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Un imprenditore: «Soldi a Galan per avere appalti»

La Procura deposita un’altra testimonianza

L’ex presidente di Sacaim: all’ex governatore 115mila euro e lavori nella villa di Cinto

Rinviata a oggi la decisione del Riesame

Amadori, Dianese e Pietrobelli

Slitta a oggi la decisione del Tribunale del Riesame sulla richiesta di scarcerazione di Giancarlo Galan. Ieri i pm hanno giocato la mossa a sorpresa depositando la testimonianza di Pierluigi Alessandri, ex presidente della Sacaim, che ha dichiarato di aver pagato l’ex governatore per ottenere appalti: 115mila euro in nero e altri in forma di restauri alla villa. Anche il pagamento di villa Rodella, secondo l’ex proprietario, sarebbe avvenuto con soldi in nero: più di un milione versato oltre alla cifra fissata nell’atto di vendita.

 

NUOVE ACCUSE – L’ex proprietario di villa Rodella: mi ha dato oltre un milione in nero

OGGI LA DECISIONE DEL TRIBUNALE DEL RIESAME

I pm depositano la testimonianza di Alessandri, ex presidente Sacaim

«Ho pagato Galan per ottenere appalti»

Un altro imprenditore ha confessato di aver versato somme di denaro all’allora Governatore del Veneto, Giancarlo Galan, per poter ottenere l’assegnazione di lavori dalla Regione. Si tratta dell’ex presidente dell’impresa di costruzioni veneziana Sacaim, oggi in amministrazione controllata, Pierluigi Alessandri. I sostituti procuratori Stefano Ancilotto e Paola Tonini hanno depositato il verbale contenente le sue dichiarazioni ieri pomeriggio, nel corso della lunga e combattuta udienza svoltasi di fronte al Tribunale del riesame di Venezia, chiamato a pronunciarsi sulla richiesta di remissione in libertà presentata dagli avvocati Antonio Franchini e Niccolò Ghedini, difensori di Galan, detenuto nel reparto ospedaliero del carcere milanese di Opera sulla base dell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Alberto Scaramuzza.
«DEVI PAGARE» – Alessandri ha raccontato ai magistrati che, attorno alla metà degli anni Duemila, la sua azienda era in difficoltà e non erano sufficienti i lavori che si era aggiudicato per conto dell’amministrazione comunale di Venezia. Per questo motivo si sarebbe recato dal Governatore del Veneto per chiedere di poter ottenere anche lavori per conto della Regione: stando al suo racconto, Galan gli avrebbe risposto che, per entrare a far parte della cerchia delle aziende amiche, avrebbe dovuto pagare.
SOLDI IN MANO – Alessandri sostiene di aver quindi versato 115 mila euro, direttamente nelle mani dell’allora presidente della Regione, e di essersi poi fatto carico di una parte dei lavori di ristrutturazione nella villa di Cinto Euganeo, di proprietà di Galan, per un ulteriore importo di circa 100mila euro. Per questa vicenda l’ex presidente di Sacaim è indagato per il reato di corruzione.
Secondo la Procura, queste asserite “mazzette”, provenienti da un ambiente estraneo al Cvn (di cui Galan non ha mai fatto alcuna menzione) costituirebbero un riscontro agli elementi di prova per i quali l’ex presidente della Regione è in carcere con l’accusa di corruzione, in relazione a consistenti somme che gli ex presidenti della Mantovani, Piergiorgio Baita, e del Cvn, Giovanni Mazzacurati, sostengono di avergli versato prima per tramite della sua ex segretaria, Claudia Minutillo, e poi dell’assessore Renato Chisso.
VILLA “IN NERO” – Nel corso dell’udienza di ieri la Procura ha anche depositato il verbale con le dichiarazioni del precedente proprietario di villa Rodella, il quale ha spiegato che la cifra ufficiale indicata nell’atto notarile (circa un milione di euro) costituisce meno di metà dell’effettivo prezzo della compravendita e che Galan gli avrebbe versato “in nero” un altro milione e 100mila euro. Circostanza che confermerebbe i conteggi effettuati dalla Finanza in relazione all’esistenza di una sproporzione tra le entrate regolari del politico di Forza Italia e le spese sostenute: sproporzione che la Procura indica tra gli indizi della contestata corruzione.
MEVORACH NEGA – Per finire i pm Tonini e Ancilotto hanno depositato al Tribunale il verbale di sommarie informazioni dell’imprenditore Andrea Mevorach, indicato nel memoriale di Galan come un finanziatore della sua campagna elettorale del 2005 con 300mila euro. Soldi che, secondo l’ex presidente della Regione, sarebbero stati trattenuti dalla Minutillo, assieme ai 200mila che, a suo dire, avrebbe versato un alro imprenditore, Piero Zannoni. Ebbene, Mevorach ha riferito alla Finanza di aver ricevuto richieste di finanziamento da Galan, ma ha smentito di avergli mai versato un solo euro.
REGALI DA MAZZACURATI – Per finire, a dimostrazione dell’esistenza di stretti rapporti tra Galan e Mazzacurati, ecco le dichiarazioni rese da una segretaria del Cvn, la quale ha ricordato che l’allora presidente del Consorzio regalò al Governatore del Veneto, in occasione del suo matrimonio, cristalleria per 12mila euro, ovviamente a spese del Cvn.
La difesa, da un lato ha eccepito l’irrilevanza dei nuovi elementi forniti dalla Procura; dall’altro ha contestato, punto su punto, la fondatezza delle imputazioni mosse a Galan, definite vaghe e indeterminate, basate su racconti privi di riscontri. Numerose le eccezioni preliminari: sia di competenza territoriale (i reati, alcuni dei quali già prescritti, sarebbero stati commessi a Padova e in altre località, non a Venezia) sia di competenza funzionale poiché gli ultimi versamenti sarebbero avvenuti in relazione al ruolo di ministro, e dunque dovrebbero essere valutati dal Tribunale dei ministri. Insussistente, in ogni caso, il rischio di reiterazione, e dunque le esigenze cautelari.
La decisione del Riesame sarà depositata nella giornata di oggi.

