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LO SPECIALE

Galan, dalla villa al carcere. Il tramonto dell’ultimo doge

TESTI a cura di: Gianluca Amadori, Monica Andolfatto e Maurizio Dianese

Paolo Venuti, commercialista e prestanome

LA DIFESA DELL’ASSESSORE «Il mio tenore di vita è davanti agli occhi di tutti»

L’ex governatore del Veneto indagato per corruzione con l’assessore Chisso

Per l’accusa erano a libro paga del Consorzio Venezia Nuova. Ecco le cifre

«Non ho il maggiordomo, non possiedo nemmeno una casa se non quella che ho ereditato da mio padre e nella quale sono sempre vissuto, faccio 15 giorni di ferie all’anno con gli amici, non possiedo barche né macchine di lusso. Il mio tenore di vita è sotto gli occhi di tutti e non è il tenore di vita di un miliardario». Renato Chisso respinge ogni accusa fin dal primo interrogatorio, sostenuto in carcere a Pisa il 6 giugno 2014, due giorni dopo l’arresto. Assistito dall’avvocato Antonio Forza, risponde punto su punto alle contestazioni della Procura: «Mai portato soldi a Galan; mai ricevuto quattrini da Baita. Entrambi raccontano il falso. E sono fantasie anche quelle di Claudia Minutillo che racconta di aver fatto da prestanome al sottoscritto in varie società».

La Procura lo ritiene l’uomo chiave dell’inchiesta a carico di Galan. Il commercialista padovano Paolo Venuti è indicato come il prestanome dell’ex Governatore, l’uomo che si occupava di gestire i suoi affari e i suoi investimenti. È in carcere dal 4 giugno e il Riesame ha confermato per lui l’ordinanza di custodia cautelare evidenziando come il commercialista (e la moglie) abbiano ricevuto precise disposizioni dall’ex Governatore del Veneto «sulla destinazione da dare alle liquidità occultate all’estero». In un colloquio intercettato dai finanzieri è la moglie di Venuti ad introdurre l’argomento dei soldi di Galan: «Ma non sono in Svizzera, sono in Croazia?», chiede al marito. «Non hai ancora capito… – le risponde il commercialista – quelli… lì c’è il problema mio, suo, promiscuità… per cui alla fine quelli in Svizzera li tengo io e quelli in Croazia li tiene lui…»

 

Galan, il tramonto dell’ultimo Doge. Dalla villa alla cella.

