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Manidesto A2

 

Venezia 29 settembre 2018 – Invito aperto ad un’assemblea nazionale dei comitati contro le grandi opere e per la giustizia ambientale

29 settembre 2018, h. 15.00 – S.a.L.E. Docks (Magazzini del Sale), Dorsuduro 265, Venezia.

Un’iniziativa nell’ambito della due giorni di mobilitazione contro le grandi navi, 29-30 settembre.

Il balbettio sul TAV del nostro Ministro delle infrastrutture secondo cui l’opera andrebbe ora “migliorata” e non più cancellata, la visita in Azerbaijan di Mattarella e Moavero Milanesi per “blindare” il TAP, le recenti dichiarazioni dello stesso Toninelli sulla necessità di mantenere le grandi navi in laguna dimostrano che, in merito a grandi opere e giustizia ambientale, il governo del cambiamento è in realtà il governo della continuità.

Il fatto è ancora più grave se pensiamo a quanto il Movimento 5 Stelle abbia politicamente lucrato, in campagna elettorale, sulla contrarietà di tante e tanti nei confronti di un modello di sviluppo rapace e generatore di malaffare. A proposito, anche sul MOSE (opera obsoleta che è già costata alle nostre tasche oltre 5 miliardi, “bruciandone” uno e mezzo in corruzione) la solfa del Ministro è la solita: “Noi l’opera non l’avremmo fatta, ma adesso che c’è non può essere messa in discussione”.

E così la giostra continua a girare, del resto a Genova non è crollato “solo” un ponte, quel fatto ci interroga tragicamente sul crollo di una stagione di sviluppo territoriale neoliberista che trascina con sé anche quei pezzi di paese che sono stati costruiti prima degli anni ’70, è il caso del “Ponte Morandi”. Una stagione fatta di cementificazione e consorterie, secondo uno schema che si è affermato diventando sistema, al sud come al nord, ad ovest come ad est. Dobbiamo continuare ad insistere: prima di grandi investimenti infrastrutturali, un serio lavoro di messa in sicurezza dei territori è necessario. Ancora una volta, in questa battaglia non ci sono governi amici.

Se ci cimentassimo (come va di moda in questo periodo) in un’analisi costi/benefici dell’azione di governo svolta sinora, diremmo che i benefici sono andati tutti a Salvini, a noi rimangono i costi, non solo in termini di sfacelo ambientale, ma anche in termini di clima sociale che si respira nel paese.

Vorremmo cogliere l’occasione dell’assemblea veneziana per confrontarci anche su questo aspetto. I comitati e i movimenti per la giustizia ambientale sono oggi tra gli esempi migliori di resistenza  contro la presa del discorso reazionario, contro il nazionalismo e l’incitamento alla guerra tra poveri, una guerra utilizzata come arma di distrazione di massa, mentre imperterrita continua la rapina dei nostri territori. Una rapina che, guarda caso, in Veneto è proprio a trazione leghista.

Al contrario, i territori dei comitati e dei movimenti per la giustizia ambientale non sono segnati dalla paura, non chiedono la guida dell’uomo forte, rigettano la tentazione identitaria. Le nostre identità le abbiamo costruite nel corso di anni di lotta, rinforzando il legame sociale contro il primato dei rancori individuali, pretendendo democrazia contro il binomio sicurezza/repressione, costruendo con i territori un rapporto di reciproca rigenerazione e non di unilaterale estrazione.

Attorno a questa forza vogliamo aprire un dialogo, senza l’ansia della costruzione di strutture formali, ma con la convinzione di dover rinforzare l’azione comune. Possediamo un patrimonio di forza che dobbiamo ancora esprimere pienamente, abbiamo la possibilità di farlo. Bisogna scegliere se assumersi collettivamente la responsabilità di fare un passo in più rispetto al già importante lavoro che quotidianamente portiamo avanti.

Sullo sfondo dell’attuale situazione politica, il valore dei comitati emerge con ancora maggiore chiarezza, un valore che va ben oltre i confini dei singoli territori. Al tempo stesso il prevedibile voltafaccia del governo dimostra che non si vince la battaglia contro le grandi opere se non dentro la lotta per una radicale e complessiva svolta democratica che investa il piano economico, politico, sociale e culturale.

Ripartiamo da qui! Incontriamoci a Venezia.

 

In vista del meeting e della mobilitazione dei movimenti e dei comitati ambientalisti italiani contro le Grandi Navi e le Grandi Opere (Venezia 29-30 settembre), Opzione Zero e MalaCaigo organizzano un momento di approfondimento e di confronto sui temi Grandi Navi e MOSE. Due questioni che riguardano da vicino anche Mira e di conseguenza la Riviera del Brenta, visto che il territorio mirese è per almeno un terzo costituito da barene e laguna. L’iniziativa rientra nel programma delle giornata per Forte Poerio promossa da GAFP (Gruppo Associazioni per Forte Poerio).

 

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Il Comitato No Grandi Navi invita alle giornate europee dei movimenti per la difesa dei territori.

21 / 7 / 2017

Venezia è, da oltre mille anni, città simbolo dell’equilibrio tra uomo e natura, la sua magia origina e vive nella e della straordinaria compenetrazione di artificio e natura, pietra e acqua, città e Laguna.

Questo fragile equilibrio è seriamente minacciato dalla macchina del turismo di massa, di cui le grandi navi da crociera sono una delle peggiori espressioni: navi fuori scala, inquinanti, pericolose per l’incolumità di una città patrimonio Unesco, simboli galleggianti dell’arroganza delle multinazionali e della corruzione di una classe politica piegata alla difesa dei profitti privati a scapito del bene comune.

