[C.S. Coord. No Inceneritore Fusina 15/09/2023] Chi cerca trova: uova avvelenate da diossine e Pfas nel veneziano
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16
set
2023
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C.S. Op.Zero 28/08/23 – Nuova Romea: progetto assurdo e anacronistico, pronti a fermarlo un’altra volta
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28
ago
2023
Comunicato stampa Comitato Opzione Zero 27 agosto 2023
Nuova Romea: progetto assurdo e anacronistico, pronti a fermarlo un’altra volta
Non si fa attendere la risposta del Comitato Opzione Zero all’indomani delle dichiarazioni dell’assessore regionale alle infrastrutture Elisa De Berti che in piena estate rilancia il faraonico e anacronistico progetto della Nuova Romea, del tutto simile alla tratta settentrionale della famigerata Orte-Mestre, ovvero alla vecchia Romea Commerciale.
“Riproporre oggi la Romea Commerciale significa tornare indietro di almeno 30 anni – dichiarano dal comitato – buttando definitivamente nel cestino le tante promesse di messa in sicurezza della statale. In questo tempo il mondo è cambiato completamente, i problemi e le sfide che abbiamo di fronte, a cominciare dalla crisi ecologica e climatica, ci impongono di trasformare radicalmente e nel più breve tempo possibile tutto il sistema economico e sociale, compreso il sistema dei trasporti. Invece la Giunta Zaia, così come il Governo Meloni-Salvini, sono rimasti inchiodati alla logica “fossile” del cemento, dell’asfalto e della gomma. Non si tratta solo di una scelta in favore delle lobby che sostengono questo sistema di potere, ma di una vera e propria incapacità di risolvere i problemi di ieri e di oggi con una prospettiva che guardi al futuro. D’altra parte il disastro ecologico del Veneto è sotto gli occhi di tutti. La Riviera del Brenta ha già respinto una volta l’assalto dei cementificatori, li fermeremo anche questa volta”.
Il Comitato Opzione Zero, nato ormai quasi 20 anni fa proprio in risposta alla minaccia della Romea Commerciale, attacca ANAS e la Regione sulla sicurezza “La sicurezza viene sempre tirata in ballo per giustificare il raddoppio autostradale, ma tanto per cominciare vorremmo chiedere a ANAS e all’assessore De Berti dove sono finiti i progetti di messa in sicurezza della statale. Sono ormai 8 anni che aspettiamo la realizzazione delle rotonde e dei sottopassi ciclopedonali al posto degli incroci pericolosi; i progetti ci sono e i soldi pure, perché i cantieri non sono mai partiti? Da decenni si susseguono incidenti gravissimi su questa strada, soprattutto sul tratto Chioggia-Mestre, ma nessuno è mai intervenuto seriamente per dare risposte concrete a questo problema. Chi continua a parlare di autostrada dovrebbe farsi un bell’esame di coscienza”.
In effetti, nel 2016 ANAS aveva presentato un piano di manutenzione straordinaria e di riqualificazione dell’intera tratta E45-E55, stanziando 1,6 miliardi di euro; il piano prevedeva interventi strutturali anche sulla Romea; negli anni a seguire se ne è discusso a più riprese, ma siamo ancora a un nulla di fatto.
Sulla questione del traffico e dei mezzi pesanti, per Opzione Zero la situazione non è cambiata, così come valide e facilmente attuabili rimangono le proposte alternative:
“Il traffico sulla SS 309 Romea è intenso ma si attesta sempre su livelli modesti, tali da non giustificare in alcun modo la realizzazione di una nuova autostrada, a meno che la Giunta Zaia non pensi di creare un altro buco nero come quello della Pedemontana. Il problema è il traffico pesante, soprattutto quello di lunga percorrenza, che transita su questa direttrice proprio per evitare i pedaggi. Ma ci sono ormai molti modi per deviare i camion sulla A-13, oppure per farli transitare sulla SS 309 di notte o comunque in momenti diversi dagli orari di punta, rendendo così più agevole e sicura la strada per i pendolari e per i cittadini dei vari Comuni attraversati. Questi interventi, fattibili in breve tempo e con costi modesti, unitamente alla realizzazione di rotonde, svincoli e sottopassi risolverebbero il problema nel giro di 2-3 anni. Di contro la realizzazione di una nuova autostrada, oltre ad avere impatti ambientali devastanti e a sfigurare la Riviera, richiederebbe almeno 10 anni di tempo, l’esborso di oltre 5 miliardi di euro, per altro senza risolvere problemi della statale. Infatti, come accade per la Pedemontana, con pedaggi elevati, il traffico sia leggero che pesante continuerebbe a riversarsi sul vecchio tracciato. Da sempre proponiamo queste soluzioni, ma mai nessuno ha voluto rispondere in merito. E’ evidente che chi continua a proporre l’autostrada persegue altri interessi; ma si sbaglia se pensa di avere gioco facile.”
