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Comunicato stampa Opzione Zero 16 marzo 2019

Dopo il Global Climate Strike parte The Climate Ride

Sono ancora straordinariamente vive e cariche di energia le immagini dei tantissimi studenti scesi in piazza ieri per rivendicare il loro diritto al futuro, ma non c’è tempo per fermarsi perchè il riscaldamento globale avanza rapidissimo e il tempo rimasto è davvero poco.

Parte domenica 17 alle ore 7.00 da Venezia la Climate Ride, una pedalata che attraverserà mezza Italia per arrivare a Roma e partecipare alla grande manifestazione IN MARCIA PER IL CLIMA E CONTRO LE GRANDI OPERE INUTILI indetta da tantissimi comitati di tutto il Paese.

Opzione Zero partecipa al Ride con alcuni attivisti, contribuisce a supportare la logistica, e ovviamente accoglierà con un presidio in Riviera  il passaggio dei Climate Riders.

“Il successo del Global Climate Strike che ha visto scendere in piazza centinaia di migliaia di giovani e giovanissimi in tantissime piazze del Veneto, dell’Italia e del mondo intero segnano una svolta per tutti quei movimenti che si battono contro il riscaldamento globale e contro la devastazione dell’ambiente e dei territori e dà ai comitati una grande speranza. – affermano da Opzione Zero – In Riviera del Brenta abbiamo toccato drammaticamente con mano cosa significano i cambiamenti climatici con ben due alluvioni negli ultimi 10 anni e un tornado. Per questo motivo continuiamo a contrastare le grandi opere che distruggono il territorio, ma allo stesso tempo abbiamo messo al centro della nostra azione la lotta al cambiamento climatico, per esempio con il progetto permanente di riforestazione del territorio Piantiamola.

Per questo abbiamo investito tanto sull’appuntamento di Roma contribuendo ad organizzare il pullman che parte dalla Riviera e partecipando direttamente alla Climate Ride”.

Il Comitato rivierasco invita tutti gli amici, i simpatizzanti i cittadini della Riviera a partecipare al presidio o ad unirsi alla carovana ciclistica anche solo per dei tratti.

L’appuntamento al presidio è per le ore 9.00 di domenica 17 marzo in centro a Dolo; un rendez vouz per i ciclisti è previsto anche a Mira in Piazza Municipio alle ore 8.30.

Per partecipare, organizzare eventi, aiuto logistico e diffusione dell’iniziativa, scrivere a: 23mromainbicicletta@gmail.com

Tutte le notizie, la rassegna stampa ed il reportage della carovana saranno disponibili su www.ecomagazine.info e sulle pagine facebook di ecomagazine, opzione zero e global project

Di seguito la descrizione del progetto e il dettaglio delle tappe. 

 

THE CLIMATE RIDE

In Bici da Venezia a Roma verso la manifestazione nazionale del 23 marzo

IN MARCIA PER IL CLIMA E CONTRO LE GRANDI OPERE

Da RIDE WITH US ALLA CLIMATE RIDE

A partire dal 2014 un variegato gruppo formato da ambientalisti, ciclisti del Pedale Veneziano e di altri sodalizi, cicloviaggiatori e attivisti della FIAB, riuniti sotto la sigla RideWithUs, hanno organizzato carovane che da Venezia hanno traversato l’Europa con l’idea di coinvolgere e sensibilizzare un gran numero di persone sull’importanza di un’azione rapida e radicale sui cambiamenti climatici causati dall’uomo.

Nel 2018, durante la carovana di RideWithUs verso Katowice, sede della COP24 alcuni partecipanti hanno lanciato l’idea di una nuova carovana che da Venezia raggiungesse Roma a supporto della grande mobilitazioni contro il cambiamento climatico e le grandi opere inutili e per un nuovo modello di sviluppo sostenibile.

Una dozzina di ciclisti hanno già dato la loro disponibilità a partecipare a tutti il viaggio e almeno altrettanti saranno coloro che si uniranno ad ogni singola tappa. Il percorso individuato tiene conto di vari aspetti: dalla ciclabilità all’organizzazione di eventi e all’ospitalità.

La partenza è prevista domenica 17 marzo per favorire la più ampia partecipazione di chi vorrà accompagnarci. L’arrivo a Roma nel pomeriggio di venerdì 22 marzo in tempo per un evento legato alla manifestazione del giorno dopo, organizzato dalla rete Genuino Clandestino.

 

 

LE TAPPE

DOMENICA 17 MARZO 1. VENEZIA (MARGHERA) – FERRARA km 128 dislivello 40 mt

Si parte da Piazzale Roma alle 7.00, sosta alle 8.00 al Municipio di Marghera con saluto Presidente della Municipalità – 08.40 Municipio Mira rendez vouz con ciclisti della Riviera – 09.00 in centro a Dolo saluto al presidio del comitato Opzione Zero – 10.15 Porta Portello Padova incontro con Comitato Zero PFAS e assessore all’ambiente – 13.00 pranzo al Parco Buzzacarin di Monselice a cura del Comitato Lasciateci Respirare e dei comitati della Bassa Padovana – 15.10saluto al presidio dei comitati Polesani in Piazza Vittorio Emanuele a Rovigo – 16.30 arrivo a Ferrara per evento organizzato da comitati e associazioni ambientaliste estensi e incontro con amministrazione comunale in Piazzetta Savonarola. Segue cena tutti insieme.

LUNEDI 18 MARZO 2. FERRARA – RAVENNA ca. 105 km dislivello 40 mt questa tappa si snoderà attraverso Portomaggiore, Argenta e Sant’Alberto, dove sono previsti incontri volanti con comitati e cittadini, per arrivare a Ravenna, dove CSA Magazzini Posteriori Autogestiti e altri comitati locali stanno organizzando evento in centro città.

MARTEDI 19 MARZO 3. RAVENNA – PIEVE SANTO STEFANO km 115 dislivello 1200 mt è la tappa più impegnativa dal punto di vista altimetrico, quella che prevede il vallico dell’Appennino in località passo del Verghereto. Da Ravenna raggiungeremo Cesena da dove risaliremo la valle del Savio ove possibile lungo strade secondarie per poi immetterci nella vecchia statale che da Bagno di Romagna sale tortuosamente ma dolcemente fino ai circa 870 m.s.l. del valico per ridiscendere fino alla sede di arrivo della nostra tappa fissata appunto a Pieve Santo Stefano una ventina di km dopo. qui previsto incontro con amministrazione comunale.

