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L’INCHIESTA alla terza settimana

Il Riesame e le indagini in attesa di sanità e strade

Sponsorizzazioni e finanziamenti a pioggia come forme di pagamento indiretto a politici e loro amici

Verifiche anche su enti e società per appurare i flussi di denaro. L’intreccio con i casi Firenze e G8

VENEZIA – Una marea di carte da spulciare, da confrontare con le dichiarazioni di chi collabora o con quelle di chi è stato sentito come persona informata sui fatti. L’inchiesta Mose prosegue con i finanzieri impegnati nel controllare il materiale sequestrato al momento della retata di due settimane fa con le 35persone arrestate. L’inchiesta arriva alla terza settimana, mentre si attende che vengano portati a termine anche degli altri filoni che si dipanano da quello principale del Mose e che riguardano come stradali e infrastrutture connesse e gli ospedali in “project”. Mercoledì sono in programma altre udienze davanti al Tribunale del Riesame, tra cui quelle per Luciano Neri, Federico Sutto, Stefano Tomarelli (Cvn), e Corrado Crialese (ex presidente Fintecna). Ha presentato istanza al Tribunale della Libertà anche l’avvocato dell’ex assessore regionale Renato Chisso, che sta ultimando un memoriale di una quarantina di pagine per controbattere, punto su punto, a tutte le contestazioni che gli muovono gli inquirenti. Episodi che lo hanno portato in carcere. Piergiorgio Baita, nei suoi interrogatori, spiega ai magistrati che lo interrogano come le mazzette non fossero la “spesa” principale del sistema corruttivo. Le imprese che aderivano al Consorzio Venezia Nuova o quelle che lavoravano per la realizzazioni di opere stradali e strutture sanitarie, spendevano molto di più per consulenze inutili, progetti immotivati e altre forme di pagamento indiretto a politici e amici di questi. Quindi sponsorizzazioni e finanziamenti a pioggia. Su tutti questi ora la Procura di Venezia con i sostituti Stefano Ancilotto, Stefano Buccini e Paola Tonini stanno controllando anche queste spese. Vogliono capire se, oltre ai fondi dichiarati pubblicamente, non siano confluiti ai vari beneficiari soldi provenienti da fondi neri, denaro che poi poteva finire nelle tasche dei vari politici. Saranno verificati i bilanci di vari enti e società private per capire i flussi di denaro. Inoltre alcuni personaggi che compaiono negli interrogatori di Piergiorgio Baita e Giovanni Mazzacurati fanno intrecciare l’inchiesta sul Mose con quella delle “grandi opere” iniziata a Firenze cinque anni fa e che ha visto coinvolti i lavori per portare il “G8” in Sardegna e altri riguardanti strutture in mezza Italia. Si tratta di Erasmo Cinque e dell’ingegnere Alessandro Mazzi. Quest’ultimo per diversi anni vice presidente del Consorzio Venezia Nuova. Personaggio dal forte potere che lo stesso Giovanni Mazzacurati, come spiegherà in un interrogatorio lo stesso “gran burattinaio” ai pm Ancilotto e Tonini. Continuano le polemiche sulle dichiarazioni del sindaco Orsoni dopo la scarcerazione. E non solo sull’aspetto politico. Infatti molti si chiedono se sia congruo l’accordo di quattro mesi di reclusione e il pagamento di 15mila euro di multa, trovato tra difensori e Procura, per il patteggiamento. Un accordo che deve essere ancora valutato dal Gup, il quale dovrà dire se questo è congruo o meno. Da sottolineare, inoltre, che l’accordo prevede che Giorgio Orsoni, rinunci a qualsiasi incarico politico.

Carlo Mion

 

Le confessioni di pio savioli «Magistrato alle Acque asservito al Cvn»

VENEZIA – Dalla carta igienica che il Consorzio comprava al Magistrato alle Acque, alle palette e i lampeggianti di polizia che gli indagati si procuravano per messinscena da finti ‘007’. Fatti curiosi e grotteschi nell’inchiesta Mose. Intercettazioni e interrogatori degli arrestati hanno portato la Gdf a scoprire tanti episodi strampalati. In un interrogatorio, Pio Savioli, consulente del Coveco, spiega quale fosse l’asservimento del Mav nei confronti del Consorzio Venezia Nuova: «era in completa sudditanza psicologica, e anche operativa, gli compravano anche la carta igienica. Lo dico – precisa Savioli – perché è vero, non è una battuta». Se le mazzette di denaro, svelano le carte dell’inchiesta, erano la consuetudine per i corrotti dalla cricca, c’era chi si accontentava di benefit in “natura”: un potente motore per il gommone, ad esempio. Lo conferma ai magistrati il padovano Mirco Voltazza, riferendosi all’ex vice questore di Bologna, Giovanni Preziosa, arrestato per corruzione e rivelazione di atti coperti da segreto d’ufficio, cui avrebbe «regalato» un motore fuoribordo per il proprio gommone. Un propulsore da 9mila euro, che Preziosa – dice Voltazza – venne a ritirare personalmente a Marghera. Gli stessi due nomi escono da un’ intercettazione della inchiesta Mantovani per un altro episodio surreale: una messinscena da finti 007, incaricati da Baita di “spaventare” l’ad di Veneto Strade, Silvano Vernizzi, che doveva sbloccare un appalto. Voltazza, con paletta e lampeggiante della polizia forniti da Preziosa, si sarebbe presentato in auto davanti alla sede della società, per millantare che sarebbe partita un’inchiesta se il fascicolo non si sbloccava. Emblematica la mazzetta da mezzo milione di euro buttata dietro un armadio per nasconderla ad un’ispezione della Gdf.

