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Lunedì 4 marzo ore 20.45

Villa Concina, via Comunetto 5 Dolo

Cambiamenti climatici: facciamo il punto

dopo la COP 24 di Katowice

con Daniele Pernigotti, Malacaigo e Opzione Zero

 

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PIANTIAMOLA – secondo intervento 2019

Posted by Opzione Zero in Appuntamenti, Comunicati Stampa, Opzione Zero | 0 Comments

28

feb

2019

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PIANTIAMOLA  – secondo intervento 2019

Domenica 3 marzo secondo intervento di piantumazione del 2019

Appuntamento ore 9.00 in via Carlo Goldoni 20 a Premaore di Camponogara presso l’azienda biologica Menegazzo. link

Dopo la bella giornata del 10 febbraio scorso, questa volta realizzeremo un altro boschetto di circa 3000mq e una fascia tampone di 700m, metteremo a dimora circa 450 piantine forestali.

Un azione concreta per riforestare un altro pezzo di territorio e contrastare i cambiamenti climatici.

Il miglior modo per prepararci alla MARCIA PER IL CLIMA E CONTRO LE GRANDI OPERE il prossimo 23 marzo a Roma.

Per facilitare l’organizzazione ti chiediamo di comunicare la tua partecipazione scrivendo una mail a info@opzionezero.org

 

ISTRUZIONI

Munirsi di abbigliamento adeguato, di vanghetto da giardinaggio e di guanti da lavoro. Le operazioni di messa a dimora delle piantine proseguiranno ad oltranza fino al termine dell’intervento. In caso di pioggia rimanderemo alla prima data utile

 

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Comunicato stampa Malacaigo e Opzione Zero 22-febbraio 2019

Inquinamento : 3 centraline anche in Riviera per il monitoraggio dell’aria

 

Parte la rete di monitoraggio indipendente dell’aria anche in Riviera, una delle zone meno controllate del Veneto.

In fase di installazione le prime 3 centraline, 2 a Mira e una a Dolo.

Obiettivo: aumentare le informazioni sullo stato dell’aria, sensibilizzare i cittadini, e premere sulle istituzioni.

Sotto accusa l’inerzia della politica e l’inefficacia delle misure previste dall’accordo per il bacino padano. I Sindaci prendano esempio dai comitati.

Lo smog tra i temi più discussi domani a Venezia per la mobilitazione regionale dei comitati “Tutti in campo” in vista della manifestazione nazionale del 23 marzo “Per il Clima, contro le grandi opere”.

 

PM 10 e 2,5 PM 10 Ti tengo d’occhio! E’ questo il nome del progetto promosso dal collettivo giovanile Malacaigo e dal Comitato Opzione Zero che vedrà l’installazione di varie centraline per il monitoraggio dei livelli di polveri sottili in Riviera del Brenta. Si inizia intanto con le prime 3: una al centro Dedalo, una nella zona del cogeneratore in via 1 maggio a Giare, e l’altra in centro a Dolo. L’idea è quella di implementare anche in Riviera del Brenta le reti open source per il controllo indipendente dell’aria, sostenute da tanti comitati e associazioni in Veneto, in altre regioni e anche in vari paesi della Comunità Europea. Le centraline installate utilizzano il sensore Qbit-OEM2, un sistema di misura laser molto preciso tarato su strumenti ufficiali e in grado di fornire dati in continuo. Per le centraline installate a Mira i dati saranno visibili sul sito https://goo.gl/GC2iep della rete tedesca Luftdaten; quella di Dolo sarà visibile invece sul sito www.cheariatira.it.

“Come giovani cittadini miresi siamo allarmati dalle notizie sui continui sforamenti dei limiti di inquinamento dell’aria nelle nostre Città – affermano alcune esponenti di Malacaigo – sappiamo che la pianura Padana, per la sua conformazione, per la concentrazione di centri abitati, di autostrade, e di attività produttive, è una delle zone più inquinate del mondo, ma il problema non sembra essere per niente tra le priorità dei decisori politici e istituzionali. Anzi, in Italia i limiti raccomandati dall’OMS di 10 μm/m3 per il PM 2,5 e di 40 μm/m3 medi annui, sono abbondantemente superati dalla normativa di settore che fissa le soglie limite rispettivamente a 25 e 40 μm/m3/anno. La situazione è tra l’altro aggravata dai cambiamenti climatici che proprio nelle nostre zone stanno determinando inverni sempre più siccitosi e alte pressioni prolungate”.

Rincara la dose il Comitato Opzione Zero: “I dati ufficiali dell’Agenzia UE per l’ambiente del 2018 stimano 90.000 morti premature in Italia a causa dello smog. Eppure nei tg e nei media si parla solo di migranti, di una invasione che non c’è. Un bel modo per distogliere l’attenzione dai problemi veri e dalle responsabilità politiche di chi sta al Governo, degli amministratori locali, delle regioni. L’accordo del bacino padano per l’inquinamento è totalmente fallimentare e lo stiamo vedendo anche in questi giorni, nemmeno in situazioni di emergenza si ha il coraggio di prendere misure drastiche. Il Presidente Zaia, il Sindaco metropolitano Brugnaro, i Sindaci di molti Comuni blaterano ma in realtà non fanno nulla. Si continuano a spendere miliardi di euro per opere inutili e devastanti come la Pedemontana veneta, intanto la popolazione e in particolare i bambini continuano a respirare veleno”.