MERCOLEDI 20 MARZO 4. PIEVE SANTO STEFANO – PERUGIA km 105 dislivello 700 mt il tracciato si snoda in massima parte lungo la Ciclabile del Tevere attraversando Sansepolcro, Città di Castello e Umbertide. Qui prevista incontro e ristoro con gli organizzatori della Fiera Altrocioccolato presso il negozio equo Il Colibrì. Arrivo a Perugia nel tardo pomeriggio si terrà un incontro al circolo Circolo Island, insieme a Lautoradio, Ciclofficina Popolare Porta pesa, BSA Umbria e altre realtà umbre. In serata cena e musica tutti insieme.

GIOVEDI 21 MARZO 5. PERUGIA – TERNI km 88 dislivello 800 mt tappa che segue la bassa valle del Tevere fino a Todi (60 km) lungo il percorso ciclabile della Romea Tiberina, da Todi si prosegue verso Marsciano dove è previsto un veloce incontro con i cittadini ed i comitati locali. Arrivo a Terni nel tardo pomeriggio. Alle 19.00 evento presso la ciclofficina Biciclario Bistrot con il Popolo dei Ciclisti di Terni, il Comitato No Inceneritori e altri comitati locali.

VENERDI 22 MARZO 6. TERNI – ROMA km 120 dislivello 700 mt le ultime fatiche si svilupperanno attraverso la vallata della Nera verso Narni da dove inizia un tratto collinare di una 40ina di km che ci porterà a sud sulle rive del Tevere dopo Ponzano e prima di Fiano Romano, A Monterotondo previsto l’incontro con una staffetta di ciclisti romani che verranno a prendere la carovana per condurla verso il centro cittò. Previsti incontri con comitati locali, Centro Sociale Astra, e arrivo al Centro Sociale Forte Prenestino al termine della riunione nazionale di Genuino Clandestino.

SABATO 23 MARZO MARCIA PER IL CLIMA La carovana sarà presente in corteo poi sfilare in bicicletta in quella che si annuncia come la più grande manifestazione PER IL CLIMA E CONTRO LE GRANDI OPERE mai tenuta in Italia.

 

23_marzo_2019_roma

 

Ci siamo, dopo tanti incontri, tante iniziative in tante parti del Paese, siamo arrivati alla vigilia della grande manifestazione IN MARCIA PER IL CLIMA E CONTRO LE GRANDI OPERE, indetta il 23 marzo a Roma da numerosissimi comitati, associazioni e movimenti che si battono per la giustizia climatica e contro la devastazione e il saccheggio dei territori. I comitati veneti stanno svolgendo un grande lavoro per la riuscita della manifestazione, molti sono i pullman in partenza da varie città come Treviso, Padova, Vicenza, Venezia, Mestre…almeno uno anche dalla Riviera del Brenta.

Sarà una marcia pacifica, gioiosa, e molto determinata. E’ importantissimo essere in tanti per riaffermare che i cambiamenti climatici e più in generale i temi ambientali devono essere al primo posto nell’agenda politica. Non esiste un PIANeta B.

Prenota subito il tuo posto in pullman dalla Riviera del Brenta scrivendo a info@opzionezero.org oppure telefonando al 3381678008.

Si partirà al mattino presto, indicativamente intorno alle 5 da Mira, il rientro è previsto in tarda serata, il costo per persona è di 25 euro.

Qui sotto l’appello dei movimenti e dei comitati italiani per la manifestazione di Roma

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IN MARCIA PER IL CLIMA, CONTRO LE GRANDI OPERE INUTILI

Non serve il governo del cambiamento, serve un cambiamento radicale

#siamoancoraintempo

 

Chi siamo

Siamo i comitati, i movimenti, le associazioni e i singoli che da anni si battono contro le grandi opere inutili e imposte e per l’inizio di una nuova mobilitazione contro i cambiamenti climatici e per la salvaguardia del Pianeta. Abbiamo iniziato questo percorso diversi mesi fa, ritrovandoci a Venezia lo scorso settembre, poi ancora a Venaus, in Val Susa e in molti altri luoghi, da nord a sud, dando vita ad assemblee che hanno raccolto migliaia di partecipazioni. Siamo le donne e gli uomini scesi in Piazza lo scorso 8 dicembre a Torino, a Padova, Melendugno, Niscemi, Firenze, Sulmona, Venosa, Trebisacce e in altri luoghi.

Dall’assemblea di Roma del 26 gennaio lanciamo l’invito di ritrovarsi a Roma il 23 Marzo per una manifestazione nazionale che sappia mettere al centro le vere priorità del paese e la salute del Pianeta.

Grandi opere e cambiamento climatico

Il modello di sviluppo legato alle Grandi Opere inutili e imposte non è solo sinonimo, come denunciamo da anni, di spreco di risorse pubbliche, di corruzione, di devastazione e saccheggio dei nostri territori, di danni alla salute, ma è anche l’incarnazione di un modello di sviluppo che ci sta portando sul baratro della catastrofe ecologica.

Il cambiamento climatico è uscito da libri e documentari ed è venuto a bussare direttamente alla porta di casa nostra.

Nel nostro paese questa situazione globale si declina in modo drammatico. La mancanza di manutenzione delle infrastrutture, la corruzione e la cementificazione selvaggia seminano morti e feriti a ogni temporale, a ogni ondata di maltempo, a ogni terremoto.

Il cosiddetto “governo del cambiamento“ si è rivelato essere in continuità con tutti i precedenti, non volendo cambiare ciò che c’è di più urgente: un modello economico predatorio, fatto per riempire le tasche di pochi e condannare il resto del mondo a una fine certa. Le decisioni degli ultimi mesi parlano chiaro.

Mentre ancora si tergiversa sull’analisi costi benefici del TAV in Val di Susa, il governo ha fatto una imbarazzante retromarcia su tutte le altre grandi opere devastanti sul territorio nazionale: il TAV terzo Valico, il TAP e la rete SNAM, le Grandi Navi e il MOSE a Venezia, l’ILVA a Taranto, il MUOS in Sicilia, la Pedemontana Veneta, oltre al al tira e molla sul petrolio e le trivellazioni, con rischio di esiti catastrofici nello Ionio, in Adriatico, in Basilicata ed in Sicilia.

 

Giustizia sociale è giustizia climatica

Le catastrofi naturali non hanno nulla di naturale e non colpiscono tutti nella stessa maniera. Lo vediamo purtroppo quotidianamente e chi sta in basso, infatti, paga i costi del cambiamento climatico e della mancata messa in sicurezza dei territori.

È vero fuori dai grandi centri cittadini, dove devastazione e cementificazione distruggono l’ambiente e la natura, ma è vero anche negli agglomerati urbani, luoghi sempre più inquinati in cui persino i rifiuti diventano un business redditizio.

È vero non solo dal nord al sud dell’Italia, ma anche dal nord al sud del nostro pianeta.

Milioni di migranti climatici sono costretti a lasciare le proprie terre ormai rese inabitabili e vengono respinti sulle coste europee.

