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Galan in carcere, cartelle cliniche sotto sequestro

Nel mirino della Procura, i certificati medici e le dimissioni lampo dall’ospedale

Nordio: lo stato di salute gli consentiva di andare in Parlamento per difendersi

SALUTE – Per l’ex governatore del Veneto cartelle cliniche con condizioni di salute molto allarmanti. Poi dimissioni a sorpresa dal nosocomio di Este

Cartelle cliniche sequestrate, inchiesta sulle dimissioni-lampo

COLPO DI SCENA – Uscito dall’ospedale tre ore prima del dibattito parlamentare

RICOVERO «Sospetta embolia polmonare in paziente diabetico»

L’IPOTESI – Drammatizzato lo stato di salute dell’ex governatore

IL “FATTO SINGOLARE” «Mentre alla Camera si parlava di rinvio, la direzione sanitaria aveva già firmato la lettera di dimissioni»

«Giancarlo Galan non può partecipare perché affetto da una malattia gravissima», tuonava poco dopo le 13 di martedì il deputato forzista Gianfranco Giovanni Chiarelli, relatore di minoranza contro l’arresto dell’ex governatore veneto. «Mi è stato segnalato dalla collega Biancofiore, che si è messa in contatto con l’onorevole Galan, che se ci fosse un rinvio, egli cercherebbe, sia pure con le stampelle, con l’ambulanza, di intervenire la prossima settimana…» gli aveva fatto eco Ignazio La Russa, di Fratelli d’Italia. Dibattito surreale a Montecitorio, perché in quel momento Giancarlo Galan era per tutti un paziente ricoverato, in condizioni perfino critiche, mentre in realtà aveva già in tasca da tre ore la lettera di dimissioni dell’ospedale di Este.
Colpa dei parlamentari, che si basavano sui certificati esibiti dal collega? O colpa di quei documenti sanitari che avevano avvalorato una situazione drammatica, perfino un rischio di vita per il deputato dopo la frattura alla gamba sinistra, una trombosi, la persistenza del diabete e l’ipertensione cardiaca? La Procura di Venezia, anch’essa colta di sorpresa dalle dimissioni firmate martedì alle 9.39, vuole vederci chiaro. Capire cos’è accaduto nella folta catena sanitaria in queste due settimane e mezzo. Ovvero da quando Galan è caduto nel parco di casa fino al momento in cui è stato dimesso dall’Unità Operativa Complessa di Medicina Interna.
Per questo ieri i finanzieri si sono recati a Este e all’ospedale Sant’Antonio di Padova. «Consegnateci la cartella clinica del paziente» hanno intimato. Nessuna ipotesi di reato, finora, ma la determinazione di verificare eventuali abusi per aiutare l’illustre uomo politico, atterrito dall’eventualità del carcere. Da parte sua l’avvocato Antonio Franchini, difensore di Galan, replica: «Sequestrino tutto quello che vogliono, i contenuti delle certificazioni sono assolutamente obbiettivi». Una guarigione improvvisa? «La prognosi rimane di 45 giorni, la situazione cardiovascolare si è stabilizzata grazie ai farmaci. Per questo è stato dimesso».
Eppure la drammatizzazione sulle condizioni di Galan è stata evidente. La risposta è in quelle cartelle, di cui ricostruiamo i contenuti. Con un’avvertenza, alcuni documenti sono dei medici curanti di Galan o di consulenti incaricati ad hoc. Altri delle strutture pubbliche che lo hanno curato.
