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Nuova Venezia – Galan, inchiesta sulla malattia

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

24

lug

2014

Galan, inchiesta sulla malattia

Sotto sequestro cartella clinica e referti. Nordio: «Poteva andare alla Camera»

Galan, sequestrata la cartella clinica

La Procura indaga su diagnosi e dimissioni dall’ospedale di Este

Il pm Nordio attacca: «L’ex ministro poteva difendersi alla Camera»

I dottori sostenevano che per 45 giorni il deputato non avrebbe potuto muoversi, poi però l’hanno mandato a casa: dietro c’è una manovra dell’indagato per evitare l’arresto?

Presentato ricorso al Riesame per chiedere la scarcerazione per mancanza di gravi indizi e, in subordine, i domiciliari per motivi di salute. Domani primo interrogatorio in carcere

VENEZIA I medici sostenevano che per 45 giorni Giancarlo Galan non avrebbe potuto muoversi e la prognosi, infatti, indicava quel numero, ma esattamente 12 giorni dopo il ricovero, alle 9,39 del 22 luglio sono state firmate le sue dimissioni dall’ospedale dove era ricoverato, indipendentemente dall’esito della votazione della Camera, avvenuta ben cinque ore dopo. Così, i pubblici ministeri di Venezia Stefano Ancilotto e Paola Tonini vogliono capire bene che cosa sia accaduto e per ricostruire la vicenda della discussa diagnosi (prima si era parlato della frattura di tibia e perone, poi del solo malleolo, ad esempio) e conseguente prognosi hanno spedito ieri mattina i finanzieri del Nucleo di Polizia tributaria di Venezia a sequestrare presso l’ospedale di Este la cartella clinica e presso il reparto di Ortopedia del Sant’Antonio di Padova la certificazione dell’ormai ex paziente. Gli inquirenti vogliono capire se si sia trattato di un espediente per rinviare il voto alla Camera (i certificati dei sanitari recitavano che non avrebbe potuto muoversi e quindi raggiungere Montecitorio per difendersi davanti ai colleghi deputati come avrebbe voluto) e di conseguenza allontanare lo spettro del carcere. Inoltre vogliono scoprire quale ruolo possano aver avuto i sanitari. Galan, intanto, sarà interrogato per rogatoria domani in mattinata nel carcere di Opera dal giudice di Milano Cristina Di Censo, delegata dal collega di Venezia Alberto Scaramuzza che ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare nei suoi confronti. All’ex ministro ed ex governatore del Veneto l’ordinanza era stata notificata martedì sera nella sua casa a Cinto Euganeo dai finanzieri veneziani, dopo il voto della Camera. Nella sua villa le operazioni di notifica dell’ordinanza sono durate quasi due ore, in secondo luogo sarebbe stato problematico trasportare con la carrozzella l’indagato dal primo piano al piano terra, a causa di una stretta scala a chiocciola. A volere tutte le garanzie sanitarie, la presenza di un medico e il viaggio a bordo di un’ambulanza, sono stati i pubblici ministeri veneziani che coordinano le indagini. Così Galan è stato trasferito in autoambulanza ed è arrivato attorno all’una della nel carcere milanese di Opera e sistemato in una cella singola nel centro clinico della struttura. Il centro diagnostico terapeutico del carcere di Opera, dove vi sono una serie di “camere di pernottamento” – questo è il termine tecnico – sia per ospitare un solo detenuto che per più detenuti, da quanto si è saputo è stato scelto in quanto in questo modo Galan può essere sottoposto a un monitoraggio sanitario permanente. All’ex ministro deve essere controllato il livello di glicemia ogni 4 ore, devono essere somministrate terapie per controllare le apnee notturne ed il diabete e deve rimanere con la gamba ingessata in scarico. Il centro clinico è un presidio sanitario legato all’azienda ospedaliera San Paolo, dove ad esempio ora si trova Bernardo Provenzano. Galan deve rispondere di corruzione sulla base delle accuse lanciate dal presidente del Consorzio Venezia Nuova Giovanni Mazzacurati, dal presidente della «Mantovani» Piergiorgio Baita e dalla sua ex segretaria Claudia Minutillo. I suoi difensori, gli avvocati Antonio Franchini e Nicolò Ghedini, hanno presentato ieri mattina il ricorso al Tribunale del riesame di Venezia in cui chiedono la scarcerazione del loro cliente per la mancanza dei gravi indizi di colpevolezza e, in subordine, gli arresti domiciliari per motivi di salute. Infine, sulla vicenda è intervenuto anche il procuratore aggiunto di Venezia Carlo Nordio. «Mentre si svolgeva il dibattito alla Camera sul rinvio del voto per la richiesta di carcerazione preventiva nei confronti di Galan», ha commentato, «era già stata firmata dalla direzione sanitaria dell’ospedale dove l’onorevole era ricoverato una lettera di dimissioni, poi acquisita agli atti». Da quella lettera, ha rincarato Nordio, «emerge una patologia perfettamente compatibile con un trasporto in Parlamento per difendersi ». «Le fotografie del diretto interessato con un piccolo gesso», ha aggiunto, «hanno fatto il giro d’Italia e ricordiamo che in Parlamento più di una volta sono andati parlamentari con l’ossigeno o in barella. Nemmeno noi sapevamo questo. Una vicenda abbastanza paradossale perché si è discusso sul nulla».

