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Comunicato stampa Opzione Zero 3 ottobre 2019

Inceneritore Fusina: Veritas smentisce sé stessa

 

Sull’inceneritore di Fusina Veritas smentisce sé stessa: i dati forniti da Opzione Zero sono esattamente quelli che Ecoprogetto ha riportato nella documentazione tecnica presentata ai fini dell’autorizzazione unica regionale. Se Veritas non riconosce i suoi stessi numeri, due sole sono le possibilità: o la società sta deliberatamente creando confusione, oppure non sa ciò che la sua partecipata Ecoprogetto ha formalmente richiesto alla Regione del Veneto. In entrambi i casi si tratta di dichiarazioni prive di fondamento rilasciate da una società pubblica i cui Dirigenti sono pagati profumatamente dai cittadini. Sarebbe il caso che i soci di Veritas, e cioè i Comuni del Veneziano, prendessero i provvedimenti del caso.

In merito alla sostanza, infatti, nella documentazione tecnica si legge:

1) Per quanto riguarda le linee 1 e 2 di incenerimento, rispetto ad una situazione attualmente autorizzata che prevede solo l’utilizzo di biomassa da sottoprodotti vegetali per 150.000 t/anno, Ecoprogetto chiede di poter bruciare in più:

– 150.000 t/anno di CSS (Combustibile da rifiuti), dunque 3 volte tanto di quello attualmente prodotto dalla medesima società (ca. 55.000t nel 2018) e ben di più di quella che è la produzione di CSS a livello regionale (ca. 94.000t nel 2017 – fonte ARPAV)

– 150.000 t/anno di rifiuti di origine organica, precisamente i rifiuti identificati dai codici CER200201 rifiuti (urbani) biodegradabili derivanti da giardini e parchi, CER200138 rifiuti (urbani) costituiti da legno privo di sostanze pericolose derivante da raccolte differenziate, CER150103 rifiuti (speciali) costituiti da imballaggi in legno, CER191207 rifiuti (speciali) costituiti da legno non contenente sostanze pericolose derivato da impianti di trattamento dei rifiuti, impianti di trattamento delle acque reflue fuori sito, nonché dalla potabilizzazione dell’acqua e dalla sua preparazione per uso industriale, CER 020103 rifiuti (speciali) costituiti da scarti di tessuti vegetali prodotti da agricoltura, orticoltura, acquacoltura, selvicoltura, caccia e pesca, trattamento e preparazione di alimenti. Come si vede si tratta di categorie di rifiuto non contenenti sostanze pericolose, dunque potenzialmente riciclabili;

– 30.000 t/anno di fanghi essiccati derivati da impianti di depurazione civile e dal trattamento di percolati da discarica;

2) Nella nuova linea di incenerimento 3, Ecoprogetto chiede di poter bruciare fino a 30.000 t/anno di CSS e 14.000 t/anno di fanghi essiccati;

In totale dunque le 3 linee possono bruciare fino a 374.00 t/anno di rifiuti, alla faccia dell’”autosufficienza energetica”

3) Per quanto riguarda la parte dell’impianto dedicata al trattamento dei rifiuti in ingresso, Ecoprogetto chiede alla regione di poter:

– ricevere fino a 450.000 t/anno di rifiuto urbano residuo (RUR) dal quale ricavare CSS oltre ad altre frazioni riciclabili, rispetto alle 258.000 t/anno oggi autorizzate. Si tenga presente che nel 2017 la quantità di RUR avviato a trattamento in tutto il Veneto si è attestato su un livello di 378.423 t (fonte ARPAV);

– inoltre, e questa è una novità, chiede di poter ricevere fino a 90.000 t/anno di fanghi da depurazione civile e 40.000 t/anno di percolati da discarica. Dopo il trattamento di condensazione ed essiccazione, si dovrebbero ottenere dai primi 30.000 t di sostanza secca e dai secondi una quantità non meglio precisata ma presumibilmente stimabile in 13.000 t di sostanza secca;

Come si evince in modo inequivocabile da queste informazioni – la cui fonte lo ribadiamo è proprio Ecoprogetto srl partecipata di Veritas e del gruppo FINAM della famiglia Mandato – le argomentazioni dei vertici di Veritas non reggono minimamente. Tanto più che gli impianti già presenti in Veneto in grado di accogliere il CSS prodotto nell’impianto di Fusina hanno ancora ampio margine.

Veritas abbia il coraggio di dire le cose come stanno e di assumersi la responsabilità delle proprie azioni di fronte a quei cittadini di cui dovrebbe tutelare gli interessi, ecologici ed economici, nell’ambito del servizio svolto.

 

Comunicato stampa Opzione Zero 2 ottobre 2019

Basta inceneritori, i rifiuti si devono ridurre e riciclare

 

Polo di Fusina: il vero obiettivo di Ecoprogetto, Veritas e Bioman è riaprire l’inceneritore chiuso nel 2014.