Ma Venezia è viva, contrariamente a ciò che vorrebbero le compagnie croceristiche, il ministro dei trasporti Del Rio, l’autorità portuale e il sindaco Brugnaro.

Da molti anni la città, grazie al Comitato No Grandi Navi, combatte contro il passaggio nella Laguna -e si sottolinea nella Laguna- di questi mostri e contro l’ipotesi di scavo in questa di nuovi canali (immaginate la costruzione di un’autostrada in una riserva naturale).

Il caos istituzionale è totale! In questi ultimi anni sono stati presentati diversi progetti che il Comitato ha contrastato in tutti i modi e che sono stati bocciati dalla commissione VIA (Valutazione Impatto Ambientale). Nonostante questo il ministro dei trasporti, l’autorità portuale e il sindaco insistono nella presentazione di due progetti, ipotesi assurde e devastanti volte a mantenere le grandi navi da crociera dentro la Laguna: il progetto del Canale Vittorio Emanuele che prevede di scavare fino a raddoppiare larghezza e profondità di un vecchio canale del 1925 -abbandonato da più di 30 anni- per far arrivare le navi da crociera, ancora una volta, all’interno della città, ed il progetto di nuovi approdi per le grandi navi da crociera nell’area industriale di Porto Marghera. V’è poi l’ipotesi di una soluzione mista tra le due sopra descritte.

Ambedue i progetti comporterebbero lo scavo di oltre sei milioni di metri cubi di fanghi inquinati ed inquinanti, il rischio di incidenti chimici con il passaggio delle navi da crociera in zone (l’area industriale di Porto Marghera) sottoposte ai piani di Protezione Civile e alle Direttive Seveso.

Ambedue i progetti interferiscono in maniera negativa con le attività produttive e le attività portuali commerciali presenti a Porto Marghera e nel Canale Malamocco –Marghera.

Ambedue i progetti erano stati presentati in passato e furono travolti da una marea di pareri tecnici negativi da parte di diversi enti ed istituzioni.

Ambedue i progetti innescheranno nuovi effetti devastanti nel delicatissimo ecosistema lagunare.

Il comitato si opporrà con tutte le sue forze a queste ennesime vergogne e come sempre dirà: fuori le grandi navi da crociera dalla Laguna!!

La nostra Laguna è stata già coinvolta in un’altra grande opera inutile e devastante che, per di più, ha creato un vortice infinito di tangenti e corruzione: il sistema MOSE!

Venezia è una città unica, certo, ma è al contempo un simbolo globale.

Vorremmo che la nostra città divenisse per due giorni la cassa di risonanza di tutte quelle lotte che oggi, in Italia e in Europa, sono condotte per la difesa dei territori, per la giustizia ambientale e per la democrazia decisionale.

Non mancano certo le opere inutili e dannose, ma non mancano nemmeno meravigliosi esempi di resistenza: ci si batte contro linee ferroviarie ad alta velocità, la costruzione di aeroporti, le trivellazioni e le industrie del petrolio, contro l’inquinamento del suolo, dell’aria, dell’acqua, contro la cementificazione del territorio, l’uso speculativo di terremoti e altre catastrofi, l’estrazione del carbone e l’industria mineraria e molto altro ancora. Ci si batte, quindi, di fatto, anche per un modello di sviluppo che tenga conto della giustizia climatica e per un’idea diversa di società, basata sul rispetto della volontà di chi abita i territori e non sul soddisfacimento degli appetiti di chi li vuole sfruttare a costo di distruggerli per profitto o calcolo politico.

Il 18 giugno abbiamo indetto un referendum popolare autogestito che in nove ore ha visto la partecipazione di oltre 18.105 persone: un successo clamoroso di cui hanno parlato tutti i media nazionali ed internazionali come esempio di democrazia diretta dal basso! 17.874 persone hanno votato SI all’estromissione delle grandi navi da crociera dalla Laguna e al divieto di nuovi scavi in Laguna.

Il 23 e il 24 settembre vi aspettiamo dunque a Venezia per incontrarci, per confrontarci, per costruire una strategia comune, per agire, perché da qui può partire un nuovo ciclo europeo di lotte.

 

PROGRAMMA

23 settembre 2017

  1. 15.00: S.a.L.E. Docks – Magazzini del Sale: Workshop e assemblea plenaria.
  2. 20.00: Cena Sociale

 

24 settembre 2017

  1. 15.00: Zattere – Rive e Canale della Giudecca

Action Day! Manifestazione in acqua e sulle rive

Blocchiamo le grandi navi! Chiediamo giustizia ambientale per tutti i territori d’Europa!

Alle Zattere ci saranno punti ristoro, punti informativi con magliette, bandiere e altro materiale – inoltre ci sarà  live music con Cisco e altri.

A seguire: live music alle Zattere con Cisco e altri ospiti.

 

COMITATO NO GRANDI NAVI – LAGUNA BENE COMUNE

Per adesioni scrivere all’ indirizzo e- mail :  nobigship@gmail.com

 

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Domenica 18 giugno è indetto il referendum contro le grandi navi. Il comitato Opzione Zero invita a partecipare e a votare SI per far restare le grandi navi fuori dalla Laguna e per dire no allo scavo di nuovi canali.

