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Nuova Venezia – Galan nell’ospedale del direttore-socio

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

17

lug

2014

Galan nell’ospedale del direttore-socio

La scelta del ricovero a Este, dove l’Ulss è guidata da Pavesi

Il manager ha il 6,5% di Ihfl, società controllata dal deputato

La replica: «Respingo ogni insinuazione, non sapevo che venisse qui, un po’ di rispetto verso i medici»

PADOVA – Certo che ne capitano di tutti colori a Giancarlo Galan. Non bastava la traversia giudiziaria. Mentre pota le rose a Villa Rodella seguendo il corso dei suoi pensieri, inciampa e si frattura una gamba. Lo stesso Galan è un recidivo. Anni fa arrivò a Palazzo Balbi con una mano completamente fasciata. «Stavo potando le rose con le forbici», raccontò, «non mi sono accorto che mi stavo tagliando». Per fortuna che non va a vendemmiare, commentò uno. Battutaccia. Poco intonata oggi, perché la sanità del Veneto, che Galan ha sempre definito tra le migliori d’Europa, gli fa un’ingessatura troppo stretta: la gamba si gonfia, sopraggiunge una flebite, c’è il rischio di un trombo, lui è diabetico, ha complicanze cardiache, bisogna portarlo d’urgenza in ospedale. La situazione è seria, dicono. Voi dove andreste se rischiaste la pelle: nell’ospedale più vicino o in quello più famoso e attrezzato? Questa domanda a risposta obbligata è stata adoperata per anni dalla Regione a guida galaniana per convincere i veneti che bisogna chiudere gli ospedali più piccoli: avevano senso in passato, oggi la medicina è diffusa sul territorio, i ricoveri devono essere appropriati, minima durata, strutture efficienti. Bene. Adesso che tocca a lui, Galan sceglie l’ospedale più piccolo e meno attrezzato rispetto a Padova. D’accordo che Este non è un ospedale tra i più piccoli, resta il fatto che entro fine anno lo chiudono (è previsto il trasloco nel nuovo ospedale unico della Bassa Padovana).Non solo. Si viene a sapere che il direttore generale dell’Ulss 17 Giovanni Pavesi è socio in affari di Giancarlo Galan nella Ihfl,una società a responsabilità limitata costituita nel 2011. Il particolare non aiuterà a guarire, ma complica senz’altro il caso, dall’ottica della Camera che deve votare l’autorizzazione a procedere. Che Galan e Pavesi fossero amici non è una novità. Galan lo insedia nel 2008 dando il benservito al precedente direttore generale Ugo Zurlo, benché questi avesse predisposto il progetto del nuovo ospedale unico con tecnici interni (risparmio per la Regione di 700.000 euro). E benché puntasse sul mutuo bancario invece che sulla concessione ai privati (una variante del project financing, il denaro investito rende il 20% l’anno). Verrà scelta questa seconda strada. E poco importa che Pavesi fosse incappato nella Tangentopoli veronese del 1992: arrestato per aver pagato una tangente di 150 milioni di lire. Acqua passata. Di nuovo oggi c’è questa Ihfl, inquisita nell’inchiesta Mose. Galan ne detiene il 50% attraverso la Sirefid spa, una fiduciaria milanese. Pavesi ne detiene il 6,5%, altri soci sono figure di spicco della sanità veneta e lombarda. Secondo la Finanza l’obiettivo di Ihfl era entrare nella costruzione del nuovo ospedale di Padova. In project naturalmente. Pavesi, lei sta ultimando l’ospedale nuovo della Bassa Padovana. «Non so se ho operato nel migliore dei modi, ma sono certo di poter demolire le vostre convinzioni in proposito, con dati di fatto. Basta che vogliate prenderne visione». Volentieri, ma intanto lei è socio di Galan? «Arrivate in ritardo. L’Ihfl è una notizia vecchia e digerita, uscita dopo i primi giorni dell’inchiesta Mose». Con cui ha a chefare? «Non c’entra un fico secco. Non solo, questa società non è stata mai attivata. È in liquidazione. Avrebbe dovuto svolgere consulenza sanitaria all’estero, invece è abortita prima di partire e non ha mai approvato un bilancio. Comunque verificate le cose che dico, perché io sono solo un socio». Lei è ancora socio? «Finché non è liquidata sì». Quanti soci siete? «Non li conosco nemmeno, sono professionisti del settore sanitario. Capisco che viene facile dire l’hanno ricoverato lì perché il direttore generale è suo amico. Questo si può anche scrivere. Ma un po’ di rispetto per il medico che l’ha ricoverato, su questo non transigo. Io ho saputo che Galan era qui,quando sono arrivato». Non vi eravate parlati prima? «No, assolutamente. Che sia il direttore generale che stabilisce il ricovero, mi sembra assurdo a prescindere». Ma se lei fosse a rischio andrebbe nell’ospedale più attrezzato o in quello più piccolo? «Adesso lei mi offende, Este è un ottimo ospedale». Ma di quattro ospedali ne state facendo uno, vorrà dire qualcosa. «È corretto, ma lo dico per non indurre a retropensieri chi legge. Intendo che possa esserci un medico compiacente, che si sia preso il rischio di un ricovero non dovuto. L’errore può sempre starci, ma sul comportamento strettamente professionale non ho nessun dubbio».

