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SCANDALO MOSE – La Minutillo attacca il suo ex capo: «Sono inferocita, sta sparando falsità su di me»

Galan, bufera sul memoriale

Moretti Polegato e Archiutti smentiscono l’ex governatore: «Mai versato soldi». Silenzio degli altri imprenditori

LA REPLICA – In due smentiscono la versione dell’ex presidente

L’AMMISSIONE – Nel documento sono indicati dieci “finanziatori”

«Mai pagato Galan» Bufera sul memoriale

Due smentite e otto silenzi. «Mai dato soldi a Galan» – dice Mario Moretti Polegato, il signor Geox. «Neanche un centesimo» – gli fa eco Giacomo “Carlo” Archiutti che, secondo Galan, gli avrebbe consegnato la bellezza di 200 mila euro. Sono gli unici due che parlano e sbugiardano Galan. Nessun altro, finora. In particolare tacciono Piero Zannoni – ex consigliere di Veneto Sviluppo, la finanziaria regionale ai tempi di Galan – e Andrea Mevorach – l’imprenditore veneziano con interessi soprattutto immobiliari.
Ovvio che non vogliano parlare e altrettanto ovvio che la difesa di Galan abbia in tasca testimonianze tali da confermare la ricostruzione di Galan. Il fatto che le smentite possano arrivare da imprenditori che hanno dato i soldi direttamente a Galan poco importano alla difesa mentre interessa e molto la parte relativa a Mevorach e Zannoni i quali hanno consegnato i soldi per Galan alla Minutillo, ma a Galan non sono mai arrivati. Se gli avvocati Franchini e Ghedini riescono a dimostrare che Galan su questo ha ragione, allora la posizione della Minutillo comincerebbe a diventare ballerina. Ma perchè, usufruendo delle pregorative della difesa, i due – Mevorach e Zannoni – non sono stati sentiti dagli avvocati? Perchè devono essere iscritti nel registro degli indagati, spiega l’avv. Franchini e dunque non sono più testi, ma imputati. In compenso Franchini e Ghedini si sono cautelati raccogliendo “testimonianze dirette” sugli episodi raccontati da Galan, che confermerebbero la versione dell’ex Governatore. Si vedrà venerdì, al Tribunale del riesame, quali altre testimonianze salteranno fuori.
Galan fa un paio di nomi nel memoriale e dice che «tutte queste circostanze le potranno confermare sia la sig. Giorgia Pozza, che ha sostituito al Minutillo come segretaria, sia la sig. Laura Lazzarin (che ricoprì lo stesso incarico)». Sono loro i “testimoni diretti” o è qualcun altro? In ogni caso è curioso che Galan non abbia fatto i nomi di Giuseppe Stefanel e di Enrico Marchi, entrambi indicati da Claudia Minutillo come finanziatori del Governatore. «Il nostro cliente ha escluso nel modo più assoluto di aver preso quattrini da entrambi».
Dunque, bisogna fermarsi ai 10 nomi rivelati dal Gazzettino ieri. Anzi, bisogna restare a 8 e cioè a Rinaldo Mezzalira che avrebbe versato almeno 50 mila euro nelle mani della Minutillo – regolarmente girati a Galan – e a Giovanni Zillo Monte Xillo (50 mila euro), Mario Putin (tra i 10 mila e i 20 mila), Ermanno Angonese (tra i 5 mila e i 10 mila), Gianni Roncato (17 mila), Angelo Gentile (tra i 5 mila e i 10 mila). A questi 6 bisogna aggiungere i due più importanti e cioè Piero Zannoni (200 mila euro) e Andrea Mevorach (300 mila euro). Per quanto riguarda quest’ultimo, Galan è molto preciso e racconta che «incontrai Mevorach a Rovigno, in Croazia – i due sono sempre stati molto amici e hanno condiviso la passione per il mare e le barche – ed in quell’occasione mi mostrò i numeri di serie dei denari consegnati alla Minutillo». Un episodio che si fa fatica ad inventare, visti i dettagli decisamente curiosi. Ed è su questi elementi che la difesa inizierà a smantellare le rivelazioni della Minutillo.
Del resto si era capito da un bel po’ che Giancarlo Galan si sarebbe difeso in questo modo e cioè scaricando tutto sull’ex segretaria licenziata nel 2005. Peccato che poi abbia continuato ad intrattenere rapporti stretti, al punto da chiedere a Baita di trovarle un lavoro che potesse farle incassare non meno di 250 mila euro all’anno in nero. «A me non pare proprio» di averlo chiesto a Baita – si difende Galan – Anzi ricordo che fu Baita a proporsi». Ma se non fu Galan a chiedere a Baita di assumere una donna che Baita considerava poco più di una segretaria pur con lo stipendio da grande manager, chi è stato, allora? Probabile che Renato Chisso possa rispondere a questa domanda visto che l’ex assessore regionale alle Infrastrutture si era battuto proprio per far rientrare dalla porta principale la segretaria che Galan aveva defenestrato. «Io non mi opposi poichè avevo timore che la stessa potesse raccontare quanto detto sopra ovvero che per la campagna elettorale del 2005 avevo ricevuto dei finanziamenti non dichiarato» – spiega Galan che poi entrò in società con la Minutillo.

