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MIRANO – Il Comune attende da anni i soldi promessi dalla Regione: lanciato un appello a Chisso e a Zaia

Un consiglio comunale aperto con Luca Zaia e Renato Chisso: l’idea è nata mercoledì sera nel corso di un’assemblea pubblica in Villa Errera a Mirano, dove il sindaco Maria Rosa Pavanello e tutti i comitati hanno discusso delle varie problematiche legate alla viabilità cittadina. Incroci pochi sicuri, piste ciclabili mancanti, eccesso di traffico: i punti critici sono tanti, l’amministrazione attende da anni i 19 milioni di euro promessi dalla Regione per la realizzazione di opere complementari al Passante. La matassa non si sbroglia e allora ecco l’ultima spiaggia: invitare ad uno dei prossimi consigli comunali miranesi il governatore regionale e il suo assessore alla Mobilità. Con il sindaco erano presenti anche gli assessori Salviato e Tomaello, per i comitati sono invece intervenuti i referenti di Scaltenigo, Ballò, Zianigo, via Cavin, Quartiere Ovest, via Dante e via Luneo. «Il problema del traffico è davvero molto sentito – spiegano amministrazione e residenti – perché Mirano è attraversato ogni giorno anche da moltissimi automobilisti provenienti dai Comuni del Miranese Nord, che si dirigono verso i caselli di Mirano e Spinea non essendo ancora aperto quello di Martellago. Servono fondi per rendere più sicura e più fluida la viabilità». Di quei 19 milioni il Comune ne chiede almeno una prima tranche da quattro milioni, in questo caso le priorità sarebbero: rotatoria tra le vie Dante, Mariutto e Villafranca, messa in sicurezza di via Scaltenigo, ciclabile Mirano-Scaltenigo e installazione sia a Mirano che nelle frazioni di 50 punti di videosorveglianza.

(g.pip.)

 

S. MARIA DI SALA – Parte da Santa Maria di Sala la battaglia del sindaco Nicola Fragomeni contro Veritas e il Comune di Venezia. Una lotta per far sì che i comuni di Riviera e Miranese abbiano lo stesso trattamento da parte della società che si occupa della raccolta dei rifiuti.
«Non è possibile per noi piccoli Comuni avere un adeguamento indice Istat al 4,79% e poi venire a sapere che il Comune di Venezia, che è socio di maggioranza di Veritas al 50,1%, invece ha il 2,2% – ha accusato Fragomeni (in foto) durante l’ultimo consiglio comunale – I soldi devono essere equamente distribuiti se siamo tutti soci di una Spa. Lotteremo per far sì che la ghigliottina arrivi dove debba arrivare perché non è possibile far ricadere i problemi del Comune di Venezia nell’entroterra». Il sindaco – che già aveva provveduto a contattare, per via epistolare, i sindaci degli altri comuni limitrofi per sapere se anche a loro era giunto un così alto adeguamento indice Istat – si dichiara pronto ad andare fino in fondo. A interessare il comune salese, però, c’è anche il nuovo sistema di raccolta dei rifiuti che a partire dal 1. luglio entrerà nelle case dei cittadini. Questo nuovo sistema prevede un numero minimo e un numero massimo di conferimenti per ogni nucleo familiare e per ogni svuotamento in più ci sarà un importo di 0,70 centesimi da pagare. I conferimenti di cui ogni famiglia potrà usufruire sono prestabiliti: 94 se i componenti del nucleo familiare sono due, 115 se sono tre, 130 se sono quattro, 156 se sono cinque e 172 se sono sei. Per chi sfora ci sarà il pagamento dell’importo suddetto.
Parecchie sono le osservazioni emerse nell’ultimo Consiglio. «Molti utilizzeranno in modo improprio questo sistema – ha detto il capogruppo di Civica Insieme (Giuseppe Rodighiero – inoltre chi effettuerà i dovuti controlli?» Perplesso il consigliere Primo Bertoldo (Lista Salese): «C’è il rischio che andando a stravolgere il sistema anche i salesi portino fuori del territorio comunale i propri rifiuti».

