Segui @OpzioneZero Gli aggiornamenti principali anche su Facebook e Twitter. Clicca su "Mi piace" o "Segui".

Questo sito utilizza cookie di profilazione, propri o di terze parti per rendere migliore l'esperienza d'uso degli utenti. Continuando la navigazione acconsenti all'uso dei cookie. Per maggiori informazioni cliccare qui

Orte – Mestre: vi piace vincere facile?

Posted by Opzione Zero in Comunicati Stampa, Rassegna stampa | 0 Comments

22

dic

2016

altra_economia

COMUNICATO STAMPA OPZIONE ZERO 22 DICEMBRE 2016

ORTE-MESTRE: VI PIACE VINCERE FACILE?

 

E’ di ieri la notizia che la cordata dei proponenti, della famigerata autostrada Orte-Mestre, guidata dalla GFIP Holding del pregiudicato Vito Bonsignore, avrebbe chiesto i danni allo Stato per la mancata approvazione del progetto.

Siamo alla farsa, sembra di stare sulla scena dello sketch pubblicitario del gratta e vinci “Ti piace vincere facile?” dove non c’è mai partita e il premio è sempre assicurato.

“Peccato che si tratti di una questione seria e che a incassare la vincita rischiano di essere sempre i soliti noti – affermano Rebecca Rovoletto e Lisa Causin di Opzione Zero – mentre intanto sulla Romea, abbandonata per anni proprio per giustificare la nuova autostrada, gli incidenti continuano a fioccare ogni giorno. Ci vuole un bel coraggio a chiedere i danni per la mancata approvazione di un’opera devastante e palesemente insostenibile. E’ incredibile come queste multinazionali del cemento e della finanza, fautori del liberismo più sfrenato, tentino in ogni modo di scaricare i costi e gli insuccessi sulle spalle dei contribuenti. Ma il rischio di impresa va bene solo quando c’è da spartirsi dividendi milionari?”.

E’ bene ricordare – rincarano dal comitato – che il progetto Orte-Mestre è un project-financing, e che quindi per sua stessa natura nasce su istanza della cordata privata capeggiata da GEFIP Holding, e non invece (come erroneamente riportata dalla stampa) da un bando pubblico di ANAS. D’altra parte se la Orte-Mestre non è andata in porto ciò è dovuto in primo luogo alle carenze tecniche, alla palese insostenibilità economica, alla incompatibilità ambientale del progetto depositato dai proponenti. Non si vede per quale assurdo motivo ora i cittadini dovrebbero farsi carico di oltre 300 milioni di euro di presunti danni richiesti da un’impresa privata che ha fallito per sua stessa incapacità.

D’altra parte è ormai sotto la luce del Sole quanto denunciato in tutti questi anni dai comitati, e cioè che l’unico vero motore dell’opera è sempre stato ed è tutt’ora il malaffare. Bonsignore presentava la sua versione di autostrada nel 2004 prolungando la tratta da Ravenna fino a Orte, mettendo così fuori gioco la Nuova Romea spa (la società costituita da molte delle imprese emiliano-venete coinvolte nello scandalo MOSE) che aveva già depositato un progetto di autostrada limitato al tratto Mestre-Ravenna. La causa intentata dalla newco Nuova Romea a seguito della scelta di ANAS di privilegiare la proposta di Bonsignore & C. fu superata solo grazie alla mediazione di Piergiorgio Baita (ex AD della Mantovani) e la liquidazione da parte di GEFIP di 4 milioni di euro.

Successivamente nel 2013, il CIPE approvava in modo surrettizio il progetto preliminare, senza passare il vaglio del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici e facendo leva su agevolazioni fiscali di cui l’opera non poteva beneficiare, come puntualmente rilevato dalla Corte dei Conti nell’agosto del 2014. Il problema fu superato solo grazie ad una norma introdotta nello Sblocca Italia appositamente per la Orte-Mestre su diretta pressione dei proponenti e grazie alla complicità dall’allora ministro Lupi e di Ercole Incalza, l’ex super dirigente del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti poi arrestato nell’ambito dell’inchiesta “Sistema”. E’ noto inoltre come anche la “cricca” fosse fortemente interessata alla nuova autostrada, un’altra gallina dalle uova d’oro, quanto e più del MOSE. Infine da non dimenticare l’inchiesta per truffa che ha travolto la CARIGE, il principale istituto finanziatore dell’opera legato a doppio filo alla famiglia Bonsignore.