Giorgio Cecchetti

 

La doppia verità dei medici «Era a rischio embolia»

Il primario del Sant’Antonio Candiotto: «Dal punto di vista ortopedico il ricovero non serviva»

Poi le complicazioni. Agnoletto (Usl 17): «Degenza necessaria per la salute del paziente»

PADOVA Il professor Sergio Candiotto, primario di Ortopedia dell’ospedale Sant’Antonio, tiene più alla propria reputazione che alle condizioni del paziente più famoso d’Italia: «L’ho visitato due volte riscontrando la frattura del malleolo. La seconda volta l’ho visto molto provato. Dal punto di vista ortopedico le sue condizioni non richiedevano certo il ricovero. Quel che è successo dopo io non so». Il direttore medico dell’Usl 17 di Este, Maurizio Agnoletto aggiunge: «Giancarlo Galan è stato trattato come tutti i nostri pazienti, mi sono raccomandato in questo senso sin dall’inizio del suo ricovero e così mi ha chiesto di fare il direttore generale. Così è stato dal primo all’ultimo giorno della sua degenza, prescritta dai medici competente e assolutamente necessaria per garantire la salute al paziente». Ma allora perché la Procura di Venezia manda la Guardia di finanza a sequestrare la storia clinica dell’ex governatore: due accessi al Pronto soccorso (il 5 e il 12 luglio, a Padova ed Este), due referti ortopedici con relative radiografie, un referto angiologico, una risonanza magnetica, gli esami clinici compiuti in Cardiologia e almeno altri tre consulti clinici di altrettanti specialisti? Ecco la storia sanitaria dettagliata del tumultuoso ultimo mese di Giancarlo Galan, che rischia di mettere nei guai una mezza dozzina di medici. Lunedì 9 giugno. Cinque giorni dopo il blitz della Procura di Venezia, Galan si fa rilasciare dal direttore di Medicina dell’Azienda ospedaliera di Padova, Giovannella Baggio, un certificato delle proprie patologie: dal diabete all’ipertensione, con almeno 7 farmaci da assumere ogni giorno. Sabato 14 giugno. Galan riceve a casa Gaetano Crepaldi, professore emerito di medicina interna dell’università di Padova. Che rilascia questo parere: «L’insieme delle patologie, oltre al trattamento farmacologico, può richiedere interventi urgenti, da realizzare nell’arco di pochi minuti, al fine di evitare esiti debilitanti cronici o anche fatali». Sabato 5 luglio. Nel pomeriggio Galan si reca al pronto soccorso dell’ospedale Sant’Antonio lamentando un forte dolore al piede sinistro, frutto di una brutta caduta avvenuta nel giardino di casa. Una radiografia conferma la presenza di una infrazione al malleolo peroneale. Lunedì 7 luglio. Il professor Sergio Candiotto, primario ortopedico al Sant’Antonio, visita Galan a seguito del «trauma distorsivo della caviglia sinistra» rilevato dal precedente accesso al pronto soccorso. Conferma «l’esistenza di una frattura pressoché composta del malleolo peroneale» e consiglia: valva gessata per 40 giorni, idratazione, ghiaccio, riposo, prescrivendo una risonanza e una nuova radiografia. Mercoledì 9 luglio. La seconda radiografia, vistata dal dottor Luigi Tosques, conferma l’esistenza di una «frattura obliqua sovra-infra-legamentaria» del malleolo «con lieve diastasi dei monconi». La risonanza magnetica conferma nel dettaglio il quadro clinico. Giovedì 10luglio. L’esame di doppler venoso, vistato dall’angiologo Fabio Ceccato, mostra una «trombosi venosa profonda occlusiva di una vena soleale al terzo medio». Candiotto visita una seconda volta il paziente rilevando «la notevole tumefazione della gamba e della caviglia sinistra». Conferma: valva gessata per 40 giorni, riposo assoluto con arto in scarico, ghiaccio, terapia farmacologica. Venerdì 11 luglio. Il dottor Paolo Moroni, su richiesta degli avvocati di Galan, ricostruisce la situazione del paziente e conclude che l’ex governatore è «esposto al rischio di trombo embolia».Un evento che richiede, nel caso, «immediata diagnosi e adozione di provvedimenti d’urgenza», «non realizzabili in regime carcerario». Sabato 12 luglio. Galan si presenta al pronto soccorso dell’ospedale di Este in situazione di affanno e cardiopalmo. Viene ricoverato nella terapia intensiva di Cardiologia. Martedì15 luglio. Il primario cardiologo Giuseppe Scattolin, «su richiesta dell’interessato», rilascia un certificato che spiega le ragioni del «protrarsi della degenza»: «Era stata sospettata una possibile embolia polmonare, motivo del ricovero». Dopo lunghi accertamenti, escluso il rischio di embolia, i medici ritengono che la concomitanza di «uno stato di grave diabete, una cardiopatia ipertensiva» richieda «il protrarsi della degenza e delle cure in terapia intensiva ». Giovedì 17 luglio. Il paziente viene trasferito da Cardiologia a Medicina generale. Lunedì 21 luglio. In serata il paziente è avvisato che l’indomani sarebbe stato dimesso. Martedì 22 luglio. Alle 9,40 viene consegnata una lettera di dimissioni, in attesa di prelievo dai familiari. Nel primo pomeriggio il paziente chiede l’accompagnamento a casa in ambulanza.