Un impianto sovradimensionato, più grande di quello di Padova; brucerà rifiuti anche di altre regioni.

Gravi i rischi per la salute e per l’ambiente soprattutto a causa dei fumi.

Lacunosa, superficiale e inadeguata la documentazione presentata ai fini della valutazione ambientale.

Opzione Zero pronto a dare battaglia insieme a comitati, associazioni e cittadini della Riviera e del Veneziano.

Dietro al fumoso progetto di ‘’aggiornamento tecnologico del Polo impiantistico di Fusina’’ proposto da Ecoprogetto srl si nasconde un vero e proprio mostro, un inceneritore di enormi proporzioni, addirittura più grande di quello di Padova, che potrà bruciare oltre 360.000 tonnellate all’anno di CSS ottenuto dal secco residuo, rifiuti urbani e speciali di origine organica, fanghi di depurazione civile e percolati essiccati da discarica. Questa la netta conclusione del meticoloso lavoro svolto da Opzione Zero che ha consegnato il 30 settembre alla Commissione Regionale per la Valutazione di Impatto Ambientale ben 56 pagine di osservazioni puntuali e approfondite.

Da mesi il comitato rivierasco segue la vicenda dell’inceneritore di Fusina, chiuso nel 2014 e tornato in auge a giugno di quest’anno con la proposta mal celata di riapertura presentato dal Direttore generale di Veritas Andrea Razzini. Già nel 2016 Opzione Zero e il Comitato Lasciateci Respirare di Marghera avevano protestato contro l’operazione di vendita a Bioman – implicata nell’inchiesta di Fanpage – del 40% delle quote di Ecoprogetto, la società del gruppo Veritas che tratta il rifiuto secco. Infatti già allora era chiaro che l’ingresso del gruppo FINAM della famiglia Mandato avrebbe portato a questa scelta. Una scelta sbagliata perché invece di puntare al recupero di materiali si preferisce incenerirli; e soprattutto una scelta pericolosa perché in particolare le emissioni gassose, soprattutto le polveri sottili e ultrasottili contenenti sostanza cancerogene, andranno a contaminare un’ampia porzione di territorio e a colpire centinaia di migliaia di persone che vi abitano.

Le osservazioni elaborate da Opzione Zero mettono in luce irregolarità, omissioni e incoerenze che riguardano ogni aspetto: dal non rispetto delle procedure per l’informazione e la partecipazione del pubblico, a carenze e ritardi nella presentazione delle integrazioni necessarie, a lacune e inadeguatezze rispetto ai contenuti ai fini dell’Autorizzazione Integrata Ambientale, alla mancata valutazione degli impatti ambientali, all’incoerenza rispetto a quanto previsto dalla normativa nazionale ed europea. Ad esempio nello Studio di Impatto Ambientale non viene per niente approfondito il tema della dispersione dei fumi, né gli impatti di questi sulla salute e sull’ambiente. Un ‘’dettaglio’’ non proprio irrilevante se si considera che da tutti i camini dell’impianto potranno uscire in un anno fino a 22,5t di Pm10, 426 ton di NOx, 106,4 ton di CO e di SO2, ben 190mg di diossine e furani, oltre a molte altre sostanze nocive. Manca poi la Valutazione di Incidenza Ambientale nonostante l’estrema vicinanza della Laguna di Venezia, un sito SIC-ZPS molto importante; nemmeno un cenno sulla vulnerabilità dell’impianto a rischi di incidente rilevante e ai cambiamenti climatici; niente nemmeno sulla composizione e la destinazione delle scorie tossiche prodotte dall’incenerimento dei rifiuti.

Ma a preoccupare Opzione Zero è anche il sovradimensionamento dell’intero impianto che lascia intendere come l’obiettivo non dichiarato di questa operazione sia quello di fare un vero e proprio business sulla pelle dei cittadini importando grandi quantità di rifiuti addirittura da tutta la Regione e anche da fuori. Basti pensare che nel progetto si richiede l’autorizzazione a lavorare ben 450.000 ton all’anno di rifiuto urbano residuo, quando secondo ARPAV nel 2017 l’intera quantità di RUR avviato a trattamento in Veneto ammonta a 378.423 ton. Mentre per il CSS la richiesta è di poterne bruciare fino a 150.000 all’anno a fronte di una produzione complessiva regionale che sempre nel 2017 si è attestata su un livello di ca. 94.000 ton.