Martedì 22 luglio 2014, ore 22.20: un’ambulanza esce dal cancello di villa Rodella, a Cinto Euganeo, residenza di Giancarlo Galan, scortata da Guardia di Finanza e Polizia penitenziaria. Destinazione: carcere di Opera, a Milano. Per l’ex presidente della Regione Veneto, a lungo l’uomo più potente del Nordest, è l’inizio del periodo di custodia cautelare impostogli dal gip Alberto Scaramuzza.
È una giornata convulsa e drammatica per il deputato di Forza Italia, presidente della Commissione Cultura di Montecitorio. E non soltanto per lui. La Camera dà il via libera al suo arresto nel pomeriggio, alle 14.28, con 395 voti a favore e 138 contrari. Poche ore prima, a sorpresa, i sanitari dell’ospedale di Este, avevano deciso di rimandarlo a casa, dopo un ricovero durato 10 giorni. La lettera di dimissioni gli viene consegnata attorno alle 9.40; Galan lascia l’ospedale attorno alle 15.30, a bordo di un’ambulanza. Lo trasportano su una sedia a rotelle: indossa calzoncini corti e una polo, la gamba sinistra ingessata fino al ginocchio: questa fotografia diventerà il simbolo del “tramonto del Doge”.
L’arrivo in carcere a Milano costituisce l’epilogo di 48 giorni nel corso dei quali l’ex Governatore del Veneto le ha provate tutte per evitare la detenzione. Una difesa inizialmente giocata assieme ai suoi avvocati, Antonio Franchini e Niccolò Ghedini, sul fronte tecnico-giudiziario: una conferenza stampa e alcuni memoriali (alla Procura e al Parlamento) per respingere con decisione ogni accusa. Una “battaglia” spostatasi poi sul fronte sanitario, nel tentativo di dimostrare l’incompatibilità tra le condizioni di salute e il carcere. Il cambiamento di strategia coincide con un piccolo incidente di cui Galan è vittima sabato 7 luglio nel giardino della sua sontuosa residenza: mentre sta potando le rose riporta un trauma distorsivo della caviglia sinistra; la successiva radiografia evidenzia “una frattura pressoché composta del malleolo peroneale”. Il dottor Sergio Candiotto, direttore dell’ospedale Sant’Antonio di Padova gli consiglia “valva gessata” e riposo per 40 giorni. Da quel momento è un proliferare di certificati medici e di diagnosi che la difesa utilizza per dimostrare che Galan – già sofferente di diabete e ipertensione arteriosa – risulta immobilizzato, intrasportabile, impossibilitato a presentarsi alla Camera per difendersi. I suoi legali provano anche la carta dell’istanza al gip finalizzata ad ottenere la modifica dell’ordinanza di custodia cautelare, con la concessione dei domiciliari. Richiesta rigettata. E così si arriva, dopo due rinvii della discussione del caso, all’inattesa dimissione dall’ospedale di Este, al voto in Parlamento e al successivo arresto.
STIPENDIATI DAL CONSORZIO – Quelle formulate nei confronti di Galan – e del compagno di partito, Renato Chisso, per lunghi anni assessore regionale alle Infrastrutture – sono le imputazioni più pesanti nell’ambito dell’inchiesta sul “sistema Mose”. Entrambi sono accusati di essere stati al soldo del Consorzio Venezia Nuova; due corrotti che, in cambio di uno “stipendio” annuo, si sarebbero messi a costante disposizione dell’allora presidente Giovanni Mazzacurati per favorire l’attività di realizzazione del Mose, accelerare l’iter delle pratiche, sbloccare i fondi.
A Galan, in particolare, è contestato di aver ricevuto uno “stipendio” annuale di circa un milione di euro. E ancora: la somma di 900mila euro tra 2007 e 2008 per il rilascio del parere favorevole e vincolante sul progetto definitivo del “sistema Mose”, avvenuto nell’adunanza della Commissione di Salvaguardia del 20 gennaio del 2004; ulteriori 900mila euro per il rilascio del parere favorevole della Commissione Via della Regione Veneto sui progetti delle scogliere esterne alle bocche di porto di Malamocco e Chioggia, avvenuto nell’adunanza del 4 novembre 2002 e del 28 gennaio 2005.
Secondo la Procura sarebbe stato l’assessore Chisso a consegnare a Galan il denaro, a sua volta ricevuto da Mazzacurati (a volte tramite Sutto) nonché da Baita attraverso Claudia Minutillo (ex segretaria di Galan e poi amministratice di Adria Infrastrutture, società del gruppo Mantovani) o Nicolò Buson (responsabile amministrativo della Mantovani).
L’assessore regionale è accusato di essere stato stipendiato con una somma oscillante tra 200mila e 250mila euro all’anno, dalla fine degli anni Novanta ai primi mesi del 2013. Soldi che gli sarebbero stati consegnati da Sutto per conto di Mazzacurati.
I PROJECT – Galan e Chisso sono accusati di corruzione anche in relazione all’iter procedimentale dei project financing presentati dal gruppo Mantovani, che da loro sarebbe stato agevolato in cambio di una lunga serie di favori, pagamenti di somme e affari di vario genere.
In particolare, a Galan viene contestato di aver ottenuto in “regalo da Baita” e di aver poi fatto intestare alla Pvp srl il 7 per cento delle quote di Adria Infrastrutture al fine di partecipare agli utili derivanti dai project, nonché il 70 per cento della società Nordest media srl per partecipare agli utili di raccolta pubblicitaria dei giornali del gruppo Epolis (le quote di Pvp erano detenute fiduciariamente per suo conto dall’amico commercialista e prestanome Paolo Venuti, in modo da non comparire direttamente); di aver ricevuto cospicui finanziamenti elettorali da Baita e Minutillo; di aver ricevuto, nel 2005, all’hotel Santa Chiara di Venezia, 200mila euro da Baita tramite la Minutillo; di essersi fatto restaurare a spese della Mantovani la villa di Cinto Euganeo, i cui lavori furono in parte progettati e realizzati dalla Tecnostudio srl di Danilo Turato, il quale sarebbe stato remunerato da Baita, su indicazione di Venuti, sovrafatturando le prestazioni relative a 4-5 incarichi diversi, tra cui la ristrutturazione della sede della Mantovani e la sistemazione del mercato ortofrutticolo di Mestre. Secondo la Procura, a Turato sarebbero stati corrisposti maggiori onorari per un milione e 100mila euro da imputare a lavori svolti nell’abitazione di Galan. L’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di Turato è stata revocata per mancanza di esigenze cautelari il 28 giugno 2014.
Infine a Galan viene contestato di essersi fatto versare da Minutillo e Baita, nel 2005, la somma di 50mila euro in un conto corrente della International Bank di San Marino.
A Chisso, invece, viene contestato di aver ottenuto in “regalo da Baita” e poi aver fatto intestare alla società Investimenti srl (le cui quote erano detenute fiduciariamente per suo conto da Minutillo) il 5 per cento di Adria infrastrutture per partecipare a utili dei project financing; nonché il 10 per cento di Nordest media; di aver ottenuto da Baita, tra 2010 e 2011, la somma di 2 milioni di euro in cambio della liquidazione del suo 5 per cento in Adria infrastrutture; di aver ricevuto varie somme di denaro da Sutto, Baita, Minutillo e Buson, per il tramite del suo segretario e fedele collaboratore Enzo Casarin, già condannato in passato per corruzione; di aver ricevuto da Baita la somma di 250mila euro, versati all’hotel Laguna Palace tra fine 2011 e primavera 2012; di aver fatto partecipare architetto Dario Lugato, della Tecne Engineering srl, al gruppo progettazione della superstrada “Vie del mare” (l’ordinanza di custodia cautelare a carico di Lugato è stata annullata per mancanza gravi indizi il 28 giugno 2014); di aver fatto finanziare da Adria infrastrutture la società Territorio srl di Bortolo Mainardi tramite consulenze affidate a quest’ultimo e di aver chiesto poi a Baita di aver acquistato la proprietà della stessa società per ripianare le perdite; di aver fatto nominare, il 27 giugno 2012, il commercialista ed amico Fabio Cadel sindaco supplente in Autostrade Serenissima spa controllata da gruppo Mantovani; di aver chiesto e ottenuto che la società Carron Avv. Angelo fosse inserita nel progetto per la “Via del mare”.