Daniele Ferrazza

 

Quell’ambulanza “requisita” per l’ex doge

Il trasporto dall’ospedale di Este a casa Galan: scombussolati i servizi assegnati al mezzo, disagi per almeno quattro anziani

ESTE «Pure l’ambulanza per andare a casa gli danno?». Il commento, quasi virale nei video e nelle foto che documentano l’uscita di Giancarlo Galan dall’ospedale di Este, è tutt’altro che banale. L’utilizzo di un’ambulanza dell’Usl 17 per trasportare l’ex governatore a villa Rodella di Cinto Euganeo, in effetti, è solo uno dei numerosi “punti oscuri” che hanno accompagnato il ricovero, la degenza e le dimissioni di Galan dall’ospedale di Este. In effetti la “Guida al ricovero” pubblicata nel sito aziendale lo scorso 14 luglio, al punto 12 che tratta il “Trasporto sanitario”, spiega come l’Azienda Usl 17 garantisca «il trasporto degli utenti mediante ambulanza, a carico del Servizio sanitario nazionale, per le emergenze, per il trasferimento presso altri ospedali disposto dal medico ospedaliero, per dimissioni di utenti le cui condizioni cliniche non consentono il trasporto con altri mezzi». Il terzo caso pare essere proprio quello dell’onorevole, limitato negli spostamenti dalla gamba ingessata: evidentemente nessuna delle vetture del parco mezzi di Galan (nemmeno il Land Rover Defender parcheggiato nel giardino di villa Rodella?) poteva garantire un agevole trasporto a Cinto Euganeo, che dall’ospedale di via San Fermo dista solo 8 chilometri. E poco importa che ci sia chi, assistendo alla scena delle dimissioni, abbia ricordato casi personali di trasporti ben più disagevoli (magari di anziani o disabili) effettuati autonomamente, senza la concessione di un’ambulanza aziendale. D’altro canto, a Este funzionano importanti e collaudati gruppi di trasporto, come la Sogit. «Un trasporto come quello toccato a Galan sarebbe costato non più di 30 euro» confermano dall’ente di via Settabile, fondamentale per garantire un servizio che l’Usl 17 da sola non potrebbe mai gestire pienamente. C’è poi un altro aspetto che rende ancor più grottesca la circostanza. L’ambulanza per Galan è stata richiesta poco dopo le 14, quindi quasi 4 ore dopo le dimissioni ufficiali. Per soddisfare l’esigenza del Doge è stato utilizzato uno dei mezzi utilizzati per i cosiddetti “servizi programmati” (gli altri sono invece usati per il servizio di emergenza del 118), ossia quei trasporti che non hanno carattere d’urgenza ma rientrano comunque in un programma giornaliero che viene stilato a inizio giornata dal personale dell’Usl 17. Ebbene, la sottrazione di un’ambulanza dal parco mezzi aziendale ha completamente scombussolato l’elenco dei trasferimenti fissati per il pomeriggio, comportando ritardi e sgradite permanenze ad anziani e malati, in ospedale per i più svariati motivi. Almeno quattro anziani hanno dovuto tardare il rientro a casa di qualche ora, non senza disagi e ovvie proteste da parte delle famiglie. E con un surplus di lavoro dello stesso personale sanitario, che ha dovuto stilare un nuovo programma di trasferimenti e tenere a bada gli animi irrequieti di chi stava lì ad aspettare per colpa del trasporto “eccellente” di Galan. L’ambulanza aziendale, preceduta nel tragitto verso villa Rodella dall’auto della moglie Sandra Persegato, è infatti rimasta impegnata a Cinto Euganeo per quasid ue ore, viaggio di andata e ritorno compreso. Tutto regolare, dunque. Magari, però, senza il giusto buonsenso.

