Segui @OpzioneZero Gli aggiornamenti principali anche su Facebook e Twitter. Clicca su "Mi piace" o "Segui".

Questo sito utilizza cookie di profilazione, propri o di terze parti per rendere migliore l'esperienza d'uso degli utenti. Continuando la navigazione acconsenti all'uso dei cookie. Per maggiori informazioni cliccare qui

Comunicato stampa Opzione Zero 3 ottobre 2019

Inceneritore Fusina: Veritas smentisce sé stessa

 

Sull’inceneritore di Fusina Veritas smentisce sé stessa: i dati forniti da Opzione Zero sono esattamente quelli che Ecoprogetto ha riportato nella documentazione tecnica presentata ai fini dell’autorizzazione unica regionale. Se Veritas non riconosce i suoi stessi numeri, due sole sono le possibilità: o la società sta deliberatamente creando confusione, oppure non sa ciò che la sua partecipata Ecoprogetto ha formalmente richiesto alla Regione del Veneto. In entrambi i casi si tratta di dichiarazioni prive di fondamento rilasciate da una società pubblica i cui Dirigenti sono pagati profumatamente dai cittadini. Sarebbe il caso che i soci di Veritas, e cioè i Comuni del Veneziano, prendessero i provvedimenti del caso.

In merito alla sostanza, infatti, nella documentazione tecnica si legge:

1) Per quanto riguarda le linee 1 e 2 di incenerimento, rispetto ad una situazione attualmente autorizzata che prevede solo l’utilizzo di biomassa da sottoprodotti vegetali per 150.000 t/anno, Ecoprogetto chiede di poter bruciare in più:

– 150.000 t/anno di CSS (Combustibile da rifiuti), dunque 3 volte tanto di quello attualmente prodotto dalla medesima società (ca. 55.000t nel 2018) e ben di più di quella che è la produzione di CSS a livello regionale (ca. 94.000t nel 2017 – fonte ARPAV)

– 150.000 t/anno di rifiuti di origine organica, precisamente i rifiuti identificati dai codici CER200201 rifiuti (urbani) biodegradabili derivanti da giardini e parchi, CER200138 rifiuti (urbani) costituiti da legno privo di sostanze pericolose derivante da raccolte differenziate, CER150103 rifiuti (speciali) costituiti da imballaggi in legno, CER191207 rifiuti (speciali) costituiti da legno non contenente sostanze pericolose derivato da impianti di trattamento dei rifiuti, impianti di trattamento delle acque reflue fuori sito, nonché dalla potabilizzazione dell’acqua e dalla sua preparazione per uso industriale, CER 020103 rifiuti (speciali) costituiti da scarti di tessuti vegetali prodotti da agricoltura, orticoltura, acquacoltura, selvicoltura, caccia e pesca, trattamento e preparazione di alimenti. Come si vede si tratta di categorie di rifiuto non contenenti sostanze pericolose, dunque potenzialmente riciclabili;

– 30.000 t/anno di fanghi essiccati derivati da impianti di depurazione civile e dal trattamento di percolati da discarica;

2) Nella nuova linea di incenerimento 3, Ecoprogetto chiede di poter bruciare fino a 30.000 t/anno di CSS e 14.000 t/anno di fanghi essiccati;

In totale dunque le 3 linee possono bruciare fino a 374.00 t/anno di rifiuti, alla faccia dell’”autosufficienza energetica”

3) Per quanto riguarda la parte dell’impianto dedicata al trattamento dei rifiuti in ingresso, Ecoprogetto chiede alla regione di poter:

– ricevere fino a 450.000 t/anno di rifiuto urbano residuo (RUR) dal quale ricavare CSS oltre ad altre frazioni riciclabili, rispetto alle 258.000 t/anno oggi autorizzate. Si tenga presente che nel 2017 la quantità di RUR avviato a trattamento in tutto il Veneto si è attestato su un livello di 378.423 t (fonte ARPAV);

– inoltre, e questa è una novità, chiede di poter ricevere fino a 90.000 t/anno di fanghi da depurazione civile e 40.000 t/anno di percolati da discarica. Dopo il trattamento di condensazione ed essiccazione, si dovrebbero ottenere dai primi 30.000 t di sostanza secca e dai secondi una quantità non meglio precisata ma presumibilmente stimabile in 13.000 t di sostanza secca;

Come si evince in modo inequivocabile da queste informazioni – la cui fonte lo ribadiamo è proprio Ecoprogetto srl partecipata di Veritas e del gruppo FINAM della famiglia Mandato – le argomentazioni dei vertici di Veritas non reggono minimamente. Tanto più che gli impianti già presenti in Veneto in grado di accogliere il CSS prodotto nell’impianto di Fusina hanno ancora ampio margine.

Veritas abbia il coraggio di dire le cose come stanno e di assumersi la responsabilità delle proprie azioni di fronte a quei cittadini di cui dovrebbe tutelare gli interessi, ecologici ed economici, nell’ambito del servizio svolto.