“Ai Sindaci della Riviera del Brenta chiediamo di non tradire le aspettative della comunità rivierasca, più volte sancite nei diversi Consigli Comunali anche nel recente passato. Noi siamo pronti al dialogo e al confronto vero, ma siamo altrettanto pronti a dare battaglia, mobilitando le popolazioni da qui fino a Cesena, la rete dei comitati è sempre attiva e combattiva”.
C.S. Coord. NO INCENERITORE FUSINA 12 gen 2023: BATTAGLIA APERTA ANCHE CONTRO ENI
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12
gen
2023
E’ durissima la presa di posizione del Coordinamento No Inceneritore Fusina all’indomani della notizia sul progetto di un altro inceneritore, questa volta proposto da ENI Rewind a Porto Marghera per smaltire fino a 190.000 ton/anno di fanghi provenienti da tutto il Veneto:
“E’ ora di finirla con l’idea di fare affari sulla pelle della gente, l’aria che respiriamo a Marghera e in tutta la cintura metropolitana è una delle più inquinate d’Europa; a Malcontenta i dati recentissimi raccolti da uno dei nostri comitati dimostrano livelli altissimi di benzene addirittura presso una scuola primaria; i dati dell’ultimo rapporto SENTIERI ci dicono che in queste zone ci si ammala di più di patologie gravi come tumori e malattie respiratorie, eppure si continua con progetti nocivi, obsoleti e sbagliati. Questa è la realtà che viviamo quotidianamente, dunque rispediamo al mittente le dichiarazioni propagandistiche di Paolo Grossi, AD di Eni Rewind, circa il fatto che il loro inceneritore sarebbe talmente innocuo da poter stare vicino a una scuola come avviene a Zurigo. Ci rivolgiamo poi alla Giunta Zaia, e al Sindaco Brugnaro in quanto amministratori delle istituzioni cui compete l’approvazione del progetto dicendo loro che se hanno deciso di sacrificare la salute di centinaia di migliaia di persone per soddisfare gli appetiti delle varie lobby, noi non ci stiamo. Abbiamo una battaglia aperta contro Veritas, da oggi ne apriamo un’altra ancora più dura contro ENI, la Regione e il Comune perchè è ormai chiara a tutti l’intenzione di trasformare Porto Marghera nella centrale di smaltimento di tutte le porcherie più tossiche prodotte nel “mitico’ nord-est, altro che Venezia capitale della sostenibilità”.
Già nel 2019 il Coordinamento aveva svelato come il vero core business dell’inceneritore di Veritas non era lo smaltimento del CSS, quanto piuttosto lo smaltimento dei fanghi provenienti dai depuratori dell’intera Regione, contaminati da varie sostanze tossiche e soprattutto dai famigerati PFAS. Non si spiega altrimenti la proposta di costruire 3 nuove linee di incenerimento in grado di bruciare almeno 150.000 ton/anno di rifiuti. La strenua resistenza messa in campo dai comitati con ricorsi e mobilitazioni, per stessa ammissione di Veritas, ha portato la multiutility veneziana ad accumulare un enorme ritardo sulla tabella di marcia, tanto che ora è attivo solo un forno, un secondo è previsto per il 2025, e il terzo non è stato nemmeno autorizzato.
In questo ritardo si è inserita la multinazionale ENI, una delle società al mondo maggiormente responsabili dell’emissione di gas serra e di altri scempi ambientali, che sull’economia “fossile” continua a fare profitti da capogiro grazie anche agli andamenti speculativi dei prezzi dell’energia e dei carburanti (10,8 miliardi di euro di utili nei primi mesi del 2022). Solo qualche mese fa ENI, sempre molto abile nelle operazioni di greenwashing, annunciava in pompa magna la chiusura di Versalis e il progetto per due piccoli impianti cosiddetti “eco” (uno per la produzione di acido isopropilico e uno per il riciclo di plastiche) che avrebbero dovuto fare il paio con la raffineria convertita a olio vegetale e con due installazioni di pannelli fotovoltaici.
Ora finalmente ENI mostra anche qui il suo vero volto, quello “nero”, uscendo allo scoperto per soppiantare Veritas quale interlocutore di Viveracqua, e offrire al consorzio dei gestori del servizio idrico integrato la sua soluzione al problema fanghi. Fanghi che giustamente non sono più utilizzabili in agricoltura a causa dell’elevato contenuto di sostanze tossiche che nella maggior parte dei casi si riscontra, in particolare per quanto riguarda diossine, idrocarburi, PCB, metalli, pesticidi, medicinali, coloranti, e soprattutto PFAS.