 

«Luogo sacro trasformato in un covo di malfattori»

Parla Felice Setaro, presidente del Magistrato alle Acque dal 1990 al 1999

«Un errore chiudere questa istituzione storica: trovino persone oneste e capaci»

VENEZIA «Hanno trasformato questo luogo sacro in un covo di malfattori. Il peggio del peggio. Un dolore grande per chi come me ci ha buttato il sangue». Felice Setaro, napoletano di Torre Annunziata, è stato presidente del Magistrato alle Acque dal 1990 al 1999. L’ultimo prima dell’era Cuccioletta-Piva con tutto quello che adesso emerge dalle carte dell’inchiesta sul Mose. A 85 anni ricorda con lucidità quei momenti. E vive «con grande amarezza» le ultime vicende che hanno visto arrestati i suoi due successori, Patrizio Cuccioletta e Maria Giovanna Piva. «È incorruttibile», diceva di lui Giovanni Mazzacurati. Setaro era stato l’unico che aveva osato ridurre il corrispettivo che spettava al Consorzio su tutti i lavori dal 15 al 12 per cento. Presidente Setaro, se l’aspettava un uragano del genere? «No proprio no. Fino a un certo punto i ruoli erano chiari e distinti, poi come si dice a Napoli, si sono forse mescolate le carte un piede accà e uno all’a…» Lei ha conosciuto bene Mazzacurati. Lo ritrova in quello che sta emergendo dall’inchiesta? «Con me non ha mai provato a dettar legge. Quando decisi di abbassare gli oneri del concessionario dal 15 al 12 per cento ricevetti qualche sentita lamentela. Ma andai avanti». Allora il Magistrato alle Acque era ancora il controllore del Consorzio. «Certamente. E noi non abbiamo fatto sciocchezze. Sapevamo che c’era una grande opera da portare avanti ma decidevamo sempre ascoltando la coscienza ». C’è stato qualche momento critico nei rapporti con il Consorzio? «Quando i nostri esperti, l’ingegner Creazza, lo stesso Datei, ci dissero che il Mose aveva il problema degli intraferri. In sostanza, tra paratoia e paratoia l’acqua passa lo stesso perché è elemento incomprimibile. Non lo abbiamo taciuto. Del resto la stessa legge prevedeva la reversibilità del sistema: se non funziona va demolito». Non è andata così «No. Qualcosa è cambiato. Cosa ricorda dei suoi successori? «La prima cosa che ha fatto Cuccioletta è stata quella di far fare lavori all’alloggio di servizio, per trasformarlo in appartamento di rappresentanza. Peraltro non veniva quasi mai. La Piva è stata una grande delusione ». E della città? «Un rapporto di grande stima con il sindaco Cacciari. Insieme a lui avevamo quasi fatto passare l’idea che Venezia si salvava con la manutenzione». Adesso il Magistrato lo vogliono abolire. Un grande errore. Lì è passata la storia. Io sogno che ci ripensino e trovino persone oneste e capaci. Che nel decidere ascoltino soltanto la propria coscienza ».

Alberto Vitucci

 

Tutti i presidenti dal 1907 a oggi transitati per Palazzo Dieci Savi

VENEZIA. Il Magistrato alle Acque è un’istituzione che risale al 1501. Dopo la ricostruzione nel 1907 il primo presidente fu Raimondo Ravà (1907-1923). Poi, nell’ordine: Ugo Gioppi (1923-1925); Giovanni Mauri (1925-1926); Luigi Miliani (1926-1941); Massimiliano Tognozzi (1941-1943), Lelio Waldis (1943-1945); Massimiliano Tognozzi (1945-1946); AnnibalePalucchini (1946-1948); Giuseppe Tortarolo (1948-1953); Giovanni Padoan (1953-1956); Aldo Rossi (1956-1958);Torquato Rossini(1958-1961); Luigi Pavanello (1961-1963); Virginio Baruscotto (1963-1965); Alberto Bianchi (1965-1967); Luigi Lancetti(1967-1973); Marcello Giusti (1973-1977); Domenico Cacopardo (1978-1979); Raffaele Ricciardi (1/1979-7/1979); Marcello Giusti (1979-1982); Lamberto Sortino (1982-1985); Mario Toti (1985-1988); Alessandro Sbavaglia(1988-1990); Felice Setaro (1990-1999); Patrizio Cuccioletta (in foto, 1999-2001); Maria Giovanna Piva(2001-2008); Patrizio Cuccioletta (2008-2011); Ciriaco D’Alessio (2008-2013).