 

Comunicato stampa Opzione Zero 2 ottobre 2019

Basta inceneritori, i rifiuti si devono ridurre e riciclare

 

Polo di Fusina: il vero obiettivo di Ecoprogetto, Veritas e Bioman è riaprire l’inceneritore chiuso nel 2014.

Un impianto sovradimensionato, più grande di quello di Padova; brucerà rifiuti anche di altre regioni.

Gravi i rischi per la salute e per l’ambiente soprattutto a causa dei fumi.

Lacunosa, superficiale e inadeguata la documentazione presentata ai fini della valutazione ambientale.

Opzione Zero pronto a dare battaglia insieme a comitati, associazioni e cittadini della Riviera e del Veneziano.

Dietro al fumoso progetto di ‘’aggiornamento tecnologico del Polo impiantistico di Fusina’’ proposto da Ecoprogetto srl si nasconde un vero e proprio mostro, un inceneritore di enormi proporzioni, addirittura più grande di quello di Padova, che potrà bruciare oltre 360.000 tonnellate all’anno di CSS ottenuto dal secco residuo, rifiuti urbani e speciali di origine organica, fanghi di depurazione civile e percolati essiccati da discarica. Questa la netta conclusione del meticoloso lavoro svolto da Opzione Zero che ha consegnato il 30 settembre alla Commissione Regionale per la Valutazione di Impatto Ambientale ben 56 pagine di osservazioni puntuali e approfondite.

Da mesi il comitato rivierasco segue la vicenda dell’inceneritore di Fusina, chiuso nel 2014 e tornato in auge a giugno di quest’anno con la proposta mal celata di riapertura presentato dal Direttore generale di Veritas Andrea Razzini. Già nel 2016 Opzione Zero e il Comitato Lasciateci Respirare di Marghera avevano protestato contro l’operazione di vendita a Bioman – implicata nell’inchiesta di Fanpage – del 40% delle quote di Ecoprogetto, la società del gruppo Veritas che tratta il rifiuto secco. Infatti già allora era chiaro che l’ingresso del gruppo FINAM della famiglia Mandato avrebbe portato a questa scelta. Una scelta sbagliata perché invece di puntare al recupero di materiali si preferisce incenerirli; e soprattutto una scelta pericolosa perché in particolare le emissioni gassose, soprattutto le polveri sottili e ultrasottili contenenti sostanza cancerogene, andranno a contaminare un’ampia porzione di territorio e a colpire centinaia di migliaia di persone che vi abitano.

Le osservazioni elaborate da Opzione Zero mettono in luce irregolarità, omissioni e incoerenze che riguardano ogni aspetto: dal non rispetto delle procedure per l’informazione e la partecipazione del pubblico, a carenze e ritardi nella presentazione delle integrazioni necessarie, a lacune e inadeguatezze rispetto ai contenuti ai fini dell’Autorizzazione Integrata Ambientale, alla mancata valutazione degli impatti ambientali, all’incoerenza rispetto a quanto previsto dalla normativa nazionale ed europea. Ad esempio nello Studio di Impatto Ambientale non viene per niente approfondito il tema della dispersione dei fumi, né gli impatti di questi sulla salute e sull’ambiente. Un ‘’dettaglio’’ non proprio irrilevante se si considera che da tutti i camini dell’impianto potranno uscire in un anno fino a 22,5t di Pm10, 426 ton di NOx, 106,4 ton di CO e di SO2, ben 190mg di diossine e furani, oltre a molte altre sostanze nocive. Manca poi la Valutazione di Incidenza Ambientale nonostante l’estrema vicinanza della Laguna di Venezia, un sito SIC-ZPS molto importante; nemmeno un cenno sulla vulnerabilità dell’impianto a rischi di incidente rilevante e ai cambiamenti climatici; niente nemmeno sulla composizione e la destinazione delle scorie tossiche prodotte dall’incenerimento dei rifiuti.

Ma a preoccupare Opzione Zero è anche il sovradimensionamento dell’intero impianto che lascia intendere come l’obiettivo non dichiarato di questa operazione sia quello di fare un vero e proprio business sulla pelle dei cittadini importando grandi quantità di rifiuti addirittura da tutta la Regione e anche da fuori. Basti pensare che nel progetto si richiede l’autorizzazione a lavorare ben 450.000 ton all’anno di rifiuto urbano residuo, quando secondo ARPAV nel 2017 l’intera quantità di RUR avviato a trattamento in Veneto ammonta a 378.423 ton. Mentre per il CSS la richiesta è di poterne bruciare fino a 150.000 all’anno a fronte di una produzione complessiva regionale che sempre nel 2017 si è attestata su un livello di ca. 94.000 ton.