Proprio le sostanze perfluoroalchiliche costituiscono uno dei maggiori problemi in Veneto: sono presenti in altissime concentrazioni nei suoli, nelle acque e quindi anche nei fanghi provenienti dalla “zona rossa” interessata dal disastro ambientale causato da Miteni e altri. Ma concentrazioni significative di questi composti sono state rilevate anche in fanghi provenienti da impianti situati in zone ufficialmente non contaminate, come per esempio nel caso del depuratore di Fusina. Un problema dovuto al fatto che la maggior parte dei depuratori non tratta solo le acque nere provenienti dalle abitazioni, ma anche i reflui provenienti da industrie e attività artigianali.
Sull’incenerimento dei rifiuti contenenti PFAS i comitati erano già intervenuti in fase di approvazione dell’inceneritore di Veritas e in sede di ricorso producendo diversi documenti scientifici, nei quali si parla dei pericoli cui si va incontro smaltendo i PFAS tramite incenerimento. Questi composti sono infatti difficilmente degradabili e molto resistenti alle alte temperature, per questo motivo vanno a finire nei fumi in uscita dai camini, tali e quali o come frammenti della molecola. A conferma di queste preoccupazioni sta la recente Ordinanza del Sindaco di Legnago con la quale è stato imposto lo stop all’incenerimento di rifiuti contenenti PFAS alla ditta Chemviron.
Ad aggravare la situazione il fatto che la normativa ambientale non prevede alcun limite di concentrazione per le emissioni gassose di PFAS. Dunque è evidente che qualcuno pensa di risolvere il problema dell’inquinamento da PFAS disperdendoli in atmosfera con gli inceneritori, quello proposto da ENI, ma anche quelli per rifiuti urbani di Fusina, Padova e Schio. È come se si volessero bruciare le scorie radioattive delle centrali nucleari per farle sparire.
Per quanto riguarda il merito del progetto, i comitati del Coordinamento hanno già avviato l’istruttoria e subito emergono le prime incongruenze: “Tanto per cominciare questo nuovo impianto spunta dal nulla, visto che il nuovo piano regionale dei rifiuti appena approvato non lo prevede affatto. Inoltre il sito individuato da ENI non è compatibile dal punto di vista urbanistico, sarà necessaria l’approvazione di una variante urbanistica da parte del Comune di Venezia. C’è poi tutto il tema degli impatti sui siti SIC-ZPS (la Laguna di Venezia) e su altre aree di interesse naturalistico che richiede necessariamente l’avvio della Valutazione di Incidenza Ambientale. Se ENI si aspetta di avere la strada spianata si sbaglia di grosso, siamo pronti ad impantanare il suo progetto” .
Il Coordinamento infine lancia un appello alle grandi associazioni ambientaliste: “Sull’inceneritore di Veritas e sull’ampliamento di quello di Padova comitati e associazioni locali hanno dovuto fare da soli, ci auguriamo che almeno questa volta le grandi associazioni ambientaliste battano un colpo, mettendo a disposizione risorse e competenze. Il degrado ambientale in cui versa il nostro territorio e il pericolo derivante da nuove e vecchie opere richiedono una risposta forte e tempestiva anche in termini di mobilitazione di piazza”.
Di questo e di altro si parlerà all’assemblea di venerdì 13 gennaio alle ore 18.30 presso il Centro Sociale Rivolta a Marghera, a cui seguirà la cena vegana di autofinanziamento.
Altro importante appuntamento è organizzato a Malcontenta dal Comitato Tutela Salute e Ambiente il giorno 19 gennaio alle ore 18 presso l’ex cinema parrocchiale per parlare della questione benzene e più in generale della situazione ambientale e sanitaria.
Coordinamento No Inceneritore Fusina: Comitato Opzione Zero, Medicina Democratica, Assemblea contro il rischio chimico Marghera, Malacaigo, Ambiente Venezia, Ecoistituto Alex Langer, Eddyburg, Cobas autorganizzati Comune di Venezia, Società della cura Venezia, Quartieri in Movimento, Mira 2030, FFF Venezia-Mestre, Forum dell’Aria, Comitato Difesa Ambiente e Territorio Spinea, Marghera Libera e Pensante, WWF Venezia, Comitato No Grandi Navi, Associazione Valore Ambiente, Associazione APIO onlus, Coordinamento associazioni ambientaliste Mares Mogliano, Associazione Progetto Nascere meglio Mestre, Casa del Popolo Cà Luisa, Movimento Decrescita Felice – circolo di Venezia- Movimento PFAS-Land
[C.S. Coord. NO INCENERITORE FUSINA 6 gen 2023]: NUOVO RICORSO DEI COMITATI A STRASBURGO
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6
gen
2023
Comunicato Stampa Coordinamento No Inceneritore Fusina 06 gennaio 2023
Inceneritore Veritas: accolto il ricorso dei comitati alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU)
La battaglia contro l’inceneritore di Fusina va avanti anche sul piano legale: nei giorni scorsi è
infatti arrivata l’attesa notizia che il ricorso presentato alla Corte Europea dei Diritti
dell’Uomo (CEDU) è stato finalmente registrato dalla cancelleria della Corte; dunque, dopo
questo primo difficile vaglio, la causa sarà effettivamente sottoposta all’esame del Giudici di
Strasburgo che valuteranno il merito delle contestazioni sollevate.