Maurizio Dianese

 

LA REPLICA – L’ex senatore di Forza Italia nega in maniera categorica di aver fatto da collettore di fondi.

Archiutti: «Sono allibito, dichiarazioni folli.

«Ho letto quanto scritto dal Gazzettino. E sono rimasto paralizzatö». Carlo Archiutti, uno degli imprenditori trevigiani più noti, fondatore di un impero in fatto di cucine componibili ed ex senatore di Forza Italia, nasconde a stento il suo stupore. Tutto poteva aspettarsi tranne che finire nel tritacarne mediatico nel caso Galan. Quasi non ci credeva nel vedere il suo nome comparire nel ristretto gruppo di dieci magnifici sponsor ben lieti di foraggiare le campagne elettorali dell’ex potentissimo governatore. Lui nega tutto. È arrabbiatissimo anche perché ieri, da quando ha acceso il telefonino, è stato un susseguirsi di chiamata da conoscenti, amici, ex colleghi di partito tutti stupiti e preoccupati. Lui ha risposto a tutti. Qualcuno lo ha anche mandato a quel paese, per poi scusarsi. «Dovete capire. Questa storia mi sta stressando e ho anche un’azienda da mandare avanti».
Galan però l’ha indicata tra i suoi finanziatori occulti.
«Ho visto quanto uscito sul Gazzettino. Ma non corrisponde al vero, nella maniera più assoluta».
Nel suo memoriale l’ex governatore dice che lei avrebbe dato 200mila euro, più o meno, all’ex segretaria Claudia Minutillo.
«Non ho mai dato soldi a Galan o ai suoi collaboratori. Lo smentisco categoricamente. E adesso andrò da un avvocato per avviare tutte le azioni necessarie per difendermi. Non rimarrò di certo immobile a subire e basta».
Galan sembra sicuro di quello che dice.
«Se la sua linea difensiva è questa, secondo me, sta sbagliando tutto. Una linea che rispetto, per carità, ognuno si comporta come meglio crede. Ma sbaglia. Nulla di quanto dice sul mio conto corrisponde al vero».
In quegli anni, tra il 2004 e il 2005, eravate tra gli elementi di spicco nel centrodestra veneto. Lei senatore, lui governatore. Non c’erano rapporti tra di voi?
«Stiamo parlando di fatti accaduti dieci anni fa. È vero ero senatore. Ma non andavo di certo a pagare la campagna elettorale degli altri, già dovevo provvedere alla mia. Galan, o chi per lui, farebbero meglio a chiamarmi e spiegare perché mi tirano in mezzo».
Perché, stando a quanto si legge nel memoriale, lei avrebbe contribuito a finanziare la sua campagna elettorale.
«Ma non è vero! Dicono anche che sarei stato una sorta di collettore, quello che incaricato di raccogliere i soldi anche di altri imprenditori per poi consegnarli. Follia. Una cosa assolutamente fuori dal modo. Non ho mai fatto azioni del genere».
Se le cose stanno così, perché Galan l’avrebbe tirata in mezzo?
«Non lo so proprio. Forse si vuole vendicare di qualcosa di cui non sono a conoscenza. Non riesco veramente a spiegarmi un simile comportamento».
Ma lei e il governatore vi siete tenuti in contatto in questi anni?
«No. Da quando, nel 2005, ho smesso di fare politica, Galan non l’ho più visto e sentito. Mi sono concentrato sul lavoro e sulle cose della mia famiglia e del mio territorio. Niente di più. Ma, le ripeto, non finisce qui: saprò difendermi nelle sedi più opportune».