Nicola Cesaro

 

NELL’OSPEDALE DEL CARCERE DI OPERA

Prima notte tranquilla in una cella singola

OPERA (Milano) – Giancarlo Galan, arrestato martedì sera nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Venezia sul Mose, è arrivato nel carcere di Opera, alle porte di Milano, attorno all’una dell’altra notte. L’ex ministro è stato trasferito in una cella singola nel centro clinico della casa di reclusione, una vera e propria struttura ospedaliera dentro il carcere, dove,da quanto si è appreso,ha trascorso in maniera tranquilla la prima notte da detenuto. Il centro diagnostico terapeutico del carcere di Opera, dove vi sono una serie di “camere di pernottamento” – questo è il termine tecnico – sia per ospitare un solo detenuto che per più detenuti, da quanto si è saputo è stato scelto in quanto in questo modo Galan può essere sottoposto a un monitoraggio sanitario permanente. All’ex ministro deve essere controllato il livello di glicemia ogni quattro ore, devono essere somministrate terapie per controllare le apnee notturne ed il diabete e deve rimanere con la gamba ingessata “in scarico”. Il centro clinico di Opera, che è ben attrezzato (altri simili ci sono nelle carceri di Torino e Parma), è un presidio sanitario legato all’ azienda ospedaliera San Paolo, dove invece anni fa è stato aperto un vero e proprio reparto di alta sicurezza per il ricovero dei carcerati e dove per esempio ora si trova Bernardo Provenzano. Ad Opera sono detenuti, di solito, anche soggetti che hanno commesso i cosiddetti reati da colletti bianchi. Ha ospitato l’ex manager dei vip Lele Mora, quando fu arrestato per la bancarotta della sua Lm Management. E sempre nel carcere a sud di Milano sono detenuti i presunti organizzatori della cosiddetta cupola degli appalti, tra cui Primo Greganti e Gianstefano Frigerio, arrestati lo scorso 8 maggio nell’inchiesta milanese con al centro anche lavori dell’Expo.

 

Pipitone a Zaia «Serve un’indagine della Regione»

«Chiederemo a Zaia se negli ospedali veneti ci sono trattamenti di favore». Così il capogruppo regionale di Italia dei Valori Antonino Pipitone, preannuncia il deposito di un’interrogazione dopo il sequestro della cartella clinica dell’ex ministro Galan all’ospedale di Este. «Vorremmo capire – prosegue il politico IdV – se la Regione intende approfondire la questione con un’indagine interna, a tutela del servizio sanitario pubblico e dei validi professionisti che vi lavorano».

 

Anche in carcere riceverà lo stipendio

Pur detenuto, Giancarlo Galan continuerà a percepire lo stipendio di deputato, sia pure limitato all’indennità di base, depurato cioè della diaria e di altri emolumenti accessori legati all’effettiva presenza parlamentare. L’ufficio di presidenza della Camera precisa che a stabilirlo è la legge in vigore, già applicata di recente in occasione dell’arresto del deputato del Pd Francantonio Genovese.

 

