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31

mag

2015

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SAN PIETRO DI FELETTO – Mattone in crisi e troppe tasse: boom di richieste di riconversione

L’ALTRO MOTIVO – I proprietari allettati dal business del Prosecco

I terreni edificabili non sono più appetibili nemmeno in collina. Sono dieci le domande pervenute al Comune di San Pietro di Feletto di cittadini che chiedono la conversione di terreni edificabili in agricoli. Dieci richieste che sono arrivate in fase di concertazione pubblica del piano di assetto del territorio (Pat), quindi prima ancora che venga steso il nuovo piano regolatore. Ma se ne attendono diverse altre decine.

«Negli incontri che abbiamo fatto con la cittadinanza per il Pat – spiega il sindaco Loris Dalto – avremmo dovuto discutere di linee guida e criteri, invece sono arrivate domande ed osservazioni specifiche sul taglio delle aree edificabili e la trasformazione in terreni agricoli».

In tempo di crisi del mattone e stangate sulle tasse, il vero business in collina è il Prosecco. Sarà questa la prima variante contenuta nel piano degli interventi di prossima stesura. È quella che il sindaco Loris Dalto chiama «la variante zero» in quanto anticipa tutte le varianti che seguiranno.

«Serve per dare una risposta a queste osservazioni – afferma Dalto – in modo da far decadere alcune discrasie tra il vecchio piano regolatore e il Pat».

In fase di condivisione del Pat con i cittadini sono state presentate delle osservazioni puntuali che avrebbero dovuto arrivare invece nella seconda fase, ossia quella attuale della stesura del piano degli interventi.

Tuttavia quello della riconversione dei terreni da edificabili ad agricoli «è un fenomeno che si sta affermando – dice il sindaco – in ogni caso il piano degli interventi che verrà redatto sarà orientato allo sviluppo del paese».

Le dieci domande arrivate e quelle che seguiranno «saranno valutate con la logica dello sviluppo urbanistico».

Il Comune non vuole dunque che questa tendenza alla riconversione si trasformi in regressione demografica per il paese.

«Si potrà continuare a costruire – spiega il sindaco Dalto – ovviamente tenendo conto dei vincoli paesaggistici e del principio che abbiamo lanciato di “abitare in leggerezza”, quindi no all’edificazione massiccia».

Le linee guida al piano degli interventi, con il documento programmatico, è stato discusso nel consiglio comunale di mercoledì. Giovedì sera invece l’amministrazione comunale ha incontrato la cittadinanza.

Elisa Giraud

 

Ieri a Torino è stato consegnato il dossier dall’associazione Ambiente Venezia

«Lesi i diritti dei cittadini, ignorate le critiche». «Grandi navi, fuori le osservazioni»

VENEZIA – Un esposto sul Mose al Tribunale permanente dei popoli. Si riaccendono i riflettori sulla grande opera. Ieri a Torino una delegazione dell’associazione «Ambiente Venezia» ha consegnato al presidente del Tribunale Franco Ippolito un esposto che chiede l’apertura di un procedimento.

«Per accertare», si legge nel documento firmato da Armando Danella, Luciano Mazzolin, Stefano Micheletti e Stefano Fiorin, «se nell’iter del progetto Mose siano stati rispettati i diritti dei cittadini».

Il Tribunale dei popoli – di cui fanno parte i giudici Mireille Fanon Mendes France (Francia), Antoni Pigrau (Spagna), Roberto Schiattarella e Vladimiro Zagrebelsky (Italia) – ha aperto ieri i lavori della sessione dedicata a «Diritti fondamentali, partecipazione delle comunità e grandi opere». Conferenza deedicata alla Tav e alle grandi opere, tra cui il Mose.

«Riteniamo che il progetto Mose, in corso di realizzazione», dice Danella, «contenga in sè profili di violazione dei diritti fondamentali che oggi permangono».

Tra queste azioni, il comitato include «il contrasto dei movimenti di opposizione e e della comunità scientifica non asservita agli interessi di parte».

E le «mancate risposte alle critiche anche circostanziate della pubblica opinione. Soprattutto dopo che la magistratura ha rivelato quel clima malavitoso di corruzione, concussione e finanziamento illecito del Consorzio Venezia Nuova».

Infine una «manipolazione e omissione di dati e informazioni per alimentare la continuità dell’errore».

I comitati, già autori di altri esposti alla Procura, alla Corte dei Conti e all’Unione europea, chiedono ora che sia il Tribunale internazionale a pronunciarsi. Battaglia che continua, quella sul Mose e sulle garanzie che la collettività chiede per la sua realizzazione e la gestione e manutenzione, che costerà almeno 50 milioni di euro l’anno.

Comitati sul piede di guerra anche per quanto riguarda il canale Contorta, altra «grande opera» proposta dall’Autorità portuale per far entrare le grandi navi in laguna e farle arrivare alla Stazione Marittima dalla bocca di porto di Malamocco. In questi giorni l’Autorità portuale ha inviato al ministero per l’Ambiente le risposte alle 27 pagine di osservazioni della commissione Via.

«Risposte esaurienti», secondo il presidente Costa, «per un’opera che si dovrà fare comunque, essendo di pubblico interesse».

«L’unica cosa di pubblico interesse è che il governo rimuova il predente Costa», attacca Marco Zanetti di VeneziaCambia2015.

Andreina Zitelli ribadisce la richiesta che «vengano pubblicati i 300 file di integrazioni prodotti dal Porto». «È dovere del ministro Galletti, che deve tutelare la laguna e non la crocieristica».

Alberto Vitucci

 

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LARGHE INTESE SUGLI AFFARI – Nei verbali di Venezia ombre sulla grande opera da 10 miliardi con cui Bonsignore (Ncd) ha messo d’accordo destra e sinistra

di Giorgio Meletti, “Il Fatto Quotidiano”, 9 lug. 2014

Un fantasma si aggira per l’inchiesta sul Mose: è l’affare della nuova autostrada Orte-Mestre, nota anche come Nuova Romea. Costerà quasi dieci miliardi di euro, e dagli interrogatori si capisce che è il vero affare che calamita le attenzioni. Claudia Minutillo, ex segretaria del governatore veneto Giancarlo Galan, passata come manager al gruppo Mantovani, racconta che il suo nuovo capo, Piergiorgio Baita, non pensava ad altro. Quando li arrestano, nella primavera 2013, non c’è ancora il sospirato via libera del governo, che arriverà l’8 novembre 2013, in una riunione del Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) presieduta dal premier Enrico Letta. Il 24 aprile 2012 Minutillo chiama Baita per parlare della riunione Cipe di tre giorni dopo. Sintesi giudiziaria della chiamata: “Baita voleva sapere se ci fosse la Romea e comunque chiederà ad Albanese… omissis…”.

Bisogna tirare il filo per vedere dove porta. Gioacchino Albanese, detto Nino, era già famoso negli anni 70 come braccio destro di Eugenio Cefis, poi è stato manager dell’Eni, coinvolto nello scandalo Eni-Petromin (1980), e nel 1981 è risultato iscritto alla loggia P2 con la tessera numero 913. Oggi ha 82 anni e ricopre ancora un ruolo decisivo: è amministratore delegato della Ilia Spa di Genova, promotrice della Orte-Mestre. Si tratta di un project financing, il modo più moderno di scavare buche nei conti dello Stato: in apparenza il privato costruisce un’opera pubblica a sue spese e recupera l’investimento incassando i pedaggi, in questo caso per 49 anni.

Per spiegare ai pm i rapporti corruttivi tra Baita e Galan, Minutillo tiene una lezione sul project financing degna del più radicale dei No-Tav. Conferma infatti che è la miglior maniera di evitare il fastidio di una gara d’appalto, ma che ovviamente prima di avanzare una proposta bisogna essere certi che il politico la inserisca nelle opere di “interesse pubblico”: “La presentazione di un project financing ha un costo significativo per non dire rilevante, motivo per cui se non si ha la sicurezza di avere dei contraddittori disponibili si rischia solo di gettare i costi dello stesso”. I politici spiega Minutillo, giustificheranno l’entusiasmo un po’ sospetto “dicendo che a loro l’unico interesse vero era comunque fare l’opera, questa è la cosa che dicono sempre”. Il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli (indagato per corruzione nello scandalo Mose) il 23 febbraio 2010 ha benedetto la Orte-Mestre come “fondamentale per la piccola e media imprenditoria”, mentre Maurizio Lupi, ministro delle Infrastrutture, a novembre 2013 saluta il via libera del Cipe a “un asse viario fondamentale per l’Italia, completamente coperto da capitali privati”. In verità, dei 9,8 miliardi lo Stato ce ne metterà 1,9 sotto forma di sconti fiscali alle imprese costruttrici, grazie ad apposita legge del governo Monti.

Il ministro dell’Economia dell’epoca, Fabrizio Saccomanni, era contrario. Baita soffriva. Minutillo spiega: “L’Economia, il Tesoro, si opponeva a questa cosa qua, quindi veniva… è stata rinviata più volte. Baita teneva i contatti con il dottor Albanese del gruppo di Bonsignore, e poi avevano dentro al ministero le persone”. Il capo di Albanese è Vito Bonsignore, ex andreottiano diventato imprenditore con la liquidazione da 2-300 milioni che gli dette Marcellino Gavio per farlo fuori dall’Autostrada Milano-Torino e legatissimo all’ex senatore Luigi Grillo e a Sergio Cattozzo i due uomini dell’Ncd arrestati a Milano nell’inchiesta Expo. Europarlamentare fino allo scorso 25 maggio, Bonsignore è stato insignito, durante Mani pulite, di una condanna definitiva a due anni per corruzione. Oggi è tra i fondatori del partito di Angelino Alfano e soprattutto di Lupi. Bonsignore ha buone amicizie. Il presidente della Ilia a cui il governo sta affidando l’autostrada da 10 miliardi è Giovanni Berneschi, momentaneamente agli arresti per lo scandalo della Carige, banca che supporta Bonsignore nella Orte-Mestre. Ma nessuno batte ciglio. Anzi. La delibera Cipe dell’8 novembre scorso è ancora segreta. Non è dato conoscere il piano economico-finanziario su cui si basa la previsione che i proventi del traffico ripagheranno l’opera. Sicuramente c’è una clausola secondo la quale ricavi inferiori al previsto comporteranno l’impegno dello Stato a pagare la differenza. Insomma, il rischio d’impresa è tutto a carico dei contribuenti, ed è per questo che delibere, piani e contratti con cui si impegnano miliardi pubblici non vengono pubblicati.

D’altra parte l’opera piace a tutti. All’inizio c’era un’Associazione Nuova Romea, presieduta da Pier Luigi Bersani, che si batteva per una nuova arteria tra Ravenna e Mestre, visto che la Romea era obsoleta e pericolosissima. C’era anche una società, che girava intorno alle coop rosse (Cmc di Ravenna e Ccc di Bologna su tutte) e alla Mantovani di Baita, pronta a proporre il suo projectfinancing. Finché nel 2003 Bonsignore spiazza tutti con un progetto unico, da Orte a Mestre, passando per Cesena e Ravenna, che il ministro dell’epoca, Pietro Lunardi, subito accoglie. Il governatore dell’Emilia-Romagna,

Vasco Errani, che è di Ravenna, attacca: “La scelta delle opere da fare non è compito dei privati”. Ma poco tempo dopo lo stesso Errani si batterà come un leone per chiedere al governo lo sblocco del project financing della Ilia. Come mai?

Nella rissa Bonsignore e Lunardi sfoderano la loro abilità. Racconta Minutillo: “Furono bravissimi, misero subito d’accordo cinque presidenti di Regione”. L’intesa arriva nel 2005 e prevede lavoro per tutti: per la Mantovani nelle tratte venete, per le coop rosse in Emilia e via spartendo. Il 27 luglio 2005 l’Anas dà il via libera al progetto di Bonsignore. Due settimane prima il regista della Orte-Mestre aveva discusso con il suo amico Massimo D’Alema le modalità di partecipazione alla scalata alla Bnl della Unipol di Gianni Consorte. L’ex premier riferisce al manager presunto rosso: “Voleva dirmi… voleva sapere se io gli chiedevo di fare quello che tu gli hai chiesto di fare, oppure no [ridacchia]… Che voleva altre cose, diciamo… a latere su un tavolo politico. […] Ti volevo informare che io ho… ho regolato da parte mia”. I magistrati di Venezia stanno portando alla luce i contesti trasversali e opachi con cui la politica spartisce denaro pubblico tra le imprese amiche.

 

Articoli inchiesta Mose

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5

giu

2014

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IN AGGIORNAMENTO

 

Tutti gli articoli relativi all’inchiesta Mose

 

21 marzo 2015 – Nuova Venezia – Mazzacurati citato in aula: non arrivera’

17 marzo 2015 – Gazzettino – Grandi opere, tangenti: 4 arresti

15 marzo 2015 – Nuova Venezia – Mose, esposto dei comitati al Tribunale dei Popoli

14 marzo 2015 – Nuova Venezia – I legali di Giorgio Orsoni avranno gli atti su Zoggia

11 marzo 2015 – Gazzettino – Scandalo Mose. Baita: “Con me la Mantovani si e’ arricchita”.

10 marzo 2015 – Nuova Venezia – Mose, e’ guerra su Mazzacurati

09 marzo 2015 –  Nuova Venezia – Mose. Mazzacurati malato, niente interrogatorio.

08 marzo 2015 –  Nuova Venezia – Mose. Due navi da 55 milioni per la manutenzione delle paratoie

03 marzo 2015 –  Nuova Venezia – Mose “Mazzacurati non ricorda nulla”

03 marzo 2015 – Gazzettino – Mose, Mazzacurati non torna dagli Stati Uniti.

27 febbraio 2015 –  Nuova Venezia – “Mose, un ladrocinio impunito”, la Guzzanti si scaglia contro Galan

25 febbraio 2015 – Gazzettino – Mazzacurati e Orsoni, chiesto il faccia a faccia

24 febbraio 2015 – Gazzettino – Mose. “Il Cvn aveva foraggiato anche le precedenti campagne elettorali”

23 febbraio 2015 – Gazzettino – Mose. La societa’ della Minutillo chiude con un attivo super.