 

ZANNONI E MEVORACH – Da loro nessun commento

POLEGATO E ARCHIUTTI «Neanche un centesimo»

«Dopo quella data le liste bloccate: spese elettorali a carico dei partiti»

VENERDI’ – La battaglia del Riesame

L’esito dell’udienza di venerdì, davanti al Tribunale del Riesame, è la svolta decisiva per l’inchiesta sul “sistema Mose”. E non soltanto per la sorte processuale di Giancarlo Galan. Un’eventuale remissione in libertà dell’ex Governatore del Veneto, così come la conferma della custodia cautelare in carcere, avrà un inevitabile forte impatto – in negativo o positivo – sulla solidità dell’impianto accusatorio, oltre che sull’immagine della Procura. Galan non si presenterà in aula e saranno gli avvocati Franchini e Ghedini a giocare tutte le possibili carte. Sull’altro fronte i pm Tonini e Ancilotto potrebbero depositare nuovi documenti per “incastrare” definitivamente l’indagato più importante. La decisione dei giudici potrebbe slittare a sabato.

 

«Forse si vuole vendicare di qualcosa. Io non lo vedo da 10 anni»

Vado subito dall’avvocato»

«Ho letto quanto scritto dal Gazzettino. E sono rimasto paralizzatö». Carlo Archiutti, uno degli imprenditori trevigiani più noti, fondatore di un impero in fatto di cucine componibili ed ex senatore di Forza Italia, nasconde a stento il suo stupore. Tutto poteva aspettarsi tranne che finire nel tritacarne mediatico nel caso Galan. Quasi non ci credeva nel vedere il suo nome comparire nel ristretto gruppo di dieci magnifici sponsor ben lieti di foraggiare le campagne elettorali dell’ex potentissimo governatore. Lui nega tutto. È arrabbiatissimo anche perché ieri, da quando ha acceso il telefonino, è stato un susseguirsi di chiamata da conoscenti, amici, ex colleghi di partito tutti stupiti e preoccupati. Lui ha risposto a tutti. Qualcuno lo ha anche mandato a quel paese, per poi scusarsi. «Dovete capire. Questa storia mi sta stressando e ho anche un’azienda da mandare avanti».
Galan però l’ha indicata tra i suoi finanziatori occulti.
«Ho visto quanto uscito sul Gazzettino. Ma non corrisponde al vero, nella maniera più assoluta».
Nel suo memoriale l’ex governatore dice che lei avrebbe dato 200mila euro, più o meno, all’ex segretaria Claudia Minutillo.
«Non ho mai dato soldi a Galan o ai suoi collaboratori. Lo smentisco categoricamente. E adesso andrò da un avvocato per avviare tutte le azioni necessarie per difendermi. Non rimarrò di certo immobile a subire e basta».
Galan sembra sicuro di quello che dice.
«Se la sua linea difensiva è questa, secondo me, sta sbagliando tutto. Una linea che rispetto, per carità, ognuno si comporta come meglio crede. Ma sbaglia. Nulla di quanto dice sul mio conto corrisponde al vero».
In quegli anni, tra il 2004 e il 2005, eravate tra gli elementi di spicco nel centrodestra veneto. Lei senatore, lui governatore. Non c’erano rapporti tra di voi?
«Stiamo parlando di fatti accaduti dieci anni fa. È vero ero senatore. Ma non andavo di certo a pagare la campagna elettorale degli altri, già dovevo provvedere alla mia. Galan, o chi per lui, farebbero meglio a chiamarmi e spiegare perché mi tirano in mezzo».
Perché, stando a quanto si legge nel memoriale, lei avrebbe contribuito a finanziare la sua campagna elettorale.
«Ma non è vero! Dicono anche che sarei stato una sorta di collettore, quello che incaricato di raccogliere i soldi anche di altri imprenditori per poi consegnarli. Follia. Una cosa assolutamente fuori dal modo. Non ho mai fatto azioni del genere».
Se le cose stanno così, perché Galan l’avrebbe tirata in mezzo?
«Non lo so proprio. Forse si vuole vendicare di qualcosa di cui non sono a conoscenza. Non riesco veramente a spiegarmi un simile comportamento».
Ma lei e il governatore vi siete tenuti in contatto in questi anni?
«No. Da quando, nel 2005, ho smesso di fare politica, Galan non l’ho più visto e sentito. Mi sono concentrato sul lavoro e sulle cose della mia famiglia e del mio territorio. Niente di più. Ma, le ripeto, non finisce qui: saprò difendermi nelle sedi più opportune».