Il Governo Gentiloni-Renzi, invece che continuare ad approvare progetti bidone come la TAV Torino-Lione o il Ponte sullo stretto di Messina, dovrebbe chiudere definitivamente con la logica delle “grandi opere” inutili e dannose ed occuparsi finalmente in modo concreto dei veri problemi del Paese, come ad esempio la messa in sicurezza della Romea, per la quale i tempi di attesa si prefigurano ancora troppo lunghi.

 

 

Precisazione. Nel video non si cita il raccordo Ravenna- Ferrara (vedi immagine): consentirebbe al traffico di lunga percorrenza (soprattutto TIR) di avere un’alternativa alla romea.

 

 

alternativa_romea

 

Comunicato Stampa Opzione Zero 3 novembre 2016

SICUREZZA IN ROMEA: OPZIONE ZERO IN CONSIGLIO COMUNALE A MIRA

La questione della messa in sicurezza della Romea sarà il tema del Consiglio Comunale straordinario convocato a Mira per giovedì 10 novembre alle ore 20.00 in Municipio.
La seduta del “parlamentino” di Mira in sessione straordinaria è stata ottenuta su iniziativa del gruppo Mira Fuori del Comune e di alcuni altri consiglieri di minoranza e di maggioranza dopo gli ultimi gravi incidenti e su sollecitazione proprio dei comitati e di cittadini residenti a Giare, una delle frazioni maggiormente colpite.

E’ prevista la partecipazione di un rappresentante di ANAS, dei Sindaci della zona, dell’assessore Regionale ai Trasporti, e dei Deputati dell’area veneziana presenti in Commissione Trasporti alla Camera.

L’obiettivo prioritario è quello di ottenere da ANAS e dalle altre istituzioni impegni precisi e risposte certe in merito ai tempi e alle modalità di intervento annunciati con il piano di messa in sicurezza della Romea presentato lo scorso maggio. Al momento infatti si sa solo che le risorse stanziate per la SS 309 nel tratto Ravenna-Mestre ammontano a complessivi 118 milioni di euro; ben poca cosa se si pensa che il totale che il Governo intende mettere a disposizione per la sistemazione di E45 e E55 è di circa 1,5 miliardi, e che la tratta emiliano-veneta, lunga 127 km, è una delle più pericolose di tutta Italia.

Il Comitato Opzione Zero, che ormai da 12 anni si batte contro la realizzazione dell’autostrada Orte-Mestre e per la messa in sicurezza della Romea, sarà presente con una propria delegazione per ribadire, non solo l’importanza di interventi strutturali, ma anche la necessità di limitare immediatamente il transito dei TIR di lunga percorrenza.

“La pericolosità della Romea ha raggiunto livelli da vera e propria emergenza – ribadiscono dal Comitato – Moltissimi incidenti  sono provocati dall’eccessiva presenza di camion diretti da e verso l’est europeo che scelgono la statale per evitare i pedaggi troppo esosi delle autostrade.

Un provvedimento di limitazione di transito per i TIR, seppure non risolutivo, andrebbe a scaricare la Romea di una quota di traffico pericoloso, riducendo sensibilmente il numero di incidenti”. Inoltre fondamentale rimane il completamento della variante alla Statale Adriatica SS 16 che collega Ravenna all’autostrada A-13 nei pressi di Ferrara. Questa nuova superstrada, di cui si parla da almeno 35 anni, è già stata finanziata e realizzata per buona parte del suo tracciato; basterebbero solo 100 milioni di euro per realizzare i collegamenti Ravenna-Alfonsine e Alfonsine-Argenta, ultimando così un’opera fondamentale per poter dirottare facilmente il traffico pesante dalla Romea alla A-13 e consentire finalmente di trasformare la statale in strada turistica e di servizio alle comunità locali, mandando definitivamente in soffitta l’autostrada Orte-Mestre.

Opzione Zero invita dunque tutti i cittadini ad essere presenti numerosi al Consiglio Comunale per mandare un messaggio forte e chiaro al Governo, ad ANAS, a tutti gli Enti competenti che sulla questione della messa in sicurezza della Romea non saranno tollerate altre deroghe e perdite di tempo. 