23 febbraio 2015 – Nuova Venezia – Mose, altri patteggiamenti. Orsoni verso l’abbreviato.

22 febbraio 2015 – Gazzettino – Mose. Favorito di Mazzacurati in carriera al ministero.

22 febbraio 2015 – Gazzettino – “Mose, archiviazione per Zoggia e Mognato”. Ma la Procura: certi i finanziamenti illegali ai partiti, compreso il Pd.

22 febbraio 2015 – Gazzettino – Inchiesta Mose, risarcimento ad ostacoli

14 febbraio 2015 – Nuova Venezia – Baita, Buson e Minutillo: pene bis lievi ai “pentiti”

14 febbraio 2015 – Gazzettino – Mose, per Casarin scatta la sospensione

13 febbraio 2015 – Nuova Venezia – Mose, Orsoni e Sartori verso il processo

11 febbraio 2015 – Nuova Venezia – E’ caccia aperta ai soldi di Galan

08 febbraio 2015 – Gazzettino – I pensieri “segreti”  di Piergiorgio Baita: io, Mazzacurati e le coop

31 gennaio 2015  – Nuova Venezia – “Via del Mare, le indagini sono necessarie”

30 gennaio 2015 – C.S. Op.Zero 30/01/15 – “Vernizzi indagato, moratoria sulle grandi opere immediata”

29 gennaio 2015 – Nuova Venezia – Inchiesta autostrada del mare

29 gennaio 2015 – Gazzettino – Via del mare, l’inchiesta diventa caso politico

28 gennaio 2015 – Gazzettino – Dopo il Mose la Via del mare: sei indagati

28 gennaio 2015 – Nuova Venezia – Autostrada del mare: Vernizzi indagato

28 gennaio 2015 – Gazzettino – Rinfresco da 60mila euro bufera su Veneto Acque

28 gennaio 2015 – Nuova Venezia – Mose, il Consorzio licenzia Brotto e l’avvocato Biagini

28 gennaio 2015 – Nuova Venezia – #Galandimettiti, l’hastag spopola

25 gennaio 2015 – Nuova Venezia – I grillini “assediano” villa Galan

24 gennaio 2015 – Gazzettino – Niente carcere all’ideatore del metodo-Mose

24 gennaio 2015 – Nuova Venezia – Stop all’indennita’ di Galan: bocciata la proposta M5S

21 gennaio 2015 – Nuova Venezia – I comitati anti-Mose protestano: “Verificare le autorizzazioni”

09 gennaio 2015 – Nuova Venezia – Marcianum e conca del Mose, ora indaga la Corte dei conti

09 gennaio 2015 – Gazzettino – Mose. Il Consorzio sara’ parte civile in tutti i processi.

09 gennaio 2015 – Gazzettino – L’Anticorruzione indaga sull’appalto per la Via del Mare

09 gennaio 2015 – Nuova Venezia – Progetto autostrada del mare, Cantone chiede i documenti

08 gennaio 2015 – Nuova Venezia – La tangentopoli del Mose. Matteoli, il Senato concede l’autorizzazione a procedere.

07 gennaio 2015 – Nuova Venezia – Il ricorso di Galan

30 dicembre 2014 – Gazzettino – Quel terremoto nei palazzi del potere

23 dicembre 2014 – Gazzettino – L’inchiesta Mose. Orsoni non informato delle accuse? Nordio cita il generale: “Balle”.

21 dicembre 2014 – Nuova Venezia – Orsoni: “All’oscuro delle accuse di Sutto”

21 dicembre 2014 – Gazzettino – Orsoni, le nuove accuse fanno infuriare i difensori

20 dicembre 2014 – Nuova Venezia – Mose, Orsoni in Procura: nuove accuse

20 dicembre 2014 – Gazzettino – “Portai 200mila euro nello studio di Orsoni”

18 dicembre 2014 – Nuova Venezia – “Le navi fuori dalle bocche di porto del Lido”

18 dicembre 2014 – Gazzettino – La “retata storica”, Lezione per il futuro

17 dicembre 2014 – Nuova Venezia – La cricca del Mose voleva il Contorta

17 dicembre 2014 – Gazzettino – Mose, la “retata storica” e’ un libro. I giornalisti del Gazzettino raccontano.

16 dicembre 2014 – Gazzettino – Mose. “Chisso, collettore di tangenti”

16 dicembre 2014 – Nuova Venezia – Appalto idrovia a gruppo dello scandalo Mose

16 dicembre 2014 – Nuova Venezia – Un dossier dei comitati ai commissari del Mose

14 dicembre 2014 – Gazzettino – Tutti contro Orsoni per i finanziamenti elettorali in nero

14 dicembre 2014 – Nuova Venezia – Fondi neri Mose, Moretti attacca. Orsoni: gestiti dal partito “Indagati Pd, fatevi da parte”

13 dicembre 2014 – Gazzettino – Mose, finanziamenti al Pd: indagati Mognato e Zoggia.

13 dicembre 2014 – Nuova Venezia – Orsoni e i finanziamenti al Pd, sentito anche Maggioni. Indagati Zoggia e Mognato.

11 dicembre 2014 – Gazzettino – Io e il Doge vite parallele intorno al Mose

10 dicembre 2014 – Nuova Venezia – Sul tavolo Ue l’agenda di Chisso

10 dicembre 2014 – Gazzettino – Mose. Le strane partecipazioni del Consorzio tra dighe e bypass coronarici

09 dicembre 2014 – Nuova Venezia – Galan dimesso: torna ai domiciliari in villa

09 dicembre 2014 – Gazzettino – L’ex governatore Galan dimesso dell’ospedale dopo la caduta mentre potava un albero

09 dicembre 2014 – Nuova Venezia – Padova, Galan migliora e presto lascera’ l’ospedale

08 dicembre 2014 – Gazzettino – I “forconi” a casa di Chisso

07 dicembre 2014 – Gazzettino – “Ho portato all’estero i soldi di Chisso”

07 dicembre 2014 – Nuova Venezia – Galan ferito nel parco di casa

07 dicembre 2014 – Nuova Venezia – “Mose, i commissari ci ascoltino. Il progetto ha molte criticita’ “

05 dicembre 2014 – Gazzettino – “Ecco perche’ il Cvn e’ stato commissariato”

04 dicembre 2014 – Gazzettino – Mose, era falso pure l’avvocato

04 dicembre 2014 – Nuova Venezia – Mose, commissario-consulente

03 dicembre 2014 – Gazzettino – Mose, la citta plaude all’arrivo dei commissari

02 dicembre 2014 – Nuova Venezia – Nominati due commissari per il Mose

02 dicembre 2014 – Gazzettino – Mose, nominati i due commissari

01 dicembre 2014 – Gazzettino – Scandalo Mose. Inchiesta e Tfr di Mazzacurati.

29 novembre 2014 – Nuova Venezia – Mose, per Chisso confisca di 2 milioni

29 novembre 2014 – Gazzettino – Chisso, la pena ora e’ certa, i 2 milioni da confiscare no

28 novembre 2014 – Gazzettino – Mose. Per i corrotti niente prescrizione.

28 novembre 2014 – Nuova Venezia – Mose, ultimi patteggiamenti

20 novembre 2014 – Gazzettino – Mose. Consorzio avanti con due commissari

19 novembre 2014 – Nuova Venezia – Galan va in Cassazione, la decadenza si allontana

19 novembre 2014 – Gazzettino – Galan, Una Repubblica di banane.

13 novembre 2014 – Nuova Venezia – Matteoli sentito in Senato “Mose, mi perseguitano”

13 novembre 2014 – Gazzettino – Ambiente Venezia si appella all’Europa: “Ora riaprite le procedure sul Mose”

12 novembre 2014 – Gazzettino – Mose. Consorzio, faccia a faccia per il commissariamento

11 novembre 2014 – Nuova Venezia – Fondi sbloccati, la fine del Mose slitta al 2017

09 novembre 2014 – Nuova Venezia – Nuovo esposto sul Mose

09 novembre 2014 – Gazzettino – Mose. Chiarotto “scarica” Fabris: “Rapporti stretti con Mazzacurati? Non sapevo”

08 novembre 2014 – Nuova Venezia – “Mose, ancora rischio illeciti”

08 novembre 2014 – Gazzettino – Mose: ecco perche’ va commissariato

06 novembre 2014 – Nuova Venezia – Mose, altri due big patteggiano

06 novembre 2014 – Gazzettino – Il Mose, Quanto costano le paratoie.

05 novembre 2014 – Nuova Venezia – Mose, patteggia pure Sutto. Consorzio contro Milanese.

04 novembre 2014 – Nuova Venezia – Inchiesta Mose. I no di Condotte alla buonuscita di Mazzacurati.

04 novembre 2014 – Gazzettino. Mose, arriva la stangata fiscale. Il Consorzio deve 30 milioni.

04 novembre 2014 – Nuova Venezia – L’inchiesta sulle bonifiche di Porto Marghera

02 novembre 2014 – Gazzettino – Mose, colletta per il ministro

01 novembre 2014 – Nuova Venezia – Mose, il Consorzio chiede i danni

01 novembre 2014 – Gazzettino – Chioggia. Pressioni per il Mose  La difesa dei politici.

01 novembre 2014 – Gazzettino – Troppe pressioni, rivolta per le bonifiche.

01 novembre 2014 – Nuova Venezia – Business bonifiche, la Procura pronta a chiudere le indagini

31 ottobre 2014 – Nuova Venezia – Il duello Baita-Chiarotto che vale 37 milioni di euro

31 ottobre 2014 – Nuova Venezia – Consorzio, tutte le irregolarita’ sulle gare

31 ottobre 2014 – Gazzettino – Mose, lo scandalo investe Chioggia

31 ottobre 2014 – Nuova Venezia – Mose. Il commissario tra una settimana

31 ottobre 2014 – Gazzettino – Un Mose per 3 commissari

31 ottobre 2014 – Nuova Venezia – Inchiesta bonifiche. Schiesaro: mi aspettavo una medaglia

31 ottobre 2014 – Gazzettino – La cricca delle bonifiche

30 ottobre 2014 – Gazzettino – La “cricca” delle bonifiche

30 ottobre 2014 – Gazzettino – Mose, commissario in arrivo

30 ottobre 2014 – Nuova Venezia – Stop all’Autostrada del Mare. Spessotto (M5S) contro Zaia.

30 ottobre 2014 – Gazzettino – “Stop alla gara per la Via del mare”

29 ottobre 2014 –  Gazzettino – Marghera, il grande affare delle bonifiche

27 ottobre 2014 – Nuova Venezia – Mantovani. Chiarotto: non so se Baita ha 37 milioni per risarcirci.

27 ottobre 2014 – Gazzettino – Mantovani presenta il conto a Baita

25 ottobre 2014 – Gazzettino – Vitalizio a Galan? No, anzi si’.

24 ottobre 2014 – Nuova Venezia – Ruffato: “Nessun vitalizio pagato a Galan”

24 ottobre 2014 – Gazzettino – A Galan il vitalizio regionale

23 ottobre 2014 – Nuova Venezia – Le pietre del Mose

22 ottobre 2014 – Nuova Venezia – “La cava di pietre per il Mose era di Galan”

21 ottobre 2014 – Gazzettino – Lancio di soldi falsi nella villa di Galan

20 ottobre 2014 – Nuova Venezia – Quei patteggiamenti sono una vergogna

20 ottobre 2014 – Nuova Venezia – Mose, recuperati 12 milioni. Nordio: non li gestiamo noi.

20 ottobre 2014 – Gazzettino – Mose. Nordio: “La gente ci chiedeva di gettare la chiave nel pozzo”

19 ottobre 2014 – Nuova Venezia –  Spegnete i riflettori per favore sui politici corrotti del Mose

18 ottobre 2014 – Gazzettino – Mose, una “stecca” da 150mila euro per ogni cassone.

17 ottobre 2014 – Nuova Venezia – Caso Mose, patteggiano tutti

17 ottobre 2014 – Gazzettino – Mose, si’ ai patteggiamenti. 31 anni per Galan e soci.

16 ottobre 2014 – Gazzettino – Casarin come Chisso: tratta la resa, 20 mesi e confisca di 115 mila euro

16 ottobre 2014 – Nuova Venezia – Scandalo Mose, sfilata in tribunale

16 ottobre 2014 – Gazzettino – “E’ ora che il Consorzio apra i suoi armadi”

16 ottobre 2014 – Nuova Venezia – Mose. “Adesso via all’operazione. Armadi aperti”

15 ottobre 2014 – Gazzettino – Chisso nel mirino del Fisco: “Deve versare 4,3 milioni”

14 ottobre 2014 – Gazzettino – Mose, Chisso cede e patteggia 2 anni e 6 mesi

14 ottobre 2014 – Nuova Venezia – Chisso patteggia e va ai domiciliari

13 ottobre 2014 – Nuova Venezia – Spaziante, si’ della Procura. Patteggera’ quattro anni

12 ottobre 2014 – Nuova Venezia – L’onda dei patteggiamenti: dopo Chisso, in pista Sutto

12 ottobre 2014 – Gazzettino – Mose, la Procura punta sulle confische

11 ottobre 2014 – Nuova Venezia – Galan blindato in villa, insulti dai passanti

11 ottobre 2014 – Gazzettino – Galan, anche Fisco e Corte dei Conti ora battono cassa

10 ottobre 2014 –  Nuova Venezia – Galan ora punta ai servizi sociali

10 ottobre 2014 –  Gazzettino – Galan torna a casa tra abbracci e fischi

09 ottobre 2014 – Gazzettino – La resa di Galan: 2 anni e 10 mesi

08 ottobre 2014 – Nuova Venezia – Rifiuti: arresti in Regione. Caccia ai soldi in Svizzera.

08 ottobre 2014 – Gazzettino – Sistema Mose, nuova retata

07 ottobre 2014 – Nuova Venezia – Svelati i segreti di Galan, liberato Venuti.

07 ottobre 2014 – Gazzettino – “Ero il suo prestanome”. Il commercialista di Galan patteggia e ritorna libero.

