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CA’ SUGANA – Tra i nuovi provvedimenti della giunta il via libera al cambio di destinazione dei terreni

AREE EDIFICABILI – La giunta ha dato il via libera al cambio di destinazione d’uso in agricole, recependo una legge regionale e predisponendo due moduli per le domande. Già alcune decine le richieste pervenute a Ca’ Sugana, per terreni, in media, tra i 2 e i 3 ettari.

«È una misura che aiuta le tasche dei cittadini -spiegano il sindaco Manildo e l’assessore Paolo Camolei- ma al tempo stesso rientra nella volontà dell’amministrazione di evitare ulteriore consumo di suolo ed, anzi, di recuperarne».

IUAV – Il sindaco non dispera di trattenere in città i corsi di laurea in design e design della moda dello Iuav, a rischio trasloco a Venezia. Si lavora su due fronti: da un lato, quello tecnico legale del parere della Ragioneria dello Stato che ha bloccato i finanziamenti della Camera di commercio: «Interpretazione pazzesca, perchè queste sovvenzioni avvengono da 18 anni e c’è un’altra decina di casi simili in Italia. Abbiamo già interessato il sottosegretario all’Economia, Baretta». Dall’altro, l’intervento diretto del mondo economico: il 4 giugno è in programma un summit con i rappresentanti di ente camerale e categorie. «E qualche imprenditore si è già fatto vivo».

Intanto l’amministrazione ha approvato la delibera che affida allo Iuav il coordinamento della progettazione sull’ex Caserma Piave.

URBECOM – Nella riunione con i commercianti «abbiamo spiegato cos’è e quali potenzialità può avere. Da parte nostra c’è anche la disponibilità a cambiare nome, se questo può aiutare a lavorare tutti insieme, visto che tutti vogliamo una città diversa e più competitiva. Rivivere Treviso non ha ancora firmato? Non mi diamo significato eccessivo ad un atto formale. È un’opportunità per loro sedersi al tavolo con gli altri».

PAT – Per il Comune di Treviso l’iter del Pat è formalmente chiuso. Ieri l’approvazione in sede di conferenza dei servizi con la Provincia. Mancano solo la ratifica da parte dell’ente provinciale, prevista nei prossimi giorni, e la successiva pubblicazione sul Bollettino ufficiale regionale e poi l’ok all’atteso Piano di assetto del territorio sarà definitivo. «Tutto questo senza buttare via denaro pubblico», rivendicano in Comune.

Mattia Zanardo

 

Sempre più case sfitte nel centro storico di Pieve di Soligo. Oltre a un altro problema: da edificabili ad agricoli, boom di richieste di declassamento dei terreni a Pieve di Soligo. Una tendenza che si registra negli ultimi mesi anche negli altri comuni del Quartier del Piave. Se, fino a una decina di anni fa, avere un terreno edificabile era considerato un tesoretto, oggi questo rappresenta invece solo un motivo di sconforto per i proprietari, chiamati a versare tasse che, negli ultimi tempi, sono diventante insostenibili.

«L’esigenza di far diventare un terreno da edificabile e agricolo c’è – conferma il sindaco di Pieve di Soligo, Stefano Soldan -, chiaro che verranno accolte solo le richieste plausibili. Ora stiamo cercando di capire quale sia l’approccio corretto verso queste richieste. Il nostro orientamento è quello di andare incontro a quei cittadini proprietari di terreni edificabili che oggi vivono una situazione vessatoria per le tasse».

Il bisogno di convertire i terreni è molto sentito a Pieve di Soligo, «un segno della crisi che ancora stagna in un territorio che un tempo era il motore dell’economia del Nord-Est». Senza contare che Pieve di Soligo, come tutto il Quartier del Piave, deve fare i conti con una cementificazione che ha segnato gli anni del boom edilizio e che oggi fa sì che molti edifici, civili e industriali, siano vuoti e sfitti anche in città.

