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Gazzettino – Galan rischia l’imputazione per calunnia

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

13

ago

2014

IL CASO MOSE – Le accuse nel memoriale, la Procura sta valutando se procedere d’ufficio anche per questo reato

Galan rischia l’imputazione per calunnia

L’ex presidente ha tirato in ballo imprenditori affermando d’aver ricevuto contributi in nero, loro smentiscono

Giancarlo Galan potrebbe finire sotto inchiesta anche per calunnia. La Procura di Venezia sta valutando se avviare un’indagine a carico dell’ex Governatore del Veneto in relazione al memoriale difensivo nel quale ha lanciato accuse nei confronti di una decina di imprenditori, da lui indicati come finanziatori illeciti della sua campagna elettorale del 2005. Tutti gli imprenditori ascoltati finora hanno negato, dichiarando di non aver mai versato alcun contributo – tantomeno illecito – all’esponente politico di Forza Italia. Alcuni di loro hanno anche annunciato l’intenzione di denunciare Galan per diffamazione, reato perseguibile a querela di parte. La calunnia, invece, è perseguibile d’ufficio in quanto la parte danneggiata non è una singola persona offesa nell’onore, ma la stessa amministrazione della giustizia, in quanto l’aver accusato ingiustamente persone che si sanno innocenti ha l’effetto di dare il via ad un’inchiesta penale.
Nel memoriale dello scorso luglio Galan ha raccontato di aver ricevuto finanziamenti nel 2005 dal vicentino Rinaldo Mezzalira, scomparso nel 2007, già titolare di un’azienda specializzata in tubi per irrigazione, la Fitt, (50-100 mila euro); dall’ex senatore trevigiano di Forza Italia e titolare di Veneta Cucine, Carlo Archiutti (200 mila euro); dal “re” padovano dei cementifici, Giovanni Zillo Monte Xillo (50 mila euro); dal vicentino Mario Putin della serenissima ristorazione (10-20 mila euro); dal titolare della Geox, Mario Moretti Polegato (20 mila euro); dall’attuale direttore generale dell’Usl di Vicenza, Ermanno Angonese (5-10 mila euro); dall’imprenditore di Camposampiero Gianni Roncato (17 mila euro) e dal patron del porto turistico di Jesolo, Angelo Gentile (5-10 mila euro). E ancora da Piero Zannoni, ingegnere bellunese ex consigliere di amministrazione di Veneto Sviluppo (200mila) e dall’imprenditore di Marghera, Andrea Mevorach (300mila).
Finanziamenti ormai prescritti per il troppo tempo trascorso, confessati da Galan per dimostrare che la sua ex segretaria, Caudia Minutillo, non è credibile in quanto quando lo accusa in quanto, dopo aver incassato a suo nome i soldi di Zannoni e Mevorach, li avrebbe trattenuti per sé. La circostanza è stata però smentita da entrambi gli imprenditori.
La giurisprudenza è consolidata nel ritenere che costituisca calunnia l’accusare ingiustamente una persona anche se il reato è ormai coperto da prescrizione. Ora spetterà alla Procura fare le valutazioni del caso.
Ieri, nel frattempo, è stato interrogato il ferrarese Gino Chiarini, in carcere dallo scorso 4 giugno con l’accusa di millantato credito: secondo la Procura si fece ricompensare da Mazzacurati e Baita con somme comprese tra 50 e200mila euro prespettando loro di poter ottenere informazioni riservate sull’andamento dell’inchiesta a carico del Consorzio Venezia Nuova grazie ad un magistrato suo amico, il proucratore aggiunto di Udine, Raffaele Tito (che di questa vicenda è risultato non saperne nulla). Chiarini ha parlato a lungo con i pm Stefano Buccini e Stefano Ancilotto, chiarendo tutti i particolari dell’intricata vicenda di “spionaggio”, fornendo riscontri e nuovi elementi che gli inquirenti considerano di grande interesse.

 

Palladio, Meneguzzo lascia al figlio

La Palladio volta pagina. Coinvolto dall’inchiesta sul Mose (dopo l’arresto, ora è agli arresti domiciliari) il presidente della finanziaria vicentina, Roberto Meneguzzo lascia il passo al figlio Jacopo. La decisione è stata ufficializzata dopo l’assemblea della Sparta la holding (il 51% è di Meneguzzo) che controlla Pfh1 che a sua volta con il 50,45% ha la maggioranza della finanziaria vicentina. La scelta del cambio al vertice, inciderà su alcune partite finanziarie. In particolare sulla composizione societaria di Generali, dove la partecipata Ferak controlla circa l’1 per cento e un altro 2,15% attraverso Effetti.

 

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