 

albarea_venetocity_dolo_passante

Comunicato Stampa Opzione Zero 25-10-2016

Casello di Albarea: il Sindaco di Pianiga è un recidivo

 

Il Sindaco di Pianiga Massimo Calzavara, al di là delle dichiarazioni buone per le campagne elettorali, continua nei fatti a promuovere le grandi opere. Ora ripropone il casello di Albarea come soluzione ai problemi di traffico della Riviera del Brenta. Per farlo cerca pure alleanze con le altre Amministrazioni: sembra infatti che proprio in questi giorni il primo cittadino di Pianiga abbia richiesto alla Conferenza dei Sindaci di scrivere una lettera unitaria al Presidente della Regione Veneto, il leghista Luca Zaia, e alla società CAV SpA per riattivare le procedure di approvazione del progetto di nuovo casello autostradale in località Albarea.

Questa opera faceva il paio con quello a nord di Scorzè, ed era stata voluta dal Commissario straordinario Silvano Vernizzi come opera complementare del Passante nel 2009. Nel 2011 la Commissione V.I.A. con parere n. 724, aveva dato il suo benestare ma con numerose e tali prescrizioni da indurre di fatto una profonda revisione della proposta. Successivamente, mentre il casello di Scorzè-Martellago è stato portato a compimento, quello di Albarea si è arenato. E non per caso: perché infatti come denunciato fin dal 2008 dai comitati, il nuovo casello di Albarea, apparentemente opera secondaria rispetto alle altre infrastrutture e ai progetti di cementificazione pianificate in Riviera del Brenta dalle Giunte venete guidate da Galan, Chisso e Zaia, in realtà era stato pensato come vera e propria porta di accesso a ovest di Veneto City, e come alternativa al mancato arretramento della barriera a Roncoduro per lasciare spazio all’innesto dell’autostrada Orte-Mestre a Roncoduro.

Questo disegno perverso è stato poi bloccato dalla forte opposizione dei comitati rivieraschi, dalla crisi e dalle inchieste giudiziarie, e si è rivelato per quello che effettivamente era: un’altra grande occasione di ulteriore speculazione ai danni della collettività e delle casse pubbliche, sullo sfondo di un territorio già segnato dallo scandalo “MOSE”.

Opzione Zero attacca: “Tornare a chiedere la realizzazione del casello di Albarea non è altro che un modo obliquo e maldestro di rimettere in gioco Veneto City, progetto tenuto ancora in vita proprio dalla dalle inadempienze e dalla volontà politica delle amministrazioni pubbliche coinvolte, a cominciare dai Comuni di Dolo e Pianiga. Il Sindaco Massimo Calzavara evidentemente è un nostalgico recidivo: continua a riproporre le opere architettate dalla “cricca veneta” delle “grandi opere” come se nel frattempo non fosse successo niente. Troppo difficile fare i conti con le proprie responsabilità politiche, visto e considerato che alcuni dei suoi iniziali sostenitori come l’ex assessore Renato Chisso sono poi finiti in gattabuia.

“Ma – continua il comitato – se il punto vero della discussione è quello di alleggerire il traffico dalla Riviera del Brenta, allora è bene ricordare al primo cittadino di Pianiga e a tutti i suoi colleghi, a cominciare da quello di Dolo Alberto Polo, che la vera soluzione sta nella riapertura immediata del casello di Roncoduro, così come previsto dagli accordi del Passante. Il nuovo casello ad Albarea, non solo avrebbe impatti ambientali e paesaggistici distruttivi in un’area già pesantemente compromessa, ma costerebbe almeno 30 milioni di euro ai contribuenti. Per riaprire quello di Dolo bastano interventi di minima in tempi brevissimi, visto e considerato che sono state realizzate la maggior parte delle opere accessorie oltre che ben due bretelle. Ci appelliamo alla Conferenza dei Sindaci perché si attivi finalmente e seriamente in tal senso invece che guardare a un passato da incubo”.

 

altra_economia

Comunicato Stampa Opzione Zero 14-07-2016

Orte-Mestre: progetto insostenibile anche dal punto di vista tecnico. I Sindaci rispettino il mandato.