Il Coordinamento No Inceneritore Fusina esprime grande soddisfazione per questo primo
risultato: “Lo avevamo promesso già all’indomani delle sentenze negative del TAR e del
Consiglio di Stato che non ci saremmo fermati nemmeno sul piano legale. La promessa è stata
mantenuta, e visto che non abbiamo trovato giustizia davanti alle giurisdizioni amministrative
italiane, ora possiamo annunciare che la vertenza contro l’inceneritore di Fusina è formalmente
approdata alla CEDU. Siamo molto contenti per questo risultato non scontato, che arriva dopo
lunghe discussioni, faticosi approfondimenti, e dopo lo straordinario lavoro svolto dalle Avvocate
Antonella Mascia e Ilaria Aquironi esperte in diritto internazionale e che ringraziamo
pubblicamente. Il fatto che il TAR e il Consiglio di Stato non siano entrati nel merito delle nostre
contestazioni, e che abbiano liquidato i nostri ricorsi affermando pretestuosamente che né le
associazioni, né le persone che abitano vicino all’impianto sarebbero legittimate a ricorrere,
rappresenta un fatto grave non solo per noi e per la vicenda in sé, ma anche perché costituisce
un pericoloso “vulnus democratico” che non può e non deve essere sdoganato. Certamente c’è
stata un po’ di preoccupazione per l’ulteriore sforzo economico da sostenere, soprattutto a
causa delle decine di migliaia di euro di spese legali che siamo stati condannati a pagare dai
giudici italiani; ma lo straordinario sostegno ricevuto in poco tempo da tantissimi cittadini,
comitati e associazioni ci ha convinto che era giusto e sacrosanto non darsi per vinti”.
La nuova causa alza il tiro perchè pone il problema proprio sul piano del Diritto, e in
particolare dei Diritti Umani, sui quali ha diretta competenza la CEDU. Ad essere chiamato
direttamente in causa questa volta è lo Stato italiano, in quanto tramite le sue articolazioni
istituzionali e giudiziarie, avrebbe negato diritti fondamentali ai ricorrenti.
Articolate e molteplici le contestazioni mosse nel ricorso in relazione alla Convenzione Europea
dei Diritti dell’Uomo. In primo luogo è stata richiamata la violazione dell’art. 6 della Convenzione
perché i respingimenti dei ricorsi al TAR e al Consiglio di Stato si sono basati sul vizio di
legittimazione dei ricorrenti senza entrare nel merito dei rilievi posti dagli stessi, e ciò
rappresenta di fatto un problema di accesso a un tribunale.
Importante poi la possibile violazione dell’art. 10 della Convenzione riguardo all’accesso pieno e
tempestivo a tutte le informazioni tecniche e ambientali attinenti al progetto, visto che l’iter di
approvazione è stato caratterizzato da molte lacune documentali, nonché da ritardi e anomalie
nelle diverse fasi del procedimento. E’ stata poi eccepita la violazione dell’art. 8 della
Convenzione in merito al diritto dei ricorrenti persone fisiche di vedere tutelata la loro vita
privata e di poter vivere in un ambiente sano, visto e considerato che gli impatti ambientali
generati dall’inceneritore potrebbero compromettere ulteriormente e in modo significativo la
qualità di vita e la salute, in un contesto già gravemente degradato dal punto di vista
ambientale.
Si confida ora che per le tematiche di particolare rilievo la trattazione della causa da parte dei
Giudici di Strasburgo possa avvenire in tempi brevi.
Intanto i comitati annunciano che sono in fase di studio ulteriori azioni legali sia a livello
europeo, sia a livello nazionale in particolare per quanto riguarda alcuni aspetti che potrebbero
avere rilievo penale.
Parallelamente continua la raccolta di firme per chiedere una nuova valutazione sulla ricaduta
delle emissioni gassose dopo il parere dell’Istituto Superiore di Sanità che smonta lo studio
commissionato da Veritas, e la misurazione di tutte le sostanze in uscita dai camini, in
particolare la misurazione dei PFAS. Una richiesta quest’ultima che trova ulteriore sostegno
nell’Ordinanza emessa dal Sindaco di Legnago solo pochi giorni fa, con la quale viene chiuso il
camino della ditta Chemviron che emetteva queste pericolose sostanze in aria.