‘’In tanti anni di esperienza abbiamo imparato a conoscere e a smascherare i giochetti per aggirare o piegare le norme su progetti opachi e speculativi servono a perpetuare logiche affaristiche quando non smaccatamente illecite – dicono dal comitato – a scapito della popolazione e degli ecosistemi. Siamo solo all’inizio ma siamo molto determinati a portare avanti una battaglia serrata e ostinata per impedire l’ennesimo attacco al nostro territorio. Esortiamo associazioni, comitati e cittadini della Riviera del Brenta e del veneziano ad unirsi a noi. Allo stesso tempo esortiamo le amministrazioni comunali del comprensorio a chiedere la sospensione dell’iter progettuale e ad aprire con coraggio un confronto vero e partecipato con le comunità’’.

 

CLICCARE QUI PER LEGGERE LE OSSERVAZIONI IN FORMATO PDF

 

globalclimatestrike

 

Il 27 settembre 2019 è indetto lo sciopero generale di 8 ore contro i cambiamenti climatici e per la tutela dell’ambiente e della salute. Tante le manifestazioni programmate in Italia, in Europa e nel mondo.

Opzione Zero aderisce e e partecipa alla manifestazione promossa dai giovani di Fridays For Future a Venezia. Appuntamento ore 08.30 presso la Stazione dei treni Santa Lucia

 

#globalclimatestrike #opzionezero #climatestrikevenice

27 settembre – global strike for climate 3 a Venezia

 

Venerdì 27 settembre il movimento dei giovani di Friday for Future ha indetto il terzo sciopero mondiale climatico. Nel nostro Paese le sigle sindacali USB, USI e Cobas hanno aderito alla giornata di mobilitazione proclamando lo sciopero generale di 8 ore (ad esclusione del settore trasporti), dunque anche per i lavoratori sarà possibile partecipare.

In piazza ci saranno anche i comitati e i tanti movimenti che si battono contro le grandi opere, la cementificazione, la devastazione il saccheggio dei territori perché tutte queste vertenze stanno esattamente dentro a una lotta più ampia e generale che vuole mettere in discussione il modello che è la causa dei riscaldamento globale.

Il riscaldamento globale non è una catastrofe del domani ma del presente; gli effetti sono sotto gli occhi di tutti: eventi meteo sempre più estremi e frequenti, desertificazione, innalzamento del livello dei mari, scioglimento dei ghiacci sono solo un assaggio degli sconvolgimenti che potranno accadere nei prossimi decenni. Perché tutto quello che vediamo oggi è la conseguenza di un riscaldamento medio di “solo” 1,1 °C, ma se le cose non cambiano subito la prospettiva al 2100 è di +4-5°C!!

Siamo ancora in tempo per limitare i danni!

Abbiamo la possibilità di invertire la rotta subito prima che sia troppo tardi. Abbiamo le competenze, la tecnologia, le risorse economiche per farlo. Manca solo la volontà politica di cambiare un sistema economico e sociale predatorio ed estrattivista, che mette al primo posto il profitto, l’accumulazione di ricchezza nelle mani di pochissime persone, mentre il resto dell’umanità e il Pianeta intero pagano in termini di guerre, fame, esclusione, devastazioni ambientali, morte.

Mentre la Terra letteralmente brucia, come abbiamo visto in Amazzonia, in Siberia e in Africa, si susseguono i summit mondiali sul clima senza che nessuna vera decisione venga presa.

I Governi italiani, quelli nuovi e quelli vecchi, continuano a spendere belle parole ma in realtà con il Piano Energia e Clima vorrebbero farci credere che, per uscire dall’emergenza climatica, dobbiamo abbandonare il carbone per passare al metano, un gas più pulito certo, ma sempre fossile. Ne è la riprova l’avvio della procedura per convertire la Centrale Enel Palladio di Fusina a turbogas. Siamo nelle mani di folli ed incapaci.

Un cambiamento radicale e urgente può avvenire solo con una forte scossa dal basso.

I giovani di tutto il mondo e le lotte territoriali per la difesa dell’ambiente ci stanno dicendo questo.

Diamoci da fare adesso, mettiamoci in marcia tutti insieme!!

 

climate_march_09_2019

Opzione Zero partecipa e invita a partecipare al Climate Camp organizzato da Comitato No Grandi Navi e da Friday for Future Venezia a Lido di Venezia dal 4 al 8 settembre che avrà come appuntamento più importante la Climate March in programma sabato 7 settembre in occasione della Mostra del Cinema di Venezia.

Qui il programma e tutte le info su climate camp e climate march: https://www.veniceclimatecamp.com/it/

Di seguito articolo su motivazioni della manifestazione.

 

Nel cuore della Mostra del Cinema, nel cuore del sistema: dichiariamo dal basso l’emergenza climatica.

Sabato 7 settembre la Climate March al Lido di Venezia.

7 / 8 / 2019

Avviato il countdown, mancano esattamente trenta giorni alla Climate March. Sabato 7 settembre entrerà nel cuore della Mostra del Cinema di Venezia quella rivendicazione che le nuove generazioni di tutto il mondo hanno riportato in primo piano oltre lo scetticismo, l’arrendevolezza, quanto non la vera e propria complicità di chi le ha precedute. Una marcia per la giustizia climatica.

