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INCHIESTA – I pm: contestati anche i fatti prima del 2008

Galan, prescrizione dei reati è scontro Procura-Riesame

Procura contro il tribunale del Riesame sul calcolo della prescrizione per Giancarlo Galan. Per i pm si deve partire dall’ultima mazzetta, trattandosi di una specie di “rata” di un’unica maxi-tangente; per i giudici, invece, il decorso va calcolato dalla data di ogni singolo versamento. E quindi i presunti reati compiuti più di sei anni fa sono già “scaduti”. Un nodo decisivo da sciogliere anche in vista del processo.

IL NODO – Far valere i reati fino in Cassazione

IL CASO – Bocciata la tesi dei pm sul decorso dalla data dell’ultima mazzetta

Galan, scontro sulla prescrizione tra Procura e giudici del Riesame

NEL MIRINO – Giancarlo Galan e Giovanni Mazzacurati

CONFISCA – Marchese e Orsoni non rischiano

«Il Tribunale del riesame sbaglia: gli episodi contestati all’ex presidente della Regione precedenti al 22 luglio del 2008 non sono prescritti».
Lo sostiene la Procura di Venezia annunciando che, quando chiuderà le indagini preliminari, chiederà per Giancarlo Galan il processo in relazione a tutte le presunte “mazzette” scoperte dalla Guardia di Finanza grazie alle confessioni dell’ex presidente del Consorzio Venezia Nuova, Giovanni Mazzacurati, dell’ex presidente della Mantovani spa, Piergiorgio Baita, e dell’ex segretaria dello stesso Governatore del Veneto, Claudia Minutillo, diventata successivamente al 2005 amministratrice di Adria Infrastrutture, la società che Baita utilizzava per presentare alla Regione le opere da realizzare in “project financing”.
Lo “scontro” tra rappresentanti della pubblica accusa e giudici del Riesame è tutto in punto di diritto. Il Tribunale, nel provvedimento con cui la scorsa settimana ha confermato il carcere per Galan, ha annullato la misura cautelare in relazione agli episodi per i quali, al momento dell’esecuzione dell’ordinanza (22 luglio scorso) erano trascorsi più di sei anni, il termine ordinario di prescrizione in mancanza di atti interruttivi. Secondo il Riesame, il calcolo della prescrizione va effettuato a partire dalla data nella quale risulta essere stata pagata ciascuna “mazzetta”, ovvero consumato il reato.
Ma la Procura non è d’accordo ed è convinta che al processo la sua linea troverà soddisfazione, in quanto è avvalorata da un ormai consolidato orientamento giurisprudenziale della Corte di Cassazione. La questione è semplice: i rappresentanti della pubblica accusa sostengono che non ci troviamo di fronte a singoli episodi corruttivi, a dazioni occasionali. Secondo l’ipotesi degli inquirenti, Galan era stabilmente al soldo di Mazzacurati e Baita: di conseguenza i singoli versamenti costituirebbero le “rate” di un’unica, grande tangente. Insomma, trovandosi di fronte ad un unico accordo corruttivo, è l’ultimo versamento quello che fa fede e, a partire dal quale, deve essere fatto decorrere il termine di prescrizione.
Se la tesi della Procura fosse condivisa a conclusione del futuro processo (in primo grado, ma anche e soprattutto in Cassazione) nessuno dei reati contestati finora a Galan risulterebbe prescritto. L’ultimo episodio corruttivo, infatti, risale alla metà del 2010 e, dunque, ci sarebbe tempo fino al 2018 per celebrare i tre gradi di giudizio. L’interpretazione della Procura era già stata condivisa dal giudice per le indagini preliminari Alberto Scaramuzza, ed è questo il motivo per il quale l’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Galan riguardava tutti gli episodi venuti alla luce, anche quelli risalenti al 2005.
Sul tema della prescrizione è prevedibile che si combatterà una “guerra” a tutto campo nel corso del futuro processo. Molti degli episodi contestati a Galan (e a numerosi altri indagati) risalgono a parecchi anni fa, come spesso accade nel caso di inchieste che riguardano corruzione o evasione fiscale. Di conseguenza una dichiarazione di intervenuta prescrizione prima della sentenza di primo grado avrebbe per la difesa un duplice, importante effetto: non soltanto evitare la condanna ad una pena detentiva (sempre spiacevole) ma, e soprattutto, scongiurare il rischio di una confisca del patrimonio personale (case, terreni, conti correnti), possibile soltanto se, prima della dichiarazione di prescrizione, viene pronunciata una sentenza di condanna. Almeno davanti al Tribunale.
Il gip ha disposto il sequestro conservativo di beni fino ad un ammontare complessivo di 80 milioni di euro, a garanzia della possibilità che lo Stato riesca a recuperare almeno una parte del prezzo del reato. La confisca dei beni per equivalente è prevista per i reati fiscali e per la corruzione, e vale anche in caso di patteggiamento. Tant’è che alcuni degli indagati che hanno chiesto l’applicazione della pena, hanno concordato con la Procura anche la somma da versare al Fondo unico della giustizia, calcolata, pro quota, sull’ammontare delle false fatture emesse o delle mazzette che vengono loro contestate.
La confisca non è prevista, invece, per il reato di finanziamento illecito dei partiti, e dunque non rischia nulla su questo fronte l’ex consigliere regionale Giampietro Marchese (che ha già chiesto di patteggiare pur dichiarandosi innocente) e neppure l’ex sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni e l’ex eurodeputata Lia Sartori che respingono ogni accusa e hanno annunciato di volersi difendere a dibattimento.

Gianluca Amadori

 

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