E’ possibile votare anche in Riviera del Brenta presso il centro Dedalo in via Toti a Mira dalle ore 10.00 alle ore 18.00. Qui sotto l’appello del comitato No Grandi Navi.

 

DOVE POTETE VOTARE:

Dalle ore 9:00 alle ore 18:00 potranno votare tutte le persone che nella giornata di domenica si troveranno fisicamente a Venezia. Non ci sono limiti di età, di provenienza o residenza.

DORSODURO

Zattere
Santa Marta
San Basilio
Campo Santa Margherita ( si vota dalle ore 9 alle ore 20)
Ca’ Bembo
San Barnaba

SANTA CROCE – SAN POLO

Piazzale Roma
Tolentini

Frari
San Cassiano
Campo San Polo
San Giacomo
Erberia – Ruga Rialto
San Tomà

CANNAREGIO

Ferrovia

Ponte del Ghetto Fondamenta Ormesini (sede)
Fondamenta Misericordia
Santi Apostoli
Strada Nova –  Rio Terà San Leonardo
Fondamenta Nuove
Campo Gesuiti

GIUDECCA

Sacca Fisola
Palanca
Zitelle
Redentore

SAN MARCO

Campo San Bortolo
Campo Santo Stefano
San Zaccaria

CASTELLO

Campo Santi Giovanni e Paolo
Santa Maria Formosa

Bragora
Via Garibaldi

Giardini-Biennale

Sant’Elena

LIDO

Santa Maria Elisabetta
Blue Moon

Alberoni – Bar Spiaggia

MARGHERA

Piazza del Municipio dalle 10 alle 14

MESTRE

Piazzetta Pellicani (Torre) dalle 10 alle 14
Parco Bissuola (piscine)
Parco San Giuliano
Forte Marghera

CHIOGGIA

Piazza del municipio

MIRA

Centro Dedalo

 

L’appello del comitato No Grandi Navi

 

Venezia vs Grandi Navi. Domenica 18 giugno si vota Sì al Referendum

 

Sarà una domencia importante per Venezia, quella del 18 giugno.

Il comitato cittadino che lotta contro le Grandi Navi e il loro carico di inquinamento e di devastazione delle rive e dei fondali lagunari, ha indetto un referendum popolare autogestito. Il quesito è facile: “Vuoi che le Grandi navi da crociera restino fuori dalla laguna di Venezia e che non vengano effettuati nuovi scavi all’interno della laguna stessa?” La risposta che il comitato chiede alla cittadinanza è naturalmente Sì.

Stiamo parlando, ovviamente, di un referendum autoconvocato, considerato che i favorevoli alle Grandi Navi non hanno accettato di misurarsi nelle urne, ma che ha comunque un grande valore politico. Per la prima volta, i veneziano avranno la possibilità di contarsi e di dire la loro opinione su un problema, come quello delle Grandi Navi, sul quale non hanno mai avuto voce, considerando che fino ad oggi ad esprimersi sono stati solo ministeri, comitatoni vari e, last but not least, le compagnie di crociera che sono le vere padrone della laguna. Considerando che se ne sono bellamente infischiate di tutte le decisioni prese dalle autorità politiche.

Anche i decreti che cercavano di contenere i danni all’ecosistema, come quello Clini Passera che il 2 marzo 2012 aveva vietato il transito anche alle stazze superiori alle 40 mila tonnellate, hanno avuto vita breve di fronte alle pressioni delle multinazionali del turismo. Quelle che Venezia la sfruttano solo e non lasciano un soldo in città.

Il referendum del 18 giugno sarà quindi una imperdibile occasione per riprendere voce sul governo della nostra città, per ribadire che la nostra salute è importante e non può essere compromessa dai fumi delle Grandi Navi che sparano inquinanti come due autostrade, per ricordare che Venezia è laguna e che la laguna non è un braccio di mare che può essere scavato a piacimento, solo per farci transitare queste specie di villaggi vacanze galleggianti che portano profitto ai soliti noti mercificando beni di tutti.

Già che ci siamo, il referendum sarà anche una opportunità di ricordare che i cambiamenti climatici si combattono localmente, invertendo la rotta di quel gigantismo consumista di cui le Grandi navi sono una bandiera. Donald Trump non è l’unico dinosauro fautore delle energie fossili al mondo. Cominciamo a combattere quelli che vorrebbero prosperare a casa nostra. Una Grande Nave produce più Co2 di una portaerei da guerra. Un motivo di più per andare a votare Sì al referendum. Perché se la terra avrà un futuro, questo sarà senza fossili. E senza Grandi Navi.

 

manifestazione_21_gennaio

SABATO 21 GENNAIO MANIFESTAZIONE REGIONALE A VICENZA

DALLE VALLI ALLA LAGUNA

FERMIAMO LE GRANDI OPERE INUTILI

(appuntamento ore 15.30 Piazza Mateotti Vicenza)

 

Opzione Zero aderisce alla manifestazione e invita tutti a partecipare!

 

L’appello dei Comitati vicentini

Da circa due mesi, nella provincia di Vicenza, abbiamo dato vita alla campagna #vicenzasisolleva, un percorso fatto da attivisti No Dal Molin, da Comitati contro le grandi opere e da cittadini impegnati per la difesa dei Beni Comuni.

Questa campagna ci sta portando verso il prossimo 16 gennaio, data in cui saranno 10 anni dal sì di Romano Prodi alla costruzione della nuova base militare Usa al Dal Molin. Una scelta che allora, da un lato, calpestò la volontà popolare con una pesante imposizione alla città di Vicenza e, dall’altro, generò una presa di coscienza e un percorso di lotte virtuose e radicali contro la militarizzazione del territorio e le grandi opere.