Già alcune richieste di conversione della destinazione sono allo studio degli uffici comunali. «Stiamo verificando come dal punto di vista normativo queste domande siano accoglibili e poi come le modifiche della destinazione del terreno si inseriscano nel Pat (piano di assetto del territorio) – puntualizza Soldan -, senza contare che dopo aver modificato il terreno da edificabile a agricolo difficilmente si potrà tornare indietro. Dunque una scelta che va soppesata».

Una richiesta dunque sintomo di un contesto sociale ed economico in netto mutamento: «Se negli anni del boom edilizio le richieste erano in tutt’altro senso, affinché ogni angolo della terra diventasse fabbricabile, oggi – chiude il sindaco – il processo è stato invertito alla luce anche dell’incremento delle tasse con cui i cittadini devono fare i conti».

Claudia Borsoi

 

L’indice di costruzione secondo solo a quello lombardo, l’incuria pluriennale nella salvaguardia idrogeologica. Gli ambientalisti: troppi impegni disattesi

VENEZIA – Il cimitero degli elefanti dei capannoni abbandonati, gli insediamenti abitativi che invecchiano senza inquilini, le discariche selvagge, i veleni occultati nel sottosuolo, le costruzioni sregolate che costellano campagna, colline, litorale.

L’ambiente veneto aggredito e indifeso, ostaggio di un modello di industrializzazione diffusa e accelerata, che ha frantumato le barriere tra urbanesimo e ruralità, che dal 1970 ad oggi ha trasformato in costruzioni 180 mila ettari di terreno (pari all’intera provincia di Rovigo) con un’indice di cementificazione (il 14%) secondo su scala nazionale soltanto a quello lombardo.

Se questo è l’album del passato (prossimo), l’attualità dei nostri giorni racconta l’epilogo di un ciclo economico espansivo e il suo malinconico corollario fitto di zone commerciali dismesse e impianti inutilizzati, siti produttivi da bonificare e ferite aperte sul territorio.

«Negli ultimi tempi la situazione si è addirittura aggravata, ora nessuno sta peggio di noi», è il severo commento di Andrea Ragona, dirigente di Legambiente «mentre un po’ dovunque spuntano cartelli “vendesi” sugli edifici e nella sola Padova ci sono 10 mila appartamenti vuoti, i costruttori sollecitano ulteriori colate di cemento, funzionali esclusivamente ai loro profitti, non certo ai cittadini. L’altra faccia della cementificazione è l’assenza drammatica di una politica della mobilità pubblica che riduca l’inquinamento dell’aria: aperture di facciata e promesse elettorali, nel concreto quasi nulla. Stiamo scontando gli effetti devastanti di 14 anni di gestione Chisso nei trasporti. Una buona notizia? Finalmente si riparla di idrovia con minimo di concretezza, però dobbiamo essere chiari: o diventerà un canale navigabile, con il traffico pesante sottratto alla strada e posto sopra le chiatte, o si ridurrà all’ennesimo palliativo. Temo che, aldilà degli slogan, la consapevolezza della gravità della situazione e la conseguente volontà di agire, siano del tutto insufficienti».

Abusi e dissesti non indolori, pagati a carissimo prezzo ogniqualvolta le precipitazioni superano le medie stagionali, il bollettino dei danni racconta esondazioni fluviali e torrenti in piena, centri sommersi e distruzioni, vittime e sfollati. Sul fronte della salvaguardia idraulica, dopo lunghi anni di colpevole incuria, la disastrosa alluvione del 2010 è valsa, se non altro, a ridestare l’amministrazione regionale, che, per volontà del governatore Luca Zaia, si è dotata nello stesso anno di un Piano di azioni e interventi per la mitigazione del rischio idraulico e geologico, stimando in 2,7 miliardi di euro il costo complessivo della messa in sicurezza del martoriato territorio veneto. Un obiettivo lungi dall’essere centrato – complice la crisi che ha prosciugato i rubinetti finanziari del Governo – perseguito attraverso l’apertura di 925 cantieri grandi e piccoli, con priorità ai bacini di laminazione di Caldogno, Muson dei Sassi, Viale Diaz a Vicenza, La Colomberetta, Montebello, Pra dei gai, Trissino; i punti più dolenti nella mappa nostrana.