FRATTURA. È il dottor Sergio Candiotto, ortopedico del Sant’Antonio di Padova, a certificare il 7 luglio di aver visitato Galan «sabato 7 luglio scorso» (c’è un evidente errore sul giorno, perché sabato era il 5 luglio). Il referto parla di «trauma distorsivo (in eversione) della caviglia sinistra» e spiega il «ritorno alla nostra attenzione per il forte dolore». La caviglia «è molto tumida». Prescrive una «valva ingessata per 40 giorni».
RADIOGRAFIA. Il 9 luglio una radiografia di controllo e il medico Luigi Tosques di Padova certifica una «frattura obliqua del malleolo peroneale», nonchè una «frattura con distacco di piccola bratta ossea del malleolo tibiale posteriore». La risonanza conferma.
PATOLOGIE. Il 9 luglio la professoressa Giovannella Baggio, direttore di medicina generale dell’Azienda Ospedaliera di Padova, certifica di avere Galan in cura dal 2013 per una serie di patologie (diabete, ipertensione…), con trattamenti farmacologici.
TROMBOSI. Galan sente dolore alla gamba e il 10 luglio il dottor Candiotto effettua il doppler venoso accertando una «trombosi venosa profonda». Prescrive «riposo assoluto con arto in scarico» e farmaci anti-trombosi. Galan è esaminato anche dall’angiologo Fabio Ceccato.
IL PRECEDENTE. Qui finisce il capitolo padovano. Ma Galan era stato visitato da Gaetano Crepaldi, professore emerito di medicina interna, nella sua villa il 14 giugno, dieci giorni dopo il blitz sul Mose e 20 giorni prima della caduta. È il medico che ha in cura Galan dal 2006 per diabete, obesità e ipertensione. Ed è Crepaldi a mettere nero su bianco il rischio più grave, dopo una «grave crisi ipoglicemica»: «L’insieme delle patologie può richiedere interventi urgenti da realizzare nell’arco di pochi minuti, al fine di evitare al paziente esiti debilitanti cronici o anche fatali».
«NIENTE CARCERE». Il primo riferimento all’incompatibilità con un’eventuale detenzione è nella relazione licenziata l’11 luglio dal dottor Paolo Moreni, specialista padovano in medicina legale, interpellato dalla difesa di Galan. Dopo l’analisi di diverse patologie e di prescrizioni, ecco la conclusione: «Ritengo che dette necessità diagnostico/terapeutiche, concrete e sussistenti, non siano realizzabili in regime carcerario».
RICOVERO D’URGENZA. La situazione precipita, secondo i certificati, sabato 12 luglio. Galan si presenta all’ospedale di Este. Viene ricoverato. Due giorni dopo il dirigente medico certifica che si trova in Unità Coronarica per «sospetta embolia polmonare in paziente diabetico con trombosi venosa profonda in esiti di recente frattura arto inferiore sinistro». Èla sintesi perfetta di tutti i precedenti, con l’aggiunta della sospetta embolia. Con questa documentazione i difensori chiedono al gip la modifica dell’arresto negli arresti domiciliari (richiesta respinta) e alla Camera il rinvio della discussione su Galan (accordato per due volte).
MEDICINA INTERNA. Giovedì 17 luglio Galan viene trasferito in Medicina interna. Sabato 19 i medici Lucia Anna Leone e Marianna Lorenzi attestano che è ancora ricoverato, confermando le diagnosi precedenti. Intanto venerdì 18 arriva da Milano il cardiologo Giulio Melisurgo che visita Galan privatamente e redige una relazione. I nuovi documenti vengono allegati lunedì 21 luglio alla nuova richiesta di rinviare il voto a causa del ricovero ospedaliero.
COLPO DI SCENA. Martedì 22 luglio, tre ore prima dell’inizio del dibattito a Montecitorio, l’ospedale dimette Galan. Non è guarito, porta il gesso, ma può curarsi a casa. Lo stesso paziente è stupito. Cominciano dietrologie e sospetti.