Dal 12 al 26 Gennaio torneremo al terreno del Presidio No dal Molin rimontando quel tendone che ha saputo essere piazza di discussione in difesa della terra e dei beni comuni, ci torneremo per 15 giorni di assemblee convegni, iniziative perché siamo ancora in cammino verso una società che ripudia la guerra, dove al primo posto mettiamo la tutela della terra e la difesa dei beni comuni.

Ci torneremo perché vogliamo ancora lottare contro la voracità dei potenti che cura gli interessi di pochi, e costruire insieme un mondo diverso e migliore. Vicenza non è un’eccezione nel consumo del suolo e nella predazione delle risorse. Dalla Tav alla Pedementana, dalla Valdastico Sud e Nord alle Grandi Navi, dai progetti di incenerimento dei rifiuti alle discariche, dalle cave all’inquinamento dell’acqua, il territorio del nord-est è sottoposto alla continua cementificazione ed è divorato da piccole e grandi opere inutili e dannose, facili prede per le lobby del cemento e del capitalismo finanziario.

All’interno della cornice dei 10 anni dall’inizio della battaglia contro il Dal Molin vorremmo costruire insieme a tutt* voi un momento di manifestazione e mobilitazione che metta insieme i nostri No!

Per dispiegare quella necessità di alternativa di sistema che vogliamo affermare a partire dai nostri territori.

Vogliamo che sabato 21 gennaio diventi la giornata in cui affermiamo, ancora una volta, il nostro amore per la terra in cui viviamo.

Vogliamo che i NO che abbiamo gridato negli ultimi dieci anni, e quelli precedenti a noi, i NO che emergono dalle paludi dei ricordi, dalle nebbie che respiriamo in queste terre di pianura, che sorgono sulle nostre colline e sulle montagne all’alba, che questi NO diventino un favoloso SI alla vita, liberi dal malaffare, dalle mafie, dalle ruberie dell’uomo sull’uomo e sull’ambiente.

Vogliamo affermare che dove non c’è terra non c’è vita.

L’alternativa esiste, bisogna saperla vedere.

 

 

Il Comitato Opzione Zero della Riviera del Brenta aderisce alla manifestazione del 25 settembre indetta dal Comitato NO Grandi Navi e invita tutti a fare il possibile per partecipare.

 

10si

Dieci SI per Venezia

Venezia 25 settembre 2016 ore 15.30

Appello alle associazioni e ai cittadini del Veneto per una grande manifestazione per l’estromissione delle grandi navi dalla Laguna e contro le grandi opere inutili ed imposte, il 25 settembre!

Sono passati quattro anni e mezzo senza che le autorità preposte abbiano ottemperato a quanto previsto dal Decreto Clini Passera, in merito al passaggio delle grandi navi da crociera in Bacino San Marco. La deroga, in attesa di una soluzione alternativa, sta diventando infinita.

La soluzione alternativa viene rinviata, per una precisa responsabilità dell’Autorità Portuale, la quale, invece di accettare l’evidenza che navi sempre più grandi e insostenibili per l’equilibrio idrodinamico e morfologico della Laguna, debbano attraccare fuori in un avamporto alla Bocca del Lido, si intestardisce a voler imporre altre grandi opere inutili e dannose per far entrare le navi da crociera dalla Bocca di Porto di Malamocco, per giungere in Marittima senza passare davanti a San Marco.

 

Come se il problema fosse solo questo e non l’estromissione di navi che provocano erosione dei fondali e la trasformazione della Laguna in un braccio di mare, nonché inquinamento dell’aria ed elettromagnetico. Queste grandi navi, ma anche gli altri natanti, compreso i mezzi ACTV, utilizzano carburanti pessimi (altro che accordi volontari per l’uso di combustibili verdi!) tanto che il Parlamento Europeo ha accolto una petizione popolare che mette in evidenza che non esiste neppure una rete efficiente di rilevazione degli inquinanti, tra i quali le polveri ultrasottili, ed ora il Governo rischia una procedura d’infrazione. Anche la Magistratura ha aperto un’inchiesta per inquinamento atmosferico.

Prima il Canale Contorta – Sant’Angelo, progetto stroncato dalla Commissione di Valutazione d’Impatto Ambientale, poi, su suggerimento del Sindaco Brugnaro, il Canale Tresse – Nuovo, che non ha neppure la dignità di essere un progetto, visto che l’A.P. voleva farlo passare per una variante del Contorta: ipotesi che la Commissione V.I.A. ha prontamente stoppato.

 

E’ nota a tutti, con la conferma del mondo scientifico, la devastazione provocata dal Canale dei Petroli, eppure si vuole ancora insistere con la manomissione ambientale ed idraulica, raddoppiando in pratica il Canale dei Petroli portandolo, con il Tresse Nuovo, direttamente in centro città; quali saranno gli effetti sulla velocità e direzioni delle correnti e sulle maree??? Quali saranno gli effetti cumulativi, oltre alle navi commerciali e ai traghetti, del passaggio delle grandi navi da crociera che dovrebbero percorrere quasi tutto il Canale dei Petroli per arrivare in Marittima tramite questo nuovo ed immane scavo?