Secondo le due associazioni il primo passo per sensibilizzare i cittadini sulla qualità dell’aria e sui rischi per la salute dei cittadini è offrire loro informazioni fruibili e immediate relative alla zona in cui vivono. “La Regione tramite ARPAV ha una rete di monitoraggio dell’aria ufficiale – afferma Marta Busetto di Malacaigo – ma i dati più recenti sono quelli del giorno prima e soprattutto la rete di rilevamento, per quanto a norma di legge, è di fatto un colabrodo. Per esempio sappiamo, che tra Padova e Venezia non c’è nemmeno una centralina; per Mira quella più vicina è in via Beccaria. Ma la Riviera è un braccio che collega due delle maggiori città del Veneto quindi una zona molto trafficata, inoltre ha un’alta concentrazione di centri abitati e attività produttive, ed infine sono presenti molte zone agricole anch’esse fonte di inquinamento”.

“Il problema non è quello di contrapporsi ad ARPAV – prosegue Opzione Zero – ma anzi quello di aumentare i punti di misura per avere informazioni più dettagliate sullo stato dell’aria nei centri urbani o nei punti sensibili, o anche per capire l’impatto delle diverse fonti emissive, come ad esempio il cogeneratore di Giare e la vicina SS 309 Romea. Con poche centinaia di euro è possibile acquistare questi strumenti semplici ed efficaci; altri un po’ più sofisticati si aggirano intorno a qualche migliaio di euro. Ma ancora una volta sono i cittadini a doversi autorganizzare, mentre i Comuni e gli altri enti locali perché non investono sul monitoraggio ambientale? C’è forse paura di dover prendere delle decisioni nel momento in cui si certifica la gravità della situazione? E’ il caso di dirlo: questi politici evidentemente preferiscono nascondere la polvere sotto il tappeto”.

Il problema dell’inquinamento dell’aria sarà uno dei temi centrali nell’appuntamento che vede tanti comitati veneti riuniti nella giornata di mobilitazione “Tutt* in Campo” prevista per domani sabato 23 febbraio in Campo Santa Margherita a Venezia dalle 14 alle 18, e che rappresenta una delle tappe regionali verso la grande manifestazione “Per il Clima e contro le grandi opere” indetta per il 23 marzo a Roma.

 

Associazione Malacaigo

Comitato Opzione Zero

 

PIANTIAMOLA DOMENICA 10 FEBBRAIO

Posted by Opzione Zero in Appuntamenti, Comunicati Stampa, Rassegna stampa | 0 Comments

7

feb

2019

Le previsioni per domenica prossima danno nuvoloso ma non pioggia, dunque al momento è confermato l’intervento di riforestazione previsto presso casa Favaretto.
Abbiamo bisogno di parecchi volontari perchè metteremo a dimora oltre 400 piantine forestali; chi intende venire per favore ce lo segnali scrivendo a info@opzionezero.org.
Appuntamento domenica 10 febbraio ore 9.00 in via Casin Rosso 22 in Comune di Camponogara, questo il link della mappa:
https://www.google.com/maps/dir/45.3954749,12.1093199/45.3954513,12.1093702/@45.3953512,12.1095716,815m/data=!3m1!1e3!4m2!4m1!3e2

Raccomandiamo di portarsi guanti, vanga, e abbigliamento adeguato.

 

 

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Riprendono i lavori per la riforestazione del nostro territorio della Riviera del Brenta.

Nel 2018 siamo riusciti a fare 3 interventi piantando oltre 700 piantine 3 aziende biologiche nei Comuni di Mira, Dolo e Vigonovo.
Questa volta saremo a Camponogara per realizzare un impianto di oltre 400 piantine forestali su una superficie di circa 3000mq.

 

La crisi ambientale e in particolare il riscaldamento climatico sono una drammatica realtà; a livello internazionale si continua a perdere tempo e a favorire chi il Pianeta lo sta distruggendo. Ma sono tante le realtà nel mondo che come noi non si arrendono e provano con azioni concrete a cambiare ciò che no va.
Piantare alberi da solo non basta per fermare il global warming, ma ridare spazio a boschi e foreste invece che distruggerli è una delle azioni più importanti per invertire la rotta.
Con il prossimo intervento supereremo le 1000 piantine in un solo anno, e tutto senza supporti e senza sponsor ma solo grazie alla generosità di tante persone volenterose.

 

Istruzioni

Vieni anche tu a darci una mano, ti aspettiamo.
Per facilitare l’organizzazione ti chiediamo di comunicare la tua partecipazione a scrivendo una mail a info@opzionezero.org . Munirsi di abbigliamento adeguato, di vanghetto da giardinaggio e di guanti da lavoro. Le operazioni di messa a dimora delle piantine proseguiranno ad oltranza fino al termine dell’intervento. In caso di pioggia rimanderemo alla prima data utile

 

piantiamola

Cosa è Piantiamola?
Piantiamola è un progetto permanente di riforestazione del territorio della Riviera del Brenta promosso dal Comitato Opzione Zero.
Dopo le alluvioni, dopo il tornado, dopo tanti disastri causati dalla cementificazione selvaggia, è sempre più urgente agire in modo concreto per contrastare i cambiamenti climatici, l’inquinamento e il consumo di suolo.
Pensare globalmente, agire localmente!

