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IL RETROSCENA – Baita e quella strana richiesta degli avvocati «Fatti operare»

Piergiorgio Baita rivela: «Gli avvocati mi consigliarono un intervento chirurgico all’aorta e così avrei rinviato l’interrogatorio. Ma io volevo parlare e uscire al più presto di prigione».

MESSAGGINO «C’è la norma per il Mose. Avverti il nostro amico». E’ il testo di un sms inviato da Marco Milanese al manager di Palladio Finanziaria Roberto Meneguzzo.

INDAGINI – L’ex consigliere del ministro Tremonti, arrestato l’altro ieri, comparirà domani davanti ai giudici. Si cerca di fare chiarezza sulla tangente che gli sarebbe stata pagata da Mazzacurati.

I DIFENSORI – Dissi che non mi sarei ricoverato, loro rinunciarono all’incarico per incompatibilità

LA VISITA – I cardiologi mi misurarono solo la pressione. La parcella? 15mila euro

Baita: volevano che mi operassi per rinviare l’interrogatorio

Gli avvocati Longo e Rubini erano preoccupati per la salute del manager della Mantovani

Ma lui rifiutò: «Sono iperteso ma non sto così male, voglio parlare e uscire presto di prigione»

Lui voleva vuotare il sacco, i suoi avvocati invece volevano che il sacco restasse ben chiuso. Per il suo bene, ovviamente. Per studiare le carte e decidere il da farsi. Ma siccome c’era in ballo un interrogatorio e Piergiorgio Baita era deciso a parlare, i suoi legali gli hanno proposto un ricovero in clinica per un intervento all’aorta. Subito dopo Baita ha cambiato avvocati. Si scopre anche questo leggendo le carte della maxi inchiesta sul Mose e cioè che il principale accusatore, l’uomo che ha inventato il sistema delle tangenti e lo ha smantellato, il genio della “retrocessione” e della “sovrafatturazione”, una volta arrestato non aveva alcuna intenzione di marcire in carcere. E, dunque, Piergiorgio Baita dice ai suoi difensori, Piero Longo e Paola Rubini che ha intenzione di parlare. I due legali lo sconsigliano e gli propongono una operazione al cuore se vuole evitare l’interrogatorio. Ma lui, Baita, non aveva nessuna intenzione di operarsi. «Ma assolutamente! Io strutturalmente sono un iperteso, però ho una pressione che è controllata dai farmaci, e ho rifiutato» – spiega Baita ai pm Stefano Ancillotto e Stefano Buccini. Peccato perché, stando sempre al racconto di Baita, i due legali avevano già in testa il posto giusto per l’intervento, la clinica Gallucci di Padova ovvero uno dei migliori centri cardiologi d’Europa. Volevano trattarlo con i guanti, si preoccupavano della sua salute e lui equivoca «è stato quello che io ho preso paura» – dice ai magistrati. Peraltro i legali si erano anche preoccupati di controllare il suo stato di salute mandandogli in carcere un paio di cardiologi, proprio per preparare il ricovero. Ma Baita, poco riconoscente, li liquida così: «I cardiologi che sono venuti mi hanno misurato la pressione, non mi hanno visitato, eh. Mi hanno misurato solo la pressione, che l’hanno trovata, tra l’altro, regolare».
I pm con sottile perfidia chiedono: «Quindi tutta la visita che poi avrebbe portato a un’operazione chirurgica sarebbe da considerare una misurazione di una pressione?».
La risposta di Baita: «Sì. E anche con una parcella importante: di 15mila euro».
DOMANDA – «Per misurarle la pressione?»
RISPOSTA – «Sì».
DOMANDA – «Dopodiché questi cardiologi o comunque i suoi difensori cosa le hanno proposto?»
RISPOSTA – «No, quando… sono stato io che gli ho detto che non mi sarei mai fatto ricoverare. Se per non rendere un interrogatorio dovevo farmi operare, io rendo l’interrogatorio, perché non avevo nessun tipo di remora nel… E a quel punto hanno rinunciato, quindi spiegandomi che c’erano delle incompatibilità con delle persone».
L’avvocato Piero Longo divide infatti lo studio con Niccolò Ghedini (assieme al quale è legale di Silvio Berlusconi) di cui è stato maestro. Secondo gli avvocati Longo e Rubini – che smentiscono decisamente la ricostruzione fatta da Baita e parlano di “enfasi accusatoria” da parte dell’ex amministratore delegato di Mantovani – la rinuncia al mandato da parte loro avvenne nello stesso momento in cui Baita li avvertì che aveva intenzione di collaborare con la magistratura veneziana. «L’incompatibilità, a termini di codice deontologico, era determinata dal fatto che l’ing. Baita, nostro storico cliente, era perfettamente a conoscenza che, nostro cliente da molti anni, era anche il Consorzio Venezia Nuova e l’ing. Mazzacurati. Tutto il resto è pura fantasia». Resta il fatto che Baita, proprio di Ghedini ha parlato in uno dei suoi interrogatori. Di Ghedini e della sua irritazione per il fatto che a Forza Italia non arrivano contributi sufficienti dal Consorzio.