04 ottobre 2014 – Nuova Venezia – Mose. “Matteoli asservito alle politiche Cvn”

03 ottobre 2014 – Gazzettino – “Chisso puo’ restare in carcere a Pisa”

03 ottobre 2014 – Nuova Venezia – Mose. Spaziante chiede di patteggiare quattro anni

02 ottobre 2014 – Gazzettino – Trovato il tesoro di Chisso nascosto dal segretario

02 ottobre 2014 – Nuova Venezia – Matteoli, accuse verso il voto del Senato

01 ottobre 2014 – Nuova Venezia – Alessandri: “Pagai Chisso e Galan per avere dei lavori”

01 ottobre 2014 – Gazzettino – Mose, e’all’Est il tesoro di Chisso

30 settembre 2014 – Nuova Venezia – Chisso, nove medici in carcere a Pisa per capire come sta.

28 settembre 2014 – Nuova Venezia – Indagato per il Mose, nel Via del Contorta

27 settembre 2014 – Nuova Venezia – Alla tenuta di Galan anche 150 mila euro di aiuti europei.

27 settembre 2014 – Gazzettino – Mose. “Mazzacurati, no all’incidente probatorio”.

26 settembre 2014 – Nuova Venezia – Mose, Chisso resta in carcere

26 settembre 2014 – Gazzettino – La Suprema Corte. Mose, Chisso resta in carcere.

25 settembre 2014 – Nuova Venezia – Galan latifondista e la moglie di Ghedini

25 settembre 2014 – Gazzettino – “Mazzacurati sta molto male non riesce a ricordare piu’ nulla”

23 settembre 2014 – Gazzettino – Mose e Consorzio ecco perche’ quei conti tornano

21 settembre 2014 – Gazzettino – Mose. Vale un miliardo il grande saccheggio dei soldi pubblici

21 settembre 2014 – Nuova Venezia – Scandalo Mose. Detenzione di Chisso entro tre settimane il responso dei medici.

20 settembre 2014 – Gazzettino – Mose. Dalle fatture false una pioggia di milioni per pagare le mazzette.

20 settembre 2014 – Gazzettino – Mose, subito a processo. Meneguzzo e Milanese.

19 settembre 2014 – Nuova Venezia – Mose. Mazzacurati conferma tutte le accuse a Matteoli

19 settembre 2014 – Gazzettino – Mose. Mazzacurati, interrogatorio-calvario

18 settembre 2014 – Nuova Venezia – Inchiesta Mose. Mazzi libero dopo 4 mesi, interrogato Mazzacurati

18 settembre 2014 – Gazzettino – Mose, otto indagati per le cerniere

17 settembre 2014 – Nuova Venezia – Mazzi vuole patteggiare “Ero nella cupola del Cvn”

17 settembre 2014 – Gazzettino – Mose, Mazzi patteggia e rimborsa 4 milioni

16 settembre 2014 – Nuova Venezia – Scontro di perizie sulle condizioni di salute di Chisso

14 settembre 2014 – Gazzettino – Inchiesta Mose. Dai “sassi d’oro” alle cartiere.

14 settembre 2014 – Nuova Venezia – Galan divento’ latifondista aiutato della moglie di Ghedini

13 settembre 2014 – Gazzettino – Cosi’ gli indagati spiavano le mosse dei pm di Venezia

12 settembre 2014 – Gazzettino – I periti della Procura: “L’ex assessore Chisso puo’ restare in cella”

10 settembre 2014 – Nuova Venezia – La chiamavano Galassia Galan oggi soffre solo lo studio Altieri.

09 settembre 2014 – Gazzettino – I Pm sulle tracce del tesoro di Chisso

07 settembre 2014 – Gazzettino – Mose, 80 milioni da recuperare. La Procura “punta” le aziende.

07 settembre 2014 – Gazzettino – Inchiesta Mose. I “trucchi” dei pm per mantenere il segreto sui numeri intercettati

07 settembre 2014 – Nuova Venezia – Inchiesta Mose. “Quei 7,5 milioni pagati alla Teseco indicata da Matteoli”

06 settembre 2014 – Gazzettino – Un fiume di denaro per “comprare” i vertici del Magistrato alle acque

05 settembre 2014 – Nuova Venezia – “Ospedale di Padova stessi nomi del Mose”

04 settembre 2014 – Nuova Venezia – Mose, termini scaduti: Piva torna in liberta’

03 settembre 2014 – Gazzettino – Mose, processi entro 50 giorni

02 settembre 2014 – Nuova Venezia – Quei collaudi d’oro all’ospedale di Mestre

02 settembre 2014 – Nuova Venezia – Rimangono in carcere Galan, Chisso, Casarin, Venuti e Mazzi.

31 agosto 2014 – Nuova Venezia – Galan non può sperare nelle prescrizione breve

30 agosto 2014 – Gazzettino – Galan, dalla villa al carcere. Il tramonto dell’ultimo doge

30 agosto 2014 – Gazzettino – Mose, prime scarcerazioni ma Chisso resta in cella

30 agosto 2014 – Nuova Venezia – Mose, domiciliari in scadenza per quattro

29 agosto 2014 – Nuova Venezia – Galan scarica Chisso: rottura dal 2010

28 agosto 2014 – Gazzettino – Mose, per ora di grande c’e’ solo la tangente.

27 agosto 2014 – Nuova Venezia – Mose. Nuovo dossier su tutti i “buchi neri”.

24 agosto 2014 – Gazzettino – Speciale 5a puntata. Mose, il crollo del sindaco.

23 agosto 2014 – Gazzettino – Inchiesta sul Mose, spiati per tre anni dal grande fratello della Finanza.

21 agosto 2014 – Gazzettino – Inchiesta Mose “Il Consorzio, sistema illecito”

20 agosto 2014 – Gazzettino – Inchiesta Mose. Appalti, gli esclusi ora querelano.

19 agosto 2014 – Gazzettino – Inchiesta Mose. Mazzacurati deporra’ in videoconferenza

17 agosto 2014 – Gazzettino – Terza puntata dell’inchiesta Mose

15 agosto 2014 – Gazzettino – L’investigatore che ha incastrato i padroni di Venezia

15 agosto 2014 – Gazzettino – Nuova Valsugana bloccata in galleria

15 agosto 2014 –  Nuova Venezia – Lo stipendio d’oro di Silvano Vernizzi e le trenta poltrone

14 agosto 2014 – Gazzettino – Mose, caccia al tesoro in Moldavia

14 agosto 2014 – Nuova Venezia – Tesoro delle tangenti Mose nascosto anche in Moldavia

13 agosto 2014 – Gazzettino – Galan rischia l’imputazione per calunnia

13 agosto 2014 – Nuova Venezia – Massoni nell’inchiesta Mose? Interrogazione M5s su Galan.

12 agosto 2014 – Nuova Venezia – Dai files rubati le accuse al manager “infedele”

12 agosto 2014 – Gazzettino – “Cosi’ Milanese si interesso’ alle inchieste della Finanza”

11 agosto 2014 – Nuova Venezia – Quel pranzo nel 2011 per discutere dei soldi di S.Marino.

11 agosto 2014 – Gazzettino – Galan, scontro sulla prescrizione tra Procura e giudici del Riesame.

10 agosto 2014 – Nuova Venezia – Galan resta in carcere perche’ pericoloso. E la famiglia e’ coinvolta.

10 agosto 2014 – Gazzettino – “Galan puo’ corrompere ancora”

09 agosto 2014 – Gazzettino – Accusa di corruzione: l’ex deputato Milanese rimane in carcere

08 agosto 2014 – Gazzettino – Con i patteggiamenti recuperati 4 milioni

05 agosto 2014 – Nuova Venezia – La cassa di Chisso e Galan era Adria Infrastrutture

05 agosto 2014 – Gazzettino – Mose, 80 milioni da recuperare

04 agosto 2014 – Nuova Venezia – “A Chisso 30 mila euro e Sacaim vinse un appalto”

04 agosto 2014 – Gazzettino – Un sistema di “collette” per Galan

03 agosto 2014 – Gazzettino – Galan deve restare in carcere

02 agosto 2014 – Nuova Venezia – “Io ho pagato Galan per poter lavorare”

02 agosto 2014 – Gazzettino – Un imprenditore: “Soldi a Galan per avere appalti”

01 agosto 2014 – Nuova Venezia – Come Galan e Chisso divennero soci della Mantovani

31 luglio 2014 – Nuova Venezia – Baita, l’ex doge, gli appalti «Ci fecero fuori dalle gare»

31 luglio 2014 – Gazzettino – Sentiti in Procura alcuni degli imprenditori che avrebbero versato soldi a Galan

30 luglio 2014 – Nuova Venezia – “Galan e Chisso si chiudevano in ufficio con Baita”

30 luglio 2014 – Gazzettino – Galan. L’ex segretaria all’attacco: “Su di me solo falsita’ “

29 luglio 2014 – Nuova Venezia – Blitz di Anonymous, pubblicate tutte le e-mail dei consiglieri veneti.

29 luglio 2014 – Gazzettino – Un “cerchio magico” attorno all’allora presidente del Consorzio Venezia Nuova, Giovanni Mazzacurati

28 luglio 2014 – Gazzettino – Dalla sanita’ alle strade cosi’ spartivano gli affari

27 luglio 2014 – Nuova Venezia – Mose, si cerca la “talpa” dentro la Corte dei conti

27 luglio 2014 – Gazzettino – Baita: Giancarlo mi raccomando’ la Minutillo

26 luglio 2014 – Nuova Venezia – Baita. Quel restauro a Cinto “Come facevo a dire no?”

26 luglio 2014 – Gazzettino – Dopo il Mose, la terza corsia inchiesta della procura sulla A4

25 luglio 2014 – Nuova Venezia – Il sistema Galan crolla. Ora la Corte dei Conti e’ su Veneto Sviluppo.

25 luglio 2014 – Gazzettino – Galan. Doppia diagnosi, la procura interroga i medici.

24 luglio 2014 – Nuova Venezia – Galan, inchiesta sulla malattia

24 luglio 2014 – Gazzettino – Galan in carcere, cartelle cliniche sotto sequestro

23 luglio 2014 – Gazzettino – Venezia. Il nuovo Jona e’ pronto, altri lavori per 20 milioni

23 luglio 2014 – Nuova Venezia – Galan in carcere a Milano

23 luglio 2014 – Gazzettino – Galan va in carcere

22 luglio 2014 – Nuova Venezia – Nuova custodia cautelare per Milanese

22 luglio 2014 – Gazzettino – Milanese, il gip ha convalidato. E Meneguzzo si “sospende”.

21 luglio 2014 – Gazzettino – Nel computer dei servizi segreti molti misteri ancora da decifrare

20 luglio 2014 – Nuova Venezia – Quei 15 mila euro ai due cardiologi per la visita in carcere a Baita.

20 luglio 2014 – Gazzettino – Mose, il ruolo dei servizi segreti

19 luglio 2014 – Gazzettino – Mose, lo scandalo travolge l’Universita’ del Patriarcato.

19 luglio 2014 – Nuova Venezia – Mose, falso in bilancio e concessione unica sul tavolo del governo

18 luglio 2014 – Nuova Venezia – Quote Ihfl con Galan: Zaia apre un’inchiesta su Pavesi e Simoni

18 luglio 2014 – Gazzettino – Da Mazzacurati un regalo di nozze da 12mila euro a Galan

17 luglio 2014 – Nuova Venezia – Galan nell’ospedale del direttore-socio

17 luglio 2014 – Gazzettino – L’impero Baita: 35 “poltrone” case e azioni

16 luglio 2014 – Nuova Venezia – Cantone, vertice in Procura “Voglio capire il caso Mose”

16 luglio 2014 – Gazzettino – L’ex doge ricoverato nell’ospedale gestito da un suo socio in affari

15 luglio – Gazzettino – Il premio da 5 milioni di Mazzacurati per Meneguzzo

14 luglio 2014 – Nuova Venezia – Baita, Galan, Chisso e le opere pubbliche costruite con la finanza di progetto

14 luglio 2014 – Gazzettino – Le sette accuse contro Galan e la sua difesa

13 luglio 2014 – Nuova Venezia – Il bilancio. Sette in carcere dopo il blitz del 4 giugno

13 luglio 2014 – Gazzettino – Una torre con vista sul Mose per il fratello di Cuccioletta

12 luglio 2014 – Nuova Venezia – Mazzette per 250 mila euro su ogni cassone del Mose

12 luglio 2014 – Gazzettino – La mappa dell’impero economico dell’ex doge

11 luglio 2014 – Nuova Venezia – Mose, primo si’ all’arresto di Galan

11 luglio 2014 – Gazzettino – Cuccioletta: “La mia nomina? La suggeri’ Mazzacurati a Matteoli”

10 luglio 2014 – Nuova Venezia – “Su conti esteri le mazzette di Chisso, cosi’ fanno tutti”

10 luglio 2014 – Gazzettino – Consiglieri arrestati, ma retribuiti

9 luglio 2014 – Nuova Venezia – “Chisso del tutto asservito agli interessi del Consorzio”

9 luglio 2014 – Gazzettino – “Chisso era del tutto asservito agli interessi di Baita e Consorzio”

8 luglio 2014 – Nuova Venezia – Villa di Galan, svelati tutti i lavori

8 luglio 2014 – Gazzettino – L’inchiesta: Milanese nega tutto, la Sartori tace.

7 luglio 2014 – Nuova Venezia – Sms di Milanese: il triangolo della mazzetta

7 luglio 2014 – Gazzettino – Contro Milanese “quattro riscontri”

6 luglio 2014 – Nuova Venezia – Nuovi fronti dopo il Mose: anche ospedale e Passante

6 luglio 2014 – Gazzettino – Baita: volevano che mi operassi per rinviare l’interrogatorio

5 luglio 2014 – Nuova Venezia – Mose, arrestato l’uomo di Tremonti

5 luglio 2014 – Gazzettino – Tangenti Mose, in manette Milanese

4 luglio 2014 – Nuova Venezia – Politici e supertecnici insieme per dividersi un miliardo di euro

4 luglio 2014 – Gazzettino – Cosi’ il Mose foraggiava Venezia 32 milioni a enti e associazioni.

3 luglio 2014 – Nuova Venezia – Ore 9, alla porta bussa la Finanza: Lia Sartori agli arresti domiciliari.