Serenella Bettin

 

 

Dati contrastanti del Cav per quanto riguardo il traffico ai caselli autostradali

Nella frazione di Mirano meno 10 mila veicoli rispetto al 2013, Spinea in aumento

MIRANO. Arrivano i dati sui nuovi flussi di traffico ai caselli: per Cav (Concessioni autostradali venete) l’aumento delle tariffe del primo gennaio non ha spostato più di tanto il traffico dall’autostrada alla viabilità ordinaria. Mirano però non ci sta: «Abbiamo il triplo delle auto rispetto a Spinea», tuona il sindaco Maria Rosa Pavanello, «aver eliminato il tornello è solo una conseguenza dell’aumento delle tariffe, la soluzione ai problemi è ben altro». Pavanello aveva sollecitato l’invio dei dati rilevati giusto la scorsa settimana, dopo un silenzio prolungato da parte di Cav. Giovedì i dati sono arrivati, ma con essi anche considerazioni di non-allarme che al sindaco proprio non piacciono.

Mirano. Significativo, secondo Cav, il calo dei transiti medi giornalieri, che al casello di Vetrego parlano di un transito giornaliero di circa 10 mila veicoli in meno rispetto al 2013. Il dato si riferisce agli ultimi due mesi, marzo e aprile. Cav non considera infatti i primi due mesi dell’anno: «Non sono utili per fare valutazioni attendibili, in quanto ancora soggetti al consolidamento delle mutate abitudini degli utenti». Fenomeno del tornello pressoché eliminato dunque per Cav, che rileva nel contempo alla barriera di Villabona a Mestre un aumento di circa duemila transiti giornalieri rispetto al 2013, mentre al casello di Mira-Oriago il flusso è rimasto pressoché immutato.

Spinea. Al casello di Crea sono stati confrontati i transiti giornalieri nella fascia oraria di maggior affluenza, quella che va dalle 7 alle 20. Rilevato un aumento dei transiti giornalieri pari a 1.178 transiti al giorno a marzo e 1.194 transiti a giorno ad aprile. «Dividendo questo dato per le 13 ore della fascia oraria considerata più rilevante», afferma Cav, «registriamo un incremento dei transiti medi giornalieri orari pari a 91 veicoli l’ora, quasi equamente divisi tra entrate e uscite».

I dati. «Possiamo affermare che l’applicazione dell’aggiornamento delle tariffe in vigore da gennaio 2014 non ha determinato significativi spostamenti di traffico dalla viabilità autostradale a quella ordinaria», afferma il nuovo ad di Cav, Piero Buoncristiano. Non è per nulla d’accordo il sindaco di Mirano: «È paradossale dire che il problema del tornello è risolto quando sappiamo tutti che il casello doveva essere a Roncoduro», afferma Pavanello, «il tornello è stato creato per il mancato rispetto degli accordi. Inoltre ciò che balza all’occhio dai dati di Cav è che il casello di Vetrego, e quindi le strade di Mirano, hanno il triplo dei flussi di auto rispetto a Spinea, senza che la Regione abbia mai versato le somme che ci spettano per migliorare la viabilità e la qualità della vita dei cittadini, di molto peggiorata dopo l’avvento del Passante».

Filippo De Gaspari

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Gazzettino – Dolo / Mirano. Diecimila auto in meno al casello

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13

mag

2014

I dati della Cav sui flussi giornalieri a Mirano dopo l’aumento delle tariffe

A Spinea invece 1362 veicoli in più con un incremento del 25 per cento

FLUSSI – I dati della Cav: diecimila transiti in meno ogni giorno al casello di Mirano-Dolo

