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Gazzettino – Dai grillini 10mila osservazioni al Ptrc.

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

31

ago

2013

VENETO – Il 5Stelle ha depositato ieri in Regione le richieste per cambiare il Piano territoriale

Il senatore Giovanni Endrizzi: «No soprattutto alla variante paesaggistica, è illeggittima»

GRANDI OPERE – Per il Movimento 5 Stelle i progetti per Nogara mare, Pedemontana, tangenziali venete, Romea commerciale, Camionabile Padova-Venezia, Mediana provinciale veneta sono tutte da stralcia

Oltre diecimila osservazioni per ridisegnare, partendo dal basso, il Piano territoriale regionale di coordinamento (Ptrc) a misura dei cittadini. L’idea é del Movimento 5 stelle che ieri ha presentato all’Ufficio protocollo della Regione a Malcanton, oltre 10 mila osservazioni al Ptcr a firma di cittadini, dei comitati e dei rappresentanti istituzionali dei grillini di tutto il Veneto, preparate in soli sette giorni. Presenti una trentina di attivisti e sette parlamentari.

«I numeri raccolti – ha spiegato il senatore Giovanni Endrizzi – dimostrano la volontà sempre più diffusa nella società civile di tutelare il proprio territorio ed un modello sostenibile di sviluppo sociale, a differenza di quanto perpetuato dagli amministratori della nostra Regione».

«Le osservazioni presentate – ha continuato Endrizzi – contengono le nostre proposte e la critica ferma a questo Ptrc e alla cosiddetta variante paesaggistica che riteniamo illegittima, mistificatoria e che asservirebbe il Veneto alle lobbies. Illegittima perché il piano non è mai stato approvato, mistificatoria perché distrugge il paesaggio Veneto, consegnando la nostra regione ai patentati del mattone, delle autostrade, delle grandi opere inutili, ai quali non importa di condannare la comunità veneta al declino. Sfrutta il Veneto ed i suoi beni fino a spazzare via il paesaggio, la storia, l’arte, la cultura sociale ed imprenditoriale».

Gli aderenti al Movimento 5 Stelle chiedono lo stralcio delle grandi opere stradali e viarie, quasi tutte da realizzare tramite project financing, tra cui Nogara mare, Pedemontana tangenziali venete, Romea commerciale, Camionabile Padova – Venezia, Mediana provinciale veneta.

E vogliono anche l’eliminazione dell’articolo 38 del Ptrc che prevede la edificabilità delle aree per un raggio di 2 chilometri intorno ai caselli autostradali e le stazioni metropolitane.

L’obiettivo dei 5 stelle é invece quello di creare un Ptrc in grado di dare risposta alle esigenze abitative dei cittadini, dando lavoro ai giovani e alle generazioni future, realizzare comunità, sostegno alle imprese e ai cittadini attraverso il riutilizzo degli spazi esistenti, creando solidarietà sociale ed imprenditoriale.
Il Veneto aveva un Ptrc dal 1992. Dopo una decina d’anni di lavoro, nel 2009, la giunta Galan aveva adottato un nuovo Piano; ma il consiglio regionale non lo ha praticamente mai discusso. Nell’autunno di due anni fa la giunta Zaia ha avviato l’iter per una variante parziale che tenesse conto anche della tematica paesaggistica.

 

COS’E IL PROGETTO – Strumento urbanistico per rinnovare il territorio

Il Ptrc – al quale la Giunta della Regione Veneto ha dato l’ok lo scorso aprile – è il piano territoriale regionale di coordinamento, la “bibbia urbanistica” e di “Pianificazione”, il massimo strumento di controllo del territorio.
L’idea che ha formato questo progetto – contro il quale si sono abbattuti rilievi del Movimento 5 Stelle – è legata la fatto che il Veneto dovrà limitare il consumo di territorio, il suolo agricolo sarà salvaguardato, non si dovrebbero più costruire capannoni, utilizzando semmai quelli esistenti ma abbandonati.
«Salvaguardia del territorio e rilancio delle città», è stato lo slogan col quale lo ha presentato Marino Zorzato, vicepresidente e assessore all’Urbanistica.
Il Ptrc – hanno spiegato in Regione – serve a dare indirizzi in un momento che risente di scarsa crescita economica ma forte sensibilità ambientale.
Uno dei pilastri del Ptrc è la difesa del suolo, in considerazione dell’alto rischio idraulico e sismico della regione. Al quale si unisce la mobilità: è previsto l’aggiornamento del sistema infrastrutturale tenendo conto anche dei corridoi europei.
E il Veneto ha anche individuato nella città “il motore del futuro”. «La Regione – ebbe modo di ricordare ad aprile Zorzato – riconosce alla rete della città venete il ruolo centrale nella visione di sviluppo socio-economico anche in relazione alle potenzialità offerte dai corridoi plurimodali». Tutti, dal singolo cittadino alle associazioni hanno potuto presentare – dopo la pubblicazione sul Bur – osservazioni. Toccherà ora al Consiglio regionale discuterle.