3 luglio 2014 – Gazzettino – Lia Sartori agli arresti

2 luglio 2014 – Nuova Venezia – Svuotacarceri, salvagente per i corrotti

1 luglio 2014 – Nuova Venezia – Il mistero della valigia partiva piena di soldi e tornava vuota al Cvn

1 luglio 2014 – Gazzettino – Villa di Galan, fu Mantovani a pagare

30 giugno 2014 – Nuova Venezia – Sartori, addio immunita': scatta l’arresto

30 giugno 2014 – Gazzettino – “Mose, chi sbaglia paga”

29 giugno 2014 – Nuova Venezia – Il riesame: Chisso deve restare in carcere

29 giugno 2014 – Gazzettino – Chisso, no alla scarcerazione “Gravi indizi di colpevolezza”

28 giugno 2014 – Nuova Venezia – L’ex ministro Matteoli nega tutto

28 giugno 2014 – Gazzettino – L’ex ministro Matteoli interrogato due ore

27 giugno 2014 – Nuova Venezia – Mazzacurati e’ indagato per concussione alle coop

27 giugno 2014 – Gazzettino – Arrestati e indagati. I dubbi degli Ordini fra espulsioni e silenzi.

26 giugno 2014 – Nuova Venezia – La difesa di Galan non convince la Giunta per le autorizzazioni

26 giugno 2014 – Gazzettino – “Bloccate le opere della Giunta Galan”: appello del Comitato anti Pedemontana.

26 giugno 2014 – Gazzettino – Baita, da genio a fenomeno del male

25 giugno 2014 – Gazzettino – Da Venezia a Milano le carte dell’accusa sulla maxi-tangente

24 giugno 2014 – Nuova Venezia – Un “cip” come a poker. Mezzo milione per oliare Cipe e giudici.

24 giugno 2014 – Gazzettino – Procura: il “gioco delle coppie” inguaia Galan sui fondi esteri

23 giugno 2014 – Nuova Venezia – Meneguzzo in cella ha tentato di suicidarsi

23 giugno 2014 – Gazzettino – Valsugana, si torni al progetto ’90

23 giugno 2014 – Gazzettino – Quei 500mila euro a Matteoli: ne discute il tribunale dei ministri

22 giugno 2014 – Nuova Venezia – Mose. Meneguzzo ottiene i domiciliari.

22 giugno 2014 – Gazzettino – La Cassazione. Anche se si patteggia adesso c’e’ l’obbligo di restituire il maltolto.

21 giugno 2014 – Nuova Venezia – Consorzio, bilanci e misteri  Nove milioni di liquidi, cento di debiti. Nessuno sollevo’ problemi.

21 giugno 2014 – Gazzettino – E la dark lady accuso’ Chisso “Tu non conti piu’ niente”

20 giugno 2014 – Nuova Venezia – Stessa “cricca” per il Passante. Dossier della corte dei conti.

20 giugno 2014 – Gazzettino – Pronti nuovi avvisi di garanzia

19 giugno 2014 – Nuova Venezia – Cuccioletta: Mazzacurati sceglieva i collaudatori

19 giugno 2014 – Gazzettino – Valsugana, rischio mazzette? “La Regione ora faccia luce”

19 giugno 2014 – Gazzettino – Mose, caccia a 12 milioni di tangenti

18 giugno 2014 – Nuova Venezia – Tutti i segreti del Mose sull’agenda di Mazzacurati

18 giugno 2014 – Gazzettino – Santa Alleanza contro la “nuova Valsugana”

18 giugno 2014 – Gazzettino – Cosi’ Baita “oliava” i grandi progetti

17 giugno 2014 – Gazzettino – Effetto Mose su Valsugana e SPV

17 giugno 2014 – Nuova Venezia – Cuccioletta ha iniziato a collaborare

17 giugno 2014 – Gazzettino – Dopo il Mose sarebbe bene che la magistratura decidesse di indagare su “Veneto City”

17 giugno 2014 – Gazzettino – Effetto Mose su Valsugana e Spv

17 giugno 2014 – Gazzettino – E Galan giurava: “Trasparenza, efficienza e sorveglianza sul Mose”

16 giugno 2014 – Nuova Venezia – L’inchiesta alla terza settimana. Il Riesame e le indagini in attesa di sanita’ e strade.

16 giugno 2014 – Gazzettino – Gli ingegneri “dell’altro Mose” ora rilanciano la loro battaglia

15 giugno 2014 – Nuova Venezia – “Galan in 13 anni ha speso il doppio dei suoi redditi”

15 giugno 2014 – Gazzettino – Lo strano caso dell’ingegner Fasiol, la sua nomina non fu autorizzata.

14 giugno 2014 – Nuova Venezia – Il ministero dell’ambiente estromesso. Cosi’ Chisso aggiro’ i controlli.

14 giugno 2014 – Gazzettino – La via “morbida” della Procura per ottenere le confessioni

13 giugno 2014 – Gazzettino – Baita: “Il Consorzio fino al 2003 non sapeva come spendere i soldi”

13 giugno 2014 – Nuova Venezia – Baita va all’attacco “Collaudi del Mose conto da 26 milioni”

12 giugno 2014 – Gazzettino – Galan e Chisso, i conti non tornano

12 giugno 2014 – Nuova Venezia – Baita: “Costa succube di Mazzacurati”

11 giugno 2014 – Gazzettino – Le uscite “milionarie” degli inquisiti.  Tra entrate e spese i conti non tornano.

11 giugno 2014 – Nuova Venezia – “Consegnai il denaro a Galan e anche all’assessore Chisso”

10 giugno 2014 – Gazzettino – I pm: un accordo Regione-Mantovani sui project financing

10 giugno 2014 – Nuova Venezia – La Corte dei Conti rivuole i 22,5 milioni delle mazzette

9 giugno 2014 – Gazzettino – Mose, il Consorzio trattava col ministero i Magistrati acquei

9 giugno 2014 – Nuova Venezia – Ospedali e appalti stradali, la procura verso altri blitz

8 giugno 2014 – Gazzettino – Galan, il gas e affari da 50 milioni

8 giugno 2014 – Nuova Venezia – Gli arrestati alzano un muro di silenzio

7 giugno 2014 – Gazzettino – Il gip: prove schiaccianti, niente “pesca a strascico”

Comunicato stampa Comitato Opzione Zero – “Fermare subito il debito perverso del Passante”

7 giugno 2014 – Nuova Venezia – Dalla villa ai giornali: ecco l’impero dei Galan

6 giugno 2014 – Gazzettino – Baita e Mazzacurati: milioni a Galan e Chisso e loro “risolvevano”

6 giugno 2014 – Nuova Venezia – Mose. Baita: «Così venivano pagati tutti»

5 giugno 2014 – Il Fatto Quotidiano – Mose, quando Zaia si fece passare sotto il naso una nomina della “squadra”

5 giugno 2014 – Gazzettino – Mose, la grande retata

5 Giugno 2014 – Nuova Venezia – Chisso in carcere, per Galan richiesta alla Camera

Comunicato stampa Comitato Opzione Zero – Il Veneto delle losche intese

 

SALZANO – Il consorzio di bonifica riceve i ringraziamenti dei sindaci per aver salvato i paesi dall’ultima ondata di maltempo e risponde annunciando il via a nuovi lavori contro il rischio idraulico. A breve partirà l’opera di consolidamento degli argini del Refosso Vallona a Salzano, per una spesa di 131 mila euro.

Archiviata la lunga fase di allerta il consorzio Acque Risorgive avvia dunque un altro cantiere per la messa in sicurezza della rete idrografica.

«L’intervento», spiega il direttore Carlo Bendoricchio, «punta a ripristinare i danni idraulici delle avversità atmosferiche, in particolare quelle dell’inverno 2009 che hanno interessato vari tratti della rete scolante di bonifica».

L’intervento segue quelli già realizzati lo scorso anno, che hanno interessato alcuni canali del Miranese per una spesa di oltre 300 mila euro.

Intanto i sindaci di Noale e Santa Maria di Sala hanno inviato a Bendoricchio una lettera per ringraziarlo del lavoro fatto nei giorni del maltempo.

«È innegabile», scrivono Michele Celeghin e Nicola Fragomeni, «come il peggio si sia potuto evitare grazie all’impegno e professionalità del personale che ha in gestione il territorio, primo fra tutti quello del consorzio».

(f.d.g.)

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Mattino di Padova – I Colli devastati dalle piogge

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7

feb

2014

ALLUVIONE»MONTEGROTTO TERME

Frane e strade deformate. Gravi danni negli alberghi termali

Hotel in ginocchio a inizio stagione

Decine di alberghi disastrati proprio alla vigilia dall’apertura

Danni ingenti, irrecuperabili molte delle strutture esterne

MONTEGROTTO TERME – Splendeva il sole ieri su Montegrotto e finalmente, per i sampietrini, è stata una giornata di respiro. Solamente la zona del Catajo è rimasta allagata, mentre tutte le altre vie interessate si sono asciugate già nella notte. Una boccata d’ossigeno per la città, in attesa della nuova perturbazione attesa per oggi. Il traffico torna normale. Nella mattina di ieri è stata riaperta la statale 16. Sono stati rimossi tutti i divieti di accesso e solo il sottopasso di via Circonvallazione Ovest è rimasto chiuso al traffico, dato che sono ancora in funzione le idrovore per espellere l’acqua. Si calcola che nel tunnel se ne sia riversati due milioni di litri. L’abbassamento dei livelli si è reso possibile grazie anche alle pressioni del sindaco Massimo Bordin. «Siamo riusciti a richiamare il Genio civile. Operando sul Canele Rialto, l’acqua ha potuto svuotarsi». Al Catajo si è invece proceduto a creare una via di scolo per l’acqua che si era accumulata sui campi fino a raggiungere il metro e mezzo d’altezza. Da ieri è esploso però per le vie di Montegrotto il pericolo buche. Molte le strade su cui si sono formati crateri. Ieri mattina sono entrati in funzione i mezzi del Comune per rattoppare le prime buche. Al momento pare lontano il pericolo di voragini. Alberghi allagati. È terribile la situazione per gli hotel termali Neroniane, Des Bains, Continental, Luna, Commodore, mentre danni di minore entità, in parte risolti con l’utilizzo di pompe, si sono rilevati in alcune parti per lo più sotterranee di Imperial, Antoniano, Apollo, Marconi e Bellavista. La situazione più difficile si registra al Commodore. «Stimiamo fra i 100 e i 150 mila euro di danni», spiega il responsabile Pierlivio Mattiazzo. «Abbiamo avuto allagamenti nella hall, al ristorante, al piano interrato con i quadri elettrici. Siamo riusciti a salvare mobilio, computer e televisori. Abbiamo avuto quasi 40 centimetri di acqua. Dovremmo riaprire il 14 febbraio, speriamo di farcela». «Abbiamo avuto 2 metri di acqua negli 8 scantinati», segnala Marilena Lovo, titolare del Continental, «hanno sommerso e rovinato irrimediabilmente pompe delle piscine, quadri elettrici, macchinari, merce, bloccato il riscaldamento e l’utilizzo delle vasche del fango. Le idrovore hanno sempre lavorato, ma l’acqua buttata fuori è rientrata inesorabilmente. Avremo 30-40 mila euro di danni. La riapertura è prevista tra 15 giorni: dovremo lavorare a ritmo serrato e molto dipenderà dai tempi di fuoriuscita dell’acqua». Ugualmente preoccupato Emiliano Baretella, titolare dell’hotel Des Bains: «Mezzo metro d’acqua ricopre una superficie di oltre 1.500 metri quadri dello stabile, relativa ad ambienti importanti dell’albergo quali il reparto cure termali, il guardaroba, i magazzini e la dispensa, locali della centrale tecnologica a servizio dell’intero hotel, centrale del gruppo di spinta antincendio, quadri elettrici principali. Le piscine interna ed esterna sono completamente sommerse, così come la loro centrale interrata». Claudio Guariento, titolare dell’hotel Luna: «Le pompe della piscina, il riscaldamento, l’impianto elettrico: tutto distrutto». Gli sfollati. Una ventina le persone che hanno dovuto abbandonare le loro abitazioni. Sono stati ospitati da amici e in alcuni appartamenti vuoti messi a disposizione da qualche sampietrino. Anche gli hotel termali Abano Ritz, Bristol Buja, Millepini, Olympia, Preistoriche, Roma, Sollievo, Aqua, Formentin, Lo Zodiaco, Petrarca, Salus, hanno espresso la loro solidarietà mettendo a disposizione alcuni posti letto. È intanto partita, soprattutto nella zona di Mezzavia, la conta dei danni. «Ho il garage e la cantina allagati e per soli 4 cm non mi è entrata l’acqua anche in casa: si è fermata al limite dell’ultimo gradino», racconta Claudio Lazzaro, uno dei residenti. Da ieri, con lo spuntare del sole, sono iniziate le pulizie dei locali. «Nessuno si è mai interessato di noi», va giù duro Giuseppe Nicolli, residente in via De Nicola, a Mezzavia. «Abbiamo avuto 10 cm di acqua in casa. Avremo 30-40 mila euro di danni». «Siamo riusciti a salvare la casa grazie a una paratia», racconta la famiglia Tasinato, sempre di via De Nicola. «Si è comunque allagato tutto il garage». Drammatico il momento di Lorenza Legnaro: «Avevo 45 cm di acqua in casa. Ho salvato il salvabile alzando i mobili. Mi sono rimaste solo la stufa a pellet e la lavatrice». Pericolosa la situazione in cui si è ritrovata la famiglia Garbellini in via Einaudi: «Ho dovuto portare via le mie due sorelle disabili. I danni sono ingenti e la casa pare diventata un accampamento». Resta aperta al Centro comunale la cucina per i cittadini in emergenza. Scuole riaperte. Unica eccezione, oggi, resta la Nievo.