Renzo Mazzaro

 

«Galan può stare in carcere»

Mose,no del gip ai domiciliari. Martedì il voto alla Camera

Il gip: no ai domiciliari da scontare all’ospedale

Il giudice Scaramuzza: se e quando Montecitorio voterà l’arresto, l’ex ministro non trascorrerà la detenzione a Este. Riesame, respinto ricorso di […]

VENEZIA – Se e quando la Camera dei deputati darà il via libera per l’arresto di Giancarlo Galan, l’ex presidente della Regione Veneto non potrà rimanere nella stanza dell’ospedale di Este dove si trova ricoverato ora e tanto meno nella sua villa di Cinto Euganeo. Ieri, infatti, il giudice veneziano Alberto Scaramuzza ha respinto la richiesta degli arresti domiciliari in ospedale avanzata dai difensori, gli avvocati Antonio Franchini e Niccolò Ghedini, così come avevano sostenuto i pubblici ministeri Paola Tonini, Stefano Ancilotto e Stefano Buccini. Il magistrato lagunare ha dichiarato il non luogo a provvedere, spiegando di non poter decidere perché l’ordinanza di custodia cautelare «è sospesa», in attesa dell’autorizzazione a procedere per Galan. Nella sostanza, sostiene che potrà decidere sull’eventuale conversione della custodia in carcere in arresti domiciliari solo nel momento in cui la Camera si esprimerà sull’autorizzazione alla misura cautelare per il parlamentare veneto. La Camera, ricorda, potrebbe infatti anche non concedere il via libera e quindi la misura non sarebbe mai eseguita o, ancora, potrebbe concederla tra alcune settimane, quando i problemi di salute dell’esponente di Forza Italia potrebbero essere in parte risolti. «Il giudice sbaglia», ha osservato l’avvocato Franchini, «perché nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere l’autorizzazione a procedere da parte del Parlamento non è una condizione di procedibilità ma di efficacia della misura. E in base al codice il giudice può intervenire in qualsiasi momento per modificare la misura in base a fatti nuovi, come un ricovero ospedaliero. Presenteremo appello». Chiarito, intanto, il fatto che Galan non si è fratturato tibia e perone, come raccontato inizialmente, bensì il piccolo malleolo, una frattura molto meno grave. Ieri, il Tribunale del riesame presieduto dal giudice Angelo Risi ha respinto il ricorso presentato dai difensori del commercialista milanese […] latitante a Dubai, come ha confermato ieri uno dei suoi legali. Niente arresti domiciliari nel caso tornasse in Italia, ma il Tribunale ha spiegato che l’autorità giudiziaria di Venezia non è competente ad indagare perché il reato sarebbe stato commesso negli uffici padovani della «Mantovani » e, quindi, tocca alla Procura di Padova continuare a svolgere le indagini. L’accusa gli contesta di essere stato lamente del sistema di fatturazione fasulla e sovrafatturazione che ha permesso a Piergiorgio Baita di creare fondi neri all’estero per circa otto milioni di euro. Il pm Buccini, ieri, ha depositato l’interrogatorio di un altro imprenditore, il chioggiotto Gianfranco Boscolo Contadin, il quale ha confermato le accuse di Baita, sostenendo che lo stesso sistema sarebbe stato messo in atto, grazie alla consulenza di […], anche alla «Co.Ed.Mar». Nel pomeriggio di oggi, infine, il presidente dell’Autorità anticorruzione Raffaele Cantone incontrerà il procuratore Luigi Delpino e i pm.