Diecimila transiti in meno ogni giorno al casello di Mirano-Dolo, da quando è stato eliminato il tornello di Vetrego. Il dato emerge dalla relazione sui flussi di traffico nei vari caselli inviata nei giorni scorsi dalla concessionaria autostradale Cav ai due Comuni interessati. Questo documento permette di confrontare gli accessi attuali con quelli del 2013, quando molti pendolari della Mestre-Padova uscivano e rientravano a Mirano per godere della tratta gratuita Mestre-Mirano. Da gennaio 2014 è cambiato tutto: la tariffa della Mirano-Padova Est è passata da 80 cent a 2.70 euro, la manovra del tornello è diventata inutile. E i risultati che dicono? Innanzitutto che a Mirano ci sono mediamente diecimila transiti in meno ogni giorno, le cinquemila auto sarebbero dunque grossomodo quelle che facevano il tornello. Ad aprile 2013 i transiti erano 915mila, ad aprile 2014 sono stati 610mila: un -33% che rende soddisfatti soprattutto i residenti di Vetrego. A Spinea entrano ed escono in media 1.362 auto in più ogni giorno: si è passati da 160mila a 200mila veicoli al mese, l’aumento è del 25 percento. Un aumento del 3.79% è stato invece registrato alla barriera di Mestre (2.361 auto in più al giorno, ad aprile 2014 sono state oltre un milione e 900mila). Il casello di Mira-Oriago il mese scorso ha registrato il transito di 463mila veicoli, un + 3.92% rispetto ad un anno fa. «Come previsto si è verificato un significativo calo dei transiti a Mirano-Dolo, ma nel complesso le nuove tariffe non hanno comportato un significativo spostamento del traffico dalle autostrade alla viabilità ordinaria» commenta l’a.d. di Cav, Piero Buoncristiano. Ma il sindaco di Mirano non è affatto soddisfatto: «Si, a Vetrego c’è stato un calo di auto, ma comunque balza all’occhio che da noi c’è il triplo di flussi di auto rispetto a Spinea, senza che la Regione abbia mai versato le somme che ci spettano per sistemare le nostre strade». I dati cambieranno ancora quando sarà aperto il casello di Martellago-Scorzé, visto che ora Mirano accoglie anche molti pendolari dell’area nord del Miranese.

Gabriele Pipia

 

Conferenza dei sindaci ieri a Mira

MIRA – Ammonta a 14 milioni e 231 mila euro il bilancio sociale dell’Asl 13 che è stato spiegato ieri pomeriggio all’assemblea dei sindaci dei 17 Comuni del comprensorio dal direttore generale Gino Gumirato e dal presidente della conferenza Fabio Livieri. Di questi 14 milioni di euro destinati alla parte sociale sei milioni e 906 mila euro sono la quota a carico dei comuni dell’area. «Fra le voci più rilevanti del bilancio sociale dell’azienda sanitaria» spiega il presidente Fabio Livieri «c’è quella collegata all’area della disabilità per la quale sono stati destinati ben 5 milioni e 450 mila euro. Un milione e 145 mila euro invece sono stati destinati ai problemi collegati a minori e famiglie mentre 630 mila euro sono stati destinati per la salute mentale». La restante parte del bilancio sociale è collegata alla gestione di servizi ospedalieri. Ci sono anche delle novità. «Grazie alla collaborazione reciproca » spiega Livieri «con i Piani di zona siamo riusciti a individuare due progetti-percorsi da 80 mila euro ciascuno, destinati all’area della disabilità non legata a strutture protette o centri diurni. Si cercherà così di dare il massimo aiuto alle famiglie anche al di fuori delle consuete strutture preposte ad accogliere i disabili». Il direttore dell’Asl 13 ha poi illustrato ai sindaci, con l’ausilio di alcune diapositive, i costi collegati alla riorganizzazione prevista dei reparti negli ospedali di Dolo, Mirano e Noale, ribadendo quali sono le opere possibili con i fondi a disposizione dell’Asl 13.

(a.ab.)

 

Prima uscita pubblica del nuovo ente

«Tutti uniti avremo più risorse»

MIRANO – Sindaci, consiglieri e dipendenti al lavoro per rendere operativa l’Unione del Miranese, approvata da tutti e sei i Consigli comunali coinvolti. Martedì prima uscita pubblica del nuovo ente, in occasione dell’incontro sulla Città metropolitana, anch’essa agli albori, tra dubbi e proclami. Dopo Venezia, l’Unione dei comuni del Miranese è apparsa come il soggetto amministrativo più consistente, già definito come la quarta città del Veneto, 125 mila abitanti e 150 chilometri quadrati di territorio. «Abbiamo voluto l’Unione per migliorare l’attività amministrativa del territorio, razionalizzandone la gestione, ottimizzandone gli effetti e riducendone i costi», hanno spiegato Monica Barbiero (Martellago), Maria Rosa Pavanello (Mirano), Michele Celeghin (Noale), Alessandro Quaresimin (Salzano), Nicola Fragomeni (Santa Maria di Sala) e Silvano Checchin (Spinea), «l’idea di base è che alcuni dei servizi principali, i più dispendiosi, vengano gestiti assieme. L’Unione inizierà con Polizia locale, Risorse umane e Protezione civile, ma i benefici non si limiteranno all’abbattimento dei costi. L’Unione darà anche maggiori opportunità e peso politico al nostro territorio. Per quanto riguarda i rapporti con Bruxelles, per esempio, quest’area potrà aspirare a ricevere più agevolmente fondi e finanziamenti europei. Anche su scala nazionale l’Unione garantirà significativi vantaggi: basti pensare che le ormai scarse risorse disponibili, in futuro, verranno distribuite dallo Stato privilegiando sempre più i comuni che lavorano in sinergia». Per quanto riguarda la Città metropolitana: «Saremo una delle sue componenti principali, con un ruolo che, presi singolarmente, i nostri sei comuni non sarebbero stati in grado di recitare ».