Nel nostro paese terremotati e sfollati vivono in situazioni precarie, carne da campagna elettorale mentre le risorse per la ricostruzione non sono mai la priorità per alcuna compagine politica.

Quando le popolazioni locali, in Africa come in Europa, provano ad opporsi a progetti tagliati sui bisogni di multinazionali e lobby cementifere, la reazione dello Stato è sempre violenta e implacabile.

L’unica proposta “verde” dei nostri governanti è di scaricare non soltanto le conseguenze, ma anche i costi della crisi ecologica su chi sta in basso.

Noi diciamo che se da una parte la responsabilità di rispondere al cambiamento climatico è collettiva e interroga i comportamenti di ciascuno di noi, dall’altra siamo convinti che i costi della transizione ecologica debbano ricadere sulle spalle dei ricchi, in primis le lobby che in questi anni si sono arricchite accumulando profitti, a discapito della collettività e dei beni comuni.

Il sistema delle grandi opere inutili e il capitalismo estrattivo sono altrettante espressioni del dominio patriarcale che sollecita in maniera sempre più urgente la necessità di riflessione sul legame tra donne, corpi e territori e sarà uno dei temi portato nelle piazze dello sciopero transfemminista globale dell’8 marzo.

E’ giunto il momento di capire di cosa il nostro paese e il nostro pianeta hanno davvero bisogno.

Si comincerà davvero a dare priorità alla lotta al cambiamento climatico solo alle seguenti condizioni.

– cessando di contrapporre salute e lavoro come invece è stato fatto a Taranto, dove lo stato di diritto è negato e chi produce morte lo può fare al riparo da conseguenze legali.

– riducendo drasticamente l’uso delle fonti fossili, del gas e rifiutando che il paese venga trasformato in un Hub del suddetto gas,

– negando il consumo di suolo per progetti impattanti e nocivi e gestendo il ciclo dei rifiuti in maniera diversa sul lungo periodo (senza scorciatoie momentanee) con l’obiettivo di garantire la salute dei cittadini

– praticando con rigore e decisione l’alternativa di un modello energetico autogestito dal basso, in opposizione a quello centralizzato e spinto dal mercato

– abbandonando progetti di infrastrutture inutili e dannose e finanziando interventi dai quali potremo trarre benefici immediati (messa in sicurezza idrogeologica e sismica dei territori , bonifiche, riconversione energetica, educazione e ricerca ambientali)

– garantendo il diritto all’acqua pubblica

– implementando una nuova Strategia Energetica Nazionale riscritta senza interessi delle lobbies

– Trovando una soluzione definitva per le scorie nucleari, insistendo sul disarmo e la riducendo le spese militari

I nostri territori, già inquinati da discariche fuori controllo, inceneritori e progetti inutili, sono inoltre attaccati e messi a repentaglio da monoculture e pesticidi che determinano desertificazione e minano la possibilità di una sempre maggiore autodeterminazione alimentare.

E’ necessario che le risorse pubbliche vengano destinate ad una buona sanità, alla creazione di servizi adeguati, al sostegno di una scuola pubblica e di università libere e sganciate dai modelli aziendalisti, ad un sistema pensionistico decoroso, ad una corretta politica sull’abitare e di inclusione della popolazione migrante con pari diritti e dignità.

 

Lunedì 4 marzo ore 20.45

Villa Concina, via Comunetto 5 Dolo

Cambiamenti climatici: facciamo il punto

dopo la COP 24 di Katowice

con Daniele Pernigotti, Malacaigo e Opzione Zero

 

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PIANTIAMOLA – secondo intervento 2019

Posted by Opzione Zero in Appuntamenti, Comunicati Stampa, Opzione Zero | 0 Comments

28

feb

2019

piantiamola_2019

 

PIANTIAMOLA  – secondo intervento 2019

Domenica 3 marzo secondo intervento di piantumazione del 2019

Appuntamento ore 9.00 in via Carlo Goldoni 20 a Premaore di Camponogara presso l’azienda biologica Menegazzo. link

Dopo la bella giornata del 10 febbraio scorso, questa volta realizzeremo un altro boschetto di circa 3000mq e una fascia tampone di 700m, metteremo a dimora circa 450 piantine forestali.

Un azione concreta per riforestare un altro pezzo di territorio e contrastare i cambiamenti climatici.

Il miglior modo per prepararci alla MARCIA PER IL CLIMA E CONTRO LE GRANDI OPERE il prossimo 23 marzo a Roma.

Per facilitare l’organizzazione ti chiediamo di comunicare la tua partecipazione scrivendo una mail a info@opzionezero.org

 

ISTRUZIONI

Munirsi di abbigliamento adeguato, di vanghetto da giardinaggio e di guanti da lavoro. Le operazioni di messa a dimora delle piantine proseguiranno ad oltranza fino al termine dell’intervento. In caso di pioggia rimanderemo alla prima data utile

 

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Comunicato stampa Malacaigo e Opzione Zero 22-febbraio 2019

Inquinamento : 3 centraline anche in Riviera per il monitoraggio dell’aria

 

Parte la rete di monitoraggio indipendente dell’aria anche in Riviera, una delle zone meno controllate del Veneto.

In fase di installazione le prime 3 centraline, 2 a Mira e una a Dolo.

Obiettivo: aumentare le informazioni sullo stato dell’aria, sensibilizzare i cittadini, e premere sulle istituzioni.

Sotto accusa l’inerzia della politica e l’inefficacia delle misure previste dall’accordo per il bacino padano. I Sindaci prendano esempio dai comitati.

Lo smog tra i temi più discussi domani a Venezia per la mobilitazione regionale dei comitati “Tutti in campo” in vista della manifestazione nazionale del 23 marzo “Per il Clima, contro le grandi opere”.

 

PM 10 e 2,5 PM 10 Ti tengo d’occhio! E’ questo il nome del progetto promosso dal collettivo giovanile Malacaigo e dal Comitato Opzione Zero che vedrà l’installazione di varie centraline per il monitoraggio dei livelli di polveri sottili in Riviera del Brenta. Si inizia intanto con le prime 3: una al centro Dedalo, una nella zona del cogeneratore in via 1 maggio a Giare, e l’altra in centro a Dolo. L’idea è quella di implementare anche in Riviera del Brenta le reti open source per il controllo indipendente dell’aria, sostenute da tanti comitati e associazioni in Veneto, in altre regioni e anche in vari paesi della Comunità Europea. Le centraline installate utilizzano il sensore Qbit-OEM2, un sistema di misura laser molto preciso tarato su strumenti ufficiali e in grado di fornire dati in continuo. Per le centraline installate a Mira i dati saranno visibili sul sito https://goo.gl/GC2iep della rete tedesca Luftdaten; quella di Dolo sarà visibile invece sul sito www.cheariatira.it.

