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Oggi iniziano gli interrogatori sul caso. L’accusa è di avere intascato contributi illeciti dal Consorzio Venezia Nuova

LO SPONSOR – Mazzacurati: «Altero mi ha fatto favori e io ho finanziato la campagna elettorale»

MAGISTRATO – Il tribunale del riesame decide su Maria Giovanna Piva

LE INDAGINI – Secondo la Procura il politico avrebbe ricevuto denaro anche per le bonifiche di Marghera

Quei 500mila euro a Matteoli: ne discute il tribunale dei ministri

Iniziano questa mattina, davanti al Tribunale dei ministri, gli interrogatori di alcune delle persone coinvolte a vario titolo nell’inchiesta che riguarda Altero Matteoli, l’ex ministro all’Ambiente ed ai Trasporti del governo Berlusconi.
Nell’ambito delle indagini sul cosidetto “sistema Mose”, la Procura di Venezia ipotizza che Matteoli abbia ricevuto somme di denaro illecite in relazione ad opere di bonifica ambientale dell’area industriale di Porto Marghera e, poiché avrebbe agito in qualità di ministro, gli atti sono stati trasmessi all’organismo competente, composto da tre giudici ai quali spetta il compito di verificare la fondatezza delle accuse, per poi ritrasmettere il fascicolo alla Procura indicandole se procedere con una richiesta di processo o se l’inchiesta debba finire in archivio. Non prima di aver chiesto l’autorizzazione a procedere al Parlamento.
Il principale accusatore di Matteoli è l’allora presidente del Consorzio Venezia Nuova, Giovanni Mazzacurati: «Il ministro Matteoli mi ha fatto dei favori e ho corrisposto finanziando la campagna elettorale… gli ho corrisposto dei soldi… erano corresponsioni di denaro direttamente a compenso in qualche modo di favori ricevuti… 400-500mila euro… dal 2009 al 2012-2013», ha messo a verbale Mazzacurati, che ora si trova negli Stati Uniti.
Della questione delle bonifiche ha parlato nel corso dei suoi interrogatori anche l’ex amministratore della società Mantovani, Pergiorgio Baita, che questa mattina sarà ascoltato dal Tribunale dei ministri assieme all’ex direttore amministrativo dell’azienda, Nicolò Buson. Baita ha raccontato di non sapere se Matteoli abbia ricevuto del denaro. Ha però spiegato che c’era un preciso accordo, assunto con Mazzacurati, affinché i lavori per le bonifiche fossero subappaltati ad una serie di aziende. Tra queste figura la Socostramo, per la quale sarebbe stata decisa una quota di compenso a fronte di nessun lavoro svolto. La Socostramo fa capo ad Erasmo Cinque, costruttore romano che è stato consigliere del ministro Matteoli.
Matteoli ha sempre respinto ogni addebito, smentendo ogni possibile coinvolgimento nell’inchiesta. Il suo interrogatorio è in calendario davanti al Tribunale dei ministri per venerdì.
Nel frattempo, tra oggi e venerdì, il Tribunale del riesame di Venezia discuterà i ricorsi presentati da numerosi degli indagati finiti in carcere o agli arresti domiciliari all’inizio di giugno. Oggi saranno valutate, tra le altre, le posizioni dell’ex presidente del Magistrato alle acque, Maria Giovanna Piva, accusata di essere stata al soldo del Consorzio Venezia Nuova; venerdì sarà la volta dell’ex assessore regionale alla Mobilità, Renato Chisso e del suo segretario, Enzo Casarin; della responsbaile della progettazione del Mose, l’ingegner Maria Brotto e dell’ex presidente dell’Ente gondola, Nicola Falconi, finito sotto accusa per l’attività imprenditoriale della sua azienda, la Sitmar.

Gianluca Amadori

 

Tangenti Mose tenta il suicidio uno degli arrestati

Roberto Meneguzzo, ad di Palladio Finanziaria ha cercato di soffocarsi nel carcere di La Spezia. Subito concessi i domiciliari. E’ accusato di essere stato il tramite fra Consorzio e ministeri romani

IL MANAGER – Avrebbe tentato di soffocarsi nella notte

LE ACCUSE – Oltre alla corruzione, rivelazione e utilizzo di segreto d’ufficio

LA DIFESA «Semplice contratto di consulenza per recuperare fondi»

I RAPPORTI – Contatti con Milanese consigliere dell’allora ministro Tremonti

Meneguzzo tenta il suicidio

Concessi i domiciliari al numero uno della Palladio Finanziaria che in cella a La Spezia ha cercato di togliersi la vita

