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Nuova Venezia – Matteoli, accuse verso il voto del Senato

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

2

ott

2014

Il Tribunale dei ministri: fondata l’ipotesi di corruzione a carico del parlamentare. Tesoro di Chisso: ricerche in cinque Paesi

VENEZIA – Il Tribunale dei ministri del Veneto presieduto dal giudice veronese Monica Sarti ha concluso il suo lavoro e ha mandato gli atti alla Procura veneziana per il suo parere. I tre magistrati sembrano intenzionati a inviare gli atti alla Giunta per le autorizzazioni a procedere del Senato: stando al loro giudizio, dopo le indagini durate per tre mesi, la notizia di reato che riguarda l’ex ministro Altero Matteoli, ora senatore di Forza Italia e indagato per corruzione, sarebbe fondata e quindi ora tocca al Senato dare o meno il via libera alla Procura lagunare perché le indagini sul conto dell’esponente politico proseguano. Se avessero deciso il contrario avrebbero dovuto archiviare il fascicolo. La decisione sarebbe stata presa nei giorni scorsi dopo che il Tribunale ha visionato il dvd inviato dal giudice federale della California che ha interrogato per rogatoria l’accusatore di Matteoli, l’ex presidente del Consorzio Venezia Nuova Giovanni Mazzacurati. L’anziano ingegnere, avrebbe confermato le accuse nei confronti dell’ex ministro: ai pubblici ministeri Paola Tonini, Stefano Ancilotto e Stefano Buccini aveva già riferito di aver consegnato in diverse occasioni più di 400 mila euro, proveniente dalla casse del Consorzio, per le campagne elettorali di Matteoli e, inoltre, di aver inserito nell’appalto per i lavori di bonifica e marginamento l’azienda di Erasmo Cinque, compagno di partito dell’ex ministro, su richiesta pressante di Matteoli. E Cinque avrebbe intascato una parte degli utili degli interventi pur non avendo mosso un dito, insomma pur non avendo mai lavorato. Ieri, intanto, i tre pm che coordinano le indagini avevano convocato per un interrogatorio Federico Sutto, il braccio destro di Mazzacurati ed ex socialista, che è ai domiciliari. Sutto aveva già rilasciato lunghe dichiarazioni accusatorie, confermando le accuse nei confronti dell’imprenditore vicentino Roberto Meneguzzo, del generale della Guardia di finanza Emilio Spaziante e del braccio destro dell’ex ministro Giulio Tremonti Marco Milanese. Forse c’era la speranza che riferisse circostanze che riguardano Giancarlo Galan e Renato Chisso, ma non è stato così (gli amici sostengono che Sutto avrebbe sempre sostenuto che Chisso è un amico e vecchio compagno di partito e non l’avrebbe mai accusato) e ieri, difeso dall’avvocato Gianni Morrone, si è avvalso della facoltà di non rispondere. La caccia ai conti correnti di Chisso, intanto, prosegue. La Guardia di finanza sta cercando da mesi di ricostruire movimenti e passaggi, i pubblici ministeri hanno avviato rogatorie in 5 paesi stranieri (Svizzera, Austria, Slovenia, Croazia e Moldavia), chiedendo se vi siano conti intestati a lui o a parenti e amici nelle banche di quelle nazioni, ma ancora non ci sono state risposte. Sulle dichiarazioni dell’indagato Luigi Dal Borgo, che individua nel segretario di Chisso Enzo Casarin colui che avrebbe portato i soldi dell’assessore all’estero c’è scetticismo da parte degli inquirenti, i quali ricordano che un altro indagato, Mirco Voltazza, ha riferito loro che proprio Chisso gli aveva chiesto di controllare Casarin perchè temeva che gli sottraEsse considerevoli somme di denaro.

Giorgio Cecchetti

 

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