“Come giovani cittadini miresi siamo allarmati dalle notizie sui continui sforamenti dei limiti di inquinamento dell’aria nelle nostre Città – affermano alcune esponenti di Malacaigo – sappiamo che la pianura Padana, per la sua conformazione, per la concentrazione di centri abitati, di autostrade, e di attività produttive, è una delle zone più inquinate del mondo, ma il problema non sembra essere per niente tra le priorità dei decisori politici e istituzionali. Anzi, in Italia i limiti raccomandati dall’OMS di 10 μm/m3 per il PM 2,5 e di 40 μm/m3 medi annui, sono abbondantemente superati dalla normativa di settore che fissa le soglie limite rispettivamente a 25 e 40 μm/m3/anno. La situazione è tra l’altro aggravata dai cambiamenti climatici che proprio nelle nostre zone stanno determinando inverni sempre più siccitosi e alte pressioni prolungate”.

Rincara la dose il Comitato Opzione Zero: “I dati ufficiali dell’Agenzia UE per l’ambiente del 2018 stimano 90.000 morti premature in Italia a causa dello smog. Eppure nei tg e nei media si parla solo di migranti, di una invasione che non c’è. Un bel modo per distogliere l’attenzione dai problemi veri e dalle responsabilità politiche di chi sta al Governo, degli amministratori locali, delle regioni. L’accordo del bacino padano per l’inquinamento è totalmente fallimentare e lo stiamo vedendo anche in questi giorni, nemmeno in situazioni di emergenza si ha il coraggio di prendere misure drastiche. Il Presidente Zaia, il Sindaco metropolitano Brugnaro, i Sindaci di molti Comuni blaterano ma in realtà non fanno nulla. Si continuano a spendere miliardi di euro per opere inutili e devastanti come la Pedemontana veneta, intanto la popolazione e in particolare i bambini continuano a respirare veleno”.

Secondo le due associazioni il primo passo per sensibilizzare i cittadini sulla qualità dell’aria e sui rischi per la salute dei cittadini è offrire loro informazioni fruibili e immediate relative alla zona in cui vivono. “La Regione tramite ARPAV ha una rete di monitoraggio dell’aria ufficiale – afferma Marta Busetto di Malacaigo – ma i dati più recenti sono quelli del giorno prima e soprattutto la rete di rilevamento, per quanto a norma di legge, è di fatto un colabrodo. Per esempio sappiamo, che tra Padova e Venezia non c’è nemmeno una centralina; per Mira quella più vicina è in via Beccaria. Ma la Riviera è un braccio che collega due delle maggiori città del Veneto quindi una zona molto trafficata, inoltre ha un’alta concentrazione di centri abitati e attività produttive, ed infine sono presenti molte zone agricole anch’esse fonte di inquinamento”.

“Il problema non è quello di contrapporsi ad ARPAV – prosegue Opzione Zero – ma anzi quello di aumentare i punti di misura per avere informazioni più dettagliate sullo stato dell’aria nei centri urbani o nei punti sensibili, o anche per capire l’impatto delle diverse fonti emissive, come ad esempio il cogeneratore di Giare e la vicina SS 309 Romea. Con poche centinaia di euro è possibile acquistare questi strumenti semplici ed efficaci; altri un po’ più sofisticati si aggirano intorno a qualche migliaio di euro. Ma ancora una volta sono i cittadini a doversi autorganizzare, mentre i Comuni e gli altri enti locali perché non investono sul monitoraggio ambientale? C’è forse paura di dover prendere delle decisioni nel momento in cui si certifica la gravità della situazione? E’ il caso di dirlo: questi politici evidentemente preferiscono nascondere la polvere sotto il tappeto”.

Il problema dell’inquinamento dell’aria sarà uno dei temi centrali nell’appuntamento che vede tanti comitati veneti riuniti nella giornata di mobilitazione “Tutt* in Campo” prevista per domani sabato 23 febbraio in Campo Santa Margherita a Venezia dalle 14 alle 18, e che rappresenta una delle tappe regionali verso la grande manifestazione “Per il Clima e contro le grandi opere” indetta per il 23 marzo a Roma.

 

Associazione Malacaigo

Comitato Opzione Zero

 

Piantiamola!

Posted by Opzione Zero in Appuntamenti, Opzione Zero, Rassegna stampa | 0 Comments

16

feb

2018

Appuntamento per il secondo intervento di piantumazione del progetto PIANTIAMOLA sabato 7 aprile alle ore 9.00 presso Biofattoria Coltiviamoci in via Piovego 31 a Tombelle di Vigonovo.

 

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Finalmente per i prossimi giorni è prevista un po’ di Sole, quindi ne approfittiamo subito.

Ci diamo dunque appuntamento per il primo intervento di piantumazione del progetto PIANTIAMOLA sabato 24 marzo alle ore 9.00 presso l’azienda Agricola Mion in via Alture 18 a Sambruson.

Vi consigliamo di venire con abbigliamento adeguato e se possibile di vanghetto e guanti.

Al termine dei lavori previsto ristoro conviviale.

Per ragioni organizzative vi chiediamo di segnalare la vostra partecipazione scrivendo a info@opzionezero.org.

 

 

piantiamola

 

PIANTIAMOLA!

Al via il progetto per la riforestazione del territorio
Vieni anche tu a darci una mano, aiutiamo la Riviera a respirare

Dopo diversi mesi di preparazione finalmente ci siamo, sabato 24 febbraio e sabato 10 marzo faremo i primi interventi di piantumazione in due aziende biologiche della Riviera che hanno aderito al progetto offrendo spazio agli alberi. Questi dettagli per chi vuole partecipare “sporcandosi le mani”…di terra:

– sabato 24 febbraio ore 9.00 presso azienda Mion in via Alture 12 a Dolo

– sabato 10 marzo ore 9.00 presso Biofattoria Coltiviamoci in via Piovego 31 a Vigonovo

 

I lavori andranno avanti ad oltranza fino alla conclusione della piantumazione, al termine previsto ristoro conviviale. In caso di pioggia le operazioni sono rinviate al giorno dopo. Per partecipare è necessario comunicare la propria presenza scrivendo una mail a info@opzionezero.org . Munirsi di abbigliamento adeguato e possibilmente di vanghetto da giardinaggio e guanti.

 

Cosa è Piantiamola?
Piantiamola è un progetto permanente di riforestazione del territorio della Riviera del Brenta promosso dal Comitato Opzione Zero.
Dopo le alluvioni, dopo il tornado, dopo tanti disastri causati dalla cementificazione selvaggia, è sempre più urgente agire in modo concreto per contrastare i cambiamenti climatici, l’inquinamento e il consumo di suolo.
Pensare globalmente, agire localmente!