 

L’importanza degli alberi e delle foreste
Gli alberi producono ossigeno e contemporaneamente assorbono il carbonio della CO2 fissandolo nel legno. In più le foreste hanno tantissime altre funzioni ecologiche e sono fondamentali per la vita in tutto il Pianeta. La superficie forestale è il 30,5% del territorio mondiale (4.000 milioni di ettari), ed è popolata da oltre 3.000 miliardi di alberi, 427 per ogni essere umano.
È tanto, è poco?
Poco se si pensa che dall’inizio della civilizzazione la perdita complessiva del patrimonio arboreo totale è stimata intorno al 46%. La deforestazione, attualmente, si “mangia” 15 mln di alberi all’anno. Inoltre gli alberi sono utili a tanti altri esseri viventi oltre all’uomo.
La Carbon Foot Print media di ogni italiano corrisponde a 9,2 tonnellate di CO2/anno, molto di più della media mondiale (5,6 ton CO2 /anno/abitante). Per assorbire tutta questa anidride carbonica sarebbero necessari 1,6 ettari di bosco per persona. Ridurre le emissioni di gas serra è la priorità, ma altrettanto importante è favorire la riforestazione, anche in città.

 
Perchè ridare spazio agli alberi
Riforestare il territorio è un contributo concreto per mitigare gli effetti del global warming, ma  significa anche: sottrarre suolo alla cementificazione, attenuare gli effetti dell’inquinamento atmosferico e delle acque, ridurre il rischio idraulico, favorire la biodiversità, rinaturalizzare il territorio, valorizzare i beni comuni, migliorare il paesaggio…

 

A chi è rivolto
– Prima di tutto agli enti pubblici che spesso svendono i terreni della comunità per finanziare le proprie casse, o peggio per favorire la speculazione edilizia. Quei terreni sono però della collettività e possono diventare tanti “polmoni verdi” a beneficio di tutti i cittadini;
– Agli agricoltori che hanno deciso di tornare a presidiare davvero il territorio abbandonando l’agricoltura intensiva che inquina il suolo, l’aria e l’acqua, che produce cibi tossici, che impoverisce i piccoli produttori e arricchisce le grandi multinazionali dell’agrochimica;
– Ai privati cittadini che vogliono mettere a disposizione terreni abbandonati o degradati;
– A tutti coloro i quali vogliano rendersi utili e supportarci;

 

Come ci puoi aiutare
– facendo una donazione al comitato specificando la causale “sostegno al progetto piantiamola” (IBAN IT64L0359901899050188525842). I fondi raccolti verranno impiegati per l’acquisto di piantine e del materiale necessario. A fine anno pubblicheremo nel nostro sito un rendiconto dell’attività svolta;
– mettendo a disposizione un terreno o comunque aiutandoci a trovarne di nuovi;
– partecipando direttamente alle azioni di piantumazione nelle giornate dedicate;

 

 

 

 

elettrodotto

 

 

Quando la lotta si conduce con intelligenza, passione e determinazione la lotta paga!
E’ questa la lezione che dobbiamo imparare a fronte delle due bellissime notizie.

 

  1. Elettrodotto Dolo-Camin: Terna e Regione si arrendono!

La prima riguarda l’elettrodotto Dolo-Camin, una delle storiche battaglie condotte dai comitati della Riviera del Brenta da oltre 10 anni: è appunto di ieri la notizia che Terna e la regione Veneto hanno firmato un accordo per l’interramento della linea da 380 Kw in alternativa al progetto aereo; così sarà anche per altri elettrodotti previsti in zona montana!

Nel momento in cui tutti cercano di prendersi il merito (Zaia in testa) è forse bene ricordare come è andata la storia.

Ad accendere per primi i riflettori sulla linea aerea Dolo-Camin furono il comitato di Vigonovo A. Canova, il circolo di Legambiente Sarmazza e il comitato di Paluello. Era il 2008, e quel progetto era solo uno dei tanti tra quelli pianificati dai Governi, dalla Giunta Regionale di Galan, Chisso e Zaia (Forza Italia + Lega), e pedissequamente accettati da molte amministrazioni comunali della Riviera del Brenta (sia di centro-destra che di centro-sinistra).

Li ricordiamo questi progetti: autostrada Romea commerciale, Veneto City, il nuovo casello ad Albarea, Città della Moda, camionabile sull’idrovia, polo logistico di Dogaletto, centro commerciale di Calcroci, e appunto l’elettrodotto. Si trattava, e si tratta, di un unico disegno che va sotto il nome di progetto strategico regionale “Bilanciere del Veneto”.

I vari comitati presenti sul territorio, tra cui molto attivo Opzione Zero che allora si chiamava Rete No Autostrada Romea, si unirono nel Coordinamento CAT e mettendo insieme le forze, a suon di proteste, di ricorsi, di denunce, di liste civiche fatte per far saltare questa o quella amministrazione comunale connivente, sono riusciti nel tempo a impantanare o anche a far cancellare tutti questi progetti.