«È un primo passo utile dettato dall’emergenza ma occorre fare molto di più», sentenziano all’unisono i comitati spontanei sorti come funghi nelle zone a rischio alluvionale.

Altro versante, quello del risparmio del suolo abbinato alla rigenerazione urbana. A lavorarci, da tempo, sono quelli di Urbanmeta, un “cartello” sorto in Veneto e ad oggi unico in Italia perché include ambientalisti e Ance, architetti e docenti universitari; figure difformi, spesso in conflitto, accomunate dall’interesse per le scelte urbanistiche: «Il Piano Casa voluto dalla Regione ha lievemente attenuato l’impatto sul territorio, escludendo le costruzioni ex novo, però ha concesso chance di ampliamento abitativo che riteniamo del tutto eccessive», è l’opinione di Andrea Ginestri, attivo nel sodalizio «ma ciò che più ci sconcerta è la strategia che emerge in alcune amministrazioni locali.

Ci dicono: “Fra tre anni esauriremo la cubatura prevista dal Piani di assetto territoriale e allora introdurremo lo stop ai cantieri edili”; ebbene, alcuni di quei Pat prevedono aumenti della cementificazione fino al 40% : una follia, impraticabile per il venir meno di suolo disponibile prima ancora che per decenza amministrativa».

Intanto la legislatura si è conclusa ma l’annunciata legge quadro regionale è rimasta alla fase progettuale alcuna: «Se è per questo, siamo in ritardo anche sul piano delle idee», chiosa Ginestri «finora, il massimo che si è riusciti a escogitare per riqualificare un sito industriale dismesso, è stato piazzarci un centro commerciale o un silos di auto. La moderna rigenerazione urbana è altra cosa».

È tutto? Non proprio. C’è anche il rischio persistente di terremoto (confermato dalla recente serie di scosse) che i geologi individuano nell’arco della Pedemontana che si estende dalla Lessinia al Cansiglio e coinvolge le province di Verona, Vicenza e Treviso, dichiarate zone sismiche di seconda categoria. Gli esperti della prevenzione sollecitano a gran voce uno screening organico, ovvero una mappatura degli edifici – abitativi e produttivi – accompagnata da incentivi finanziari all’adeguamento degli stabili pubblici e privati. Il Piano Casa, in verità, assegna alcuni fondi in questa direzione, legati alla ristrutturazione e messa in sicurezza. Ma è soltanto l’inizio di un percorso che si annuncia lungo e accidentato.

Filippo Tosatto

 

Il docente di Idraulica: «Basta strade, ci vuole equilibrio. Bene l’Idrovia. Il Mose? Speriamo almeno che funzioni»

D’Alpaos: «Il rischio allagamenti è alto, servono invasi»

VENEZIA – Il territorio e la sua sicurezza sacrificati sull’altare del cemento, come risultato di una politica che per almeno quarant’anni si è lasciata dettare l’agenda delle grandi e piccole opere da pochi portatori di interesse. E l’interesse generale torna a far capolino solo quando si verificano le tragedie, come l’alluvione del 2010.

Luigi D’Alpaos, professore emerito di Idraulica dell’università di Padova chiede al nuovo governatore il coraggio di scegliere: la sicurezza idraulica del Veneto è l’unica priorità su cui concentrare le risorse.

Professore, come sta il territorio veneto? «Ha i suoi problemi dal punto di vista della difesa idraulica, una situazione che è conseguenza di anni di incuria, sfruttamento del suolo e della stessa acqua. Ma anche di una politica che ha concentrato progetti e risorse sempre e solo su cemento e asfalto».

Dove è urgente intervenire? «Ci sono due piani, quello del grande sistema idrografico e le reti minori. Il problema dei nostri fiumi è che non sono in grado di convogliare al mare in sicurezza la portata delle piene. È un problema grave perché quanto accaduto nel 1966 può succedere di nuovo. Servono invasi per trattenere temporaneamente i colli di piena».