Altre soluzioni praticabili di avamporto alla bocca del Lido, potrebbero garantire la permanenza e anzi lo sviluppo del settore, mantenendo le navi di stazza insostenibile fuori della Laguna, conservando la Marittima quale terminal e comunque come attracco delle navi più piccole.

 

Ma perché allora l’Autorità Portuale, la Venice Terminal Passeggeri e le varie lobby continuano ad insistere per far arrivare tutte le navi da crociera alla stazione Marittima a S. Marta e su banchine portuali esistenti (i nuovi soci della VTP vorrebbero pure un attracco a Marghera per le navi ancora più gigantesche)??? La risposta è molto semplice l’Autorità Portuale di Venezia senza alcuna gara ha dato in concessione trentennale (che dovrebbe scadere nel 2024) la gestione delle Banchine della Stazione Marittima di Venezia a VTP; se dovesse passare il progetto di una nuova struttura portuale alla bocca del Lido la gestione di queste nuove banchine dovrebbero passare attraverso un bando europeo e così VTP rischia di perdere il monopolio assoluto sulla gestione del crocerismo a Venezia.

Anche la Cruise Lines International Association (CLIA, che associa gli operatori della croceristica) si oppone ferocemente ad un terminal esterno alla Laguna: per forza, le maggiori corporations della croceristica (Costa – MSC – Royal Carribean e i turchi di Global Liman Isletmeleri) hanno appena comprato le azioni di Veneto Sviluppo (Finanziaria della Regione Veneto) della VTP, arrivando in pratica alla privatizzazione del porto croceristico, sul quale non ci sarà più alcun controllo pubblico.

I nuovi padroni della Marittima faranno il bello e cattivo tempo per garantire i loro interessi speculativi: è stato dimostrato che i porti vanno in perdita quando sono gestiti – in conflitto d’interesse – dagli stessi armatori, per il semplice motivo che le tariffe vengono abbassate per aumentare gli utili delle compagnie di navigazione. E le tariffe magari saranno abbassate contenendo il costo del lavoro dei portuali (stiano attenti, i lavoratori! invece di ascoltare le sirene di Costa, Trevisanato e di qualche sindacato giallo, sui No Navi che fanno loro perdere il lavoro).

Perché invece, per quanto riguardo il traffico petrolifero e i mega container, l’attuale (e in scadenza) presidente dell’A.P. vuole fortissimamente un nuovo porto off shore, davanti a Malamocco, il cosiddetto Voops (Venice Offshore Onshore Port System)?

Perché le sempre più grandi navi porta container, che non entrerebbero neppure per la bocca di porto di Malamocco, potrebbero fermarsi in un nuovo porto in mare aperto (del costo di oltre 2 miliardi), mentre le mega navi da crociera – anche queste sempre più grandi – invece non potrebbero fermarsi in un nuovo terminal alla bocca di porto del Lido?

Il nuovo off-shore per il traffico container, tra l’altro, sembra lo voglia solo Costa, Prodi (si, ancora lui, colui il quale ha regalato a Venezia il bidone del Mose) e qualche altro amico lobbista e che tutta l’operazione pare del tutto insensata dal punto di vista del mercato, dato l’attuale contesto dei traffici marittimi internazionali e le previsioni che si fanno sul futuro; insomma, se il Ministero delle Infrastrutture dovesse dare il via libera a quest’altra grande opera, sarà un’altra grande opera inutile e dannosa: anche il Voops – come il Mose – servirà solo a chi lo fa, le solite grandi imprese, responsabili del più grande scandalo del secolo ai danni dei contribuenti.

Persino l’UNESCO ha dato l’ultimatum a Governo ed amministrazioni locali: se entro il 1 febbraio 2017, non saranno presi provvedimenti credibili contro l’ingresso dei giganti del mare in Laguna e per porre un limite alla monocoltura turistica, che sta trasformando Venezia in una sorta di parco a tema, svuotato dei suoi residenti (a settembre la popolazione della città antica andrà sotto i 55.000 abitanti), Venezia sarà inserita nella lista dei luoghi in pericolo di esclusione dai siti patrimonio dell’Umanità.

Anche noi vogliamo lanciare l’ultimatum ai padroni della città:

Mobilitiamoci tutti il 25 settembre, fuori definitamente le grandi navi dalla Laguna, una vittoria su questo consentirebbe di invertire la tendenza ai processi di devastazione ambientale, all’uso speculativo della città.

E’ per questo che questo appello è rivolto anche ai giovani, agli studenti e ai precari , ai lavoratori, perché si riprendano la possibilità di vivere e ripopolare Venezia, imponendo una politica per il diritto alla casa e al welfare, fermando la privatizzazione e la svendita del patrimonio immobiliare pubblico, scalzando le politiche di austerità che impoveriscono i settori sociali più deboli, ma che continuano a foraggiare le grandi opere volte al profitto per pochi e alla devastazione ambientale e sociale per tutti.

Venezia, 20 agosto 2016

COMITATO NO GRANDI NAVI – LAGUNA BENE COMUNE

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Comunicato stampa Opzione Zero 10 maggio 2016

“Terminal crociere a Dogaletto: una follia che respingeremo con ogni mezzo”

“Se qualcuno pensa di approfittare del problema “grandi navi” per ridare la stura a vecchi progetti che sanno tanto di speculazione immobiliare come i poli logistico e crocieristico di Dogaletto, si sbaglia di grosso. Cementificare centinaia di ettari di suolo agricolo in riva alla Laguna per fare spazio ai mostri del mare è una follia che contrasteremo con ogni mezzo a disposizione. Che le si voglia piazzare a Venezia, a Marghera, a Dogaletto o da qualsiasi altra parte, le “grandi navi” rimangono sempre incompatibili e insostenibili. Come comitato siamo uniti e compatti con il Comitato No Grandi Navi e con le associazioni ambientaliste per bloccare la costruzione di nuovi canali o nuovi terminal. Le “grandi navi” devono stare fuori dalla Laguna punto e basta”.