Federico Franchin

 

NELLA BASSA PADOVANA

Sotto controllo la tenuta di argini e ponti

Con i livelli dei corsi d’acqua in piena decrescita non è calata invece l’attenzione e la preoccupazione delle amministrazioni comunali della Bassa Padovana: c’è infatti timore per la tenuta degli argini e dei ponti, rimasti inzuppati troppo a lungo. Sul tema si sono riuniti ieri pomeriggio a Stanghella i sindaci del bacino del Fratta-Gorzone (Stanghella, Sant’Elena, Granze, Boara, Vescovana, Solesino, Pozzonovo, Vighizzolo d’Este). All’incontro era presente anche il presidente del consiglio veneto Clodovaldo Ruffato. Nell’area Megliadina hanno invece fatto tappa il consigliere regionale Piero Ruzzante e l’onorevole Giulia Narduolo, che hanno toccato con mano in particolare gli allagamenti di Merlara: qui l’esondazione del canale Terrazzo ha riversato sulla frazione Minotte una quantità d’acqua incredibile: ci si chiede come e quando verrà smaltita tutta questa massa idrica. Ad Este, infine, l’evoluzione positiva del Bisatto ha portato l’amministrazione comuale a riaprire i ponti del centro storico: in mattinata quello di San Pietro e alle 17 anche quello di Porta Vecchia. Restano per il momento chiusi il ponte della Girometta e quello di San Francesco per evitare sollecitazioni che potrebbero danneggiare le strutture. Resta inoltre il divieto di parcheggio in viale Fiume: autorità e volontari stanno monitorando alcuni fontanazzi dell’argine, che tuttavia non destano particolari preoccupazioni. L’area è stata transennata e i punti critici delimitati da sacchi di sabbia usati (nella foto) anche per proteggere abitazioni.

Nicola Cesaro

 

Terme e Futuro «Follie urbanistiche negli ultimi 13 anni»

La lista civica accusa le amministrazioni Claudio-Bordin «Hanno pensato solo a far costruire, ecco il risultato»

MONTEGROTTO TERME – Terme e Futuro accusa l’amministrazione Claudio-Bordin: «Gli allagamenti verificatisi a Montegrotto, pur rientrando in un evento che ha coinvolto gran parte del Veneto, sono in buona parte la conseguenza delle sbagliate politiche e urbanistiche adottate negli ultimi 13 anni dai due sindaci e dalle loro maggioranze», sostiene Sabrina Talarico. «Scelte dissennate che hanno privilegiato l’interesse di pochi e penalizzato quello della collettività, promuovendo una cementificazione che ha gravemente e forse irrimediabilmente compromesso il già fragile assetto idrogeologico di Montegrotto. Sono stati concessi metri cubi edificabili in aree soggette ad allagamento». «Nelle numerose aree di Montegrotto considerate a forte rischio idraulico, è assolutamente sconsigliato costruire, ma questa prescrizione è stata completamente ignorata da Claudio-Bordin, che anzi hanno previsto nel Pat nuovi 300.000 metri cubi edificabili, molti dei quali situati in zona blu vietata», aggiunge. «Le oltre 50 varianti al prg approvate in 13 anni di governo hanno concesso 500.000 metri cubi di edilizia diffusa, spesso in aree ad alta fragilità e rischio allagamento. Persino la nuova circonvallazione è stata deliberatamente costruita in una zona già a forte rischio idraulico. Sono state gettate colate di asfalto su un’ampia area che costituiva un bacino naturale di laminazione. L’incomprensibile e illogica realizzazione di un sottopasso, anziché di un cavalcavia, ha ulteriormente aggravato la situazione di Mezzavia e di tutta la città». Terme e Futuro accusa a tutto campo. «Sottolineiamo anche la totale assenza di informazioni fornite dal sindaco alla popolazione. Non abbiamo visto nessuna lettera o volantino, nessun altoparlante, nessun avviso sulla stampa o sul sito internet, nessun piano di sicurezza. Il sindaco di Cartura ha diramato una circolare, distribuita casa per casa già dal primo giorno di allerta, in cui c’erano tutte le disposizioni per mettere al riparo persone e beni. Da noi nulla, i cittadini si sono trovati totalmente impreparati e disinformati su quanto stava accadendo».

(f.fr.)

 

Cani portati al sicuro, ma privi di tutto

appello per i 120 animali del canile di MERLARA

Stanno tutti bene ma hanno bisogno del sostegno della popolazione. Sono i 120 cagnolini salvati dal rifugio Leudica di Merlara, sommerso dalle acque del canale Terrazzo. Ora sono ospiti del magazzino comunale (nella foto), trasformato in un improvvisato ma efficiente canile. Purtroppo non si è salvato niente della struttura e ora questi animali hanno bisogno di tutto il necessario. Servono coperte, asciugamani, collari, guinzagli, ciotole, brandine, cuccette, ma anche materiale per la pulizia, scope, spazzettoni, stracci, sacchi per l’immondizia, palette, lettiere per gatti e sabbietta, forbici, guanti, prodotti per la pulizia. Anche l’infermeria è andata perduta: occorrono disinfettanti, garze, termometri per animali e siringhe. Per qualsiasi disponibilità è possibile chiamare Laura al 338.4585057.

(n.c.)

 

ALLUVIONE»BATTAGLIA TERME E LOZZO

Le case piene di fango «Buttiamo via tutto»

Nelle vie Ortazzo, Chiodare e Pescheria cento famiglie contano i danni

Mobili ed elettrodomestici accatastati in strada. Le auto ancora sott’acqua

BATTAGLIA TERME – Uno strato di melma sui pavimenti di casa, i mobili inzuppati d’acqua buttati fuori, televisioni, frigoriferi, pezzi di cucina sui marciapiedi. Ci si rimbocca le maniche e si comincia a pulire dopo la grande alluvione che ha messo in ginocchio le vie Ortazzo, Chiodare e Pescheria. Nella notte tra mercoledì e giovedì l’acqua ha iniziato finalmente a defluire e già ieri mattina ne restavano in strada solo pochi centimetri. «Ora lavoriamo con le pompe per liberare le cantine che sono ancora piene d’acqua», spiega il sindaco Daniele Donà, «ma ormai sono iniziate le operazioni di pulizia». È ancora presto per la stima dei danni, che comunque saranno ingenti. In totale sono circa cento le famiglie che hanno avuto abitazioni allagate. La gran parte degli 82 sfollati ieri ha dormito ancora da parenti e amici: le abitazioni ora sono accessibili ma decisamente insalubri, e in molti casi gli impianti elettrici sono saltati. «Aspettiamo i moduli dalla Regione per capire come muoverci per i rimborsi, la macchina dei soccorsi comunque è attiva», assicura il vicesindaco Alessandro Baldin. La gente intanto ha potuto rimettere piede nelle case e cominciare la triste opera di pulizia. Molti hanno perso tutto. A casa di Moreno Vegro, al civico 4 di via Ortazzo, l’acqua è entrata dalla finestra del soggiorno, affacciato sul canale, ed è uscita dalla porta d’ingresso. Ma filtrava persino dalle piastrelle del pavimento. Sladjana, la moglie, mostra sconsolata quel che resta di casa loro. «Abbiamo buttato via tutto. Due divani ad angolo, il mobile tv, la credenza che si è gonfiata, la cucina che è crollata, gli elettrodomestici». L’acqua ha raggiunto il metro e mezzo in casa. Ha inzuppato i vestiti, le scarpe, lasciando ora uno spesso strato di fanghiglia sul pavimento. La corrente elettrica è ripartita, ma i fili sono “volanti” e bagnati, perché l’impianto sia sicuro occorrerà l’intervento di un tecnico. Così come saranno pesanti i lavori per sanificare nuovamente la casa, che è stata letteralmente inzuppata dall’acqua sporca del canale. Già la coppia aveva subito l’alluvione del marzo 2011, con 60 centimetri d’acqua. Ora i danni sono anche peggiori, saranno da rifare anche gli impianti. Analoga beffa è toccata a Michele Sorti, che abita con due bimbi piccoli di fianco al museo della Navigazione. Aveva rimesso a nuovo la casa meno di tre anni fa, 17 mila euro la stima dei danni dell’ultima alluvione. Questa è stata peggiore e gli ha distrutto anche la cucina nuova. Michele mostra i suoi mobili accatastati in strada: «Lì ci sono i miei divani, il televisore, la lavastoviglie non parte, il frigo è da buttare. Dovrò comprarmi anche due deumidificatori per asciugare le pareti, non posso certo ridipingere la casa così, e i miei due bambini non possono stare in un ambiente malsano. La rabbia è tanta, perché era già successo il 17 marzo del 2011». Ha perso tutto anche Elena Pegoraro, residente in via Ortazzo 3. Casa sua si sviluppa tutta al pianterreno e il tentativo di mettere in salvo i mobili è stato inutile. L’acqua ha raggiunto quasi il metro d’altezza. «Ha distrutto tutto: il bagno, la cucina, gli elettrodomestici», racconta Elena.«Abbiamo provato ad alzare il divano, ma l’acqua ha superato il livello». In via Chiodare, stessa storia: Fabio Badon (civico 12) butta in strada quel che resta dei suoi mobili. «Da noi tutta la parte bassa della casa ha subito danni», racconta. C’è chi ieri pomeriggio ha ancora l’auto a bagno, perché i piani interrati sono ancora sommersi dall’acqua e quindi anche molti garage. Come Rosa Duman, che abita in via Maggiore 64: «La nostra macchina è rimasta di sotto», racconta arrabbiata. «È mancato l’allarme, nessuno ci ha avvisati che l’acqua stava salendo, avremmo potuto metterla in salvo, così invece è finita completamente sott’acqua. Chi ci risarcisce adesso?». Intanto l’acqua scorre via, ma il dramma vero è appena iniziato.

Francesca Segato

 

«C’erano i soldi per costruire l’idrovia»

Ruzzante (Pd) accusa la Regione. A Merlara chiedono il bacino di laminazione. Polemiche sull’allarme

BATTAGLIA TERME – Mancanza di coordinamento, fondi stanziati dopo l’alluvione del 2010 ma mai utilizzati, interventi messa in sicurezza fermi al palo. È la denuncia degli esponenti del Pd, che ieri hanno visitato i luoghi dell’alluvione. «In questi giorni è emerso con forza il problema del coordinamento di fronte alle emergenze», sottolinea il consigliere regionale Piero Ruzzante. «Lo stesso che avevamo denunciato nel 2010. C’è una grossa responsabilità della Regione, le risorse stanziate dopo il 2010 sono rimaste inutilizzate per un anno, c’erano circa 100 milioni non spesi per i risarcimenti che si sarebbero potuti utilizzare per fare più opere. Fondamentale è l’idrovia, per portare verso la laguna le acque del Brenta e del Bacchiglione. Stavolta si è verificato che il Bacchiglione non poteva essere sversato sul Brenta e le acque sono finite a valle, cioè a Bovolenta, dove il livello ha superato la piena del 1966. Le acque in arrivo da Battaglia hanno trovato un muro e sono tornate indietro». Sulla stessa linea l’onorevole Giulia Narduolo, che l’altra sera è intervenuta alla Camera sull’alluvione. «A Merlara e nella zona di Megliadino San Vitale la situazione è drammatica, i livelli non stanno scendendo». E aggiunge: «Le aziende agricole hanno immensi problemi. Oggi ho incontrato un allevatore che ha una stalla allagata con duemila bovini e non sa dove portarli».«Realizzare il bacino di laminazione permetterebbe di far defluire le acque del Fratta», sostiene l’assessore di Merlara Nicola Ferro, «e risolverebbe il problema della bassa padovana». Critici gli esponenti Pd di Battaglia sulla mancanza di preallerta ai cittadini.: «Non è possibile svegliarsi alle 5 di mattina e trovarsi un metro d’acqua in casa», dice la coordinatrice Angela Temporin. «La messa in sicurezza dell’Ortazzo è attesa dagli anni 80», le fa eco il capogruppo Massimo Momolo. Mentre Luca Fanton, coordinatore di Montegrotto, ricorda: «Il sindaco Bordin conosce bene i rischi del nostro territorio, avevamo una relazione di D’Alpaos che nel 2004 elencava interventi che avrebbe potuto fare anche il Comune, alzare alcuni argini, migliorare il sistema fognario».

(f.se.)

 

IL SINDACO DI LOZZO ANNUNCIA CHE FARÁ INSTALLARE UNA PARATIA SULLO SCOLO MOLINA

Sei famiglie isolate da giorni I pasti arrivano col gommone

LOZZO ATESTINO – A bordo di un gommone o di un grosso trattore, e in tutti i due casi bisogna avanzare con molta prudenza, è possibile raggiungere tre abitazioni in località Bellone e altrettante in via Vela. Sei famiglie sono da due giorni completamente isolate, perché le loro case sono circondate da tanta acqua. Ieri mattina in questa zona situata a sud-sud ovest di Lozzo, si sono presentati amministratori comunali e provinciali e tecnici, accompagnati dai volontari della Protezione civile per controllare la situazione. Una situazione che ha presentato un lento miglioramento, tanto che sono stati fatti arrivare un paio di gommoni su cui sono saliti il sindaco del paese, Fabio Ruffin, i volontari della Protezione civile e le troupe televisive impegnate nelle riprese dentro al capannone di Fortunato Contadin. L’allevatore avicolo, arrivato all’imbocco di via Bellone nel primo pomeriggio di ieri a bordo di un trattore per farsi consegnare dai volontari alcune confezioni di acqua, tra martedì e mercoledì aveva visto morire annegati trentaduemila pulcini di quattro-cinque giorni di vita. «Aspettiamo che scenda il livello dell’acqua, poi chiederemo i permessi all’Usl per raccogliere i pulcini morti. Dentro al capannone ci sono ancora quaranta centimetri di acqua», ha detto lo sfortunato allevatore che con la sua famiglia, i vicini, la Protezione civile e i vigili del fuoco aveva tentato di tutto per salvare le inermi bestiole. I volontari della Protezione civile si sono poi trasferiti armi e bagagli in via Vela, dove hanno utilizzato il gommone a remi necessario per raggiungere tre famiglie e portare loro il cibo e i medicinali a due anziani coniugi. Alla missione ha partecipato anche Ruffin, che poi ha raggiunto la prefettura di Padova per partecipare a una riunione. «A spese del Comune, faremo installare una paratia sullo scolo Molina», ha annunciato il primo cittadino, «perché non voglio che accada più un simile disastro». Il canale è esondato perché invaso a sua volta dal Roneghetto riempito dal Ronego che raccoglie le acque del confinante territorio vicentino. Il Ronego non riusciva a travasare le acque sul Frassine e perciò il Consorzio ha deciso di farlo sfogare sul Roneghetto facendo leva su una specie di convenzione datata 1556, quando Lozzo era ben diverso da adesso. «In quei tempi la Serenissima decise di bonificare il territorio da Sossano fino a Este. A Lozzo non c’era niente e così venne considerato una specie di bacino di laminazione da utilizzare in caso di piogge eccezionali», ha spiegato il professor Renato Ponzin.