E l’Idrovia Padova-Mare di cui da qualche anno si è tornati a parlare? È certamente un’opera necessaria per garantire la sicurezza idraulica di tutta la zona a valle del nodo idraulico di Voltabarozzo, sia nel Padovano che nel Veneziano, potendo fungere da canale scolmatore per Brenta e Bacchiglione. Se ne è tornato a parlare dopo l’alluvione del 2010 quando tante persone e tante imprese si sono ritrovare in ginocchio. Eppure se si chiede a qualsiasi imprenditore cosa serve al Veneto, si parla ancora e sempre di strade, autostrade e tangenziali. Non capiscono cosa stanno rischiando. È quello che io chiamo il “partito degli stradini” che ha dettato lo sviluppo del nostro territorio. La politica deve prendere in mano la situazione, smettere di rilanciare, di ascoltare pochi portatori di interesse e fare le opere di difesa idraulica».

Non è cambiato nulla dopo il 2010? «Qualcosa si è iniziato a fare, ma sono solo i primi passi di un cammino che sarà lunghissimo e dovrà impegnarci per i prossimi 30 anni. L’acqua è una minaccia, ma anche una grande risorsa. Difendersi dalle acque, difendere le acque: sono i due lati della stessa medaglia. Da una parte il rischio alluvioni, dall’altra fiumi ridotti a rivoli, come il Piave. Va ristabilito l’equilibrio».

E il Mose? «Un’opera troppo complessa e troppo costosa. Ma arrivati a questo punto non possiamo che augurarci tutti che funzioni».

Elena Livieri

 

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COMUNICATO STAMPA OPZIONE ZERO 5 MAGGIO 2015

Scatta la campagna elettorale a Dolo, e come al solito è una ridda di dichiarazioni a buon mercato e di mistificazioni, soprattutto in tema di grandi opere.

Opzione Zero, chiamato direttamente in causa dalla Sindaca uscente, non ci sta e interviene in modo deciso per fare chiarezza a partire dai fatti e non dalle parole.

Il comitato rivierasco precisa: sulla Romea Commerciale non c’è stato alcun sostegno alla Giunta Gottardo, casomai è avvenuto il contrario. L’approvazione dell’ordine del giorno contro la nuova autostrada, approvato dal Consiglio Comunale di Dolo dopo che altri Comuni, a cominciare da Mira, si erano mossi per rompere il fronte del Sì, è stato un atto politico positivo, ma va precisato che quel documento è stato elaborato e proposto proprio da Opzione Zero, da sempre a favore dello stralcio integrale dell’opera indipendentemente dal tracciato. Prima di quel voto, la Sindaca di Dolo e la sua ex-maggioranza si erano espressi più volte contro l’attraversamento della Riviera, ma favorevolmente ad altre ipotesi di innesto verso Marghera o Spinea.

“D’altra parte – interviene il presidente di Opzione Zero Mattia Donadel – l’ordine del giorno sulla Romea Commerciale non basta a cancellare il decisivo via libera a Veneto City, duramente contrastata da tutti i comitati della zona, e nemmeno l’imposizione a suon di commissari del nuovo PATI che aggiunge cemento al cemento. L’unica nota di merito dell’amministrazione uscente è forse il sostegno al ricorso sull’elettrodotto contro Terna per elettrodotto Dolo-Camin, ma anche in questo caso va ricordato che senza la determinazione e il prezioso lavoro di inchiesta dei comitati, in particolare di quello di Vigonovo, nemmeno questa azione sarebbe andata in porto.”

Rebecca Rovoletto e Lisa Causin, portavoce del comitato, aggiungono: “Molto ambigua è anche la posizione della lista Dolo Democratica: nel programma si parla genericamente di contrarietà alle grandi opere e al consumo di suolo, ma ogniqualvolta c’era da prendere posizione in modo netto e vincolante, gli esponenti della lista hanno trovato il modo di smarcarsi. La dimostrazione sta nel fallimento delle trattative con il gruppo de “Il Ponte del Dolo” causato, tra le altre cose, dal rifiuto del PD di inserire tra i punti programmatici la cancellazione del casello di Albarea (funzionale a Veneto City) e il ritiro definitivo della Nuova Romea in luogo di un più vago riferimento ad evitare l’attraversamento della Riviera. D’altra parte si sa che proprio sulla Orte-Mestre, nonostante lo stop temporaneo imposto dal ministro del Rio dopo l’inchiesta della Procura di Firenze, buona parte del PD veneto e emiliano, oltre che nazionale, continua ad avere un orientamento più che favorevole.”