(f.d.g.)

 

CITTA’ METROPOLITANA

Città metropolitana, ai sindaci non piace l’egemonia di Orsoni

Il primo cittadino di Venezia diventa presidente per legge

La Conferenza e il Consiglio eletti in luglio, dopo il voto

VENEZIA – La Città Metropolitana muove i suoi primi passi istituzionali in mezzo alla diffidenza nei confronti del possibile ruolo egemone del comune di Venezia e del sindaco Giorgio Orsoni, che sarà anche sindaco metropolitano. Questo ha detto ieri a Ca’ Corner la prima assise con trentasei dei quarantaquattro sindaci dei comuni della Provincia per avviare le procedure per lo studio dello Statuto della Città metropolitana eleggendo la Conferenza statutaria e il Consiglio metropolitano, per la quale voteranno 773 sindaci e consiglieri comunali del Veneziano. Deciso il rinvio delle elezioni in questione a dopo la tornata elettorale amministrativa di fine maggio, con 16 comuni del Veneziano interessati. Le elezioni della Conferenza statutaria si terranno ai primi di luglio, dopo il test di elezioni amministrative e l’insediamento dei nuovi Consigli comunali mentre, su proposta del sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni, si è deciso di sospendere momentaneamente l’accorpamento dell’elezione a quella per il Consiglio metropolitano. Orsoni ha quindi accolto l’istanza, avanzata dal sindaco di Fossalta di Piave, Massimo Sensini, (uno dei più critici sul ruolo di Venezia, insieme al sindaco di Scorzè che ha denunciato lo svuotamento del ruolo dei piccoli Comuni del Veneziano) di tenere le prossime riunioni a Mestre, mentre ha rimandato allo Statuto la questione delle rappresentanze territoriali. La riunione si è quindi conclusa con la decisione di costituire una commissione di studio composta anche dai rappresentanti delle amministrazioni che saranno sei e dovranno dare rappresentanza ai Comuni minori. I componenti saranno due per il Veneto orientale, altrettanti per quello occidentale (Miranese e Riviera) e uno ciascuno per Chioggia (che consulterà anche Cavarzere e Cona) e Venezia (con Cavallino-Treporti). I nomi dei componenti dovranno essere comunicati a Orsoni entro la fine della settimana. «La maggioranza dei presenti » ha detto Orsoni «ha accolto positivamente questa novità, ma è normale che ci siano ancora delle resistenze, visto che lo stesso processo di formazione della legge è stato sofferto. Lo Statuto che dobbiamo scrivere è un’opportunità straordinaria che non vogliamo perdere. E non c’è nessun tentativo di calarlo dall’alto nelle mie intenzioni: se qualcuno ha fatto circolare delle bozze, lo ha fatto a titolo esclusivamente personale. So di essere sul banco degli imputati per aver fortemente creduto in questa innovazione. Ma l’ho fatto proprio perché l’ho vista come la prima vera occasione data alle autonomie locali di farsi uno Statuto, un’occasione per esaltare le autonomie locali in un modo che finora non è mai stato dato. Per questo, il confronto vero dovrà avvenire con la Regione, per farle capire l’importanza dell’autonomia data ai Comuni». Da parte sua, la presidente della Provincia Francesca Zaccariotto, che resterà in carica sino al 31 dicembre, ma che già da metà anno passerà competenze e risorse alla Città Metropolitana, pur garantendo la sua collaborazione, ha lanciato l’allarme sui nuovi tagli 5 milioni di euro, «decisi dal Governo per l’ente, che rischiano di consegnare un’istituzione svuotata. Con una lettera, alcuni sindaci – se ne è fatta promotrice quella di Quarto d’Altino Silvia Conte – hanno chiesto anche una verifica patrimoniale dei beni della Provincia prima del passaggio di consegne.     Il governatore: «Altro carrozzone burocratico»

