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La General Fluidi cita in giudizio per concorrenza sleale la Fip Industriale: «Abbiamo subito un danno di 600 mila euro»

PADOVA – Dighe mobili del Mose contro l’acqua alta a Venezia: l’azienda padovana General Fluidi porta in giudizio la Fip Industriale per «concorrenza parassitaria» e lamenta un danno di 600 mila euro. L’atto di citazione, notificato tre settimane fa, è iscritto a ruolo con procedimento incardinato nella sezione civile del tribunale di Padova. Secondo il decreto di citazione, come spiega l’avvocato Biagio Pignatelli che tutela l’azienda, «la Fip Industriale si è assunta indebitamente la paternità dei progetti oleodinamici di General Fluidi da inserire nel progetto Mose di Venezia». Di cosa si tratta nel concreto? Stiamo parlando del cuore del Mose, cioè delle cerniere che legano i cassoni alle paratie mobili: «Nel 2009 la Fip ha commissionato a General Fluidi la progettazione e realizzazione, con elaborati tecnici, di un sistema oleodinamico per i 178 gruppi di connettori di aggancio con relative centraline. Dopo aver ricevuto i disegni e le informazioni tecniche, la Fip se ne è appropriata: ha personalizzato i relativi documenti con i propri riferimenti, li ha ceduti e poi ha commissionato a ditte concorrenti la restante parte del sistema oleodinamico del Mose», dichiara la General Fluidi. Un passo indietro, a giovedì 18 marzo 2010, quando l’allora ministro Altero Matteoli assieme al governatore Giancarlo Galan e al Magistrato alle Acque di Venezia Patrizio Cuccioletta partecipa alla cerimonia di sganciamento del tensionatore, una tappa che chiude la fase sperimentale di costruzione delle cerniere del Mose. «Si tratta del più grande biglietto da visita dell’Italia nel mondo» dice con orgoglio Cuccioletta mentre taglia il nastro alla Fip di Selvazzano. Il clima è euforico. Si parte dalla bocca del Lido di Treporti. Entro il 2014 Venezia sarà salvata dalle alluvioni. Si gira anche in video che finisce su You Tube. Tutto a posto? Pare di no. Consegnati i progetti, la General Fluid viene estromessa e ora ha depositato la causa civile: «In questo caso, ricorre un’ipotesi di concorrenza parassitaria e quindi sleale» spiega l’avvocato Biagio Pignatelli, «in quanto Fip Industriale si è indebitamente appropriata della paternità del progetto, comprensivo di disegni tecnici, prototipazione e risultati dei test di collaudo. È evidente che le ditte concorrenti abbiano prodotto quotazioni più basse grazie alla mancanza della progettazione e acquisizione del know how tecnico, sottratta alla ditta che tutelo in giudizio». «Abbiamo subìto danni quantificabili in almeno 600.000 euro» dichiara Andrea Tiburli, della General Fluidi, «per questo chiediamo di essere risarciti da Fip Industriale. I danni subiti sono gravissimi, sia dal punto di vista della perdita di fatturato che dell’investimento di tempo e denaro per l’acquisizione delle competenze tecniche necessarie a sviluppare l’opera. Per non parlare del danno d’immagine, considerata la rilevanza mediatica mondiale del Mose».

 

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