‘’In tanti anni di esperienza abbiamo imparato a conoscere e a smascherare i giochetti per aggirare o piegare le norme su progetti opachi e speculativi servono a perpetuare logiche affaristiche quando non smaccatamente illecite – dicono dal comitato – a scapito della popolazione e degli ecosistemi. Siamo solo all’inizio ma siamo molto determinati a portare avanti una battaglia serrata e ostinata per impedire l’ennesimo attacco al nostro territorio. Esortiamo associazioni, comitati e cittadini della Riviera del Brenta e del veneziano ad unirsi a noi. Allo stesso tempo esortiamo le amministrazioni comunali del comprensorio a chiedere la sospensione dell’iter progettuale e ad aprire con coraggio un confronto vero e partecipato con le comunità’’.

 

CLICCARE QUI PER LEGGERE LE OSSERVAZIONI IN FORMATO PDF

 

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AGGIORNAMENTO:

Il Sindaco di Scorzè sta rispondendo all’appello inviato da molti cittadini in questi termini:

Non avete ancora visto il progetto, non avete ancora capito se il risultato finale sarà più o meno inquinante di oggi, e già vi organizzate contro. Sul presupposto che i rifiuti non vadano bruciati, cosa che oggi avviene comunque e in quantità importanti. Forse sarebbe il caso di informarsi prima di organizzare proteste.

Al Sindaco Giovanni Mestriner rispondiamo che:

1) E’ vero che non abbiamo visto il progetto industriale, ma proprio per questo chiediamo a tutti i Sindaci che rappresentano i Comuni ( e non sé stessi) nella società Veritas, di tirare fuori le carte e di avere il coraggio di renderle pubbliche e di discuterle insieme ai propri cittadini e nei Consigli Comunali prima di prendere qualsiasi decisione;

2) Comunque abbiamo documentazione e informazioni certe sul fatto che la cessione di quote di Ecoprogetto srl alla ATI Bioman-Sesa è legata non solo alla contropartita di 22 milioni di euro, ma anche a un progetto industriale in cui “Si propone di realizzare un impianto di valorizzazione energetica dei rifiuti trattati...” finalizzato alla produzione di energia elettrica e al teleriscaldamento. Inoltre secondo quanto riportato in alcuni documenti dalla collaborazione “con l’ATI, il Gruppo Veritas potrebbe acquisire: 1. un consistente ampliamento del volume dei rifiuti da trattare negli impianti di Ecoprogetto di produzione del CSS (Combustibile Solido Secondario da rifiuti), consentendo quindi un miglior utilizzo degli stessi con le conseguenti economie di scala 2. il Know-how e l’esperienza necessari per realizzare un nuovo impianto di valorizzazione energetica del CSS prodotto dagli impianti di Ecoprogetto

3) E’ vero che attualmente una parte dei rifiuti viene trattata per produrre CSS in parte bruciata nella centrale termoelettrica di Fusina e in parte venduto ad altri impianti di incenerimento (es. in Germania). Ma è anche vero che questa quantità sta diminuendo sempre di più negli ultimi anni grazie anche soprattutto alla raccolta differenziata, in particolare quella con il metodo “porta a porta”. A dirlo è la stessa società Ecoprogetto srl a pag. 22 della relazione di Bilancio 2015. Nella stessa relazione si esprime forte preoccupazione non solo per la quantità di rifiuti da trattare, ma anche per la scadenza del contratto con Enel (da rinnovare proprio quest’anno), e per la cessazione di alcune forme di incentivo (certificati verdi) che garantivano un certo rendimento economico nel bruciare il CSS. C’è poi la questione del buco di bilancio della società SIFA (al 40% di Veritas, poi Mantovani e Regione) per la gestione del Piano Integrato Fusina, un progetto che ricomprende l’inceneritore SG-31. Il tutto per dire che Ecoprogetto può continuare a stare in piedi solo se aumenta la sua capacità di produrre CSS e di bruciarlo.

Purtroppo il nuovo Piano regionale Rifiuti prevede che i termovalorizzatori da ora in poi possono ricevere rifiuti da tutto il territorio regionale e non più solo dal proprio ambito di riferimento (per noi il territorio metropolitano). Inoltre con il decreto Sblocca Italia (Art. 35) si consente a tutti gli impianti di incenerimento (compresi i cementifici) di bruciare fino al massimo della loro capacità, oltre a dare disposizione per individuarne alcuni con funzione “strategica”.

4) Sulla pericolosità dell’incenerimento dei rifiuti esistono numerosi studi scientifici nazionali e internazionali, per cui forse è bene che sia il Mestriner di turno ad informarsi, visto che come Sindaco ha una diretta responsabilità sulla salute dei suoi cittadini;

5) Sulle politiche e sulle pratiche per arrivare alla quasi totalità di recupero della materia derivata dai rifiuti siamo molto preparati e ci rendiamo disponibili per un incontro sul tema. Nel mentre consigliamo a Mestriner e agli altri Sindaci di prendere contatto con la Rete Rifiuti 0


 

 

MAIL BOMBING:

E’ di questi giorni la notizia che Veritas spa, l’azienda pubblica che si occupa dei rifiuti, sta per dare avvio una operazione di riorganizzazione societaria che prevede l’ingresso in Ecoprogetto srl, una delle controllate del gruppo, di due aziende private.