L’elettrodotto è stato uno dei primi progetti ad essere aggrediti dopo che la Regione Veneto prima e il Governo poi avevano dato il loro ok a seguito di una valutazione di impatto ambientale molto discutibile. I comitati e i cittadini di Vigonovo e Saonara insieme a CAT decisero di fare ricorso al TAR del Lazio contro Terna, contro i ministeri competenti e contro la Regione Veneto. Il ricorso fu respinto ma, con grande sforzo economico, si decise di andare oltre e presentare ricorso anche al Consiglio di Stato, unendosi tra l’altro ai ricorsi di alcuni comuni della Riviera. Nel 2013 il Consiglio di Stato boccia Terna e dà ragione ai comitati.

E’ la prima grande vittoria. Ma Terna torna alla carica e presenta da lì a pochi anni lo stesso progetto. Solo che a quel punto tutte le amministrazioni in carica, tantissimi cittadini, nuovi e vecchi comitati fanno quadrato contro Terna e ancora una volta contro la Regione leghista, e proseguendo con tenacia la battaglia sono riusciti finalmente a vincere in modo definitivo.

 

  1. Autostrada Valdastico nord: stop dal Consiglio di Stato

Anche qui cittadini, comitati e amministrazioni della comunità della Valdastico e del Trentino sono in lotta da anni contro l’ennesima grande opera inutile, devastante, e generatrice di debito pubblico. Questa volta è il Comune di Besenello a fare ricorso e il Consiglio di Stato proprio ieri gli ha dato ragione che boccia la delibera CIPE di approvazione di una parte del progetto: l’opera non si può fare se non viene prima presentato un progetto unitario e se non c’è il via libera del preventivo del Trentino.

Si vedrà, visto che da poco è stato eletto presidente della provincia di Trento un leghista di origine veneta e visto che proprio la Lega è una dei partiti che più ha sostenuto il sistema perverso delle grandi opere sia al Governo che nelle regioni che da decenni amministra.

Le vertenze e i problemi sono ancora tanti, ma oggi festeggiamo anche noi insieme a tutti quelli che con coraggio si battono contro la devastazione e il saccheggio dei territori, contro un sistema ingiusto e insostenibile che sta conducendo il Pianeta intero verso un disastro di proporzioni incalcolabili.

Sabato 26 saremo a Roma per preparare la manifestazione nazionale del 23 marzo, e domenica 27 a Vicenza per discutere insieme a tanti altri comitati su come affrontare la crisi ambientale e climatica in modo concreto e fattivo.
Andiamo avanti!!

Comitato Opzione Zero

 

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Dopo gli appuntamenti di Venezia, Firenze, Roma, Venaus, sabato 26/1 si è svolta un’altra importante riunione nazionale dei comitati italiani che si battono contro la devastazione e il saccheggio dei territori, contro le grandi opere, e per la giustizia climatica.
Come Opzione Zero eravamo presenti insieme a una nutrita delegazione veneta.

L’assemblea ha visto la partecipazione di mote realtà provenienti da tutto il Paese e impegnate su vari fronti: grandi opere, rifiuti, trivelle e gas, agricoltura, inceneritori, clima, ecc… .Tutti o quasi hanno concordato sulla necessità di fare un salto di qualità per provare a trovare delle convergenze avanzate, prima tra tutte il problema dei cambiamenti climatici, che riassume in sé tutti gli effetti di un sistema di sviluppo perverso e distruttivo.

Tutti hanno assunto l’impegno di promuovere e sostenere la manifestazione nazionale indetta per il 23 marzo prossimo a Roma. Denso anche il calendario di iniziative che tracciano il percorso di avvicinamento a questa scadenza; scadenza che non vuole essere a sua volta un punto di arrivo ma una tappa di un cammino tutto da costruire. Trovate qui sotto l’appello e gli appuntamenti.

Organizzeremo certamente dei pullman dal Veneto e dalla Riviera, quindi vi chiediamo fin da subito di segnalare la vostra partecipazione prenotando un posto.

Inoltre da Venezia c’è l’idea di fare una carovana in bici che arriverà a Roma in 4-5 tappe.
Per info e prenotazioni scriveteci a info@opzionezero.org.

 

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appello Roma 26 gennaio 2019

MARCIA PER IL CLIMA, CONTRO LE GRANDI OPERE INUTILI

Non serve il governo del cambiamento, serve un cambiamento radicale

#siamoancoraintempo

 

Chi siamo

Siamo i comitati, i movimenti, le associazioni e i singoli che da anni si battono contro le grandi opere inutili e imposte e per l’inizio di una nuova mobilitazione contro i cambiamenti climatici e per la salvaguardia del Pianeta. Abbiamo iniziato questo percorso diversi mesi fa, ritrovandoci a Venezia lo scorso settembre, poi ancora a Venaus, in Val Susa e in molti altri luoghi, da nord a sud, dando vita ad assemblee che hanno raccolto migliaia di partecipazioni. Siamo le donne e gli uomini scesi in Piazza lo scorso 8 dicembre a Torino, a Padova, Melendugno, Niscemi, Firenze, Sulmona, Venosa, Trebisacce e in altri luoghi.