 

Reazioni – Molte critiche per la decisione di chiudere il Magistrato

VENEZIA «Abolire il Magistrato alle Acque è un grandissimo errore. È un calcio alla storia di Venezia e alla secolare magistratura che vigilava sulle Acque. Basta trovare le persone giuste, ma non si può cancellare la storia». Antonio Rusconi, ingegnere idraulico, è stato per anni presidente dell’Idrografico e poi dell’Autorità di Bacino del Veneto. Esperto di fiumi e di territorio, spesso in contrasto proprio con quel Magistrato alle Acque che adesso il governo vorrebbe cancellare con un tratto di penna. Sull’onda dello scandalo Mose, dopo l’arresto dei due presidenti Cuccioletta e Piva, le consulenze, i mancati controlli. Ma non è così, secondo molti esperti che il problema può essere risolto. Anche perché non si tratta nemmeno del passaggio delle competenze sulle acque al Comune, come chiedevano nella proposta di nuova Legge Speciale il senatore Felice Casson e lo stesso ex sindaco Giorgio Orsoni. Ma del passaggio dei poteri a un altro ufficio del ministero delle Infrastrutture, il Provveditorato alle Opere pubbliche del Triveneto. Cancellando del Magistrato alle Acque il nome e la storia, pur offuscata dagli ultimi scandali. «Per modificare una legge parlamentare ci vuole un’altra legge del Parlamento», dice Rusconi, «e poi forse non si è tenuto conto dei tanti riferimenti e delle competenze che il Magistrato alle Acque ha avuto anche dalla legge Speciale. Un istituto nobile della Serenissima, abolito solo nei tempi bui napoleonici e austriaci. Che va salvato anche se sicuramente riformato». (a.v.)

 

il futuro del complesso monumentale

«Revocare la concessione degli spazi all’Arsenale»

Si riaccende la polemica sull’utilizzo di alcune Teze destinate alle attività del Consorzio Venezia Nuova

VENEZIA – Revocare subito le concessioni di spazi pubblici al Consorzio in Arsenale. Nel bel mezzo dello scandalo sul Mose riesplode la polemica sull’uso delle Teze e degli spazi che il Piano particolareggiato destina a “pubblici” all’interno del complesso monumentale. Una lettera al sindaco e agli assessori Ferrazzi (Urbanistica) e Maggioni (Patrimonio e Progetto Arsenale) era stata inviata qualche giorno prima delle dimissioni. Adesso la vicenda approda in Consiglio comunale. Beppe Caccia, capolista di «In Comune» ha già depositato una richiesta di ordine del giorno per chiedere appunto la revoca delle concessioni in quanto «illegittime ». Si tratta dell’uso di alcune Teze restaurate dal Magistrato alle Acque ma passate dalla legge Finanziaria alla proprietà del Comune. Uno dei terreni di scontro tra il Consorzio e il sindaco Giorgio Orsoni, che lo stesso Orsoni ha ricordato poche ore dopo essere stato messo in libertà, a riprova della sua distanza dall’organismo presieduto per anni da Giovanni Mazzacurati. Una questione spinosa. Tanto che la nuova dirigenza del Consorzio (il presidentre Mauro Fabris e il direttore Hermes Redi) aveva annunciato l’intenzione di cedere spontaneamente i Bacini di Carenaggio e altre parti dell’Arsenale avute in concessione dallo Stato per 30 anni nel 2005. «La manutenzione del Mose si può fare a costi minori anche a Marghera», aveva confermato Redi. Operazione di distensione con la città, che aveva vissuto dieci anni fa quell’atto, deciso dal governo Berlusconi in accordo con la Regione, senza nemmeno informare il Comune come un vero «scippo». Operazione interrotta dai clamorosi arresti di Chisso, Piva e Cuccioletta, dalla richiesta di arresto per l’ex presidente Galan e dai domiciliari al sindaco, poi revocati dopo una settimana. Adesso comitati e associazioni rivendicano l’opportunità di restituire alla città anche quella parte dell’Arsenale. Che secondo Boato e Caccia sono «vincolati dai Piano particolareggiati ad uso pubblico ». «Non è possibile cercare di legittimare quell’occupazione», avevano denunciato in numerose assemblee pubbliche, insieme al Forum per l’Arsenale. Una possibilità che apre nuovi scenari. L’uso pubblico dei capannoni che affacciano sulla Darsena potrebbe aprire al riuso dell’Arsenale per attività compatibili legate all’acqua, al- Una panoramica del complesso monumentale dell’Arsenale la ricerca e alla cultura.

(a.v.)

 

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