Ma attenzione non si tratta solo di una semplice cessione di quote societarie perché il piano industriale connesso all’operazione prevede l’aumento della capacità di Veritas di bruciare rifiuti, che tradotto in parole semplici significa un nuovo termovalorizzatore nella zona di Fusina o il potenziamento di uno di quelli esistenti come il famigerato SG-31.

Assemblea permanente contro il rischio chimico di Marghera e Comitato Opzione Zero  lanciano la mobilitazione contro quella che considerano una vera e propria follia. I termovalorizzatori, anche i più evoluti, emettono infatti emissioni nocive molto pericolose per la salute delle persone e per l’ambiente, oltre a produrre ceneri e reflui da smaltire in discariche speciali.

PARTECIPA DAL 25 AL 29 SETTEMBRE AL MAILBOMBING, SCRIVI AI SINDACI, GLI AZIONISTI DI VERITAS, PER CHIEDERE LORO DI BLOCCARE QUESTA DECISIIONE E DI TORNARE A DISCUTERE CON I PROPRI CITTADINI E CON  I CONSIGLI COMUNALI

GIOVEDI’ 29 SETTEMBRE ALLE ORE 9 PARTECIPA AL PRESIDIO DAVANTI ALLA SEDE DI VERITAS in via Porto di Cavergnago 99 a Mestre

ISTRUZIONI PER IL MAILBOMBING

  1. copia e incolla il testo qui sotto in un nuovo messaggio mail
  2. copia gli indirizzi mail riportati sotto e inseriscili tra i destinatari del tuo messaggio
  3. inserisci l’oggetto, ad esempio I RIFIUTI NON SI BRUCIANO, SI RICICLANO
  4. Invia
  5. Diffondi questa iniziativa tra i tuoi contatti

testo mail da inviare

Egregi Sindaci dei Comuni soci di Veritas S.p.A.,il prossimo 29 settembre siete convocati per l’assemblea del Comitato di Bacino VeneziaAmbiente, e a seguire del Comitato soci di Veritas. Sarete chiamati ad esprimervi in merito all’operazione di cessione di parte delle quote detenute da Veritas in Ecoprogetto Venezia s.r.l., la società che gestisce gli impianti di Fusina per il trattamento del rifiuto secco residuo. Con avviso pubblico del 29.02.2016 Veritas ha avviato la procedura per individuare i soggetti intenzionati all’acquisizione del capitale di Ecoprogetto, per un totale del 40% delle quote corrispondente a 22 milioni di euro. Dalla selezione risulta aggiudicata l’offerta presentata dalla ATI Bioman-SESA, che oltre all’acquisto delle quote ha presentato un progetto strategico nel quale si propone tra l’altro di realizzare un impianto di valorizzazione energetica dei rifiuti trattati. Considerato che questa operazione avrà sicure e importanti ripercussioni economiche, ambientali e sociali per le comunità da voi rappresentate, in qualità di cittadino abitante in questo territorio

vi chiedo

– di reclamare in tutte le sedi di vostra competenza che, prima di prendere qualsiasi decisione, l’operazione di cessione delle quote di Ecoprogetto e il progetto strategico presentato dalla ATI Bioman-SESA, siano illustrati e discussi con i cittadini e con il Consiglio Comunali dei vostri Comuni;

– di non avallare quindi alcuna decisione del Comitato di Bacino, del Comitato Soci o del CDA di Veritas Spa in assenza di questo passaggio;

vi chiedo in ogni caso:

– di fare tutto il possibile per respingere tutte le decisioni che possano portare ad un aumento della produzione di CSS (Combustibile Solido Secondario da rifiuti) negli impianti del gruppo Veritas, nonché alla realizzazione di nuovi impianti di termovalorizzazione o al potenziamento/riqualificazione di quelli esistenti;

Vi ricordo infatti che l’incenerimento dei rifiuti è altamente impattante e pericoloso per la salute delle persone e per l’ambiente. E’ scientificamente dimostrato che le emissioni  dei termovalorizzatori  (anche i più evoluti) contengono sostanze come particolato fine e ultrafine, diossine, furani, acido cloridrico, ossidi di azoto e di zolfo, idrocarburi, metalli pesanti causa di tumori e altre gravi patologie a carico di numerosi organi. Queste emissioni andrebbero poi ad aumentare l’inquinamento atmosferico nel territorio metropolitano di Venezia già oggi molto elevato. Infine l’incenerimento dei rifiuti non risolve il problema dello smaltimento delle ceneri e delle acque reflue prodotte durante il processo, e, per quanto riguarda la produzione di energia elettrica, il rendimento è assai scarso (max 27%). La direttiva 2008/98/CE del Parlamento e del Consiglio europeo in materia di rifiuti ribadisce la necessità di puntare prioritariamente sulla riduzione dei rifiuti prodotti e sul recupero della materia (riuso e riciclo) rispetto al recupero di energia. E’ possibile fare a meno delle discariche e degli inceneritori: molti Comuni in Italia stanno attuando con successo la strategia “rifiuti zero”, attualmente il modo più veloce ed economico attraverso cui i governi locali possono contribuire alla riduzione dei cambiamenti climatici, alla protezione della salute, alla creazione di posti di lavoro “verdi”.

