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L’INCHIESTA MOSE – Nuovi guai in arrivo per Galan e Chisso. Nel mirino i favori alla Mantovani

Impresa di costruzioni lombarda denuncia la “turbativa d’asta” nelle procedure di project financing

Nuovi possibili guai in arrivo per l’ex governatore del Veneto, Giancarlo Galan e per l’ex assessore regionale alle Infrastrutture, Renato Chisso. Il titolare di un’importante impresa di costruzioni lombarda ha depositato nei giorni scorsi una querela ipotizzando il reato di turbativa d’asta in relazione ad una delle procedure di project financing avviate in passato dalla Regione Veneto, alla quale l’azienda sostiene di aver partecipato e di essere stata ingiustamente esclusa: a suo avviso a causa dei presunti accordi illeciti finalizzati ad agevolare la Mantovani spa, accordi confessati dall’allora amministratore delegato, Piergiorgio Baita.
La denuncia è finita sul tavolo del pool di magistrati che coordinano le indagini sul cosiddetto “sistema Mose”, i sostituti procuratore Paola Tonini, Stefano Ancilotto e Stefano Buccini, e la Guardia di Finanza ha già avviato i primi accertamenti. L’impresa lombarda ha deciso di formalizzare un esposto a seguito di quanto emerso durante le indagini, concretizzatesi lo scorso giugno con l’emissione di un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti sia di Galan che di Chisso, accusati entrambi di corruzione e tuttora in carcere. Con molte probabilità, l’azione sul fronte penale è il primo passo in attesa di una successiva iniziativa civilistica, finalizzata ad ottenere il risarcimento dei danni conseguenti all’esclusione dei lavori.
Nessun dettaglio è trapelato, né sul nome dell’impresa di costruzioni che ha presentato denuncia, né sul “project” finito nel mirino: in Procura si trincerano dietro un deciso “no comment” in attesa dei risultati dei primi approfondimenti. L’azienda lombarda potrebbe essere la prima di una lunga serie di società a ritenersi danneggiata dal sistema delle presunte “mazzette”.
Una delle accuse per le quali Galan e Chisso sono finiti in carcere vi è il fatto che Baita “regalò” ad entrambi quote di “Adria Infrastrutture”, la società con cui il gruppo Mantovani partecipava ai “project”. A Chisso, successivamente, Baita riacquistò le stesse quote per un controvalore di due milioni di euro. Galan, nei suoi memoriali difensivi, ha sempre negato di essersi mai occupato di project financing, né di aver agevolato la Mantovani. «Lo stesso Baita afferma che io non mi sono mai adoperato per avvantaggiare, agevolare o favorire una sua società nell’ambito della finanza di progetto», scrive l’ex governatore, facendo notare come i progetti di Baita fossero tutti ancora fermi. Il Tribunale del riesame di Venezia ha puntualizzato, però, come nella procedura di project financing sia sufficiente la dichiarazione di utilità delle opere progettate: in tal modo la Mantovani, a differenza delle società escluse, ha già ottenuto il rientro dei costi di progettazione delle medesime, in attesa della futura eventuale realizzazione.

 

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