Enrico Tantucci

 

VENEZIA. Il presidente della Regione Luca Zaia risponde a muso duro, alle possibili aperture di Orsoni e all’entusiasmo del prefetto Domenico Cuttaia, presente ieri, che ha parlato di sfida e occasione storica. «Quanto mi piacerebbe avere» ha replicato il presidente del Veneto, « la stessa convinzione di chi saluta con parole a dir poco trionfalistiche la nascita della Città Metropolitana di Venezia. Mi sembra un inno di giubilo a dir poco avventato quello che intonano anche alcuni apparati dello Stato. L a città metropolitana è un nuovo carrozzone burocratico che non porterà nulla di utile ai cittadini. Il contesto nel quale si dovrebbe ritrovare un rinnovato slancio istitutivo per questo Ente continua a essere del tutto fumoso, fiacco e arruffato. Il tempo sarà galantuomo, non ci resta che attendere e vedere quali sviluppi avrà questa operazione. Qualcosa di nuovo verrà creato: le poltrone su cui qualcuno andrà a sedersi». Zaia ha sempre contrastato non solo la città metropolitana di Venezia ma anche la Patreve caldeggiata dai sindaci di Padova, Treviso e Venezia e non prevista per legge dal governo.

 

CA’ CORNER – L’assemblea decide l’iter per lo statuto della Grande Venezia

Sindaci divisi sulla città metropolitana, ma nonostante i distinguo e i pareri contrari, l’iter andrà va avanti. Così, ieri l’assemblea dei sindaci della provincia di Venezia ha dato il via al conto alla rovescia per l’istituzione del nuovo ente locale che andrà a battesimo con il 1. gennaio del 2015. Nel frattempo, subito dopo la tornata elettorale di questo mese, entro luglio verrà convocata la Conferenza sullo statuto dopo il lavoro svolto di una commissione di otto esperti, Poi entro settembre verrà eletto tra i sindaci e i consiglieri il nuovo Consiglio metropolitano che prenderà il posto delle attuali Province.

 

Sindaci divisi sulla Grande Venezia

L’assemblea dei primi cittadini si scontra sui principi, ma avvia l’iter con la Conferenza sullo Statuto