 

LO SCANDALO – Quell’sms a Meneguzzo (Palladio): «C’è la norma sul Mose. Tranquillizza il nostro amico»

I misteri dell’ex consigliere di Tremonti

I pm vogliono capire che fine abbia fatto la mazzetta da mezzo milione che Mazzacurati avrebbe pagato a Milanese

La tangente doveva servire per sbloccare i fondi del Cipe destinati alle dighe mobili

IL VICENTINO – Il manager teneva i contatti per conto del capo del Cvn

L’avviso a Meneguzzo: «C’è la norma Mose, tranquillizza l’amico». E al Consorzio si preparava la mazzetta

Un sms incastra Milanese

DOMANI – Tangente di 500mila euro, l’ex consigliere di Tremonti davanti al giudice di Napoli

IL FASCICOLO – I nodi per i pm di Milano: la destinazione dei soldi e il ruolo dell’ex ministro

MARCO MILANESE – Nato a Milano nel 1959, avvocato, già ufficiale della Finanza. Nel 2001 entra a far parte dello staff del ministro dell’economia Giulio Tremonti. Aderisce poi a Forza Italia

Sarà interrogato domani mattina dal gip di Napoli, Marco Milanese, consigliere politico fino al 2011 dell’allora ministro dell’Economia Giulio Tremonti, arrestato con l’accusa di corruzione in relazione ad una presunta “mazzetta” di 500mila euro che il presidente del Consorzio Venezia Nuova, Giovanni Mazzacurati, sostiene di avergli versato a Milano, il 14 giugno del 2010, nella sede della Palladio Finanziaria, in cambio del suo aiuto per sbloccare i fondi del Cipe destinati alla prosecuzione del Mose.
Milanese potrebbe avvalersi della facoltà di non rispondere, riservandosi di parlare di fronte ai pm di Milano, Roberto Pellicano e Luigi Orsi, ai quali i colleghi veneziani Paola Tonini, Stefano Buccini e Stefano Ancilotto, hanno già trasmesso gli atti per competenza territoriale. Il gip di Venezia, Alberto Scaramuzza, ha disposto l’arresto dell’ex onorevole del Pdl in via d’urgenza per evitare «un intenso pericolo di reiterazione» di reati dello stesso tipo. Ma, entro 20 giorni, il provvedimento dovrà essere rinnovato dal gip di Milano, al quale spetterà anche il compito di confermare il sequestro dei suoi beni fino all’ammontare di 500mila euro.
Assieme a Milanese risulta indagato per corruzione anche il vicentino Roberto Meneguzzo (agli arresti domiciliari): Mazzacurati ha raccontato, infatti, che fu il manager della Palladio Finanziaria a metterlo in contatto con il collaboratore di Tremonti, spiegandogli che bisognava pagare. E, pochi giorni fa, Stefano Tomarelli della società Condotte, ha confermato ai pm veneziani che Mazzacurati gli disse di aver «dato del denaro a Milanese… per Mazzacurati era un problema fondamentale riuscire ad arrivare a convincere il ministro Tremonti che le cose, i finanziamenti potessero andare avanti…»
L’allora ministro dell’Economia non risulta indagato: spetterà alla Procura di Milano approfondire la sua posizione. Se risultasse confermato che Milanese ha davvero intascato quei soldi, bisognerà capire se li ha tenuti per sé o se siano finiti (in parte o integralmente) ad altri. E soprattutto a chi.
Mazzacurati nei suoi interrogatori dichiara di aver parlato di soldi soltanto con Milanese. Ma racconta di aver incontrato anche Tremonti, nella sede del ministero dell’Economia, a Roma. A condurlo dal ministro sarebbe stato proprio Milanese.
I contatti telefonici tra Milanese e Meneguzzo furono numerosi in quel periodo, così come quelli tra Meneguzzo e Mazzacurati. «Al Consiglio di domani c’è la norma per il Mose. Avverti il ns amico e tranquillizzalo!», scrive Milanese il 24 maggio 2010 via sms all’ad di Palladio, il quale inoltra il messaggio a Mazzacurati. Il 25 maggio il Cipe approva il finanziamento per il Mose e lo stesso giorno al Cvn si svolge una riunione per raccogliere i soldi da versare a Milanese.
Alcuni colloqui telefonici intercettati dalla Finanza nei giorni successivi confermano, secondo gli inquirenti, la dinamica dei fatti contestati. Il 28 maggio Meneguzzo telefona al presidente del Cvn per sapere «… come stava procedendo questa cosa». E Mazzacurati gli risponde che «…sembra tutto a posto …non ho ben capito sui tempi». Nello stesso colloquio il presidente del Cvn conferma di aver parlato con Tremonti: «… quel giorno del mio colloquio… col ministro… ho detto esplicitamente che c’erano parecchi lavori finanziati che non partivano… che erano in ritardo di tre anni…»

Gianluca Amadori

 

A proposito di… 

LO STATO DI SALUTE DI RENATO CHISSO

Vorrei rispondere agli amici di Renato Chisso in merito alla loro preoccupazione per la salute di Renato. Che non stia bene è normalissimo, si è mai visto un politico in carcere che goda di ottima salute? Ma questi signori si sono mai preoccupati della salute di quei piccoli imprenditori che si sono suicidati per aver perso tutto, oltre alla salute anche la propria dignità, grazie alla cosidetta crisi economica? Secondo me se i politici incriminati fossero sati persone oneste, non saremmo in queste condizioni disastrose e molti dei colleghi suicidatisi a causa loro sarebbero ancora in vita a dar lavoro a onesti cittadini. Concludo con un augurio a Renato: tieni duro e pensa alla salute che un pò di carcere fa bene a te e a tutti noi onesti cittadini.