E’ questa la pronta risposta di Opzione Zero alle dichiarazioni rilasciate oggi sulla stampa da parte del presidente della società Venezia Terminal Passeggeri (VTP) Sandro Trevisanato sulla possibilità di un terminal a Dogaletto.

In un articolo del Gazzettino, Trevisanato prende infatti spunto dalla proposta fatta da Venezia Investimenti di ricollocare le navi da crociera oltre le 96.000 ton a Marghera, per rilanciare l’idea di costruire un nuovo terminal crociere sfruttando le aree agricole che si affacciano sulla Laguna nei pressi della Cassa di Colmata A in Comune di Mira, o forse là dove era previsto il Polo Logistico.

“Si tratta di progetti estremamente impattanti contenuti nel PTRC partorito dall’ultima giunta Galan-Chisso e mai emendati dai successivi governi regionali guidati dalla Lega – prosegue Opzione Zero – Progetti che rientravano in pieno nella furia speculativa e cementificatrice che ha devastato il Veneto, e di cui il caso MOSE ha offerto uno spaccato inequivocabile”.

Per Opzione Zero è necessario stroncare immediatamente un disegno del genere, e per questo chiede al Comune di Mira di intervenire facendo pesare fino in fondo il proprio ruolo di comune lagunare presso la Regione, l’Autorità Portuale e presso il Comitatone.

Opzione Zero presenterà inoltre un proprio contributo in fase di osservazioni al nuovo Piano di Assetto del Territorio, con l’intento di introdurre vincoli più specifici e più stringenti per le aree potenzialmente interessate da questi progetti.

 

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TUTTI ALLE ZATTERE, DOMENICA 4 OTTOBRE ALLE 15.30

Nel tratto delle Zattere tra il ponte del rio di San Trovaso e la piattaforma ex Adriatica troverete gazebo con materiali informativi, e musica

Venite come volete o a piedi o in barca ! Portate bandiere, cartelli, fischietti e altri strumenti “rumorosi”!

CONTRO LE GRANDI NAVI E I NUOVI SCAVI IN LAGUNA
PER IL LAVORO E LE SOLUZIONI ALTERNATIVE

Fuori le grandi navi crociera dalla laguna: un lungimirante sviluppo sostenibile

Leggiamo nei giornali il caos creato e le molteplici scomposte reazioni alle dichiarazioni del ministro Franceschini
Pochi giorni fa’ erano emerse in Consiglio Comunale le posizioni pregiudiziali di Brugnaro, il voto negativo sul progetto Duferco era scontato, il passaggio in commissione e la discussione in consiglio erano puramente formali.
Bene hanno fatto le opposizioni ad abbandonare l’aula e non partecipare al voto.
Questa concezione autoritaria della dialettica democratica dovrebbe far riflettere i vertici del PD soprattutto coloro che vogliono patti di collaborazione negli interessi della città. L’interesse della città non c’entra proprio nulla e questa vicenda lo dimostra. L’imprenditore Brugnaro cerca solo accordi di potere per difendere quegli interessi di potere economico che si sono consolidati in questi anni all’interno del porto dove la difesa del lavoro viene usata strumentalmente.
Si sta svelando così quell’intreccio consociativo utilitaristico tra istituzioni, imprenditoria e vertici sindacali fondato su una visione corporativa e conservatrice dello sviluppo che non è più in grado di cogliere quella sfida di un futuro sostenibile che sappia coniugare ambiente e lavoro (e che un progetto del genere potrebbe interpretare).
Per quanto ci riguarda noi continueremo a batterci come abbiamo fatto nel corso di questi anni per una soluzione progettuale che mantenga la crocieristica ed il lavoro a Venezia compatibilmente con la tutela del patrimonio urbanistico della città e della salvaguardia della laguna.
Ciò significa un no netto a qualsiasi scavo di nuovi canali in laguna o allargamento di quelli esistenti quali il canale dei petroli o il Vittorio Emanuele, una assoluta contrarietà alla proposta del nuovo tracciato Trezze Est che è quasi peggio del Contorta-S.Angelo ed un si ragionato alla realizzazione di un nuovo avamporto alla bocca di Lido. Il progetto Duferco in valutazione Via con i miglioramenti portati dimostra che questi obiettivi si possono realizzare.
Ora la decisione finale spetta agli esperti della commissione VIA che devono operare liberi da condizionamenti politici e di lobby ed al Governo che dopo la decadenza del progetto Contorta-S.Angelo deve prendere atto che ci sono altre soluzioni alternative fuori della laguna che se non piacciono al nuovo Sindaco ed al Presidente Costa in scadenza di mandato godono di un consenso crescente non solo dei cosiddetti ambientalisti, ma tra i lavoratori del porto (quelli veri, non quelli che pretendono di rappresentarli e non hanno i loro voti ) e nell’opinione pubblica.
Noi comunque continuiamo la nostra battaglia, forti della straordinaria partecipazione all’ assemblea di S.Leonardo del 21 settembre

INVITIAMO TUTTI ALLE ZATTERE, DOMENICA 4 OTTOBRE ALLE 15.30

Nel tratto delle Zattere tra il ponte del rio di San Trovaso e la piattaforma ex Adriatica troverete gazebo con materiali informativi, e musica

Venite come volete o a piedi o in barca !
Portate bandiere, cartelli, fischietti e altri strumenti “rumorosi”!