Sembra assurdo dover tornare a parlare di autostrada Orte-Mestre, soprattutto dopo il grave disastro ferroviario di due giorni fa in Puglia. Un disastro che dimostra per l’ennesima volta come la politica delle “grandi opere”, spesso inutili e insensate, abbia disastrato il Paese assorbendo miliardi e miliardi di euro che invece dovevano essere spesi per interventi di manutenzione, riqualificazione e messa in sicurezza delle infrastrutture esistenti. Se sulle ferrovie regionali si muore perché non si fanno investimenti sui dispositivi di sicurezza mentre si buttano 20 miliardi di euro per il tunnel di base della TAV in Val di Susa; qui da noi si continua a morire perché da decenni non si è voluti intervenire su una delle strade più pericolose d’Italia per giustificare la necessità dell’ennesima autostrada a debito.

Il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici domani dovrà esprimere un parere decisivo per l’iter della Orte-Mestre: da quanto si apprende emerge in modo chiaro come anche i tecnici del Ministero si siano resi conto dell’insostenibilità di questo progetto. E non si tratta solo di insostenibilità ambientale ma anche tecnica ed economica; numerose infatti le osservazioni critiche presenti nel documento in discussione: dalla scarsità dei rilievi geologici e idrogeologici, alla mancanza di un’adeguata progettazione preliminare per tratti importanti come il tunnel sotto il Brenta, alla mancanza di uno studio di fattibilità, alle analisi dei flussi di traffico e di trasporto delle merci datati e inadeguati; anche la stima dei prezzi e la sostenibilità economica vengono messi in discussione.

Tutte questioni già sollevate in tante sedi da vari comitati e associazioni che come Opzione Zero aderiscono alla rete Nazionale Stop Orte-Mestre, ma rimaste troppo a lungo inascoltate.

Il fatto che questi rilievi ora emergano da documenti ufficiali del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici fa ben sperare, peccato però che non sia ancora stata scritta in modo chiaro quella che è la conclusione più logica, e cioè che questo progetto deve essere ritirato definitivamente.

In questo senso, il ruolo dei Sindaci alla riunione di domani è importantissimo, visto e considerato che oltre tutto il nuovo Codice degli Appalti, abolendo la Legge Obiettivo, torna a dare alle amministraioni locali un ruolo non secondario.

Ed è proprio ai Sindaci della Riviera del Brenta che si rivolge il Comitato Opzione Zero, rammentando loro come i Consigli Comunali di Mira, Dolo, Mirano, Camponogara e anche Pianiga abbiano approvato a stragrande maggioranza nel 2014 degli ordini del giorno con i quali si richiede al Governo la cancellazione della nuova autostrada e la messa in sicurezza immediata della Romea.

Un mandato espresso in modo forte e inequivocabile che non lascia spazio ad ambiguità e tentennamenti che in questo momento sarebbero deleteri e ingiustificabili; Opzione Zero è vigile e pronto a inchiodare alle proprie responsabilità i voltagabbana di turno.

 

Ogni anno crescono le tariffe, anche se gli investimenti garantiti dallo Stato sono già ammortizzati. I casi dell’Autobrennero, che il ministro Delrio vuole affidare a una società interamente posseduta dalla Regione Trentino-Alto Adige per evitare la gara, e delle proroghe in arrivo per la Sias del gruppo Gavio

Ogni anno si registrano aumenti di pedaggi autostradali, mentre dovrebbero registrarsi vistose diminuzioni, vista che per la gran parte la rete autostradale italiana è largamente ammortizzata. L’origine di questa assurda situazione è scritta in una serie di contratti di natura privatistica, difficilmente alterabili in modo unilaterale, che garantiscono ai concessionari elevati profitti e pochissimi rischi, a danno degli utenti e dell’economia.

Delrio vuole dare senza gara l’Autobrennero

Vediamo ora due esempi molto illuminanti delle logiche in corso. Sembra che il ministro Delrio sia incline ad assegnare – senza gara – la concessione dell’Autobrennero, già scaduta da un anno, a una società interamente posseduta dalla Regione Trentino-Alto Adige, dalle due province di quella regione e per piccole quote da alcuni enti veneti. La scappatoia per evitare la gara (che vari governi hanno tentato invano di effettuare da anni) è stata infine trovata con la costituzione di una società interamente pubblica e il ricorso alla parola magica “in house”, cioè assimilando questo al caso di un ente pubblico che decida di gestire in proprio un servizio pubblico invece di affidarlo in gara a un gestore esterno. Ma questa operazione appare molto criticabile.