Piergiorgio di Giovanni

 

IL SINDACO DI BOVOLENTA SCRIVE AL GOVERNO: «LAVORI URGENTI E INDIFFERIBILI»

Riaprono le scuole ma la “Ponta” resta proibita

BOVOLENTA – Un intero paese cerca di tornare alla normalità dopo giorni con il cuore in gola. Ieri mattina mentre splendeva il sole e il Bacchiglione aveva smesso di far paura il centro storico, evacuato in fretta e furia martedì scorso, è stato riaperto, insieme ai ponti e alle strade. Alle 10 il traffico è tornato alla normalità e gli sfollati hanno potuto tornare a casa. Tutti, a eccezione delle 5 persone che vivono alla “Ponta”, la piccola striscia di terra che da piazza Matteotti si affaccia sulla congiunzione fra il canale Roncajette e il Vigenzone (ancora allagata nella foto a sinistra scattata dall’elicottero dei vigili del fuoco). La pioggia prevista per oggi e l’instabilità dei prossimi giorni ha suggerito alle autorità di usare prudenza e di non togliere le paratie che proteggono la piazza, quindi la “Ponta” resta off limits ancora per qualche giorno. Nel resto del paese si torna a vivere anche se già mercoledì pomeriggio molti degli sfollati avevano fatto ritorno nelle loro case. Oggi riaprono anche le scuole, dopo tre giorni di stop forzato. Tirano un sospiro di sollievo gli alluvionati del 2010, imprenditori e residenti in via Padova, per lo scampato pericolo. «Ogni volta è un incubo», afferma un artigiano «ce la siamo vista brutta, ma quanto riusciremo a sopportare tutto ciò? Ho sentito i vicini dire che se l’acqua entra un’altra volta se ne andranno». Ora gli esperti dovranno verificare quali conseguenze ha avuto questa piena, qualche centimetro più alta di quelle del 1966 e del 2010, sugli argini e sui murazzi veneziani. Intanto il sindaco Vittorio Meneghello, dopo aver firmato le ordinanze di riapertura del paese, ha scritto una lettera di poche righe indirizzata a tutte le autorità, dal governo in giù. «Mi sono permesso di sottolineare, ancora una volta», spiega, «che Bovolenta ha bisogno di due lavori urgenti e indifferibili: la diaframmatura dell’argine destro del Bacchiglione, già progettata e finanziata, e il consolidamento dei murazzi. Tutto qua, però bisogna muoversi, perché non sappiamo se la prossima volta ce la caveremo».

(n.s.)

 

E i bambini della materna “Santa Maria” disegnano il dramma

L’esperienza angosciante dell’alluvione la raccontano anche i disegni dei bambini di 4 e 5 anni della scuola dell’Infanzia Santa Maria Ausiliatrice. «Abbiamo proposto ai bambini di disegnare l’alluvione, per dare sfogo alle loro emozioni» raccontano la direttrice, suor Gina Busolin, e la maestra Michela Israeli «Hanno dimostrato grande sensibilità e capacità di lettura. Avevano urgenza di parlare, raccontare, chi non ha subito direttamente l’alluvione l’ha vissuta nei racconti dei vicini». Tutti i disegni mostrano un cielo nero, pauroso, e l’acqua al posto della terra sotto le case. C’è chi ha fatto vedere il camion dei pompieri, chi racconta come l’acqua ha invaso casa del vicino ma risparmiato la sua. Chi si raffigura mentre si mette in salvo salendo le scale, chi mostra come il papà abbia sollevato i mobili, mentre i lettini sono al sicuro al piano superiore.

(f.se.)

 

Risarcimenti? Intanto documentate tutto

Vademecum ad uso degli alluvionati: fotografare ogni dettaglio e conservare con cura le ricevute

PADOVA – E adesso? Gli alluvionati si chiedono se potranno contare su qualche aiuto per cercare di tornare alla normalità. Una cosa è certa, intanto dovranno mettere mano al portafogli, con la speranza che almeno una parte delle spese sostenute possa tornare sotto forma di indennizzo. Per le zone finite sott’acqua la Regione ha annunciato la richiesta dello stato di calamità quindi tutti coloro che hanno riportato dei danni potranno fare un tentativo. In che misura questo andrà a buon fine dipende poi dalla somma che verrà stanziata dal governo e dall’ammontare complessivo dei danni. Però per molti vale comunque la pena provare. Che fare allora? Anzitutto bisogna organizzarsi per presentare la domanda al proprio Comune entro 30 giorni dalla pubblicazione sul Bollettino della Regione Veneto del decreto dello stato di crisi. Non è il caso, però, di farsi prendere dalla fretta e di correre subito in municipio, perché conviene concentrarsi su quanto c’è da fare a casa non appena l’acqua se n’è andata. Primo passo, fotografare tutto ciò che ha avuto a che fare con gli allagamenti, a partire da quanto va buttato, come elettrodomestici, mobili, attrezzi e tutti gli altri oggetti di valore. Se sono state conservate e si sono salvate dall’acqua le ricevute di acquisto meglio recuperarle. Conviene avere immagini anche di stanze, garage, esterno delle case, dalle quali si possa capire fino a dove è arrivata l’acqua e quali danni ha provocato. Chi ritiene di aver riportato danni davvero ingenti può anche incaricare (a proprie spese, ovviamente) un tecnico di fiducia di eseguire una perizia. La scheda di censimento dei danni che sarà messa a disposizione dai Comuni permette di scendere abbastanza nel dettaglio, con la possibilità di presentare successive integrazioni, però è fondamentale avere il maggior numero di “prove” possibili. Quindi per tutto ciò che vorremmo ci fosse risarcito, almeno in parte, è bene ricordarsi che nei mesi successivi dovremo presentare fatture e ricevute. Pertanto tutto ciò che viene eseguito “in economia” e tutti gli acquisti che non siamo in grado di giustificare non potranno essere rimborsati. E qui ciascuno dovrà fare con calma le proprie valutazioni e scegliere come procedere, individuando la soluzione più vantaggiosa per la propria situazione. Le esperienze passate hanno insegnato che nella migliore delle ipotesi il risarcimento dei danni documentati arriva a coprire dal 40 al 70% delle spese sostenute. Sono in gioco numerose varianti, soprattutto per i beni mobili, e non è escluso che vengano stabiliti dei prezziari o degli importi standard anche per gli interventi di ristrutturazione.

Nicola Stievano

 

SI ESTENDE IL FRONTE DEGLI SMOTTAMENTI A TORREGLIA E A TEOLO

Strade provinciali “terremotate”

Ci sono quattro frane soltanto nel territorio di Rovolon

Chiuse a tempo indeterminato via Belvedere e via Rialto

ROVOLON – Uno smottamento in via Belvedere a Rovolon Alto, un cedimento in via Rialto sempre a Rovolon, una frana all’inizio di via San Pietro a Carbonara, un’altra che interessa il calto Carbonara. Il bilancio parla di due tratti di strade chiusi al traffico e uno percorribile a senso unico alternato. E tutte le frane stanno vistosamente peggiorando. Il cedimento più grosso e più recente, causato dalle ultime piogge torrenziali, è quello che si è manifestato martedì sera sul versante settentrionale del Monte Grande a un’altitudine di circa 150 metri. Trecento metri di arteria provinciale “di Costigliola” Rovolon-Treponti presentano profonde crepe, grandi dislivelli e macroscopiche gibbosità. Il tratto interessato è stato ermeticamente chiuso al passaggio dei veicoli dal Comune, ed è diventato subito meta di curiosi impressionati dallo spettacolo che sembra esser stato provocato da un violento terremoto. Il grazioso borgo di Rovolon Alto e i suoi locali restano raggiungibili, solo che non ci si arriva da Treponti di Teolo. Per mettere in atto un minimo di ripristino che porti a un’apertura temporanea del tratto ceduto a causa delle forti piogge dei giorni scorsi, bisognerà aspettare che cessi il maltempo e si stabilizzi la situazione. Poi si potrà intervenire provvisoriamente facendo un fondo stabilizzato, cioè con ghiaino schiacciato dal rullo, e far transitare i veicoli. Tempi sicuramente lunghi, invece, sono richiesti per mettere definitivamente a posto il tratto di strada, perché sono necessarie indagini geologiche molto accurate e approfondite su tutto il versante del monte, per studiare le cause del problema, e si tratta di verifiche che possono interessare più stagioni per vedere se si presentino movimenti anche lievi. Condizioni pietose. Definire pietose le condizioni di una cinquantina di metri della comunale via Rialto, la strada che collega Rovolon con Montemerlo, è un eufemismo. Anch’essa si estende lungo il versante nord del Monte Grande, ma è situata più in basso di via Belvedere. L’amministrazione rovolonese ha le idee chiare su come intervenire sull’arteria di proprietà comunale. Non appena cesseranno le piogge, verrà fatto un fondo stabilizzato. Per riottenere un manto stradale asfaltato bisognerà attendere un po’ di tempo. Le due strade Belvedere e Rialto si snodano nella stessa parte del Monte Grande, che è interessata da un importante movimento franoso. Segnali di avvertimento. La frana all’inizio di via San Pietro a Carbonara: il cedimento della strada si è verificato sul versante occidentale del Monte della Madonna, a un’altezza di circa 80 metri. I venti metri ceduti si trovano in prossimità di un calto, comunque sono stati posizionati tutti i segnali di avvertimento e la strada è percorribile. Il calto Carbonara corre dietro la chiesa della frazione e convoglia le acque che scendono dai monti. Un pezzo di mura sta cedendo. La competenza per i calti collinari è del Genio Civile. Sopralluogo della Provincia. Ieri in tarda mattinata, la prima cittadina Maria Elena Sinigaglia, l’assessore ai Lavori pubblici Dario Facchini, la presidente della Provincia Barbara Degani e l’assessore all’Ambiente Mauro Fecchio si sono recati in via Belvedere. La presidente è rimasta impressionata dalle condizioni in cui versa il tratto di strada e ha promesso il suo interessamento perché venga riaperto nel minor tempo possibile. Ha fatto un sopralluogo anche il vicepresidente Roberto Marcato.

Piergiorgio Di Giovanni

 

ALLUVIONE»I COLLI E SELVAZZANO

Nella ex cava Maso si stacca una parete di trachite

TORREGLIA – TEOLO Si fa sempre più critica la situazione delle frane e degli smottamenti nei Comuni di Torreglia e Teolo. Ieri pomeriggio nella ex cava di Giovanni Maso, di via Vallarega a Luvigliano, si sono staccati dalla parete 3/4mila metri cubi di trachite. Il materiale roccioso è andato a invadere parte del piazzale della ex cava, dove l’azienda Maso ha il laboratorio di lavorazione della pietra. Sempre a Luvigliano, preoccupa lo smottamento che da un paio di giorni interessa un vigneto di recente realizzazione in via Malterreno. La strada che porta a Quota 101. I danni al patrimonio agricolo provocati sui Colli dalle frane di queste ultime ore sono ingenti. A Tramonte, in territorio di Teolo, un intero versante della collina coltivato a vigneto e ciliegieto dell’azienda agricola Boscalbò di via Busa sta scivolando a valle. Stessa situazione sul monte Lonzina, ai confini tra Teolo e Torreglia. Sempre in comune di Teolo non sono ancora ben definite le dimensioni della frana che da lunedì interessa via Farnea, nella frazione di Villa. Ieri pomeriggio in municipio si stava valutando la possibilità di far intervenire i vigili del fuoco per verificare la stabilità del versante dove insistono alcune casette prefabbricate degli anni Settanta. A preoccupare amministratori e tecnici sarebbero alcune crepe comparse tra i vialetti di accesso alle abitazioni. Molte delle quali non sono stabilmente abitate. A Teolo Alto, inoltre, mercoledì sera è stata chiusa a causa di una frana via Fontana Maggiore. Si tratta di una strada comunale che si stacca dal centro del paese e va a morire alcune centinaia di metri più su, sul versante sud del monte Madonna.

(g.b.)