Giuseppe Pietrobelli

 

«Dimesso perché stava bene» Il “giallo” del medico milanese

La responsabile di Medicina di Este, Lucia Leone: «È stato visitato da un collega del S. Raffaele, di sua fiducia. Ma degli esiti promessi non abbiamo visto nulla»

I medici sostengono che Galan «è stato dimesso perchè stava bene»

I SANITARI Il cardiologo Scattolin: curato nel modo migliore, come tutti

Giancarlo Galan poteva e doveva essere dimesso dall’ospedale di Este. L’Ulss17, competente sulla struttura ospedaliera nella quale era stato ricoverato l’ex presidente della Regione nella serata di sabato 12, mette fine alle polemiche e ai misteri sulle dimissioni dell’altro ieri: a spiegare come siano andate le cose sono il primario di cardiologia, Giuseppe Scattolin, e la responsabile del reparto di medicina, Lucia Leone. Nel calderone di dieci giorni di visite, reparti blindati e guarigioni miracolose finiscono però anche il doppio certificato medico richiesto dallo stesso Galan. E soprattutto il sequestro delle cartelle cliniche dell’ospite eccellente, eseguito ieri mattina alle 10 dalle Fiamme Gialle e confermato da Maurizio Agnoletto, dirigente medico dell’azienda sanitaria della Bassa Padovana. Sulle dimissioni è invece lapidario il cardiologo di fama internazionale Scattolin: «Se lo abbiamo dimesso – dice – evidentemente stava bene. Il paziente è arrivato qui ed è stato curato nel modo migliore, come tutti. Poi è passato in medicina e ha ultimato le terapie. Quindi è andato a casa, punto e basta. Sono state sparse informazioni sbagliate sul nostro lavoro». Resta comunque da chiarire l’episodio che vede coinvolto il cardiologo Giulio Melisurgo del San Raffaele di Milano. Questi si era presentato venerdì nel reparto di medicina, chiedendo di visitare Galan. «Noi non abbiamo chiesto alcuna consulenza cardiologica esterna – taglia corto la dottoressa Leone – mi sono ritrovata in reparto questo medico del San Raffaele che voleva andare nella stanza del paziente». Un rapido consulto con l’ospite eccellente ha permesso di confermare che il medico milanese era stato chiamato dalla famiglia Galan. «Il paziente – spiega il primario – voleva essere visto da un cardiologo di sua fiducia. Nessuno sa cosa si siano detti in quella stanza, e degli esiti che ci erano stati promessi non abbiamo visto nulla. Riguardo al presunto “tradimento” di Galan da parte di questo ospedale posso dire che il paziente era stato informato del fatto che nel momento in cui i parametri fossero stati regolari lui sarebbe stato dimesso subito, come accade per ogni altro paziente». Più chiaro di così.

Ferdinando Garavello

 

PROCURATORE – Il magistrato Carlo Nordio. «Giancarlo Galan – sostiene – poteva andare in aula. La sua patologia era compatibile con il trasporto a Roma». Ora i pm intendono sentire i medici

I DOCUMENTI – Una decina di medici avevano certificato: «Niente carcere»

STUPITO – Dietrologie e sospetti. Lo stesso Galan si dice stupito dall’evoluzione dei fatti

LA DIFESA – Sarà interrogato domani

Ricorso al Riesame: udienza il primo agosto

LA STRATEGIA – Concordata con i legali che chiedono la scarcerazione

LA DIFESA – Un documento per dimostrare la tesi del complotto

DOPO L’ARRESTO – L’ex governatore nel centro clinico del carcere di Opera

Notte in “cella” singola scrivendo il memoriale

Domani Galan non risponderà al gip, ma depositerà un dossier a cui lavora da settimane, svelando gli “omissis” con episodi inediti che riguardano l’ex segretaria Claudia Minutillo