Un regalo che dura trent’anni

Come si può mai giustificare l’assegnazione gratuita per trent’anni di questa lucrosa infrastruttura (ricavi netti di 150 milioni l’anno) agli enti pubblici della regione? I pedaggi erano stati introdotti per finanziare l’investimento; visto che l’autostrada del Brennero è ormai pressoché interamente ammortizzata e non sono necessari nuovi rilevanti investimenti, i pedaggi dovrebbero, finita la concessione, essere eliminati o sostanzialmente ridotti. Lo Stato, con “arbitrio del principe”, può benissimo decidere di gestire in proprio l’autostrada a fine concessione e di mantenere i pedaggi: però questi dovrebbero essere chiamati e riconosciuti per quel che sono, cioè, almeno per la parte prevalente, imposte sul transito. Si creerebbe un precedente pericoloso. Se vale in questo caso la logica di assegnare gratuitamente autostrade, e quindi gli introiti di pedaggi assimilabili a imposte di transito, alle Regioni che da queste autostrade sono attraversate, come evitare poi che domande analoghe vengano avanzate da ogni altra Regione? E perché poi il principio non dovrebbe essere esteso anche a gasdotti, elettrodotti ed altre infrastrutture? Come giustificare una sola eccezione, per di più a favore di una Regione già tanto privilegiata?

I finanziamenti per l’autostrada li ha garantiti lo Stato. E ai privati restano 600 milioni di liquidità

Gli azionisti, nella società concessionaria dell’Autobrennero, versarono come capitale solo cifre simboliche. L’autostrada fu finanziata tutta a debito formalmente o sostanzialmente garantito dallo Stato. Ora, ripagati i debiti con i pedaggi, si ritrovano una società che ha più di 600 milioni di liquidità, con cui potrebbero finanziare molteplici opere pubbliche. La società ha poi anche oltre 500 milioni accantonati in esenzione fiscale per il “fondo ferrovia” da destinarsi al finanziamento del nuovo traforo del Brennero ma la cui titolarità è ancora incerta (e la società ha ritardato lo sblocco di questo fondo come arma di pressione sul governo), perché la legge che lo istituì (in una legge finanziaria del governo Prodi) non lo specificava.

Le proroghe in arrivo per il gruppo Gavio

Il ministro Delrio sta anche trattando col gruppo Gavio per concedere proroghe alle autostrade della Sias. Il suo predecessore, Maurizio Lupi, aveva sciaguratamente concordato di consolidare tutte le concessioni della Sias prorogandole al 2043 e aveva sottoposto questo piano all’approvazione della Commissione europea. Pertanto le tariffe erano state aumentate, a gennaio 2015, “solo” dell’1,5%, su richiesta del governo, in attesa dell’approvazione del piano suddetto. La direttiva europea sulle concessioni emanata successivamente aveva richiesto un ripensamento, e pare che il ministro Delrio sia orientato a concedere un proroga ma per minore durata. Il gruppo Sias minaccia ora ricorsi se non venisse approvato il piano concordato con Lupi o altro ad esso gradito, e pretende il recupero degli incrementi tariffari che sarebbero loro stati dovuti dal gennaio 2015 oltre al “solo” 1,5%. Attendiamoci dunque nuove proroghe e nuovi balzi di tariffe.

La maestria delle società di gestione

Le concessionarie sono maestre nell’alternare carota e bastone per ottenere nuovi privilegi, questa è la loro vera specialità, assai più difficile del banale lavoro di gestire un’autostrada. Le proroghe di concessioni senza gara, come quelle chieste dal gruppo Sias, sono sempre giustificate con la necessità di finanziare nuovi investimenti. Sembra che il nostro Stato sia tanto malmesso da aver bisogno di capitali privati per finanziare questi investimenti, ma la realtà è ben diversa: gli azionisti delle concessionarie non hanno mai versato capitali se non per cifre simboliche né prevedono di sottoscriverne di nuovi per finanziare questi piani. I concessionari finanzieranno tutto a debito, come sempre, contando sul flusso dei pedaggi con tariffe che garantiscono sempre e comunque lauti ritorni. Perché lo Stato non lascia decadere le concessioni alla loro scadenza contrattuale e finanzia i nuovi investimenti col flusso dei pedaggi, senza ricorrere alla costosissima “mediazione” dei concessionari? Mancano nel settore pubblico le competenze per gestire un’autostrada?