 

URBANISTICA Il nuovo piano regionale vincola di fatto l’intero centro urbano

Ptrc, progetti “congelati”

Il Comune prepara una serie di osservazioni e un ricorso al Capo dello Stato

LE CONSEGUENZE – Vietati tutti i cambi d’uso

LA NORMA – Aree vincolate nel raggio di due km

CON LE NUOVE NORME – Un centinaio di edifici sotto tutela

FRENATA – Il progetto per l’ex palazzo delle Poste e, a destra, la zona di via Ulloa a Marghera

Il nuovo Ptrc della Regione può paralizzare l’intera città, centro storico, isole e terraferma comprese; i vincoli che pone riguardano tutti gli oltre 500 comuni del Veneto ma in particolare Venezia. Per questo ieri la Giunta ha approvato due delibere, una per dare mandato al sindaco di presentare tutta una serie di osservazioni al Piano, l’altra per presentare ricorso straordinario al presidente della Repubblica impugnando l’intero strumento urbanistico (perché in realtà la Regione non ha mai approvato il Piano). Inoltre l’assessore all’Urbanistica Andrea Ferrazzi la prossima settimana si incontrerà con il vicepresidente della Regione, Marino Zorzato, per vedere se si riesce a risolvere la questione senza bisogno di carte bollate che farebbero perdere mesi preziosi.
Tanto per fare qualche esempio la Variante regionale adottata lo scorso aprile, e che in pratica vara un nuovo Ptrc, vincola la stazione ferroviaria di Mestre ma anche il confinante ex palazzo delle Poste che a dicembre la proprietà avrebbe dovuto abbattere per costruire un nuovo albergo, operazione che oltretutto fa parte integrante di un nuovo accordo di programma tra Comune, Ferrovie e privati per riqualificare l’intera vasta area di stazione, via Piave e via Trento, senza contare che l’idea è quella di riqualificare anche la parte Sud, cioè l’accesso alla stazione da Marghera. Il vincolo, dunque, blocca un’operazione essenziale per lo sviluppo di Mestre, non a caso Rfi e FS Sistemi Urbani hanno dato mandato al Comune di presentare ricorso anche per loro conto, mentre l’immobiliare Favretti, proprietaria dell’ex Poste, si è già rivolta al Tar. E poi sempre il Ptrc vincola tutte le aree nel raggio di due chilometri da caselli autostradali, stazioni Sfmr, accessi alle superstrade: vale a dire che praticamente in tutta Venezia (esclusa Sant’Elena), e in tutta Mestre (esclusi Favaro, Campalto e Trivignano), qualsiasi intervento previsto dal Piano regolatore vigente (strumenti attuativi, permessi a costruire, Dia, Scia) dev’essere preventivamente autorizzato dalla Regione. Un vero inferno.
Per il momento i Comuni sembra stiano bellamente ignorando il nuovo Ptrc ma può sempre capitare, un giorno, un funzionario che lo tira fuori e comincia a chiedere conto delle realizzazioni edilizie e urbanistiche fatte in spregio al Piano regionale.
E allora per non saper né leggere né scrivere, è meglio mettere le mani avanti. «La cosa assurda è che tutte le osservazioni che abbiamo presentato riguardano cose normate dal Pat, il Piano di assetto del territorio che è ben conosciuto ed è stato convalidato dalla Provincia e dalla stessa Regione – commenta l’assessore all’Urbanistica Andrea Ferrazzi che ieri ha presentato le iniziative del Comune assieme al direttore del settore Oscar Girotto – Hanno costretto tutti i comuni a correre per realizzare i Pat e poi varano un Ptrc che li ignora».
Le basi ideali di partenza del Piano varato dalla Regione sono buone, commenta Girotto, il problema è che poi gli estensori (tra i quali un comitato scientifico al quale ha partecipato anche la Soprintendenza) si sono allargati creando un mostro. L’obiettivo di dare un valore e assicurare una tutela anche agli edifici che hanno meno di un secolo di vita, ad esempio, è ammirevole, però se si finisce con il vietare, oltre alla demolizione, anche il cambio di destinazione d’uso e di funzione, si blocca qualsiasi possibilità di riqualificare, tanto per dire, le ex colonie del Lido: quindi anche se sono state progettate da architetti famosi come Daniele Calabi, sono destinate a diventare ruderi.
«Noi siamo per la tutela del territorio – conclude Ferrazzi – non per la tutela del degrado».

 

Solo nel Comune di Venezia la Variante al Ptrc adottata dalla Regione vincola, tra edifici singoli e sistemi urbani, 42 realtà in terraferma, 20 tra Lido e Mazzorbo, e 36 a Venezia centro storico.
Vincola ad esempio il centro culturale Candiani, e quindi l’intera riqualificazione legata al multisala di Furlan, le corti del villaggio San Marco, la Città Giardino di Marghera, le ex colonie del Lido, le scuole-capannoni come la Di Vittorio di Mestre e le altre due di Zelarino e Chirignago, addirittura il Circus di Chirignago. È vero che le scuole in questione sono state progettate da Gino Valle, uno dei maestri dell’architettura italiana del Novecento, ma sono chiamate le “scuole Valdadige” dal nome dell’impresa di costruzioni specializzata in prefabbricati in cemento, e sono state realizzate negli anni Ottanta quando servivano molte nuove scuole in tempi rapidi. Oggi è normale che abbiano bisogno come minimo di manutenzione.
Il Ptrc interviene anche sul rischio idrogeologico sostenendo che a Venezia quasi non c’è, mentre il Pat dice che c’è eccome e individua tutte le aree in pericolo. Vincoli a parte, la nuova Variante continua a prevedere la linea dell’Alta velocità ferroviaria in gronda lagunare, quando persino il commissario Mainardi l’ha ormai esclusa; e prevede pure la sublagunare che il Pat ha bocciato definitivamente; sostiene che l’interporto più importante è quello di Padova, dimenticando che non ha canali per cui le navi non ci possono arrivare; e infine attribuisce a Save la programmazione delle aree attorno all’aeroporto di Tessera, “dimenticando” il Comune.
Tecnicamente ora la Regione ha 120 giorni di tempo per valutare e rispondere alle osservazioni ma il Comune proporrà alla Giunta regionale di condividere le osservazioni introducendo direttamente le modifiche nel Ptrc e ripubblicandolo, così avrebbe efficacia immediata e si eviterebbero lungaggini burocratiche assurde. (e.t.)

 

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