Dall’assemblea di Roma del 26 gennaio lanciamo l’invito di ritrovarsi a Roma il 23 Marzo per una manifestazione nazionale che sappia mettere al centro le vere priorità del paese e la salute del Pianeta.

Grandi opere e cambiamento climatico

Il modello di sviluppo legato alle Grandi Opere inutili e imposte non è solo sinonimo, come denunciamo da anni, di spreco di risorse pubbliche, di corruzione, di devastazione e saccheggio dei nostri territori, di danni alla salute, ma è anche l’incarnazione di un modello di sviluppo che ci sta portando sul baratro della catastrofe ecologica.

Il cambiamento climatico è uscito da libri e documentari ed è venuto a bussare direttamente alla porta di casa nostra.

Nel nostro paese questa situazione globale si declina in modo drammatico. La mancanza di manutenzione delle infrastrutture, la corruzione e la cementificazione selvaggia seminano morti e feriti a ogni temporale, a ogni ondata di maltempo, a ogni terremoto.

Il cosiddetto “governo del cambiamento“ si è rivelato essere in continuità con tutti i precedenti, non volendo cambiare ciò che c’è di più urgente: un modello economico predatorio, fatto per riempire le tasche di pochi e condannare il resto del mondo a una fine certa. Le decisioni degli ultimi mesi parlano chiaro.

Mentre ancora si tergiversa sull’analisi costi benefici del TAV in Val di Susa, il governo ha fatto una imbarazzante retromarcia su tutte le altre grandi opere devastanti sul territorio nazionale: il TAV terzo Valico, il TAP e la rete SNAM, le Grandi Navi e il MOSE a Venezia, l’ILVA a Taranto, il MUOS in Sicilia, la Pedemontana Veneta, oltre al al tira e molla sul petrolio e le trivellazioni, con rischio di esiti catastrofici nello Ionio, in Adriatico, in Basilicata ed in Sicilia.

 

Giustizia sociale è giustizia climatica

Le catastrofi naturali non hanno nulla di naturale e non colpiscono tutti nella stessa maniera. Lo vediamo purtroppo quotidianamente e chi sta in basso, infatti, paga i costi del cambiamento climatico e della mancata messa in sicurezza dei territori.

È vero fuori dai grandi centri cittadini, dove devastazione e cementificazione distruggono l’ambiente e la natura, ma è vero anche negli agglomerati urbani, luoghi sempre più inquinati in cui persino i rifiuti diventano un business redditizio.

È vero non solo dal nord al sud dell’Italia, ma anche dal nord al sud del nostro pianeta.

Milioni di migranti climatici sono costretti a lasciare le proprie terre ormai rese inabitabili e vengono respinti sulle coste europee.

Nel nostro paese terremotati e sfollati vivono in situazioni precarie, carne da campagna elettorale mentre le risorse per la ricostruzione non sono mai la priorità per alcuna compagine politica.

Quando le popolazioni locali, in Africa come in Europa, provano ad opporsi a progetti tagliati sui bisogni di multinazionali e lobby cementifere, la reazione dello Stato è sempre violenta e implacabile.

L’unica proposta “verde” dei nostri governanti è di scaricare non soltanto le conseguenze, ma anche i costi della crisi ecologica su chi sta in basso.

Noi diciamo che se da una parte la responsabilità di rispondere al cambiamento climatico è collettiva e interroga i comportamenti di ciascuno di noi, dall’altra siamo convinti che i costi della transizione ecologica debbano ricadere sulle spalle dei ricchi, in primis le lobby che in questi anni si sono arricchite accumulando profitti, a discapito della collettività e dei beni comuni.

Il sistema delle grandi opere inutili e il capitalismo estrattivo sono altrettante espressioni del dominio patriarcale che sollecita in maniera sempre più urgente la necessità di riflessione sul legame tra donne, corpi e territori e sarà uno dei temi portato nelle piazze dello sciopero transfemminista globale dell’8 marzo.

E’ giunto il momento di capire di cosa il nostro paese e il nostro pianeta hanno davvero bisogno.

Si comincerà davvero a dare priorità alla lotta al cambiamento climatico solo alle seguenti condizioni.

– cessando di contrapporre salute e lavoro come invece è stato fatto a Taranto, dove lo stato di diritto è negato e chi produce morte lo può fare al riparo da conseguenze legali.

– riducendo drasticamente l’uso delle fonti fossili, del gas e rifiutando che il paese venga trasformato in un Hub del suddetto gas,

– negando il consumo di suolo per progetti impattanti e nocivi e gestendo il ciclo dei rifiuti in maniera diversa sul lungo periodo (senza scorciatoie momentanee) con l’obiettivo di garantire la salute dei cittadini

– praticando con rigore e decisione l’alternativa di un modello energetico autogestito dal basso, in opposizione a quello centralizzato e spinto dal mercato

– abbandonando progetti di infrastrutture inutili e dannose e finanziando interventi dai quali potremo trarre benefici immediati (messa in sicurezza idrogeologica e sismica dei territori , bonifiche, riconversione energetica, educazione e ricerca ambientali)

– garantendo il diritto all’acqua pubblica

– implementando una nuova Strategia Energetica Nazionale riscritta senza interessi delle lobbies

– Trovando una soluzione definitva per le scorie nucleari, insistendo sul disarmo e la riducendo le spese militari

I nostri territori, già inquinati da discariche fuori controllo, inceneritori e progetti inutili, sono inoltre attaccati e messi a repentaglio da monoculture e pesticidi che determinano desertificazione e minano la possibilità di una sempre maggiore autodeterminazione alimentare.