Occorrerebbe muoversi in senso opposto, per proteggere gli utenti da rendite improprie: accelerare tutti i meccanismi di gara possibili, in particolare nell’affidamento dei lavori di manutenzione e di investimento, e frazionare il sistema, che non presenta economie di scala di rilievo. Questo nella grande tradizione della regolazione pubblica americana, che ha visto nello “spezzatino” delle aziende telefoniche e di quelle petrolifere i suoi maggiori successi storici.

Di Marco Ponti e Giorgio Ragazzi

da Il Fatto Quotidiano del 13/01/2016

link articolo

 

tir_slide

Comunicato stampa Opzione Zero 16 gennaio 2016

Romea: vietare subito il transito ai TIR

Sulla sicurezza in Romea le promesse del Governo non bastano più, bisogna agire subito senza ambiguità, in gioco c’è la pubblica incolumità dei cittadini. Per ridurre drasticamente gli incidenti è necessario vietare il transito del traffico pesante di “attraversamento” con una ordinanza specifica delle Prefetture; un provvedimento facile, immediato e a costo zero che è già stato emanato in situazioni analoghe.

Come si sa uno dei problemi più grossi della Romea non è tanto il volume di traffico, ma la grande quantità di camion che la percorrono (almeno il 35% dei 18.000 veicoli medi giornalieri). La maggior parte dei TIR sono diretti o provengono dall’est europeo e usano la statale per non pagare i pedaggi autostradali.

Visto che l’elevata densità di traffico pesante è una delle maggiori cause di incidenti, Opzione Zero ribadisce la necessità di vietare il transito ai mezzi pesanti che usano la statale come alternativa all’autostrada. Si tratta di un provvedimento che le Prefetture competenti potrebbero emanare facilmente al fine di tutelare la pubblica incolumità, un modo concreto e tempestivo per dare finalmente una risposta all’annoso problema della sicurezza nella famigerata statale.

Opzione Zero torna a rilanciare con forza questa proposta soprattutto dopo la inconsistente risposta data dal Governo lo scorso 13 gennaio alla camera in occasione di una specifica interrogazione presentata dai Deputati veneti Crivellari e Mognato. Una risposta per nulla convincente secondo il comitato rivierasco, perché se da un lato viene confermato lo stanziamento di 1,6 miliardi di euro per la messa in sicurezza di E 45 e SS 309 nel periodo 2015-2019, nulla si dice su come questi fondi verranno ripartiti tra due tratte che necessitano di interventi ben differenti per complessità tecnica e per costi. Niente nemmeno sui tempi con i quali si intende avviare i cantieri, e intano già il primo dei 5 anni è stato perso inutilmente.

Nessuna risposta si trova poi sulla “Romea Commerciale”, tema ambiguamente inserito nella interrogazione dai due parlamentari del PD. Il silenzio del Governo sul futuro della nuova autostrada potrebbe essere letto positivamente, ma le preoccupazioni per i comitati rimangono tutte visto che il progetto non è ancora stato derubricato dalla Legge Obiettivo e potrebbe riprendere facilmente quota anche solo per la tratta Ravenna-Mestre.

Del resto solo pochi mesi fa era stato lo stesso assessore ai trasporti dell’Emilia Romagna a rilanciare l’idea di una nuova arteria (a due o quattro corsie) tra Ravenna e Mezzogoro attraverso le Valli del Mezzano sullo stesso tracciato della Orte-Mestre; una proposta questa che avrebbe senso solo in funzione di un completamento a nord fino al Passante di Mestre. L’idea dell’assessore Donini appare ulteriormente paradossale se si considera che proprio la Regione Emilia Romagna e ANAS sembrano finalmente interessati a completare la variante alla Statale Adriatica SS 16 che collega Ravenna all’autostrada A-13 nei pressi di Ferrara. Questa nuova superstrada, di cui si parla da almeno 35 anni, è già stata finanziata e realizzata per buona parte del suo tracciato; basterebbero solo 100 milioni di euro per realizzare i collegamenti Ravenna-Alfonsine e Alfonsine-Argenta, ultimando così un’opera fondamentale per poter dirottare facilmente il traffico pesante dalla Romea alla A-13 e consentire finalmente di trasformare la statale in strada turistica e di servizio alle comunità locali.