 

NUOVE ACCUSE «In totale Minutillo prese 700mila euro»

L’ex governatore: a me solo i soldi per le elezioni del 2005, tutto il resto è finito nelle sue tasche

SMENTITA – Mario Moretti Polegato. Il titolare della Geox nega di aver mai finanziato occultamente l’ex governatore

MESTRE – «Io i soldi li ho presi solo per pagare la mia costosissima campagna elettorale del 2005. Basta. Tutti gli altri quattrini sono finiti nelle tasche della mia ex segretaria, Claudia Minutillo, che io ho licenziato perchè rubava». E sono almeno 700 mila euro. Cinquecento sicuri, ai quali Galan aggiunge altri 200 mila euro. Venerdì Giancarlo Galan si gioca la carta del nuovo memoriale di cui ieri abbiamo pubblicato in esclusiva i passi fondamentali per cercare di tornare in libertà. Davanti al Tribunale del riesame i suoi avvocati, Antonio Franchini e Nicolò Ghedini, metteranno sul piatto della bilancia le rivelazioni dell’ex Governatore del Veneto il quale per la prima volta ammette di aver incassato soldi in nero per la sua campagna elettorale. Si tratta di denaro ricevuto nel lontano 2005 e quindi le ammissioni di Galan non contano dal punto di vista processuale e sono importanti solo per dimostrare l’atteggiamento collaborativo di Galan, atteggiamento che, questo diranno gli avvocati difensori dell’ex Governatore, dovrebbe garantirgli il ritorno a casa, agli arresti domiciliari. Se infatti Galan dimostra la buona volontà confessando episodi di cui la Procura nulla sapeva, ecco la prova provata che Galan non mente quando dice che il grosso dei quattrini se li è tenuti la Minutillo. Difficile però che queste ammissioni siano sufficienti a convincere il Riesame che Galan può essere scarcerato. L’ex Governatore del Veneto scrive nel suo memoriale segreto che, «la campagna regionale come candidato Presidente è estremamente costosa e per molte voci – quali ad esempio, cene, rimborsi spesa ai volontari, affissione manifesti, volantinaggi e così via – era necessario farvi fronte in contanti.» Dunque, servivano soldi e tanti. Quanti? Galan confessa di averne incassati personalmente meno di 400 mila perchè i 500 mila che sono stati dati alla Minutillo, se li è tenuti l’allora segretaria di Galan. Dunque, la “costosissima” campagna alla fine sarebbe costata meno di 400 mila euro? Se il candidato del Pd contro Luca Zaia, Giuseppe Bortolussi, ha speso ufficialmente 1 milione e rotti, difficile che Galan possa aver speso meno. In ogni caso resta la domanda: perchè si finisce nel 2005? Perchè allora entra in vigore la legge elettorale denominata Porcellum – spiega Galan. «In quest’ultimo caso le spese elettorali vengono affrontate esclusivamente dal partito nazionale ed i singoli candidati non hanno alcuna possibilità di svolgere una propria propaganda essendo inseriti in liste bloccate». Dunque, dopo il 2005 non serviva più chiedere agli imprenditori amici di mettere mano al portafogli. «Dopo la campagna elettorale del 2005 non ho più avuto contributi elettorali. Mi rendo conto di aver tenuto un comportamento sbagliato, anche se credo che eventuali indagini sui candidati presidenti delle Regioni nella massima parte eveidzierebbero situazione consimili». Una frecciata al curaro rivolta a tutti, nessuno escluso, in stile Craxi, quando l’allora presidente del Consiglio, prima di essere travolto da Tangentopoli in parlamento disse che nessuno poteva chiamarsi fuori. Ma Giancarlo Galan avverte in più di un passaggio di aver usato i quattrini solo per la campagna elettorale del 2005. E per nient’altro. Anche per quanto riguarda i 200 mila euro che Baita dice di aver consegenato alla Minutillo all’hotel Santa Chiara di Venezia, Galan non esclude «che la Minutillo si possa essere trattenuta tale somma, d’altronde l’aveva già fatto con le somme corrisposte dagli imprenditori Mevorach e Zannoni». E solo con questi due episodi la Minutillo si sarebbe portata a casa 700 mila euro.