E’ necessario che le risorse pubbliche vengano destinate ad una buona sanità, alla creazione di servizi adeguati, al sostegno di una scuola pubblica e di università libere e sganciate dai modelli aziendalisti, ad un sistema pensionistico decoroso, ad una corretta politica sull’abitare e di inclusione della popolazione migrante con pari diritti e dignità.

 

Appuntamenti verso il 23 marzo (agenda ancora in aggiornamento):

27 gennaio: Vicenza. Assemblea regionale dei comitati veneti

2 febbraio: Roma. Rete Stop TTIP Assemblea nazionale

2 febbraio: Napoli. Assemblea Regionale Stop Biocidio

3 febbraio: Termoli. Assemblea di movimenti e comitati in lotta contro la deriva petrolifera.

3 febbraio: Rende: Seconda assemblea regionale dei comitati e dei movimenti contro le grandi opere inutili ed imposte e per la giustizia ambientale

16/17 febbraio: Roma: Seminaria ecotransfemminista verso lo sciopero globale dell’8marzo

23 febbraio: Venezia: Happening di #SiamoAncoraInTempo Veneto

23 febbraio: Tito. Assemblea coi sindaci No Triv della Basilicata e della Campagna.

Fine febbraio (data in definizione): Napoli. Prossima assemblea nazionale verso il 23 marzo.

8 marzo: Non una di Meno – Sciopero Globale Transfemminista.

8-9-10 marzo: Roma. A Sud. Tavoli su giustizia climatica, energia, ecofemminismo.

15 marzo: Global Climate Strike

22 marzo: Roma. Giornata su alimentazione agroecologia a cura di Genuino Clandestino

15-31 marzo: Fabriano. Festival Terre Altre.

Siamo ancora in tempo per bloccare le grandi opere inutili e inutili

Siamo ancora in tempo per contrastare il cambiamento climatico

Siamo ancora in tempo per decidere NOI il nostro futuro!

 

marcia_umanità

Opzione Zero partecipa ed invita a partecipare a questa importante manifestazione promossa dalla Rete Veneto accoglie. Fate girare!

 

Sabato 9 febbraio ore 14 Venezia

SIDE BY SYDE #INDIVISIBILI IN MARCIA PER L’UMANITA’

E’ TEMPO DI RIMETTERSI IN MARCIA FIANCO A FIANCO PER L’UMANITA’, CONTRO LA BARBARIE

Quello che accade nel nostro paese ai tempi del Governo Lega – 5 stelle è sotto gli occhi di tutte e tutti noi.

Con l’entrata in vigore della legge Salvini stiamo assistendo ad un attacco ai diritti fondamentali dei migranti che vivono in Italia.

Le migliaia di persone che ormai vivono qui e si troveranno senza documento, la perdita del diritto alla residenza per i richiedenti asilo, le nuove pessime condizioni di accoglienza che si impongono sono solo alcuni esempi di quello che causa questo provvedimento al quale si aggiunge un clima d’odio e razzismo che viene continuamente alimentato dal Ministro dell’Interno. I divieti agli sbarchi, i proclami di rimpatri forzati seguono purtroppo la linea tracciata da Minniti con gli accordi Italia –Libia e la campagna di criminalizzazione ai danni delle Ong che salvavano le persone in mare.

Diciamo di volerci rimettere in marcia, anche se in realtà non ci siamo mai fermati.

Da Lodi a Riace, passando per la manifestazione di 100.000 persone a Roma, alle molte città che annunciano e praticano la disobbedienza a questa legge, alle migliaia di singoli cittadini, le associazioni laiche e religiose, i gruppi che di fatto ogni giorno in questo paese si attivano per disobbedire a questa legge ci restituiscono un’immagine di questo paese che si oppone ad una narrazione di odio e discriminazione con coraggio e determinazione.

Siamo molti, siamo sempre di più che pensiamo sia il momento di rimetterci a marciare fianco a fianco per dire che il Veneto non è solo terra di leghisti, penta stellati e razzisti.

Perché le nostre città sono accoglienti se le attraversiamo tutti insieme, #indivisibili, per costruire più diritti per tutti.

Il razzismo e l’esclusione non migliorano la qualità della vita di nessuno, sono utili solo a chi vuole mantenere le tremende disuguaglianze sociali proiettando rabbia e frustrazione contro i più deboli e indifesi.

Per questo sabato 9 febbraio, aderendo all’appello per la settimana di azioni territoriali contro la legge Salvini lanciata dopo la manifestazione di Roma, ci diamo appuntamento alle ore 14 nel piazzale antistante la stazione di Venezia.

per adesioni: sidebyside9febbraio@gmail.com

Venezia Accoglie

 

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Comunicato Stampa Opzione Zero 10-01-2019

Linea Adria-Mestre: situazione intollerabile, pronto l’esposto

 

Inqualificabili e intollerabili i disservizi sulla linea Adria-Mestre.