In ogni caso sulle elezioni a Dolo Opzione Zero ha le idee chiare: il comitato sosterrà in modo diretto la lista Ponte del Dolo e il candidato Sindaco Giorgio Gei, in continuità con un percorso di laboratorio civico iniziato cinque anni fa, che, grazie alla buona sinergia trovata tra le diverse componenti, si è dimostrato positivo ed efficace, non solo in tema di difesa del territorio e della salute. A rimarcare questa scelta la decisione di candidare in lista cinque dei propri attivisti dolesi; questi i nomi: Francesco Ceoldo, Arianna De Monte, Marina Doni, Giacomo Mescalchin, Eugenio Moro.

 

Si vota con il sistema maggioritario anche se i residenti sono più di 15 mila. Territorio e cemento i problemi immediati

DOLO – Sette candidati, quattro uomini e tre donne, alla conquista della poltrona di sindaco di Dolo. Sono state ufficializzate ieri le candidature per le elezioni comunali in programma il 31 maggio. Il comune di Dolo ha una popolazione di 15 mila abitanti ma deve votare con il sistema maggioritario per i comuni con popolazione inferiore ai 15 mila abitanti visto che nell’ultimo censimento era sotto a quella cifra. Alle urne saranno chiamati 12.135 abitanti, 5.850 uomini e 6.285 donne.

A presentarsi saranno ben sette liste, record assoluto per Dolo e segno della frammentazione che si è avuta in questi anni in particolar modo nel centrodestra.

Si ricandida il sindaco uscente Maria Maddalena Gottardo, 53 anni quadro dirigenziale in una banca, con la lista civica Maria Maddalena Gottardo Sindaco.

Il suo avversario sulla carta più quotato è Alberto Polo, 40 anni impiegato di una fondazione a Venezia, che si presenta con la lista civica Dolo Democratica che ha anche il sostegno del Pd.

Altra candidata è Valentina Peruzzo, 30 anni commerciante nel settore della telefonia, che ha il sostegno del Movimento 5 Stelle.

Altra conferma è quella di Giorgio Gei, 54 anni commerciante nel ramo dell’informatica, che si ripresenta con la lista Il Ponte del Dolo che ha l’appoggio di Sel, Comunisti Italiani, Comitati e società civile.

Ci sarà poi Elisabetta Ballin, 48 anni libero professionista e assessore uscente all’urbanistica, che corre con la civica Dolo è Tua.

Presente anche la Lega Nord che candida Antonio Di Luzio, 54 anni impiegato bancario ed ex sindaco di Pianiga.

La sorpresa è la lista “Dolo per Fare” composta dal gruppo dolese dei Tosiani che presenta Marco Cagnin, 49 anni, ingegnere.

Come si è arrivati a tutto questo. Nel centrosinistra Alberto Polo ha incassato l’appoggio del direttivo Pd, che lo ha preferito all’ex sindaco Claudio Bertolin, e poi ha iniziato a lavorare per la civica Dolo Democratica.

Il Ponte del Dolo, dopo vari incontri con il gruppo di Polo, ha deciso di ripresentarsi da solo con lo stesso simbolo e candidato del 2010.

Percorso solitario per i grillini che hanno puntato sulla giovane Valentina Peruzzo.

Più tumultuoso il percorso nel centrodestra. Il sindaco Gottardo ha deciso di ricandidarsi ma ha perso l’appoggio della Lega Nord, e degli assessori Elisabetta Ballin, rappresentante di Forza Italia, che ha deciso di correre da sola e degli assessori Alessandro Ovizach e Antonio Pra che non si presenteranno.