Gianluca Amadori

 

Tomarelli (Cvn) accusa Galan e Chisso

«L’ingegnere ha taciuto proprie e illecite appropriazioni»

Anche il Stefano Tomarelli ha parlato nel suo interrogatorio dell’ex Governatore del Veneto, Giancarlo Galan. Il manager, componente fino all’arresto dello scorso giugno del direttivo del Consorzio Venezia Nuova per conto di Condotte, terzo azionista del raggruppamento di imprese impegnate nella realizzazione del Mose, ha riferito che l’allora presidente del Cvn, Giovanni Mazzacurati, gli disse di aver versato somme di denaro sia al presidente della Regione, che all’assessore alle Infrastrutture, Renato Chisso, in cambio della loro disponibilità ad aiutare il Consorzio.

 

IMPUTATI ECCELLENTI – Il manager fa il consulente per una ditta che produce barriere fonoassorbenti, l’ex segretaria è in partenza per un mese di vacanze dorate

La dolce vita di Baita e Minutillo: Porsche e supervilla a Pantelleria

Il vecchio ristorante, ma la Porsche nuova di concessionario. Si consola così Piergiorgio Baita, l’amministratore delegato della Mantovani, accusato di aver concepito quel meccanismo di fatture false che fruttava ogni anno 10 milioni di euro in nero, parte dei quali finivano in tangenti ai politici. Lo hanno segnalato nel solito ristorante per Vip di Campalto e lo hanno visto scendere dalla Porsche nuova fiammante. Aveva un appuntamento di lavoro, si suppone, visto che sul tavolo aveva un contratto di una ditta che si occupa di pannelli fonoassorbenti in autostrada, una vecchia passione per Baita – l’autostrada, non i pannelli – visto che di fatto la Mantovani controlla la Mestre-Padova, una delle autostrade più “tangentare” e più remunerative d’Italia. Il suo amministratore delegato, Lino Brentan, è finito anche lui in carcere per tangenti ed è proprio a partire da quell’inchiesta che la Procura di Venezia è poi arrivata a Baita e al Mose. Ebbene, Baita ora sbarca il lunario occupandosi di barriere fonoassorbenti, si suppone come consulente, dopo aver chiuso una buona parte dei suoi sospesi con la Giustizia visto che ha concordato una pena di 22 mesi di carcere.
Non sta malissimo nemmeno Claudia Minutillo, l’altra supertestimone dello scandalo Mose. Mentre Baita vince lo stress con la Porsche e il lavoro, Claudia Minutillo si distrae con una vacanzina. Tre settimane a Pantelleria, a partire dalla prossima settimana e fino alla fine del mese di agosto in un dammuso, una tipica costruzione dell’isola. Le solite malelingue, però ben informate, dicono che non ha affittato la casa cercandola in internet e che si tratta della stessa che affittò un paio di anni fa. Se è così si tratta di uno dei dammusi più belli di Pantelleria, secondo solo a quello di proprietà di Giorgio Armani. Vero o no che sia, di sicuro non ha speso poco visto che comunque da quelle parti per una dimora con quelle caratteristiche non si spende pochissimo. Circa 10mila euro a settimana, per capirci, euro più euro meno. Ma anche Claudia Minutillo, mentre si prepara per la partenza, non ha disdegnato un salto al ristorante dei vecchi tempi, quello diventato famoso perchè in una intercettazione si sente che lei chiama Renato Chisso e gli dice «stai sempre da Ugo a mangiare, dai muovi il culo e vieni qui». Ebbene, si è presentata proprio da Ugo, a Campalto e bisogna immaginarsi lo stupore del proprietario del ristorante che considera Chisso come un fratello. Ma, si sa, la faccia tosta fa parte del personaggio. Lo racconta meglio di tutti Laura Lazzarin, capo segreteria di Galan. E’ lei che parla del cappottino di Hermès della Minutillo che Galan utilizzò nella sua prima conferenza stampa come una clava contro l’ex segretaria. «L’ho notato perchè mi piaceva ed era molto particolare. Passeggiando per il centro di Padova ho potuto vedere il cappotto in vetrina e il costo era di 18mila euro». E che dire dei regali che la Minutillo riceveva in ufficio? «In occasione di un Natale mi ha accusata di aver fatto sparire degli orecchini antichi di grande valore», dice ancora Lazzarin. Ebbene, tutto quello che emerge su Baita e Minutillo – ma anche su Mazzacurati – fa ormai parte integrante praticamente di tutte le memorie difensive degli altri imputati dello scandalo Mose perchè, battere sul tasto della ricchezza ostentata da Minutillo, Mazzacurati e Baita probabilmente serve a insinuare il dubbio che parte dei quattrini delle tangenti possa essere rimasta attaccata alle dita dei tre grandi accusatori.