Siate lungimiranti, fatelo anche voi!!

 

indirizzi mail a cui inviare il messaggio

luigi.brugnaro@comune.venezia.it; sindaco@chioggia.org; sindaco@comune.mira.ve.it; mariarosa.pavanello@comune.mirano.ve.it; sindaco@comune.spinea.ve.it; sindaco@comune.martellago.ve.it; sindaco.polo@comune.dolo.ve.it; sindaco@comune.scorze.ve.it;  p.andreotti@comune.noale.ve.it; sindaco@comune-santamariadisala.it; sindaco@comune.salzano.ve.it; sindaco@comunecavallinotreporti.it; aliprandi.l@comune.meolo.ve.it; gianpietro.menin@comune.camponogara.ve.it; sindaco@comune.campolongo.ve.it; sindaco@comune.pianiga.ve.it; sindaco@comune.vigonovo.ve.it; sindaco@comune.stra.ve.it; sindaco@comune.campagnalupia.ve.it; sindaco@comune.fiessodartico.ve.it; sindaco@comune.fosso.ve.it; sindaco@comune.marcon.ve.it; andrea.cereser@sandonadipiave.net; segreteria.sindaco@comune.mogliano-veneto.tv.it; sindaco@comune.preganziol.tv.it; segreteria@comune.quintoditreviso.tv.it; segreteria@comunezerobranco.it; segreteria@cintocao.it; comune@comune.concordiasagittaria.ve.it; segreteria@comune.fossaltadiportogruaro.ve.it; segreteria@comune.gruaro.ve.it; valerio.zoggia@comune.jesolo.ve.it; mariateresa.senatore@comune.portogruaro.ve.it; sindaco@comune.pramaggiore.ve.it; info@opzionezero.org; sindaco@comunesanmichele.it; sindaco@sanstino.it; sindaco@comune.teglioveneto.ve.it; sindacoceggia@comune.ceggia.ve.it; sindaco@comune.eraclea.ve.it; sindaco@comunefossaltadipiave.it; info@comune.musile.ve.it; protocollo@comune.noventadipiave.ve.it;  protocollo@comune.torredimosto.ve.it; affarigenerali@comunequartodaltino.it; sindaco@comune.cavarzere.ve.it; info@comune.annoneveneto.ve.it; segretario@comune.caorle.ve.it; sindaco@torredimosto.it; presidente@veneziaambiente.it;

 

L’ex magistrato ne ha discusso con le società delle grandi rotte internazionali

«Siamo per la crocieristica, con garanzie». Ieri gli incontri con Realacci e Vendola

«Ho incontrato i rappresentanti della Clia, l’associazione degli armatori delle grandi rotte navali internazionali, presenti rappresentanti di Carnival e Msc. E andrò a parlare con Vtp. Anche gli armatori sono d’accordo nell’evitare lo scavo del canale Contorta e abbiamo portato su questa linea anche gli altri candidati sindaco. È ampio il consenso al no al Contorta. Ora bisogna decidere rapidamente sulle alternative. E ribadisco che noi siamo per la croceristica a Venezia, garantendo il lavoro e l’equilibrio ambientale».

Grandi navi , Felice Casson ribadisce la sua posizione a Mestre incontrando in piazzale Donatori di sangue l’amico onorevole Ermete Realacci, presidente della commissione Presidente VIII commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici della Camera.

«Non è lungimirante proseguire con lo scavo del Contorta», conferma Realacci, ricordando il pronunciamento unanime del Senato sulla valutazione di alternative.

I due hanno lavorato assieme anche al disegno di legge sugli ecoreati che dovrebbe essere approvato martedì. Venezia, dice Realacci, merita il ruolo di capitale del Veneto, «regione al secondo posto in Italia per investimenti nella Green economy», e che occupa 6.400 aziende in Provincia, «quelle che si sono difese meglio dalla crisi».

Ambiente, salute, lavoro. Tre temi cardine del programma di Casson: ieri mattina all’Officina del gusto l’incontro con il mondo della sanità veneziana, nel pomeriggio a Forte Marghera il saluto a Niki Vendola, leader di Sel arrivato per sostenere la lista di Bettin “2020Ve”.