L’A13 è l’alternativa alla romea per raggiungere Ravenna dall’innesto del Passante (Roncoduro, Dolo). Basterebbe completare la variante alla Statale Adriatica 16 (superstrada di cui si parla da almeno 35 anni). In rosso i tratti da realizzare (cliccare sull’immagine per ingrandirla).

alternativa_romea

 

RAI TGR – Passante di Mestre: gli utili della CAV

Posted by Opzione Zero in Filmati, Rassegna stampa | 0 Comments

27

dic

2015

COMUNICATO STAMPA 10 SETTEMBRE 2015

Di ieri la notizia che il Governo ha intenzione di rimettere in pista la Orte-Mestre con la prossima Legge di Stabilità. Una notizia che non sorprende più di tanto i Comitati che da anni si battono contro il mostro.

“Il sospetto lo avevamo avuto già lo scorso aprile– dichiara Mattia Donadel di Opzione Zero – quando i parlamentari di PD, Lega e NCD si sono rifiutati di scrivere la parola fine a questa assurda vicenda. Avevamo avvertito che togliere l’opera dalla lista di quelle finanziabili per il 2015 era solo un modo del nuovo ministro Del Rio per prendere tempo dopo la buriana dello scandalo sistema.

D’altra parte 10 miliardi di euro sono un bottino troppo grosso che fa gola alle multinazionali del cemento, e non è un caso che subito dopo questa notizia i gruppi Astaldi e Salini abbiamo fatto un balzo in avanti in borsa (rispettivamente +5%, +2%).

Renzi e Zaia ora spieghino ai cittadini della Riviera del Brenta per quale motivo hanno deciso di “regalare” quasi 2 miliardi di euro di sconti fiscali ai costruttori di un’autostrada del tutto inutile oltre che devastante, mentre invece non si riescono a trovare 100 milioni di euro per risarcire le vittime del tornado, né tanto meno le risorse per scontare loro IMU e TASI. Questa decisione è vergognosa e inaccettabile, ma sappia il Governo che troverà pane per i suoi denti, siamo pronti a dare battaglia”.

 

Balasso, Bertelli e Paolini insieme per la Riviera

Posted by Opzione Zero in Appuntamenti, Rassegna stampa | 4 Comments

8

set

2015

 

A breve saranno pubblicati i dettagli dello spettacolo (orario, modalità per raggiungere il luogo etc).

 

Natalino Balasso, Gualtiero Bertelli e Marco Paolini tutti insieme per un evento a favore della Riviera del Brenta ferita lo scorso 8 luglio dalla terribile tromba d’aria.

Lo spettacolo, organizzato dal Comitato Opzione Zero e da Jole Film con il supporto di La Fornace e Mira On Air Festival, si svolgerà sabato 26 settembre in via Seriola a Dolo. L’ingresso sarà a offerta libera ma necessaria perché l’incasso sarà utilizzato per aiutare in modo diretto le famiglie colpite dal tornado, secondo criteri di equità, efficacia e trasparenza.

 

A oltre due mesi di distanza dal disastro ci sono state molte iniziative, tutte lodevoli. Questa non vale più delle altre, ma farla a questa distanza di tempo vuole essere un modo per rinnovare l’impegno reciproco a non lasciare indietro nessuno e per allargare lo sguardo. Proprio da questo punto di vista per nulla casuale è la scelta del luogo: i campi di via Seriola devastati dalla furia del vento, gli stessi che domani potrebbero essere definitivamente sfregiati dal passaggio della nuova autostrada Orte-Mestre.

Per Opzione Zero è importante non fermarsi all’elogio della solidarietà dimostrata da tanti cittadini – certo encomiabile e indispensabile – ma è necessario essere lungimiranti e fare una riflessione seria sulle cause e sulla possibilità del ripetersi di questa tragedia. Il tornado non è stato una fatalità, un caso isolato, ma la dimostrazione plastica di un processo molto più grande e spaventoso: il riscaldamento globale. Così è stato anche per le alluvioni degli ultimi anni che in Veneto hanno avuto effetti ancora più disastrosi a causa della massiccia cementificazione del territorio.

Gli scienziati hanno pronosticato da tempo quanto sta accadendo, spesso inascoltati e perfino messi a tacere, ma ora tutti sono di fronte alla realtà: gli eventi atmosferici estremi, a causa del riscaldamento dell’atmosfera e dei mari, saranno sempre più frequenti, intensi e imprevedibili, anche qui nel Veneto, nella Riviera del Brenta.