 

L’importanza degli alberi e delle foreste
Gli alberi producono ossigeno e contemporaneamente assorbono il carbonio della CO2 fissandolo nel legno. In più le foreste hanno tantissime altre funzioni ecologiche e sono fondamentali per la vita in tutto il Pianeta. La superficie forestale è il 30,5% del territorio mondiale (4.000 milioni di ettari), ed è popolata da oltre 3.000 miliardi di alberi, 427 per ogni essere umano.
È tanto, è poco?
Poco se si pensa che dall’inizio della civilizzazione la perdita complessiva del patrimonio arboreo totale è stimata intorno al 46%. La deforestazione, attualmente, si “mangia” 15 mln di alberi all’anno. Inoltre gli alberi sono utili a tanti altri esseri viventi oltre all’uomo.
La Carbon Foot Print media di ogni italiano corrisponde a 9,2 tonnellate di CO2/anno, molto di più della media mondiale (5,6 ton CO2 /anno/abitante). Per assorbire tutta questa anidride carbonica sarebbero necessari 1,6 ettari di bosco per persona. Ridurre le emissioni di gas serra è la priorità, ma altrettanto importante è favorire la riforestazione, anche in città.

 
Perchè ridare spazio agli alberi
Riforestare il territorio è un contributo concreto per mitigare gli effetti del global warming, ma  significa anche: sottrarre suolo alla cementificazione, attenuare gli effetti dell’inquinamento atmosferico e delle acque, ridurre il rischio idraulico, favorire la biodiversità, rinaturalizzare il territorio, valorizzare i beni comuni, migliorare il paesaggio…

 

A chi è rivolto
– Prima di tutto agli enti pubblici che spesso svendono i terreni della comunità per finanziare le proprie casse, o peggio per favorire la speculazione edilizia. Quei terreni sono però della collettività e possono diventare tanti “polmoni verdi” a beneficio di tutti i cittadini;
– Agli agricoltori che hanno deciso di tornare a presidiare davvero il territorio abbandonando l’agricoltura intensiva che inquina il suolo, l’aria e l’acqua, che produce cibi tossici, che impoverisce i piccoli produttori e arricchisce le grandi multinazionali dell’agrochimica;
– Ai privati cittadini che vogliono mettere a disposizione terreni abbandonati o degradati;
– A tutti coloro i quali vogliano rendersi utili e supportarci;

 

Come ci puoi aiutare
– facendo una donazione al comitato specificando la causale “sostegno al progetto piantiamola” (IBAN IT64L0359901899050188525842). I fondi raccolti verranno impiegati per l’acquisto di piantine e del materiale necessario. A fine anno pubblicheremo nel nostro sito un rendiconto dell’attività svolta;
– mettendo a disposizione un terreno o comunque aiutandoci a trovarne di nuovi;
– partecipando direttamente alle azioni di piantumazione nelle giornate dedicate;

 

volantino stop trivelle

 

MARTELLAGO – Aprono i cantieri per riparare i danni provocati dalle piogge dell’autunno e dell’inverno. In questi giorni, il consorzio Acque risorgive sistemerà gli argini del fiume Dese, tra Martellago e Scorzè, laddove ci sono i mulini Fabris, Vidali e Cosma, noti anche con i nomi di Orso Bianco, Ca’ Nove e Pavanetto. Infatti le precipitazioni dei mesi scorsi hanno creato molte frane e cedimenti. L’importo dei lavori è di un milione e 300 mila euro. Inoltre saranno costruiti dei by-pass per ricreare una sezione idraulica equivalente a quella a monte degli stessi mulini.

«In questo modo», spiega il direttore del consorzio Carlo Bendoricchio, «sarà possibile far transitare la stessa portata, riducendo le eventuali esondazioni che, oltre a creare disagio alle aree limitrofe, aumentano la sofferenza dei collettori minori. Spesso questi, durante la piena, fungono daunica rete di drenaggio».

Il progetto prevede anche di togliere alcuni punti critici come le curve interrate, realizzare dei punti di ispezione presidiati con chiusini a tenuta idraulica, sostituire delle paratoie per adeguarle ai nuovi manufatti.

(a.rag.)

link articolo

 

Le altre “Romea” e “Vetrego” in Italia.

Posted by Opzione Zero in Opzione Zero, Rassegna stampa | 0 Comments

1

gen

2014

 

Vi proponiamo un interessante articolo di Quattroruote del Maggio 2013 che dimostra l’inutilità della costruzione della nuova autostrada Orte-Mestre (Romea Commerciale).

I favorevoli all’opera sostengono che la nuova autostrada toglierebbe il traffico pesante dall’attuale Romea, ma in altre parti d’Italia dove esiste già l’alternativa a pedaggio, gli autisti  preferiscono usare comunque le strade statali e provinciali.  In realtà l’alternativa a pedaggio esiste già anche per la Romea con l’A13 Padova-Bologna (eventualmente da potenziare con la terza corsia e con il raccordo Ferrara-Ravenna).

Viene anche confermata la non-soluzione dell’aumento del pedaggio del casello Dolo/Mirano. Uniformare verso l’alto anziché verso il basso il pedaggio Padova Est – Dolo/Mirano, avrà solo l’effetto di eliminare il tornello ma il problema, oltre a spostarsi in altre parti, rimarrà comunque in parte anche a Vetrego con il traffico in entrata e uscita verso Mestre.

Anche in questo caso la soluzione è semplice: uniformare verso il basso anziché verso l’alto il pedaggio Padova Est – Dolo/Mirano e trasformazione della tratta Dolo-Mestre in tangenziale con spostamento della barriera di Villabona a Roncoduro con riapertura del casello di Dolo.

Fuga dall’autostrada (Quattroruote – Maggio 2013)

I piccoli centri abitati sono intasati dai camion: alle arterie a pagamento, troppo care, gli autisti preferiscono statali e provinciali. Il grido di allarme di quattro sindaci

di Emilio Deleidi ed Enza Mastromatteo

L’anno della svolta è stato il 2012. Gli ultimi mesi, in particolare. Le autostrade italiane hanno registrato un calo del traffico mai visto prima. Sui 5.542 chilometri della rete a pedaggio, la flessione complessiva è stata del 7,1%, con un picco al 9% in dicembre (tutti i dati sono fonte Aiscat, l’associazione delle società di gestione). Ma a far peggio sono stati i mezzi pesanti, i cui transiti sono diminuiti del 7,5 % (dell’11,4% in dicembre, mese però caratterizzato da festività infrasettimanali che hanno comportato il blocco dei tir).