CONTRO LE GRANDI NAVI E I NUOVI SCAVI IN LAGUNA
PER IL LAVORO E LE SOLUZIONI ALTERNATIVE

Il 22 ottobre con l’occasione della mostra di Gardin saremo in piazza S. Marco.

Venezia, 2 ottobre 2015

ASSOCIAZIONE AMBIENTEVENEZIA

 

Al convegno con Nencini, il candidato chiede scelte veloci e il presidente vuole “vera leadership”

«Sulle grandi navi stiamo lavorando con Delrio e contiamo su una risposta veloce, dopo i problemi legati al cambio al ministero». Riccardo Nencini, segretario nazionale dei socialisti e viceministro alle Infrastrutture e Trasporti ieri al Candiani ha ribadito che il governo non sottovaluta la questione Grandi navi, uno dei temi caldissimi di questa campagna elettorale alle battute finali.

Parla anche di alta velocità Nencini, ricordando il progetto Rfi per il collegamento con l’aeroporto Marco Polo e il passo avanti della tratta Verona-Vicenza: il progetto sarà pronto per fine agosto, rassicura.

Al dibattito dei socialisti democratici di Luigi Giordani, dedicato allo sviluppo di Porto e aeroporto, sono arrivati anche Paolo Costa, presidente dell’Autorità portuale, e Felice Casson, candidato sindaco del centrosinistra.

Su posizioni distanti, come noto, sullo scavo del canale Contorta. Nessuno scontro dialettico faccia a faccia per loro perché Casson fa il suo intervento e poi scappa a rincorrere i tanti impegni della giornata e non ascolta fino alla fine l’intervento di Costa.

Ma il messaggio tra i due è stato chiaro. Casson ha ricordato prima che la scelta del commissario Zappalorto di firmare una intesa con Save sul terminal di Tessera «è una decisione che sconcerta perché un tecnico entra a gamba tesa su una questione complessa su cui si discute da anni e lo fa a pochi giorni dal voto.

Una intesa che dovrà essere discussa e rivista dalla nuova amministrazione» e sulle grandi navi invita Nencini e il governo «ad evitare le calende greche perché la risoluzione del Senato del febbraio 2014», quella che prevedeva la valutazione di tutte le alternative, «prevedeva una risposta in tre mesi e invece le cose sono andate per le lunghe e ora vanno velocizzate per favorire lo sviluppo ed evitare di perdere posti di lavoro».

E uno strumento utile, ricorda il candidato, è «l’istruttoria pubblica introdotta dal consiglio comunale veneziano nel 2012», che permette di sentire anche territori e Municipalità.

Paolo Costa, dal canto suo, non perde l’occasione per ribadire che Porto e Aeroporto per Venezia non sono semplici infrastrutture ma «attrattori attorno cui si può pensare di ricostruire la base economica che è stata distrutta in città dall’implosione di Porto Marghera». E continua: «O capiamo che il destino della città è quello di guardare al mondo o non ci siamo. E allora serve misura», spiega Costa. «Certo è importante sentire anche i pareri della Municipalità ma serve una vera leadership in città». E parla di un incontro recentissimo avuto con operatori asiatici ed europei per «fare di Venezia la porta principale della via della Seta. Al largo di New York i cinesi stanno realizzando, in acque internazionali, un porto offshore» e i progetti di Venezia vengono presi come esempio. E poi mostra in una tabella lo stato di valutazione dei vari progetti in campo, con la posizione migliore assegnato al progetto del Contorta. «Non chiediamo favori ma che ci sia la consapevolezza che il nostro Porto è il meglio collocato in Europa, al centro di tre corridoi e di una via marittima padana che potrebbe vedere Mantova come retro di Venezia. Su questo deve uscire l’orgoglio veneziano», dice il presidente del Porto. «A perderci in chiacchiere si perdono grandi occasioni», dice il presidente. Nencini rassicura: «Per fortuna Costa ha una strategia. Il Porto di Venezia non è solo il porto del Veneto ma è il porto del Mediterraneo largo».

Nuova Venezia – La grande nave minacciosa tra i kayak

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25

mag

2015

La Msc Magnifica passa quando in acqua ci sono almeno cento imbarcazioni. I vogatori: «Non poteva aspettare?»

VENEZIA – La prima, la “Msc Musica”, è passata all’alba, prima delle sette, quando in bacino San Marco non c’era l’ombra di una barca a remi; la seconda, invece, si è infilata nel canale della Giudecca dopo aver lasciato alla sua sinistra l’isola di San Giorgio alle 7,55, intorno c’era già una decina di imbarcazioni, per la maggior parte kayak e jole arrivate un’ora prima del colpo di cannone, per la maggior parte con canottieri stranieri, francesi, tedeschi e inglesi. La terza è arrivata a San Marco alle 8,19, con il sole già alto a illuminarla e quasi a voler impedire ai fotografi piazzati sulla riva della Punta della Salute di fotografare la sua enorme stazza a causa della forte luce di fronte agli obiettivi di macchine e telefonini.