(M.D.)

 

I VERSAMENTI SPARITI «Non conosce neppure uno degli imprenditori»

IL LEGALE PADOVANO «Tutti i soldi ricevuti furono consegnati»

Claudia Minutillo: «Sono arrabbiata, anzi indignata. Non c’è nulla di vero».

L’avvocato Augenti: «Non ci sono “pizzi”, non si è messa in tasca neppure un euro»

TESTIMONI – Le prime conferme nei verbali della difesa

Citate a sostegno della ricostruzione dell’ex governatore, anche le collaboratrici Giorgia Pozza e Laura Lazzarin

VENEZIA – I verbali delle segretarie di Giancarlo Galan sono due degli allegati al memoriale in cui l’ex governatore ammette di aver ricevuto finanziamenti elettorali dagli imprenditori e accusa Claudia Minutillo di una gestione perlomeno disinvolta della sua agenda, quando dal 2000 al 2005 reggeva la macchina organizzativa a Palazzo Balbi. Ma non sono gli unici documenti su cui puntano gli avvocati Antonio Franchini e Niccolò Ghedini, difensori del deputato padovano, per dimostrare che ciò che è scritto nel memoriale è vero. Ci sono altri verbali di collaboratori dell’entourage dell’allora presidente.
Le segretarie sono Giorgia Pozza e Laura Lazzarin. La Pozza, vicentina, molto legata a Lia Sartori, «ha sostituito la Minutillo dopo il licenziamento», spiega Galan. Infatti, le cronache dell’epoca la segnalano il 9 maggio 2005 quando Galan, rieletto per la terza volta, andò a Palazzo Ferro Fini per la prima seduta. Con lui c’era il fido Franco Miracco (che però non è indicato come possibile teste nel memoriale, anche se era l’uomo più vicino a Galan). «Laura Lazzarin ricoprì lo stesso incarico» ha aggiunto l’ex governatore. E divenne una collaboratirce così preziosa che Galan se la portò al ministero dei Beni Culturali con l’incarico di segretario particolare, lo stesso che aveva rivestito a Palazzo Balbi.
Negli allegati del memoriale non c’è traccia di interrogatori dei dieci imprenditori citati da Galan. La ragione può essere spiegata in un solo modo: se fossero stati sentiti, in base alle norme che prevedono l’indagine difensiva, in quanto “indagati” poteziali di finanziamento illecito, avrebbero dovuto essere sentiti con un difensore. È quello che accadrebbe se i pubblici ministeri ritenessero di chiamarli in Procura per spiegare se davvero Galan ricevette soldi da loro per la campgna elettorale del 2005. Galan non rischia neppure che si adombrino finanziamenti successivi al 2005, per il semplice fatto che egli partecipò solo alle elezioni politiche del 2013, ma in quel caso non doveva cercare preferenze. Era capolista nella Circoscrizione Veneto 1. Già eletto prima del voto.

G. P.

 

CONTROFFENSIVA – Dopo il memoriale di Galan, la sua collaboratrice mette a punto lo scontro finale

INCHIESTA IN CORSO «Se i Pm lo ritengono siamo pronti a rispondere a tutte le domande»

L’ex segretaria all’attacco: «Su di me solo falsità»