VENEZIA – Ha tentato il suicidio in carcere Roberto Meneguzzo l’ad di Palladio Finanziaria arrestato lo scorso 4 giugno nell’ambito dell’inchiesta sul Mose.
Un gesto sventato che tuttavia ha portato ieri il gip Alberto Scaramuzza, su parere positivo della Procura della Repubblica di Venezia, ad accogliere la richiesta di scarcerazione avanzata dal difensore di Meneguzzo, che è stato posto ora ai domiciliari nella sua abitazione di Vicenza. Il manager, 58 anni, aveva tentato di soffocarsi la notte tra il 18 e il 19 giugno nella sua cella di isolamento del carcere di La Spezia.
Il finanziere vicentino vicepresidente e amministratore delegato di Palladio Finanziaria, holding crocevia nel Nordest, secondo l’ordinanza di arresto, «a conoscenza dell’illecita finalità perseguita» da Giovanni Mazzacurati, presidente del Consorzio Venezia Nuova, «lo metteva in contatto» con Marco Milanese. In qualità di «consigliere politico» dell’allora ministro Giulio Tremonti, Mazzacurati consegnò a Milanese 500 mila euro «personalmente», «al fine di influire sulla concessione dei finanziamenti del Mose e in particolare nel far inserire tra gli stanziamenti inclusi nella delibera Cipe n. 31/2010 e nei decreti collegati anche la somma relativa ai lavori gestiti dal Consorzio Venezia Nuova, inizialmente esclusa dal ministro, in violazione evidente dei principi di imparzialità e indipendenza».
Meneguzzo poi, secondo l’ordinanza, avrebbe fatto da tramite con Milanese per Mazzacurati in un’altra occasione, per arrivare al generale della Guardia di Finanza Emilio Spaziante. In questo caso, in particolare, l’ad di Palladio Finanziaria si sarebbe spartito con Milanese 500mila euro per contattare l’alto ufficiale per conto di Mazzacurati. I reati contestati a Meneguzzo, con Mazzacurati, Milanese, Spaziante e altri, sono quelli di corruzione e rivelazione e utilizzazione di segreto d’ufficio.
Contro Roberto Meneguzzo peserebbe in particolare una lunga serie di intercettazioni telefoniche e di pedinamenti, con comunicazioni con Mazzacurati dalle tempistiche sospette, come per esempio quando tra i due intercorse una telefonata subito dopo l’incontro dell’allora plenipotenziario del Consorzio Venezia Nuova con Milanese. Accuse che però Meneguzzo ha sempre respinto, attribuendo la sua attività e i suoi contatti a un regolarissimo contratto di consulenza per ottenere dalle banche gli anticipi per il finanziamento dei lavori in attesa dell’erogazione dei fondi ministeriali. Tra le coincidenze più sospette, un appuntamento tra Meneguzzo e Mazzacurati a Vicenza che un’improvvisa verifica fiscale della Finanza nella sede del Cvn rischiò di far saltare. Secondo gli inquirenti in quell’occasione si stava preparando una mazzetta destinata a Milanese come prezzo dello sblocco di finanziamenti per 400 milioni per il Mose. Quel giorno stesso il generale Spaziante partì da Roma per Venezia e l’indomani Mazzacurati inviò a Meneguzzo via fax il verbale dell’ispezione della Finanza.

 

PADOVA – Secondo il manager, Coveco avrebbe “sistemato” Prato della Valle su richiesta del professionista Giordano per fare un favore all’ex sindaco

Savioli e l’”omaggio” a Zanonato: un’asfaltatura

TESTI CHIAVE – Stamani saranno sentiti Baita e Buson, che erano i capi della Mantovani

VENEZIA – Un favore alla città da parte del Consorzio Venezia Nuova. Questo appare l’asfaltatura di Prato della Valle al tempo in cui era sindaco Zanonato. Lavori per 30mila euro che non sarebbero mai stati fatturati al Comune. Questo per Pio Savioli, secondo i giudici uno dei grandi burattinai del Mose attraverso il Coveco (Consorzio veneto cooperativo). «È un piacere a Padova che è sempre stato un comune vicino, dove c’erano sia Galan che Zanonato» avrebbe riferito in un interrogatorio Savioli.
Quando il pm gli domanda perché la fattura non sia mai stata rilascita al Comune, Savioli avrebbe risposto: «Perché è stata una sponsorizzazione del Consorzio venezia Nuova», ovvero del patron Mazzacurati che aveva messo gli occhi, secondo i giudici, anche sul nuovo ospedale di Padova, l’opera da 650 milioni di euro da costruire in project-financing a Padova ovest. Proprio per questo avrebbe promosso la famosa cena a cui avrebbero partecipato oltre a egli stesso il sindaco Zanonato, il commercialista padovano Francesco Giordano, l’ex segretario della sanità veneta Ruscitti a libro paga del Coveco e lo stesso Savioli che ieri ha rilasciato un’intervista al quotidiano Libero spiegando la genesi dell’intervento, tanto che il neo sindaco di Padova, Flavio Bitonci, della Lega, l’ha commentata ritwittando la prima pagina del quotidiano con la dicitura: “Libero sui favori a Zanonato”.
«Era una striscia di asfalto che doveva servire per una mini maratona» dice Savioli nell’intervista. E spiega che Giordano l’aveva domandato a Mazzacurati, ma questo “piacere” non sarebbe da mettere in collegamento alla vicenda del nuovo ospedale. «Si immagini un’operazione come quella dell’ospedale… Magari bastasse un’asfaltatura», commenta Savioli.

 

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