IL REPORTAGE – L’ex governatore in “cella” singola scrive il memoriale

Nel primo giorno di detenzione, Giancarlo Galan scrive un memoriale, annunciando novità, per convincere il gip che nella cella camuffata da camera d’ospedale è finito per un complotto di persone che l’hanno tradito. A cominciare da Claudia Minutillo. Nel carcere di Opera, alla periferia di Milano, l’ex governatore del Veneto, privato del potere e della sua libertà, legge e pensa. Ma soprattutto rimugina su chi lo ha fatto finire in questo guaio, azzerando una lunghissima e ricca carriera politica. E su come dimostrare che le accuse sono frutto di un’invenzione interessata. Lo farà svelando, probabilmente, otto “omissis” sulla sua ex collaboratrice a Palazzo Balbi.
Per questo non ha smesso il lavoro di stesura di un memoriale che annuncia elementi inediti rispetto alla memoria difensiva che aveva inviato alla Camera, ma non ai Pm, come segno di contestazione contro la decisione della Procura di Venezia di non interrogarlo prima del via libera all’arresto. A quelle carte Galan ha cominciato a lavorare subito, dopo la retata del 4 giugno. Le ha arricchite durante la degenza all’ospedale di Este. Martedì, quando i finanzieri sono andati a prenderlo a Villa Rodella, ai piedi dei Colli Euganei, è cominciata per davvero la partita giudiziaria, finora giocata con dichiarazioni ai giornali e proclami in Parlamento. Una partita dura, spietata, una guerra di logoramento, quella che Galan sta già combattendo in una “camera di pernottamento”, com’è chiamata la stanza singola del Centro diagnostico terapeutico della prigione di “Opera” dove si trova dall’altra notte.
Galan ci è arrivato all’1, dopo il viaggio assistito da un medico e due infermieri, durato due ore e mezzo. L’ambulanza era scortata da un’auto della Polizia pemitenziaria e da due atuto della Finanza. “Opera” è una struttura imponente, moderna. Vi sono ospitati tanti famosi detenuti, come il compagno Primo Greganti e Gianstefano Frigerio, in attesa di giudizio per l’inchiesta sulll’Expo 2015. Per non parlare dei mammasantissima della Mafia, come Totò Riina. Perchè, al di là dell’aspetto ordinato e lindo del braccio sanitario dove il parlamentare è stato sistemato, e del trattamento da malato che riceve, quello è un carcere a tutti gli effetti, di massima sicurezza. Dopo aver trascorso una notte tranquilla e dopo i primi adempimenti medici, come il controllo periodico dell’evoluzione del diabete, ieri l’ex governatore si è messo al lavoro. Il memoriale è una specie di arma segreta che oggi finirà di leggere quando gli farà visita l’avvocato Niccolò Ghedini, anch’egli parlamentare di Forza Italia, nonchè storico difensore di Silvio Berlusconi, che lo assiste assieme all’avvocato Antonio Franchini.
I tempi lenti della detenzione consentono di calibrare le parole, studiare le mosse, preparare gli appuntamenti. Oggi l’avvocato, domani il giudice, il faccia a faccia con il gip. Non il veneziano Alberto Scaramuzza che lo ha spedito in carcere, ma la milanese Cristina Di Censo, delegata all’interrogatorio di garanzia. Galan ha deciso di resistere al carattere irruento e impulsivo che lo indurrebbe a replicare verbalmente alle accuse. Per questo tacerà, avvalendosi della facoltà di non rispondere. Eppure metterà sul tavolo un dossier pesante.
La firma è di suo pugno. I contenuti concordati con i legali. Quali gli elementi nuovi? Si può ipotizzare che siano indirizzati soprattutto verso i suoi accusatori, Giovanni Mazzacurati ex presidente del Consorzio Venezia Nuova, Piergiorgio Baita, ex amministratore delegato dell’Impresa Mantovani e Claudia Minutillo, sua ex segretaria in Regione Veneto. È a loro che si riferiva quando, lasciando l’ospedale di Este, aveva dichiarato: «Sono incazzato, molto, ma molto, contro chi sapete». La memoria difensiva mai consegnata ai magistrati cominciava proprio con un affondo contro i tre che lo accusano di una colossale corruzione. Nel memoriale è probabile che rincari la dose e che cominci a svelare quegli otto “omissis” che appaiono nelle pagine del documento firmato il 20 giugno scorso. Galan aveva detto che avrebbe spiegato cosa contenevano solo al giudice. Ora è arrivato il momento. Chiarirà le ragioni «gravi e molteplici» che dopo quattro anni di collaborazione lo indussero a licenziare la segretaria. Ma ribalterà anche l’accusa di aver chiesto finanziamenti per Forza Italia, visto che i coordinamenti regionali non avevano capacità di spesa. E lo farà sempre riferendosi alla Minutillo, svelando le ragioni caratteriali e di comportamento che segnarono la frattura con la segretaria. Un capitolo inedito, un punto di partenza per una difesa che appare tutta in salita.

Giuseppe Pietrobelli

 

PROCURA – Il magistrato: la patologia era compatibile con il trasporto a Roma

Nordio: «Poteva andare in aula»

I pm vogliono capire le reali condizioni di salute. Verranno sentiti anche i sanitari di Este