Al via anche la nuova campagna di autofinanziamento con la cena vegana in programma il 13
gennaio presso il Centro Sociale Rivolta a Marghera, preceduta da un’assemblea aperta
alle ore 18.30 per fare il punto della situazione e presentare il progetto SPESA SBALLATA
finalizzato alla riduzione della produzione di rifiuti (info e prenotazioni sulla pagina Facebook del
Coordinamento No Inceneritore Fusina, oppure con SMS al numero 340-8369979).
Coordinamento No Inceneritore Fusina:
Comitato Opzione Zero, Medicina Democratica, Assemblea contro il rischio chimico Marghera, Malacaigo, Ambiente Venezia, Ecoistituto Alex Langer, Eddyburg, Cobas autorganizzati Comune di Venezia, Società della cura Venezia, Quartieri in Movimento, Mira 2030, FFF Venezia-Mestre, Forum dell’Aria, Comitato Difesa Ambiente e Territorio Spinea, Marghera Libera e Pensante, WWF Venezia, Comitato No Grandi Navi, Associazione Valore Ambiente, Associazione APIO onlus, Coordinamento associazioni ambientaliste Mares Mogliano, Associazione Progetto Nascere meglio Mestre, Casa del Popolo Cà Luisa, Movimento Decrescita Felice – circolo di Venezia- Movimento PFAS-Land
13 GENNAIO CENA BENEFIT CONTRO L’INCENERITORE
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3
gen
2023
Passiamo una serata insieme il 13 gennaio,per conoscerci, dare vita a un altro momento insieme e sostenere la lotta contro l’inceneritore di Fusina!
Difendere i territori dall’ipocrisia di istituzioni che dovrebbero farsi garanti del bene comune vuol dire scegliere di creare una comunità che si trova e organizza per tutelarsi, per stare meglio, per decidere per sé stessa.
20:30: Cena Benefit
22:00: Spettacolo de ” Canti di libertà”
C.S. 08/12/22 – Ecoforum 2022: non è tutto oro quel che luccica!
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9
dic
2022
Ecoforum 2022: non è tutto oro quel che luccica!
che nel 2020 sono stati autorizzati il raddoppio della discarica di S. Urbano (la maggiore del Veneto) e due nuove linee di incenerimento a Fusina (più una ancora in sospeso), mentre nel 2022 è stata autorizzata la quarta linea dell’inceneritore di Padova portando nel Veneto l’autorizzazione ad incenerire a 460.000 t/anno;
che lo stesso Piano Regionale prevede di arrivare a circa 380.000 t/anno di rifiuti inceneriti, con un incremento di circa 140.000 t/anno rispetto all’incenerito del 2020 di 241.000 t., in totale contrasto con quanto previsto dalla Direttiva europea di settore che impone di lavorare prioritariamente sulla riduzione della produzione di rifiuti e sul recupero di materia;
che nel 2021 la produzione totale di rifiuti è stata di 2.272.000 t. perciò nel 2030, se si attuassero veramente politiche di riduzione dei rifiuti, non si dovrebbe arrivare a un totale annuo di 2.483.000 t. come il piano regionale dei rifiuti prevede;
che nella nostra aria già pesantemente compromessa aumenteranno le polveri sottili, gli Ossidi di Azoto e di Zolfo, gli inquinanti persistenti, ecc., oltre alla CO2 gas responsabile del riscaldamento globale e delle conseguenti alterazioni climatiche. Da considerare inoltre che probabilmente a partire dal 2026 gli inceneritori saranno inclusi nel sistema di scambio delle quote di emissione (ETS), con un aggravio di costi di 100-120 euro per ogni ton di CO 2 prodotta;
che è stato presentato un ricorso al Tar contro la quarta linea dell’inceneritore di Padova per la tutela della salute e dell’ambiente;
che a Padova, Venezia e in parte anche Schio la raccolta differenziata non cresce a causa di un palese conflitto di interessi perché il servizio di raccolta e il servizio di smaltimento dei rifiuti sono svolti dalle stesse società che gestiscono gli impianti di incenerimento, che dunque non hanno alcuna convenienza ad incrementare riduzione, riuso e riciclo, visto che i costi di smaltimento garantiscono profitti ben più consistenti;
che il Piano Regionale continua a sostenere la produzione del CSS (Combustibile Solido Secondario) a Fusina, un prodotto inquinante sia nella fase di produzione che in quella di utilizzo come “combustibile” (i cementifici che bruciano CSS emettono in atmosfera, oltre a polveri sottili e gas, più diossine e derivati e più mercurio, piombo, cadmio e altri metalli pesanti), per cui ha poco mercato e le popolazioni non lo vogliono (come a Monselice);
che il sovradimensionamento di questi impianti è funzionale già oggi allo smaltimento di rifiuti speciali pericolosi, e in particolare dei fanghi di depurazione contaminati da sostanze nocive come i PFAS;
che gli inceneritori necessitano di discariche speciali per smaltire scorie e ceneri contaminate, che ammontano fino al 27% in peso dei rifiuti bruciati;
che nel piano regionale rifiuti 2020-2030 si dice che il Piano di Bonifica delle Aree Inquinate non esiste: non c’è l’anagrafe né l’elenco dei siti contaminati, non sono indicate le priorità di intervento e tantomeno il fabbisogno economico, per cui, mancando le indicazioni necessarie per attivare le bonifiche, non è possibile concorrere ai finanziamenti nazionali e del PNRR.