C’è poi il capitolo Lega che vede la candidatura di Antonio Di Luzio cui però si contrappone la lista dei Tosiani con Marco Cagnin.

Tra i candidati consiglieri ci sono nomi noti e sorprese: Emanuele Corrado Gaspari, ex assessore del Pd con Bertolin, sosterrà Gottardo; la presenza di Pietro Martire, ex calciatore rimasto in sedia a rotelle dopo un infortunio di gioco e molto attivo nel sociale, e di Nicola Bisso, calciatore ex bomber del Dolo.

Molti i nodi cruciali della campagna elettorale. In primis le infrastrutture e i grandi progetti come Veneto City, la Romea Commerciale, la Camionabile sull’Idrovia e l’elettrodotto ad alta tensione Dolo – Camin oltre al Pati che in questi mesi ha visto anche un ricorso al Tar.

Giacomo Piran

 

DOLO – È stata rinviata al 22 luglio l’udienza davanti al Tar del Veneto per discutere il ricorso presentato dai gruppi di minoranza di Dolo contro la nomina dei commissari “ad acta” per l’adozione del Pati (piano assetto territoriale intercomunale) di Dolo e Fiesso. «Una decisione adottata», precisa Alberto Polo, a nome dell’opposizione, «per consentire di dirimere definitivamente in tempi rapidi un caso particolare che vede coinvolta la tutela del diritto di rappresentanza dei consiglieri comunali in forza del mandato ricevuto dai cittadini attraverso il voto, in un ambito fondamentale come la definizione urbanistica del territorio».

Tutto è iniziato quando il sindaco di Dolo, Maddalena Gottardo, dopo che per ben 4 volte la maggioranza in consiglio comunale non è riuscita ad approvare il nuovo piano regolare, aveva chiesto al Difensore Civico Regionale di nominare due commissari ad acta per adottare il Pati. I commissari, insediatisi a gennaio, hanno approvato il Pati a fine febbraio.

Nel frattempo i gruppi di minoranza, contrari alla designazione, avevano impugnato davanti al Tar del Veneto il decreto di nomina dei commissari ad acta.

(g.pir.)

 

Gazzettino – Mira. Zero cemento nel nuovo Pat

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

19

apr

2015

MIRA – Lo strumento urbanistico punta alla tutela di territorio e paesaggio

Maniero: «Avanza pure cubatura del precedente piano»

«In nuovo Pat di Mira punta sulla tutela paesaggistica ed è a “consumo zero” di territorio». A sottolinearlo sono il sindaco Alvise Maniero e l’assessore ai Lavori Pubblici Luciano Claut. L’Iter per l’approvazione del nuovo Pat di Mira, il Pianto di Assetto del territorio che, di fatto, sostituisce il vecchio Prg, è stato avviato nei giorni scorsi.

Il Pat è stato presentato in commissione urbanistica e secondo l’amministrazione comunale, l’iter per l’approvazione potrebbe concludersi entro ottobre.

«Abbiamo impostato il nuovo Pat con un taglio drastico alle nuove cementificazioni – ha sottolineato il sindaco – reso possibile e anzi doveroso, dalla considerazione che la crisi che ha colpito l’edilizia abitativa come pure le attività produttive e commerciali, fa sì che dal precedente PRG rimangano ancora edificabili 340mila metri cubi residenziali e 320mila metri quadri di attività produttive D4. Che senso aveva prevedere nuove espansioni se non era nemmeno stata completata quella a suo tempo prevista e sulla quale siamo pure intervenuti per ridurla?. Abbiamo fatto scelte importanti per la qualità di vita dei miresi – conclude Maniero – che chiedono che si faccia buona manutenzione e si migliori quello che c’è, prima di intaccare ancora nuovo territorio».

Ad illustrare come il nuovo Pat di Mira preveda un risparmio di suolo agricolo pari a 46 ettari è l’assessore Luciano Claut.

«Il volume di nuova previsione in aree di espansione, cioè in suolo attualmente agricolo, passa da 240mila metri cubi a zero. Ed anche per quanto riguarda il volume di nuova previsione in aree già urbanizzate c’è una netta riduzione, passando da 150mila metri cubi a 100mila».