Lo scontro è stato a colpi di fioretto. Da una parte i contrari, dall’altra i favorevoli e nel mezzo, molti, che attendono di fare un passetto alla volta per capire dove si sta andando. E su tutto ad aleggiare tra i sindaci riuniti ieri a Ca’ Corner l’oggetto misterioso: la città metropolitana. Una storia “antica” e recente come ha riassunto il prefetto, Vincenzo Cuttaia. «Questa è una giornata davvero speciale perchè l’aspettavamo da ben 24 anni. Fin dalla legge 142 del 1990».
Ed è così, che ieri il rappresentante di Governo a Ca’ Corner ha accolto 36 dei 44 sindaci della provincia di Venezia chiamati – per la prima volta – all’assemblea per l’avvio dell’iter di costituzione della nuova Città metropolitana di Venezia. Un percorso, come ha sottolineato il prefetto Cuttaia, fatto di luci e ombre, lungo e anche pasticciato, ma che ora con la legge 56 del 7 aprile scorso, accelera senza dare più scampo agli enti locali veneziani.
E lo ha ribadito ieri il sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni chiamato a fare gli onori di casa (altrui) in previsione della soppressione delle Province prevista per il 31 dicembre prossimo, e sensibilmente ridimensionate alla scadenza della legislatura di Francesca Zaccariotto nel giugno prossimo, quando di fatto l’Amministrazione provinciale passerà la mano a poco a poco.
«La Città metropolitana – ha detto Orsoni – non è un vestito da calare con forza sulla realtà che ci circonda, ma è una presa d’atto, un fondamentale cambiamento per gli enti locali che dobbiamo governare». Progetti non proprio facili, con più di qualche contestazione da parte di altri sindaci (Musile di Piave, Fossalta di Piave, Scorzè) che hanno espresso la paura di essere “fagocitati” da Venezia e altri (e sono la maggioranza) che intravedono una formula positiva, utile allo sviluppo e alla gestione comune di alcuni servizi (Quarto d’Altino, Marcon, Mirano, Cavallino-Treporti, Chioggia, Stra, Eraclea, etc). Di mezzo, il ruolo di Francesca Zaccariotto, che pur partendo da posizioni di contestazione in passato, ha dato segni di apertura. «C’è la volontà condivisa con il sindaco Orsoni – ha detto – di proseguire assieme i lavori, attivando ogni forma di collaborazione nell’interesse dei cittadini, che nei prossimi sei mesi continueranno ad aspettarsi dalla Provincia la manutenzione di strade, scuole e servizi. Se la lettura politica della norma approvata dal governo mi spingerebbe a vedere il bicchiere mezzo vuoto, non ultimo anche in forza dell’ultimo decreto approvato il numero 66 del 24 aprile scorso che taglia dal nostro bilancio ulteriori 5 milioni di euro (pari al 17% delle spese correnti del bilancio provinciale), la lettura responsabile del nostro ruolo ci spinge a proseguire in modo collaborativo». Alla fine le decisioni da mettere in pratica dopo l’imminente campagna elettorale: l’istituzione di una commissione di otto esperti provenienti da tutte le aree della provincia per la redazione di uno Statuto da far approvare ad una Conferenza statutaria convocata per i primi di luglio e poi il definitivo avvio del percorso istituzionale con la nascita del Consiglio metropolitano composta da membri eletti tra sindaci e consiglieri.

 

LA CITTÀ METROPOLITANA

LE REAZIONI – Zaia: «Solo un nuovo carrozzone»

ORSONI   «Non è un vestito da calare con forza, ma realtà nuova»

E da alcuni Comuni arriva l’altolà

ZACCARIOTTO «Collaborazione assicurata ma occorrono garanzie»

Il siluro all’incontro arrivato a pochi minuti dalla fine. E ci ha pensato il governatore Luca Zaia: «Quanto mi piacerebbe avere la stessa convinzione di chi saluta con parole a dir poco trionfalistiche la nascita della Città Metropolitana. Mi sembra un inno di giubilo a dir poco avventato quello che intonano anche alcuni apparati dello Stato. D’altro canto, a quelli che oggi debordano in festeggiamenti parrà stonata la mestizia con la quale do tutt’altro che il benvenuto a quello che considero un nuovo carrozzone burocratico che non porterà nulla di utile ai cittadini. Non è certo la svolta auspicabile per la capitale del Veneto. Venezia può diventare una città stato»
Non c’è dubbio: la Città metropolitana non è facile da digerire soprattutto se ci si mettono di mezzo i “campanilismi” e, (sotto traccia) anche gli schieramenti della politica. E ad aprire le danze, al di là di Zaia, ci hanno pensato quei sindaci che, in qualche modo non vedono di buon occhio questo futuro traguardo. Massimo Sensini (Fossalta di Piave): «La città metropolitana è tutt’altro che una metropoli. Non vorrei che lo Statuto di questo ente fosse già stato fatto e che prima o poi ci venisse presentato già bell’e pronto. Che cosa propone Venezia al territorio?» Sulla stessa linea, Gianluca Forcolin (Musile): «Perchè si vuole un altro ente, quando si riconosce che la Provincia ha funzionato bene? Lo Statuto deve garantire pari dignità a tutti». E a rincarare la dose ci ha pensato il sindaco di Scorzè, Giovanbattista Mestriner: «Più volte abbiamo sottolineato come il progetto non serva a nulla. E proprio necessario che il sindaco di Venezia sia a capo della città metropolitana?. Vedo tanta ipocrisia». Ma non sono mancati i favorevoli al progetto. E qui va segnalata l’azione del sindaco di Quarto d’Altino, Silvia Conte che su un testo condiviso che chiede la massima partecipazione di enti, associazioni, organizzazioni sindacali e pure dei dipendenti dell’Amministrazione comunale, ha messo d’accordo la maggioranza dei comuni (tra i quali Marcon, Cavallino, Dolo, Martellago, Mirano, Spinea, Portogruaro, Chioggia), che hanno risposto approvando l’avvio dell’iter sulla città metropolitana. «Chiediamo – sottolineano – che il Comune di Venezia, nell’ambito della Città metropolitana si attivi per avviare le procedure per accedere ai fondi strutturali europei Pon 2014/2020».