 

Magazzini sommersi, perso tutto

Ci sono anche alcuni commercianti di Rubano fra le vittime degli allagamenti

RUBANO – Mentre il quartiere Rolandino ieri mattina era finalmente libero dall’acqua, alcuni negozi di viale della Provvidenza, accanto alla chiesa, avevano ancora i magazzini semi-allagati: i garage sotterranei e i loro depositi sono rimasti invasi da 50 centimetri d’acqua sin da lunedì sera. Alla cartoleria Cartidea vedranno nei prossimi giorni quanto materiale di cancelleria si è rovinato: quello che erano riusciti a salvare, riponendolo negli scaffali più alti, sta iniziando a rovinarsi a causa dell’eccesiva umidità che ristagna adesso dentro il magazzino. «L’acqua è arrivata lunedì sera» raccontano la titolare Nicoletta Scanferla e il marito Galdino, «abbiamo salvato il più possibile. Sul pavimento abbiamo avuto mezzo metro di acqua. Già nel 1992 subimmo un allagamento, ma l’acqua si fermò a una trentina di centimetri. È scesa ieri mattina, dopo quasi tre giorni ininterrotti». Tutto il fronte di negozi al pianterreno dell’edificio ha subito danni. «L’acqua è filtrata dai muri», spiega Alessandra Galiazzo, una delle due titolari, «e ancora ne abbiamo alcuni centimetri sul pavimento: arriverà un amico con l’aspiraliquidi. Dobbiamo ringraziare tutti gli amici che si sono prodigati per aiutarci, specialmente a sollevare i frigoriferi. Siamo state costrette a dormire nel bar, per controllare che non si spegnessero le due pompe. È stato un disastro e ora conteremo i danni: sfortunatamente ci è capitato nel giorno in cui la mia socia, Maria Luisa Lanaro, aveva il funerale del fratello». Mezzo metro d’acqua ha invaso anche l’interrato della gioielleria Rensi e i garage condominiali. Antonio vi aveva riposto tutti i suoi ricordi, in attesa che la sua casa nuova fosse pronta. Avrebbe dovuto esserlo già a ottobre: fosse stato così, avrebbe salvato le sue cose. «Fortunatamente sono riuscito a spostare la moto, il Maggiolone d’epoca e le mie chitarre. Ma sono finiti sott’acqua i filmini di mia madre, che non c’è più». L’opinione generale è che questo allagamento sia stato deciso per salvare altre zone: ma come tutti ribadiscono, potevano avvertire la popolazione, in modo che mettesse in salvo il più possibile i propri beni e sigillasse le case. Contano i danni ora i residenti del quartiere Rolandino: ieri mattina almeno c’era il sole e hanno potuto mettere mobili e oggetti fuori ad asciugare. La famiglia Dosselli Milesi in via Mussato aveva tutti i mobili della taverna, insieme a libri e vestiti davanti alla porta: andrà buttata la maggior parte delle cose, probabilmente, dopo che per tre giorni sono rimaste a inzupparsi d’acqua. Gli armadi nuovi della famiglia Rata, che aveva appena ristrutturato casa in via Gloria, si stanno aprendo: l’acqua è arrivata attraverso le porte, ma è anche filtrata da sotto il pavimento. Tutti quelli che hanno un appartamento al pianterreno con il pavimento in legno si sono ritrovati il parquet ondulato. A casa di Obiburie Jbeaduchi i listelli si sono persino scollati. Fortunatamente l’auto funziona, a casa di Mirella Agostini Novello, ma dovrà forse buttare elettrodomestici e mobili che arredavano il piccolo appartamento che aveva allestito nell’interrato della villetta. Venti centimetri d’acqua buoni anche dentro casa della signora Deganello: i muri hanno cominciato a scrostarsi. Il livello dell’acqua ha iniziato a scendere verso mezzanotte, quando la pompa che il sindaco ha chiesto di installare, alla confluenza dei corsi d’acqua Giarina e Mestrina, ha cominciato ad avere effetto. «Stiamo organizzando un incontro per ricostruire gli eventi di questi giorni», annuncia il sindaco Ottorino Gottardo, «e coordinare le richieste di cittadini per lo stato dì calamità. A breve saremo più precisi con luogo e data». Intanto è stata organizzata con Etra una raccolta speciale dei rifiuti ingombranti che i cittadini sono costretti a gettare perché inservibili: si può prenotare l’asporto gratuito a domicilio al numero verde 800247842 da lunedì a venerdì dalle 8 alle 20 oppure si possono portare all’ecocentro di Mestrino oggi, domani e lunedì, dalle 9 alle 17, senza alcun costo aggiuntivo.

Cristina Salvato

 

Via Annibale da Bassano, dopo gli aiuti si cerca una soluzione

limena propone a vigodarzere di dividere le spese

Via Annibale da Bassano nel Tavello ieri era ancora isolata, con la strada allagata dall’acqua che emerge dal terreno, formando una specie di laghetto e isolando una decina di famiglie. Il luogo, immerso nell’area golenale del Brenta, si trova geograficamente a Limena, ma amministrativamente a Vigodarzere: i due Comuni si troveranno a breve per concordare una soluzione. «Ho chiesto al gruppo di Protezione civile e ai tecnici comunali di valutare la soluzione più efficace», dichiara il sindaco limenese Giuseppe Costa, «e sembrerebbe quella di scavare un canale che faccia drenare l’acqua. Mi hanno detto che è poco percorribile l’idea di rialzare la strada, in quanto con l’acqua rischierebbe di sgretolarsi di continuo. Sono d’accordo di ritrovarmi con gli amministratori di Vigodarzere tra pochi giorni e chiederemo loro di dividere a metà le spese. La soluzione deve essere efficace e anche definitiva, perché ci sono bambini piccoli, anziani e disabili tra le persone isolate. Abbiamo dotato due famiglie di stivali di gomma per tornare a casa attraverso la strada allagata e i volontari hanno consegnato con la barca viveri per una settimana a queste famiglie».

(cri.s.)

 

Soccorsa un’anziana barricata in casa Una decina gli sfollati

Sale la conta dei danni nelle abitazioni a Selvazzano

Il Movimento 5 Stelle vuole chiarezza sull’uso delle idrovore

SELVAZZANO – Le poche ore di tepore di ieri pomeriggio hanno dato morale alle molte famiglie di Selvazzano duramente colpite dalla tracimazione degli scoli Mestrina, Storta e Brentelle. Ora che l’acqua è stata tolta dalle strade e da quasi tutti gli alloggi, si nota in tutta la sua drammaticità quella che è stata l’emergenza. In via Carnaro e via Forno a Tencarola l’acqua ha distrutto tutto quanto contenuto non solo nei piani interrati ma anche nei piani terra. Un disastro. «Nella taverna il livello dell’acqua ha raggiunto il soffitto, ma anche al piano terra, dove viviamo stabilmente, i danni sono ingenti», evidenzia Livio Giacon. «Ci scaldiamo con una stufa a legna perché la caldaia non funziona. La Protezione civile ci ha aiutati nelle prime ore dell’emergenza, ora stiamo facendo la cernita di tutto quello che è da buttare». Luigi Portalone, altro abitante di via Carnaro, stima i danni alla sua abitazione intorno ai centomila euro. «Sono andate sott’acqua due auto oltre a tutta la mobilia del piano terra», racconta. «Siamo riusciti a salvare per miracolo il fuoristrada solo perché alle 3 di lunedì notte siamo stati chiamati da un vicino. Abbiamo danni ingenti anche ai pavimenti e all’impianto elettrico. Se qualcuno ci avesse avvisato in tempo non sarebbe successo questo disastro». Ieri il Comune di Selvazzano ha informato che il materiale da buttare va messo sul marciapiede fuori dal cancello. Etra passerà per le vie a raccoglierlo. Può anche essere portato direttamente dal cittadino al centro raccolta di via Galvani, dalle 8 alle 16 di domani. Info: 800247842. Gli sfollati. Sarebbero una decina le persone che sono state costrette a lasciare le case nelle vie di Sarmeola e Tencarola. Alcune sono ospiti di parenti, quattro persone disabili sono state accolte in centri attrezzati come l’Oic e Nais. Di questi cittadini, come pure della fornitura dei pasti caldi a coloro che non riuscivano a uscire di casa, si è occupato l’ufficio Servizi sociali del Comune che ha lavorato in sinergia con la Croce rossa e l’Usl. «Adesso ci stiamo organizzando con le ragazze della Protezione civile e con altri volontari per le pulizie degli appartamenti», fa sapere l’assessore ai Servizi sociali, Giovanna Rossi. Anziana al freddo. In via Carnaro un’ottantaquattrenne sola in casa, al freddo e al buio, è stata raggiunta mercoledì sera dal sindaco Enoch Soranzo e dal coordinatore della Protezione civile, Gianni Peruffo. La finestre della casa dell’anziana erano completamente chiuse e tutti pensavano fosse ospite di parenti. Tranne un vicino di casa che l’aveva vista aggirarsi verso sera al primo piano dell’appartamento. Soranzo e Peruffo, visto che il citofono non funzionava a causa del black out elettrico, si sono sgolati a chiamarla senza ottenere risposta. A quel punto sono entrati da una finestra e hanno trovato l’anziana impaurita. L’hanno rifocillata e messa a letto e hanno riallacciato la corrente. Sportello in Comune. Ieri mattina Soranzo ha inviato al governatore del Veneto, Luca Zaia, la richiesta di riconoscimento dello stato di calamità per il Comune di Selvazzano. La modulistica per le domande di risarcimento e le istruzioni per come compilarle si potranno scaricare dal sito internet del Comune nei prossimi giorni. È possibile anche rivolgersi in municipio dove verrà allestito un apposito sportello. Il consigliere provinciale del Pd Boris Sartori invita i cittadini a fotografare per bene i danni subiti poiché la pratica di risarcimento richiederà la documentazione fotografica. Sartori raccomanda, inoltre, di chiedere regolare fattura per tutti i lavori di riparazione che vengono effettuati. Il consigliere provinciale invita i cittadini a diffidare di professionisti che propongono di pagare perizie o interventi tecnici che in questa fase non sono richiesti. Cinque Stelle. Il M5S consegnerà una lettera aperta al sindaco per avere spiegazioni sugli allagamenti che hanno interessato il territorio. Nello specifico gli attivisti di M5S in una nota scrivono di volere chiarezza sulle contrastanti dichiarazioni avute in merito alla gestione dell’emergenza. «Dal Consorzio di bonifica Pedemontano Brenta ci veniva confermato che da giorni le idrovore della Brentella lavoravano a pieno regime, mentre mercoledì il Prefetto ha evidenziato come il Genio civile abbia dato comunicazione di aver diramato già lunedì l’ordine di spegnimento degli impianti idrovori, al fine di evitare il sovraccarico del sistema idraulico. A cos’è dovuta questa contraddizione?», si legge nel comunicato. M5S chiede, inoltre, «perché non sono state avvisate in tempo le famiglie e se si sono verificate cause accidentali che hanno limitato lo scarico dell’acqua dello scolo Storta in Brentella».

Gianni Biasetto

 

«Ora pericolo frane» Via alle verifiche anti-smottamenti

Micalizzi: «Monitoriamo gli argini che sono a rischio»

La Paltana torna sotto controllo, rientrate le criticità

PADOVA – La giornata di sole di ieri ha firmato la tregua dell’emergenza, ma non dei lavori febbrili sul campo da parte dell’unità anti-crisi organizzata dal Comune. Obiettivo principale asciugare il più possibile la rete di canali e fossati che, tra martedì notte e mercoledì mattina, hanno tracimato allagando via Monte Rua, via Monte Santo e alcune delle case di Brusegana. Perché la situazione torni alla normalità servirebbero quattro-cinque giorni senza pioggia. Nel frattempo gli uomini di Comune, Aps, Protezione civile e Genio hanno lavorato ininterrottamente, anche durante la notte, per ripristinare al meglio la situazione. Complice l’abbassamento del Bacchiglione, che ieri mattina era sceso a livello di 10,13 metri, 1 metro più basso della piena del 4 febbraio. Il risultato è che la Paltana è tornata sotto controllo e le cinquanta case della golena respirano dopo giorni di ansie e inquietudini. Chiusi inoltre i capitoli critici della città: rientrato l’allarme in via Cà Rinaldini, a Montà, dove l’acqua, che aveva allagato alcuni cortili privati e cinquanta metri di strada, è stata completamente riassorbita. Come noto, qui il problema è la mancanza di sottoservizi fognari: i lavori sono partiti da alcuni mesi, ma bisognerà aspettare il 2015 per avere le fogne funzionanti com’è già accaduto per Forcellini e Terranegra. In via della Biscia, dopo una notte e due giorni di lavoro da parte di Aps, la case sono tornate all’asciutto. A fine emergenza però l’assessore alle acque e alle manutenzioni, Andrea Micalizzi, approfondirà le responsabilità perché, da un primo sopralluogo, sembra il danno sia stato provocato dai lavori privati di una recinzione. Infine a Brusegana, in via Monte Rua e via Monte Cero, tecnici comunali e Protezione civile hanno lavorato fino a ieri mattina: prima per mettere in sicurezza le strade e le case, poi per scaricare il più possibile il canale, lo stesso che è destinato a svuotarsi nel Brentella che a sua volta è accolto dal Bacchiglione. Nei giorni di piena la strategia è stata bruscamente interrotta: il Bacchiglione non ha più potuto ricevere una goccia d’acqua, il Brentella si è gonfiato fino all’estremo e con esso i canali che continuavano a ricevere inesorabilmente l’acqua da Sarmeola, Rubano, Caselle e Tencarola. «Adesso dobbiamo augurarci piova poco, con bassa intensità», spiega Micalizzi, «altrimenti rischiamo si ripresentino gli stessi rischi dei giorni scorsi per quanto riguarda la rete minore dei canali. In queste ore stiamo monitorando gli argini, soprattutto quello di San Gregorio, perché un altro pericolo sono smottamenti e frane: i terreni sono inzuppati e possono venir giù pezzi di argine. Una squadra della protezione civile sta percorrendo tutti gli argini cittadini».

Elvira Scigliano

 

PERSONALE DEL COMUNE, DI APS E DELLA PROTEZIONE CIVILE

Gli “angeli” del maltempo orgoglio dei padovani

PADOVA – Hanno guadagnato sul campo l’onorificenza di “angeli dell’alluvione” per aver aiutato ben oltre i loro doveri. Sono i dipendenti comunali dei settori Manutenzione e Patrimonio, gli uomini di Aps e, naturalmente, i volontari della Protezione civile. Si sono impegnati per rispondere colpo su colpo all’emergenza acqua, senza sosta e senza chiedersi se quello che stavano facendo fosse una loro competenza. Muniti di straordinario altruismo e dedizione professionale, hanno finito per lavorare ben oltre l’orario di ufficio, ben oltre lo straordinario e tornando, l’indomani, a firmare il cartellino e sedersi ala scrivania dell’ufficio con appena qualche ora di sonno racimolata. Si sono prestati, giorno, dopo giorno, notte dopo notte, consapevoli che la loro città era in pericolo, che la collaborazione di tutti era indispensabile. Sono i dipendenti di palazzo Moroni, guai ad additarli con i cliché spesso abbinati ai dipendenti pubblici. Il settore Manutenzioni ha impiegato 15 persone garantendo una reperibilità H24, utilizzando anche l’assetto e il personale del piano neve. A gestire ed organizzare il lavoro Claudio Zanon e Roberto Piccolo (che ha coordinato le operazioni) per il settore Manutenzioni; Giorgio Zanaga per il supporto logistico del settore Patrimonio; Lorenzo Panizzolo per la polizia municipale; Enrico Bolzon e Gaetano Natarella per la Protezione civile e l’ingegnere Tiziano Pinato per il Genio civile. «Siamo diventati una sorta di squadra speciale per le emergenze climatiche», commenta l’assessore Andrea Micalizzi. «Molti, nei giorni delle piene e nei momenti successivi di allerta per i canali, hanno lavorato ben oltre l’orario di servizio. Quando le famiglie hanno bisogno di aiuto, i nostri valorosi uomini non guardano l’orologio e lavorano con il cuore. Abbiamo tenuto in piedi anche il servizio di reperibilità e pronto intervento per le buche: in questi giorni, a causa delle piogge, l’asfalto delle strade si è sgretolato in diversi punti e i nostri uomini hanno svolto numerosi interventi dietro puntuali segnalazioni».

