventi con le ambulanze parlano chiaro: nel 2014 si contano 16mila uscite, il dato è aumentato quasi del 40% rispetto a cinque anni fa. L’ambulanza risponde sempre alla chiamata, mediamente tra uscita, intervento e rientrata viene impiegata un’ora di tempo.

«Molti bypassano guardie mediche e medico di base, ma bisogna valutare con attenzione a chi rivolgersi: in molti di questi casi i pazienti troverebbero proprio da loro risposte adeguate alle loro esigenze» aggiunge Biagio Epifani, responsabile del pronto soccorso di Dolo.

Pacelli e Epifani sono d’accordo sull’importanza del servizio Utap, dove più medici di base lavorano in sinergia per garantire un servizio d’assistenza da mattina a sera: «Due strutture sono già attive a Noale e Mira, vanno implementate».

Gabriele Pipia

 

DOLO – In occasione della settimana dedicata all’emergenza-urgenza

DOLO – I sanitari del Pronto Soccorso in piazza a Dolo e Mirano per parlare di emergenza, ascoltare le esigenze,spiegando come funziona la struttura.

Stamane a Mirano in Piazza Martiri, dalle 8 alle 13 e venerdì prossimo a Dolo, via Cairoli, spazio fronte Comune, stesso orario, in occasione della “Settimana Nazionale del Pronto Soccorso” promossa dalla Simeu (Società italiana medicina d’emergenza-urgenza) in collaborazione con Cittadinanzattiva, gli operatori sanitari – medici e infermieri – dei Pronto Soccorso di Dolo e Mirano incontreranno i cittadini.

In un anno, nei due Pronto Soccorso della Ulss 13 si sono presentati circa 80mila cittadini (dei quali 10mila ricoverati).

Tra le 50mila consulenze effettuate solo 11mila casi avevano un codice giallo e rosso, ossia erano i più gravi, mentre gli altri, i codici bianchi (casi non critici, pazienti non urgenti) e i codici verdi (casi poco critici, assenza di rischi evolutivi, prestazioni differibili) provocano solo code e dovrebbero essere ridotti.

Nei punti di incontro oltre alla presenza di un’ambulanza attrezzata, sarà allestito un gazebo per la proiezione di video mentre i sanitari racconteranno le dinamiche dell’emergenza sanitaria anche attraverso la distribuzione di opuscoli educativi.

Durante la settimana, il mercoledì e il giovedì all’interno del Pronto Soccorso di Dolo e Mirano, un rappresentante di Cittadinanzattiva diffonderà dei questionari.

Luisa Giantin

 

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