 

Città Metropolitana al primo atto

Vertice di 36 sindaci. Orsoni: «Nuova realtà». Zaia: «Un carrozzone burocratico»

VENEZIA – Non è stata un’assemblea facile. Non sono mancate le divisioni, ma l’obbligo della legge costituzionale c’è. É stato questo il clima della prima assemblea dei sindaci dell’area veneziana convocati nella sede della Provincia per avviare l’iter per la costituzione della Città metropolitana con una serie di scadenze che culmineranno con il battesimo di questo nuovo ente locale al posto della Provincia il 1. gennaio del 2015. Ma per arrivare a quella data, ieri i sindaci si sono scontrari sui principi e le proceduire per scegliere comunque di avviare con una serie di adempimenti amministrativi e burocratici come la convocazione di una Conferenza sullo Statuto del nuovo ente da organizzare per i primi di luglio e poi l’elezione del primo Consiglio Metropolitano da istituire entro il prossimo settembre per poi fare il “grande salto”. «Non è un vestito da far calare dall’alto – ha detto il sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni a 36 dei 44 “colleghi” della provincia – Dobbiamo tutti insieme far nascere una realtà nuova”. E anche Francesca Zaccariotto, presidente uscente della Provincia ha rilanciato la propria volontà di collaborazione. Un “siluro” è stato lanciato dal governatore Zaia: «Siamo di fronte ad un nuovo carrozzone burocratico che genera solo poltrone e non produrrà nulla di utile per i cittadini. Venezia non ha bisogno di questo, ma di essere riconosciuta come una sorta di “città stato”».

(P.N.D.)

 

«Sfiduciare Livieri perché in qualità di presidente della Conferenza dei Sindaci più volte ha avuto l’occasione di dimostrare che questo andazzo gli va bene.» Il Comitato Bruno Marcato non va per il sottile ed attacca il presidente della Conferenza dei sindaci Fabio Livieri, che rappresenta i 17 comuni dell’Asl 13, per il suo operato in merito all’ospedale di Dolo. «Chiediamo ai sindaci se sono d’accordo con il suo comportamento, diversamente è giusto sfiduciarlo al pari del direttore Gumirato perché hanno dimostrato di fare quello che viene loro imposto dalla Giunta regionale e non attenersi a quanto deciso in conferenza.» Il Comitato va oltre ed afferma. «Siamo d’accordo con Gabriele Scaramuzza che finalmente si è schierato ed ha scelto la sua linea, ora ci aspettiamo che queste direttive siano seguite dagli altri consiglieri regionali del Pd ed in particolare da Bruno Pigozzo. Siamo consapevoli che i finanziamenti siano conseguenza delle scelte politiche e per l’ospedale di Dolo le scelte sono chiare, per questo non sono arrivati finanziamenti.» Il Comitato ritorna anche sul pronto soccorso di Dolo. «Anche noi siamo intervenuti come Scaramuzza sulla qualità del pronto soccorso ed è vergognoso che da anni si facciano delle promesse, si dica invece chiaramente che i lavori non si vogliono più fare.» Il Comitato Marcato si sofferma anche sui servizi. «Il direttore Gumirato ha deciso di tagliare i servizi sanitari e di rimpolpare il numero dei dirigenti, così facendo ha aumentato la burocrazia e non sono migliorati i servizi»

(L.Per.)