Prima malato, con il rischio di conseguenze anche “fatali”. Poi dimesso in fretta e furia. I pubblici ministeri veneziani, che indagano sul caso Mose, vogliono vederci chiaro sull’evoluzione delle condizioni di salute di Giancarlo Galan. E così, dopo il sequestro delle cartelle cliniche nell’ospedale di Este, sentiranno anche i medici che, a vario titolo, si sono espressi sul paziente eccellente. Troppo contrastanti certe dichiarazioni che accennavano a un pericolo di vita, ancora prima della frattura, per poi arrivare alle dimissioni dell’altro giorno. La Procura, soprattutto, si affiderà al giudizio dei medici del carcere di Opera – una delle poche strutture che assicurano un’assistenza ospedaliera, scelta proprio per questo – per avere un giudizio più distaccato sulle condizioni dell’arrestato. Se non dovesse essere confermata la necessità di un ricovero, per Galan potrebbero aprirsi le porte di una normale cella.
Ieri il procuratore aggiunto Carlo Nordio è entrato anche nel merito della polemica sulla possibilità di difesa in Parlamento, che sarebbe stata negata Galan, sottolineando come proprio dalla lettera di dimissioni dall’ospedale di Este, acquisita agli atti, emerga una «patologia perfettamente compatibile con un trasporto in Parlamento per difendersi». La richiesta di rinvio per difendersi in aula sarebbe stata assolutamente giustificata se l’«impedimento fosse risultato assoluto» ha argomentato Nordio. Invece… «Le fotografie del diretto interessato con un piccolo gesso hanno fatto il giro d’Italia e ricordiamo che in Parlamento più di una volta sono andati parlamentari con l’ossigeno o in barella – ha ricordato il procuratore aggiunto -. Nemmeno noi sapevamo questo». Per Nordio è stato un «fatto singolare» che «mentre si svolgeva il dibattito alla Camera sul rinvio, era già stata firmata dalla direzione sanitaria dell’ospedale dove l’onorevole era ricoverato una lettera di dimissione» dalla quale emergeva, appunto, uno stato di saluto compatibile con la difesa a Roma. Una «vicenda abbastanza paradossale perché si è discusso sul nulla».
Ieri mattina, intanto, i difensori di Galan, gli avvocati Antonio Franchini e Nicolò Ghedini, hanno presentato ricorso al Tribunale del riesame contro l’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Al momento la difesa sta ancora valutando se chiedere anche gli arresti domiciliari al giudice per le indagini preliminari che ha firmato l’ordinanza, Alberto Scaramuzza. Vista la struttura scelta per la detenzione, gli avvocati sarebbero intenzionati ad aspettare il giudizio del Tribunale del riesame. Con ogni probabilità il presidente Angelo Risi fisserà l’udienza per il 1. agosto. Già domani mattina, invece, Galan sarà interrogato per rogatoria nel carcere di Opera dal gip di Milano Cristina Di Censo.

 

A MILANO – Interrogato Meneguzzo. Tensione fra legale e pm

MILANO – Roberto Meneguzzo, l’ex ad di Palladio Finanziaria agli arresti domiciliari per l’inchiesta di Venezia sul Mose trasmessa a Milano, è stato interrogato ieri mattina dal pm Luigi Orsi. A chiedere l’interrogatorio, che in qualche momento avrebbe avuto toni accesi tra pm e legale, è stato lo stesso Meneguzzo. Tramite il suo difensore, l’avvocato Guido Alleva, il finanziere ha anche fatto ricorso al Tribunale del Riesame per chiedere la revoca dell’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari. Anche Marco Milanese, l’ex braccio destro di Tremonti, la cui posizione è stata trasmessa per competenza nel capoluogo lombardo, ha presentato istanza ai giudici del Tribunale della Libertà. Nella tranche milanese è indagato anche il generale in pensione della Gdf Spaziante.

 

IO, FELICE DELLA MIA “IDIOZIA”

Cacciari, che certo non amava il sig. Galan, dà dell’idiota a chi gioisce della sua carcerazione. Ebbene! Sono orgoglioso di essere un idiota, anzi lo sono ancora di più, perchè mi auguro che gli vengano confiscati la villa principesca, i soldi e quant’altro accumulato indebitamente. Poi la massima idiozia mi appartiene, se il signor Galan decadrà da parlamentare e verrà radiato da ogni incarico pubblico. Certa gente sta bene nelle patrie galere se ha rubato, esempio per tutta la gente, e ce n’è parecchia, che vive in maniera onesta e rispetta le leggi.

Alessandro Dittadi – Mogliano Veneto (Tv)

 

GRATIS ANCHE L’AMBULANZA

Mi potete spiegare perché il Governatore Galan è stato dimesso dall’ospedale e trasferito a casa con l’ambulanza visto che il problema era la gamba ingessata? I comuni cittadini, io compresa dopo l’ingessatura devono tornare a casa con la propria auto o con un taxi a proprie spese. E’ questa come al solito la consolidata differenza di trattamento?

Lettera firmata

 

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