A partire da quanto successo, l’evento sarà dunque l’occasione per coniugare solidarietà e consapevolezza, per sensibilizzare la comunità sulle problematiche del territorio e sul tema del surriscaldamento globale in vista della importante conferenza internazionale sul clima (COP 21) in programma a Parigi il prossimo dicembre.

 

Inaugurando il completamento dell’autostrada A13 Valdastico sud e dopo essersi ingegnato per trovare una soluzione per la Valdastico Nord, che il Pd del Trentino e il sindaco di Trento Andreatta (Pd) hanno subito ribadito di non volere, il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio ha spiegato che “ci sono le potenzialità per avere una discussione senza pregiudizi, sapendo che la scelta strategica del governo è la scelta del ferro: noi mettiamo miliardi per il corridoio del Brennero, mettiamo miliardi per la Torino-Lione dove vogliamo spostare il transito delle merci“. Davvero singolare che mentre si inaugurano autostrade si auspichi lo sviluppo ferroviario delle merci. È ciò proprio mentre si continuano a perdere quote di traffico merci su ferro e mentre il governo si svena per autostrade inutili (Brebemi), senza introdurre elementi di competizione per il rinnovo delle concessione e rinunciando ai ricchi introiti dei pedaggi, il deficit del bilancio dello Stato diventa inarrestabile.

Anziché proclamare, a parole, il superamento delle rendite di posizione monopoliste, come quelle generate dalle concessioni autostradali, sarebbe necessario rifare le gare alla scadenza delle vecchie concessioni per dare ossigeno alle casse pubbliche. Finiti gli ammortamenti di quella che è la più vecchia e frammentata rete autostradale europea – 25 i gestori – dovrebbe ora essere lo Stato ad incassare i ricchi proventi che derivano dai pedaggi oppure dovrebbe ridurre o eliminare i pedaggi visto che gli ammortamenti sono finiti. Il metodo di allungare i tempi della concessione sulla base di opere promesse nei piani finanziari dai gestori per farle diventare moneta di scambio con la concessione stessa deve finire.

Il beneficio per i concessionari delle proroghe supera il costo dei nuovi investimenti fatti per giustificare anche i futuri ed automatici aumenti dei pedaggi per cui gli utenti finiscono per pagare due volte il costo degli investimenti. Il rinnovo della concessione di 11 anni alla Serenissima non può ridursi ad un accordo politico tra Ministero delle Infrastrutture e Regioni Veneto e Trentino. Aggravato dal fatto che se il Trentino accetta avrebbe a sua volta l’affidamento senza gara della concessione dell’Autobrennero (A22).

L’invito rivolto dal ministro Delrio a trovare un accordo sul tracciato della Valdastico Nord tra le due Regioni è un tentativo di aggirare surrettiziamente la normativa europea. Questo criterio cerca di far passare per buone opere che non sono sostenute da uno studio costi-benefici che ne dimostri l’utilità e la sostenibilità finanziaria, che genereranno pesanti riflessi negativi sulle casse dello Stato. La realizzazione della Valdastico Nord, che costa due miliardi, prevista in caso di rinnovo della concessione e un lotto di 5 km in galleria dell’Autostrada della Valtrompia, dal costo di 258 milioni, non giustificano il prolungamento della concessione fino al 2026, che ha un valore stimato, calcolando il Margine operativo lordo (Mol) degli ultimi anni, di un miliardo e 100 milioni.

E’ facile immaginare che queste opere non si ripagheranno con i pedaggi della nuova utenza e che saranno sia gli aumenti dei pedaggi degli ignari utenti della Brescia-Padova che la mano pubblica, attraverso la defiscalizzazione o il contributo a fondo perduto a sostenere l’investimento e gli extra profitti del concessionario. Negli anni passati assicurare rendite garantite ed extra-profitti ai gestori autostradali, è stato un grave errore che ha fatto perdere il ruolo di coordinamento e regolazione al Ministero delle Infrastrutture oltre risorse per opere di maggiore utilità.  Il perdurare di rendite a favore dei concessionari ai danni degli utenti, ha reso più alto il costo del trasporto e della logistica che hanno fatto da freno allo sviluppo.

link articolo

 

Pagina 1 di 6512345...102030...Ultima »

Copyrights © 2012-2015 by Opzione Zero

Per leggere la Privacy policy cliccare qui