Giorgio Cecchetti

 

Manager pubblici veneti: è Baita il paperone

Non solo Mantovani: in veste di vicepresidente Autostrade Serenissima ha dichiarato 594 mila euro

VENEZIA Tra i manager pubblici del Veneto, il più ricco è l’ingegnere Piergiorgo Baita che – in veste di vicepresidente dell’Ente Società Autostrade Serenissima, ha dichiarato nel 2012 un reddito di 594.137 euro. Ma nell’elenco delle 24 dichiarazioni patrimoniali e reddituali dei dirigenti di società pubbliche o partecipate dal pubblico, diffuso dalla prefettura di Venezia, l’ex presidente della Mantovani (indagato e teste chiave dello scandalo Mose) conta un ulteriore primato: la quarantina tra consorzi, imprese e società dove risulta presidente, vice o consigliere; l’ingegnere possiede un’auto Audi A6; fabbricati in comproprietà a Lignano Sabbiadoro, Mogliano, Treviso e Venezia; e un terreno in comproprietà a Mogliano. Baita, poi, partecipa con un pacchetto di azioni pari al 5% delle quote dnell’impresa di costruzioni Mantovani. Nella classifica dei paperoni, al secondo posto troviamo Giulio Burchi, ad della A4 Holding spa con un reddito pari a 526.587 euro, due Fiat e una Ferrari. Il veneziano Maurizio Milan, in veste di presidente dell’aeroporto lidense Nicelli, gli sta alle calcagna con ben 524.153 euro, piazzandosi al terzo posto. Nonostante la voce riporti «situazione patrimoniale invariata» continua a crescere il reddito del Presidente dell’Autorità Portuale di Venezia Paolo Costa: nel 2012 dichiara 447.061 euro, contro i 420.533 del 2011 e i 407 mila del 2010. A confronto con queste cifre, gli altri sembrano vivacchiare. I successivi veneziani sono Cristiano Chiarot, sovrintendente del Teatro La Fenice con 174.192 euro e i direttori della società «In Housesrl», collegata alla Camera di Commercio,Mario Feltrin con 126.401 e Alberto Capuzzo con 109.705 euro. Tra i padovani, per un soffio, il più ricco è Mario Peghin, presidente fino al 2012 del Parco Scientifico Tecnologico Galileo Spa con 221.560 euro, seguito da Attilio Schneck, presidente della Holding A4, con 221.195 euro. Il terzo posto va sempre al Pst Galileo con Giuseppe Stellin (213.131 euro) al quarto (e ultimo) troviamo Giampaolo Negrin, presidente Fiera di Padova immobiliare Spa con 121.710 euro. Si scende ancora a Treviso con un reddito under 100 mila: 25 mila per Adriano Sartor, vice presidente di Tecnologia e Design scarl a Montebelluna, 18 mila per Giuseppe Montuosi, vice presidente di Gal Terre di Marca a Gorgo al Monticano, 15 mila per Danilo Bronca, vice presidente del consorzio zootecnico «Comizo » e 14 mila per Franco Dal Vecchio, presidente di Gal Alta Marca. A Belluno invece gli unici ad aver presentato il reddito sono stati Antonio Andrich e Renzo Minella; il primo, direttore dell’Ente Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, dichiara 33.222 euro di reddito; tra i suoi beni spicca una Vespa Piaggio Spint immatricolata nel 1966. L’altro, Minella, per Dolomiti Turismo, società destinata a chiudere, nel 2012 dichiarava un reddito pari a 78.233 euro. Gli altri manager «paperoni» del Veneto si trovano Rovigo: Giuseppe Moretto di Polesine TLC srl»con 80 mila euro e Corrado Facco, direttore della Fiera di Vicenza con 204.398 euro.

Vera Mantengoli

 

IL VERTICE – Cantone a Venezia oggi incontra i pm

Pomeriggio veneziano, oggi, per Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità anticorruzione alle prese in queste settimane con l’intreccio fra inchieste giudiziarie ed Expo di Milano. Il magistrato arriva intorno alle 14 al Consorzio Venezia nuova e visita i cantieri del Mose. La seconda tappa in agenda è alla procura veneziana: Cantone incontra il pool dei magistrati che indagano sulle dighe mobili e sul colossale giro di tangenti fiorito intorno alla sua costruzione. All’incontro sarà presente Luigi Delpino, procuratore della Repubblica di Venezia. Infine alle 17.30 Cantone partecipa a un convegno dal titolo “Malaffare e politica” insieme con il senatore Pd Felice Casson. Il convegno si svolge al teatro Aurora di Marghera ed è organizzato da circolo culturale e di solidarietà Umberto Conte, associazione Campo Aperto, Auser di Venezia, Spi-Cgil metropolitana e Arci di Venezia.

 

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