Quando si parla di clima, c’è uno slogan a cui ci si è abituati: “non c’è più tempo”. Ma questa frase non significa “è troppo tardi” ma l’esatto contrario: “bisogna agire subito”.

Agire contro i negazionisti e gli sviluppisti. Contro Trump che ha sancito l’uscita degli Stati Uniti dagli accordi di Parigi (protocolli di per sé insufficienti, certo, ma la scelta politica del presidente a stelle e strisce non lascia adito nemmeno più al dubbio); contro Bolsonaro e le sue politiche di distruzione dell’Amazzonia, cui si aggiunge la licenza d’uccidere gli Indios che la abitano e la preservano; contro Putin che considera “antieconomico” spegnere gli incendi in Siberia, non intervenendo di fronte a una delle più grandi sciagure ambientali della storia; ma anche contro il governo giallo-verde che continua a puntare sui combustibili fossili (TAP e trivellazioni), sulle produzioni devastanti e inquinanti (ILVA), su grandi opere inutili e dannose (a Venezia, ad esempio, si persevera invocando più soldi per il MOSE, un’opera inutile che ha già drenato sei miliardi di euro, gran parte finiti in corruzione).

Le ultime scelte politiche sul TAV hanno dimostrato come sia il governo quanto l’opposizione siano concordi nel mantenere un certo modello di sviluppo. Una classe politica ostaggio dei loro rapporti con i gruppi finanziari che spingono per le grandi opere. Non ci può essere giustizia climatica se non bloccando tutte le grandi opere, soprattutto se superflue.

Quei fondi vanno invece destinati alla messa in sicurezza di un territorio, il nostro, che sta già affrontando i sintomi del cambiamento climatico che spesso si manifestano attraverso l’improvvisa potenza distruttrice del tornado, dell’uragano, della tempesta di grandine. Basta leggere le cronache degli ultimi anni.

I dati ufficiali sul climate change, le scadenze che ci impongono istituzioni altrimenti prudenti come l’ONU, dimostrano che non basterà trasformare i nostri stili di vita (anche se è necessario). Bisognerà soprattutto intraprendere una trasformazione culturale, sociale, economica e del modo di produzione. La versione green del capitalismo non è un’opzione, anche perché spesso sono le compagnie più compromesse con la tragedia climatica a presentarsi come le più avanzate sul versante della sostenibilità: vedi il caso ENI che costruisce bio-raffinerie in Italia, mentre devasta il Delta del Nigere vince, a suon di tangenti, ricchissimi appalti nel continente africano.

Si sa che l’estrattivismo è, dalle origini, uno dei segni sempre rinnovati nel susseguirsi delle accumulazioni capitalistiche e che, storicamente, il prelievo e l’uso dissennato di risorse hanno colpito seguendo divisione di classe, di genere, razza e specie. Anche al giorno d’oggi, i costi della crisi climatica sono scaricati secondo asimmetrie individuabili sugli stessi assi. A pagare sono, nel Sud globale, soprattutto le popolazioni indigene, e tutti i migranti climatici, costretti dall’avanzare delle desertificazioni a spostarsi verso nord. In Occidente sono prevalentemente le zone più povere, o magari quelle con maggiore densità di popolazione non bianca, a subire le scelte della collocazione di discariche, produzioni inquinanti, depositi di rifiuti tossici e così via. Non si comportano forse allo stesso modo le italiche grandi opere, di cui fanno le spese le comunità locali e chi non possiede le risorse per spostarsi altrove e mettersi al sicuro? Ovunque il capitale preda la “natura non umana” (per usare un’espressione di Jason Moore), trattandola come una risorsa a buon mercato, costringendo milioni di esseri viventi (gli animali non umani) a vite infernali, materia prima per un’industria responsabile di un impatto ambientale devastante.

Vanno prese delle contromisure urgenti.

Tra queste contromisure, la prima è dichiarazione d’emergenza climatica. Lo hanno già fatto diverse città in Europa e lo ha fatto il parlamento britannico. Ma cosa vuol dire dichiarare l’emergenza climatica? No, non significa l’applicazione di una legge marziale planetaria, ma vuol dire bloccare le produzioni climalteranti (da quelle collegate a petrolio e gas fino all’industria agricola ed alimentare) garantendo, però, un reddito per i lavoratori che verranno espulsi. Vuol dire indirizzare i finanziamenti pubblici verso la transizione, sottraendoli alle attività legate ai combustibili fossili; vuol dire impostare una decrescita non primitivista, ma favorita dalle tecnologie digitali e dalla potenza degli algoritmi, ora quasi totalmente appannaggio del capitale. Vuol dire per una volta, far pagare la transizione ai ricchi, alle imprese, a chi ha costruito imperi finanziari a spese del clima e della biosfera.

Tutto ciò sarà possibile solo se il grande movimento globale per la giustizia climatica sarà in grado di indicare le proprie priorità e di esprimerle con forza.