Maurizio Dianese

 

CONTRO-INCHIESTA DIFENSIVA «I soldi di Mazzacurati? Nel calderone di famiglia»

Dai verbali spuntano false consulenze per “spese private”, aiuti al figlio regista e prestiti alla figlia

Quando l’avvocato si trasforma in accusatore. Lo hanno fatto, nella memoria per il Tribunale del Riesame, Antonio Franchini e Niccolò Ghedini, che assistono Giancarlo Galan. Non sono andati solo all’attacco dell’ex segretaria Claudia Minutillo, ma hanno piazzato una serie di cariche esplosive anche sotto la credibilità di Giovanni Mazzacurati, l padre-padrone del Consorzio Venezia Nuova.
Il grande dispensatore di soldi, raccolti con false fatturazioni, era lui. Ma finiva tutto a politici, boiardi di Stato, controllori che non controllavano il Mose? I difensori hano trovato nelle centomila pagine di verbali e intercettazioni le tracce di un uso personale di quel denaro. E spiegano che ce n’è abbastanza per ritenere che Mazzacurati ne abbia speso parecchio per spese di famiglia, bisogni dei figli, per una casa in piazza di Spagna a Roma. Per questo non sarebbe credibile.
«L’ing. Mazzacurati dichiara che l’odierno indagato (Galan, ndr) percepiva dal Consorzio una somma pari, all’incirca, a un milione di euro. In verità riferisce di moltissimi altri soggetti “sovvenzionati” dal Consorzio, ma tace circa le proprie illecite appropriazioni». Così scrivono Franchini e Ghedini, citando altri imputati.
Pio Savioli, nel direttivo del Consorzio e collaboratore del Coveco, interrogato dal Pm Paola Tonini, disse: «Questa non è una novità, Dottoressa. A questo punto possiamo incominciare a dire: io ho la convinzione, purtroppo non precisa, ma credo di andarci abbastanza vicino, che molti soldi di queste provviste restavano a Venezia Nuova, ergo all’ing. Mazzacurati». E aveva specificato: «Credo che alcune provviste che ho portato, per esempio alla figlia di Mazzacurati una volta, siano finite nel calderone della famiglia…». Ancora Savioli, riferendosi a Fulvio Boscolo che consegnava il “nero” al Consorzio: «Non so neanche se lui li dava a Neri oppure direttamente a Mazzacurati, per usi civili di Mazzacurati, tanto per parlarci chiaro».
E c’è un altro Boscolo – Stefano “Bacheto” – che rivela: «Savioli mi diceva che Mazzacurati era una persona che aveva spesso bisogno di soldi perchè aveva una famiglia numerosa, una famiglia costosa, che aveva il figlio che era regista e che lo aiutava e che quindi aveva bisogno di denaro continuamente». Aggiunta per cinefili: «Una volta come battuta mi ha detto: “Beh servono per pagare il Toro” il famoso film di Abatantuomo… il regista era il figlio di Mazzacurati». Qualche prova concreta? «Sì, parliamo della fattura di Mazzacurati di 300 mila euro. Un giorno mio padre mi disse: “È venuto Savioli e ha detto che Mazzacurati ha bisogno di soldi. Trova un cantiere della Cooperativa San Martino che non sia riferibile al Mose… E così Mazzacurati fece la fattura di 300 mila euro». Soldi per tangenti? «Non lo so. Credo che questi erano personali, perchè se erano della sua società…».
Dalle intercettazioni emergono due fatti ulteriori. Il primo è l’acquisto di una casa a Roma, in Piazza di Spagna. Mazzacurati dice alla moglie: «Anche se in questo momento non abbiamo tutti i soldi abbastanza, bisogna fare un po’ uno sforzo di fantasia no? … io penso però che mescolando dentro il Consorzio in una certa forma penso che mi riesca…». La difesa Galan individua un possibile canale di questo finanziamento per uso personale: fatture per consulenze inesistenti. «Le somme passerebbero poi nella disponibilità del Mazzacurati».
Affondo finale, una telefonata dell’ottobre 2010 con la figlia Elena. «Dal tenore della conversazione si evince come la figlia spinga il Mazzacurati a chiedere, probabilmente, un anticipo di 400.000 euro al Consorzio Venezia Nuova per far fronte a diverse spese. Tale anticipo sarebbe auspicabile “… perchè sennò poveretto ti tocca metterti lì a pensare cose… papà sennò è un po’ un problema”».

Giuseppe Pietrobelli

 

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