Vincenzo Battaiotto – Cavallino Treporti

 

La precisazione

NESSUN CONTRIBUTO DAL CONSORZIO

In relazione alle notizie apparse nel Gazzettino, che affermano che il Consorzio Venezia Nuova avrebbe finanziato in più occasioni “Regata Storica” e “Redentore” mi sento di poter escludere che negli anni (2010, 2011, 2012, 2013) in cui ho personalmente seguito tali eventi, da assessore al turismo e alle tradizioni, il mio assessorato abbia ricevuto alcun contributo dal Consorzio. Sarebbe gradito, per il rispetto della verità, che venissero precisate le edizioni che sarebbero state oggetto di eventuale contributo.

Roberto Panciera – già assessore Comune di Venezia

 

«Sciogliere il Consorzio. E diciamo no al Mose»

ALL’ARSENALE – Presidio dei Comitati per l’arrivo di Renzi

VENEZIA – Un presidio davanti all’ingresso dell’Arsenale e un corteo contro le grandi navi e i lavori del Mose, alla luce dell’inchiesta della procura di Venezia, è stato deciso da alcuni comitati ed associazioni in occasione martedì dell’inaugurazione di ‘Digital Venice’, con la prevista presenza del premier Matteo Renzi.
Al premier saranno avanzate cinque proposte: scioglimento della concessione unica al Consorzio Venezia Nuova; moratoria dei lavori alle bocche di porto; ispezione tecnica sui lavori del sistema Mose affidata a una Authority indipendente che studi la possibilità di riconversione del sistema; no ad altri scavi in laguna; grandi navi fuori della laguna in un avamposto alla bocca di porto del Lido. Oltre alla richiesta di elezioni comunali a ottobre, i firmatari indicano che intendono essere ricevuti da Renzi.

 

VENEZIA – I centri sociali “aspettano” il premier Renzi

L’appello è alla mobilitazione generale. Tutti contro il Mose, contro il Consorzio Venezia Nuova e contro le grandi opere nel Veneto approfittando della “grande vetrina” del Digital Week 2014, il grande incontro che inizia domani alle Tese dell’Arsenale organizzato dall’Unione Europea e dal governo italiano che da pochi giorni è alla guida del semestre europeo alla Presideza di Bruxelles.
Così, proprio in queste ore, le associazioni dell’arcipelago ambientalista e della sinistra antagonista e no global hanno lanciato un vero e proprio appello internazionale affinchè ci sia una “accoglienza” di protesta, All’incontro internazionale, oltre ad esperti ed economisti, sarà presente anche la vicepresidente della Commissione europea Neelie Kroes. Infatti il tam tam degli antagonisti, e che sarà enfatizzato anche nelle prossime ore, sarà quello di invitare più gente possibile ad un presidio allestito per martedì 8, alle 10, in campo dell’Arsenale davanti alla Porta dei Leoni per poi raggiungere l’ingresso dell’Arsenale (dove vi è l’entrata dei padiglioni della Biennale) e da lì raggiungere l’area delle Gaggiandre di fronte alla Torre di Porta Nuova (comunque al di qua dell’acqua) di fronte alle Tese dove vi saranno Renzi e Kroes, per una manifestazione di protesta. E sul piatto della bilancia, la manifestazione metterà praticamente tutti i temi legati a queste ultime settimane dallo scandalo Mose fino alle grandi opere.
«Abbiamo cinque obiettivi imprescindibili da imporre a Matteo Renzi – si dice in una nota delle associazioni ambientaliste e no global – Noi puntiamo e rivendichiamo lo scioglimento del Consorzio Venezia Nuova; la moratoria sui lavori alle bocche di porto; l’ispezione tecnica sul sistema Mose affidata ad una authority indipendente che studi le possibilità di riconversione mediante una variante in corso d’opera; il no deciso allo scavo del canale Sant’Angelo Contorta e a qualsiasi altra via d’acqua, e lo stazionamento delle grandi navi fuori dalla laguna all’altezza della bocca di porto di Lido. Infine chiediamo che una delegazione venga ricevuta dal premier Renzi». L’appello alla mobilitazione è stato finora sottoscritto da Comitato No Grandi Navi-Laguna Bene Comune, Associazione Ambiente Venezia e Rete Veneta contro le Grandi opere. «Ribadiamo la nostra posizione anche sulle vicende che riguardano il comune di Venezia – dicono le associazioni – Per noi si deve andare al voto al più presto, già nel prossimo autunno».

 

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