Colpa della crisi, naturalmente. Che ha contratto consumi, circolazione delle merci, voglia e bisogno di viaggiare in auto. Colpa, anche, della concorrenza serrata di altre modalità di trasporto, dagli aerei low cost ai treni ad alta velocità, offerti a tariffe competitive. Cause che, però, non spiegano tutto. Lo si capisce ascoltando il grido di dolore di chi, il territorio, lo amministra quotidianamente: i sindaci, soprattutto quelli delle località più piccole. Sono anche loro, infatti a lamentarsi del calo del traffico autostradale. Ed è proprio a quattro primi cittadini, protagonisti di altrettanti casi emblematici, che Quattroruote ha voluto dare voce. Perché non tutti gli autotreni spariti dall’Autostrada del sole o dalla Torino-Trieste non circolano più (per fortuna, altrimenti la situazione sarebbe ancora più drammatica). Spesso, semplicemente, i loro autisti hanno deciso di percorrere altre strade. Più faticose. Ma gratuite. Statali, provinciali. Viabilità locale: lenta, ma priva del giogo, sempre più insostenibile, del pedaggio.

A farne le spese, però, sono proprio i centri abitati più modesti, quelli che una circonvallazione non se la sono mai potuta permettere. E che si vedono quotidianamente attraversati da centinaia, quando non migliaia, di colossi della strada. Con il corollario di disagi: ingorghi (se la carreggiata è stretta e due tir s’incontrano, tutto si blocca), inquinamento, pericoli, degrado delle infrastrutture. Non sono arterie fatte per il grande traffico. Sono tracciati storici, che spesso seguono percorsi antichi (da Fucecchio, per esempio, passava la via Francigena), lungo i quali ci si muoveva a piedi, a cavallo. Oggi, certo, sono stati ammodernati, ma non al punto da poter sostenere senza difficoltà il passaggio continuo di “corazzate” da 40 e più tonnellate, quante ne pesa oggi un autotreno. E i problemi, per chi questi luoghi li governa, si fanno sempre più seri.

Lo raccontano i sindaci dei quali abbiamo raccolto le testimonianze: nelle casse degli enti locali, per note ragioni, non ci sono più soldi. Inutili gli appelli alle Province, cui competono molte delle arterie usate come alternativa alle autostrade. Destinati a restare nel libro dei sogni, i progetti di circonvallazioni o di rettifiche dei tracciati. Vane, spesso, le delibere con le quali i primi cittadini cercano di vietare il transito degli autotreni nei loro piccoli centri, quantomeno in determinate fasce orarie. Perché, anche per i camionisti, è un problema di soldi. Il mondo dell’autotrasporto vive a sua volta una situazione di precario equilibrio economico e le aziende del settore sono costrette a fare i conti al centesimo. “Gli autotrasportatori preferirebbero le arterie veloci”, commenta al proposito Guido Rossi di AstraCuneo, associazione che riunisce oltre 500 aziende piemontesi del settore, “ma i pedaggi sono troppo salati e ognuno fa i suoi calcoli: così molti preferiscono abbandonare autostrade come l’Asti-Cuneo, la Torino-Savona e la Torino-Bardonecchia, pur sapendo che, su strada normale, aumentano i consumi di gasolio, per la continua necessità di frenate e ripartenze dovute al traffico”. Il risparmio, comunque c’è, soprattutto per chi consegna merci a breve raggio e poi deve fare ritorno in sede.

In verità, per gli autotrasportatori sono previsti rimborsi statali dei pedaggi, deliberati con decreto del ministero delle infrastrutture (per il 2012, l’importo era di 77,4 milioni di euro). “Ma la legge impone dei limiti”, obbietta Cinzia Franchini, della Cna-Fita (associazione delle imprese di trasporto), “legati al fatturato (i piccoli operatori sono penalizzati) e alla classe Euro dei veicoli; e i pagamenti sono in ritardo, visto che, a oggi, deve ancora arrivare metà dei rimborsi del 2010″. Ma, allora, non sarebbe più semplice smettere di aumentare di continuo i pedaggi?

 

Serravalle Scrivia (AL)

IL SOGNO PROIBITO? LA CIRCONVALLAZIONE

Il paese conta 6.000 abitanti. Ma diventano 50.000 nei weekend, a causa del vicino outlet. Un problema che si aggiunge a quello dei camion.

Caso anomalo, quello di Serravalle Scrivia (AL), località al limitare dell’autostrada A7 Milano-Genova. Meglio conosciuta come “la Serravalle”, temuta (e anche amata…) per il suo tracciato tormentato, soprattutto in direzione della Liguria. Del resto, l’Autocamionale Genova-Valle del Po venne inaugurata nel 1935…  Ma il problema di Serravalle è dovuto soprattutto al traffico locale. “La nostra zona”, racconta il sindaco, Alberto Carbone, “è ricca d’insediamenti industriali che attirano il traffico pesante, che si aggiunge ai 17-20.000 veicoli leggeri in transito ogni giorno, diretti verso la Val Borbera e l’entroterra Ligure; oggi molti autotreni entrano ed escono dall’autostrada a Vignole Borbera – Arquata Scrivia, lo svincolo più vicino a Serravalle”. Il perchè è presto detto: fino all’anno scorso, il pedaggio per i mezzi pesanti tra Serravalle e Vignole veniva rimborsato, dietro presentazione degli scontrini, per il 60% dalla Provincia e per la quota restante dal Comune. Dunque, l’autostrada fungeva da tangenziale di Serravalle. “Ora la Provincia ha disdetto la convenzione e il Comune non ha risorse sufficienti per fare da solo; e la società autostradale non ci sente”, commenta il sindaco. Che ha vietato il transito degli autotreni dalle 7 alle 19.30. Subito dopo quest’ora, però, soltanto per attraversare l’abitato s’impiega una trentina di minuti. “Per una vera circonvallazione”, conclude amaramente Carbone, “ci vorrebbero 100 milioni di euro: e chi li trova?”. Certo, se Autostrade per l’Italia rettificasse il tracciato dell’A7 e declassasse quello attuale…

 

Vinadio (CN)

LA SCORCIATOIA PER LA FRANCIA

Sulla Torino-Savona nel 2012, il traffico di mezzi pesanti è calato del 7,4%; sull’Autofiori, del 7,5%. E negli ultimi mesi anche di più.

