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Gazzettino – Ricoveri insufficienti, ospedali nel mirino

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

5

set

2012

LA SALUTE & I NUMERI

Tra gli ospedali con più servizi sotto il limite, per l’Agenas, quello di Jesolo (a sinistra) e di Chioggia (sopra). Sotto il Santi Giovanni e Paolo di Venezia

L’ANALISI – L’Agenas ha stilato gli elenchi dei servizi poco utilizzati

LE STRUTTURE – Sette i nosocomi con uno o più reparti sotto i limiti previsti

Pochi ricoveri, sotto il volume di lavoro ritenuto garanzia di efficienza per un’equipe sanitaria. Sono tanti i reparti del veneziano caduti nella rete del “Piano nazionale esiti” dell’Agenas, l’agenzia nazionale per la salute del ministero, che partendo dall’analisi delle schede di dimissioni ospedaliere, ha stilato le liste dei reparti troppo “vuoti”. Ce ne sono negli ospedali di Portogruaro, San Donà di Piave (al Civile come al Rizzola), Jesolo, Chioggia, Dolo, Venezia. Un disastro!
La rete, per carità, ha molti limiti. E sono proprio i ricercatori dell’Agenas a sottolinearlo. «Non è una classifica di strutture buone e cattive – spiegano da Roma – piuttosto uno strumento di auditing interno. Ha limiti legati alla compilazione stessa delle schede che possono essere errate. Per il pubblico, poi, non è di facile comprensione, si rischiano sperequazioni ancora più grandi». Tant’è. É comunque uno strumento di analisi, per la prima volta reso pubblico nella sua versione del 2010 (quella del 2011, appena completata, dovrebbe essere consegnata al ministero a giorni). E a sentire i vertici della Regione può essere una base utile per le nuove “schede” ospedaliere in via di definizione. Ne hanno parlato sia il segretario generale della sanità del Veneto, Domenico Mantoan, che il presidente della commissione sanità, Leonardo Padrin. Insomma carte importanti.
Che dicono, allora, dei nostri ospedali? Quattro le principali tipologie di reparto esaminate dall’Agenas, tutte per una sola patologia, quella giudicata più significativa come indicatore: per cardiologia l’infarto al miocardo, per chirurgia la colicistectomia per via laparoscopica, per la neurologia l’ictus, per l’ortopedia la frattura del collo del femore. Ebbene, per queste quattro specialità, finiscono negli elenchi 2010 ben undici strutture del veneziano. Alcune, però, vanno scartate subito: Villa Salus e Policlinico San Marco di Mestre, l’ospedale di Mirano e l’istituto Calvi di Noale. Con uno, due ricoveri all’anno per specialità, si tratta di classificazioni palesemente errate. Ad esempio, infarti capitati a ricoverati in strutture riabilitative. Restano sette ospedali, alcuni decisamente in bilico. A cominciare dal Veneto orientale. Sotto il limite in tutte le specialità c’è Jesolo: la cardiologia si ferma a 14 infarti all’anno, chirurgia a 15 colicisti, neurologia a 36 ictus, ortopedia a 22 femori. L’ospedale civile di San Donà di Piave è citato per le 76 colicisti e i 41 ictus; poche anche quelle del vicino Rizzola, rispettivamente 33 e 41. L’ospedale di Portogruaro è citato per gli infarti (53) e le colicisti (38). L’ospedale di Chioggia è sotto il limite per le 16 colicisti, ma anche per i 48 ictus e i 36 femori fratturati. In lista i 19 infarti di Dolo. E con un’unica citazione anche l’ospedale civile di Venezia, dove le colicisti si fermano a 47.
Numeri insufficienti per mantenere aperte le strutture? Non necessariamente, sottolineano da Roma. Numeri, di certo, su cui si incomincerà a ragionare. E a battagliare.

 

IL RIPARTO 

Trenta milioni in piu’ all’Ulss 12

La metà dovrà essere riservata a Venezia. Marotta (Idv): «Ora la politica dovrà controllare»

Il riparto sanitario 2012 approda domani in commissione regionale sanità. E stavolta non dovrebbe portare brutte sorprese all’Ulss 12, che anzi dovrebbe godere di un aumento i fondi, con una quota ad hoc per Venezia. Lo anticipa il segretario e consigliere regionale dell’Idv, Gennaro Marotta, che polemizza a distanza con i politici veneziani che si limitano solo ai proclami. «Che la specificità di Venezia resti solo sulla carta è un rischio. Che i soldi adesso ci siano è invece una realtà – premette -. Dovrà essere la politica, sia in Comune che in Regione, a controllare che vengano effettivamente utilizzati e spesi al meglio per Venezia, centro storico ed isole». Marotta dà anche i numeri dell’aumento in arrivo. «É cosa nota, spero anche ai politici locali, che l’Ulss 12 si è vista assegnare una quota di finanziamento molto maggiore rispetto all’anno passato. Da 529 milioni di euro si passa a oltre 559 milioni, con la quota pro capite per abitante che è comunque la seconda più elevata del Veneto, dopo la montana Belluno».
Ma la vera «notizia positiva è un’altra – prosegue Marotta –. L’aumento di 30 milioni va benissimo, ma giustamente un abitante del centro storico si chiede se i servizi sanitari restino efficienti vicino a lui o si spostino sempre più verso Mestre. E qui c’è la novità, perché 15 di questi 30 milioni di euro saranno riservati esclusivamente per la sanità nella città di Venezia. L’altra metà dell’aumento andrà all’Ulss 12 nel suo complesso (centro storico e terraferma), ma questi 15 milioni, lo ripeto, servono solo per il disagio di chi sta in laguna. Si tratta del 30% in più rispetto agli anni precedenti, e questo può essere un primo vero risultato, così le lacune potranno essere sistemate e le parole tradursi prima in cifre, poi in fatti. Noi di Italia dei Valori saremo presenti e ben attenti alle valutazioni che verranno operate».

 

LE REAZIONI

Pigozzo: «Attenzione a come usare i dati». Furlanetto: «Partiamo da qui»

Numeri che fanno già discutere, quelli dell’Agenas. Il primo a commentare è il consigliere regionale dell’Idv, Antonino Pipitone, che è anche medico: «Sono numeri troppo puntuali, assolutamente parziali. Non sono la cartina di tornasole dell’efficienza di un reparto. Bisogna certamente razionalizzare, ma non certo sulla scorta di questi dati parziali, che mi sembrano utili unicamente per farci ragionare. Temiamo, invece, che tabelle e numeri vengano usati come pretesto per fare una carneficina di servizi e strutture, evitando analisi approfondite e respinsabilità». In linea anche il consigliere regionale del Pd, Bruno Pigozzo: «Stiamo attenti a non fare come con l’applicazione della spending review che sta diventanto una scure inesorabile. Questi sono dati preziosi, ma vanno incrociati con il primo criterio che ci siamo dati, e cioè quello di partire sempre dal fabbisogno del territorio». La pensa diversamente il collega leghista, Giovanni Furlanetto: «Sono dati che lasciano veramente esterrefatti. Ha ragione il presidente della commissione Padrin, bisogna partire anche da questi numeri, se sono reali. Per non buttare via i soldi, che sono pochi, ma anche per la sicurezza delle strutture: un medico che opera una tantum non è più uno specialista».

 

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