Segui @OpzioneZero Gli aggiornamenti principali anche su Facebook e Twitter. Clicca su "Mi piace" o "Segui".

Questo sito utilizza cookie di profilazione, propri o di terze parti per rendere migliore l'esperienza d'uso degli utenti. Continuando la navigazione acconsenti all'uso dei cookie. Per maggiori informazioni cliccare qui

Per l’ex ministro. Entro ottobre l’archiviazione o la richiesta al Senato

VENEZIA – Su una “corsia riservata” dell’inchiesta Mose sta viaggiando l’ex ministro Altero Matteoli. Le imputazioni a suo carico sono al vaglio del Tribunale dei ministri, che accomuna le funzioni della Procura e del Gip. Questo Tribunale si prepara ad ascoltare (forse per rogatoria) Giovanni Mazzacurati, che è negli Usa, in quanto i legali di Matteoli hanno già chiesto l’incidente probatorio. L’iter dovrebbe chiudersi entro ottobre, con l’archiviazione o la richiesta di autorizzazione a procedere al Senato, dove Matteoli presiede la commissione Lavori pubblici. L’ex ministro del governo Berlusconi è accusato di aver partecipato alla «grande spartizione» attraverso un’impresa romana di suo riferimento, infilata di forza nei lavori del Mose. Anzi due imprese, perché la prima non è stata ai patti e l’ha sostituita. Salvo litigare anche con la seconda e imporre di nuovo la prima. È toccato alla Mantovani tenersi questi scomodi compagni di banco. Ecco come ha ricostruito la vicenda l’ingegner Piergiorgio Baita nell’interrogatorio del 17 giugno 2013 davanti ai pm Stefano Ancilotto e Stefano Buccini. D. Sappiamo che la Mantovani aveva rapporti poco chiari con l’imprenditore romano Erasmo Cinque e la sua società So.Co.Stra.Mo. R. La costante è il legame tra Erasmo Cinque e il ministro Altero Matteoli. D. All’epoca ministro delle Infrastrutture? R. No, dell’Ambiente. Stiamo parlando del 2003-04. È lui che dà il via al cosiddetto “protocollo Marghera” che prevedeva un patteggiamento ambientale con i proprietari delle aree contaminate. Pagando una quota proporzionale all’estensione dell’area, il proprietario veniva sollevato dai danni ambientali e il Ministero avrebbe proceduto alla messa in sicurezza delle aree. I proprietari erano un’ottantina ma le maggiori transazioni hanno riguardato Edison, Eni ed Enel. Parliamo di oltre 600 milioni pagati per la bonifica. Dovendo spendere questi soldi, il Ministero ha prospettato all’ingegner Mazzacurati, che poi ce ne ha riferito, la possibilità di affidarli al Consorzio Venezia Nuova. D. Scusi, in che modo? R. I proprietari delle aree pagano, i soldi confluiscono sul conto del Ministero che li può spendere in due modi: mettendo in gara i lavori oppure, come ha fatto, inserendo questi fondi come lavori aggiuntivi del Cvn. Quindi senza bisogno di fare gare. A condizione però che i lavori venissero affidati alla So.Co.Stra.Mo di Erasmo Cinque. Ma c’era un problema. D. Quale? R. L’impresa di Cinque non era socia del Consorzio e non poteva essere direttamente assegnataria. Pertanto i lavori sono stati assegnati a Frisia Impregilo, cui noi siamo subentrati, con il vincolo di subappaltarli a Erasmo Cinque. Noi abbiamo preso Cinque in Ati, perché Mantovani ha i requisiti per fare la bonifica, Erasmo Cinque non ha niente. Poi Cinque ci ha risubappaltato la sua parte dei lavori, in cambio di una percentuale tra 6,5-7%. D. Cioè, la ditta di Cinque prende i lavori e poi ve li ridà perché non è in grado di farli? R. Proprio così. Poi Matteoli diventa ministro delle Infrastrutture e deve aver litigato con Cinque perché ci presenta Gualtiero Masini della Teseco, che si propone di liberare il Consorzio da Cinque. D. O meglio di eliminare la tangente del 6% perché voi non lo vedevate mai. R. No no, di eliminare Cinque, non la tangente. Quella rimane. Arriva Masini e si propone di fare un progetto – che a proposito di cartiere è veramente un capolavoro – di lavaggio terra a Marghera. Il progetto è un fascicolo colorato, del valore di circa 8 milioni di euro. Naturalmente, in cambio di questo non c’è più bisogno di dare lavoro a Erasmo Cinque. Così il Consorzio, invece di dare i lavori a Cinque, dà l’incarico a Teseco di fare questo progetto per 7 milioni e mezzo. L’incarico lo dà Thetis. Solo che Masini probabilmente… non gira tutto quello che deve girare, perché dopo un po’ Matteoli si fa di nuovo vivo. D. Si fa vivo con chi? R. Con Mazzacurati, è l’unico che ha rapporti diretti con Matteoli. E dice che bisogna riprendere Erasmo Cinque. Così avviene e ripartiamo con il meccanismo fino al 2010-2011. D. La cosa inizia nel 2003? R. Sì, con Erasmo Cinque, in una prima fase attraverso Fisia Impregilo, fino al 2005-2006. Dopo c’è un periodo in cui c’è Masini e non c’è Erasmo Cinque, non si fanno lavori ma tanti bei progetti. D. Tipo quelli della Bmc di San Marino, chiaramente… R. Sì, un po’ più colorati. D. A fronte di queste prestazioni voi pagate? R. Il Consorzio paga 7 milioni e mezzo. D. Consorzio o Mantovani? R. Thetis, su incarico del Consorzio, paga questi 7 milioni e mezzo, pensando che i lavori sarebbero scaturiti. Invece il progetto, essendo solo carta colorata, non si è mai tradotto in lavori. Poi Mazzacurati mi richiama, mi fa rincontrare Erasmo Cinque e riprendiamo il discorso senza più Fisia. D. Ma sempre con il 6%? R. Era diventato 7,5%. C’è stato un aggravio perché il Consorzio doveva recuperare i 7 milioni e mezzo nel frattempo pagati per niente a Masini.

Renzo Mazzaro

 

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Copyrights © 2012-2015 by Opzione Zero

Per leggere la Privacy policy cliccare qui