Forza Italia orfana del cavallo di razza

Il declino politico di Galan ha preceduto il ciclone giudiziario

Ma ora il suo partito si scopre privo di leadership e progetto

VENEZIA – Il declino politico di Giancarlo Galan ha preceduto il ciclone giudiziario destinato a trascinarlo in carcere e tuttavia la sua definitiva uscita di scena certifica la crisi verticale del centrodestra veneto, mai così frantumato e privo di una leadership credibile. Perché la rappresentanza in Regione è lacerata in due gruppi – Forza Italia e Forza Italia Veneto/Pdl (sic) – che faticano a dialogare e si scambiano frequenti sgambetti. Perché l’unico sindaco forzista di un capoluogo – Bruno Piva a Rovigo – è sfiduciato anche dai consiglieri del suo gruppo, che lo costringono alle dimissioni. Perché nella stessa Padova – dove pure il leghista Massimo Bitonci strappa il municipio alla sinistra – il “marchio” del partito berlusconiano non supera un malinconico 7,4%, inducendo il capogruppo regionale Leonardo Padrin ad un commento laconico: «Senza un cambio di rotta, la prossima volta spariremo». C’è altro? Sì. C’è lo scoglio (meglio, la condanna) derivante dalla natura «proprietaria» di un partito che a dispetto degli ampi consensi ricevuti, non conosce veri congressi né consente ai militanti e ai quadri di partecipare alla selezione dei vertici. La nomina dei dirigenti arriva dall’alto, da Arcore e dintorni; così come la scelta dei candidati alle tornate elettorali o alle poltrone che contano. A pesare non sono i consensi raccolti o il radicamento nel territorio ma piuttosto la sintonia/ contiguità al Cavaliere: nel Veneto, così, l’ultima parola spetta a Niccolò Ghedini, parlamentare e avvocato di fiducia di Silvio Berlusconi, non già al prudentissimo coordinatore regionale Marco Marin. Chi dissente da questi argomenti, obietta che la lunga stagione galaniana, pur segnando l’apice dei successi azzurri alle urne, non ha affatto rafforzato il partito, inasprendone le divisioni correntizie e imponendo un cesarismo che soffocava sul nascere le nuove energie: «Giancarlo non faceva squadra », è il ritornello «trattava come intrusi gli ex socialisti e dileggiava chi aveva un’estrazione An. In Regione, poi, si circondava di un pugno di fedelissimi e considerava FI una sua creatura. Detestava, ricambiato, gli alleati della Lega». C’è molto di vero in tutto ciò. Resta però l’impasse di una forza politica incapace di dare voce e risposte ai suoi interlocutori naturali: l’impresa, il lavoro autonomo, le professioni. «È un momento difficile e anche triste», ammette Dario Bond, che in Consiglio capeggia i forzisti- pidiellini, «per ripartire e recuperare credibilità occorre cambiare nei fatti, le parole non bastano più. Il nostro gruppo ha proposto le primarie del centrodestra, sembrava un’eresia, adesso i consensi arrivano da più parti e in Puglia Forza Italia le ha già convocate. È un approdo inevitabile, ma non basta. Serve un limite serio ai mandati e agli incarichi. Facce nuove, giovani, gente che viene dalla società civile e non vive di politica. Il tempo sta per scadere». All’orizzonte c’è il voto regionale. Quando Galan, dopo tre lustri a Palazzo Balbi, fu costretto a cedere il passo a Luca Zaia, non nascose il dispetto: «È folle regalare alla Lega una regione che ha la cultura moderata e liberale nel suo dna». Ora il governatore Zaia non ha più rivali nel centrodestra ma a primavera, quando correrà per il rinnovo del mandato, rischia di ritrovarsi un cumulo di macerie anziché una coalizione di sostegno; né può confidare in toto nel “valore aggiunto” che i sondaggi gli accreditano o nei segnali di ripresa leghisti. «L’alleanza va ricostruita su programmi e figure credibili, altrimenti il rischio di una dispersione, anticamera della sconfitta, diventa reale», commenta il suo vice Marino Zorzato, una vecchia volpe che a Berlusconi ha preferito Angelino Alfano.

Filippo Tosatto

 

Meneguzzo, tensione all’interrogatorio

ricorso al Riesame anche per Milanese

Roberto Meneguzzo, l’ex amministratore delegato di Palladio Finanziaria agli arresti domiciliari nell’ambito del filone di inchiesta di Venezia sugli appalti del Mose trasmessa a Milano, è stato interrogato ieri mattina dal pm milanese Luigi Orsi titolare dell’indagine assieme al collega Roberto Pellicano. A chiedere l’interrogatorio, che in qualche momento avrebbe avuto toni accesi, è stato lo stesso Meneguzzo che, tramite il suo difensore, l’avvocato Guido Alleva, ha anche fatto ricorso al Tribunale del Riesame per chiedere la revoca dell’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari che è stata rinnovata nei giorni scorsi dal gip Carlo Ottone DeMarchi. Da quanto si è saputo anche Marco Milanese, l’ex braccio destro del ministro dell’economia Giulio Tremonti, la cui posizione è stata trasmessa per competenza nel capoluogo lombardo con quella di Meneguzzo, ha presentato istanza ai giudici del Tribunale della Libertà contro il provvedimento con cui sempre il giudice De Marchi tre giorni fa ha rinnovato il provvedimento di arresto in carcere. La tranche dell’indagine milanese, oltre a Milanese e Meneguzzo, riguarda anche il generale in pensione della Gdf Emilio Spaziante.

 

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