Anche per quanto riguarda le aree per le attività commerciali, produttive e residenziali non è prevista alcuna espansione.

«Anzi – sottolinea Claut – è stato tolto anche il cosiddetto “Distretto della sostenibilità”, che avrebbe trasformato la Romea in una parata di centri commerciali».

Luisa Giantin

 

SAN PIETRO DI FELETTO – Mattone in crisi e troppe tasse: boom di richieste di riconversione

L’ALTRO MOTIVO – I proprietari allettati dal business del Prosecco

I terreni edificabili non sono più appetibili nemmeno in collina. Sono dieci le domande pervenute al Comune di San Pietro di Feletto di cittadini che chiedono la conversione di terreni edificabili in agricoli. Dieci richieste che sono arrivate in fase di concertazione pubblica del piano di assetto del territorio (Pat), quindi prima ancora che venga steso il nuovo piano regolatore. Ma se ne attendono diverse altre decine.

«Negli incontri che abbiamo fatto con la cittadinanza per il Pat – spiega il sindaco Loris Dalto – avremmo dovuto discutere di linee guida e criteri, invece sono arrivate domande ed osservazioni specifiche sul taglio delle aree edificabili e la trasformazione in terreni agricoli».

In tempo di crisi del mattone e stangate sulle tasse, il vero business in collina è il Prosecco. Sarà questa la prima variante contenuta nel piano degli interventi di prossima stesura. È quella che il sindaco Loris Dalto chiama «la variante zero» in quanto anticipa tutte le varianti che seguiranno.

«Serve per dare una risposta a queste osservazioni – afferma Dalto – in modo da far decadere alcune discrasie tra il vecchio piano regolatore e il Pat».

In fase di condivisione del Pat con i cittadini sono state presentate delle osservazioni puntuali che avrebbero dovuto arrivare invece nella seconda fase, ossia quella attuale della stesura del piano degli interventi.

Tuttavia quello della riconversione dei terreni da edificabili ad agricoli «è un fenomeno che si sta affermando – dice il sindaco – in ogni caso il piano degli interventi che verrà redatto sarà orientato allo sviluppo del paese».

Le dieci domande arrivate e quelle che seguiranno «saranno valutate con la logica dello sviluppo urbanistico».

Il Comune non vuole dunque che questa tendenza alla riconversione si trasformi in regressione demografica per il paese.

«Si potrà continuare a costruire – spiega il sindaco Dalto – ovviamente tenendo conto dei vincoli paesaggistici e del principio che abbiamo lanciato di “abitare in leggerezza”, quindi no all’edificazione massiccia».

Le linee guida al piano degli interventi, con il documento programmatico, è stato discusso nel consiglio comunale di mercoledì. Giovedì sera invece l’amministrazione comunale ha incontrato la cittadinanza.

Elisa Giraud

 

Il sindaco Barbiero: sono tranquilla, gli atti sono regolari

Piano urbanistico

Il M5S denuncia il Comune in Procura

MARTELLAGO – Il Piano d’assetto del territorio di Martellago finisce in Procura della Repubblica. Il Movimento 5 Stelle, infatti, considera che il documento approvato dal Consiglio comunale meno di tre anni fa presenti delle irregolarità. A presentare l’iniziativa sono arrivati anche il candidato presidente della Regione Jacopo Berti e i due parlamentari veneziani Emanuele Cozzolino e Arianna Spessotto. Il sindaco Monica Barbiero, di contro, si sente tranquillo.

Pat. Quanto approvato prevede che si potrà lottizzare su poco meno di 19 ettari, per 633.250 metri cubi, compresi i 168.337 mila del vecchio Piano regolatore. Il 72 per cento delle trasformazioni riguarderà le aree urbanizzate e le riconversioni. A livello di residenti, Martellago non avrà più di 25 mila abitanti, aumentando di 2.500-3.000 quelli attuali.