La climate march di Venezia, il prossimo 7 settembre, sarà un appuntamento importante in questo percorso globale. Dal Climate Camp, da tutti i territori, è fondamentale portare la richiesta di giustizia climatica fino nel cuore della Mostra del cinema.

 

no_grandi_navi_8_giugno

 

Ora basta ! Manifestazione no grandi navi a Venezia.

Andiamoci tutti, andiamoci insieme!

Treno da Mira Mirano ore 15,30 – N treno 20853

Dopo il gravissimo incidente provocato dalla Costa crociere domenica scorsa, il Comitato No Grandi Navi ha indetto una grande e importante manifestazione a Venezia sabato 8 giugno alle ore 16 alle Zattere.

Opzione Zero sarà presente una volta di più e lancia un invito accorato a tutti gli abitanti della Riviera del Brenta a partecipare al corteo, perchè questa situazione non è più tollerabile.

Per anni il comitato No Grandi Navi ha denunciato non solo gli impatti provocati da questi mostri del mare su Venezia e sull’ambiente, ma anche i rischi legati al loro passaggio attraverso la storica Città. Eppure, nonostante il Decreto Clini vieti il loro transito nel Canale della Giudecca, nessuno ha avuto il coraggio di fermarli.

La soluzione da chi come Salvini, Zaia e Brugnaro vorrebbe scavare il canale dei petroli e il canale Vittorio Emanuele sarebbe disastrosa per l’equilibrio lagunare e per la stessa Città di Venezia, senza contare il problema dei fanghi tossici e dei rischi di incidente in zona industriale. Il problema riguarda anche la Riviera del Brenta e in particolare il Comune di Mira che ha più di un terzo del suo territorio costituito da laguna e barene.

Esiste già più di un progetto per spostare le navi alle bocche di porto, uno di questi ha già superato il vaglio della commissione nazionale di valutazione impatto ambientale.

Ma per chi blatera di scavo di nuovi canali il vero obiettivo è lasciare le cose come stanno a tutto vantaggio delle compagnie croceristiche che l’anno scorso hanno realizzato complessivamente ben 14 miliardi di utile.

È ora di dire basta con la speculazione delle compagnie croceristiche, con un turismo esasperato ed esasperante che sta letteralmente consumando una delle Città più belle del mondo.

Per smascherare e sconfiggere ipocrisia e interessi che gravitano intorno a questa partita è necessario e urgente ribadire con una grande mobilitazione popolare che le Grandi Navi devono rimanere fuori dalla Laguna.

Sabato andiamo in tanti a Venezia e andiamoci insieme con il treno delle 15.30 in partenza dalla stazione di Marano.

FUORI LE NAVI DALLA LAGUNA

 

venezia_07_06_2014

Comunicato Stampa Opzione Zero 3 giugno 2019

Grandi Navi fuori da Venezia e dalla Laguna

Il grave incidente provocato dalla nave da crociera MSC domenica scorsa a Venezia è di una gravità inaudita.

Per anni il comitato No Grandi Navi ha denuciato non solo gli impatti provocati da questi mostri del mare su Venezia e sull’ambiente, ma anche i rischi legati al loro passaggio attraverso la storica Città. Eppure, nonostante il Decreto Clini vieti il loro transito nel Canale della Giudecca, nessuno ha avuto il coraggio di fermarli.

Ministri e Governi, la Regione capeggiata dal leghista Zaia, il Sindaco imprenditore Brugnaro, Autorità Portuale, tutti proni agli interessi speculativi delle grandi compagnie.

Sabato 8 giugno Opzione Zero sarà ancora una volta a fianco dei cittadini Veneziani e del Comitato No Grandi Navi e invita gli abitanti della Riviera a partecipare alla importante manifestazione indetta per le ore 16 a Venezia perchè questa situazione non è più tollerabile.

È ora di dire basta con la speculazione delle compagnie croceristiche, con un turismo esasperato ed esasperante che sta letteralmente consumando una delle Città più belle del mondo. Basta con chi, come Salvini, Zaia e Bugnaro, continua a nascondere le proprie responabilità vaneggiando su scavi di nuovi e vecchi canali e di Grandi Navi a Marghera.

Questi giganti galleggianti che inquinano come un’autostrada non sono compatibili nè con Venezia, nè con la Laguna, anzi non sono affatto compatibili. I Comuni della Riviera che si affacciano su una delle zone umide più importanti d’Europa, primo tra tutti quello di Mira, dovrebbero prendere immediata posizione contro un’ipotesi che avrebbe conseguenze disastrose anche per il loro territorio. Invece Sindaci e Amministrazioni sembrano come pesci nel barile.

Per smascherare e sconfiggere ipocrisia e interessi che gravitano intorno a questa partita è necessario e urgente ribadire con una grande mobilitazione popolare che le Grandi Navi devono rimanere fuori dalla Laguna.