Sotto la “Msc Magnifica”, in acqua, in quel momento, il grosso delle barche non era ancora arrivato, ma un centinaio, tra il centro del Bacino e il Canale della Giudecca, era già in movimento. La grande nave è passata molto lentamente, apparentemente più lenta del solito, un rimorchiatore davanti a tracciare la giusta rotta e uno dietro, trainato con la prua voltata verso il mare in modo da poter correggere ogni minimo errore con i suoi potenti motori, in cabina di comando, accanto al timoniere, da una parte il comandante e dall’altra il pilota del Porto di Venezia, salito a bordo non appena la “Magnifica” è entrata in Bocca di Porto tra la diga di San Nicoletto e quella di Punta Sabioni.

In Marittima era già attraccata “Msc Musica”, quella passata all’alba senza farsi notare, soprattutto grazie all’ora non tanto alla stazza. Per un momento tutto è sembrato fermarsi: l’enorme nave, con i suoi sessanta metri d’altezza e i suoi 2500 crocieristi ammassati sui suoi sedici ponti, che oscuravano il sole e nascondevano il campanile di San Giorgio, ha avanzato lentamente e ancor più lentamente si muovevano il centinaio di barche a remi che erano già schierate per la partenza della Vogalonga. Una parte ferme proprio in Bacino, altre decine in Canale della Giudecca: nessuna ha ostacolato la rotta del “mostro” anche se, poco dopo, qualcuno ha confessato che lo avrebbe fatto davvero volentieri come protesta per quello che stava avvenendo.

«Come è possibile», si è chiesto con uno stentato inglese, probabilmente un canottiere austriaco ancora a riva, in attesa del colpo di cannone prima di infilarsi nella sua barca, «che facciano arrivare queste navi proprio oggi, almeno potrebbero ritardare la loro entrata in laguna. Che cosa cambia se restavano un’ora o due fuori dal Porto, in mare, in attesa che noi partissimo lasciando libero San Marco?».

Una domanda che si sono fatti in molti, anche a Venezia, alla quale hanno risposto il padre Lalo e il figlio Antonio Rosa Salva, organizzatori della 41esima regata non competitiva lagunare. Anche perché il più anziano fin dalla prima edizione, quella del 1975, quando più generazioni di Rosa Salva (Toni, Pino, Paolo, oltre a Lalo) assieme a Lauro Bergamo e Delfo Utimpergher hanno ideato e promosso la grande manifestazione del remo di maggio proprio contro il dilagare, già allora, delle barche a motore nei canali e in particolare per manifestare in modo civile e gentile contro gli effetti devastanti per il fragile tessuto cittadino del moto ondoso.

«Abbiamo incontrato più volte i rappresentanti del Porto e della Capitaneria», spiegano i due, «abbiamo parlato anche con i responsabili locali delle compagnie di navigazioni che gestiscono le crociere e ci hanno assicurato che l’entrata delle loro navi non avrebbe assolutamente ostacolato la Vogalonga, visto che la terza e ultima avrebbe fatto il suo ingresso molto prima delle 9, l’ora della nostra partenza».

Certo, comunque, che l’entrata delle tre grandi navi in un colpo solo come presentazione per una manifestazione che vuole ribadire la necessità della salvaguardia della laguna e dei suoi canali per la difesa della città non è una buona pubblicità.

E riporta al centro del dibattito ancora una volta la questione non risolta, nonostante gli anni di dibattito e diatribe, del passaggio dei “mostri” ormai alti quanto il campanile di San Giorgio e lunghi come venti granturismo in fila uno dietro l’altro proprio nel luogo più importante e fragile della città.

Forse ai 1500 veneziani iscritti alla Vogalonga quell’enorme grattacielo galleggiante sopra la loro testa non avrà fatto lo stesso effetto che ha provocato ai 6.500 foresti che hanno partecipato alla regata non competitiva perché si sono ormai abituati a vederseli passare e guardarli dal basso in alto.

Comunque, stando almeno a quello che racconta Lalo Rosa Salva, a creare più problemi alla 41esima edizione, ieri, sono stati i motoscafisti e non “Costa” o “Msc”. Poco dopo aver sparato, assieme al figlio, dalla sua piccola imbarcazione il colpo di cannone qualche attimo prima che le campane delle chiese veneziane suonassero le 9, lo hanno informato che c’è stato un problema in Rio Novo. Non è solo perché si sono svegliati in ritardo i vogatori, infatti, che decine di imbarcazioni, soprattutto di stranieri, sono arrivate in bacino dal Canal Grande dopo che tutti gli altri erano già partiti. Rosa Salva riferisce che proprio all’imbocco del Rio Novo, a piazzale Roma, c’è stato un ingorgo di taxi, che per alcuni minuti ha impedito a quelle imbarcazioni di entrare nel canale, in modo da tagliare l’ampia curva con Rialto, e raggiungere in tempo il punto di partenza della Vogalonga. Dall’altra parte, invece, tutto è filato liscio. Le imbarcazioni che hanno raggiunto il Bacino dal Canale della Giudecca sono state invitate a navigare sotto la riva delle Zattere e giunte quasi in bacino, a rimanere tra le grandi bricole e la Punta della Dogana. A controllare che tutto filasse liscio le barche di polizia, carabinieri, Guardia di finanza, Capitaneria e Protezione civile. Così, tutti coloro che sono arrivati al via da quella direzione e non dal Canal grande hanno potuto incrociare la “Msc Magnifica” che si dirigeva verso la banchina che le spettava alla Marittima per scaricare centinaia di crocieristi.

Giorgio Cecchetti

 

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