6 – Continua (Le precedenti puntate sono state pubblicate il 10, 15, 17, 23 e 24 agosto)

 

Con una gamba fratturata passa dall’ospedale al carcere

La Camera dà l’ok all’arresto 395 voti a favore contro 138 no

LA DIFESA DEL PARLAMENTARE

«Accusato per coprire le ruberie di altri»

Fin dal primo momento l’ex Governatore del Veneto respinge con decisione ogni addebito: nega di aver mai chiesto o ricevuto somme di denaro illecite e spiega che il suo tenore di vita è dovuto a stipendi, liquidazione, investimenti fortunati. A Parlamento e magistrati fornisce documenti che, a suo avviso, smentiscono i conti della Guardia di Finanza, accusata di aver preso un abbaglio. “Dimentica” però di raccontare che pagò in nero oltre un milione di euro per l’acquisto di villa Rodella, circostanza riferita dal venditore.
«FALSE CONFESSIONI» – Galan cerca di screditare i suoi accusatori: a suo dire hanno mentito pur di uscire dal carcere. «Non ho mai ricevuto denari dall’ing. Baita, tantomeno ne ho a costui richiesti… – scrive – Mai nulla ho ricevuto da Mazzacurati. Non so come difendermi da un’accusa così fantasiosa e totalmente destituita di fondamento. All’estero ho solo due conti in Croazia (dove ha una casa, ndr). Mazzacurati ha usato la fantasiosa storia del milione di euro all’anno quale “copertura” di proprie ingenti appropriazioni».
CINTO EUGANEO – Galan nega che i lavori a villa Rodella siano stati pagati da Baita e nega di aver mai ricevuto somme relative a presunti interventi su Commissione Via e Commissione di Salvaguardia.
SAN MARINO – Quel conto corrente era «ufficiale e trasparente», aperto in modo simbolico per un accordo della Regione Veneto con la Repubblica del Titano. «Non operai mai alcuna movimentazione. Tale conto è stato utilizzato da terzi senza che io ne fossi a conoscenza e con la falsificazione delle mie firme».

 

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