PADOVA – È nera, ma non per la smagliante abbronzatura che ostenta. Gli occhi sono fiammeggianti per la rabbia, repressa soltanto dalla decisione di non rilasciare dichiarazioni. Claudia Minutillo è di umor nero mentre sul far della sera, sotto una pioggerellina stizzosa, si infila nello studio del suo difensore, l’avvocato padovano Carlo Augenti. «Sono arrabbiata, anzi indignata per quello è stato scritto e detto su di me». Evidente il riferimento ai contenuti del memoriale di Giancarlo Galan, che l’accusa di una doppia infedeltà. Essersi intascata 500 mila euro, nel 2005, ricevuti da due imprenditori-amici del governatore che volevano finanziarne la campagna elettorale. E aver gestito, a fini di potere e di ricchezza personale, persino l’agenda di lavoro del capo della giunta veneta, con una specie di ticket che doveva pagare chi era in lista d’attesa, per essere ammesso davanti al Doge.
«È falso, è tutto falso». Poche parole, ma sono già l’annuncio di una battaglia che sarà lunga e senza esclusione di colpi. Anche perchè i telegiornali hanno appena alcune significative smentite di presunti finanziatori. Le borse da manager che tiene in mano sono probabilmente piene di documenti, le armi del nuovo combattimento. Se Galan pensava che avrebbe tagliato le unghie (laccate di rosso) della sua ex collaboratrice, si sbagliava. La reazione è veemente, seppur controllata dallo sforzo di ragionare. Evidente il tentativo, oltre la comprensibile tempesta emotiva, di ribattere colpo su colpo a quello che appare profilarsi sempre più come un fumettone politico, dove un uomo e una donna – legati solo dalla gestione di una stagione di potere – si stanno menando reciprocamente dei grandi fendenti. Ha cominciato lei un anno fa con i primi verbali, che ora hanno portato Galan nel carcere di Opera. Ha replicato lui con la scrollata all’albero della cuccagna di un bel tempo che fu, nella speranza di dimostrare che lei si è inventata tutto.
Ma a dargli del diffamatore è, invece, lei. O meglio il suo avvocato, che in punta di legge parla in nome e per conto della sua assistita. Avrebbe una voglia matta, la bella signora, di dire tutto quello che le passa per la testa. Che non c’è nulla di vero in quel memoriale, almeno sul suo conto. Oppure di raccontare come e perchè venne messa alla porta, dopo quasi cinque anni di lavoro indefesso. Che aveva altre cose per la testa che chiedere soldi a chi voleva incontrare il governatore. E forse avrebbe anche voglia di domandare a Galan perchè fa l’elenco di imprenditori generosi, ma che non contano nulla con gli affari della Regione. Infatti, non ce n’è neppure uno che si occupi di sanità o di grandi opere.
«Se la Procura riterrà di chiamarci a spiegare, a seguito del memoriale dell’onorevole Galan, non abbiamo nessun problema e siamo pronti a rispondere… – dichiara l’avvocato Augenti – …per dire che non è assolutamente vero, non ci sono “pizzi” di nessun genere. Tutto i soldi che ha ricevuto sono andati al fine per cui erano stati consegnati». Insomma, «non si è messa in tasca soldi, nè dai due imprenditori citati, nè da nessun altro. E il nome di uno dei due non le dice proprio nulla, non ricorda nemmeno di averlo conosciuto». Le parole di Galan avranno dei riscontri con qualche testimonianza? «È meglio non fare commenti al riguardo, perchè quelle circostanze non corrispondono a verità».
La scelta della difesa, concordata da Claudia Minutillo, è quella di aspettare i luoghi e i tempi della giustizia per ribattere nel merito. È pronta anche a un confronto? «Certo, ma non credo che glielo facciano fare in questa fase, caso mai al dibattimento». Claudia Minutillo sembra non capire tanto accanimento di Galan verso di lei. «Mi pare che l’impianto accusatorio abbia retto – spiega l’avvocato Augenti – che le chiamate di correo, non solo della signora Minutillo, ma anche degli altri indagati, siano state riscontrate».
Ma il ragionamento gira pure attorno ai numeri. In una campagna elettorale un candidato fa i conti con il budget. Dal memoriale emerge che Galan nel 2005 avrebbe ricevuto finanziamenti illeciti per circa 350 mila euro, mentre la sua segretaria se ne sarebbe intascati 500 mila, forse 700 mila se sono veri i 200 mila euro che Piergiorgio Baita dichiara di averle consegnato all’hotel Santa Chiara. «Non è credibile che un imprenditore paghi cifre del genere senza aver prima concordato il versamento con l’interessato» insinua l’avvocato. Come dire che Galan non poteva essere all’oscuro di ciò che stava maturando nel retrobottega della campagna elettorale, anche perchè lui stesso ha ammesso di aver ricevuto personalmente dei denari.