Percorrere la statale 21, che taglia in due i comuni della Valle Stura, nel Cuneese, è una piccola odissea. Si sta in coda, aspettando invano l’occasione per un sorpasso sicuro, guidando su un asfalto ridotto a colabrodo. Si viaggia in convoglio, in mezzo ai camion. E gli abitanti dei piccoli centri attraversati stanno perdendo la pazienza. Del resto, Vinadio (CN) conta 700 residenti e circa 300 tir di passaggio al giorno. Che d’estate, quando il meteo al Colle della Maddalena è più clemente, raddoppiano.  “Metà degli autotreni che attraversano l’abitato”, spiega Angelo Giverso, sindaco del paese, “trasporta un’acqua minerale locale, che dà lavoro a un centinaio di persone ed è quindi una risorsa preziosa; ma l’altra metà è diretta in Francia”. Gli autisti, infatti, lasciano l’A6 Torino-Savona, raggiungono con l’A33 Cuneo e da lì si dirigono, lungo la statale, verso il valico della Maddalena; poi, da Barcelonnette, tornano a dirigersi verso l’autostrada della Costa Azzurra. In questo modo, risparmiano i pedaggi relativi a una parte dell’A6 Torino-Savona e dall’A10, tra Savona e Ventimiglia. “A Vinadio”, prosegue il sindaco, “i disagi non mancano, ma almeno la strada è più larga che ad Aisone o a Demonte, dove non è neanche possibile installare un semaforo per il senso unico alternato a causa delle numerose intersezioni”. Da anni si parla si una variante, che dovrebbe allontanare il traffico dei centri abitanti, ma il progetto resta sulla carta. Le proteste dei sindaci, invece, no: e i cittadini sono già scesi a manifestare per le vie.

Va in scena la protesta

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I cittadini di Demonte, Aisone e Vinadio, località del Cuneese invase dai tir diretti in Francia, reclamano a gran voce una circonvallazione che allegerisca il traffico.

 

 

Fucecchio (FI)

DIAGONALE TOSCANA PER LA SUPERSTRADA

L’obiettivo dei camionisti è la Firenze-Livorno, arteria gratuita. Ma per raggiungerla si percorrono strette strade provinciali.

“Il nostro problema”, esordisce il sindaco di Fucecchio (FI), Claudio Toni, “sono alcune piccole realtà, afflitte dal transito di troppi mezzi pesanti”. Il perché è presto detto. Immaginate di arrivare a Firenze con l’A11 e di dover raggiungere Livorno: uscite dall’autostrada a Chiesina Uzzanese, puntate su Fucecchio, lungo la vecchia provinciale Romana-Lucchese, la superate e v’immettete sulla superstrada Firenze-Pisa-Livorno, risparmiando un bel pò sui pedaggi (è il percorso in verde nella cartina). Se, invece, arrivate da Lucca (e lì, da Genova), uscite ad Altopascio, passate sempre da Fucecchio e raggiungete la Fi-Pi-Li, da imboccare verso il capoluogo regionale (percorso in rosso). Fanno in tanti così, al volante dei tir. E il risultato è un traffico di oltre 100.000 veicoli al giorno, nelle due direzioni. Troppi, per una provinciale ormai vetusta. “Ci sono punti ormai quasi inagibili”, spiega il sindaco, “per le curve, la larghezza ridotta, le scarpate non protette; a soffrire non è tanto Fucecchio, per fortuna dotata di una circonvallazione, ma i centri abitati più piccoli attraversati dalla strada, come Gallieno, le Vedute, Ponte a Cappiano”. Alternative? “Ci sarebbe la provinciale Fucecchio-Empoli, ma già sopporta 8.000 veicoli al giorno per direzione; e un ponte è semicrollato. Altre strade, che interessano la provincia di Pisa, sono invece chiuse al traffico pesante perché inadatte”. E dalla provincia? “Zero risposte”, replica amareggiato il sindaco aggiungendo che “in questo momento non ci sono risorse; e quando c’erano non sono state destinate a queste due realtà”. Non sempre le priorità coincidono…

 

San Canzian d’Isonzo (GO)

C’È ANCHE CHI SPERA IN MENO CONTROLLI

Da Palmanova alla Slovenia (o viceversa) il traffico internazionale snobba l’A4, diventata troppa cara. E a farne le spese sono rotonde appena realizzate.

Il tachimetro, a tratti, non arriva a 20 Km/h. E per percorrere 30 chilometri, spesso 60 minuti non bastano. Sulla s.s. 14, che dalla Bassa friulana porta a Trieste, non esiste l’ora di punta: è sempre ora di punta… Colpa di centinaia di camion che, ogni giorno, invece di utilizzare l’A4 tra Mestre e Trieste (e la Slovenia), preferiscono viaggiare sulla viabilità ordinaria. La società autostradale Autovie Venete, del resto, lo scorso anno ha registrato una flessione dei transiti di mezzi pesanti del 5,1% (9,6% in dicembre). Disagi causati da questa situazione? “Innumerevoli”, denuncia Silvia Caruso, sindaco di San Canzian d’Isonzo (GO), “soprattutto per la frazione di Pieris, che risente dell’invasione dei tir. E i camionisti non scappano dall’autostrada soltanto per i pedaggi: sperano anche d’incappare in un minor numero di controlli. Lo confermano le multe elevate dai posti di blocco interforze per il mancato rispetto dei turni di riposo e per i carichi troppi pesanti”. Ma sono i tir che trasportano le bramme (grossi e pesanti semilavorati di acciaio) e creare i problemi maggiori: “Le strade sono devastate, perché non riescono a sostenere masse così imponenti: anche le opere nuove, come le rotonde, vengono danneggiate. Bisogna trovare altre soluzioni”.

 

SENZA VERGOGNA

Alla fine, le società autostradali che, il 1° gennaio. si erano viste sospendere gli incrementi dei pedaggi l’hanno avuto vinta. Anche quelle che trascinano lavori senza fine. Ora serve un deciso intervento del Governo.

L’autorità dei trasporti, voluta da Monti, non è mai diventata operativa.

L’intero meccanismo che regola gli incrementi tariffari dev’essere rivisto.

di Emilio Deleidi

Ci si è messo di mezzo anche il Nars, ovvero il Nucleo di consulenza per l’attuazione e la regolamentazione dei servizi di pubblica utilità: un organismo, a dire il vero di non spiccata notorietà, afferente il Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) e composto da una dozzina di membri, in rappresentanza di vari dicasteri, che si avvalgono del parere di cinque esperti (forse potrebbero chiamarli) “saggi”, tanto per stare al passo coi tempi). Del resto, avevano minacciato ricorsi alla magistratura, richieste risarcitorie, blocchi degli investimenti. E, alla fine, l’hanno avuta vinta, per decisione dell’uscente Governo Monti. Sono le società autostradali alle quali, il 31 dicembre, lo stesso esecutivo aveva negato, “in via cautelativa”, gli aumenti dei pedaggi concessi alle altre società concessionarie. Una presa di posizione alla quale molti, Quattroruote in testa, avevano plaudito. Com’è possibile, avevamo scritto ripetutamente, che si concedano ancora incrementi tariffari a chi, come la Satap che gestisce la Torino-Milano, non è riuscito in oltre dieci anni a completare i lavori per la realizzazione della corsia d’emergenza? Su un’arteria, si badi bene, di 120 chilometri che corrono nella più piatta delle pianure, su un terreno che non impone né arditi viadotti né scavi complessi. E, invece, anche, anche quest’anno la Satap ha ottenuto, con pochi mesi di ritardo, il suo bel rincaro medio, precisamente del 2,9%. Che si aggiunge al 6,5% del 2012 e al 15,5% del 2011. Una vergogna nazionale, dunque, alla quale neppure il Governo Monti, che pure aveva avuto un sussulto d’orgoglio, ha saputo (o voluto) opporsi. Finendo, anzi, per esprimere apprezzamento per la propria decisione, per bocca dell’uscente viceministro per le Infrastrutture e Trasporti, Mario Ciaccia, pronto a sostenere che gli incrementi “sono necessari” ad assicurare l’attuazione degli investimenti e a garantire il mantenimento della rete autostradale in condizioni di efficienza e di sicurezza”.