1. riduzione del rifiuto prodotto a 1.465.000 t/a pari a 300 kg/ab/a (la regione deve investire in soluzioni vere e non semplici enunciazioni, mentre il piano prevede per il 2030 un aumento dei RU totali a 508 kg/ab/anno, rispetto ai 464 kg/ab/a del 2021;
2. il residuo secco RUR deve diminuire a 176.000 t/a pari a 36 kg/ab/a (nel 2020 il bacino destra Piave è a 42 kg/a/a e la Sinistra Piave a 46 kg/ab/anno). Dai dati parziali pubblicati da Arpav, molti comuni sono già nel 2021 al di sotto di queste quantità;
3. la raccolta differenziata deve essere portata a 88% (come lo è già dal 2020 in provincia di Treviso)
4. il tasso di riciclo (77%) deve rimanere in proporzione come nel 2019 o aumentare (bisogna puntare anche sulla qualità della RD)
5. in questa maniera il secco più gli scarti si ridurranno a 216.000 t/a, i due inceneritori attuali (Linea 3 di Padova e Schio Linea 1 e 3) bruceranno 155.000 t/a e in discarica nel 2030 andranno solo 61.000 t/a al posto delle 490.000 inviate nel 2020;
Ricicla
Economia circolare – Gestione dei rifiuti
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14
nov
2022
Da diversi anni comitati ambientalisti del Veneto e del Friuli-Venezia Giulia si battono per l’abolizione degli inceneritori, in modo particolare il Comitato Opzione Zero della Riviera del Brenta che si batte contro l’inceneritore di Fusina situato a Porto Marghera e controllato da Veritas – la multiutility che gestisce il ciclo di rifiuti nel veneziano.
Non ci arrendiamo! Vogliono zittire il dissenso.
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6
giu
2022
[COMUNICATO STAMPA] CORDINAMENTO NO INCENERITORE FUSINA: CONSIGLIO DI STATO, DECISIONE POLITICA
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19
mag
2022
Comunicato Stampa Coordinamento No Inceneritore Fusina
18 maggio 2022
Sentenza “politica” del Consiglio di Stato, la lotta va avanti
I comitati e le associazioni del Coordinamento No Inceneritore Fusina reagiscono duramente dopo la sentenza del Consiglio di Stato che boccia il ricorso in appello per fermare l’inceneritore di Veritas: “Dopo la sentenza negativa del TAR, avevamo la fondata speranza che l’influenza della politica e delle lobby che gravitano intorno al business dei rifiuti non arrivasse tanto in alto, ma evidentemente ci sbagliavamo. La decisione del Consiglio di Stato è addirittura peggio di quella di primo grado. Le conseguenze della sentenza non solo espongono la popolazione dell’area metropolitana a gravi rischi per la salute, ma sanciscono un principio estremamente pericoloso secondo il quale né i cittadini, né le associazioni e i comitati ambientalisti sono legittimati a mettere in discussione progetti e decisioni che hanno un impatto diretto sul territorio in cui sono radicati e sulla vita delle persone. Una sentenza che del resto si allinea al diktat del Governo Draghi, che dopo la pandemia e ora con la guerra in corso alle porte dell’Europa, sta progressivamente svuotando le istituzioni democratiche, a cominciare dal Parlamento, per dare la stura alle peggiori politiche sviluppiste, industrialiste e fossili degli ultimi decenni, nemiche dell’ambiente e del Clima, alla faccia della tanto sbandierata transizione ecologica. Da questo punta di vista non sfugge per esempio che tre dei magistrati del collegio giudicante (Luca Lamberti, Michele Conforti e Giuseppe Rotondo) sono gli stessi che nel 2021, sempre in Consiglio di Stato, hanno accolto il ricorso Arcelor-Mittal Spa e Ilva Spa contro l’ordinanza del Sindaco di Taranto che avrebbe sospeso gli impianti della famigerata acciaieria”.