Regione e Sistemi Territoriali affossano definitivamente la SFMR.

Intanto le polveri sottili schizzano alle stelle e nessuno fa niente.

Opzione Zero sostiene la protesta dei pendolari, chiede maggiori investimenti sulla linea e la drastica riduzione delle tariffe

 

“Invece di potenziare il trasporto pubblico per limitare l’inquinamento, qui si fa di tutto per farlo a pezzi! Una situazione intollerabile e inqualificabile. Sistemi territoriali e Assessore regionale ai trasporti devono rispondere con atti concreti e immediati, siamo stanchi delle solite frottole. Se non sono in grado di risolvere il problema abbiano la decenza di dimettersi”, questa la dura presa di posizione del Comitato Opzione Zero sui disservizi e i ritardi che in questi giorni stanno arrecando enormi disagi sulla linea ferroviaria SFMR Adria-Mestre.

Per il comitato non è in discussione l’implementazione dei dispositivi di sicurezza che sono necessari; ma è letteralmente assurdo che dopo aver speso ben 18 milioni di euro di fondi pubblici (metà regionali e metà europei) Sistemi Territoriali abbia messo in funzione il nuovo sistema senza prevederne le conseguenze, senza predisporre gli opportuni provvedimenti e senza avvisare gli utenti e i Sindaci dei comuni interessati dalla linea. Per di più oltre al danno c’è anche la beffa visto che la stessa società ha aumentato le tariffe (già troppo care) e prospetta pure un taglio delle corse.

“Questa vicenda dimostra una volta di più il fallimento del sistema SFMR, una delle poche opere di cui avremmo davvero bisogno in questa Regione soffocata dall’inquinamento e dalle polveri sottili oltre che dal cemento” – sostengono i portavoce del comitato – “invece sono stati spesi decine e decine di milioni di euro per fare sottopassi, nuove stazioni (es. Porta Ovest), elettrificare linee, e il risultato sono pochi treni, con pochi convogli, spesso in ritardo, sporchi, con tariffe troppo care. La situazione non cambia per i bus. E’ evidente come le scelte politiche regionali in materia di trasporto pubblico locale messe in atto dalle giunte di Zaia e di Galan abbiano minato alla base un servizio di importanza fondamentale, continuando a privilegiare strade e autostrade, non ultima la pedemontana veneta”.

Opzione Zero sostiene la petizione lanciata dal comitato dei pendolari, al quale chiederà un incontro per mettere in campo azioni comuni; nei prossimi giorni partirà comunque un esposto all’Autorità di Regolazione dei Trasporti.

Quanto alla Regione e a Sistemi Territoriali, il comitato chiede l’annullamento delle tariffe fino a quando non sarà ripristinato il livello minimo del servizio, e successivamente l’aumento di investimenti per potenziare le corse e ridurre il costo dei ticket.

Opzione Zero sarà presente; per chi vuole partecipare ci contatti all’indirizzo mail info@opzionezero.org.

 

venaus

 

Prosegue in Val di Susa il percorso nazionale contro le Grandi Opere e le politiche del governo iniziato il 29 settembre a Venezia.

Un’assemblea partecipata da centinaia di persone provenienti da tutto il paese, protagoniste le molteplici lotte territoriali che da nord a sud difendono la vita di chi quei territori li vive e cercano di porre in primo piano la tutela dell’ambiente e la sicurezza dei territori.

Se nei mesi di campagna elettorale abbiamo sentito gli esponenti del “governo del cambiamento” promettere un’inversione di rotta rispetto le politiche delle grandi opere, ad oggi queste affermazioni restano lettera morta.

Solo un anno fa la nostra valle vedeva i boschi bruciare e 6 mesi fa la montagna franare sulle case di molti valsusini, tutto ciò a causa della mancanza di investimenti pubblici per la manutenzione e la messa in sicurezza del territorio. Pochi mesi fa crollava il ponte Morandi a Genova e nei giorni scorsi la Sardegna piangeva morti e distruzione a causa del maltempo. Un film visto troppe volte, dove speculazioni, negligenza ed interessi dei privati la fanno da padrona e le priorità del governo sembrano altre, come l’approvazione del decreto Sicurezza che si traduce in una dichiarazione di guerra ai poveri di questo paese.

Non abbiamo mai delegato la nostra lotta a nessuno e come noi numerosissime lotte territoriali vogliono prendere parola e raccontare quella verità che molti vorrebbero nascondere: non c’è alcun cambiamento, non c’è nessun rispetto per i territori e per chi li vive, non c’è alcuna garanzia per il futuro di tutti e tutte.

Continuiamo ad essere convinti della necessità di proseguire un percorso comune, convocando un’assemblea nazionale il 17 novembre in Val di Susa, a Venaus, per rafforzare il fronte di chi ha cuore il futuro dei territori e chiede uno stop immediato di tutte le grandi opere inutili e dannose. Il giorno successivo costruiremo un’iniziativa di lotta sul territorio alla quale invitiamo tutti e tutte a partecipare!