 

Tutto da rifare

È sfuggito, probabilmente, all’attenzione, del viceministro, che tale mantenimento è proprio uno degli obblighi delle società concessionarie, a fronte della riscossione di pedaggi non propriamente simbolici. Siamo, dunque, di fronte a un’ennesima sconfitta degli utenti, quindi dell’intero Paese, di fronte a una delle tante lobby nazionali, nello specifico quell’Aiscat che raggruppa una ventina e più di società autostradali ed è da tempo guidata da Fabrizio Palenzona, al tempo stesso vicepresidente di Unicredit e appassionato collezionista di presidenze (Gemina, Aeroporti di Roma, Assaeroporti, Faiservice Scarl) o, almeno, presenze in consigli di amministrazione. A questo punto, tocca al nuovo Governo e al Parlamento eletto in febbraio fare qualcosa.

Spetta all’Autorità dei trasporti, istituita da Monti e mai divenuta operativa per i litigi politici sulla designazione dei membri, intervenire. Compete alla Struttura di vigilanza sulle concessionarie autostradali del ministero delle Infrastrutture, istituita il 1° ottobre 2012 e subentrata all’analogo organismo dell’Anas, per l’appunto vigilare (anche se sembra che il passaggio abbia determinato la dolorosa perdita di una ventina di posti di lavoro a tempo indeterminato). Tutte queste autorità, col necessario coinvolgimento delle commissioni parlamentari, devono farsi carico di una profonda revisione degli istituti che regolano le concessioni autostradali e dei relativi meccanismi tariffari. Devono, in altre parole, porre fine a quella che Quattroruote da tempo ha battezzato “formula inghippo” e che consente, ogni 1° gennaio, aumenti sistematici dei pedaggi. Soprattutto nei casi in cui i frutti degli investimenti, da tali incassi garantiti, non si vedono da tempo immemorabile.       

Società Aumento pedaggio medio (%)
Autostrade per l’Italia 0,07
Sat A12 Livorno-Rosignano 3,8
Brescia-Padova A4 2,9
Satap A4 Torino-Milano 2,9
Satap A21 Torino-Piacenza 2,9
Ativa A5 Torino-Ivrea e tangenziali Torino 2,9
Milano-Serravalle A7 e tangenziali Milano 1,07

 

Cliccare qui per vedere le immagini ingrandite delle pagine di Quattroruote sopra riportate

 

Nuova Venezia – Domani il sit-in contro la Nuova Romea

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15

nov

2013

Flashmob di “Opzione Zero” alla rotonda della Pansac.

Prataviera (Lega): sì all’opera ma con innesto a Villabona 

MIRA – Una manifestazione contro la Romea Commerciale domani alle 9 alla rotonda dell’ex Pansac a Malcontenta. Questa la risposta dei comitati Opzione Zero all’approvazione del progetto preliminare dell’opera stradale al Cipe. Comitati che hanno coniato anche lo slogan “No Autostrada Romea: non ci serve un’altra autostrada, ma una Romea sicura subito!”.

«Opzione Zero», spiega per i comitati il presidente Mattia Donadel, «invita cittadini, associazioni, comitati e forze politiche alla massima partecipazione per una manifestazione che si preannuncia “calda”. E poi: “Il Governo Letta con la complicità del presidente Zaia e dell’assessore Chisso ha appena approvato il progetto preliminare della Orte-Mestre (Romea Commerciale), una nuova autostrada che corre in parallelo alla Romea fino a Ravenna, da qui fino a Cesena e poi a Orte seguendo per molti tratti il tracciato esistente della E-45. La Orte-Mestre devasterà cinque regioni per 396 chilometri, distruggendo territori e ambienti di pregio come la Riviera del Brenta, il Delta del Po, le Valli di Comacchio, intere vallate dell’Appennino, con un enorme consumo di suolo, aumento di frane e alluvioni, inquinamento». Per questo sulla Romea sarà fatto un flash mob che bloccherà il traffico.

Intanto arriva la presa di posizione della Lega Nord: sì alla Romea Commerciale ma con innesto a Villabona. A precisarlo è il deputato leghista Emanuele Prataviera: «Anche quando il progetto era discusso dal precedente governo come Lega Nord abbiamo sempre ribadito la nostra netta contrarietà all’innesto a Roncoduro. Una soluzione che è uno sfregio alla Riviera del Brenta che si appresta a diventare patrimonio dell’Unesco. Ora che il progetto preliminare è stato approvato, come Lega Nord esprimiamo la nostra preferenza per l’innesto dell’opera a Villabona. La nuova arteria stradale servirebbe a rilanciare un’area industriale in declino, mentre sul lato Riviera colpirebbe un territorio con un patrimonio artistico turistico e ambientale inestimabile».

Alessandro Abbadir

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SEL DI DOLO

«Si poteva investire quei soldi per la sicurezza in autostrada»

DOLO – Continuano anche a Dolo le critiche e le polemiche dopo l’approvazione da parte del Cipe della Romea Commerciale. Ad intervenire è Simone Nicolè, segretario del circolo di Sel “Enrico Berliguer” di Dolo:

«I soldi per la Romea Commerciale potevano essere investiti per sistemare e mettere in sicurezza l’attuale Romea e l’autostrada A13.

Si potevano anche deviare i traffici commerciali su rotaia potenziandone le linee e creando uno spazio ferroviario europeo unico.

Con l’arrivo della Romea Commerciale, la Riviera e in particolare il Comune di Dolo saranno invasi da un mostro d’asfalto che costeggerà le ville e il Naviglio».

Anche Sel supporta la mobilitazione contro l’opera: «Noi ci opporremo al progetto e siamo disponibili al dialogo con i comitati».

I consiglieri del gruppo “Dolo, Cuore della Riviera” ce l’hanno invece con la Regione: «Critichiamo la Regione», spiegano in una nota congiunta, «perché ha già dato il via libera al progetto, non ha ascoltato le richieste provenienti dal territorio e non ha svolto il suo ruolo di mediatore delle istanze territoriali. Noi diciamo di no a questo modo di amministrare la cosa pubblica attraverso la realizzazione di grandi opere».

(g.pir.)

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