Giuseppe Pietrobelli

 

NUOVI FILONI – Registrate ore di colloqui del commercialista Venuti con clienti e professionisti

Potrebbero sfociare in clamorosi sviluppi sul malaffare le registrazioni telefoniche e ambientali della Finanza

LA STRATEGIA – I pm vogliono completare l’inchiesta sul sistema Mose per poi aprire altri fronti

FIDUCIARIO – Paolo Venuti padovano accusato quale prestanome in investimenti di Galan

GLI SVILUPPI – Materiale scottante coperto da segreto

Intercettazioni, il Veneto trema

Il materiale probatorio più “scottante” è ancora coperto da segreto. Si tratta di ore e ore di intercettazioni telefoniche e ambientali che riguardano il commercialista padovano Paolo Venuti, 57 anni, il professionista di fiducia dell’ex governatore del Veneto, Giancarlo Galan.
I magistrati che indagano sul “sistema Mose”, i sostituti procuratore Stefano Ancilotto, Stefano Buccini e Paola Tonini, ne hanno depositate al gip soltanto una minima parte, quella che ritengono indispensabile per sostenere la richiesta di emissione di una misura cautelare nei confronti dell’ormai ex doge di Forza Italia e dello stesso commercialista, accusato di essere stato il suo prestanome per investimenti quote in varie società. Ma, i colloqui registrati per settimane dagli uomini della Guardia di Finanza potrebbero essere utili per aprire nuovi e inediti fronti – uno dei quali probabilmente di natura fiscale – riguardanti anche altre persone, e non limitatamente gli appalti per i lavori che si riferiscono al Mose.
Per il momento la Procura della Repubblica di Venezia è impegnata a chiudere la prima fase dell’inchiesta nella quale i principali indagati sono l’ex governatore Giancarlo Galan, l’ex assessore regionale Renato Chisso, due presidenti del Magistrato alle acque, Patrizio Cuccioletta e Maria Giovanna Piva, e numerosi imprenditori accusati a vario titolo di corruzioni e false fatture.
Ma, non appena sarà definita la prima tranche delle indagini, inizieranno gli approfondimenti sui molti altri filoni che potrebbero avere sviluppi di rilievo. Le intercettazioni che riguardano Paolo Venuti e la moglie Alessandra Farina, insomma, rischiano di non far dormire sonni tranquilli a molte persone. Probabilmente alcuni dei suoi più facoltosi clienti, ma anche altri professionisti e imprenditori che, a Padova e nel resto del Veneto, si rivolgevano ai suoi consigli professionali.

 

«BLITZ ANTI-GRANDI OPERE» Anonymous all’attacco del data-base della Regione

VENEZIA – Attacco hacker ai server della Regione Veneto. Il blog di Anonymous ha annunciato di aver violato il data-base e di aver messo a disposizione di tutti su Internet l’archivio della posta elettronica dei dipendenti della Regione e dei consiglieri. L’azione è stata rivendicata all’insegna della lotta contro le grandi opere. Tra questi, il Mose, sistema accusato di presentare difetti progettuali.
«Il sito del Consiglio regionale del Veneto non è stato violato, né il sistema informativo che gestisce tutti i dati personali e sensibili connessi», commenta il presidente del Consiglio Clodovaldo Ruffato circa l’attacco hacker al server e al data-base dell’assemblea legislativa della Regione. «Il Consiglio dispone di sistemi informativi differenziati e separati: uno per la gestione delle attività e delle comunicazioni istituzionali, trasparente e accessibile a tutti tramite la rete internet, e uno per la gestione di personale, consiglieri, bilancio e risorse finanziarie.
Il sistema, che gestisce le risorse e tutti i dati riservati e sensibili, non è stato oggetto di alcuna intrusione. L’intrusione illegale ha riguardato solo il sistema che gestisce la posta elettronica del personale e dei consiglieri regionali, ma il problema verificatosi non è di grande rilievo».
Il Consiglio regionale ha già segnalato alle autorità le intrusioni illegali di Anonymous e invita dipendenti e consiglieri a impostare nuove password raccomandando la buona regola del cambio periodico e frequente della “chiave di accesso” alla posta elettronica.

 

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