Segui @OpzioneZero Gli aggiornamenti principali anche su Facebook e Twitter. Clicca su "Mi piace" o "Segui".

Questo sito utilizza cookie di profilazione, propri o di terze parti per rendere migliore l'esperienza d'uso degli utenti. Continuando la navigazione acconsenti all'uso dei cookie. Per maggiori informazioni cliccare qui

Oltre all’ex presidente del Magistrato alle Acque, scarcerati anche Manganaro, Dal Borgo e Cicero

Marchese del Pd figura tra la decina di indagati che patteggeranno la pena nell’udienza del 16 ottobre.

VENEZIA È tornata ieri in libertà per scadenza dei termini cautelari Maria Giovanna Piva, ex presidente del Magistrato alle Acque di Venezia, accusata di corruzione e agli arresti domiciliari dopo essere finita in carcere il 4 giugno scorso nel corso della maxi inchiesta della Guardia di finanza sulla Tangentopoli legata al Mose. La Piva è accusata di aver ricevuto pagamenti illeciti per centinaia di migliaia di euro: l’ex presidente del Consorzio Venezia Nuova parlò ai pm di un vero e proprio “stipendio” di 400 mila euro. E sempre ieri è finita la custodia preventiva anche per altri tre indagati che si trovavano da tempo ai domiciliari. Si tratta di Vincenzo Manganaro, Luigi Dal Borgo, e Alessandro Cicero, accusati di millantato credito, tornati a loro volta in libertà. Restano invece ancora in carcere sia l’ex governatore Giancarlo Galan, recluso ad Opera e per il quale i termini di custodia scadono a fine ottobre, sia il suo ex assessore Renato Chisso, per il quale la Cassazione ha fissato al 25 settembre la trattazione del ricorso per la remissione in libertà. Infine il capitolo dei patteggiamenti, già accordati per una decina di indagati – tra questi l’ex consigliere regionale Pd Giampietro Marchese – e per i quali l’udienza è stata fissata al 16 ottobre prossimo. Con la fissazione del processo con rito immediato, che si aprirà il prossimo 4 novembre davanti alla quarta sezione penale del Tribunale di Milano, sono stati invece automaticamente prorogati i termini di custodia cautelare, che altrimenti sarebbero scaduti ieri, per l’ex generale della Guardia di Finanza Emilio Spaziante e per l’ex Ad di Palladio Finanziaria Marco Meneguzzo, che è ai domicilari). Nei loro confronti e anche nei confronti di Marco Milanese, ex parlamentare del Pdl ed ex braccio destro di Giulio Tremonti in carcere dal 4 luglio (è stato arrestato un mese dopo gli altri), i pm milanesi Luigi Orsi e Roberto Pellicano, titolari del filone di inchiesta trasmesso lo scorso giugno per competenza nel capoluogo lombardo dai magistrati veneti, pochi giorni fa hanno chiesto il giudizio immeditato. Richiesta che è stata accolta dal gip Natalia Imarisio. Al centro di questa tranche di indagine ci sono due episodi di corruzione. In uno, secondo l’accusa, Milanese, sarebbe stato il destinatario di una mazzetta da 500 mila euro che il Consorzio Venezia Nuova gli avrebbe fatto avere tramite Meneguzzo. Il secondo episodio contestato ha al centro un’altra presunta mazzetta da 500 mila euro che sarebbe stata versata sempre da Mazzacurati e sempre tramite Meneguzzo, per corrompere Spaziante in merito a verifiche fiscali.

 

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Copyrights © 2012-2015 by Opzione Zero

Per leggere la Privacy policy cliccare qui