La sentenza del Consiglio di Stato, così come era stato per il TAR, non entra minimamente nel merito delle tante contestazioni tecniche sollevate dai comitati, estrapola e banalizza in modo strumentale alcuni passaggi della relazione medica di ISDE, glissa completamente le argomentazioni esposte nel recente parere dell’Istituto Superiore di Sanità che pure metteva in evidenza gravi carenze istruttorie in sede di valutazione di impatto ambientale, confermando le tesi dei comitati, non considera nemmeno alcune violazioni di legge connesse all’approvazione del progetto.
Il respingimento si basa esclusivamente sulla presunta non legittimazione delle associazioni ricorrenti e degli abitanti di Malcontenta a presentare il ricorso. Parliamo di cittadini che abitano in prossimità dell’inceneritore ed esposti direttamente ai fumi velenosi che escono dai camini; di realtà radicate da anni nei territori di Mestre, Marghera, Riviera del Brenta protagoniste di tante battaglie ambientali, addirittura di una associazione nazionale come Medicina Democratica, che proprio a Porto Marghera ha dato un contributo fondamentale nelle azioni e nei processi per contrastare le produzioni nocive del petrolchimico.
“E’ un principio pericoloso e inaccettabile – rincarano la dose i comitati – che dimostra come ormai in questo Paese la democrazia stia diventando una farsa: da un lato si inserisce la tutela dell’ambiente tra i principi della Costituzione, dall’altra si annulla la possibilità per i cittadini di difendersi e di esercitare il diritto a vivere in un ambiente sano. E’ ormai evidente come in una situazione di crisi globale e generalizzata, che è prima di tutto una crisi ecologica, la logica miope del profitto stia facendo piazza pulita di ogni possibile mediazione sociale, mostrando quale è il vero volto di un sistema economico che sta letteralmente distruggendo la vita sul Pianeta. Noi a questa logica non ci arrendiamo, così come non ci arrendiamo a questa decisione dei giudici perché riteniamo che le nostre istanze siano giuste e fondate. Stiamo valutando la possibilità di fare un ulteriore ricorso, a questo punto in sede europea; ma oltre a questo metteremo in atto tutte le risorse che abbiamo a disposizione per fermare questo impianto nocivo e obsoleto. Annunciamo fin da subito che saremo in piazza il 28 maggio a Venezia insieme agli altri comitati veneziani e metropolitani per contrastare la devastazione del nostro territorio. Lanciamo inoltre un appello accorato a tutti i cittadini, alle associazioni e ai comitati a dare un proprio contributo economico per sostenere la battaglia contro l’inceneritore: la sentenza del Consiglio di Stato è infatti oltremodo ingiusta perché condanna i ricorrenti a pagare le spese legali delle controparti, e si tratta di cifre ingenti, almeno 15.000 euro. Invitiamo pertanto a far pervenire il proprio sostegno tramite bonifico bancario sul conto corrente del Comitato Opzione Zero (IBAN IT 64L0359901899050188525842) causale No Inceneritore Fusina”.
Comitato Opzione Zero, Medicina Democratica, Assemblea contro il rischio chimico Marghera, Malacaigo, Ambiente Venezia, Ecoistituto Alex Langer, Eddyburg, Cobas autorganizzati Comune di Venezia, Società della cura Venezia, Quartieri in Movimento, Mira 2030, FFF Venezia-Mestre, Forum dell’Aria, Comitato Difesa Ambiente e Territorio Spinea, Marghera libera e pensante, WWF Venezia, Comitato No Grandi Navi, Associazione Valore Ambiente, Associazione APIO onlus, Coordinamento associazioni ambientaliste Mares Mogliano, AssociazioneProgetto Nascere meglio Mestre, Casa del Popolo Cà Luisa, Movimento Decrescita Felice – circolo di Venezia- Movimento PFAS-Land
C.S. NO Inceneritore Fusina 04/01/22 – Ricorso al Consiglio di Stato: la partita è ancora aperta!
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4
feb
2022
Ricorso al Consiglio di Stato: la partita è ancora aperta!