M5S. Cozzolino e Spessotto sono i firmatari dell’esposto consegnato il 7 marzo scorso. Il Movimento sostiene che in 40 anni sono stati consumati 427 ettari di terreno, facendo scomparire il 35 per cento della superficie agricola coltivata, con una media di 10,7 ettari l’anno. E il Pat contribuirà a ridurla ancora.

«Siamo per una regione a consumo zero del suolo», esordisce Berti, «e qui siamo davanti a una delle più grandi farse. Per poter costruire, hanno inserito come aree agricole il campo da Golf, alcune zone lungo il Passante verde, punti ferroviari e così via. Una tendenza diffusa, che poi provoca alluvioni, disastri ecologici e danni enormi».

Rincarano la dose i tre consiglieri comunali di Martellago. «Il primo Pat approvato», dice Andrea Marchiori, «presentava degli errori, con gravi irregolarità nel calcolo della Superficie agricola utilizzabile (Sau) fatte notare dalla Provincia. Poi ha dovuto eliminarle ripresentando una seconda versione, che consentiva al Comune, secondo dei calcoli, di avere comunque la massima trasformabilità».

Fa eco Barbara Simoncini. «Nella prima ipotesi», spiega mostrando il Pat, «era stato inserito il campo da golf, nella seconda hanno messo altre aree non indicate all’inizio. Si sono contraddetti».

Per Davide Da Ronche il passaggio in Procura è obbligato perché «il Tar costa troppo e non possiamo permettercelo». Maggioranza.

Il sindaco Barbiero si dice tranquilla. «Non sapevo dell’esposto», commenta, «ma abbiamo avuto tutto i permessi dagli organi competenti e c’è stato un regolare percorso in Consiglio comunale».

Alessandro Ragazzo

 

Il Pat torna in Procura e sempre per via della superficie agricola “gonfiata” per avere più aree edificabili. Dopo l’iniziativa del Comitato Pro Complanare, il Movimento Cinque Stelle di Martellago ha depositato un altro esposto, illustrato ieri, presenti anche i deputati firmatari Arianna Spessotto ed Emanuele Cozzolino e il candidato governatore Jacopo Berti. Che spiega: «Vogliamo un Veneto a consumo di suolo 0: siamo sommersi di cemento. Presentiamo un esposto su una grande farsa: pur di costruire e far felici gli amici, questa Amministrazione ha spacciato per aree agricole stazione dei treni, campo da golf e Passante, mancando di rispetto al territorio».

«Per mantenere – ha chiarito Enrico Chiuso, candidato alla regionali – il rapporto tra superficie agricola e comunale sopra il 61,3 e ottenere il massimo indice di trasformabilità, aumentata del 122,5%, hanno passato per agricoli giardini e parchi privati, aree verdi del Passante, laghetti da pesca, argini fluviali».

«Abbiamo contato 186 aree irregolarmente valutate agricole: qualche errore passi, ma non così tanti e clamorosi. Cosa seminiamo sulla linea dei Bivi o su chilometri di piste ciclabili? E, cosa ancor più grave, la Provincia ha rimandato indietro la prima versione del Pat imponendo di scomputare il campo da golf, ma l’Amministrazione, per compensare e mantenere il rapporto di 61,3, ha riclassificato agricole 89 aree che in origine non lo erano, smentendosi. Prima dell’esposto abbiamo fatto i passaggi in consiglio ma ci hanno riso in faccia», incalzano i consiglieri 5 Stelle Andrea Marchiori, Barbara Simoncini e Davide Da Ronche.

«Siamo la seconda regione più cementificata: uno dei motivi sono i Pat. In quello di Martellago ci sono gravi irregolarità e omissioni di chi doveva controllare. Speriamo vengano individuate le responsabilità», ha concluso Spessotto, che aveva presentato anche un’interrogazione parlamentare, chiamando in causa, oltre al Comune, Regione e Provincia. Ma il sindaco Barbiero ripete: «Il Pat è stato approvato e in consiglio abbiamo già dato ogni spiegazione. Siamo sereni sul lavoro e il percorso».

Nicola De Rossi

 

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