 

23_febbraio

 

Sabato 23 febbraio i comitati veneti, i gruppi le associazioni e i singoli che si stanno mobilitando per la giustizia climatica e contro le grandi opere inutili e imposte, organizzano una giornata in Campo Santa Margherita a Venezia.

Una giornata di festa e di denuncia.

Infatti vogliamo condividere con quanti più possibile il nostro piano, la nostra Piattaforma di rivendicazioni verso la Regione Veneto, frutto del lavoro comune di tutti noi.

Ci siamo messi in cammino proprio a partire da Venezia lo scorso settembre 2018 con una grande assemblea che ha lanciato un percorso nazionale che vedrà tanti scendere in piazza il prossimo 23 marzo 2019 per una marcia climatica e contro le grandi opere.

Per coloro che da anni in Veneto reclamano giustizia ambientale e sociale il 23 febbraio è un’occasione per stare insieme, far vedere cosa significa per noi dire che SIAMO ANCORA IN TEMPO per cambiare questo sistema marcio e corrotto, e non il clima, Vogliamo dire a gran voce quali sono le responsabilità della Regione Veneto, di Zaia, della Lega e del sistema Galan…

Vogliamo anche essere parte dello spirito carnevalesco che si respirerà quei giorni a Venezia!
insomma…. state connessi e aspettate tutti gli aggiornamenti su allestimenti, musica, spettacoli e cibo che ci saranno il 23 febbraio!

Una tappa verso la giornata internazionale Climate Strike del 15 marzo e della manifestazione a Roma indetta per il 23 marzo.

 

 

marcia_umanità

Opzione Zero partecipa ed invita a partecipare a questa importante manifestazione promossa dalla Rete Veneto accoglie. Fate girare!

 

Sabato 9 febbraio ore 14 Venezia

SIDE BY SYDE #INDIVISIBILI IN MARCIA PER L’UMANITA’

E’ TEMPO DI RIMETTERSI IN MARCIA FIANCO A FIANCO PER L’UMANITA’, CONTRO LA BARBARIE

Quello che accade nel nostro paese ai tempi del Governo Lega – 5 stelle è sotto gli occhi di tutte e tutti noi.

Con l’entrata in vigore della legge Salvini stiamo assistendo ad un attacco ai diritti fondamentali dei migranti che vivono in Italia.

Le migliaia di persone che ormai vivono qui e si troveranno senza documento, la perdita del diritto alla residenza per i richiedenti asilo, le nuove pessime condizioni di accoglienza che si impongono sono solo alcuni esempi di quello che causa questo provvedimento al quale si aggiunge un clima d’odio e razzismo che viene continuamente alimentato dal Ministro dell’Interno. I divieti agli sbarchi, i proclami di rimpatri forzati seguono purtroppo la linea tracciata da Minniti con gli accordi Italia –Libia e la campagna di criminalizzazione ai danni delle Ong che salvavano le persone in mare.

Diciamo di volerci rimettere in marcia, anche se in realtà non ci siamo mai fermati.

Da Lodi a Riace, passando per la manifestazione di 100.000 persone a Roma, alle molte città che annunciano e praticano la disobbedienza a questa legge, alle migliaia di singoli cittadini, le associazioni laiche e religiose, i gruppi che di fatto ogni giorno in questo paese si attivano per disobbedire a questa legge ci restituiscono un’immagine di questo paese che si oppone ad una narrazione di odio e discriminazione con coraggio e determinazione.

Siamo molti, siamo sempre di più che pensiamo sia il momento di rimetterci a marciare fianco a fianco per dire che il Veneto non è solo terra di leghisti, penta stellati e razzisti.

Perché le nostre città sono accoglienti se le attraversiamo tutti insieme, #indivisibili, per costruire più diritti per tutti.

Il razzismo e l’esclusione non migliorano la qualità della vita di nessuno, sono utili solo a chi vuole mantenere le tremende disuguaglianze sociali proiettando rabbia e frustrazione contro i più deboli e indifesi.

Per questo sabato 9 febbraio, aderendo all’appello per la settimana di azioni territoriali contro la legge Salvini lanciata dopo la manifestazione di Roma, ci diamo appuntamento alle ore 14 nel piazzale antistante la stazione di Venezia.

per adesioni: sidebyside9febbraio@gmail.com

Venezia Accoglie

 

no_grandi_navi_slide

Il Comitato No Grandi Navi invita alle giornate europee dei movimenti per la difesa dei territori.

21 / 7 / 2017

Venezia è, da oltre mille anni, città simbolo dell’equilibrio tra uomo e natura, la sua magia origina e vive nella e della straordinaria compenetrazione di artificio e natura, pietra e acqua, città e Laguna.

Questo fragile equilibrio è seriamente minacciato dalla macchina del turismo di massa, di cui le grandi navi da crociera sono una delle peggiori espressioni: navi fuori scala, inquinanti, pericolose per l’incolumità di una città patrimonio Unesco, simboli galleggianti dell’arroganza delle multinazionali e della corruzione di una classe politica piegata alla difesa dei profitti privati a scapito del bene comune.

