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Paolo Perlasca – Direttore Oasi Wwf dune Alberoni già responsabile WWf per Venezia e Alto Adriatico

La mobilitazione straordinaria di centinaia di cittadini veneziani e molte associazioni per “Poveglia per tutti”, rappresenta una luce viva e abbagliante rispetto a questi ultimi anni in cui Venezia (centro storico e isole)ha subìto passivamente un buio e triste stravolgimento sociale ed economico. Che riguarda il Mose, le grandi navi passando per il “buco”, in tutti sensi, del Palazzo del Cinema al Lido ( ancora oggi un buco da 34milioni di euro), fino alla vendita dell’Ospedale al Maree al “finto rilancio” del Lido promesso dagli imprenditori di Est Capital. Sono un segnale bellissimo la speranza e la volontà di riappropriarsi di un isola che ha una parte importante nella storia di Venezia e che rappresenta un luogo identitario e di svago per molti veneziani. Un’isola nei cui pressi è nata Venezia: nella zona di Poveglia, di fronte a Malamocco- erede di quella Metamauco prima sede del dogado veneziano in laguna di Venezia, dal 742 all’811 – èsorta una delle comunità lagunari dal cui fermento, dopo il trasferimento a Rivo Alto, si è sviluppata l’intera civiltà della Repubblica Serenissima e la Venezia che  ammiriamo ancora oggi. Forse sarà una coincidenza, forse no. Oggi da questa importante mobilitazione di semplici cittadini, che non vogliono svendere un altro pezzo di città “ai foresti” e che vogliono riappropriarsi di un’isola, arriva un segnale importante per la cultura e la storia di questa città. Che forse può fare ripartire Venezia.Una Venezia che sta perdendo sempre più abitanti, invasa sempre più da un turismo mordi e fuggi, ormai impossibile e insostenibile; Venezia che oggi manca di una propria identità culturale precisa,ma dove esistono tante realtà separate che forse meritano di essere valorizzate per quello che valgono; Venezia sempre più città albergo o vetrina, conosciuta in tutto il mondo, ma cheha perso la sua anima. E dove la parte più vera e viva di questa città fatica a riconoscersi e difficilmente viene riconosciuta da una classe politica e da una classe dirigente per lo più (con lodevoli eccezioni) autore ferenziale e sorda a tanti messaggi che provengono dal popolo veneziano. Che ha bisogno di nuove prospettive edi una nuova/vecchia identità e che vuole ostinatamente riappropriarsi non solo di un pezzo di territorio in mezzo alla laguna, ma anche della propria storia e del proprio futuro. C’è da augurarsi che, da dove è nata Venezia, Venezia trovi la voglia elo spirito per ripartire. In questo, l’amministrazione comunale deve assolutamente aiutare chi in modo così innovativo, spontaneo, geniale ha rilanciato la “partita di videopoker”,che ha in palio qualcosa di molto più importante dell’isola di Poveglia: il futuro di questa città. Per cercare di ricreare a Venezia le condizioni affinché la città storica, le isole e il suo straordinario ambiente lagunare, unico nel Mediterraneo, riescano a mantenere i propri abitanti, naturali e umani. Perché unaVenezia senza veneziani sarebbe inconcepibile e la laguna stessa, forse non sarebbe più laguna. Curiosamente la vicenda di Poveglia ha messo di fronte tanti cittadini veneziani e un imprenditore con molti legami con questa città, come il patron della Reyer Brugnaro, che ha tanti meriti nel basket cittadino e nazionale (e non lo dico da amante del basket e tifoso della Reyer): dalla sacrosanta battaglia “più basket in Rai” alla certificazione etica nella pallacanestro. E che guardando ad altri “imprenditori” operanti a Venezia dalla Mantovani fino alla già citata Est Capital, merita di essere valutato con attenzione, anche se è indubbio che il confronto deve essere solo e soltanto a favore di Venezia e di chi vuol fare di Poveglia un traguardo nuovo e pulito per concepire un vero sviluppo sostenibile di questa città.

 

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