«Bonifiche, sostegno alle produzioni green, difesa dei servizi sociali pubblici sono tra le cifre distintive della lista e della coalizione», dice Casson che, dopo la visita alla Grandi Molini, è sempre più convinto che il rilancio per la città passi anche per un forte investimento su Porto Marghera ma servono azioni lungimiranti: sburocratizzazione, economia green, e zona franca economica per garantire innovazione e finanziamenti europei. Su Alles promette battaglia e sul Vallone Moranzani, servono accordi con «impegni precisi». E conclude: «Lavoriamo uniti, se lo faremo concluderemo la partita il 31 maggio con una vittoria».

Mitia Chiarin

 

MIRA – Dopo la sentenza del Consiglio di Stato che ha dato il via libera all’ampliamento (revamping) dell’impianto di rifiuti speciali e pericolosi di Alles a Marghera, il Comune si dice fortemente preoccupato.

«Ci eravamo costituiti davanti al Tar assieme al Comune di Venezia», spiega il sindaco Maniero, «contro l’ampliamento autorizzato dalla Regione delle attività dell’impianto di trattamento rifiuti tossico-nocivi al confine tra Venezia e Mira. Il Tar ci aveva dato ragione. Ora con la sentenza del Consiglio di Stato, per i cittadini tornano i rischi. Non si tratta di timori infondati. In due conferenze scientifiche ospitate a Mira con la collaborazione del Centro regionale di controllo della malattie rare, è emerso che Mira presenta un picco di frequenza di queste patologie. Non abbiamo bisogno di emissioni provenienti da rifiuti tossico nocivi».

«Nel momento in cui siamo impegnati a risanare il territorio dalle discariche abusive sorte nei decenni scorsi», aggiunge l’assessore all’Ambiente Sanginiti, «è evidente che non possiamo accettare che a ridosso del nostro territorio si ampli una discarica di materiali pericolosi. Ci preoccupa lo sconfortante silenzio della Regione».

(a.ab.)

 

Due striscioni e un volantinaggio. Questi i mezzi usati, ieri mattina, dai rappresentanti dell’assemblea permanente dei cittadini contro il pericolo chimico e dal comitato Marghera libera e pensante per contestare la decisione del Consiglio di Stato di consentire l’ampliamento dell’impianto di trattamento di rifiuti Alles. Un via libera passato attraverso l’annullamento della sentenza del Tar che, lo scorso luglio, aveva annullato la delibera regionale di autorizzazione al “revamping”.

Proprio per contestare la volontà di trasformare la zona industriale in un polo di trattamento di rifiuti pericolosi provenienti da tutto il Veneto, le due associazioni e una rappresentanza di amministratori della Municipalità – il presidente Dal Corso e il delegato Silotto – ieri hanno organizzato una protesta consegnando volantini al mercato per ribadire che il via libera al potenziamento è una «forzatura rispetto al piano regolatore che consente solo di trattare rifiuti prodotti in loco».

Anche Francesca Zaccariotto è intervenuta sul tema: «Marghera non può più essere considerata la pattumiera del Veneto, la sua grande discarica – ha detto – Soprattutto se vogliamo davvero realizzare un percorso di bonifica, di recupero delle aree verdi per restituire l’area ai cittadini».

(g.gim.)

 

MARGHERA Contro il Consiglio di Stato che ha dato l’ok all’ampliamento

Volantinaggio sul caso “Alles”

Volantinaggio contro la sentenza del Consiglio di Stato che, respingendo il ricorso del Tar del Veneto, ha dato il via libera all’ampliamento di Alles. Nella tarda mattinata di oggi l’assemblea permanente di cittadini contro il rischio chimico distribuirà volantini al mercato di Marghera per ribadire lo slogan di anni: «Fermiamo il progetto Alles».

«Nonostante il parere negativo al progetto espresso dal Tar, nonostante una dura opposizione della popolazione dì Marghera, nonostante le prese dì posizione contrarie del comune, – attaccano i rappresentanti dell’assemblea nel testo del volantino che verrà distribuito – la sentenza accoglie la richiesta di ampliamento della società dell’azienda del gruppo Mantovani e sostenuta dal presidente della Regione Luca Zaia, di potenziare il proprio impianto di trattamento e stoccaggio di rifiuti tossico – nocivi raddoppiando i 6mila metri cubi autorizzati per arrivare a 12mila, portando i flussi giornalieri da 700 tonnellate a oltre mille; più dì 300mila tonnellate all’anno da stoccare e trattare.»

Imponente sarà, secondo l’assemblea, l’impatto su ambiente e salute dei cittadini, in contrasto con il piano regolatore che impedirebbe di trattare rifiuti provenienti da fuori città.