 

Dipartimenti Asl 13. Arrivano le nomine

Prende forma la riorganizzazione degli ospedali di Dolo e Mirano: il direttore generale Gino Gumirato ha attivato i nuovi dipartimenti è nominato i vari responsabili. Sono tutti primari di lunga esperienza anche all’interno dell’Asl 13
Dipartimenti, scelti secondo tre requisiti di base ovvero: «curriculum professionale,l’esperienza, capacità gestionale e organizzativa del candidato». Nomine che rispondono ai dettami previsti dall’Atto Aziendale approvato dalla Regione. «Si tratta – ha spiegato il direttore generale Gumirato – di un altro passo verso la sanità del futuro, che integra servizi e competenze a tutela della salute del cittadino. La prima parte della riorganizzazione è partita ieri con nuovi dipartimenti e nuove nomine mentre la seconda – ha assicurato il dg – sarà attivata tra la fine di quest’anno e l’inizio del prossimo». Questo l’Elenco dei nuovi dipartimenti con i rispettivi responsabili: il dipartimento per le dipendenze che sarà diretto da Mauro Cibin (già responsabile del Ser.T e del servizio di Alcologia), il quale ricoprirà anche il ruolo di facente funzioni per il dipartimento di salute mentale; il dipartimento di medicina diretto da Alberto Cester, già primario del reparto di Geriatria dell’Ospedale di Dolo; il dipartimento delle specialità mediche diretto da Carlo Fattorello, primario del reparto di Neurologia di Dolo e Mirano; il dipartimento chirurgico diretto da Pier Paolo Da Pian, primario del reparto chirurgico di Mirano; il dipartimento cardiovascolare diretto da Daniele D’Este, primario del reparto di Cardiologia dell’Ospedale di Dolo; il dipartimento di prevenzione diretto dall’attuale direttore Flavio Valentini e il dipartimento di emergenza e urgenza diretto dall’attuale direttore Stefano Pietro Pacelli.

(l.gia.)

 

Nuova Venezia – Asl 13, via alla riorganizzazione

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6

mag

2014

Il direttore generale Gino Gumirato ha nominato i nuovi capi dipartimento

MIRANO. Nominati i nuovi capi dipartimento, via alla prima parte della riorganizzazione dell’Asl 13, che sarà completata a fine anno.

Le nomine sono state rese note ieri dal direttore generale Gino Gumirato, valutati i curricula, l’esperienza, la capacità gestionale e organizzativa dei candidati, ma le decisioni riguardano anche la nuova struttura dei dipartimenti stessi, confermati nel numero di 15.

A guidare quello per le Dipendenze sarà Mauro Cibin, già responsabile del Sert, il Servizio per le tossicodipendenze: ricoprirà anche il ruolo di facente funzioni del dipartimento di Salute mentale. Il dipartimento di Medicina sarà diretto da Alberto Cester, già primario di Geriatria all’ospedale di Dolo, il dipartimento delle Specialità mediche sarà diretto da Carlo Fattorello, primario di Neurologia di Dolo e Mirano, il dipartimento Chirurgico sarà invece guidato da Pier Paolo Da Pian, primario del reparto chirurgico di Mirano. Il dipartimento Cardiovascolare sarà diretto da Daniele D’Este, primario di Cardiologia dell’ospedale di Dolo, il dipartimento di Prevenzione dall’attuale direttore Flavio Valentini, mentre il dipartimento di Emergenza e urgenza resterà diretto dall’attuale direttore Pietro Pacelli.

Degna di nota anche la nuova organizzazione dipartimentale dell’Asl: il dipartimento per le Dipendenze comprenderà Sert e servizio di Alcologia, quello di salute mentale invece riunirà Psichiatria di comunità, Centro di salute mentale, Servizi psichiatrici di diagnosi e cura e Comunità terapeutiche. Il dipartimento di Medicina comprenderà Medicina generale, Gastroenterologia ed Endoscopia digestiva, Geriatria, Lungodegenza, Medicina fisica e riabilitativa, mentre il dipartimento delle Specialità mediche riguarderà i servizi di Medicina d’urgenza, Pneumologia, Oncologia, Neurologia, Nefrologia e Dialisi.

Il dipartimento Chirurgico comprenderà Chirurgia, Urologia, Orl, Oculistica, Ortopedia e Traumatologia, Chirurgia, Odontostomatologia, Otochirurgia, Chirurgia vascolare, Dermatologia, Anestesia e Rianimazione, il dipartimento Cardiovascolare, Cardiologia, Medicina dello sport, Cura e riabilitazione delle patologie cardiache, il dipartimento di Prevenzione il servizio di Igiene e sanità pubblica, Spisal, Servizio igiene degli alimenti, infine il dipartimento di Emergenza e urgenza comprenderà Pronto soccorso, Suem e Rianimazione.

Filippo De Gaspari

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