Ma Venezia è viva, contrariamente a ciò che vorrebbero le compagnie croceristiche, il ministro dei trasporti Del Rio, l’autorità portuale e il sindaco Brugnaro.

Da molti anni la città, grazie al Comitato No Grandi Navi, combatte contro il passaggio nella Laguna -e si sottolinea nella Laguna- di questi mostri e contro l’ipotesi di scavo in questa di nuovi canali (immaginate la costruzione di un’autostrada in una riserva naturale).

Il caos istituzionale è totale! In questi ultimi anni sono stati presentati diversi progetti che il Comitato ha contrastato in tutti i modi e che sono stati bocciati dalla commissione VIA (Valutazione Impatto Ambientale). Nonostante questo il ministro dei trasporti, l’autorità portuale e il sindaco insistono nella presentazione di due progetti, ipotesi assurde e devastanti volte a mantenere le grandi navi da crociera dentro la Laguna: il progetto del Canale Vittorio Emanuele che prevede di scavare fino a raddoppiare larghezza e profondità di un vecchio canale del 1925 -abbandonato da più di 30 anni- per far arrivare le navi da crociera, ancora una volta, all’interno della città, ed il progetto di nuovi approdi per le grandi navi da crociera nell’area industriale di Porto Marghera. V’è poi l’ipotesi di una soluzione mista tra le due sopra descritte.

Ambedue i progetti comporterebbero lo scavo di oltre sei milioni di metri cubi di fanghi inquinati ed inquinanti, il rischio di incidenti chimici con il passaggio delle navi da crociera in zone (l’area industriale di Porto Marghera) sottoposte ai piani di Protezione Civile e alle Direttive Seveso.

Ambedue i progetti interferiscono in maniera negativa con le attività produttive e le attività portuali commerciali presenti a Porto Marghera e nel Canale Malamocco –Marghera.

Ambedue i progetti erano stati presentati in passato e furono travolti da una marea di pareri tecnici negativi da parte di diversi enti ed istituzioni.

Ambedue i progetti innescheranno nuovi effetti devastanti nel delicatissimo ecosistema lagunare.

Il comitato si opporrà con tutte le sue forze a queste ennesime vergogne e come sempre dirà: fuori le grandi navi da crociera dalla Laguna!!

La nostra Laguna è stata già coinvolta in un’altra grande opera inutile e devastante che, per di più, ha creato un vortice infinito di tangenti e corruzione: il sistema MOSE!

Venezia è una città unica, certo, ma è al contempo un simbolo globale.

Vorremmo che la nostra città divenisse per due giorni la cassa di risonanza di tutte quelle lotte che oggi, in Italia e in Europa, sono condotte per la difesa dei territori, per la giustizia ambientale e per la democrazia decisionale.

Non mancano certo le opere inutili e dannose, ma non mancano nemmeno meravigliosi esempi di resistenza: ci si batte contro linee ferroviarie ad alta velocità, la costruzione di aeroporti, le trivellazioni e le industrie del petrolio, contro l’inquinamento del suolo, dell’aria, dell’acqua, contro la cementificazione del territorio, l’uso speculativo di terremoti e altre catastrofi, l’estrazione del carbone e l’industria mineraria e molto altro ancora. Ci si batte, quindi, di fatto, anche per un modello di sviluppo che tenga conto della giustizia climatica e per un’idea diversa di società, basata sul rispetto della volontà di chi abita i territori e non sul soddisfacimento degli appetiti di chi li vuole sfruttare a costo di distruggerli per profitto o calcolo politico.

Il 18 giugno abbiamo indetto un referendum popolare autogestito che in nove ore ha visto la partecipazione di oltre 18.105 persone: un successo clamoroso di cui hanno parlato tutti i media nazionali ed internazionali come esempio di democrazia diretta dal basso! 17.874 persone hanno votato SI all’estromissione delle grandi navi da crociera dalla Laguna e al divieto di nuovi scavi in Laguna.

Il 23 e il 24 settembre vi aspettiamo dunque a Venezia per incontrarci, per confrontarci, per costruire una strategia comune, per agire, perché da qui può partire un nuovo ciclo europeo di lotte.

 

PROGRAMMA

23 settembre 2017

  1. 15.00: S.a.L.E. Docks – Magazzini del Sale: Workshop e assemblea plenaria.
  2. 20.00: Cena Sociale

 

24 settembre 2017

  1. 15.00: Zattere – Rive e Canale della Giudecca

Action Day! Manifestazione in acqua e sulle rive

Blocchiamo le grandi navi! Chiediamo giustizia ambientale per tutti i territori d’Europa!

Alle Zattere ci saranno punti ristoro, punti informativi con magliette, bandiere e altro materiale – inoltre ci sarà  live music con Cisco e altri.

A seguire: live music alle Zattere con Cisco e altri ospiti.