«Dando il via libera al bussinness del traffico dei rifiuti,- sottolinea, infine, il volantino – si favorisce quel sistema politico-affaristico legato alla Mantovani che grazie al Mose, alle grandi opere ha sottratto ingenti quantità di soldi pubblici impoverendo le nostre città di salute e servizi».

 

CONSIGLIO DI STATO

Rifiuti pericolosi, via libera al revamping

Il Consiglio di Stato annulla la sentenza del Tar che aveva accolto il ricorso del Comune contro il progetto di “revamping”

MARGHERA – Via libera del Consiglio di Stato al “revamping” dell’impianto i trattamento di rifiuti pericolosi di Alles spa che era stato bocciato dal Tar – su ricorso presentato dal Comune di Venezia – che sospendendo gli effetti della delibera di autorizzazione concessa dalla Commissione regionale per la Valutazione dell’impatto ambientale (Via), nonostante il parere contrario votato all’unanimità in Consiglio regionale, nel Consiglio comunale di Venezia e quello della Provincia.

La sentenza pubblicata ieri, accoglie il ricorso presentato da Alles contro la sentenza del Tar Veneto del 10 luglio 2014 che aveva negato all’azienda del Gruppo Mantovani l’autorizzazione al potenziamento delle quantità e delle tipologie di rifiuti da trattare. I giudici del Tribunale amministrativo regionale (Tar) avevano riconosciuto «la fondatezza» del ricorso del Comune contro l’autorizzazione data ad Alles dalla Giunta regionale di Luca Zaia, sostenendo che «le modifiche progettate dal “revamping” prefigurano un diverso impianto che tratterà tipologie di rifiuti diverse da quelle già autorizzate, con l’utilizzo di differenti tecnologie e nuovi impianti ancora da realizzare».

Per il Tar il progetto di Alles ricade nell’area del Sito di Interesse Nazionale di Porto Marghera che deve ottenere anche l’assenso del ministero dell’Ambiente che aveva già diffidato Alles spa dal realizzare interventi che interferiscano con le matrici ambientali fino all’approvazione del progetto di bonifica, che non è ancora avvenuto».

Ma la sentenza della Quinta Sezione del Consiglio di Stato, ora ribalta e annulla quella del Tar , sostenendo che il progetto di “revamping” non configura l’utilizzo di un nuovo impianto e non necessita di nuove autorizzazioni, in quanto l’impianto di Alles attivo dal 1996 era già stato oggetto di una autorizzazione della Giunta regionale che consente di aumentare le quantità di rifiuti pericolosi trattate, smaltite e stoccate, consentendo di ampliare i Codici Cer di classificazione delle sostanze e dei rifiuti trattati di circa 4 volte le tipologie prime ammesse per il trattamento.

Sulla decisione del Consiglio di Stato, l’ex assessore alle Politiche Ambientali, Gianfranco Bettin ha dichiarato: «Il rammarico per questa sentenza che rappresenta una forzatura sconcertante ed è appena mitigato dal fatto che considera il progetto come relativo a un impianto già esistente e dunque circoscrive la questione alla mera richiesta di Alles e sembra perciò non aprire la strada a impianti nuovi. La mobilitazione deve, co0munque, continuare e le nuove amministrazioni comunale e regionale dovranno fare definitiva chiarezza, in favore, si spera, di una Porto Marghera moderna e sostenibile, non destinata a essere la pattumiera universale di rifiuti tossici e nocivi evocata dalle scelte della Regione in questi anni».

 

La Municipalità protesta

«Colpa del governatore Zaia per lui siamo una pattumiera»

MARGHERA «Questa sentenza, purtroppo fa il gioco del Gruppo Mantovani – commenta a caldo il presidente uscente della Municipalità di Marghera, Flavio Dal Corso – è in sintonia con la Giunta di Luca Zaia che aveva approvato il revamping di Alles accogliendo la richiesta della società dell’azienda del Gruppo Mantovani di potenziare la sua piattaforma per il trattamento di fanghi e rifiuti contenenti anche sostanze tossico-nocive e al potenziamento dell’impianto di ricondizionamento di rifiuti speciali anche pericolosi».

«Il progetto di Alles – ricorda Dal Corso – è stato fortemente contrastato dalla Municipalità di Marghera in rappresentanza della comunità locale, oltre che dal Comune di Venezia, dalla Provincia, dal comune di Mira e dal Consiglio Regionale del Veneto che impegnava la Giunta regionale a revocare la delibera di autorizzazione. La Giunta di Zaia, invece, ha continuato a difendere in ogni grado di giudizio la sua delibera di autorizzazione all’azienda del Gruppo Mantovani, evidentemente per riaffermare Porto Marghera come polo di d’attrazione per tutte le attività pericolose e inquinanti, compreso lo stoccaggio, il trattamento e lo smaltimento di rifiuti civili e industriali, speciali, pericolosi e tossico-nocivi da tutto il Veneto e oltre».