(e.sci.)

 

LA PROPOSTA DELLA COLDIRETTI

«Sbloccare il patto di stabilità»

Il presidente Miotto: «Servono investimenti per la difesa idraulica»

PADOVA «Mettere al di fuori del patto di stabilità tutti gli investimenti per la difesa del territorio sostenuti dalle amministrazioni locali, dai Comuni alla Regione» è l’idea su cui Coldiretti intende coinvolgere le istituzioni. «In caso di violente ondate di maltempo l’agricoltura paga il prezzo più alto» sostiene Federico Miotto, presidente di Coldiretti Padova che enumera vigneti, allevamenti e aziende in ginocchio. «Proponiamo un tavolo istituzionale affinché la difesa dell’ambiente diventi davvero una priorità – sostiene Miotto – il mondo agricolo attraverso il governo dei consorzi di bonifica sta svolgendo una funzione indispensabile sul territorio, attraverso la gestione e la manutenzione di centinaia di chilometri di canali, di decine di impianti di sollevamento e altre strutture per evitare che l’acqua diventi un problema per le nostre città, i nostri quartieri, le zone artigianali. Non basta: servono opere importanti per gli argini e gli alvei dei canali, gli impianti di sollevamento, la gestione delle piene e dei periodi di prolungata siccità. Questo si può fare solo indirizzando con tempestività ed efficacia adeguate risorse economiche – aggiunge il presidente di Coldiretti Padova – ricordiamoci che gli investimenti di oggi sulle opere per la difesa idraulica si trasformeranno in un risparmio sui gravi danni che potranno essere evitati. Va ripensata anche la politica urbanistica ed edilizia a livello locale, mettendo un freno alla cementificazione soprattutto nelle aree a maggior rischio e fissando delle regole ben precise per le nuove urbanizzazioni, sia civili che industriali, in modo da non pentirsi in futuro delle scelte sbagliate di oggi».

 

LE TESTIMONIANZE DEI RESIDENTI

«Abbiamo raccolto acqua per ore»

A Brusegana l’incubo è tornato a quattro anni di distanza

PADOVA – Stivali a mezza coscia ma bagnati fin nelle ossa, giacche impermeabili organizzate o arrangiate e tanta fatica. Per chi in questi giorni ha dovuto affrontare l’emergenza acqua le ore sono trascorse frenetiche, senza dormire e con il terrore dipinto negli occhi perché il gioco c’era la propria casa, i “tesori” di una vita che ognuno di noi conserva tra le proprie mura domestiche. A Brusegana, tra via Monte Rua e via Monte Cero, l’acqua ha raggiunto cantine e taverne per 15 centimetri: «Purtroppo non è stata la prima volta», hanno raccontato Roberto e Stefano, vittime dei danni del maltempo. «Nessuno di noi aveva ancora dimenticato il 2010, allora abbiamo dovuto letteralmente gettare nella spazzatura tutto il mobilio e ogni oggetto invaso e divorato dall’acqua. Questa volta invece ringraziamo la solerte presenza del Comune, ma soprattutto vicini e amici. Ci siamo aiutati l’un l’altro, non abbiamo chiuso occhio, ma la fatica è stata ripagata perché abbiamo messo in salvo ogni cosa. Abbiamo accatastato mobili, portato in salvo divani e tappeti, a nulla servivano i cavalletti per alzare di qualche centimetro gli oggetti perché l’acqua continuava a precipitare, a cascata, dalle finestre chiuse». In via della Biscia invece è stata la prima volta che hanno vissuto il trauma dell’allagamento: «Abbiamo raccolto acqua per ore», riferisce Marina, «ma sembrava non servisse a nulla. Né servivano i sacchi di sabbia perché la forza e la potenza dell’acqua è molto più forte. Non so cosa potremo salvare delle nostre cose».

(e.sci.)

 

Quasi 9mila chili di lampadine raccolte e riciclate nella provincia di Belluno. Sono i numeri di Ecolamp, consorzio senza scopo di lucro che si occupa del recupero delle sorgenti luminose a basso consumo. Nel 2013 la provincia bellunese ha raccolto, per la precisione, 8936 chili di materiale contribuendo a piazzare il Veneto al secondo posto della classifica nazionale di raccolta. A livello regionale il quantitativo di lampadine e sorgenti luminose raccolto è stato di 213 tonnellate con un incremento del 16% rispetto al 2012. Circa la metà, 111 tonnellate, è stata raccolta grazie al contributo dei cittadini privati che si sono recati nei centri di raccolta comunali assegnati al consorzio Ecolamp. Altre 119 tonnellate arrivano invece dagli installatori e dai professionisti del settore illuminotecnico. I rifiuti vengono poi trattati in modo da recuperare il 95% delle materie prime come plastica, vetro e metalli, impedendo la dispersione del mercurio nell’ambiente. «Ecolamp porta a casa un risultato eccellente anche nel 2013» spiega Fabrizio D’Amico, direttore generale del consorzio, «guardiamo con fiducia ai prossimi obiettivi».

 

Nuova Venezia – Chisso respinge i treni lombardi in Veneto

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9

gen

2014

Altolà dell’assessore: «Noi guardiamo ai colossi svizzeri, austriaci, tedeschi non certo alla società regionale di Maroni»

VENEZIA – Una partita delicata e redditizia, destinata a riservare sorprese. In palio c’è l’appalto dei treni regionali nel Veneto a partire dal 2015. Vale 150 milioni di euro l’anno e la gara europea annunciata dalla Regione, che ha disdettato il contratto con Trenitalia rea di inadempienze e ritardi, suscita già molti appetiti. A cominciare da Milano, dove il governatore Roberto Maroni persegue la fusione tra le società Trenord (50% Regione Lombardia, 50% Trenitarlia) e Atm (l’azienda trasporti milanesi) capace di dar vita a un colosso “padano” del trasporto su ferro: «Se parte questo progetto», commenta il leghista «avremo un soggetto in grado di allargare la propria sfera d’azione anche al di fuori della Lombardia e avremo anche l’opportunità di sfruttare la grande occasione offerta dal fatto che la Regione Veneto ha disdetto il contratto con Rfi e presto bandirà una gara per aggiudicare il servizio di trasporto locale». La prospettiva, però, non entusiasma affatto Renato Chisso, l’assessore alla mobilità di Palazzo Balbi. Reduce da un pluriennale braccio di ferro di ferro con Trenitalia, alle prese tuttora con i guai dell’orario cadenzato e le proteste dei malcapitati pendolari, teme di cadere dalla padella alla brace: «Prima il Veneto», scandisce sornione l’esponente di Forza Italia echeggiando lo slogan elettorale di Luca Zaia «se i lombardi pensano di venire qui a farla da padroni, si sbagliano di grosso. I nostri treni non saranno affidati a una società regionale di medio calibro, abbiamo rinunciato a prolungare il contratto con Trenitalia per bandire una gara rivolta a società di spessore europei in grado di competere con Rfi nell’offrire un servizio all’altezza: parlo delle ferrovie svizzere, austriache, tedesche, inglesi, non certo dei candidati provinciali dell’ultima ora». Chisso avrà pure il dente avvelenato con l’omologo lombardo Maurizio Del Tenno («Abbiamo salvato i treni veneti», dichiarava pomposamente l’assessore del Pirellone dopo il ripristino degli otto convogli regionali Milano-Venezia, adibiti quasi esclusivamente ai pendolari meneghini… ) ma lo stesso Zaia – liquidate come «sciocchezze» le voci su fantomatici accordi nel segno della macroregione nordista – precisa che la gara avrà carattere rigorosamente internazionale: «Invieremo il bando da Stoccolma in giù», fa sapere «e a vincere sarà il migliore. L’obiettivo è uno solo: garantire ai viaggiatori veneti il miglior servizio ferroviario possibile». A frenare le candidature, però, potrebbe concorrere il vantaggio di cui, obiettivamente, gode Trenitalia: costola di Rfi, dispone in partenza di tratte, convogli, personale, depositi, officine, materiali… «È vero», replica il governatore «per questo chiedo al Governo di garantire la par condicio ai candidati, separando finalmente rete ferroviaria e gestore dei treni».

Filippo Tosatto

 

de poli (UDC) CONTRO L’ORARIO cadenzato

«Zaia viaggi con i pendolari»

VENEZIA «Il governatore Zaia faccia un tour sui treni affollati prima di riprendere a difendere l’orario cadenzato che ha solo un obiettivo: far risparmiare la Regione a danno dei pendolari. Così il sistema non va».

A lanciare la provocazione è il senatore dell’Udc e segretario del partito in Veneto, Antonio De Poli. «In questi giorni», continua «ricevo segnalazioni dai cittadini su ritardi e disagi»: sotto accusa, ancora una volta, c’è la tratta Bassano-Padova, già al centro delle polemiche nel giorno di esordio del cadenzato.

«Una mattinata da incubo per i pendolari. Treni affollati e decine di persone costrette a rimanere a terra», ricorda il senatore, che accoglie la protesta e le preoccupazioni espresse, fra gli altri, dall’assessore alle Politiche giovanili di San Giorgio in Bosco (Padova), Fabio Miotti: «Tra chi spara contro l’orario cadenzato c’è anche un sindaco che dovrebbe indirizzare a Zaia il video in cui vedono decine di persone costrette a viaggiare sui vagoni come sardine». Sulla questione, nei giorni scorsi, De Poli ha rivolto un’interrogazione al ministro delle infrastrutture e dei Trasporti, Maurizio Lupi.

 

Sfmr: «Si chiude con 28 milioni»

Net Engineering: alla delibera della Regione da sommare 4,4 milioni di interessi

VENEZIA «Metrò» del Veneto: non bastano 23 milioni di euro per chiudere il contenzioso tra la Regione e la Net Engineering di Monselice, la società che ha ottenuto negli anni Novanta da Bernini e Cremonese l’incarico di progettare il Sfmr, il sistema ferroviario metropolitano regionale. La società la cui sede è a Monselice ha fatto sapere che la cifra in ballo è più elevata perché vanno calcolati gli interessi legali: si va da un minimo di 2.895.034,39 euro ad un massimo di 4.417.962,43 per un totale di 28.309.368,76:

«Net Engineering si riserva di emettere un nuovo comunicato dopo il deposito del lodo arbitrale», dice una nota ufficiale a commento della delibera 2261 della giunta regionale del 10 dicembre scorso, pubblicata sul Bur.

Dopo 25 anni, è tempo di bilanci, con l’orario cadenzato entrato in vigore nell’asse metropolitano 1 Padova–Mestre, l’unico dei tre progettati entrato in funzione. Il progetto di Net è stato ereditato dall’assessore Renato Chisso che coadiuvato dall’avvocato Alfredo Biagini e dal segretario del Bilancio Mauro Trapani, ha dovuto affrontare il contenzioso legale dopo che l’ex governatore Giancarlo Galan aveva imposto lo stop al pagamento delle fatture del Sfmr.

Ne è nata una lite che si trascina dal 2007 nelle aule del tribunale, da quando Net Engineering ha accusato la Regione Veneto di non aver saldato le fatture relative alla progettazione definitiva ed esecutiva del Sfmr. Il primo accordo risale al 2008 ma la transazione non viene rispettata e nel 2010 Net sollecita un lodo arbitrale, che la vede vincitrice. A questo punto, la giunta Zaia che prende il posto di quella guida da Galan, alza bandiera bianca e avvia l’iter per saldare le fatture. L’ultimo atto è del 10 dicembre, con la delibera che fissa a 23 milioni di euro il contenzioso ma a Monselice hanno rifatto i conti con gli interessi legali. La delibera della giunta Zaia «pur riconoscendo sussistere in capo a Net un credito in linea capitale di 23.891.406,33 euro rappresenta una unilaterale proposta di modifica del contratto condiviso tra Regione Veneto e Net e sottoscritto in sede arbitrale l’8 agosto scorso», dice Net.

 

I CANTIERI

«I rallentamenti sul Ponte della Libertà? Il tram non c’entra stavolta. Stiamo facendo i rilievi per costruire la nuova pista ciclabile».

L’assessore Bergamo risponde così a chi gli fa notare che ancora ieri, periodo prenatalizio, i disagi e le code sul ponte translagunare erano all’ordine del giorno.

«Disagi che cerchiamo di ridurre al minimo, ma necessari per concludere i lavori. Tra qualche mese», promette Bergamo, «la situazione cambierà».

Il nuovo mezzo, silenzioso, ecologico e spazioso, entrerà in servizio collegando in pochi minuti la terraferma a piazzale Roma. E non sarà un’opera isolata. In questi giorni, ha spiegato l’assessore, abbiamo approvato anche le delibere per gli interventi di risistemazione di piazzale Cialdini e piazzale Favretti. Via anche ai lavori per la pista ciclabile che consentirà di arrivare dalla terraferma fino a San Basilio e sarà conclusa contemporaneamente al tram. E poi ai lavori di sistemazione del piazzale di Panorama, a Marghera.

«Quando in febbraio arriverà il tram», dice Stifanelli, «quell’area diventerà un importante luogo di arrivo e di interscambio. Il Comune sta pensando di attrezzare l’area anche per eventi culturali». Tra i lavori «collaterali» anche la sistemazione della nuova tubatura dell’acqua a piazzale Roma, la realizzazione di pedane e scivoli.

«Nostro obiettivo», dice Bergamo, «è quello di realizzare una città più vivibile, a misura di cittadino con particolare attenzione ai portatori di handicap». Per questo saranno eliminate le barriere architettoniche, realizzati scivoli e percorsi per non vedenti, semafori «intelligenti» ad alta tecnologia. Dall’estate prossima insomma i collegamenti urbani saranno svolti per la maggiore parte attraverso il nuovo tram monorotaia, eliminando un gran numero di autobus inquinanti. Un trasporto moderno e «metropolitano» che muove i primi passi.

(a.v.)

 

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