 

COMITATO NO GRANDI NAVI – LAGUNA BENE COMUNE

Per adesioni scrivere all’ indirizzo e- mail :  nobigship@gmail.com

 

18_giugno_referendum

 

Domenica 18 giugno è indetto il referendum contro le grandi navi. Il comitato Opzione Zero invita a partecipare e a votare SI per far restare le grandi navi fuori dalla Laguna e per dire no allo scavo di nuovi canali.

E’ possibile votare anche in Riviera del Brenta presso il centro Dedalo in via Toti a Mira dalle ore 10.00 alle ore 18.00. Qui sotto l’appello del comitato No Grandi Navi.

 

DOVE POTETE VOTARE:

Dalle ore 9:00 alle ore 18:00 potranno votare tutte le persone che nella giornata di domenica si troveranno fisicamente a Venezia. Non ci sono limiti di età, di provenienza o residenza.

DORSODURO

Zattere
Santa Marta
San Basilio
Campo Santa Margherita ( si vota dalle ore 9 alle ore 20)
Ca’ Bembo
San Barnaba

SANTA CROCE – SAN POLO

Piazzale Roma
Tolentini

Frari
San Cassiano
Campo San Polo
San Giacomo
Erberia – Ruga Rialto
San Tomà

CANNAREGIO

Ferrovia

Ponte del Ghetto Fondamenta Ormesini (sede)
Fondamenta Misericordia
Santi Apostoli
Strada Nova –  Rio Terà San Leonardo
Fondamenta Nuove
Campo Gesuiti

GIUDECCA

Sacca Fisola
Palanca
Zitelle
Redentore

SAN MARCO

Campo San Bortolo
Campo Santo Stefano
San Zaccaria

CASTELLO

Campo Santi Giovanni e Paolo
Santa Maria Formosa

Bragora
Via Garibaldi

Giardini-Biennale

Sant’Elena

LIDO

Santa Maria Elisabetta
Blue Moon

Alberoni – Bar Spiaggia

MARGHERA

Piazza del Municipio dalle 10 alle 14

MESTRE

Piazzetta Pellicani (Torre) dalle 10 alle 14
Parco Bissuola (piscine)
Parco San Giuliano
Forte Marghera

CHIOGGIA

Piazza del municipio

MIRA

Centro Dedalo

 

L’appello del comitato No Grandi Navi

 

Venezia vs Grandi Navi. Domenica 18 giugno si vota Sì al Referendum

 

Sarà una domencia importante per Venezia, quella del 18 giugno.

Il comitato cittadino che lotta contro le Grandi Navi e il loro carico di inquinamento e di devastazione delle rive e dei fondali lagunari, ha indetto un referendum popolare autogestito. Il quesito è facile: “Vuoi che le Grandi navi da crociera restino fuori dalla laguna di Venezia e che non vengano effettuati nuovi scavi all’interno della laguna stessa?” La risposta che il comitato chiede alla cittadinanza è naturalmente Sì.

Stiamo parlando, ovviamente, di un referendum autoconvocato, considerato che i favorevoli alle Grandi Navi non hanno accettato di misurarsi nelle urne, ma che ha comunque un grande valore politico. Per la prima volta, i veneziano avranno la possibilità di contarsi e di dire la loro opinione su un problema, come quello delle Grandi Navi, sul quale non hanno mai avuto voce, considerando che fino ad oggi ad esprimersi sono stati solo ministeri, comitatoni vari e, last but not least, le compagnie di crociera che sono le vere padrone della laguna. Considerando che se ne sono bellamente infischiate di tutte le decisioni prese dalle autorità politiche.

Anche i decreti che cercavano di contenere i danni all’ecosistema, come quello Clini Passera che il 2 marzo 2012 aveva vietato il transito anche alle stazze superiori alle 40 mila tonnellate, hanno avuto vita breve di fronte alle pressioni delle multinazionali del turismo. Quelle che Venezia la sfruttano solo e non lasciano un soldo in città.

Il referendum del 18 giugno sarà quindi una imperdibile occasione per riprendere voce sul governo della nostra città, per ribadire che la nostra salute è importante e non può essere compromessa dai fumi delle Grandi Navi che sparano inquinanti come due autostrade, per ricordare che Venezia è laguna e che la laguna non è un braccio di mare che può essere scavato a piacimento, solo per farci transitare queste specie di villaggi vacanze galleggianti che portano profitto ai soliti noti mercificando beni di tutti.

Già che ci siamo, il referendum sarà anche una opportunità di ricordare che i cambiamenti climatici si combattono localmente, invertendo la rotta di quel gigantismo consumista di cui le Grandi navi sono una bandiera. Donald Trump non è l’unico dinosauro fautore delle energie fossili al mondo. Cominciamo a combattere quelli che vorrebbero prosperare a casa nostra. Una Grande Nave produce più Co2 di una portaerei da guerra. Un motivo di più per andare a votare Sì al referendum. Perché se la terra avrà un futuro, questo sarà senza fossili. E senza Grandi Navi.

 

Copyrights © 2012-2015 by Opzione Zero

Per leggere la Privacy policy cliccare qui