«Per noi – conclude il presidente Dal Corso – Marghera deve essere un’area produttiva e non una pericolosa pattumiera. Ci auguriamo che le nuova amministrazione regionale cambi atteggiamento, vista la grave compromissione di molti suoi esponenti nello scandalo Mose per assicurare un futuro migliore e con attività ambientalmente compatibili con il nostro territorio già martoriato per anni con discariche e produzioni tossiche».

 

Gazzettino – Via libera per Alles, Marghera non ci sta.

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7

mag

2015

MARGHERA – Rifiuti pericolosi Il Consiglio di Stato dà via libera ad Alles

Il Consiglio di Stato ha ribaltato lo “stop” del Tar ai rifiuti tossici

Alles, ricorso accettato. Marghera ripiomba nell’incubo inquinamento. Il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso presentato dall’azienda di Porto Marghera contro la sentenza del Tribunale amministrativo regionale del Veneto. Sentenza con cui, lo scorso 10 luglio, il Tar aveva bloccato la delibera regionale di via libera all’ampliamento (revamping) dell’impianto di trattamento di rifiuti pericolosi di via dell’Elettronica.

La decisione che cancella il pronunciamento del Tar è stata presa dalla sezione quinta del Consiglio di Stato lo scorso 24 marzo ma se ne è venuti a conoscenza ieri con la pubblicazione della sentenza. Uno dei motivi che hanno indotto il Consiglio ad accogliere il ricorso presentato da Alles e dalla Regione è legato al fatto che si tratta di un ampliamento di un impianto esistente e non di una nuova costruzione.

Il Tar, invece, aveva bloccato la delibera regionale accogliendo un ricorso del Comune che aveva notato anche come il progetto di Alles avesse un impatto in termini urbanistici.

«Il fatto che l’autorizzazione regionale consenta di ampliare i Codici Cer di classificazione dei rifiuti trattati di circa quattro volte rispetto alle tipologie prime ammesse – spiega preoccupato il presidente della Municipalità di Marghera Flavio Dal Corso – non è stato considerato elemento rilevante per essere considerato un nuovo impianto».

Sta di fatto che il pronunciamento del Consiglio di Stato – ultimo grado di giudizio – dà il via libera al “revamping” dell’impianto ridando validità alla delibera della Giunta Zaia su Alles.

«L’unico modo per fermare la tendenza a considerare Marghera pattumiera dei rifiuti pericolosi del Veneto sta nella volontà politica. Ci auguriamo – auspica Dal Corso – che in Regione si cambi, vista anche la compromissione di molti esponenti nello scandalo Mose, in modo da poter assicurare prospettive diverse a Porto Marghera. Chissà che il nuovo Consiglio Regionale ribadisca, come ha fatto il precedente, il no alla delibera della Giunta Zaia e faccia pesare questo no sull’esecutivo, cosa che il vecchio consiglio non è riuscito a fare».

Richiama i cittadini alla mobilitazione l’ex-assessore e candidato alla presidenza della Municipalità Gianfranco Bettin che sottolinea come «saranno le nuove amministrazioni comunale e regionale a dover fare definitiva chiarezza, in favore, si spera, di una Porto Marghera non destinata a essere la pattumiera universale di rifiuti tossici e nocivi evocata dalle scelte della Regione in questi anni».

 

DOLO – L’ultimo consiglio comunale prima del voto si è concluso con la malinconia: saluti e ringraziamenti a chi non si ripresenterà come il più anziano dei consiglieri, Gianni Lazzari, 25 anni di vita amministrativa, il decano Adriano Spolaore in consiglio dal 1979 e il vicesindaco Giuliano Zilio, eletto già nel 1989. Ugualmente conclusa la partecipazione di Roberto Stradiotto.

L’ultima seduta si è rivelata meno convulsa del solito ed è iniziata con la discussione del piano finanziario consuntivo per la determinazione dei costi del servizio di gestione dei rifiuti dell’anno 2014. L’assessore Ovizach ha illustrato la situazione generale evidenziando come nel quinquennio trascorso la raccolta differenziata dolese abbia segnato un progressivo miglioramento passando dal 55% al 65%.

«Forse si poteva fare di più – ha ammesso -ma esistono ancora zone dove si abbandonano i rifiuti fuori dai cassonetti. Succede specialmente di notte e nelle zone vicine ai confini comunali».

L’assessore al Bilancio Pasqualetto ha presentato il rendiconto della gestione dell’esercizio finanziario 2014 e le operazioni di riaccertamento straordinario dei residui. È emerso un avanzo di amministrazione che sfiora i 7 milioni. «Dolo paga lo scotto più alto in Riviera – ha precisato il sindaco Gottardo – dell’effetto negativo del patto di solidarietà comunale imposto dal governo centrale».

(l.per)

 

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