Dopo la bocciatura del primo ricorso da parte del TAR Veneto, è arrivata in questi giorni la decisione del Consiglio di Stato sulla richiesta di sospensiva depositata in appello dai comitati, a seguito della discussione avvenuta lo scorso 27 gennaio a Roma.Si tratta di una decisione positiva per i comitati del Coordinamento No Inceneritore Fusina, che dichiarano: “La partita legale è ancora aperta! Il Consiglio di Stato ha di fatto accolto la nostra richiesta di sospensiva fissando a breve l’udienza per la discussione sul merito del ricorso, precisamente il 21 aprile. Un esito non scontato, perché se il collegio giudicante avesse riconosciuto come valide le eccezioni sollevate dal TAR Veneto sulla nostra legittimazione a presentare ricorso, allora ci sarebbe stato un inevitabile respingimento, e a quel punto l’unica strada percorribile sarebbe stato un ulteriore ricorso a livello europeo. Ma così non è stato, grazie soprattutto al grande lavoro svolto delle nostre legali per dimostrare la piena sussistenza dei requisiti delle associazioni e delle persone fisiche ad agire in sede legale per opporsi al provvedimento autorizzativo emesso dalla Regione Veneto, e per dimostrare una volta di più la fondatezza delle numerose e importanti contestazioni che abbiamo posto. E’ un primo risultato già importante, ora ci auguriamo che il Consiglio di Stato si avvii ad esprimere un giudizio anche di merito sulle nostre contestazioni”.Ma non è tutto, perché ancora prima della discussione presso il Consiglio di Stato, della documentazione difensiva depositata dalle controparti, in particolare da Ecoprogetto Venezia srl, sono emersi ai nostri occhi dei fatti inquietanti, in particolare per quanto riguarda i controlli delle emissioni: ”Avevamo già sollevato in precedenza forti dubbi sulle misurazioni e sulle simulazioni presentate da Ecoprogetto per quanto riguarda in particolare le emissioni gassose dell’impianto e le ricadute sul territorio – denunciano i comitati – che ora trovano ulteriori conferme. Risulta infatti che il campionamento dei gas prelevati a camino, fase molto importante e delicata nel processo di analisi, è stata affidata totalmente a Lecher srl, una società controllata direttamente da Veritas Spa per il 50%, e per l’altro 50% detenuta dalla Depuracque di Salzano, che a sua volta è al 100% di Veritas. Per di più, il Direttore di Depuracque è Massimo Zanutto, il quale ricopre la stessa carica per l’inceneritore di Ecoprogetto. Altro che conflitto di interessi, qui siamo al punto che il controllato è controllore di sé stesso! E’ inaudito che la Regione Veneto e ARPAV non intervengano imponendo che tutte le fasi di controllo e analisi siano affidate a soggetti terzi e indipendenti. Presenteremo a breve un dossier molto dettagliato su questi aspetti molto preoccupanti”.
Sul tema inquinamento tornano alla carica i comitati metropolitani tutti insieme: “Da ormai troppi giorni si registrano altissimi livelli di inquinamento atmosferico – riaffermano le realtà ecologiste – con gravi rischi per la salute delle persone e in particolare dei bambini. Eppure la politica e le istituzioni preposte, a cominciare da quelle sanitarie, non stanno facendo nulla di concreto. Come se questa non fosse un’emergenza sanitaria e ambientale. L’inceneritore di Fusina è solo l’ultimo degli impianti e delle opere nocive che vanno quotidianamente a sputare veleni sul nostro territorio. Dopo le richieste di tanti medici genitori e comitati, dopo le mozioni votate in Consiglio Regionale e nei Consigli comunali di Venezia e Mira, avevamo finalmente ottenuto un tavolo di confronto per avviare i biomonitoraggi al fine di sapere quale è il reale livello di inquinanti accumulati nell’organismo delle persone che abitano nel territorio metropolitano intorno a Porto Marghera. Una forma di indagine fortemente consigliata sia dalla Comunità Europea, sia dall’OMS. Ebbene ad oggi siamo a un nulla di fatto, e per questo motivo abbiamo scritto in questi giorni alla Direzione regionale Prevenzione per comunicare che il giorno 11 febbraio andremo con una nostra delegazione presso la sede veneziana della stessa Direzione a reclamare una risposta chiara e definitiva su quali siano le reali intenzioni della Regione Veneto sul tema biomonitoraggi. E’ chiaro fin da ora che non siamo disposti ad accettare ulteriori perdite di tempo, la situazione è talmente grave che siamo pronti ad agire in tutte le sedi e se necessario anche a procedere in forma autonoma”.
Per questo motivo e per sostenere le ingenti spese legali i comitati lanciamo un caloroso appello a tutti i cittadini a dare il loro sostegno, facendo un versamento anche minimo sul CC di Opzione Zero IBAN IT 64L0359901899050188525842, causale Inceneritore Fusina/Biomonitoraggi.
Comitato Opzione Zero, Medicina Democratica, Assemblea contro il rischio chimico Marghera, Malacaigo, Ambiente Venezia, Ecoistituto Alex Langer, Eddyburg, Cobas autorganizzati Comune di Venezia, Società della cura Venezia, Quartieri in Movimento, Mira 2030, FFF Venezia-Mestre, Forum dell’Aria, Comitato Difesa Ambiente e Territorio Spinea, Marghera libera e pensante, WWF Venezia, Comitato No Grandi Navi, Associazione Valore Ambiente, Associazione APIO onlus, Coordinamento associazioni ambientaliste Mares Mogliano, Associazione nascere meglio Mestre, Casa del Popolo Cà Luisa, Movimento Decrescita Felice – circolo di Venezia- Movimento PFAS-Land
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