Dalla Conferenza dei Territori riunitasi a Firenze il 6-7 ottobre giunge l’invito ad una mobilitazione diffusa sui tutti i territori l’8 dicembre, data storica per il nostro movimento e dal 2010 celebrato dal 2010 come la Giornata Internazionale contro le Grandi Opere Inutili e Imposte. L’assemblea del 17 novembre sarà l’occasione per coordinarci e rilanciare con forza questa mobilitazione su tutto il territorio nazionale!

Quest’ulteriore tappa di un cammino comune si auspica possa moltiplicare i momenti di confronto sul territorio e portare nei prossimi mesi ad una manifestazione nazionale a Roma contro le Grandi Opere, per la giustizia ambientale e i beni comuni.

Lo ricordiamo, casomai ce ne fosse ancora bisogno, che non esistono “governi amici” e che la difesa del futuro è nelle nostre mani.

Ci vediamo in Val di Susa il 17 novembre!

 

Movimento No Tav

 

Manidesto A2

 

Venezia 29 settembre 2018 – Invito aperto ad un’assemblea nazionale dei comitati contro le grandi opere e per la giustizia ambientale

29 settembre 2018, h. 15.00 – S.a.L.E. Docks (Magazzini del Sale), Dorsuduro 265, Venezia.

Un’iniziativa nell’ambito della due giorni di mobilitazione contro le grandi navi, 29-30 settembre.

Il balbettio sul TAV del nostro Ministro delle infrastrutture secondo cui l’opera andrebbe ora “migliorata” e non più cancellata, la visita in Azerbaijan di Mattarella e Moavero Milanesi per “blindare” il TAP, le recenti dichiarazioni dello stesso Toninelli sulla necessità di mantenere le grandi navi in laguna dimostrano che, in merito a grandi opere e giustizia ambientale, il governo del cambiamento è in realtà il governo della continuità.

Il fatto è ancora più grave se pensiamo a quanto il Movimento 5 Stelle abbia politicamente lucrato, in campagna elettorale, sulla contrarietà di tante e tanti nei confronti di un modello di sviluppo rapace e generatore di malaffare. A proposito, anche sul MOSE (opera obsoleta che è già costata alle nostre tasche oltre 5 miliardi, “bruciandone” uno e mezzo in corruzione) la solfa del Ministro è la solita: “Noi l’opera non l’avremmo fatta, ma adesso che c’è non può essere messa in discussione”.

E così la giostra continua a girare, del resto a Genova non è crollato “solo” un ponte, quel fatto ci interroga tragicamente sul crollo di una stagione di sviluppo territoriale neoliberista che trascina con sé anche quei pezzi di paese che sono stati costruiti prima degli anni ’70, è il caso del “Ponte Morandi”. Una stagione fatta di cementificazione e consorterie, secondo uno schema che si è affermato diventando sistema, al sud come al nord, ad ovest come ad est. Dobbiamo continuare ad insistere: prima di grandi investimenti infrastrutturali, un serio lavoro di messa in sicurezza dei territori è necessario. Ancora una volta, in questa battaglia non ci sono governi amici.

Se ci cimentassimo (come va di moda in questo periodo) in un’analisi costi/benefici dell’azione di governo svolta sinora, diremmo che i benefici sono andati tutti a Salvini, a noi rimangono i costi, non solo in termini di sfacelo ambientale, ma anche in termini di clima sociale che si respira nel paese.

Vorremmo cogliere l’occasione dell’assemblea veneziana per confrontarci anche su questo aspetto. I comitati e i movimenti per la giustizia ambientale sono oggi tra gli esempi migliori di resistenza  contro la presa del discorso reazionario, contro il nazionalismo e l’incitamento alla guerra tra poveri, una guerra utilizzata come arma di distrazione di massa, mentre imperterrita continua la rapina dei nostri territori. Una rapina che, guarda caso, in Veneto è proprio a trazione leghista.

Al contrario, i territori dei comitati e dei movimenti per la giustizia ambientale non sono segnati dalla paura, non chiedono la guida dell’uomo forte, rigettano la tentazione identitaria. Le nostre identità le abbiamo costruite nel corso di anni di lotta, rinforzando il legame sociale contro il primato dei rancori individuali, pretendendo democrazia contro il binomio sicurezza/repressione, costruendo con i territori un rapporto di reciproca rigenerazione e non di unilaterale estrazione.

Attorno a questa forza vogliamo aprire un dialogo, senza l’ansia della costruzione di strutture formali, ma con la convinzione di dover rinforzare l’azione comune. Possediamo un patrimonio di forza che dobbiamo ancora esprimere pienamente, abbiamo la possibilità di farlo. Bisogna scegliere se assumersi collettivamente la responsabilità di fare un passo in più rispetto al già importante lavoro che quotidianamente portiamo avanti.

Sullo sfondo dell’attuale situazione politica, il valore dei comitati emerge con ancora maggiore chiarezza, un valore che va ben oltre i confini dei singoli territori. Al tempo stesso il prevedibile voltafaccia del governo dimostra che non si vince la battaglia contro le grandi opere se non dentro la lotta per una radicale e complessiva svolta democratica che investa il piano economico, politico, sociale e culturale.

Ripartiamo da qui! Incontriamoci a Venezia.

 

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